Gli incompatibili, la laurea, le quote rosa. Tutto è legalità

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Va condiviso quanto pubblicato sul settimanale “il Granchio” di oggi rispetto alla situazione di Anzio e alle morosità di assessori e consiglieri comunali. Se siamo arrivati a questo punto è perché da circa un anno – cioè da quando su questo umile spazio venne data notizia delle lettere spedite a eletti e nominati rispetto alle pendenze nei confronti del Comune – non viene fatta chiarezza.

Chi deve farla è il sindaco, per gli assessori (sappiamo della Cafà ma era un “fraintendimento“, arrivò la lettera anche ad altri) e il presidente dell’assemblea Sergio Borrelli per i consiglieri, da ultimo Antonio Geracitano che annuncia querele e intanto non rende note le commissioni che convoca.

Ci avevano promesso una soluzione “in cinque sei giorni” ma non l’abbiamo vista. Né l’opposizione, come fa notare il Granchio, sembra molto interessata alla vicenda che vede personaggi potenzialmente incompatibili  decidere su cosa debbono pagare i cittadini. Ad esempio a cominciare dai parcheggi che sono diventati a pagamento tutto l’anno. Chiedono ai residenti i i soldi per fare cassa, ma tra loro c’è chi non paga i tributi….

Già allora, anziché discutere sul nulla per un’ora, al posto di un consigliere comunale avrei detto a Borrelli: caro presidente, qui non si va avanti finché non sappiamo chi può sedere e chi non in quest’aula. Senza troppi fronzoli, senza preoccuparsi della privacy (di personaggi pubblici, ricordiamolo) svolgendo il proprio ruolo di controllo.

Ma ad Anzio va così, che ti metti a fare…. Quello che non condivido è l’accenno alla vicenda della laurea sbagliata del nuovo dirigente dell’area finanziaria. Era chiesta quella in economia e commercio e lui ce l’ha in giurisprudenza. L’unico a farlo notare è stato Andrea Mingiacchi che ha verificato – con un accesso agli atti – la mancata rispondenza tra quanto chiesto dal bando e il titolo valutato dalla commissione. Certo, non è “il” problema di Anzio, ma in un paese normale il Comune avrebbe già provveduto e forse – essendoci potenziali profili penali per la commissione che ha valutato i titoli – qualche forza di polizia avrebbe agito in base alla “notizia criminis” riportata dalla stampa. Perché la legalità parte dalle piccole cose.

Da chi paga i tributi, da chi valuta i titoli per quelli che ha chiesto,  da chi rispetta la legge sulle quote rosa. Quando Roberta Cafà e Laura Nolfi diedero le dimissioni “irrevocabili” lanciai una petizione, scrivendo alla consigliera regionale alle pari opportunità e al Prefetto. Presero in carico la vicenda, poi le dimissioni sono rientrate e la giunta è tornata a rispettare la legge.

Devo dare atto, adesso, al meetup  Grilli di Anzio e in particolare a Rita Pollastrini e Tiziana Mancino, di aver sollevato il caso per la società partecipata “Capo d’Anzio“. Il dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio ha diffidato la società a ristabilire la parità di genere nel consiglio d’amministrazione e nel collegio sindacale. Ho scritto sui social – e confermo – che la Capo d’Anzio ha ben altri problemi da affrontare ma  porre una questione del genere è corretto e ora speriamo che la legge venga rispettata anche qui.

Perché tutto è legalità, a prescindere da chi pone le questioni, dalla tessera che ha in tasca, da come la pensa o è schierato. E solo ripartendo da quella si può immaginare un percorso diverso per Anzio.

Un percorso necessariamente lontano anni luce da ciò che leggiamo nelle carte delle indagini in corso e nelle interrogazioni parlamentari che chiedono al Prefetto di Roma di utilizzare uno strumento di prevenzione qual  è la commissione d’accesso. Siamo arrivati a certe gravissime situazioni perché troppe volte si è detto “va be’, ma che fa….” quando, invece, non c’è una violazione più o meno grave a seconda di chi la denuncia.

Tutto è legalità: incompatibili, lauree sbagliate, quote rosa, cooperative con presunti esponenti della camorra, mancato recupero dei soldi chiesti dal Mef, gli atti da pubblicare (tutti)  e via discorrendo.

