Un Comune da sciogliere, prima che sia troppo tardi

consiglioanzio

Fa bene il sindaco facente funzioni, Giorgio Zucchini, a rassicurare le famiglie sulla prosecuzione del servizio mense. E nel contesto generale che si è creato, sembra francamente che interessi a pochi ciò che mangiano i nostri figli. Zucchini è politico di lungo corso e si è preoccupato dell’unica cosa da fare in questo momento, ma è chiaro che l’amministrazione non può cavarsela così.

Il punto, infatti, non è questo. Oggi Marco Maranesi ha messo nero su bianco e riferito pubblicamente – intervenendo sul parere dell’Autorità nazionale anti corruzione rispetto alla gara delle mense – che ha subito pressioni e teme per la sua incolumità. Dichiarazioni gravissime, mai sentite in questo Comune. Ha detto di non aver sporto denuncia, come invece ha fatto nei confronti di Angela Santaniello e Franco Pusceddu, ma la sua dichiarazione pubblica è equivalente.

Prima di lui, sulla stessa gara e in tempi non sospetti, la dirigente oggi sospesa Angela Santaniello aveva scritto a carabinieri, prefetto e sindaco denunciando a sua volta un “contesto” tutt’altro che sereno. Da ultimo, nella denuncia richiamata oggi da Maranesi che si è detto orgoglioso di averla ricevuta,  riferisce di “continue sollecitazioni pervenute sia dal segretario generale dell’ente che da alcuni esponenti della classe politica“. Dice di più, nella richiesta di convocazione della commissione trasparenza – che Mingiacchi non tenne – chiesta da Maranesi e da alcuni capigruppo c’erano “terminologie, riferimenti e informazioni coperti dal segreto d’ufficio e simili a quelle presenti nella documentazione resa dalla ditta Serenissima all’Ente in riscontro all’esclusione per anomalia e nella richiesta di accesso agli atti“. Chi ha ragione lo stabilirà a questo punto un Tribunale ma sono denunce gravi e – perdoneranno gli avvocati – si equivalgono.

Non solo, la responsabile unica del procedimento, oggi rimossa, Annamaria Scagnetti, denuncia a sua volta una situazione inimmaginabile nel settore mense e parla di dati non disponibili e password negate.

Basta, fermiamoci qua. Chiediamoci in che clima vive questo Comune. Al pensionando prefetto Pecoraro si chiede un gesto prima che sia troppo tardi. Perché Maranesi teme per la sua incolumità, Santaniello è “sollecitata“, ad Alessandroni sparano a casa, a Placidi avevano già sparato e domani si prepara a una conferenza sull’appalto rifiuti revocato, la Scagnetti segnala anomalie da Procura, di altri episodi legati all’amministrazione è piena la cronaca di questi mesi. Basta.

Poi la commissione che ha aggiudicato la gara sulle mense è illegittima come dice l’Anac, la Santaniello alla stessa Anac si era rivolta senza avere risposta, così come per tutto il periodo di assegnazione ha puntualmente informato carabinieri e prefetto. Difficile stabilire chi ha ragione, certo è che il neo dirigente – senza titoli, lo ricordiamo a sua tutela – Walter Dell’Accio dovrà assumersi una grande responsabilità. E in questo clima non è facile, perché in Comune c’è già la fazione di chi dice che il parere dell’Anac è praticamente carta straccia e chi dice che va seguito.

Anzio non merita questo, fermatevi per carità

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Mica è finita la “rivoluzione” al Comune di Anzio… I decreti del sindaco dopo la cervellotica riorganizzazione votata a ottobre e attuata solo ora – la Prima Repubblica era abile a far “decantare” le cose… – non sono la sola chicca di un sistema fine a se stesso e ormai allo sbando più totale.

E’ comparsa stasera sull’albo pretorio la delibera che dà “indirizzo al segretario generale di provvedere, provvisoriamente, alla copertura delle strutture organizzative delle U.O. vacanti con incarichi a Servizi complessi“. Tradotto: le U.O. sono unità organizzative, da affidare a dirigenti che non ci sono, quindi il segretario è “autorizzato” a utilizzare chi ha in gestione servizi complessi a dirigere quelle U.O.

