Il “fertility day” e la testa sotto la sabbia per gli emodanneggiati

librisangue

Il 22 settembre è il contestato fertility day voluto dal ministro Beatrice Lorenzin che sta scatenando polemiche e contestazioni condivisibili. Una settimana prima, davanti alla Camera dei deputati, si riuniranno per manifestare la loro condizione di danneggiati prima e beffati poi, i malati di epatite e i sieropositivi vittime di emoderivati o trasfusioni. Tra qualche giorno riprende il processo a Napoli a Duilio Poggiolini e altri.

Uno si domanda: che c’entra? Semplice, si fanno campagne – di dubbio gusto – sulla fertilità in “scadenza“, non ne è mai stata fatta una che è una per dire: “Hai subito una trasfusione? Fai il test per l’epatite“. E’ “killer silente“, preso in tempo e con le cure di oggi si vive molto meglio di quando uno se ne accorge, cosa che spesso avviene anche 30 anni dopo…

Né ci si preoccupa, oggi, di poter curare tutti i malati con il nuovo farmaco – al quale contribuiscono case farmaceutiche o loro derivazioni che realizzarono gli emoderivati che hanno seminato morte e malattie – perché costa troppo. Così è stato deciso che possono averlo solo quelli che sono più di là che di qua, mentre altri rischiano di morire pur in presenza di un medicinale che eradica il virus. Altri fanno viaggi della speranza in India, meno in Egitto.

Di più, si evita di pagare chi è stato danneggiato: facendo i salti mortali con le sentenze, facendo “sparire” i soldi dai capitoli, offrendo la miseria di 100.000 euro per chiudere la partita, non liquidando sentenze passate in giudicato.

Su epatite e aids da trasfusioni o emoderivati, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ministro Lorenzin e i suoi accoliti continuano a mettere la testa sotto la sabbia. O a immaginare palliativi, di fronte ai miliardi di euro dovuti alle vittime e alle sentenze che settimanalmente i tribunali emettono, da nord a sud del Paese, da est a ovest.

Però il “fertility day” sì, con un intento anche teoricamente giusto, ma con una campagna che non si sopporta . Soprattutto, senza averne mai fatta una seria sulla prevenzione dell’epatite C e continuando a pensare che 100.000 euro siano un “adeguato ristoro” per risarcire chi ha avuto vite sconvolte e figli o familiari morti. Nessuna cifra restituirà mai abbastanza, meno che mai l’elemosina proposta dal Ministero che – nei Tribunali – continua a opporsi come può e inutilmente.

A proposito di “fertilty day”, infine, faccio mio questo intervento della collega Angela Iantosca: “Considerazioni a piede libero sulla fertilità…
Non c’è lavoro, siamo precari, firmi contratti sui quali a volte trovi scritto ‘se XY dovesse aspettare un bambino, a tutela della nuova vita, ci riserviamo la possibilità di sospendere il contratto…’, non riesci a programmare neanche una giornata in serenità… Non sai quando sarai pagato… Figuriamoci avendo un figlio… E tutto questo è un dato di fatto.
Ma a me, ciò che ha colpito, addolorandomi, è l’insensibilità dello Stato.
Dall’alto dei loro scranni, delle loro certezze (e non ne faccio una questione economica), non pensano minimamente quanto può far male una frase cosi, quante lacrime forse ieri sono state versate, quante donne si sentono inutili, non complete, scadute già nel segreto dei loro pensieri e ora se lo vedono sbattuto in faccia.
Quante vorrebbero ma non possono… Quante sognano ma non possono…
Quante ci provano ma non possono…
Quante avrebbero voluto e sono qui ora a leggere la lezioncina offerta gratuitamente dallo Stato (almeno è gratis e anche chi non ha lavoro può leggerla e scoprire che sta per scadere!)

 

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