Cena dello chef, la serata che fa del bene e batte i pregiudizi

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Gli chef nel “backstage”

E’ andata in scena mercoledì sera la sesta edizione della “Cena dello chef“, iniziativa del Rotary club “Golfo d’Anzio” in collaborazione con quello di Roma sud. Un appuntamento ormai consueto, come ha ricordato il presidente Alfredo Cugini, realizzato d’intesa con alcuni ristoratori locali (Romolo al Porto, Alceste, Grecale, Turcotto, Satricum, Nuova Fattoria, il Folle) e aziende del territorio, dove ogni commensale paga un biglietto per progetti di beneficenza. Fino allo scorso anno c’era uno chef “stellato” a dare ulteriore lustro alla serata, quest’anno l’infaticabile organizzatrice Maria Letizia Mingiacchi ha deciso di puntare sui rappresentanti locali. E ha fatto bene. Certo, un Antonello Colonna o un Niko Romito sono il “nome”, altrettanto Filippo Lamantia o Gennaro Esposito, ma nelle “slide” che sono andate a corredo della serata nel salone dell’hotel “Lido Garda” – Giovanni Garzia non si tira mai indietro quando è chiamato in causa – è stato giustamente sottolineato un aspetto importante: i ristoratori di Anzio e Nettuno che si mettono a disposizione, gratuitamente, e che fanno “squadra“. Ha ragione Walter Regolanti a sottolineare come servirebbe maggiore mediatica attenzione per un evento simile.

E’ il segno evidente di come si possano superare, in nome della solidarietà, le “rivalità” quotidiane. E’ uno dei pregiudizi che viene meno, quello di pensare che attività del genere non siano in grado di collaborare tra loro. Invece sembra che lo abbiano sempre fatto e grazie all’apporto dei ristoratori locali – oltre che dei partecipanti alla serata – quest’anno ci saranno corsi per la disostruzione delle vie aeree nei bambini e – a Roma – uno sportello di sostegno psicologico multilingua.

Sono i “service” individuati dal Rotary per l’edizione 2015. Nel corso degli anni sono stati sostenuti – arrivando con questa edizione a una raccolta di circa 100.000 euro – progetti locali e non. Tutti di assoluta importanza. Ecco il secondo pregiudizio battuto: siamo abituati, a torto, a pensare al Rotary come a un club di persone con la puzza sotto al naso. Una cerchia ristretta, chiusa, solo per amici degli amici. La “Cena dello chef” dimostra l’esatto contrario, coinvolgendo persone di ogni genere e – diciamolo – con più gente di Anzio e Nettuno ogni anno che passa. E’ un modo per raggiungere l’obiettivo ma anche per far conoscere il Rotary stesso. Che, alla fine, può piacere o meno, però le cose le realizza.

Infine un doveroso cenno all’istituto alberghiero “Marco Gavio Apicio“, ai ragazzi che l’altra sera si sono cimentati fra accoglienza, tavoli e cucina, ai loro docenti, alla dirigente scolastica Antonella Mosca. E’ una scuola di eccellenza per il territorio e per la serata non ha mai fatto mancare il suo apporto fondamentale. Altro esempio di perfetta sinergia.

Appuntamento al 2016!

Porto e ormeggiatori, inutile giocare a scacchi. Va trovata un’intesa

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La Capo d’Anzio ha fatto la sua offerta, anche dopo aver ricevuto dalle cooperative di ormeggiatori una diffida a procedere. Si sta giocando, sull’ultima intesa che manca per passare alla gestione della società, una specie di partita a scacchi. La Capo d’Anzio ha la concessione, gli ormeggiatori brandiscono un accordo che prevedeva un altro porto per lasciare il loro posto; la società vuole entrare in possesso di aree che non può cedere in sub concessione, chi sta lì da una vita prova a difendere i suoi diritti. Soprattutto da un socio privato che – ormai è palese – fa il bello e il cattivo tempo con la Capo d’Anzio. Nel totale silenzio di chi rappresenta noi cittadini, titolari del 61% delle quote, il sindaco Luciano Bruschini.

