Mense, brava assessore Nolfi. Adesso un piano operativo

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Doveva avere una soluzione, lo dicevamo, altrimenti era inutile che restasse lì. E ha fatto bene a dirlo in consiglio comunale. L’assessore alla pubblica istruzione del Comune di Anzio, Laura Nolfi, ha detto che l’appalto per la mensa va revocato. Le responsabilità sulla gara con una commissione che l’Anac ha ritenuto illegittima e quelle sulla “scomparsa” dei dati, il mancato rispetto del capitolato e lo smantellamento degli uffici non possono essere addebitati a lei, era chiaro, ma le si chiedeva una scelta politica chiara. Per anni abbiamo avuto assessori che davano l’impressione di essere più vicini all’azienda appaltatrice che ai bambini che dovevano mangiare. E’ da approfondire il siparietto tra l’ex assessore Del Villano e il consigliere Maranesi, con quest’ultimo che ha parlato apertamente di reati. L’argomento, tra denunce e contro-denunce, è già all’attenzione della Procura.

Ma qui interessa poco, perché stavolta finalmente c’è chiarezza. Se tu proponi delle cose e ottieni il massimo dei punti, poi devi rispettare quello che dici. Se a farti vincere è stata – come dice l’autorità anti corruzione – una commissione che non poteva farlo, poi il Comune ha il dovere di comportarsi di conseguenza. C’erano state troppe voce e pressioni, l’idea è che con l’affermazione in Consiglio comunale Laura Nolfi si sia tolta un peso. Ora la linea è chiara, ma l’assessore ha il dovere di mettere in campo un piano operativo immediato, di dare un’indicazione politica che è quella di fare presto e bene il nuovo appalto.

Siamo praticamente a maggio, a ottobre i bambini torneranno a mangiare nelle mense. Volendo c’è il tempo tecnico di bandire una nuova gara, istituire una commissione legittima e quindi assegnare l’appalto, far decorrere i 35 giorni previsti per legge e poi procedere anche con il contratto c’è. Sarebbe un’inversione di tendenza e una dimostrazione di efficienza importante. Magari anche consentire ai genitori di tornare a collegarsi al sito, dopo anni di “data entry” e quasi 100.000 euro spesi dal Comune.

Si può fare, anche in piena estate. Sempre che qualcuno non decida di mettersi in aspettativa.

Noi cronisti, gente curiosa. Così nasce il libro sul sangue

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Tanti mi stanno chiedendo come mai ho deciso di occuparmi, addirittura in un libro, dei casi di sangue infetto. A tutti rispondo che è stata, semplicemente, la curiosità di un giornalista. Siamo gente strana, noi cronisti, spesso “indigesta” – tanto che dal Ministero della Salute si sono ben guardati dal rispondere alle richieste di avere anche la loro versione sui mancati risarcimenti – ma finché saremo curiosi varrà la pena di fare questo mestiere.

Vai, vedi e racconta“, ci dicevano quelli che ci hanno preceduto e questo straordinario mestiere l’avevano nel sangue. E vale sempre se vuoi fare il cronista. A maggior ragione oggi che il motto – più degli editori che vorrebbero ridurre la nostra figura a quella di passacarte  è “copia e incolla“.

Curiosità, allora. Quanta gente è in queste condizioni? Che trafila deve fare per ottenere un risarcimento? E cosa è successo quando ha scoperto la malattia? Come lo ha scoperto? Cosa gli hanno detto? Perché si “nasconde” dietro un decreto legge la transazione della transazione? E’ così che mi sono trovato davanti un mondo. Fatto di tanta dignità ma anche di grande indignazione. Di realtà che supera la fantasia. Di persone alle quale sarebbe bastata, a volte, semplicemente una parola: “Scusa“. Storie vere, vissute nella realtà ma aiutate anche da quanto si sta vedendo con la fiction “1992” con il poliziotto che ha preso l’Aids per gli emoderivati. Nel libro c’è un padre che ha perso due figli per quello che veniva considerato un toccasana.

Non ho pretese scientifiche, tanto meno tecnico-giuridiche. Spero di aver fatto al meglio il mio lavoro.