Fermatevi, per carità, questa città non merita tutto ciò. Qualche ora fa è stato sollevato, su questo umile spazio, il problema di un dirigente senza titoli per ricoprire gli incarichi che gli sono stati affidati, forse proprio mentre in giunta si certificava che per certi ruoli servirebbero dirigenti… e si deve fare di necessità virtù. Fate pace con la vostra testa, per piacere! Zucchini, che è stato direttore generale, conosce la macchina. Trovi una soluzione, perché è evidente che così non funziona nulla. A meno che qualcuno ci spieghi quale vantaggio hanno i cittadini da tutto questo.

E gli amministratori, la maggioranza che li sostiene, ricordino che nell’arco di poche ore è precipitato tutto.

La Prefettura ha imposto la revoca – per problemi con l’antimafia – dell’assegnazione di un appalto sul quale si è fatto il possibile pur di arrivare ad affidarlo a chi poi se l’è visto revocare. In tal senso sarà interessante sapere cosa avrà da dire, giovedì, l’assessore Patrizio Placidi che ha convocato – caso più unico che raro – una conferenza stampa su un provvedimento chiesto dalla Prefettura!

Dall’autorità nazionale anti corruzione è arrivata una comunicazione pesantissima sulla gara delle mense che molto probabilmente dovrà essere rifatta. Nei mesi scorsi la Ragioneria generale dello Stato e la Corte dei conti avevano bocciato su tutta la linea la gestione del Comune e si era fatto ricorso a delibere in “sanatoria” pur di mettere delle pezze… E vogliamo ricordare la situazione delle casse? I residui attivi? O stendiamo un velo pietoso?

Basta, parliamo di una città che non merita di essere su una specie di  “Scherzi a parte“. Perché lì si gioca, qui invece è tutto vero. Purtroppo.

Differenziata nelle scuole: giusto, ma speriamo non sia un doppione…

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Diciamolo francamente: era ora. Ci aveva provato, invano, Luigi D’Arpino allora assessore all’ambiente, dando ai bambini un blocchetto per “multare” i genitori. Era stato anche aspramente criticato dall’allora esponente della Margherita Mariolina Zerella per quell’iniziativa, ma è acqua passata. Adesso, finalmente, si insegnerà la differenziata nelle scuole. Lo hanno annunciato in conferenza stampa l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e quella alla pubblica istruzione Laura Nolfi. Iniziativa lodevole, ma al solito con qualche domanda da porci. Non abbiamo letto da nessuna parte, infatti, quanto costa la campagna che toccherà tutti gli istituti.

Sappiamo dal Granchio, però, che Placidi ha avuto “una riunione con i responsabili della Idecom e delle mense”. Idecom è l’azienda che ha curato la campagna per la differenziata, ma le mense cosa c’entrano? E’ presto detto, nel capitolato di appalto per la refezione scolastica, all’articolo 55, la ditta vincitrice aveva l’obbligo di “provvedere a una campagna formativa/informativa rivolta ai piccoli utenti del servizio mensa” mentre all’articolo 56 era indicato che le ditte dovevano proporre “un piano di informazione (…) sui temi dell’educazione alimentare e ambientale”. Cosa ha proposto la cooperativa “Solidarietà e lavoro” che si è aggiudicata la gara dopo l’anomalo ribasso della Serenissima? E quanti punti è valsa una indicazione simile? Rischiamo, con la campagna Placidi-Nolfi, di fare un “doppione” e soprattutto di pagare due volte per lo stesso servizio?

E’ quello che andrebbe spiegato meglio, fermo restando che partire dai bambini per iniziative del genere è sacrosanto. Dirlo alle maestre, invece, come abbiamo letto, può essere un’arma a doppio taglio…

Un’ultima cosa: Placidi è specialista in annunci, per l’ennesima volta dice che partirà il compostaggio. Speriamo sia quella buona… Non vorremmo che le compostiere stessero marcendo nel piazzale affittato a 1.100 euro al mese per tenere i kit della differenziata.

Anzio, i rifugiati, le strane coppie e la comunicazione scellerata

caracol

C’è da chiedersi a chi interessi realmente il problema dei rifugiati e chi stia “giocando”, chi sia preoccupato delle loro esigenze prima che del loro arrivo, delle difficoltà che hanno prima del problema che potenzialmente rappresentano. Loro, insieme a un’altra serie di sfruttati che esistono sul territorio e dei quali fingiamo di non accorgerci. O forse ci conviene tacere, su situazioni di degrado assoluto e immigrati tenuti come sardine. Fosse – è bene ripeterlo – in via del Cinema o al Caracol, allo Zodiaco o nelle campagne di Padiglione e Sacida.