 

Non ne va bene una: fermatevi, per carità

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Perché dici che serve #unaltracittà? Semplice, perché qui ad Anzio non ne va bene una. Perché questa classe politica e dirigente ha fatto il suo tempo e deve assolutamente fermarsi. Deve farlo per lasciare spazio – se i cittadini vorranno, ovvio – a chi non ha legami con questo sistema e al tempo stesso non sente l’esigenza che qualcuno lo “diriga” da Genova e da una Srl o da qualche corrente di partito a Roma.

L’ultima notizia riguarda il consigliere comunale e presidente della commissione ambiente Antonio Geracitano, forse la goccia che fa traboccare il vaso di una maggioranza che difende se stessa e i suoi componenti, complice un’opposizione che certi argomenti preferisce non affrontarli se non marginalmente.

La società del consigliere – che non la amministra ma ne è di fatto il capo assoluto – deve al Comune oltre 30.000 euro. Ha fatto un piano di rientro e non l’ha rispettato. Al netto delle difficoltà che ciascuno di noi può avere – e che sono comprensibilissime – è evidente che Geracitano non può restare al suo posto. E non ci si venga a dire che non è l’amministratore, si strumentalizza e bla, bla bla….

Perché davvero se le metti in fila, quelle dell’amministrazione Bruschini, forse ti rendi conto che essere assessore o consigliere comunale rappresenta per chi sta in maggioranza una specie di “lasciapassare“. Tutto ti è consentito e l’opposizione tace perché la “po-li-ti-ca” impone questo. Chiamiamolo bon ton istituzionale, deferenza, “nulla di personale” o quello che volete, ma davvero a rileggere quello che è successo viene da dire: basta, per carità.

Primo mandato Bruschini, l’assessore Placidi viene condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune. Provvedimento che ancora oggi non mi trova d’accordo, ma che esiste e va rispettato. Per restare al suo posto e non incappare nell’incompatibilità deve pagare tutto e subito o può rateizzare? Si chiede un parere al Ministero dell’Interno, quello arriva ma sparisce nei meandri del Comune finché chi scrive – e il settimanale Il Granchio – non lo scova. Placidi è rimasto da incompatibile, perché poi ha pagato, per oltre un anno nel suo ruolo. Risposta di Bruschini: “Sarà uno dei tanti documenti che mi capita di non leggere….“. A più riprese l’ex segretario Savarino e l’ex direttore generale Pusceddu hanno detto di non sapere nulla di quel parere e di non averlo visto.

Primo mandato Bruschini, l’assessore ai servizi sociali Colarieti è direttore della casa di riposo “La Francescana”. Formalmente compatibile – anzi al limite della compatibilità – ma quando arrivano i vigili urbani è lui a fermare il verbale. Si scoprirà durante il processo successivo all’arresto di Colarieti che la cooperativa che aveva ottenuto la proroga ritenuta un “favore” dal Tribunale, lavorava anche presso la casa di riposo. Gratis o quasi. Per quella vicenda viene condannata in primo grado anche la dirigente Angela Santaniello (che nel frattempo ha scontato tutto) immediatamente sospesa e non ancora reintegrata fra ricorsi e controricorsi. Il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa resta al suo posto con condanna definitiva per corruzione, il secondo dei successori va in pensione silenziosamente dopo la pronuncia di primo grado.

Intanto la Ragioneria dello Stato contesta decine di punti al Comune, le controdeduzioni sono rispedite al mittente, tra le contestazioni mosse all’ente i soldi percepiti in più dal segretario Savarino, alcuni dai dirigenti, stabilizzazioni ritenute “illegittime” e via discorrendo. Che fine ha fatto, come ha provveduto il Comune? Lo ignoriamo. Quello che sappiamo è che la Corte dei Conti contesta, da anni, irregolarità nei bilanci e l’incapacità di riscuotere.