Il quale ha fatto di necessità virtù: il Comune non ha uomini né mezzi, Marconi sì, allora faccia tutto lui e poi si vedrà. Un sindaco che continua a parlare di bando pubblico mentre la società nella quale ha la maggioranza segue tutt’altra strada. Un percorso che prevede, come primo step, quello di gestire l’attuale situazione. E’ l’unico modo, fra l’altro, per salvare la Capo d’Anzio dal fallimento. In questo c’è la vicenda ormeggiatori. Avranno tutti i torni, avranno fatto per anni cose non consentite – lavori dei cantieri, mentre qualche cantiere ormeggiava scafi, è stata sempre una sorta di terra di nessuno – però ci sono. Il muro contro muro non serve a nessuno. Al posto delle due cooperative, allora, si dovrebbero pretendere garanzie chiare: sulla continuità del lavoro, sul futuro qualora alla Capo d’Anzio le cose andassero male, sul rientro in possesso della concessione se dovessero andare peggio. Ecco, va trovata un’intesa ragionevole e che garantisca gli ormeggiatori come oggi sono garantiti – e per 50 anni – tutti gli altri concessionari attuali.

Un’amara constatazione, alla fine: avremo, almeno nelle prime due fasi, un porto semplicemente sistemato. Se i soci delle due cooperative, negli anni, avessero programmato degli interventi, il porto era già fatto. Ma siamo ad Anzio e lo stato di cose che si è trascinato finora alla fine ha fatto comodo a tutti. “Tanto – era l’adagio comune – il porto non si farà mai”. Non avremo mai il raddoppio, probabilmente (a meno che davvero Bruschini tiri fuori il finanziatore del quale parla con pochi eletti anziché con i cittadini proprietari del 61% delle quote) ma oggi la concessione, piaccia o meno, è della Capo d’Anzio. E dobbiamo fare in modo che il controllo pubblico resti.

I presepi non pagati e il criterio “secondo me”…

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Il casuale incontro di questa mattina con l’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi ha consentito di chiarire un paio di cose. La prima: la determina sui presepi in piazza c’è, impegna 2.000 euro, ma non saranno pagati perché l’artigiano non è venuto. Presto, così ha detto l’assessore, sarà revocata. Anzi, ha sottolineato che uno prima di scrivere potrebbe pure informarsi. Della serie, ormai, che non bastano nemmeno gli atti pubblici secondo chi ci governa.

E’ seguita la solita e scontata lamentela sui giornalisti disattenti o votati al sensazionalismo – ma il timore è che sia l’assessore a seguire poco certi argomenti, questione di punti di vista – e la notizia relativa ai criteri sulla base dei quali si sceglie questa o quella iniziativa o manifestazione. “Secondo me l’artigiano che fa i presepi in piazza è una bella cosa“. Anche qui, questione di gusti.

Ah, Bianchi ha fatto notare che il suo assessorato per anni ha speso “zero” e quindi il criterio è anche quello di “fare qualcosa rispetto a niente“. Buono a sapersi.

Ps: già che ci siamo – visto che oggi non era il caso di approfondire – notizie del Centro commerciale naturale?

Lo sbarco, i tedeschi, altre storie. Continuo a non capire….

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Mi chiedevo ieri mattina, girando per il centro di Anzio, se il 22 gennaio del 1944 ci fossero in giro tutti quei tedeschi, per giunta sorridenti e attorniati di belle ragazze. Chiedo conforto a chi, di storia, capisce più di me. Così magari ci spiega se quando gli alleati sono sbarcati hanno trovato ad attenderli lì, sulla spiaggia, i tedeschi stessi dentro a delle trincee. Qui più che di storia serve un esperto di tattiche militari, per quel poco che ne so difficilmente si risponderebbe a uno sbarco con la fanteria, ma anche in questo caso chiedo conforto. Lo faccio perché ci venivano proposti “momenti di 71 anni orsono” con i volantini diffusi in città.

Perché continuo a non capire più di qualcosa rispetto alle rievocazioni che ci vengono proposte e alle manifestazioni che sono – a mio modestissimo avviso – ogni anno un’occasione mancata. Per fare di uno dei momenti più terribili della storia della seconda guerra mondiale un momento di riflessione che guardi – per davvero – alla costruzione della pace. Qui due Comuni non si mettono d’accordo per fare normali cerimonie, figuriamoci manifestazioni internazionali sull’evento. Qui ogni associazione ha il “suo” momento nel programma e sappiamo bene che si guarda diciamo di traverso con l’altra. Sabato pomeriggio a Villa Sarsina, per esempio, ci siamo dovuti accontentare di narratori improvvisati e di collage di foto senza alcuna spiegazione, tra l’altro in assenza di rappresentanti del Comune a dare una presenza istituzionale. Qui nessuno ha chiesto all’addetto dell’ambasciata Usa che lo scorso anno lanciò in pompa magna l’X Ray beach a Nettuno che fine avesse fatto quest’anno. Se persino personaggi che hanno un importante ruolo usano lo sbarco per mettersi in mostra non siamo certo sulla buona strada.