Ringrazio gli intervistati, anzitutto, senza i quali la ricostruzione delle storie non sarebbe stata possibile né avrebbe avuto senso leggendo semplicemente carte processuali. E ringrazio Francesco Giubilei, il giovane editore che a dispetto delle tante case editrici che si professano “di denuncia” è l’unico ad aver creduto in questa ricostruzione e avermi dato fiducia. Gli altri ringraziamenti sono nel testo che spero vorrete acquistare e leggere.

Concludo con la dedica che apre il lavoro. Non poteva essercene una diversa. “Le bastavano poche righe per capire, mentre lui ripeteva: giudizio. A mamma e papà“.

Porto, finiamola di prenderci in giro

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L’amministrazione comunale non ha idea del da farsi sul piano operativo di razionalizzazione della Capo d’Anzio, a conferma del fatto che sul porto si naviga a vista o, peggio, si lavora nelle segrete stanze.

Questa mattina in cartella non c’era altro che la relazione del dirigente dell’area finanziaria, secondo il quale dovremmo dismettere le quote e basta. Buttando al vento 15 anni di impegno, di voti unanimi del consiglio comunale, di specifici mandati a sostenere il progetto della Capo d’Anzio, le difficili (e ostacolate) pratiche per arrivare all’accordo di programma e alla concessione.

Il capogruppo del Pd Andrea Mingiacchi ha messo nero su bianco che in cartella non c’è nulla, quindi venerdì in consiglio comunale l’argomento non può essere trattato.

Era una scadenza di legge fissata al 31 marzo, ma com’è noto qui a rispettare le leggi non siamo così bravi. Intanto mettiamola all’ordine del giorno, poi si vedrà. Questo devono aver pensato in maggioranza. Ignorando – o fingendo di ignorare – che un piano la Capo d’Anzio l’ha fatto e ha avuto il via libera del sindaco. E’ di dicembre 2013, approvato dall’assemblea dei soci un anno fa, “razionalizza” e spiega come una società nata per fare il porto oggi abbia intanto la possibilità di gestirlo e portarlo avanti rivedendo il crono-programma e poi di realizzare almeno il bacino interno per “fasi”. I consiglieri comunali lo sanno o vivono nel mondo delle favole?

Chi lo sa per certo è il  dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, non fosse altro perché fa anche parte (per legge e gratuitamente) del consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio. Ai capigruppo avrebbe riferito oggi che il Comune non è in grado di procedere a un piano operativo, gli uffici non ce la fanno. Altro “tassello” verso la dismissione. Nessun capogruppo, immaginiamo, ha provato a controbattere e così venerdì avremo si è no una discussione. Né qualcuno, ma eravamo assenti, avrà sentito il bisogno di chiedere perché il controllo analogo sulla Capo d’Anzio non c’è stato – e perché – o il motivo per il quale in bilancio la fideiussione non c’è.

E i capigruppo hanno avuto sentore di una citazione in giudizio, a tre anni di distanza dall’ordine del giorno che diceva al Comune di andarsi a riprendere le quote, con la quale si fa causa a Marconi per pagarlo a prezzi di mercato? Vero, c’è stata la delibera recente per riprenderci le quote, ma è il caso di decidere una volta per tutte cosa intende fare il Comune di Anzio con il porto in quanto, ancora, socio di maggioranza della società. E’ una cosa che sosteniamo da tempo, sottolineando come il sindaco una cosa faceva in assemblea e un’altra ne diceva in Consiglio comunale. Ora le carte sono scoperte: finiamola di prenderci in giro. Possiamo tenere la Capo d’Anzio, dimostrando da qui al 2017 che non è da dismettere? Bene. Possiamo continuare con il piano finanziario messo a punto da Marconi? Bene. Intendiamo mandare via il socio privato? Spieghiamo perché  nei tre anni scorsi abbiamo dormito e come e dove prendiamo i soldi oggi, altrimenti è demagogia. Intendiamo fare una “evidenza pubblica” per cedere le quote? Spieghiamo il perché.