Fa” notizia che l’assessore Roberta Cafà scriva al Prefetto per chiedere un tavolo e affrontare la vicenda. “Fa” notizia perché dovrebbe essere il sindaco a rapportarsi con il rappresentante del governo, perché i rifugiati in ordine di tempo sono l’ultimo dei problemi e prima ci si dovrebbe occupare di altro, ma dalla lettera dell’assessore si potrebbe prendere spunto per affrontare le questioni in modo generale e indicare possibili soluzioni.

Invece, nell’epoca che mi piace definire della “comunicazione scellerata” la lettera è pretesto per altre prese di posizione. Sono a favore Marco Maranesi e Davide Gatti, contrari Giorgio Zucchini e Patrizio Placidi. Con questi ultimi che speriamo abbiano fatto notare la cosa anche in giunta.

In tempi non sospetti ho criticato la “filiera” Veltroni-Gasbarra-Marrazzo che attraverso i loro solerti uffici stampa intervenivano anche sul sesso degli angeli e facevano a gara per vedere chi uscisse prima sulle agenzie di stampa. Adesso c’è internet, la gara è ancora più singolare,  addirittura si formano strane coppie nella politica di casa nostra. Tanto basta fare un comunicato e intervenire… Chi copia e incolla va a nozze.

L’unico grande assente in tutto questo è il sindaco – che istituzionalmente sui rifugiati ha preso atto della comunicazione del Prefetto –  preso a dividere con il bilancino (e al limite della regolarità) gli incarichi ai dirigenti rimasti, in modo che ognuno abbia il suo assessore a “controllarlo“.

Qual è il progetto della Cafà per queste situazioni sociali? Pazienza. Che idea hanno Maranesi e Gatti, Zucchini e Placidi, del rapporto con gli immigrati e della loro integrazione conta poco.  Si deve far sapere che loro sono intervenuti, che lo hanno fatto insieme, perché si deve mandare il messaggio che potrebbero stringere accordi, “fare qualcosa” in vista della campagna elettorale, fare vedere che ci sono. C’è chi li ha preceduti, non su questo ma su altri temi, qualche mese fa: Romeo De Angelis e Marco Del Villano, i quali hanno riscoperto forse una comune passata militanza e si sostengono a vicenda. Del Villano ha fatto in consiglio un’interrogazione sollecitato da De Angelis, per esempio. C’è da immaginare che su questa vicenda dei rifugiati la pensino allo stesso modo, mentre sempre De Angelis raccoglie firme e rivendica sui social media la primogenitura di iniziative per contrastare gli arrivi indiscriminati che oggi tutti sembrano scoprire, preparandosi con gazebo e iniziative varie.

Attenzione, nulla vieta collaborazioni o unità di vedute, comunicazioni congiunte, formazione di alleanze. E’ che in fondo in fondo della situazione di quei poveri disgraziati e delle decine di altri come loro non interessa molto. Bisogna far sapere di esserci, mandare messaggi. E’ la comunicazione scellerata.

Sicurezza, l’appalto impossibile. Parola di Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il progetto circola per gli uffici ma non risulta protocollato, l’assessore Giorgio Zucchini apprende da questo spazio della sua esistenza e taglia corto: “Non lo conosco, ma se pure mi fosse stato presentato non abbiamo certo 300.000 euro da spendere per una cosa del genere“.

Abbiamo raccolto, evidentemente, qualche voce un po’ troppo preoccupata oltre ad avere tra le mani un documento molto ben dettagliato. Ne prendiamo atto volentieri, se Zucchini ignora – e non abbiamo motivo di non credergli – e visto che le finanze dipendono da lui, non avremo “ronde” armate.

In consiglio comunale abbiamo approvato il regolamento per le telecamere, quello sì, ma non c’è altro e far rifunzionare quelle che abbiamo già o installarne delle nuove non costerà più di 20-25.000 euro. Il resto, ripeto, se pure fosse proposto non avrebbe alcuna copertura finanziaria e quindi non si potrebbe fare“.