Per questo se sbarco di pace non è solo uno slogan (apprezzabile il gesto del Comune di Anzio per la Francia e la frase di Voltaire), sarebbe il caso di investire i pochi  soldi che ci sono per un evento che metta realmente al centro la pace. Per costruire, con i ragazzi delle scuole, quanto è accaduto e farne un progetto di portata europea. Collegandosi alla Normandia – dove a giugno vedremo cosa faranno per i 70 anni dallo sbarco – ma anche alla Sicilia e a Salerno dove pure sono sbarcati gli alleati. Creando un ponte con le città dove la gente di Anzio e Nettuno è stata sfollata, in Calabria. Riprendendo le pagine di Padre Leone Turco e del suo diario per far capire ai ragazzi che non hanno avuto la fortuna di sentire i racconti di nonni e padri cosa sono stati quei giorni. Una nostra giornata della memoria e della pace, in un Mediterraneo ancora oggi teatro di morte, che si trasforma in un percorso da vivere tutto l’anno. Questo – resta una mia modesta opinione – sarebbe un segno di svolta.

Qualche tedesco in meno, tanto non c’erano (vero intenditori?) e più idee innovative rispetto a ciò che si rischia di trasformare da evento storico a carnevalata.

Ormeggiatori e non solo. Le risposte della Capo d’Anzio, i silenzi del sindaco

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Speriamo che questa volta la posta elettronica certificata sia arrivata a destinazione e venga aperta per tempo. Comunque il 30 gennaio alle 11 i rappresentanti delle cooperative di ormeggiatori sono nuovamente convocati per cercare – una volta per tutte – la soluzione all’interno della gestione del porto affidata alla Capo d’Anzio unica concessionaria.

Società che non ha perso tempo e questa mattina, perfino con il socio privato Renato Marconi in prima fila (quale onore… ) è andata ad apporre i cartelli relativi alla presa di possesso delle aree. Cartelli che stasera sono misteriosamente spariti, con le fascette tagliate. Non è questo il clima adatto, lo diciamo subito, e se qualche forza dell’ordine legge queste righe – a cominciare dalla Capitaneria di Porto – sarà bene avere massima vigilanza. Ma al di là della vicenda ormeggiatori si nota, non è mai troppo tardi, una certa propensione della “Capo d’Anzio” a far sapere quello che fa. Addirittura con un uso dei social network insolito, altro che il Comune 3.0 che ci aveva promesso il sindaco Luciano Bruschini e che resta – dal punto di vista informatico – 0.3 nonostante le spese esorbitanti che si affrontano.

Torniamo al punto: la Capo d’Anzio risponde al Pd  e alla cittadina “5 Stelle” Rita Pollastrini. Il partito aveva posto tre questioni dopo la conferenza di sabato scorso, la Pollastrini una vicenda concreta sulla Capo d’Anzio intesa come start-up o meno. Ebbene le risposte arrivano pressoché immediate e ci danno qualche notizia. Intanto che la società continua a dire una cosa e il sindaco che rappresenta il 61% pubblico (e nostro) un’altra.

Poi – come si evince dal piano finanziario – che per il 2015 si punta a soddisfare i bisogni di cassa “con l’ausilio e il supporto del ceto bancario, eventualmente andando a rinegoziare gli impegni già presenti“. Vedremo cosa ne pensa la Banca Popolare del Lazio che aspetta ancora le rate dell’ennesimo piano di rientro. Abbiamo conferma, inoltre, del motivo per il quale il capitale è sceso a 70.000 euro: “Al fine di meglio verificare la legittimità di una partecipazione da parte del socio pubblico alla ricapitalizzazione e al fine di non avere una ricapitalizzazione univoca da parte del privato, con le conseguenze automaticamente previste dal codice civile“. Leggi che Marconi – come si sostiene da tempo – si sarebbe preso società e porto. E non è detto che il pericolo sia scampato, perché “andrà verificato quanto stabilito dal legislatore e dalla Corte dei Conti in merito alla partecipazione degli enti pubblici in società di capitali“. Anche questo problema è stato sollevato qui, ora lo conferma la società, ma il sindaco non ci dice nulla.