Un’ultimo capitolo: le dimissioni si danno oppure no. A Luigi D’Arpino va dato l’onore delle armi, riconosciuto che ha rinunciato ai compensi del 2014 consentendo di far pareggiare il bilancio della società, gli va fatto un plauso se il sindaco ritiene e poi si deve voltare pagina. Ci sarà in Italia un personaggio che “fa” porti, è di garanzia per tutti, e può provare a guidare verso la salvezza una società che ha visto presidenti come Gianni Billia e Antonio Baldassarre.   E se il dirigente dell’area finanziaria – che ha messo nero su bianco che non firmerà atti sul piano di razionalizzazione – non intende proseguire con la Capo d’Anzio, si nomini qualcun altro.

Di tutto abbiamo bisogno fuorché di giochi che hanno un solo obiettivo: allontanare la realizzazione del porto e favorire – chi tira la cosa da una parte e chi dall’altra – tutti ma non i cittadini di Anzio.

Porto, qualcosa non torna. Strani silenzi

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Venerdì il consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi sul piano operativo di razionalizzazione della Capo d’Anzio. Doveva farlo per legge entro il 31 marzo, ma pazienza. Agli atti, fino a qualche giorno fa, c’era solo la relazione del dirigente dell’area finanziaria – e componente del consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio – secondo il quale, di fatto, il Comune deve disfarsi della sua partecipazione. Ricorda pure, il dirigente, che la Corte dei Conti sottolinea delle criticità rispetto alla Capo d’Anzio per la quale non è stato fatto il cosiddetto “controllo analogo” e non c’è stata l’iscrizione in bilancio della fideiussione. La domanda sorge spontanea: chi doveva farlo? Comunque la linea del dirigente è chiara. Quella del Comune? Silenzio.

Cosa voglia fare ufficialmente l’amministrazione non si sa. Di certo c’è l’ennesimo deliberato del Consiglio comunale che dice che il porto deve essere sotto il controllo pubblico, anzi che dovremmo riprenderci le quote. Cosa difficilmente possibile, dati i tempi di spending review, ma almeno sulla razionalizzazione il Consiglio dovrà dire la sua.

Ebbene un piano c’è stato a suo tempo, ha avuto il via libera del sindaco (rappresentante del 61% pubblico delle quote) in assemblea dei soci, ha portato la Capo d’Anzio ad approvare il primo bilancio addirittura in leggero attivo della sua storia. E’ il piano finanziario con il quale, invertito il crono programma, si è stabilito che la società poteva sopravvivere iniziando a gestire il porto prima di realizzarlo.

Poi il sindaco in Consiglio comunale si è rimangiato tutto, ha riparlato di un bando oggi impossibile, di cacciare Marconi e via discorrendo. Ma un piano di razionalizzazione esiste. Ecco perché qualcosa non torna. Alla Regione che non si presenta per il ricorso al Tar scrive la Capo d’Anzio sollecitando un appello al Consiglio di Stato, mentre “tuona” il Comune che è pronto ad agire in danno – cosa che magari andava fatta anni fa, contro quanti davano pareri “a soggetto” – ma nel frattempo non sappiamo ancora se ci sarà o meno il ricorso contro la sospensiva o se, più semplicemente, aspetteremo il 15 luglio, difendendoci nel frattempo da altri che pensano al porto come qualcosa di loro, quelli del Circolo della Vela di Roma.  Cosa hanno intenzione di fare Comune e Capo d’Anzio? Silenzio.

Intanto sembra che dopo tre anni e dopo aver misteriosamente tenuto nel cassetto il parere dello studio legale Cancrini-Piselli si sia chiesto di procedere contro la mancata evidenza pubblica della scissione di Italia Navigando e la “consegna” all’ingegnere Renato Marconi nelle sue diverse accezioni (Mare 2 spa, Marinedi) il 39% della Capo d’Anzio. Nel 2012 l’operazione era fattibile a livello nominale o poco più, oggi sarebbe un salasso, senza dimenticare che il Comune non ha i soldi – e anche avendoli non potrebbe –  per comprarsi il 39%. Qualcosa non torna. Esiste l’atto di citazione? Chi ha deciso di procedere? Silenzio.

Da oltre un anno, ormai, l’impressione di chi scrive è chiara. Abbiamo scherzato sul porto, perso occasioni, ceduto a vicende “politiche” (le chiamano così), ma si sta ormai “apparecchiando” la tavola a Renato Marconi o a chi per esso. Dimenticando che questo porto è di Anzio e dei suoi cittadini, tutti. Basta con i silenzi, fateci capire.

