Ricevo e pubblico, sul caso mense, la nota dell’assessore Nolfi. Grazie a lei e a chi ha la pazienza di seguire questo spazio
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Caro Giovannirispetto al tuo articolo sul servizio di refezione scolastica, sulla relativa bollettazione e sulla delibera di Giunta, sono certa che mi consentirai alcune mie considerazioni.Non c’è alcun mistero sulla mia assenza in Giunta quando è stata votata la delibera: mi trovavo a Medjugorje per un pellegrinaggio religioso e la mia assenza era nota a tutti i colleghi ed agli uffici comunali.Recentemente è stato nominato il dottor Aurelio Droghini quale Responsabile del Servizio Complesso alla Pubblica Istruzione. Con spirito di collaborazione ed in totale accordo abbiamo avviato un positivo lavoro teso a mettere ordine in un settore importantissimo dell’Ente che, di fatto, coinvolge migliaia di famiglie e tutti i plessi scolastici del territorio. Lo stiamo facendo senza personale ed al massimo delle nostre possibilità con la positiva collaborazione di alcuni dipendenti che, andando oltre quelle che sono le proprie funzioni, si stanno sacrificando insieme a noi per offrire ai cittadini un servizio ottimale. Proprio per rispetto di questi dipendenti, che ringrazio pubblicamente, giustifico alcuni refusi e qualche incongruenza nella delibera che non ritengo crei particolari problemi per la prosecuzione del nostro lavoro e per l’espletamento del servizio.Preciso che non tutti gli utenti hanno pagato il mese di ottobre 2014: ci sono casi che dovranno pagare, entro il 31 maggio, gli ultimi tre mesi dello scorso anno ed altri casi soltanto gli ultimi due mesi del 2014. Ovviamente sarà tutto chiaro, caso per caso, nella comunicazione alle famiglie che spediremo in questi giorni.Non mi risulta che, rispetto al bilancio 2014, manchino solo per la mensa 800.000 euro, nelle casse comunali, ma notevolmente meno. Rispetto al parere di regolarità contabile della delibera non entro nel merito, la ritengo una questione gestionale e quindi non di mia competenza. I problemi ci sono, non mi nascondo, mi assumo tutte quelle che sono le mie responsabilità politiche, avrò probabilmente peccato di inesperienza in un settore particolarmente complesso, avrò in passato dato eccessiva fiducia a chi forse non la meritava ma, ne sono certa, tu sei perfettamente in grado di comprendere che abbiamo dovuto fronteggiare tutta una serie di problematiche, di varia natura, non certamente generate dalla sottoscritta.In via del tutto eccezionale, insieme al dottor Droghini, abbiamo deciso di andare incontro il più possibile alle famiglie posticipando, a novembre 2015, la scadenza dell’ultima rata di conguaglio del servizio mense relativo all’anno scolastico che sta per concludersi. Ritengo sia un fatto positivo per i cittadini che, ovviamente, potranno iscrivere i bambini al servizio per il nuovo anno scolastico in totale serenità.Rispetto al regolamento se vuoi che ti dica la mia, in assoluta sincerità, credo che nessun dirigente del mondo si può arrogare il diritto di far pagare ai bambini gli errori o le disgrazie degli adulti. Tutti i bambini sono uguali, tutti i bambini hanno diritto ad essere iscritti al servizio scuolabus e di refezione scolastica, tutti i bambini devono avere il diritto di consumare lo stesso pasto… Un Comune che funziona obbliga le famiglie, con tutti gli strumenti previsti dalla legge, a pagare il servizio ed a perseguire con sanzioni ed interessi chi non paga andando, comunque, sempre incontro a chi vive una situazione di disagio o di difficoltà economica. Questo è un altro obiettivo che intendo raggiungere e per questo penso sia opportuno varare un nuovo regolamento, più rispettoso dei fruitori finali del servizio.Rispetto alle inadempienze della Ditta ed all’innegabile peggioramento del servizio ho relazionato in Consiglio Comunale, prendendo una posizione politica per la revoca anche in considerazione di quanto deliberato dall’ANAC rispetto alle procedure di gara.Approfitto dello spazio che mi concedi per comunicare che il dottor Aurelio Droghini, supportato dal Segretario Generale, ha avviato la procedura amministrativa per la formale revoca dell’aggiudicazione della gara ed, allo stesso tempo, ha iniziato a lavorare per predisporre gli atti necessari in vista del prossimo anno scolastico.Il lavoro che ci attende è durissimo ma sono certa che, con la collaborazione di tutti, ci sono le condizioni per fare bene e per offrire un servizio ottimale.Ti ringrazio per i tuoi spunti critici e Ti auguro buon lavoro.