Scopriamo poi che le opere previste dall’atto d’obbligo restano e “gli importi del piano economico finanziario ne tengono conto“, quindi che si spendono non più 190 ma 160 milioni di euro per la scelta di altri materiali e la rimodulazione del progetto secondo il quale si prevede di “minimizzare l’impatto dell’opera rendendola quanto più integrata con l’attuale realtà cittadina e commerciale, il porto quale nuova piazza e centro di aggregazione della cittadinanza“. Qualcuno vuole spiegarcelo meglio? A dire il vero ricorda un vecchio documento dei Ds, 2007 o giù di lì…

Nella risposta alla Pollastrini si afferma che per trasparenza e start up la società “ritiene che i quesiti non siano stati opportunamente posti alla Capo d’Anzio in quanto tematiche di competenza del socio pubblico“. Ecco un’altra conferma: è il Comune a doverci dire se la fideiussione prestata è legittima o meno. La tesi della Capo d’Anzio che spiega perché sarebbe una start up dopo quasi 20 anni (la concessione è arrivata ora, questa la “giustificazione“) francamente ci interessa poco.

Ma il socio di maggioranza – leggi Comune, leggi sindaco – continua a tacere su questo come su altri argomenti di vitale importanza rispetto al porto. E data la situazione che si sta creando non è più possibile tacere.

Luoghi del cuore, quei rompiscatole del comitato. Vero sindaco?

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La firma va bene, ma addirittura l’accordo sul progetto da presentare al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. Che strani questi del Comitato di tutela della villa e grotte di Nerone, quante cose pretendono da un sindaco. A me sembra di vederlo, il buon Luciano Bruschini, insieme a personaggi di rilievo della sua maggioranza, a dire “Oh, ma questi che vogliono…

E’ noto che per quanti sono abituati a fare politica – p rigorosamente minuscola – dietro a ogni iniziativa deve esserci un secondo fine. Qui, come detto in passato, si sono messi insieme una candidata alle primarie del Pd di area Sel (Silvia Bonaventura), un esponente del Pd (Francesco Silvia) e una candidata di Fratelli d’Italia che sosteneva Candido De Angelis sindaco (Chiara Di Fede) che nel frattempo è pure uscita dal partito. A loro si sono aggiunti cittadini di ogni risma, ben 6.215 hanno firmato e portato la Villa di Nerone al primo posto in Provincia di Roma, al terzo nel Lazio, al trentottesimo in Italia. E vuoi mettere che la guida delle partecipatissime visite e iniziative del comitato c’era a illustrare l’iniziativa quella “pasionaria” di Maria Antonietta Lozzi Bovantura? E che nel comitato c’è quel “rivoluzionario” di Paolo Prignani? E poi quanti rompiscatole in quel gruppo…. Non solo, hanno usato internet per votare, i social network, quelli che nel Comune 3.0 dovevano essere la norma ma che sono ancora ignorati. Hanno coinvolto come testimonial professionisti di Anzio affermati in Italia. No, no…

Lo vedo il nostro sindaco con Tontini, Zucchini, Borrelli, un po’ meno Amabile o Attoni ,affrontare il tema e dire: “Oh, ma questi che vogliono fare, hanno rotto anche le scatole per i lavori di protezione finiti a una ditta con interdittiva antimafia…” E a immaginare chissà quale scenario.

Niente, vogliono fare, semplicemente i cittadini. Li hanno già fatti prodigandosi in questa iniziativa che è nota e apprezzata in tutta Italia grazie al Fai. O forse sì, qualcosa vogliono fare e hanno già fatto: Politica. Stavolta la maiuscola è necessaria. Nel senso che hanno individuato un bene da tutelare, lo hanno “adottato”, proposto al Fai, e hanno iniziato un’opera lunga e difficile per arrivare al risultato che consente – automaticamente – l’inserimento nelle linee guida Fai 2015 e un eventuale intervento con finanziamento, sia pure di piccola entità.

A quest’ultimo passaggio manca l’accordo Comune-Comitato, da presentare al Fai. Senza di quello non si va avanti.

Ecco cosa vogliono i rappresentanti del Comitato, i componenti e tutti i cittadini che hanno firmato. C’era anche il sindaco, tra i 6215, speriamo non l’abbia fatto solo per una questione di facciata. Quelle lasciamole alla politica. Minuscola voluta, è ovvio.

