Succi, i “giornaletti”, le “belle penne”. L’allergia che ci piace

Umberto Succi

Umberto Succi

Il consigliere comunale Umberto Succi dimentica di essere stato eletto in un’amministrazione 3.0 e sembra vivere fuori dal tempo quando si stupisce degli scambi e delle prese di posizione degli esponenti della politica anziate che ormai arrivano in tempo reale sui siti di informazione e sui social network.

Intervenendo al consiglio comunale di martedì non ha perso occasione – come tanti suoi colleghi hanno fatto in passato – di dire la sua sui “giornaletti” e ha sottolineato come ci sono “tante belle penne“. Mai troppi, caro consigliere, i “giornaletti” e chiunque voglia raccontare questo territorio. Ma Succi oltre a dimenticare il 3.0 deve non sapere come la pensa Luciano Bruschini, il sindaco della sua maggioranza, che fece al Granchio nel 2010 il miglior complimento possibile nel corso della festa per i 18 anni della testata: “Siete stati l’unica opposizione“, mentre l’altro giorno in Consiglio ha ricordato che esiste la libertà di pensiero per la quale lui è pronto a battersi sempre. Poi Bruschini i giornali dice di non leggerli, si arrabbia quando lo fa, ma non li disprezza. Non li chiama “giornaletti” né ironizza sulle “belle penne“. Perché ci sono, caro Succi, consiglieretti, assessoretti e se vuole continuiamo….

I giornalisti, ricordava Joseph Pulitzer – non l’ultimo arrivato – sono gli unici a non avere un committente diverso dal pubblico. E’ per questo che raccontano se un albergo viene chiuso con un’ordinanza che non viene eseguita. Dicono ai cittadini che alcuni consiglieri comunali tengono in “ostaggio” la maggioranza e l’intera assemblea civica aspettando in via Ambrosini senza avvicinarsi troppo a Villa Sarsina e poi riunendosi con il sindaco che altrimenti sarebbe andato a casa. Scrivono di concessioni revocate, ricorsi al Tar, possibili incompatibilità, fatture che dovrebbero arrivare in giunta e vengono bloccate in extremis. Anche qui, possiamo continuare…

Finché i giornalisti  faranno questo raccontando la verità sostanziale dei fatti, rispettando anche continenza e pertinenza, il consigliere Succi e tutti quelli che disprezzano il lavoro che facciamo – più o meno bene – su questo territorio, possono stare tranquilli. Anzi, non saremo mai abbastanza a raccontare. Se poi cresce l’allergia nei nostri confronti, tanto meglio, ci piace. Perché essere “bravi” non è copiare e incollare, non è schierarsi per poter lavorare, ma approfondire, tirar fuori le carte, esporsi. E’ fare il proprio mestiere con onestà intellettuale. Ce ne fossero tanti altri, allora, di “giornaletti” e belle penne, di gente che non è considerata “brava” perché non allineata. Starebbero peggio i politici, molto meglio i cittadini.

La politica che “gioca”, la criminalità, le aste giudiziarie…

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I locali che dovrebbero ospitare il supermercato in centro

Mentre la politica locale sembra tutta presa sulla vicenda del supermercato in centro, vale a dire sull’ennesimo esempio di mancata programmazione di chi ci governa, domani si va in Consiglio comunale su questioni di assoluto rilievo: gli spari all’indirizzo dell’abitazione di Alberto Alessandroni, la situazione dell’ordine e sicurezza pubblica ai minimi termini (da ultimo la rapina alla gioielleria Musilli) e la vicenda del porto. E’ stato necessario che a convocare l’assemblea civica fosse l’opposizione, perché la maggioranza è evidentemente alle prese con una situazione interna a Forza Italia legata al nuovo capogruppo – che sarà a quanto sembra Massimiliano Millaci – e alla delega che andrà da lui a Valentina Salsedo. Salvo sorprese dell’ultima ora. Sullo sfondo il ruolo dell’uno e trino Patrizio Placidi, contemporaneamente assessore, leader della Lista Enea ma anche di Forza Italia. Nel frattempo assistiamo – con conseguenti “copia e incolla” da parte di diverse testate locali – all’ex capogruppo e ormai battitore libero Marco Maranesi che ne ha per tutti, a repliche e controrepliche. La politica di casa nostra è così, “gioca“.