E i consiglieri? E gli assessori? A novembre sempre chi scrive scopre che ci sono una quindicina di lettere a eletti e nominati di “incompatibilità” perché morosi nei confronti del Comune. In uno dei dibattiti peggiori che il Consiglio comunale ricordi il problema era, nell’ordine: chi ha dato la notizia, Del Giaccio è il candidato del Pd, gli uffici hanno sbagliato, quei tributi sono prescritti,  e via discorrendo. Il presidente del consiglio comunale, Sergio Borrelli, si impegna a dare una soluzione “entro cinque sei giorni”. Tra un mese sarà trascorso un anno e non sappiamo ancora chi ha pagato e chi non, ma intanto viene resa nota la morosità dell’assessore Cafà che va su tutte le furie. Di certo all’attenzione del presidente ci sono altri due casi che lui non porta in Consiglio comunale e che l’opposizione non chiede di discutere. Ah, se i tributi per qualcuno fossero stati davvero prescritti, significa aver dichiarato il falso al momento della sottoscrizione degli atti nei quali si afferma – assumendo l’incarico di consigliere – che non ci sono cause di incompatibilità. Va be’, tanto pure ci fossero chi dice niente? Intanto si è deciso, nell’assise pubblica, quanto dovessero pagare i cittadini senza essere in regola. E ci si stracciano le vesti perché va recuperata l’evasione. Degli altri.

Perché come si dice dalle nostre parti “che te metti a fa?” Così un albergo chiuso con ordinanza del sindaco diventa centro di accoglienza per immigrati, ma senza un consigliere comunale interessato non sarebbe mai accaduto. Anzi, quando un altro hotel chiede di ospitarli ed è regolarmente aperto il sindaco va lì e fa le barricate. E per eliminare la concorrenza di una cooperativa di parcheggiatori al porto c’è da pagare un “pizzo“, viene citato (e ha sporto denuncia a riguardo) il vice sindaco, ma è tutto a posto. Come il fatto che in un’indagine per la quale a novembre inizia il processo finisce a giudizio immediato chi ha apertamente sostenuto – a suon di voti – gli eletti di questa maggioranza. Che tace, fa quadrato, difende i suoi fortini, prova a “collocarsi“. Come Luciano Bruschini – il consigliere comunale delegato al turismo – che dopo un’estate da dimenticare è passato armi e bagagli a “Noi con il cuore” tenendo ovviamente la delega che in altri tempi sarebbe stata tolta o si sarebbe avuto la dignità di restituire. Ma a questo castello di carte, se ne togli una crolla tutto. Così una cooperativa a me e una a te, un’associazione mia e l’altra tua. Il porto? Fai minacciare il presidente nominato che va a fare ciò che l’assemblea gli ha detto di fare, si dimette, ne nomini uno che però nemmeno può firmare un assegno della Capo d’Anzio.

Ma sì…. Dimissioni? Una burla, tranne quelle di Luigi D’Arpino, perché per la seconda volta due assessore (Cafà e Nolfi) le hanno date e ci hanno ripensato. Alessandroni, invece, e Zucchini, le avevano solo “minacciate“.

Fermatevi, davvero, perché si cambiano organizzazioni dell’ente – per non farle funzionare – senza un disegno chiaro ovvero per sistemare chi fa più “comodo” alla politica. Perché abbiamo rischiato per la “smania” politica di controllare gli appalti (al punto di rinviare fino all’ultimo la stazione appaltante) di non far mangiare i bambini a scuola, perché la città sommersa dai rifiuti “è colpa dei dirigenti” secondo l’assessore Placidi che nel settore (e non solo) ha fatto bello e cattivo tempo, dicendo chiaramente che preferiva una ditta piuttosto che un’altra. Perché il sindaco, in consiglio comunale, rispetto a un appalto disse “avete voluto fare le gare, ecco il risultato“.

Perché pure per prendere un dirigente rischiamo di aver sbagliato. Serviva una laurea e lui ne ha un’altra, come dire giocando a briscola che serve l’asso per prendere il tre, ma siccome il giocatore è bravo gli concediamo di prendere con il tre e pazienza se l’altro ha un asso.

Ecco, fermatevi. Per carità.

 

Una laurea per l’altra, sarà tutto a posto ma fateci capire

Non ho il piacere di conoscere Patrizio Belli, neo dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio. Sento da più parti che è persona preparata e il suo curriculum, del resto, parla da solo. Nulla di personale, insomma, anzi se mette a posto le cose nella disastrata Ragioneria del Comune c’è solo da essere contenti.

Si è scoperto, però, che la laurea richiesta per partecipare al bando di mobilità che lo ha portato ad Anzio (Economia e commercio) e quella che possiede lui (Giurisprudenza) non corrispondono. Ho già scritto che spero vivamente sia tutto a posto, intanto questa mattina il consigliere comunale Andrea Mingiacchi ha provato invano a vedere i documenti. La segretaria – che presiedeva anche la commissione di valutazione – era impegnata, domani non ci sarà, mercoledì forse sapremo. Intanto il capogruppo Pd ha chiesto copia degli atti.