Laura Nolfi.
Autore: Giovanni Del Giaccio
Mense, una parte già pagata e quella a rischio
Diciamolo pure, la Democrazia cristiana o meglio i suoi metodi – fatti propri a mani basse dai presunti attori della seconda e terza Repubblica, di ogni schieramento – resterà in eterno. Scrivi di una delibera sui bollettini delle mense che porta una data sbagliata (pazienza, una svista…) e di una procedura singolare, dal Comune fanno sapere che la commissione mense farà i corsi sull’igiene e potrà fare i controlli. Pare una conquista, invece dovrebbe essere la norma. La delibera passa in secondo piano, comunque, e dai tutti a scrivere della commissione – ferma a un regolamento di oltre dieci anni fa – che dobbiamo dedurre abbia fatto, finora, controlli senza essere in regola. Ah, per la cronaca: da anni si tratta di Haccp e non Hccp…
Scrivi della delibera, accenni a una gara sempre per le mense che non si sa che fine faccia, dal Comune sentono il bisogno di parlare di una commissione che farà pure i suoi controlli ma che – a oggi – non può sanzionare nessuno. Né c’è chi possa farlo nell’ente, dato che si dovrebbe eseguire un contratto che non c’è e del responsabile unico del procedimento non abbiamo più traccia. Ma sì, pazienza la scadenza del 31 settembre, vai a guardare il capello, pazienza assessori, segretario ed estensori che non se ne sono accorti, speriamo che almeno sui bollettini arrivi la data corretta, i problemi sono altri.
Il primo: nella delibera è scritto che dovremo pagare da ottobre a dicembre entro la fine di maggio. Possibile che nel Comune 3.0 nessuno sappia che ottobre lo abbiamo già pagato? Speriamo ci addebitino solo novembre e dicembre…
Il secondo: si deroga – ma non si fa alcun cenno – alle tariffe e al bilancio del 2014. Competenza di consiglio comunale, ma nessuno solleva il caso. All’appello nei conti del 2014 che tra l’altro ancora non si chiudono, mancano solo per le mense circa 800.000 euro in cassa.
Terzo: il parere di regolarità contabile sulla delibera non c’è, sarà un caso o è proprio per questo motivo?
Quarto: si deroga al regolamento, altra materia di consiglio comunale, per quanto attiene le iscrizioni che dovrebbero avvenire solo una volta dimostrata la regolarità dei pagamenti dell’anno scolastico precedente. Sarà impossibile farlo, dato che la giunta ha deciso di inserire la rata di conguaglio a novembre 2015, ma anche qui è una deroga “fai da te“. Nessuno la impugnerà, certo, ma comunque i pagamenti sono a rischio e si torna indietro di anni luce rispetto alla gestione, senza contare i vari “data entry” ben pagati e praticamente buttati. Possibile che nessuno senta il bisogno di chiedere? Evidentemente va bene a tutti così.
Un’ultima cosa: l’assessore che si occupa delle mense e che per il sindaco “ha fatto un ottimo lavoro“, Laura Nolfi, era assente proprio alla delibera sui pagamenti, mentre anche lei ha sostenuto che la gara va revocata ma ancora non se ne fa nulla. La sua assenza è stata un caso o c’è altro?