La realtà è che dei problemi reali dei cittadini interesse ben poco. Ci si mandano “messaggi” con i comunicati, si pensa già al dopo Bruschini, si mette da parte tutto ciò che non è “politichese”.

Nessuno che vada, per esempio, a guardarsi un dato sul quale un’amministrazione dovrebbe riflettere e che – a proposito di criminalità – è molto significativo. Sono le aste giudiziarie di beni immobili. I faciloni di casa nostra, quelli che non si presentano a parlare del porto o fanno spallucce per gli spari ad Alessandroni, diranno sicuramente che “è la crisi”. In parte è sicuramente così, ci sono difficoltà nazionali e locali. Per il resto, però, è un campanello d’allarme serio e riguarda chi pensava – a torto – di “svoltare” costruendo palazzi e si è trovato con un pugno di mosche in mano. Sarà un caso che Anzio, in provincia di Roma ed esclusa ovviamente la Capitale, è la località con il maggior numero di immobili all’asta? Sono 178, nella vicina Nettuno 95, in città della stessa grandezza 104 a Pomezia, 111 a Velletri. Nella vicina Ardea sono 125. Se ai 4513 immobili all’asta in provincia di Roma togliamo i 2446 della Capitale arriviamo a 2067 e solo quelli disponibili ad Anzio rappresentano quasi il 9% di questo patrimonio fuori dalla Città eterna. Non è poco e non può essere solo la crisi.

Il rischio – e un’amministrazione accorta si dovrebbe porre il problema, sollecitando le forze dell’ordine a monitorare il fenomeno – sono a questo punto gli investimenti facili. E’ noto che uno dei sistemi per riciclare denaro da parte della criminalità è quello di intervenire alle aste giudiziarie. E’ risaputo che molti Prefetti sollecitano i sindaci, prime “sentinelle” sul territorio, a tenere d’occhio operazioni sospette. Magari di questa vicenda delle aste si accorgerà anche la commissione sicurezza che muove i primi passi, ma finora è stata altro motivo di comunicati e scambi di pareri a distanza, senza ancora aver avviato alcuna attività.

Comune, conti in rosso e tante cose da spiegare. Serve chiarezza

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Stavolta speriamo che la maggioranza si presenti in Consiglio e che martedì si svolga un confronto pacato e tranquillo su questioni fondamentali per la città. Perché il tempo di mettere la testa sotto la sabbia è finito ed è ora di dare risposte. Quelle già attese sul porto – con la Capo d’Anzio che ha un piano industriale da portare avanti e il sindaco, rappresentante del 61% delle quote pubbliche che ha in mente altro – quelle che hanno superato la vicenda dell’approdo (per il quale è tutto fermo) perché hanno riguardato gli spari all’assessore Alberto Alessandroni. All’ordine del giorno, su richiesta dell’opposizione, c’è l’ordine pubblico che è ormai una vera emergenza. Dicevamo tempo fa che è inutile minimizzare, la rapina dell’altra sera alla gioielleria Musilli è solo l’ennesimo episodio del genere e ormai la sicurezza percepita dai cittadini è ai minimi termini. Così come, solidarietà a parte, è bene comprendere cosa sia successo ad Alessandroni. Fare spallucce non serve a nessuno. Speriamo di capire, poi, cosa succede intorno ai locali di viale Paolini dove è data per imminente l’apertura di un supermercato. Tra la smentita dell’assessore Bianchi che in realtà smentisce poco, l’allarme dei commercianti, un assessore come Placidi che interviene in un campo non suo – ma è noto che da imprenditore ha interessi nei settori più svariati – e persino il presidente della Capo d’Anzio che trova il modo di intervenire, qualcuno ci spiega qual è la situazione?

Magari sapremo, finalmente, anche com’è stata gestita l’intera vicenda ispettori ambientali e se il Comune avrà ricavato o meno qualcosa. Andrea Mingiacchi ha annunciato su facebook la presentazione di un’interrogazione.

