Sangue infetto, una petizione internazionale

Una petizione internazionale sullo scandalo del sangue infetto in Italia. La propone Brigitte Knor, cittadina olandese, una delle tante belle persone conosciute grazie al libro inchieste e al documentario che stiamo preparando.

Chi volesse firmarla, può collegarsi a questo link

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Il testo: “Infected blood is a crime against humanity because everyone has blood, and the blood should be clean all over the world. The Italian government must pay out immeditately the people involved by international pressure. There are processes won but the Italian government does nothing!

La traduzione: “Il sangue infetto è un crimine contro l’umanità perché tutti hanno il sangue e il sangue dovrebbe essere pulito in tutto il mondo. Il governo italiano deve pagare in modo impeccabile le persone coinvolte dalla pressione internazionale. Ci sono processi vinti ma il governo italiano non fa nulla!

Il “fertility day” e la testa sotto la sabbia per gli emodanneggiati

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Il 22 settembre è il contestato fertility day voluto dal ministro Beatrice Lorenzin che sta scatenando polemiche e contestazioni condivisibili. Una settimana prima, davanti alla Camera dei deputati, si riuniranno per manifestare la loro condizione di danneggiati prima e beffati poi, i malati di epatite e i sieropositivi vittime di emoderivati o trasfusioni. Tra qualche giorno riprende il processo a Napoli a Duilio Poggiolini e altri.

Uno si domanda: che c’entra? Semplice, si fanno campagne – di dubbio gusto – sulla fertilità in “scadenza“, non ne è mai stata fatta una che è una per dire: “Hai subito una trasfusione? Fai il test per l’epatite“. E’ “killer silente“, preso in tempo e con le cure di oggi si vive molto meglio di quando uno se ne accorge, cosa che spesso avviene anche 30 anni dopo…

Né ci si preoccupa, oggi, di poter curare tutti i malati con il nuovo farmaco – al quale contribuiscono case farmaceutiche o loro derivazioni che realizzarono gli emoderivati che hanno seminato morte e malattie – perché costa troppo. Così è stato deciso che possono averlo solo quelli che sono più di là che di qua, mentre altri rischiano di morire pur in presenza di un medicinale che eradica il virus. Altri fanno viaggi della speranza in India, meno in Egitto.

Di più, si evita di pagare chi è stato danneggiato: facendo i salti mortali con le sentenze, facendo “sparire” i soldi dai capitoli, offrendo la miseria di 100.000 euro per chiudere la partita, non liquidando sentenze passate in giudicato.

Su epatite e aids da trasfusioni o emoderivati, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ministro Lorenzin e i suoi accoliti continuano a mettere la testa sotto la sabbia. O a immaginare palliativi, di fronte ai miliardi di euro dovuti alle vittime e alle sentenze che settimanalmente i tribunali emettono, da nord a sud del Paese, da est a ovest.

Però il “fertility day” sì, con un intento anche teoricamente giusto, ma con una campagna che non si sopporta . Soprattutto, senza averne mai fatta una seria sulla prevenzione dell’epatite C e continuando a pensare che 100.000 euro siano un “adeguato ristoro” per risarcire chi ha avuto vite sconvolte e figli o familiari morti. Nessuna cifra restituirà mai abbastanza, meno che mai l’elemosina proposta dal Ministero che – nei Tribunali – continua a opporsi come può e inutilmente.

A proposito di “fertilty day”, infine, faccio mio questo intervento della collega Angela Iantosca: “Considerazioni a piede libero sulla fertilità…
Non c’è lavoro, siamo precari, firmi contratti sui quali a volte trovi scritto ‘se XY dovesse aspettare un bambino, a tutela della nuova vita, ci riserviamo la possibilità di sospendere il contratto…’, non riesci a programmare neanche una giornata in serenità… Non sai quando sarai pagato… Figuriamoci avendo un figlio… E tutto questo è un dato di fatto.
Ma a me, ciò che ha colpito, addolorandomi, è l’insensibilità dello Stato.
Dall’alto dei loro scranni, delle loro certezze (e non ne faccio una questione economica), non pensano minimamente quanto può far male una frase cosi, quante lacrime forse ieri sono state versate, quante donne si sentono inutili, non complete, scadute già nel segreto dei loro pensieri e ora se lo vedono sbattuto in faccia.
Quante vorrebbero ma non possono… Quante sognano ma non possono…
Quante ci provano ma non possono…
Quante avrebbero voluto e sono qui ora a leggere la lezioncina offerta gratuitamente dallo Stato (almeno è gratis e anche chi non ha lavoro può leggerla e scoprire che sta per scadere!)