Richiedenti asilo, attesa per le carte. Ma qualcosa capiamo
Ufficialmente non ci sono ancora carte sulla vicenda dei richiedenti asilo, ma intanto l’opposizione ha chiesto di convocare il consiglio comunale e sul Granchio è apparsa questa notizia che chiarisce meglio il quadro della situazione.
Aggiornamento e riflessione, appena ci saranno conferme. La posizione di chi scrive non cambia, ma se verranno confermate le indiscrezioni dovremo porci tutti qualche domanda.
Mense, si paga così. La svista e i dubbi che restano
Un anno fa di questi tempi era già in circolazione il bando per l’iscrizione alla mensa scolastica. Da metà maggio a metà luglio era possibile iscrivere i bambini del primo anno, mentre per gli altri – una delle poche cose “avanzate” nei servizi ai cittadini – era automatica, salvo dimostrare di aver pagato l’intero importo dell’anno precedente e pagare la prima rata del nuovo.
Tutto questo è “saltato” per ragioni più volte trattate. C’è chi dice di non avere avuto la possibilità di fare il passaggio di consegne e chi di non aver trovato dati, fatto sta che alla vigilia delle iscrizioni al prossimo anno la giunta ha deliberato come uscire dall’angolo per i pagamenti di questo e non incorrere nel danno erariale. Sindaco e assessori – ma Laura Nolfi era assente – hanno preso atto che “a causa di problematiche di natura tecnica – organizzativa, che hanno interessato la struttura gestionale dell’Ente, non si è potuto dare corso di emissione dei bollettini di pagamento” e stilato il nuovo calendario. Sindaco, assessori, segretario e chi ha predisposto la delibera, però, non devono essersi resi conto di una svista clamorosa e di un errore che rischia di inficiare tutto. La svista è la scadenza della seconda rata “non oltre il 31/09/2015“, quando com’è noto settembre di giorni ne ha 30 da sempre e non cambia certo nel 2015.
L’errore, invece, è legato al vigente regolamento che stabilisce all’articolo 4 che “non potranno accedere al servizio gli utenti che non sono in regola con i pagamenti relativi agli anni scolastici precedenti“. E’ stato derogato? Deve essere implicito nella delibera, perché non lo troviamo scritto da nessuna parte. E se è stato derogato anziché andare avanti – dopo tre informatizzazioni, quasi 100.000 euro spesi, continui “data entry” e programmi che alla fine sembra non funzionassero – si torna indietro. Perché aver stabilito che ci si iscriveva solo pagando era stato un modo per far regolarizzare tutti, mentre così si torna all’antico.
Comunque il periodo ottobre-dicembre andrà pagato “non oltre il 31 maggio” e dobbiamo dedurre che i bollettini sono in spedizione, di quello gennaio-marzo abbiamo già detto (speriamo che quello che in casi del genere è definito “mero errore materiale” sia corretto a stretto giro), mentre per aprile-maggio con relativo conguaglio i bollettini saranno emessi entro l’1 ottobre e i pagamenti dovranno avvenire entro il 30 novembre. Conguaglio…. ma le presenze sono state rilevate dalla ditta?
Altre domande: un genitore che iscrive il figlio per la prima volta cosa dovrà pagare? E le iscrizioni già in essere, saranno confermate senza dimostrare di aver pagato gli arretrati?
Fin qui l’emissione delle bollette, resta sempre “appesa” la vicenda della gara assegnata da una commissione ritenuta “illegittima” dall’Anac che il responsabile del servizio intende revocare ma per la quale non c’è ancora un atto formale. E’ evidente che se viene revocata se ne deve fare un’altra e anche qui i tempi stringono. A meno che non si decida che la mensa, per l’anno scolastico 2015-2016, inizi con calma anziché dall’1 ottobre. Sarebbe un altro inutile e pericoloso tuffo nel passato…
Richiedenti asilo, ne arrivano altri. Nell’hotel vista mare
Ne sapremo di più fra qualche ora, quando anche l’assessore ai servizi sociali Roberta Cafà avrà ricevuto risposte dalla Prefettura di Roma. Quello che sappiamo già è che da ieri pomeriggio un insistente “tam tam” ha annunciato l’intenzione dell’opposizione di convocare un consiglio comunale straordinario in quanto ad Anzio arriveranno altri richiedenti asilo e stavolta in un noto albergo vista mare.