Infine una cosa che è indispensabile, perché possiamo fare tutto il “teatrino” politico che vogliamo ma la questione fondamentale è un’altra: come sono messe le casse del Comune? Prima di partire per una vacanza il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, ha scritto agli amministratori dicendo che siamo a febbraio e il Comune è già in anticipazione con la banca. I prossimi soldi entreranno a giugno con l’Imu. E’ noto – fra l’altro – che la tassa sui rifiuti la pagano poco più della metà dei cittadini, su mense e trasporto il cambio negli uffici e qualche dato che sembra mancasse non fanno ancora emettere le bollette, gli arretrati sono affidati a una “eterna” caccia agli elusori ed evasori. Risultato? Non c’è un euro. Sarà bene che il sindaco ci dica se siamo o meno sull’orlo del dissesto. Mai come in questo periodo la città ha bisogno di chiarezza assoluta. Su tutto.

La Politica assente, così i dirigenti diventano protagonisti

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Chi sarà il segretario generale del Comune di Sorrento o di quello di Viareggio? Di Albenga o Porto Sant’Elpidio? Chissà se hanno la stessa notorietà di Pompeo Savarino, assurto a protagonista assoluto ad Anzio anche per il ruolo che ricopre come responsabile dell’anti corruzione. E chi saranno, invece, i dirigenti dell’area pubblica istruzione, cultura e servizi sociali o quelli della polizia locale? Anche in quei Comuni costieri si saranno resi protagonisti assoluti?

Forse. Lo ignoriamo, ma di norma un segretario comunale o un dirigente pubblico sono eccellenti burocrati che svolgono silenziosamente il loro ruolo. Ad Anzio no, perché nell’andazzo preso dall’amministrazione guidata da Luciano Bruschini e nelle scelte che il sindaco ha fatto individuando due nuovi dirigenti e facendoli transitare nei ruoli del Comune definitivamente per sua decisione e non per concorso, si è istituzionalizzato un sistema. Quello che ha visto i politici venir progressivamente meno al loro ruolo, anzi a utilizzarlo per “ingraziarsi” i dirigenti che poi – fosse per un programma informatico o un’azienda piuttosto che un’altra per svolgere dei lavori, per dare o negare documenti a consiglieri comunali – hanno avuto mani libere. Se il decreto legislativo 267 del 2000 fosse rispettato alla lettera alla politica spetterebbe la programmazione, alla dirigenza mettere in pratica gli indirizzi ricevuti. Senza essere primattori. Qui di programmazione non c’è traccia e le indicazioni – troppo spesso – hanno riguardato un contributo a un’associazione per il corso di tennis già svolto o una cooperativa da prorogare per la pulizia delle spiagge, associazioni da scegliere per trovare ispettori ambientali o uno spettacolo da pagare prima di altri. Di più, c’è chi si è affrettato a mettere mano all’organizzazione mischiando le carte e realizzando una “quarta area” più per sistemare qualche amico degli amici che per una reale necessità dell’ente.

A questo siamo ridotti e in un sistema del genere – con la Politica, sì la p è volutamente maiuscola, grande assente – i dirigenti sono diventati protagonisti. E’ così anche altrove? Probabilmente no. A questo si aggiunga la vicenda anti corruzione che ha dato – piaccia o meno – un ruolo di non poco conto al segretario. L’ho scritto in passato: se era bravo prima, quando il sindaco lo confermava, non può essere un “nemico” adesso. Si può discutere delle sue capacità organizzative, ma se scrive all’anti corruzione e si confronta con il prefetto non fa altro che il suo mestiere. E se la politica funzionasse, dando indicazioni certe, il segretario sarebbe un semplice notaio… Non è così e basta pensare – ad esempio – proprio alla riorganizzazione: delibera immediatamente esecutiva ma mai attuata.

E le vicende di Angela Santaniello e Bartolomeo Schioppa? Hanno dato vita a due contenziosi di non poco conto che peseranno, comunque vadano a finire, sulla futura attività del Comune. Rivendicano loro diritti, ci mancherebbe, ma forse tutto ciò si poteva evitare se la Politica avesse funzionato a dovere. Invece la Santaniello è condannata in primo grado – secondo l’accusa che ha retto in Tribunale – per aver piegato la volontà degli uffici a quella di un assessore. E Schioppa, scelto conoscendo che ove fosse stato c’era stato un problema, è in organico ma di fatto scalda una sedia perché nel frattempo per vicende di Ravenna ha una condanna definitiva per corruzione.