Che saranno in regola – resto assolutamente fiducioso – e a maggior ragione vanno resi noti. Perché uno a leggere e rileggere decreti e tabelle quella equipollenza non la trova.

Il decreto di ottobre 2009 recita: “Equiparazioni tra diplomi di lauree di vecchio ordinamento, lauree specialistiche (LS) ex decreto n. 509/1999 e lauree magistrali (LM) ex decreto n. 270/2004, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi” e afferma all’articolo 3: “Il presente decreto sostituisce il decreto interministeriale 5 maggio 2004 e successive modificazioni ed integrazioni“.

Ripeto, l’equipollenza non la vedo ma una pezza d’appoggio in Comune l’avranno. Altrimenti dovranno assumersi la responsabilità di aver commesso un errore e agire di conseguenza. Chi lavora sbaglia e ammetterlo fa onore a chi è bravo

Guai, come sentiamo negli ambienti, a dire “va be’, ma che vai a guardare, quello sta lavorando….” Non sarebbe il primo caso, fa notare più di qualcuno, e forse la dottoressa Inches non sa che nelle varie riorganizzazioni di questo Comune (tra l’altro nella delibera dell’ultima ci sono ancora allegati atti in contrasto fra loro) c’è stato anche un dirigente – senza laurea magistrale e nominato dal sindaco per un settore specifico – messo per un mese e mezzo a dirigere un’area amministrativa rimasta paralizzata. Insomma, come ebbi modo di dire allora, un infermiere a capo di un reparto di Medicina. Abbiamo visto anche questo.

Ma dire “va be’” e fare spallucce o celarsi semplicemente dietro al fatto che “ci ha pensato la segretaria” o, peggio, dire che “se nessuno fa ricorso….” è l’ultima cosa da fare. Per la struttura, in primo luogo. Per il sindaco che ha firmato il decreto di nomina di Belli, per l’assessore Zucchini che l’avrebbe fortemente voluto ad Anzio, per le assessore che dimettendosi “irrevocabilmente” parlavano di trasparenza, per i loro colleghi di giunta e per i consiglieri comunali tutti, di maggioranza prima che di opposizione. Perché  se scrivi una regola devi rispettarla.Se decidi che giochiamo un torneo con tre partite di calcio da 45′, non puoi andare via dopo due perché stai vincendo. E poi perché c’è il precedente della gara per le mense, dove per l’errata composizione della commissione – secondo l’Anac – fu revocato tutto. Che facciamo? Santaniello sì e Belli no? I buoni e i cattivi?

Ribadisco: nulla di personale e resto certo che sia tutto a posto, ma a questo punto – da umile cittadino – vorrei sapere ufficialmente che è così.

Una laurea per l’altra? Speriamo di no…

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Possibile? Spero sinceramente di no. Il settimanale Controcorrente ha dato notizia della laurea non rispondente al bando di “mobilità” del neo dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio.

E’ laureato in Giurisprudenza, serviva quella in Economia e commercio o equipollente ai sensi del decreto ministeriale 9 luglio 2009. E sembra che quella equipollenza non ci sia. Dico le verità, per me era automatico: Giurisprudenza ed Economia si equivalgono se devi partecipare a un concorso, un tempo (ho finito l’università da tanto….) era così, invece sembra proprio di no.  Allora dici, ma possibile che l’hanno fatta così grossa? Ecco, francamente la speranza è che se la laurea non equivale a quella in Economia, almeno in Comune abbiano una pezza d’appoggio che giustifichi l’ammissione al concorso di Patrizio Belli, quindi la sua vittoria.

Esperto è esperto, preparato e capace pure da quanto dice “radio Comune“, ma se per una commissione di gara sulle mense si è arrivati a chiedere all’Anac e a far revocare la gara perché non andava costituita in quel modo, qui se la laurea è una per l’altra che succede? Fra l’altro se si vanno a rileggere i verbali della commissione il punto della laurea è stato decisivo per la nomina.