Se si vuole appaltare anche la sicurezza

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L’idea piace a un paio di assessori. Se è frutto o meno della commissione sicurezza non è noto. Il sindaco, da quanto si sa, non gradisce. Ma è pronto ad accettare al suo rientro dopo un intervento e la convalescenza programmata, di trovarsi davanti all’atto compiuto. Potrà sempre dire che “non sapeva“.  Di certo i consiglieri comunali, anche i più solerti comunicatori, finora ignorano la vicenda o fingono di ignorarla.

E dire che parliamo di un argomento importantissimo e sul quale si vuole costruire un appalto che oscilla fra i 300 e i 350.000 euro annui. Parliamo di sicurezza e del sistema che il Comune sta valutando per affidarsi a un istituto di vigilanza privato. Che farebbe tutto 24 ore su 24, dalla sicurezza all’arginare i fenomeni di bullismo, dal vandalismo alla micro criminalità, dallo spaccio di stupefacenti agli scippi, proponendosi di agire in azioni di contrasto e di prevenzione. Su quest’ultima si può essere anche d’accordo, ma il contrasto non è demandato alle forze dell’ordine?

Invece si legge di “vigilanza armata” e maggiore presenza sulle strade, verifiche nei siti a rischio e nelle scuole, di una pattuglia con regolare porto d’armi h24, di ronde e servizio di telecamere. Queste ultime ci sono, del loro funzionamento o meno si sono perse le tracce. Tra le proposte, invece, si legge di una centrale operativa da attivare e che valuterebbe se e come intervenire. Scusate, ma 112 e 113?

Ora, le difficoltà delle forze dell’ordine sono note, così come la situazione ai minimi termini della sicurezza percepita dai cittadini, ma forse prima di passare a un progetto del genere e a sostenere costi simili è bene intervenire su quello che c’è. Con meno soldi e maggiore integrazione, una diversa organizzazione sul territorio, l’idea che aveva nel suo programma Ivano Bernardone di coinvolgere sì gli istituti di vigilanza privati ma nei compiti che già anno. Della serie se i metronotte X sono nella zona di Lavinio Mare, la polizia può fare un giro a Falasche e i carabinieri in centro.

Altrimenti si può anche immaginare di appaltare la sicurezza, ma fermo restando che la competenza di intervenire è delle forze di polizia. Gli “sceriffi” non servono.

Il questore di Roma Nicolò D’Angelo avrà mille altre cose da pensare, sicuramente, però prima di procedere sarebbe forse il caso di sentire il suo parere.

I richiedenti asilo, chi cavalca la protesta e una città che dimentica

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C’è da chiedersi quanti voti pensano di prendere quelli che stanno cavalcando la protesta, spesso fuori luogo, contro i richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino. Siamo una città che dimentica in fretta, finge di non conoscere, ignora la sua stessa storia. Siamo una città decorata al valore civile per quello che la popolazione ha subito durante la guerra, sfollamento compreso in luoghi che 70 anni fa erano ciò che oggi sono le città dove chi fugge da guerre e distruzioni viene mandato. I nostri nonni, i nostri padri, non sapevano nemmeno dove fosse la Calabria ma furono costretti ad andarci e – anche lì con qualche resistenza – vennero accolti. Tornarono a casa e trovarono Anzio distrutta, la ricostruirono e si prepararono ad accogliere a loro volta. A chi oggi si straccia le vesti per i 45 rifugiati – sui quali è bene fare tutti i controlli del caso, ci mancherebbe altro – consigliamo la lettura di “Diario di uno sfollato anziate” scritto dall’allora parroco padre Leone Turco, detto anche “presidente” per la qualifica che aveva al porto. Ecco, i portodanzesi in Calabria avevano lui, i richiedenti asilo qui non hanno nessuno. E non ci spertichiamo nel dire che ci sono cooperative che fanno affari su di loro, è noto e in alcuni casi al vaglio della magistratura. Chiediamoci anzitutto se e cosa possiamo fare per accoglierli. Perché pazienza i ricordi dello sfollamento e della guerra, ma giusto un anno fa abbiamo dato una medaglia d’oro e la cittadinanza onoraria a Roger Waters “ambasciatore di pace” e un mese fa abbiamo incentrato le manifestazioni sul motto “detesto ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo”. Tutto dimenticato. Con l’impressione che più che al problema rifugiati si guardi al potenziale consenso nel cavalcare posizioni a dir poco irriguardose nei confronti di esseri umani. O si dia semplicemente sfogo a istinti disumani, salvo dire “non sono razzista” e andare a battersi il petto in Chiesa.