In mattinata la vicenda dovrebbe essere finalmente nota, di certo sappiamo che ieri sul sito della Prefettura è comparso l’avviso del “Decreto di aggiudicazione definitiva” nell’ambito dell’accordo quadro per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il testo della notizia rimanda a una sezione del sito, quella di bandi e concorsi, nei quali l’aggiudicazione non appare ancora (mica solo al Comune si difetta di trasparenza, suvvia…) ma c’è un avviso che ci riporta all’argomento. E’ quello del mese scorso relativo alla “Manifestazione di interesse volta all’individuazione di una struttura nella provincia di Roma con funzione di “Hub” per assicurare la primissima accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi nell’attesa del successivo trasferimento nelle strutture in fase di individuazione“.
Sembra che questo “hub” sia stato individuato ad Anzio, appunto in un noto hotel, ma manca la conferma ufficiale dagli atti. Ieri la Cafà stava andando a Roma, in Prefettura, quando per un problema con l’auto ha preferito tornare indietro. Più tardi ne sapremo di più.
Bilanci, da noi vige il silenzio. Anche dell’opposizione
Leggi le agenzie di stampa e importanti società di tutta Italia rendono nota l’approvazione del loro bilancio, riportando dati e illustrando i documenti. Qui la società più importante del territorio, incaricata di realizzare e gestire il porto, partecipata al 61% dal Comune, ha approvato il suo primo bilancio in attivo – come leggiamo dalle pagine del Granchio in edicola – ma non sente il bisogno di rendere noti i dati.
E’ storia vecchia, la Capo d’Anzio e in particolare il sindaco che rappresenta i cittadini che detengono il 61% delle quote, preferisce non comunicare. Non lo fa neanche quando il bilancio è positivo e ovviamente non ci aveva mai fatto sapere nulla dei piani finanziari e delle decisioni adottate per l’inversione del crono-programma. Tanto che in assemblea dei soci votava una cosa e in consiglio comunale ne annunciava un’altra.
Il bilancio, a dire il vero, dovrebbe essere sul sito del Comune, ma alla sezione “società partecipate” l’ultimo documento è del 2013. Speriamo che chi si occupa della trasparenza per l’ente voglia preoccuparsene. E che magari qualcuno dell’opposizione chieda copia di quel bilancio per far vedere ai cittadini – proprietari del 61% – come è stato possibile chiudere in positivo ed evitare di dover liquidare la società se fosse arrivato il quarto bilancio in perdita. Sappiamo della decurtazione degli emolumenti di presidente e amministratore delegato, gesto assolutamente nobile, ma ignoriamo il resto. A cominciare dall’ammontare dei debiti a fine 2014 e a come si intende affrontare la vicenda del “Life”.
Tranquilli, non è l’unico bilancio sul quale vige il silenzio. Il consuntivo del Comune andava approvato entro fine aprile, siamo al 4 maggio e nemmeno c’è l’ombra di una convocazione del consiglio comunale. Sembra che i conti non tornino e i revisori abbiano più di qualche perplessità. E’ vero? E perché non c’è ancora il consuntivo per il quale si è fuori dai termini, aspettando magari una “provvidenziale” proroga? Anche qui, l’opposizione tace.
