Povera Nettuno, che brutta fine… Lo stadio chiuso è un’emblema

steno

Per quelli della mia generazione era  il “campo“. Andavamo da ragazzini per vedere ancora Laurenzi e Faraone, un lanciatore come Portogallo che solo chi ha qualche anno ricorderà. Crescendo avremmo atteso fuori ai cancelli per un Nettuno-Rimini o Parma. Alessio Chiavetta, il sindaco sfiduciato, ancora non era nato. Né può ricordare – se non per averne sentito parlare – il derby vinto dall’Anzio il 21 luglio del ’79 o il suicidio del Nettuno che da 10 a 0 perse contro il Parma 12 a 10 e si giocò lo spareggio scudetto, lo stesso anno. Tanto meno “Il cittadino” all’angolo della tribuna più vecchia, sempre a incitare la squadra, o “Puci puci” che si piazzava vicino alla panchina avversaria, a due passi dai campi da tennis, con il suo inconfondibile tamburo…

Quel “campo” è diventato, con il passare del tempo, un posto dove raccogliere notizie per le prime collaborazioni con radio e giornali. Faraone era il manager, nasceva la squadra che avrebbe dominato il baseball italiano con Bagialemani, D’Auria,  De Franceschi, Ubani…. C’erano ancora personaggi di assoluto rilievo, da Catanzani a Camusi, fino a Morville. L’abbiamo visto demolire, quell’impianto, dopo l’affidamento chiavi in mano alla Scac che era anche sponsor del Nettuno baseball. Oggi si parlerebbe di chissà quale “scambio“, in realtà per lo sport nettunese per eccellenza si passava su tutto. Votò compatto il consiglio comunale, comunisti compresi, perché si parlava “della” squadra e “dello” sport della città. Mica come oggi che due formazioni senza grandi speranze, in un campionato ridotto ai minimi termini, sono ciascuna “di” una cordata politica piuttosto di un’altra. Abbiamo visto il  Nettuno giocare la finale dell’88 ad Anzio, tornare vittorioso da Rimini due anni dopo con uno scudetto atteso dal ’73, abbiamo visto inaugurare lo stadio per gli Europei del ’91, quando si cominciava a fare sul serio questo lavoro… Che partita la finale vinta con l’Olanda e che spettacolo i mondiali di qualche anno dopo, quindi la finale Usa-Cuba del 2009…

In mezzo l’intitolazione al principe Steno Borghese, del quale noi avevamo solo sentito parlare da padri e nonni, vittorie e sconfitte, sulle tribune con le figlie a vedere il Nettuno guidato da Bagialemani, ancora la sala stampa… In quel “campo”, allo stadio – adesso lo chiamiamo così – c’è parte della vita di chi scrive dietro al baseball. Lì c’è la storia del Nettuno e di Nettuno.

Fino all’epilogo degli ultimi mesi.  Ora i cittadini fanno petizioni e hanno ragione, c’è un gruppo facebook. Adesso le due squadre provano a mettersi d’accordo, cosa che avrebbero dovuto far prima. Ma il sindaco che si vantava dei rapporti con la Fibs, che da ultimo ha organizzato l’All star game, quello che restava male dopo una finale persa, era in altre faccende affaccendato. E con lui componenti di una maggioranza litigiosa su tutto, figuriamoci sul baseball.

Oggi il “campo” chiuso, inutilizzato, con due squadre che vanno a Roma è una ferita per chi scrive, uno schiaffo alla città e la parabola di quella che doveva essere la nuova classe dirigente e ha fallito. Lo dico da “cugino“: povera Nettuno, che brutta fine…

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Un pensiero su “Povera Nettuno, che brutta fine… Lo stadio chiuso è un’emblema

  1. Gianni ha ragione con queste considerazioni che dipingono una realtà che comunque bisogna cambiare e speriamo in meglio con un progetto diverso e che tenga conto solo del baseball e dei ragazzi.

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