Magari avranno problemi anche a Sorrento o Viareggio, Albenga o Porto Sant’Elpidio, chissà. Certo la “Bassanini” prima e il decreto legislativo 267/2000 tutto dicono tranne ciò che viviamo ad Anzio. Per questo c’è da rimpiangere chi – a prescindere da chi fosse al governo della città – faceva semplicemente il suo dovere e chi, governando la città, dava un indirizzo di programmazione e sviluppo e si preoccupava di farlo rispettare.

La scuola a Ivana Gregoretti, un bel gesto e gli errori dovuti alla fretta

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Erano diventate famose le “mamme di via Jenne”. Nella redazione del Granchio, alla fine, ci ridevamo su. Perché loro non mollavano e Ivana Gregoretti, allora assessore alla pubblica istruzione, faceva di tutto pur di risolvere la situazione. A via Jenne e negli altri plessi scolastici del territorio. Intitolare quella scuola alla compianta insegnante (prima che assessore) educatrice (prima che impegnata in politica) ma soprattutto persona per bene come se ne ricordano poche, era un atto dovuto. Un impegno che il sindaco Luciano Bruschini ha mantenuto.

La memoria corre ai diversi aneddoti che hanno riguardato chi scrive e Ivana, fino alla telefonata che mai si vorrebbe ricevere: l’incidente, forse è… la tragica conferma.

Oggi è importante ricordare quello che ha fatto Ivana, anzi come ha sottolineato l’ex sindaco Candido De Angelis se oggi si arriva a intitolare una scuola a chi ha svolto attività amministrativa sul territorio è perché esiste un altro modo di fare politica.

Sarà bene che ai bambini di via Jenne, ogni anno, all’inizio della scuola, si spieghi perché il plesso ha quel nome e chi era Ivana Gregoretti.

Quello che dispiace, ma che comunque non inficia la scelta del Comune di intitolare la scuola, è che per un giorno di commozione e festa,  i lavori di “facciata” siano stati fatti all’ultimo minuto. E solo, appunto, nella parte anteriore della scuola, mentre i genitori si lamentano di condizioni difficili comuni – a dire il vero – anche ad altri plessi. Sarà stata la fretta, la stessa che sulla pagina facebook del sindaco fa scrivere Iva anziché Ivana (poi corretto). O il modo di agire di questa amministrazione, da “ultimo minuto”. Fu così anche per Roger Waters: dipinta solo la parte visibile dell’inferriata delle scuole di via Ambrosini, un anno dopo quelle arrugginite stanno ancora lì e peggiorano giorno per giorno.

Gli ispettori ambientali “detective”, le ronde, la città senza regole

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Sembra un blitz vero e proprio. Parcheggiano l’auto piena di adesivi che già “certifica” il loro avere a che fare con il Comune. Scendono in divisa, tesserino e paletta (quella a dire il vero sembra giocattolo) e chiedono informazioni. Ci sono ancora – anche a estate finita – e sono più “agguerriti” che mai gli ispettori ambientali. Peccato che vadano dai cittadini a chieder loro di fare da delatori. Già, proprio così. Di chi sarà mai quel terreno incolto da anni, diventato improvvisamente un lotto sul quale i novelli investigatori stanno indagando? Chissà… Scendono dall’auto e mostrano il tesserino perché vogliono saperlo.

Poi rifletti un attimo e dici: ma come, voi siete una specie di “sceriffi” del Comune e non sapete di chi è un terreno? Volete davvero dirci che in Comune nessuno sa chi è il proprietario? No, diteci che siamo su Scherzi a parte, dai…

Purtroppo è tutto vero e i volontari a 10 euro di rimborso al giorno ovvero ispettori e/o aspiranti sceriffi, continuano la loro attività di “detective“. Con tanto di dubbio riconoscimento della qualifica di agente di polizia giudiziaria. Il tutto senza alcun bando da parte del Comune per cercarli, né conoscenza dei criteri con i quali sono stati scelti, né avere – a oggi – un consuntivo di cosa hanno prodotto e quali attività stanno ancora svolgendo. Ad esempio, la pulizia della città se ne è giovata? Sembra proprio di no. A controllarli resta sempre un dipendente del Comune che è, al tempo stesso, controllato in quanto punto di riferimento delle associazioni che hanno “fornito” ispettori. Chissà che in quella che molti identificano come una battaglia per ripristinare la legalità, il segretario generale si accorga anche di questo.