Mense, la Nolfi avrà una soluzione. Altrimenti vada via

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

L’assessore alla pubblica istruzione Laura Nolfi avrà certamente la soluzione per l’annosa vicenda delle mense. Altrimenti se ne sarebbe già andata. Anzi, se non ha una soluzione farebbe bene a lasciare. Chi lo dice è un genitore che richiama le figlie se dicono che la mensa “fa schifo” e che ha sempre pensato di dover pagare, prima di contestare, oltre a ricordare che siamo in una mensa e non a casa propria e magari adattarsi può anche starci. Così come non dice che le cose vanno male a prescindere, per partito preso, provando a basarsi sulle carte e sui fatti. Per questo,  davvero, o la Nolfi sa come uscirne o è bene ne esca lei. Proviamo a ricapitolare.

Il sopralluogo di Velia Fontana dei giorni scorsi e di una commissione mense “spuntata“, figlia di un regolamento vetusto, confermano quante cose non vanno nel servizio. Quando vicende del genere le sosteneva Paride Tulli “strumentalizzava“, ora che Marco Maranesi chiede chiarimenti e scopre un mondo “strumentalizza“, qui i rilievi – serissimi – li muove una consigliera di maggioranza, per giunta insegnante, e non ci sono risposte se non quelle di maniera dell’assessore, riportate nell’articolo che si può “linkare” sopra. Non ci fosse stato il sopralluogo, quel pollo “non idoneo” sarebbe stato servito? Questo vogliono sapere i genitori.

Giova ricordare che all’azienda vincitrice sono stati affidati 70 punti per l’offerta tecnica presentata e che già la documentazione fornita al consigliere Davide Gatti, dopo più di qualche resistenza, dimostrava che la commissione era stata diciamo di “manica larga” o che l’azienda non rispettava quanto scritto in quell’offerta.

E qui veniamo a un’altra vicenda. La costituzione di quella commissione è stata giudicata “illegittima” dall’Autorità nazionale anti corruzione, interpellata dal segretario generale su mandato del sindaco Luciano Bruschini. Sono ormai trascorsi i trenta giorni indicati in quel parere e ancora non si sa se il Comune procederà o meno alla revoca. Anzi, pare che nel suo periodo di “interim” – senza titoli per ricoprire quel ruolo – dell’area pubblica istruzione l’ingegnere Walter Dell’Accio abbia sostenuto che non essendoci stati ricorsi sulla composizione della commissione si va avanti così. E’ così o non assessore? Se sì sarà pure il caso di firmare un contratto con la cooperativa Solidarietà e lavoro e di pagarla, perché è vero – lo abbiamo appreso in Tribunale dalle parole del funzionario Aurelio Droghini al processo a carico dell’ex assessore Colarieti – che qui “i contratti si firmano dopo“, ma ci chiediamo: cosa è possibile contestare, in queste condizioni, a una ditta che fornisce un servizio scadente?

Non dimentichiamo che al momento non ci sono né il contratto, tanto meno chi deve vigilare sull’esecuzione e il responsabile unico del procedimento che doveva fare le contestazioni. Le mense stanno funzionando in una sostanziale anarchia e la ditta – bontà sua – ancora non prende un euro. Ciò non significa che può fare come vuole, però.

Per questo l’auspicio è che la Nolfi  abbia una soluzione. E che magari dia risposte a quanto sostenne la nutrizionista Raimonda Dessì sull’avvio del servizio o a quanto scritto adesso, nero su bianco, dalla funzionaria incaricata di mandare avanti il sistema e che ha sostenuto – di fatto – di non aver trovato i dati. Ma come? Spendiamo quasi 100.000 euro in tre anni per informatizzare il tutto, siccome con Tecnorg funziona lo affidiamo a Maggioli, i genitori non si collegano più e pazienza, affidiamo a Mercurio service l’ulteriore “data entry” e i dati non ci sono? O volete dirci che serviva un “passaggio di consegne” per dimostrare come si accende un computer e funziona un data base? Nel Comune 3.0?