Giornalisti fastidiosi, la professione ai tempi dei personal media
Un direttore generale della Asl di Latina, qualche anno fa, raccontava che a leggere il titolo di un articolo andava su tutte le furie. Poi leggeva il testo, restava comunque adirato perché la notizia era apparsa, ma si fermava a riflettere. A cercare di capire cosa ci fosse di vero in quell’informazione e – dato che era stata verificata da chi l’aveva scritta – a comprendere dove avesse sbagliato la Asl o dove ci fossero stati problemi in ospedale. “Ecco,voi mi fate incavolare – ripeteva ai giornalisti – però mi date anche l’occasione di capire e intervenire“. Succedeva non molto tempo fa, con chi non metteva certo i tappeti rossi ai giornalisti e anzi, come altri, cercava di capire come facessero a sapere cose prima di lui, ma che aveva rispetto di professionisti del settore e dialogava.
Al contrario di politici di ogni schieramento e che – dal direttivo locale di un partito al parlamento – preferiscono “sparare” su chi scrive di loro, quel direttore generale faceva delle notizie una opportunità. Criticando, anche, e ci mancherebbe altro, ma mai dicendo a chi scriveva che era manovrato, prezzolato, incapace, bugiardo e via discorrendo. Gli aggettivi potete aggiungerli a piacimento.
Quando volevo fare questo mestiere partecipai, giovanissimo, a una lezione di Giampaolo Pansa. Aveva appena pubblicato “Carte false“. Disse che se volevamo veramente diventare giornalisti dovevamo essere capaci di fare una visura in camera di commercio (non c’era internet, allora…) e in tribunale, conoscere un direttore di banca, di non fermarsi all’apparenza, approfondire… Ebbi la fortuna di discutere con lui nel 2009 ad Anzio, quando da sinistra lo accusavano per il suo presunto “revisionismo” per i suoi libri. Gli chiesi chi glielo avesse fatto fare: “E’ il mio mestiere, potevo mica fermarmi a Carte false“.
Ecco, è il nostro mestiere. Lo stesso Pansa lo ricordava senza peli sulla lingua in un articolo sull’Espresso il 25 agosto 2005. Lo tengo nella bacheca alle mie spalle, in redazione. Il testo è in questo blog, ma vale la pena di ricordare il sommario: “Se il giornalismo non è cattivo, un po’ carogna e senza rispetto per chi comanda che giornalismo è?” Era vero ai tempi di “Carte false“, lo era dieci anni fa quando Pansa pubblicava quell’articolo, lo è a maggior ragione nell’era dei “personal media“, quando ciascuno diffonde le notizie che ritiene sui social network e tanti che fanno questo lavoro gli vanno dietro a copiare e incollare, rinunciando al loro ruolo vuoi per fare presto, vuoi per chissà quale piaggeria.
Certo, è cambiato il modo di svolgere il lavoro, ormai un “tweet” annuncia, per esempio, quello che prima si sapeva – a fatica – dopo lunghe “liturgie” di partito. Ma il cinguettio non basta se vogliamo restare nell’ambito di una professione credibile, che approfondisce, cerca dati, verifica, incrocia, dà qualche fastidio a chi occupa un ruolo pubblico. Fermarci a copiare e incollare serve a riempire spazi, inondare i siti di cose magari non verificate o di scarso interesse per il pubblico, toglie a questo lavoro il gusto di farlo.
E di far andare su tutte le furie un direttore della Asl piuttosto che un sindaco, un assessore piuttosto che un personaggio politico. Poi c’è chi reagisce cercando di capire, chi viene chiamato in causa per A e risponde da B a Z ma evita l’argomento, chi pensa che sei un fastidioso rompiscatole che ha chissà quali “padroni” o mire, usa vicende estranee per sviare il discorso, minaccia o fa querele temerarie.
Pazienza, dipende dalla predisposizione al dialogo, alla comprensione o meno, di chi viene chiamato in causa. Problemi loro. Non per questo i giornalisti devono smettere di essere tali. Soprattutto al tempo dei personal media.