Speriamo davvero che in questo disastrato Comune non sia stato compiuto un atto scorretto. Speriamo che la neo segretaria Marina Inches, venuta a miracol mostrare,  spieghi che esiste equipollenza, che Belli dal 2014 a oggi – è l’ultimo curriculum noto e non lo troviamo ancora sul sito del Comune di Anzio, dove la trasparenza purtroppo resta una chimera – ha preso un’altra laurea o che esista una certificazione universitaria che in base agli esami sostenuti a Giurisprudenza dichiari quella laurea equivalente a quella di Economia. Su, non si può credere che abbiano fatto un inguacchio del genere. Mica per niente, anche il Consiglio di Stato ha ribadito tre anni fa che il bando costituisce “lex specialis” e quindi….

Se invece il dirigente fortemente voluto da Giorgio Zucchini e nominato con decreto del sindaco Luciano Bruschini non aveva i titoli per partecipare al concorso non c’è semplicemente una clamorosa figuraccia per il Comune, ma una violazione di legge e qualcuno che deve assumersene la responsabilità.

E vediamo se tra 24 consiglieri comunali lunedì mattina qualcuno andrà a chiedere gli atti, per dire ai cittadini che i documenti sono in regola. Se è così, e ne siamo certi, perché non possono averla fatta così grossa, tante scuse e buon lavoro al dirigente. Diversamente chi l’ha valutato e chi l’ha nominato non solo devono delle scuse alla città, ma dovrebbero revocare l’atto e andarsene di conseguenza.

Mense, rifiuti e non solo. La favola delle colpe altrui

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C’erano una volta le responsabilità politiche. Quelle di chi è chiamato ad amministrare o a svolgere il ruolo di consigliere comunale e lo fa senza pensare a future alleanze, giochetti di potere, dimissioni “irrevocabili” che non lo sono più dopo qualche settimana di estenuanti trattative e pesanti accuse. No, non ci sono più, perché se le cose non vanno dipende sempre dagli altri.

Partiamo dal caso mense, l’ultimo della serie. Il servizio slitta al 5 o 10 ottobre se tutto va bene, con ciò che comporta per i genitori. Un ritardo del genere nemmeno nella Prima Repubblica, e il sindaco Bruschini può confermarlo, però mica dipende da noi e su…. L’assessore Laura Nolfi, incalzata dalle notizie che circolavano sui social e da quelle riportate dai siti, si affretta a dire che dipende dal Comune di Ardea…. Ma mannaggia, davvero? Quei birichini non rispondono ancora…. Per piacere, la responsabilità è chiara ed è altra: per mesi la maggioranza di Anzio ha litigato sulla stazione unica appaltante, quindi la gara che andava fatta non è stata espletata, si è scelta una procedura “tampone” tutta da verificare e si è detto solo qualche giorno fa alla ditta di andare a pulire i centri cottura. Risultato? Il servizio slitta, alla faccia dei bambini. Si fece un clamore assurdo per la precedente gara, si andò all’Anac, si accusò apertamente la dirigente (poi sospesa per altri motivi) Angela Santaniello, e adesso? Silenzio. Nessuno chiede lumi, d’altra parte è colpa di Ardea…. Ma davvero immaginate che veniamo dalla montagna del sapone? In un posto normale l’assessore dovrebbe dire: scusate, vado a casa…. E stavolta davvero.

Ieri in consiglio comunale, a conferma delle beghe di questa maggioranza inadeguata a guidare la città, la dura presa di posizione sull’argomento di Velia Fontana e altri . Meglio tardi che mai, anche se sembra di essere su “Scherzi a parte“…. A proposito, quando capiremo tra un “data entry” e un’informatizzazione ai soliti noti quanti mangiano, quali sono le presenze, come funziona la bollettazione e via discorrendo ne saremo grati. Ora sembra che le scuole devono trasmettere gli elenchi, invece di andare avanti torniamo indietro….. Per la cronaca, siamo misteriosamente passati da circa 3.700 a 2.700 utenti. Una singolare “moria” di studenti….

