La proposta del Pd e “Quale porto”? Perché è importante la Capo d’Anzio

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La proposta del Pd – da quando si parla della vicenda porto praticamente la prima che non sia un semplice “no” a progetto e procedure – ha un merito: riapre la discussione sull’assetto della società che tutti a parole vorrebbero sotto il controllo pubblico e che sta, invece, pian piano scivolando verso il privato.

Inutile rimestare il passato, forse è l’ora di guardare avanti una volta per tutte e di chiarire perché si deve parlare della società, cosa che Aurelio Lo Fazio fece inascoltato all’inizio di questa avventura, e perché si deve provare a sparigliare. A scrivere un finale diverso del copione che, invece, rischiamo di vederci proporre.

E’ chiaro che la proposta di aumento di capitale è – lo dice la parola stessa – una proposta. E’ naturale, scontato, che senza il via libera degli attuali soci il Pd e il suo segretario Gianni De Micheli hanno dato un contributo alla discussione che lì resta. Ma perché si ha il dovere di parlare di assetto della Capo d’Anzio prima di chiedersi – come legittimamente fa qualcuno – “Quale porto”?

E’ semplicissimo. Mentre ci si continua a chiedere, più o meno consapevolmente, che tipo di progetto fare, si dimentica che oggi la Capo d’Anzio ha la concessione per realizzare l’intero bacino. Compreso il famoso “raddoppio“. La stessa società ha chiesto – e ottenuto dalla Regione (mentre ad Anzio ci si chiedeva se l’ipotesi di un referendum per riprendersi le quote della società fosse percorribile o meno) l’inversione del crono programma. Si parte dal bacino attuale, si sistema, si incassano i canoni, la Capo d’Anzio comincia a quasi venti anni dalla sua costituzione, a dieci dalla richiesta di concessione, ad avere introiti oltre i debiti da pagare.

In questo discorso, dopo l’ingresso del socio privato avvenuto con un sistema all’italiana e senza l’evidenza pubblica, con il Comune che ha chiesto un parere e poi non gli ha dato corso, si è inserita la legge finanziaria rispetto a società con capitale pubblico. Della serie: se non è strategico, vendi. Ah, non pensare di riprenderti le quote, né di ricapitalizzare. E’ impossibile. Che strada c’è allora? Liquidare (ma per farlo deve essere d’accordo anche Marconi) e ricominciare da capo, oppure vendere.

La terza ipotesi – e tale è ancora – è quella del Pd. Giusta, sbagliata, attuabile o meno, ma c’è e non è Vangelo, ma punta comunque a coinvolgere le altre forze politiche e gli operatori. Non è detto che si realizzi, ma è un’idea per uscire da una strada già tracciata.

Parte dal fatto – universalmente riconosciuto – che con una serie di atti il Consiglio comunale, essendo il porto un tutt’uno con la città, ha detto che l’opera è sicuramente strategica per Anzio e la sua economia. Ma è noto che questo potrebbe non bastare. Se saremo costretti a cedere le quote il socio privato, Marinedi ovvero Renato Marconi, avrà un diritto di prelazione. Potrà esercitarlo, quindi cedere la realizzazione a chi vorrà. Sarà il “famoso” gruppo pronto a investire – passato da statunitense a russo, da turco a cinese – del quale il sindaco parla (a pochi eletti) da mesi? Lo scenario se non si interviene sulla Capo d’Anzio è questo e va detto con chiarezza ai cittadini. Anzi, l’impressione è che in Comune si stia lavorando per questo. E chi prende la società con la concessione può realizzare – se ne ha la capacità e la forza economica – quel progetto, non altri.

Essere nella Capo d’Anzio, invece, come Comune, operatori e cittadini, può far ragionare tutti sul piano finanziario preparato da Marinedi e approvato in assemblea dei soci anche dal sindaco che dice – sostanzialmente – facciamo un passo alla volta. Partiamo dall’interno, ma intanto partiamo.

Un’ultima considerazione: giusto provare a riprendersi le quote finite nel modo che sappiamo in mano al privato, ma dimentichiamoci che saranno al valore nominale. Provarci tre anni fa avrebbe avuto un senso, farlo ora sarà molto più difficile. Senza contare che come ha fatto con Italia Navigando, l’ingegnere presenterà il conto (progettazione, consulenze, sito, incontri in Regione e via discorrendo) e a quel punto il Comune difficilmente avrà la forza di pagare.

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