Urbanistica, le voci sul nuovo mercato: attenzione ai terreni vincolati

Pierluigi Cervellati

Pierluigi Cervellati

Negli ambienti si parla di vere e proprie pressioni. La corsa è partita da un pezzo, d’altro canto sono trascorsi dieci anni e quegli espropri il Comune non li farà. Scuola e piazza a Colle Cocchino, per esempio? Ma quando mai. Lo stesso per gli altri interventi pubblici previsti dal piano regolatore firmato da Pierluigi Cervellati e del quale anziché mare, cultura e natura abbiamo visto varianti, cemento e furberie.

Per queste ultime rischiamo di assistere a un ulteriore mercato, con l’interesse – ma le certezze in questo campo sono sempre difficili e le prove, purtroppo, intangibili – di un importante personaggio politico di casa nostra. Diciamo uno che ha diversi interessi, in settori trasversali. A muoversi sono imprenditori a lui vicini.

Proprio una furberia no, diciamo l’offerta a Tizio – proprietario di un terreno con vincolo ovvero dove si dovrebbe realizzare un’opera pubblica – di acquistare quel lotto. L’utente della strada dice, in prima battuta,: “ma come è vincolato….” Vero, tanto che il prezzo per chi acquista è a dir poco un affare. “Tanto, caro Tizio, tu non puoi farci nulla. Anzi, ti offro anche qualcosa in più…” Lui non può farci nulla, ma…

Il terreno è vincolato, vero, ma sono trascorsi ben oltre i cinque anni entro i quali il Comune doveva “usare” quel vincolo. Cosa che non ha fatto e difficilmente farà. Così l’offerente compra, poi ricorre al Tar e dice che non avendo il Comune eseguito le opere che intendeva il vincolo è decaduto e lui può realizzare di fatto ciò che vuole.

Meglio, propone al Comune – dove intanto l’importante personaggio ha preparato la strada – un progetto e se lo fa approvare. Basta una perequazione e il gioco è fatto.

Voci, ripetiamo, ma come ci ricorda un vecchio adagio anziate “quando la foglia si muove il vento tira”. Per questo è bene che l’assessore all’urbanistica del Comune (esiste ancora, sì?) dica chiaramente quanti sono e cosa intende fare dei lotti dove sono previste opere al momento irrealizzabili e riporti all’approvazione quei vincoli. Oppure dica che pur in presenza di una vittoria del nuovo acquirente non passeranno mai progetti di ulteriori costruzioni. Insomma, faccia qualcosa. Di cemento ne abbiamo avuto fin troppo, anche l’opposizione sia vigile.

Porto, c’è il direttore: lavoreranno in 25. Società e sindaco su piani diversi

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Dobbiamo dedurre dal piano finanziario della Capo d’Anzio che il grosso di quelli che potenzialmente lavoreranno al porto deriveranno dall’indotto. La società, infatti, prevede che “Il personale operativo, al completamento di tutte le fasi di lavori, raggiunge le 25 unità lavorative nel periodo di alta medio/alta stagione (maggio – ottobre). Nei periodi di bassa stagione, il personale operativo si riduce a 17 unità”. Cosa dovrà fare? “Ordinaria gestione e manutenzione della Marina” ovvero “Assistenza alle imbarcazioni in fase di ormeggio, interventi di manutenzione ordinaria, piccole riparazioni, pulizia delle aree portuali, controllo degli arredi, addetti al desk, guardiania”. Al resto ci pensa Marconi: “Le attività amministrative vengono svolte in outsourcing, così come le attività di comunicazione e marketing (che si svolgeranno nel quadro delle attività di promozione della Rete Marinedi, con i conseguenti vantaggi), nell’ambito delle indicazioni impartite dal Consiglio di Amministrazione, cui aspetta anche il coordinamento del Marina attraverso il direttore”. Che ha già un nome, anche se è “designando” come si legge in un recente verbale di assemblea, finalmente reso noto – insieme al resto del materiale – a margine della conferenza di sabato scorso. Si tratta di Emanuele Montani, per intenderci “il collaboratore” – così l’ha chiamato D’Arpino – che a Villa Sarsina prendeva le prenotazioni per gli interventi.  E’ una delle novità che apprendiamo leggendo le carte. Ora il personale “di” un porto è quello, diverso il discorso dell’indotto (cantieri, officine, agenzie e via discorrendo) solo che i fantomatici numeri annunciati in questi anni si smentiscono da soli. Anzi, a dire il vero erano già smentiti ma oggi ne abbiamo ulteriore contezza.