Solo mense? Ma quando mai…. L’assessore Patrizio Placidi – altro che per le condizioni nelle quali si trova la città dovrebbe essere andato a casa da un pezzo – è sbottato in Consiglio dicendo di essersi “rotto il c….“. Lui, poverino, non c’entra. Dipende dai dirigenti, dai funzionari, dai cittadini incivili, forse dalla peste bubbonica o da jeeg robot, ma non da lui che di professione è assessore da ormai venti anni e dove ha toccato ha fatto confusione. Le isole ecologiche che non partono, per esempio, somigliano alle “card del cittadino” di tanni anni fa rimaste una pia intenzione. Come molte altre cose, ma le scuse sono finite. E il dirigente è lo stesso che firmava proroghe – si vede che allora andava bene – alle cooperative che per la Procura sono “vicine” allo stesso Placidi e alla sua lista Enea. E  tra i dipendenti di quell’assessorato c’è chi era in predicato di fare l’assessore a Nettuno. Cos’è, non vanno più bene adesso? E chiedere scusa ai cittadini, ammettere di aver fallito, è troppo? Già che ci siamo, ma la Bandiera blu non era gratis? Ieri Cristoforo Tontini – forse anche per questioni tutte legate al variegato mondo a 5stelle di casa nostra – ha tirato fuori determine precise mai comparse sul sito (ah, la trasparenza….). Sulle quali servirebbero spiegazioni, senza nulla togliere a chi fa il suo lavoro  ma – contemporaneamente – cura anche le campagne elettorali di Placidi.

Questa tarantella dei dirigenti, ma anche dell’informatica quando si parla di ritardi nel bilancio, è vecchia. La tirano fuori ora Zucchini e ora il sindaco – il vero responsabile di questa disastrosa situazione della città – quando sono all’angolo. Scuse puerili, lo sanno bene loro che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica e dovrebbero ricordarsi la dignità che c’era allora dal punto di vista politico. A proposito, alla prossima (e annunciata come imminente) riorganizzazione della struttura del Comune si va al Guinnes dei primati. Avanti, facciamo un’altra po’ di “ammuina“, accontentiamo qualche dipendente vicino o qualche assessore o delegato che chiede di “controllare” gli uffici, ma sì…..

Se ne sono accorti, forse per sviare il discorso da ciò che riguarda loro, il delegato al turismo da poco passato a “Noi con il cuore” Luciano Bruschini e la ex delegata all’archeologia Valentina Salsedo. Un attacco senza precedenti alla struttura – sulla dotazione organica in sé i dubbi sono molteplici e non di oggi, ma loro hanno sempre taciuto – e ai dipendenti in sé, in particolare al capo della segreteria del sindaco. Bruschini (il primo cittadino) ha taciuto. Dal suo delegato, però,  neanche una spiegazione sulle spese dell’estate, per esempio, tirate fuori a fatica da Andrea Mingiacchi che ieri ha chiesto inutilmente ulteriori chiarimenti. Né su vicende giudiziarie per le quali, al posto di chi si accusa, saremmo molto preoccupati.

E gli incompatibili? I consiglieri che si inalberano e magari sono ancora debitori con il Comune? Silenzio, colpa degli uffici. Nessuno che abbia chiesto della Cafà – altra ex dimissionaria “irrevocabile” – finita nel tritacarne perché aveva quel debito ma unica alla fine della quale si è fatto il nome. E’ colpa degli uffici se Borrelli ancora non porta in Consiglio l’argomento? Se ancora non sappiamo chi è in regola e chi non? Il sindaco ovviamente “nzagnende“.

Mica ha risposto al comitato Zodiaco-Saturno, per esempio, sulla presenza o meno del piano di emergenza comunale. Questa mattina Chiara Di Fede – a nome del Comitato – ha scritto alla segretaria del Comune  sperando di avere chiarimenti. Ma scherzhiamo? Il Comitato? Quella, la Di Fede, strumentalizza ed è stata candidata, ma che cerca…. Ecco, è colpa dei cittadini se chiedono informazioni e svolgono il loro ruolo.

Fermiamoci, per carità di patria, perché l’elenco potrebbe continuare. Siamo di fronte a una città che non viene amministrata, alla guerra tra bande in maggioranza e ora vogliono raccontarci la favola delle colpe altrui. E’ troppo.

 

Andrebbero sciolti per incapacità. Poi sì, la mafia…

 

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La nuova richiesta di intervento al governo per il condizionamento del Comune di Anzio da parte della criminalità, arrivata dal Movimento 5stelle, è la terza della serie dopo Sel e gruppo misto. Manca all’appello il Pd che starà “ragionando” e facendo le sue solite strategie, preoccupato – in alcune sue importanti componenti – di come perdere  anche le prossime elezioni ovvero farle vincere restando perdenti di successo.