Il risultato, a oggi, è che non sono stati emessi bollettini e l’anno scolastico volge al termine, con un rischio di danno erariale dietro l’angolo. Ci sono cose gestionali, non c’è dubbio, ma la politica che intende portare avanti l’assessore in questo delicato settore qual è? Sicuramente  sbaglieremo, ma l’impressione è che chiunque si occupi della vicenda mense tenda più a stare dalla parte delle aziende vincitrici che dei cittadini e soprattutto degli alunni che (non) mangiano.

ps. Una cosa per la quale la Nolfi è estranea: che fine hanno fatto le denunce di Angela Santaniello che dice di aver subito “pressioni” durante lo svolgimento della gara e quella di Marco Maranesi che sostiene di temere per la sua incolumità?

Trasparenza, il link c’è il servizio no. E se fosse un falso?

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Tanti colleghi li ritengono un inutile “peso“. Alla formazione continua, invece, va riconosciuto un valore a prescindere. Anzi, prima che un obbligo di legge chi fa questo lavoro dovrebbe avere insita – insieme alla curiosità che dovrebbe contraddistinguerci – la voglia di sapere sempre di più e aggiornarsi.

Una premessa necessaria per arrivare a un argomento caro a chi scrive: la trasparenza amministrativa. Proprio di questo si parlava oggi a Latina, presso l’università “Sapienza“, nell’ambito dei corsi organizzati dal Comune e dallo stesso ateneo, aperti anche ai giornalisti per il riconoscimento di crediti. La curiosità, si diceva…

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Che succede a un Comune come quello di Anzio che sulla “bussola” della trasparenza ha il 100% di criteri rispettati, indica il “link” all’ufficio relazioni con il pubblico ma poi non ha né i contatti e tanto meno l’ufficio? Si ha l’impressione, anzi quasi la certezza, che fatta la legge è trovato anche l’inganno. Per stare in regola basta dire che c’è il “link“, se poi è vuoto pazienza.

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E no, perché se mancano i contenuti si potrebbe profilare addirittura l’affermazione di un falso. Già, tu mi dici che hai il “link“, anzi fai in modo che sulla “bussola” sia tutto a posto e le previsioni di legge siano rispettate, in qualche modo lo certifichi, ma io cittadino a chi mi rivolgo? E’ bene che il responsabile della trasparenza ponga rimedio e spieghi se si tratta o meno di una falsa attestazione. Di sicuro il servizio non esiste, se ci si collega sul sito non si va oltre. Quel che è peggio è che l’amministrazione non si preoccupa di averlo. Tanto basta il “link“, no? Nell’ennesima revisione della dotazione organica – che certifica, finalmente, che un infermiere non può diventare primario di medicina – c’è una razionalizzazione dell’esistente e rispetto alla precedente cervellotica delibera di giunta, ma dell’Ufficio relazioni con il pubblico non c’è traccia.

Se poi restiamo al sito sono altre le cose che non tornano. Le spese del personale, per esempio, sono ferme al 2012. Tra un passaggio e l’altro l’aspetto organizzativo è fermo a marzo dello scorso anno e non risponde al vero, lo Sportello unico delle attività produttive – obbligatorio per legge – è ancora solo un indirizzo mail quando dovrebbe essere interattivo.

Come è stato spiegato oggi, del resto, a ottenere il 100% ci vuole sostanzialmente poco. Essere un’amministrazione trasparente e che non afferma una cosa per un’altra è diverso. Un tempo la vicenda appassionava il capogruppo del Pd Andrea  Mingiacchi, oggi forse il presidente della commissione trasparenza Eugenio Ruggiero qualche chiarimento dovrebbe chiederlo….

Ma tanto rispettiamo i requisiti, i cittadini si arrangiassero insieme alle loro questioni di principio.

Porto, ricorsi legittimi ma al Circolo pagassero almeno il parcheggio

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Hanno fatto ricorso e ne hanno tutto il diritto, ci mancherebbe. Ma qualcuno dovrebbe spiegare loro che ci sono anche dei doveri, come quello di pagare i parcheggi al Comune.