Intanto possiamo dormire tutti sonni più tranquilli. Dal 13 dicembre arrivano le “ronde” volute da Fratelli d’Italia. Speriamo bene, perché i rischi che si corrono sono diversi. Per chi sarà in strada e per i cittadini. Prendiamo l’iniziativa come una provocazione, un segnale – se ce ne fosse il bisogno – che la sicurezza è ben poca come dimostrano anche recentissimi fatti di cronaca. Ma attenzione, non aggiungiamo agli “sceriffi” dell’ambiente quelli che fanno i paladini della sicurezza. Perché rischia di finire male il primo ubriaco – peggio se immigrato – che si aggira dalle parti delle “ronde” e magari fa una battuta fuori posto.

La realtà è che in questa città senza regole chi si alza prima, come recita il vecchio adagio, si veste. La questione sicurezza dovrebbe essere oggetto di un sereno, serio e costruttivo confronto istituzionale. Di un investimento, importante, su telecamere che invece non funzionano o lo fanno a singhiozzo. Di un coinvolgimento – se non erro era nel programma di Bernardone sindaco – delle agenzie di guardie giurate. Comunque servirebbero dei criteri che, al solito, qui non ci sono. Il motivo? Semplicissimo:  con una commissione rabberciata e qualche ispettore ambientale – con tutto il rispetto per i componenti – il Comune pensa di aver risolto il problema.

Francescana, finalmente si prende coscienza. Ma quante responsabilità…

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Fa piacere che finalmente ci si renda conto della Francescana. E’ servito arrivare a un’ordinanza di chiusura per svegliare più di qualche coscienza. Quella degli uffici comunali, anzitutto, che si sono accorti – dopo molte lettere alla Asl nelle quali si affermava che “nulla osta” allo svolgimento delle attività – che era necessario chiudere. La stessa dirigente che quando era assessore Italo Colarieti sollecitava la Asl dicendo che si poteva andare avanti, ha poi ordinato la chiusura della struttura. Ma non è questo il punto.

I problemi sorgono prima. Quando nessuno si è preoccupato – era sindaco Candido De Angelis – di difendersi dall’usucapione avviato dalla Provincia romana dei frati minori conventuali nei confronti del Comune. Andava detto che l’opera assolutamente lungimirante di padre Vincenzo Vendetti era stata realizzata su terreni gravati da uso civico e anche grazie al contributo delle casse comunali (30 milioni di lire l’anno dal ’69 al ’74) oltre che dei cittadini che nelle buste fatte circolare in parrocchia e casa per casa mettevano ciò che potevano.

I problemi sorgono quando nessuno è intervenuto di fronte al “passaggio” dalla gestione delle suore a quella imprenditoriale – era sindaco Luciano Bruschini, suo fratello era il gestore in pectore ma poi intervenne la Fondazione Omnia prima della Upf medical center – e le dipendenti venivano messe alla porta.

Non ricordiamo commissioni o richieste di chiarimento sul ruolo che lì dentro ha svolto fino alla vigilia dell’arresto l’ex assessore Colarieti. La legge regionale 41 esisteva già e se l’incompatibilità formalmente non era contestabile – ed è da dimostrare – c’era l’opportunità politica di non essere controllore e controllato. Com’è avvenuto, nel silenzio della città e dei suoi esponenti politici. Con il sindaco che faceva spallucce e l’opposizione che stava a guardare. Quante responsabilità su questa vicenda…

Non è un caso se la vicenda Francescana rientra negli atti del processo a Colarieti, condannato in primo grado con la dirigente Angela Santaniello e il presidente della cooperativa Raimbow che otteneva le proroghe in Comune ma poi con lo stesso personale – ma sotto forma di Onlus – lavorava nella casa di riposo.

Tutto scritto a più riprese sul Granchio e qui, documentato. Così come a più riprese ha scritto Controcorrentenotizie rispetto a documenti sui quali gli investigatori avrebbero sorvolato e a rapporti diciamo commerciali da chiarire.