E stupisce che sia l’assessore Cafà, non il sindaco che pure è stato chiamato dal Prefetto per essere informato dell’arrivo dei richiedenti asilo, a proporre un tavolo di concertazione al Prefetto stesso. C’è una questione di bon ton istituzionale, il sindaco stesso ha più volte ricordato che lui parla con il Prefetto e non con i funzionari che gli chiedono spiegazioni, Pecoraro potrebbe far notare a Bruschini la stessa cosa: si rapporta con il sindaco, non con gli assessori. E il sindaco che di solito “non sa” era stato informato di questa lettera?

Ma Cafà ha preso l’iniziativa e allora diciamo che ha posto un problema e che i rifugiati sono un pretesto per parlare d’altro. Perché i 60.000 abitanti, i servizi ridotti e via discorrendo ce li abbiamo anche quando ci giriamo dall’altra parte in via del Cinema (e si racconta di un personaggio che ha interessi lì e in Comune è andato, ha urlato e se ne è andato sbattendo la porta), o dimentichiamo Caracol e Zodiaco. Se mai si farà il “tavolo” sarà bene parlare di tutto, a cominciare dalle politiche di inclusione che si mettono in campo, magari l’assessore intendeva questo…

Immigrati, le riflessioni su quello che già c’è e si finge di non vedere

armellino

Non è un caso che dal concetto di “mass media” si stia passando sempre più a quello di “personal media”. Lo sviluppo dei social network consente ai normali cittadini di dire la loro senza mediazioni e a leggere certe denunce c’è da togliersi il cappello e fare i complimenti. Quindi prendere atto delle notizie. Perché mentre nascono gruppi – sempre su facebook e dintorni – e si manifesta contro i richiedenti asilo arrivati in via dell’Armellino e mentre buona parte delle testate locali registra questo fenomeno a suon di “copia e incolla”, nessuno si pone domande su quello che già c’è. Allora è bene leggere quello che indicano i cittadini, fermarsi a riflettere ricordando scandali quotidiani e che vanno avanti da anni. Come l’insediamento di via del Cinema, l’abusivismo imperante in alcuni appartamenti dello Zodiaco, quello del Caracol, le condizioni della comunità indiana che ancora lavora nei campi di Sacida e Padiglione. Poi c’è sicuramente chi scende in piazza o si lamenta perché arrivano 44 rifugiati (ma il sindaco ne aveva annunciati 66) e magari, nel frattempo, ha una casa affittata regolarmente a un indiano, pakistano, bulgaro o romeno e si gira dall’altra parte se in quell’appartamento ci vivono stipati dieci stranieri. Peggio, magari si lamenta dei nuovi arrivi ma quell’affitto lo ha concordato in “nero”. E se non ci sono case di mezzo, forse c’è qualche servizio tipo pulizie, badanti o simili affidato a stranieri. Quelli, evidentemente, sono bravi e chi è arrivato adesso no. A prescindere. Di via del Cinema e delle altre situazioni si scrive da tempo, ma non vediamo “sollevazioni” popolari. Né il populistico: “Prima le case agli italiani”. I quali hanno ragione a chiederle, sia chiaro, ma hanno scelto il contesto sbagliato.

A dire il vero su questa vicenda sembra di assistere allo stesso fenomeno di chi la domenica andava a sfilare contro la turbogas di Aprilia, ma il lunedì con il Suv portava i figli fino davanti al cancello di scuola. La domanda da porci è un’altra e cioè se il Comune ha il quadro delle sacche di disagio – non solo tra gli stranieri, fra l’altro – e che genere di politiche porta avanti per evitare tensioni, provare l’integrazione, segnalare le illegalità. Se le forze dell’ordine hanno il polso della situazione e cosa segue, ai blitz, oltre al fatto che i ghetti in poche settimane tornano nelle stesse condizioni.

Chissà, magari dai 44 (o 66?) richiedenti asilo ci occuperemmo con qualche certezza in più e meno timori.