Beata trasparenza, i presepi li abbiamo pagati…
Vedi a che serve la trasparenza, l’accesso civico, gli “open data“… Ancora una piccola somma, ancora una cosa fatta senza conoscere i criteri, ma alla fine si scopre che la manifestazione ” consistente nella esposizione di presepi natalizi creati dai Maestri Artigiani dei presepi di San Gregorio Armeno di Napoli e da maestri artigiani locali per il periodo dal 06 al 08 dicembre 2014″ si è svolta e l’abbiamo pagata.
Era stato affidato tutto all’Associazione Artigiani e commercianti piccole e medie imprese di Anzio (ma quante associazioni ci sono?) che aveva presentato un preventivo di 2000 euro. Quando riportammo la notizia l’assessore alle attività produttive, Giorgio Bianchi, si affrettò a far sapere che il criterio era quello per cui secondo lui andava bene e che comunque non essendosi svolta la manifestazione la determina sarebbe stata revocata. Adesso si apprende che “a causa delle avverse condizione meteorologiche il programma della manifestazione non è stato completato, in quanto, i Maestri Artigiani dei presepi di San Gregorio Armeno di Napoli non hanno partecipato all’esposizione delle proprie opere, pertanto l’evento ha visto la partecipazione esclusivamente dei maestri artigiani locali“. Da qui la liquidazione all’Associazione organizzatrice di 1650 euro e non più 2000. Segno che gli artigiani napoletani sarebbero costati 350, quelli locali il resto. Ma la manifestazione, avverse condizioni meteo o non, si è poi svolta?
La proposta del Pd e “Quale porto”? Perché è importante la Capo d’Anzio
La proposta del Pd – da quando si parla della vicenda porto praticamente la prima che non sia un semplice “no” a progetto e procedure – ha un merito: riapre la discussione sull’assetto della società che tutti a parole vorrebbero sotto il controllo pubblico e che sta, invece, pian piano scivolando verso il privato.
Inutile rimestare il passato, forse è l’ora di guardare avanti una volta per tutte e di chiarire perché si deve parlare della società, cosa che Aurelio Lo Fazio fece inascoltato all’inizio di questa avventura, e perché si deve provare a sparigliare. A scrivere un finale diverso del copione che, invece, rischiamo di vederci proporre.
E’ chiaro che la proposta di aumento di capitale è – lo dice la parola stessa – una proposta. E’ naturale, scontato, che senza il via libera degli attuali soci il Pd e il suo segretario Gianni De Micheli hanno dato un contributo alla discussione che lì resta. Ma perché si ha il dovere di parlare di assetto della Capo d’Anzio prima di chiedersi – come legittimamente fa qualcuno – “Quale porto”?
E’ semplicissimo. Mentre ci si continua a chiedere, più o meno consapevolmente, che tipo di progetto fare, si dimentica che oggi la Capo d’Anzio ha la concessione per realizzare l’intero bacino. Compreso il famoso “raddoppio“. La stessa società ha chiesto – e ottenuto dalla Regione (mentre ad Anzio ci si chiedeva se l’ipotesi di un referendum per riprendersi le quote della società fosse percorribile o meno) l’inversione del crono programma. Si parte dal bacino attuale, si sistema, si incassano i canoni, la Capo d’Anzio comincia a quasi venti anni dalla sua costituzione, a dieci dalla richiesta di concessione, ad avere introiti oltre i debiti da pagare.
In questo discorso, dopo l’ingresso del socio privato avvenuto con un sistema all’italiana e senza l’evidenza pubblica, con il Comune che ha chiesto un parere e poi non gli ha dato corso, si è inserita la legge finanziaria rispetto a società con capitale pubblico. Della serie: se non è strategico, vendi. Ah, non pensare di riprenderti le quote, né di ricapitalizzare. E’ impossibile. Che strada c’è allora? Liquidare (ma per farlo deve essere d’accordo anche Marconi) e ricominciare da capo, oppure vendere.