Ma ora che c’è l’ordinanza  si corre. Giusto, ci sono gli anziani da salvaguardare e c’è una struttura che è un pezzo di storia della città. Lo era anche prima, però, peccato che in molti l’abbiano dimenticato. Persino chi ha firmato l’ordinanza senza notificarla al sindaco.

Adesso l’occasione, forse, è un’altra: parlare di Francescana ma riflettere su quanti sono gli anziani “fragili” nelle case di riposo di Anzio, in che condizioni sono le strutture, cosa fa il Comune, se dovremo assistere ad altri tentativi maldestri tipo la “trasformazione” dell’hotel Succi, quale politica attiva intende portare avanti l’assessore Cafà. Prima della prossima emergenza, per favore.

Volontari a pagamento, dopo gli ispettori anche i carabinieri

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Il concetto rimane sempre lo stesso: solo ringraziamenti a chi si prodiga per gli altri. Detto questo, la lista dei volontari “a pagamento” – contraddizione in termini – si allunga. Nuove liquidazioni alle associazioni di protezione civile o simili che hanno svolto, attraverso loro personale, il ruolo di “ispettori ambientali” dei quali ancora ignoriamo criteri di scelta e soprattutto risultati. Somme che vengono chieste e liquidate – ma materialmente i pagamenti attendono ancora di essere effettuati perché non sono stati emessi mandati – a tempo di record. D’altro canto con un punto di riferimento delle stesse associazioni che siede direttamente in Comune ed è chiamato al ruolo di controllore e controllato è difficile avere tempi lunghi.

Agli “ispettori” – ma c’è un’intera associazione dimissionaria –  si aggiungono, adesso, i volontari dell’Associazione nazionale carabinieri. Non è una novità. Ormai da anni appartenenti all’Arma ormai in congedo si prestano all’ingresso e all’uscita delle scuole medie per cercare di prevenire fenomeni di bullismo. Un servizio che “ha prodotto una notevole diminuzione degli atti vandalici e di bullismo”. Bene, qualcosa che funziona e che forse merita pure i 12.600 euro destinati all’associazione. Si tratta di 1.400 euro al mese per due ore al giorno con cinque operatori. Un rimborso spese, vero, ma resta il problema di cosa intenda, il nostro Comune, per volontariato. Ah, sarebbe bello sapere anche se esiste o meno un registro e quali criteri si usano per assegnare a questa o quell’associazione dei servizi a pagamento.

Il mistero delle chiavi, i problemi dimenticati. Togliere il disturbo

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Aveva dato subito una versione diversa dei fatti, oggi l’assessore Laura Nolfi torna sulla vicenda della porta chiusa a chiave per la funzionaria appena nominata al posto della dirigente sospesa e ribadisce le sue posizioni con un comunicato ufficiale. Lo fa citando il verbale della polizia locale. Al solito le verità sono tante quanti coloro che credono di possederla, Luigi Pirandello perdonerà la citazione. Per questo è il caso che quel verbale – a questo punto – venga reso noto. Così vedremo pure se c’era o meno qualcosa da “nascondere”. Perché è facile dire che la stampa dà notizie non vere. Scontato quasi. Allora si renda noto il verbale e non se ne parli più. Su una cosa, comunque, l’assessore Nolfi ha pienamente ragione: i cittadini non meritano questo momento difficile.

E’ che la litigiosa maggioranza di Luciano Bruschini sembra dimenticare i problemi, finge di ignorare che mentre la tassa sui rifiuti porterà a un ulteriore aumento a Zodiaco si deve spargere l’immondizia per strada per avere un intervento. L’assessore Placidi – stranamente silente da un po’ di tempo a questa parte – deve aver cambiato residenza per non rendersi conto dei cumuli di immondizia a ogni angolo e delle pietose condizioni dei cassonetti rimasti nel centro cittadino

E’ chiaro che molto dipende dall’inciviltà di chi getta i rifiuti, ma la situazione è palesemente fuori controllo. Così come lo sono la vicenda porto piuttosto che i rapporti con la dirigenza, le questioni interne alla maggioranza che ha perso ormai il suo “collante” e un programma mai attuato.

E’ vero, i cittadini non meritano quanto sta accadendo. E’ il caso che anziché ritrovare lo spirito unitario che ha fatto vincere le elezioni per poi arrivare a questo punto, la maggioranza tolga il disturbo.