 

Noi cronisti, gente curiosa. Così nasce il libro sul sangue

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Tanti mi stanno chiedendo come mai ho deciso di occuparmi, addirittura in un libro, dei casi di sangue infetto. A tutti rispondo che è stata, semplicemente, la curiosità di un giornalista. Siamo gente strana, noi cronisti, spesso “indigesta” – tanto che dal Ministero della Salute si sono ben guardati dal rispondere alle richieste di avere anche la loro versione sui mancati risarcimenti – ma finché saremo curiosi varrà la pena di fare questo mestiere.

Vai, vedi e racconta“, ci dicevano quelli che ci hanno preceduto e questo straordinario mestiere l’avevano nel sangue. E vale sempre se vuoi fare il cronista. A maggior ragione oggi che il motto – più degli editori che vorrebbero ridurre la nostra figura a quella di passacarte  è “copia e incolla“.

Curiosità, allora. Quanta gente è in queste condizioni? Che trafila deve fare per ottenere un risarcimento? E cosa è successo quando ha scoperto la malattia? Come lo ha scoperto? Cosa gli hanno detto? Perché si “nasconde” dietro un decreto legge la transazione della transazione? E’ così che mi sono trovato davanti un mondo. Fatto di tanta dignità ma anche di grande indignazione. Di realtà che supera la fantasia. Di persone alle quale sarebbe bastata, a volte, semplicemente una parola: “Scusa“. Storie vere, vissute nella realtà ma aiutate anche da quanto si sta vedendo con la fiction “1992” con il poliziotto che ha preso l’Aids per gli emoderivati. Nel libro c’è un padre che ha perso due figli per quello che veniva considerato un toccasana.

Non ho pretese scientifiche, tanto meno tecnico-giuridiche. Spero di aver fatto al meglio il mio lavoro.

Ringrazio gli intervistati, anzitutto, senza i quali la ricostruzione delle storie non sarebbe stata possibile né avrebbe avuto senso leggendo semplicemente carte processuali. E ringrazio Francesco Giubilei, il giovane editore che a dispetto delle tante case editrici che si professano “di denuncia” è l’unico ad aver creduto in questa ricostruzione e avermi dato fiducia. Gli altri ringraziamenti sono nel testo che spero vorrete acquistare e leggere.

Concludo con la dedica che apre il lavoro. Non poteva essercene una diversa. “Le bastavano poche righe per capire, mentre lui ripeteva: giudizio. A mamma e papà“.

Tranquilli, ci sono. Ho lavorato per…

Da qualche giorno ho trascurato questo spazio. Voglio tranquillizzare tutti coloro che hanno la pazienza di seguirmi. Ci sono, è che ho concluso il lavoro del quale alcuni già sanno. Un libro sui casi di sangue infetto che uscirà a fine marzo per l’editore Giubilei e Regnani. E’ il mio secondo resoconto giornalistico, il primo “Latina segreta”, è uscito a dicembre 2013 per Historica .

Per adesso su “Sangue sporco” accontentatevi di questa anticipazione: “Un viaggio da nord a sud dell’Italia. Un itinerario tra persone malate, infettate per trasfusioni di sangue o per errori commessi negli ospedali.  Questioni semplicemente liquidate come malasanità, quando in realtà in certi casi si rasenta una specie di accanimento. Come quello del Ministero della salute che normalmente non risponde e quando lo fa prova a negare l’evidenza. Sono migliaia le persone contagiate dall’epatite C e dal virus Hiv, danneggiate prima e beffate poi. Di loro si racconta in questo libro-inchiesta che mette insieme alcuni casi simbolici, ripercorre lo scandalo degli emoderivati, prova a far conoscere un fenomeno che non “fa” notizia. Almeno fino al prossimo decesso“.