Le immagini sono di questa mattina, ma i “rimorchi” con scafi o senza sono in via Molo Pamphili praticamente da sempre, sorta di “dependance” dei circoli velici e di quello della Vela di Roma – che appunto ha presentato ricorso – in particolare. E’ vero, il cartello che ricorda il pagamento della sosta dall’1 aprile al 30 settembre è girato e non si vede, ma visto che siamo al porto e ad Anzio non vengano proprio quelli dei circoli a fare i “finti gabbiani“, come si dice dalle nostre parti. Diciamo che tra l’economia che il circolo della Vela di Roma sostiene di portare ad Anzio – e non abbiamo motivo di dubitarne – non c’è il pagamento di 50 centesimi l’ora come previsto dal Comune nel periodo indicato. 20150407_080417[1]

Sarà bene, allora, che qualche vigile passi da quelle parti e sanzioni chi non paga il posto che occupa, oltre a valutare se certi mezzi parcheggiati, arrugginiti e con le ruote inutilizzabili, non siano addirittura un potenziale danno per l’ambiente. Sarebbe il massimo della beffa.

Povera Nettuno, che brutta fine… Lo stadio chiuso è un’emblema

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Per quelli della mia generazione era  il “campo“. Andavamo da ragazzini per vedere ancora Laurenzi e Faraone, un lanciatore come Portogallo che solo chi ha qualche anno ricorderà. Crescendo avremmo atteso fuori ai cancelli per un Nettuno-Rimini o Parma. Alessio Chiavetta, il sindaco sfiduciato, ancora non era nato. Né può ricordare – se non per averne sentito parlare – il derby vinto dall’Anzio il 21 luglio del ’79 o il suicidio del Nettuno che da 10 a 0 perse contro il Parma 12 a 10 e si giocò lo spareggio scudetto, lo stesso anno. Tanto meno “Il cittadino” all’angolo della tribuna più vecchia, sempre a incitare la squadra, o “Puci puci” che si piazzava vicino alla panchina avversaria, a due passi dai campi da tennis, con il suo inconfondibile tamburo…

Quel “campo” è diventato, con il passare del tempo, un posto dove raccogliere notizie per le prime collaborazioni con radio e giornali. Faraone era il manager, nasceva la squadra che avrebbe dominato il baseball italiano con Bagialemani, D’Auria,  De Franceschi, Ubani…. C’erano ancora personaggi di assoluto rilievo, da Catanzani a Camusi, fino a Morville. L’abbiamo visto demolire, quell’impianto, dopo l’affidamento chiavi in mano alla Scac che era anche sponsor del Nettuno baseball. Oggi si parlerebbe di chissà quale “scambio“, in realtà per lo sport nettunese per eccellenza si passava su tutto. Votò compatto il consiglio comunale, comunisti compresi, perché si parlava “della” squadra e “dello” sport della città. Mica come oggi che due formazioni senza grandi speranze, in un campionato ridotto ai minimi termini, sono ciascuna “di” una cordata politica piuttosto di un’altra. Abbiamo visto il  Nettuno giocare la finale dell’88 ad Anzio, tornare vittorioso da Rimini due anni dopo con uno scudetto atteso dal ’73, abbiamo visto inaugurare lo stadio per gli Europei del ’91, quando si cominciava a fare sul serio questo lavoro… Che partita la finale vinta con l’Olanda e che spettacolo i mondiali di qualche anno dopo, quindi la finale Usa-Cuba del 2009…

In mezzo l’intitolazione al principe Steno Borghese, del quale noi avevamo solo sentito parlare da padri e nonni, vittorie e sconfitte, sulle tribune con le figlie a vedere il Nettuno guidato da Bagialemani, ancora la sala stampa… In quel “campo”, allo stadio – adesso lo chiamiamo così – c’è parte della vita di chi scrive dietro al baseball. Lì c’è la storia del Nettuno e di Nettuno.

Fino all’epilogo degli ultimi mesi.  Ora i cittadini fanno petizioni e hanno ragione, c’è un gruppo facebook. Adesso le due squadre provano a mettersi d’accordo, cosa che avrebbero dovuto far prima. Ma il sindaco che si vantava dei rapporti con la Fibs, che da ultimo ha organizzato l’All star game, quello che restava male dopo una finale persa, era in altre faccende affaccendato. E con lui componenti di una maggioranza litigiosa su tutto, figuriamoci sul baseball.