Il sindaco finalmente interviene. In politichese

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Diciamo la verità, non potevamo aspettarci qualcosa di diverso. Il ’92 è lontano e quel Luciano Bruschini – come quel modo di fare politica – non esiste più. Figuriamoci la dignità di quella politica. Allora, tra l’altro, se ti dimettevi era sempre il consiglio comunale a eleggere sindaco e giunta e potevi in qualche modo influire. Come fece Bruschini. Adesso no, se ti dimetti vai a casa. Così per giorni si è lavorato al testo e ieri, finalmente, il sindaco è tornato a parlare. Addirittura con due comunicati. Il primo sulla situazione politica, il secondo sulla condanna della dirigente Angela Santaniello.

Un passo alla volta. Nel primo comunicato Bruschini prova a mettere insieme quel che resta di una maggioranza litigiosa, parte della quale ha preso ormai la strada della Procura della Repubblica. Da “padre Luciano” – come da sempre lo definisce Candido De Angelis – dà fiducia ad assessori e delegati, ribadisce l’importanza del ruolo di tutti, richiama alla collaborazione, trova persino il modo di ringraziare i dirigenti dimenticando che un paio di mesi fa voleva mandare i Carabinieri a controllarli perché negli uffici nessuno lavorava. Ma sì, il mare è una tavola… E’ un documento anni ’80-’90, scritto in politichese, partorito dopo giorni di strategie tra il sindaco e Giorgio Zucchini, perché no l’eterno Borrelli.

E ci pensassero Maranesi, Millaci, Piccolo e l’altro Luciano Bruschini adesso a far vedere se la crisi è una cosa seria o meno. Perché alla loro richiesta di “resettare” la macchina il sindaco ha risposto picche. La loro presa di posizione è reale e per il bene della città alle prese con tutto ciò che sappiamo o basterà – come si vocifera, ma loro smentiscono – sistemare la pratica relativa agli spettacoli estivi organizzati dai due delegati per rimettere le cose a posto?

Si affronteranno i problemi, il rischio dietro l’angolo di una commissione d’accesso, e tutto ciò che andiamo denunciando da tempo o si andrà avanti alla “volemose bene“?. Lo vedremo.

Intanto l’opposizione ragiona – con calma -sul da farsi. Una mozione di sfiducia è rischiosa perché prima della convocazione del consiglio passano venti giorni e Bruschini ha tutte le capacità di ricucire e persuadere, ad Anzio e a Roma. Nel centro-destra  e nel Pd. Però ci sono vicende che possono andare oltre i comunicati di circostanza. Tipo portare alla luce – a titolo di esempio – l’ormai evidente incompatibilità di Umberto Succi a fare il consigliere comunale almeno finché non rispetterà l’ordinanza di chiusura del suo hotel. Formalmente non suo, anzi, ma di fatto sì. Vicenda alla quale si lega la recente visita – pare non di cortesia – dell’ex assessore Colarieti in Comune. Oppure chiedere conto delle proroghe per la gara dei rifiuti. O dire al sindaco che ormai neanche della sua parola d’onore ci si può fidare se non ha proceduto – come si è solennemente impegnato a fare – a riprendersi le quote della “Capo d’Anzio” entro ottobre. Di argomenti ce ne sono molti, se solo l’opposizione volesse tirarli fuori non con i comunicati stampa – comunque arrivati ma con estrema calma – bensì con azioni forti in consiglio comunale e nelle piazze. Perché a questi livelli – chi segue le vicende di Anzio lo sa – non siamo mai arrivati.

Una considerazione, infine, sulla umana vicinanza nei confronti della Santaniello. Giova ricordare al sindaco che per quella vicenda tutto ruota intorno a un assessore che lui e non altri ha messo in quel posto, lasciandocelo da incompatibile per la vicenda Francescana che guarda caso è centrale nel processo. Procedimento nel quale è emersa una verità giudiziaria di primo grado che ha riguardato anche un ragazzo che paga il fatto che per lavorare ha accettato le imposizioni del sistema. A Colarieti e De Berardinis, Bruschini non pensa. E dispiace. Perché noi siamo più garantisti di lui e forse l’umana vicinanza – se proprio si voleva dare – andava espressa in modo più ampio.