Emanuele Montani

Emanuele Montani

IL PIANO FINANZIARIO

E sappiamo anche un’altra cosa ovvero che è stato necessario ipotizzare “una differente tempistica di realizzazione del progetto, olte ad alcune soluzioni tecniche che, pur mantenendo fermo l’impianto progettuale originario, contribuiscono a ridurre gli oneri di realizzazione. Si è pertanto tenuto conto degli aspetti di criticità del piano originario sollevati dallo studio compiuto da Italia Navigando e presentato al CdA della Capo D’Anzio SpA nel marzo 2012”. Questo verbale non c’è, ma è noto che Italia Navigando disse chiaramente che il bando di gara era sovradimensionato.

Attenzione ai numeri e – per il futuro – al bando che ha in mente il sindaco Luciano Bruschini. Il nuovo indirizzo progettuale, proposto dal management di Marinedi, prevede un investimento complessivo di circa 163.370.000 euro, rispetto ai 192.000.000. A tale importo, inclusivo di IVA, viene prudenzialmente sottratto un 15% di ribasso in fase di gara, rispetto al 20% che costituisce la media di settore, per arrivare a € 138.865.000 che costituisce la somma da finanziare nel presente piano”. Come ci si arriva? Semplice: si tolgono dal bando di prima le opere pubbliche previste a carico del vincitore e incluse nell’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio. Atto che è vigente e che andrà realizzato, come ha detto sabato scorso D’Arpino, anche se a questo punto è da capire come. Perché delle due l’una: o l’atto d’obbligo è vigente e le opere vanno fatte o il bando che ha in mente il sindaco prevede di non contemplarle. Eccoci arrivati ai 30 milioni di euro in meno inseriti in questo piano finanziario rispetto al precedente.

Sono poi spiegate le tre fasi – una inizialmente prevista entro il 2014 ma poi spostata per le vicende legate alle concessioni – per la “immediata messa in operatività dell’esistente, con alcuni interventi preordinati alla messa a reddito di 154 posti barca dotati di servizi di qualità secondo gli standard del gruppo Marinedi”. Bastano 600.000 euro “ indirizzati ai soli lavori di attrezzaggio degli ormeggi, impiantistica e arredo urbano onde liberare dalla situazione di incuria, abbandono e sporcizia l’area interessata”. Dove si trovano? “Un finanziamento soci pari alla metà dell’investimento e per la restante parte da eventuale scoperto bancario che viene ripagato con i flussi di cassa della gestione”. E il Comune può tirar fuori, oggi, i 183.000 euro ovvero il suo 61% sulla metà dell’investimento? No, perché non li ha e pur avendoli non potrebbe. Per questo sarà bene che la prossima volta, in conferenza, venga il sindaco e non D’Arpino, a spiegarci come intende procedere.

Dopo questa fase – che si pensa di chiudere per il 2015 di fatto gestendo l’esistente, si passa alla seconda per “566 posti barca, circa 346 posti auto scoperti, 3 circoli sportivi, lo yatching club, uffici portuali e due edifici per servizi igienici, oltre alcuni interventi relativi alla viabilità”. L’ammontare previsto è di 31 milioni di euro e “le fonti di finanziamento sono rappresentate, per l 35% da finanziamento bancario ad un tasso di interesse su base annua del 6,5% con restituzione in 24 mesi e per la restante parte, dalle disponibilità bancarie generate dagli incassi degli anni precedenti oltre alle nuove vendite”. Sarà… E comunque un’ipotesi del genere sembra escludere il bando per affidare la realizzazione dell’intera opera. E’ chiaro che da una parte c’è quello che approva la società, dall’altro quello che va ripetendo il sindaco.

Infine “l’ultimazione del progetto secondo il lay out originario. Si prevede un investimento che porta a 1034 i posti barca, e mette a disposizione degli interessati gli spazi necessari per la nuova sistemazione delle attività cantieristiche, per le associazioni sportive locali, nuove attività commerciali nel waterfront. Gli investimenti per la creazione degli edifici destinati alla cantieristica ed ai circoli velici, vengono realizzati con oneri a carico della società, che verranno restituiti dai soggetti gestori in 10 anni al tasso di interesse legale. I medesimi soggetti gestori devolveranno alla Capo D’Anzio SpA la quota parte dei canoni concessori relativi alle aree di propria pertinenza. L’investimento complessivo, stimato in 106.440.000 euro è finanziato per il 50% con mutuo bancario della durata di 9 anni, con tasso di interesse al 6,5 % su base annua e per la restante parte dai flussi di cassa generati dalle vendite dei posti barca e dalla gestione”.