La terza ipotesi – e tale è ancora – è quella del Pd. Giusta, sbagliata, attuabile o meno, ma c’è e non è Vangelo, ma punta comunque a coinvolgere le altre forze politiche e gli operatori. Non è detto che si realizzi, ma è un’idea per uscire da una strada già tracciata.
Parte dal fatto – universalmente riconosciuto – che con una serie di atti il Consiglio comunale, essendo il porto un tutt’uno con la città, ha detto che l’opera è sicuramente strategica per Anzio e la sua economia. Ma è noto che questo potrebbe non bastare. Se saremo costretti a cedere le quote il socio privato, Marinedi ovvero Renato Marconi, avrà un diritto di prelazione. Potrà esercitarlo, quindi cedere la realizzazione a chi vorrà. Sarà il “famoso” gruppo pronto a investire – passato da statunitense a russo, da turco a cinese – del quale il sindaco parla (a pochi eletti) da mesi? Lo scenario se non si interviene sulla Capo d’Anzio è questo e va detto con chiarezza ai cittadini. Anzi, l’impressione è che in Comune si stia lavorando per questo. E chi prende la società con la concessione può realizzare – se ne ha la capacità e la forza economica – quel progetto, non altri.
Essere nella Capo d’Anzio, invece, come Comune, operatori e cittadini, può far ragionare tutti sul piano finanziario preparato da Marinedi e approvato in assemblea dei soci anche dal sindaco che dice – sostanzialmente – facciamo un passo alla volta. Partiamo dall’interno, ma intanto partiamo.
Un’ultima considerazione: giusto provare a riprendersi le quote finite nel modo che sappiamo in mano al privato, ma dimentichiamoci che saranno al valore nominale. Provarci tre anni fa avrebbe avuto un senso, farlo ora sarà molto più difficile. Senza contare che come ha fatto con Italia Navigando, l’ingegnere presenterà il conto (progettazione, consulenze, sito, incontri in Regione e via discorrendo) e a quel punto il Comune difficilmente avrà la forza di pagare.
Porto: un tweet, la proposta del Pd, le scomposte reazioni di D’Arpino
E’ bastato un “tweet” a scatenare un mezzo putiferio. Recita: “Porto dei cittadini. Il Pd di Anzio lancia azionariato diffuso per evitare che società finisca in mani private”. Una comunicazione in diretta, fatta da chi scrive, durante la conferenza stampa che era in corso nella sede del Pd, dove veniva presentata una proposta. Il che è già notizia, dopo anni di “rincorse” a dire che le procedure erano sbagliate e a non approfondire – invece – quello che Aurelio Lo Fazio, da solo, denunciò sin dall’inizio ovvero che Renato Marconi era già socio di Italia Navigando e che quindi non era pubblica come ci avevano fatto credere.
Il punto non è questo, comunque, ma la reazione scomposta – altro che dotte citazioni di Seneca…. – che il presidente delle dimissioni annunciate ma non formalizzate, Luigi D’Arpino, ha avuto. Annunciate e rispedite al mittente dal sindaco che in Consiglio comunale gli ha confermato la fiducia. Dimissioni beffa, insomma, a meno che D’Arpino ora non ci smentisca e le dia per davvero. Reazione su facebook – quello che si legge nella foto è solo l’inizio, ma basta e avanza – e nelle dichiarazioni rilasciate al Clandestino. Dimenticando di essere il rappresentante istituzionale nella società pubblica che deve (dovrebbe) realizzare e gestire il porto, anziché entrare in questioni di merito attacca. Nei giorni precedenti, sempre usando facebook, aveva dato dei “cazzari” ai giornalisti che scrivevano della candidatura, annunciata da lui, della moglie a sindaco. Nel frattempo è stato anche a Young tv e ha usato parole pesanti – o meglio da denuncia – nei confronti di ormeggiatori e forze dell’ordine che controllano il porto. Speriamo che sia già andato in Procura o che, nel frattempo, siano state acquisite le registrazioni e che si vada fino in fondo. Perché sono affermazioni gravi, fatte da chi rappresenta il socio pubblico nella “Capo d’Anzio” e non da chi passa per strada… Da chi ha un ruolo istituzionale e per questo ha – avrebbe – il dovere di mediare o eventualmente di denunciare nelle sedi opportune.