I rifugiati, le notizie, il rischio di altri “affari”

prefettura

Il sindaco di Anzio fa bene a precisare che il Comune non c’entra e la decisione è unilaterale, ma sulla questione rifugiati il primo a darci un’indicazione sbagliata è stato lui. Ha parlato di 60, in consiglio comunale, ma ne sono arrivati 45. Ce ne saranno altri? Comunque al posto suo, decisione calata dall’alto o meno, un controllo nelle case che ospitano questi poveri disgraziati lo manderemmo. Perché se i villini sono tre, gli occupanti sono comunque troppi.

E’ di questo che occorre preoccuparsi, prima di dire semplicisticamente “non li vogliamo” e prima di prendercela con loro che in tutto questo sono vittime.

Al posto della Prefettura che dispone dove mandare queste persone, poi, servirebbe un po’ di attenzione in più. Al Consorzio e alla Cooperativa destinatari della missiva pervenuta anche al Comune di Anzio sono dedicati un paio di servizi giornalistici che fanno preoccupare. Capire come hanno scelto quei villini proprio ad Anzio e se hanno o meno le caratteristiche minime per ospitare delle persone sarebbe un altro passaggio importante. L’offerta ad Anzio è vasta, molto vasta, e non vorremmo che si profilasse qualche altro “affare” del genere.

Sperando che dietro l’operazione – come fu per i palazzi che il Comune di Roma destinò agli sfrattati – non ci sia qualche “sponsor” politico di casa nostra.

Succi, i “giornaletti”, le “belle penne”. L’allergia che ci piace

Umberto Succi

Umberto Succi

Il consigliere comunale Umberto Succi dimentica di essere stato eletto in un’amministrazione 3.0 e sembra vivere fuori dal tempo quando si stupisce degli scambi e delle prese di posizione degli esponenti della politica anziate che ormai arrivano in tempo reale sui siti di informazione e sui social network.

Intervenendo al consiglio comunale di martedì non ha perso occasione – come tanti suoi colleghi hanno fatto in passato – di dire la sua sui “giornaletti” e ha sottolineato come ci sono “tante belle penne“. Mai troppi, caro consigliere, i “giornaletti” e chiunque voglia raccontare questo territorio. Ma Succi oltre a dimenticare il 3.0 deve non sapere come la pensa Luciano Bruschini, il sindaco della sua maggioranza, che fece al Granchio nel 2010 il miglior complimento possibile nel corso della festa per i 18 anni della testata: “Siete stati l’unica opposizione“, mentre l’altro giorno in Consiglio ha ricordato che esiste la libertà di pensiero per la quale lui è pronto a battersi sempre. Poi Bruschini i giornali dice di non leggerli, si arrabbia quando lo fa, ma non li disprezza. Non li chiama “giornaletti” né ironizza sulle “belle penne“. Perché ci sono, caro Succi, consiglieretti, assessoretti e se vuole continuiamo….

I giornalisti, ricordava Joseph Pulitzer – non l’ultimo arrivato – sono gli unici a non avere un committente diverso dal pubblico. E’ per questo che raccontano se un albergo viene chiuso con un’ordinanza che non viene eseguita. Dicono ai cittadini che alcuni consiglieri comunali tengono in “ostaggio” la maggioranza e l’intera assemblea civica aspettando in via Ambrosini senza avvicinarsi troppo a Villa Sarsina e poi riunendosi con il sindaco che altrimenti sarebbe andato a casa. Scrivono di concessioni revocate, ricorsi al Tar, possibili incompatibilità, fatture che dovrebbero arrivare in giunta e vengono bloccate in extremis. Anche qui, possiamo continuare…

Finché i giornalisti  faranno questo raccontando la verità sostanziale dei fatti, rispettando anche continenza e pertinenza, il consigliere Succi e tutti quelli che disprezzano il lavoro che facciamo – più o meno bene – su questo territorio, possono stare tranquilli. Anzi, non saremo mai abbastanza a raccontare. Se poi cresce l’allergia nei nostri confronti, tanto meglio, ci piace. Perché essere “bravi” non è copiare e incollare, non è schierarsi per poter lavorare, ma approfondire, tirar fuori le carte, esporsi. E’ fare il proprio mestiere con onestà intellettuale. Ce ne fossero tanti altri, allora, di “giornaletti” e belle penne, di gente che non è considerata “brava” perché non allineata. Starebbero peggio i politici, molto meglio i cittadini.