Era meglio fornire questi dati sabato scorso, ma intanto averli è importante perché fanno emergere altre perplessità. Tante perplessità.

I criteri restano un rebus, intanto paghiamo anche i presepi…

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E’ noto che non esistono, ad Anzio, criteri in base ai quali si decide chi organizza cosa. Meglio, anzi peggio, il criterio è non avere criteri. Così, al solito senza alcun bando né “regia” da parte dell’amministrazione 3.0, com’è stato per l’estate così si è proceduto a Natale.

Un programma presentato dalla Pro Loco Città di Anzio il 21 novembre dal titolo “Merry Christmas 2014” per iniziative dal 19 al 26 dicembre in diverse piazze, compresa quella centrale, 18.850 euro. Non si doveva fare? Ma certo, è giusto che l’amministrazione organizzi qualcosa, ma qual è il motivo per il quale si è scelto quel programma? Era il solo? Continuiamo a chiedere sapendo che non ci saranno risposte, né le cercheranno i consiglieri comunali. Altrimenti qualcuno si sarebbe svegliato per spese estive ben più consistenti, quando si afferma in ogni atto di liquidazione che sono pervenute diverse proposte. Sarebbe il caso di capire se ci sono e di vederle, perché come affermato in passato magari si sceglie l’associazione che propone una serata lirica e si scarta – è una provocazione, sia chiaro – il teatro dell’Opera.

Ma torniamo al Natale, perché alla Pro Loco si affianca l’associazione  Artigiani e Commercianti Piccole e Medie Imprese. Non bastavano il nostro Centro commerciale naturale – del quale a dire il vero si sono perse le tracce – l’associazione Andromeda sempre molto attiva in manifestazioni di piazza, mercatini in particolare, né l’associazione giovani commercianti Anzio alla quale l’estate scorsa è stata liquidata la prima fattura emessa nella sua storia. No, è arrivata anche questa associazione, con sede a Nettuno  – non si conosce la data del protocollo – che per “affidamento e organizzazione esposizione presepi artistici” ha ottenuto 2.000 euro. I presepi erano, così si legge nell’atto, quelli degli artigiani di San Gregorio Armeno, a Napoli. L’auspicio è che i presepisti non abbiano dovuto versare nulla agli organizzatori e francamente sfugge per quale motivo un Comune debba pagare per ospitare una mostra simile.

E poteva mancare il “trenino“? Non sia mai, sembra che ci tenesse particolarmente l’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi e così dal 20 al 30 dicembre, Natale escluso, sono stati destinati altri 4.950 euro.

Ripetiamo: tutto assolutamente lecito, ma ancora una volta senza che si sappia cosa realmente si voglia fare   di questa città se non affidarsi all’improvvisazione, a qualche associazione amica, a quella che presenta il progetto per prima, a quella che gode della fiducia di un consigliere o un assessore. Poi i presepi avranno avuto il loro pubblico, gli spettacoli in piazza anche, il trenino sarà stato preso d’assalto. Ma ancora una volta sarebbe interessante capire.

Porto, la Capo d’Anzio si confronta. Finalmente

Luigi D'Arpino

Luigi D’Arpino

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha fatto una campagna elettorale con lo slogan 3.0 ma come sappiamo a questo livello non ci siamo mai nemmeno avvicinati. Ora lo supera, a destra come suol dirsi, il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino, nominato dallo stesso sindaco e rappresentante della società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio.

Lo supera perché annuncia, sulla pagina facebook “Anzio bandiera nera” che non è certo tenera nei confronti dell’amministrazione, che sabato mattina alle 10,30 a Villa Sarsina ha organizzato un incontro “con i cittadini, la stampa e chiunque voglia venire” per parlare proprio della situazione del porto.

Finora il presidente della Capo D’Anzio si era confrontato solo con i cittadini “5 stelle” in una diretta streaming “vietata” alla stampa. Sarà la volta buona che riusciremo ad avere risposte? Aspettiamo sabato.