Non c’è dubbio che sul porto c’è chi abbia vissuto e viva di rendite di posizione, abbia sentito “suo” e non della collettività il bacino portuale. Qui – e prima ancora dalle colonne del “Granchio” – lo si sostiene da anni.
Ma il punto è ancora un altro. Fatte le debite proporzioni: cosa sarebbe successo se il presidente dell’Expo, manifestazione destinata a rilanciare le sorti dell’Italia avesse usato toni a dir poco “coloriti” come quelli di D’Arpino? E se il presidente del futuro comitato per ospitare le Olimpiadi del 2024 cominciasse a dare dei “parassiti” ai titolari delle bancarelle intorno allo stadio? Immaginiamo che capirebbe da solo di dover rassegnare il mandato. Il porto è per Anzio, così ci ripetono da anni, l’occasione di rilancio e chi scrive ci ha creduto e ci crede ancora.
D’Arpino è stanco, ne ha sopportate di tutti i colori come dice lui e dobbiamo credergli, ma fa il presidente della “Capo d’Anzio” per una indicazione squisitamente politica. Era un papabile candidato sindaco, si misero d’accordo Candido De Angelis e Luciano Bruschini, quest’ultimo sindaco e D’Arpino presidente della società del porto che aveva visto – in quel ruolo – il compianto Gianni Billia e Antonio Baldassarre. Oggi, con certe dichiarazioni, D’Arpino si fa fuori da solo. E’ evidente che non può restare lì a rappresentare il socio di maggioranza ovvero la città. Da persona intelligente qual è avrebbe dovuto andarsene prima, quando il sindaco in assemblea dei soci diceva una cosa e poi in Consiglio comunale un’altra. Ora il sindaco dovrebbe intervenire, ringraziare e passare oltre. Non prima di aver dato risposte a domande alle quali sfugge dall’ingresso di Marinedi a oggi.
D’Arpino ha anche rinunciato a parte dell’emolumento per far quadrare il bilancio 2014, gli va riconosciuto, ma va ricordato che resta tra i creditori della società per i soldi da presidente dal 2008 a oggi. Lui come gli altri componenti del consiglio d’amministrazione passati e presenti. E’ un debito – uno dei tanti, circa 2 milioni – che la “Capo d’Anzio” ha.
Pari pari a quello nei confronti di chi ha preparato il progetto “Life” e non ha visto un euro, oggi ha un decreto esecutivo ma di fatto inutilizzabile, mentre con i soldi arrivati dall’Unione europea “è stato fatto altro” – come disse il dirigente dell’area finanziaria in Consiglio comunale. Cosa è stato fatto? Ed è vero che si rischia di entrare in una procedura di infrazione della Ue? E la proposta del Pd di aumento di capitale, piaccia o meno al presidente dimissionario D’Arpino, è fattibile o non? Le alternative sono la liquidazione della società oppure la cessione delle quote del Comune come ha suggerito lo stesso dirigente dell’area finanziaria? E se quelle quote vanno cedute è vero o meno che Marinedi ha un diritto di prelazione? Sono domande alle quali la città deve avere le risposte, non il Pd o chi scrive, tanto meno gli operatori, almeno fino a quando il 61% resterà del Comune.
Perché se proviamo a guardare al futuro – e sarebbe ora, conosciamo a memoria i pareri “a soggetto” e tutto il resto che fa parte di un pessimo passato – il rischio che arrivi un privato al 100% era, è e resta dietro l’angolo. Si deve avere l’onestà di dirlo ai cittadini, a cominciare da quelli che hanno votato il centro-destra come il presidente dimissionario ci ripete a ogni occasione.