Oggi il “campo” chiuso, inutilizzato, con due squadre che vanno a Roma è una ferita per chi scrive, uno schiaffo alla città e la parabola di quella che doveva essere la nuova classe dirigente e ha fallito. Lo dico da “cugino“: povera Nettuno, che brutta fine…

Rifiuti, è ora di pensare ai cittadini che pagano

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Questa mattina ci sarà l’incontro per il passaggio di consegne alla nuova azienda che gestirà l’appalto dei rifiuti. E’ stato un iter lungo e difficile, sul quale forse non è scritta ancora la parola fine – vuoi per l’interdittiva antimafia, vuoi per la composizione della commissione –  ma è bene mettere un punto.

Perché se l’assessore chiede chiarimenti, come fa Patrizio Placidi, e se l’amministrazione sente il bisogno attraverso il sindaco facente funzioni Giorgio Zucchini di rinnovare al dirigente Walter Dell’Accio la piena fiducia, è segno che le tensioni e/o pressioni c’erano e ci sono. Speriamo cessino qui.

Perché ai cittadini, francamente,  chi vince la gara interessa poco. Vorrebbero un servizio efficiente. Vorrebbero, facendo la differenziata, che la bolletta costasse meno. Vorrebbero che gli incivili fossero trovati e perseguiti senza improvvisati sceriffi ma attraverso un programma serio e mirato, con il quale abbattere i costi da migliaia di euro di pulizie “volanti” e difficili da controllare.

Vorrebbero non assistere più allo scempio del mercato del mercoledì, dove gli ambulanti gettano tutto insieme e gli operatori raccolgono. Lì la differenziata non vale? E qualche sanzione, dato che le violazioni sono palesi, quando?

Ecco, smettiamola di pensare a chi ha vinto e come, preoccupiamoci prima dei cittadini. Ai quali, ricordiamolo, la prima rata della Tari è arrivata con due mesi d’anticipo e senza un piano finanziario che speriamo venga sottoposto presto e senza formule magiche all’attenzione della città. Smettiamola di fare dietrologia e cerchiamo di recuperare i soldi cosiddetti “inesigibili” che altrimenti pagheranno i cittadini onesti.

ps: a proposito del dirigente all’ambiente, nessuno ha mai messo in dubbio quell’incarico. Sono state sollevate perplessità sulla dirigenza, senza titoli, di un’area amministrativa per la quale il Comune sta correndo ai ripari

Resettare il Comune, prima di rifare le gare

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Proviamo a ricapitolare. Dopo quella sulle mense, sembrano esserci problemi anche nella formazione della commissione che ha aggiudicato l’appalto dei rifiuti. Si chiede a gran voce di provvedere sulla prima gara, adesso anche sulla seconda. A mettere insieme queste due vicende e tutto il resto che sta accadendo a Palazzo, è forse il caso di rifare il Comune prima delle gare. Di resettare il 3.0 che non è mai stato, avere il coraggio di farsi da parte, ripartire con un minimo di umiltà. Da parte della politica, del segretario, dei dirigenti.

Vediamo: l’Autorità nazionale anti corruzione scrive che la gara per le mense è stata aggiudicata da una commissione formata in modo illegittimo. Grande corsa a interpretare, a capire, a dire che all’Anac sono amici del segretario e quindi hanno dato retta a lui, ma dopo due settimane non si sa come procedere. Nel frattempo l’anno scolastico volge al termine, se si dovesse rifare la gara i tempi sarebbero strettissimi, non è stato firmato il contratto con la ditta vincitrice che intanto non ha preso un euro, nessuno ha mandato i bollettini alle famiglie. Sembra – così ha messo nero su bianco la funzionaria che era stata nominata lì per provare a mettere una “pezza” – che i dati non fossero accessibili. Di questo nessuno si preoccupa. Così come nessuno sembra interessato – rispetto alle mense – al consigliere Marco Maranesi che dice di temere per la sua incolumità e alla dirigente sospesa Angela Santaniello che denuncia di aver subito pressioni durante la gara.

E veniamo ai rifiuti, una gara bandita mentre il servizio – molto oneroso – era già in proroga, la scoperta di un’interdittiva antimafia per una delle ditte comunque ammessa a partecipare, i tempi di assegnazione piuttosto lunghi, la vittoria della Gesam Ecocar ma poi la revoca perché la vicenda interdittiva non è ancora risolta (e conferenza stampa per spiegare che era stato fatto tutto secondo legge, vedi un po’…), quindi l’assegnazione alla Camassa arrivata seconda e l’immediata esecutività del contratto. Con annunci di ricorsi a non finire e tensioni che vedremo fra breve. Anche in questo caso, adesso, sorge il problema della commissione. Quando il consigliere Marco Del Villano, mesi fa, quasi in “risposta” ai chiarimenti che venivano chiesti per le mense, ha posto il quesito sul componente esterno della commissione il segretario gli ha risposto che era tutto a posto. Adesso che il Pd, meglio tardi che mai, soprattutto di fronte a quanto emerge, pone nuovamente la vicenda si scopre che Fabrizio Piemontese non è dipendente della Provincia e quindi lì non poteva stare. No, fermiamoci. Come fa a essere tutto ok mesi fa e sbagliato ora? Se si avesse la bontà di rileggere la determina che nomina la commissione si scoprirebbe che è stato chiesto, come prevede la legge, un nominativo alla Provincia e che questa l’ha fornito. Forse era il caso di andare su internet e scoprire dal profilo Linkedin che l’ingegnere lavora a Capitale Lavoro (società al 100% della Provincia), ma si sarebbe scoperto pure che fa parte di commissioni ovunque. Tutte illegittime? Intanto, mentre novelli amministrativisti interpretano l’accaduto, nessuno si preoccupa del fatto che l’assessore Patrizio Placidi – evidentemente scontento della piega presa dalle cose – ha scritto per chiedere chiarimenti al dirigente che nella gestione deve essere autonomo. Nessuno sembra aver sentito delle accese discussioni, delle pressioni in Comune  verso l’ingegnere Walter Dell’Accio che dirige quel settore. Nessuno si preoccupa di farci sapere quanto pagheremo, del piano finanziario, ma intanto arrivano le richieste di acconto due mesi prima del solito perché il Comune ha le casse vuote. Se ne rendono conto maggioranza e opposizione? E possibile, ripetiamo, che la Corte dei Conti ce l’abbia con noi, l’Anac abbia sbagliato, la Ragioneria dello Stato abbia sollevato dubbi di poco conto?

In tutto questo un po’ di umiltà sembra averla avuta il vice sindaco Giorgio Zucchini che dopo aver lavorato a lungo a un disegno organizzativo impossibile da attuare, con situazioni paradossali e che ha visto nominare un dirigente senza titoli all’area amministrativa pubblica istruzione e servizi sociali, ora vuole tornare sui propri passi.  Bene, ma pare che il sindaco non voglia sentirne. Anche perché con i segretari che vanno scomparendo, secondo la riforma proposta dal governo Renzi, l’ex “alleato” Pompeo Savarino oggi è visto come nemico e Bruschini a lasciarlo super dirigente quando andranno via Tulli e Pusceddu non ci pensa proprio. Nessuno dice che se siamo arrivati qui è per la mancata programmazione in un settore delicatissimo come quello dell’organizzazione. Nessuno dice che si è sfasciata quella messa in piedi da Candido De Angelis perché ogni assessore doveva avere settori da provare a “controllare” , perché la politichetta di amministratori più di condominio che di una città è andata oltre il suo ruolo spesso con la compiacenza di chi in Comune glielo ha permesso.

Ecco, resettare, essere umili, pensare per una volta ai cittadini – che hanno servizi scadenti – e magari decidere di farsi da parte. Perché in un Comune minimamente serio si sa quali sono le procedure di gara e tutti seguono le stesse, ci sono verifiche prima di andare avanti, si firmano i contratti, si emettono le bollette delle mense a prescindere da chi siede negli uffici, i dirigenti hanno il loro ruolo e i politici non intervengono. Nessuno se ne andrà, sicuro, questo stillicidio finché la maggioranza avrà un “collante” che la tiene in piedi, andrà avanti. Poveri noi.