Arriverà anche la richiesta del Pd, poi finalmente il ministro dell’interno Angelino Alfano (già contattato, sembra, da esponenti di maggioranza) e il prefetto di Roma Paola Basilone (che avrebbe incontrato il sindaco rassicurandolo), dovranno dirci di che morte dobbiamo morire rispetto a condizionamenti che sono palesi e altrove hanno portato alla nomina di commissione d’accesso e allo scioglimento dei consigli comunali. Fatta eccezione per Fondi che era, è e resta uno scandalo nazionale da addebitare al governo Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni, il leghista evidentemente forte coi deboli e debole con i forti. In quest’ultimo caso il senatore e plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Latina, Claudio Fazzone.

Ma torniamo ad Anzio, dove più di qualcuno ha avviato la litania “non ci sono stati arresti“, quando la vicenda “Mala suerte” chiama direttamente in causa esponenti di questa maggioranza, eletti con i voti di quella gente. “Non ci sono condanne“, vero, salvo una per la vicenda più banale che esista, ma procedimenti molto pesanti che per una iniziativa di prevenzione qual è la commissione d’accesso, bastano e avanzano. Vogliamo proseguire? Parlare delle intimidazioni? Meglio di no.

Perché prima dello scioglimento per i condizionamenti – non necessariamente mafiosi, si legga la norma – ci dovrebbe essere quello per manifesta incapacità di guidare la città. Non c’è una cosa del programma di Luciano Bruschini che sia stata realizzata da otto anni a questa parte, c’è una “guerra” interna alla maggioranza palese, l’assessore Placidi non avvia le isole ecologiche perché il Comune non paga la luce ma si affretta a comunicare che arriveranno altre foto trappole per chi getta i rifiuti, mentre la città è sommersa.

I rilievi della Corte dei conti e del Ministero dell’economia e finanze sono talmente pesanti che qui si fanno spallucce ma si evita di farci sapere quali risposte sono state fornite. Intanto viaggiamo su 25 milioni di residui di dubbia esigibilità, non riscuotiamo i tributi, la macchina amministrativa tra una riorganizzazione e l’altra è paralizzata, la trasparenza è ormai una presa in giro, la gara per le mense non si è fatta perché – è nero su bianco . non è stata scelta per tempo la stazione unica appaltante. Così ci teniamo, per un altro anno tra una cosa e l’altra, la ditta che nella gara fatta a suo tempo era arrivata ultima e che è stata “bocciata” dagli utenti e cacciata in altri Comuni.

Già, i tributi. Chi segue questo spazio ricorderà a novembre la scoperta fatta da chi scrive, la vicenda dei morosi. Nonostante fossero consiglieri comunali e assessori e – ancora una volta – al netto delle difficoltà che chiunque può avere, per loro è stata invocata la privacy. Nei giorni scorsi è invece emerso un nome, quello di Roberta Cafà. Poi è uscita la vicenda del “fraintendimento“, pezza a colori messa dal responsabile dei tributi sottoposto chissà a quale fuoco di fila.

Dispiace che sia uscito solo il nome dell’assessore, la quale pensa a chissà quale “complotto” e che certo insieme alla collega Nolfi con la storia delle dimissioni “irrevocabili” non ha fatto una bella figura. Dispiace e le va umana solidarietà, perché ci sono due consiglieri nella stessa condizione e il presidente del Consiglio comunale Sergio Borrelli si guarda bene dal portare la cosa in aula. All’epoca della scoperta della vicenda, l’attenzione fu puntata su un termine scritto da me, non sulla gravità della cosa. Dei “cinque sei giorni” per chiarire non si è saputo più nulla e la cosa sembra non interessare più nemmeno al Pd, dopo che Bernardone- offeso dal termine usato – aveva dato la stura a uno dei dibattiti più stucchevoli che il Consiglio comunale di Anzio abbia mai registrato. Ma sì, che vai a vedere….

La verità è che in questi mesi di certo un assessore e i due consiglieri – non sappiamo di altri – hanno continuato a esercitare il loro ruolo non potendolo fare. Come Placidi a fare l’assessore, all’epoca, da incompatibile perché condannato dalla Corte dei Conti. Il tutto nel clima “annacquato” della politica di casa nostra. Ora, in un Comune incapace di riscuotere come certifica la Corte dei Conti, se non pagano per primi eletti e nominati, perché dovrebbero farlo i cittadini?

Infine il porto. Già il fatto che una società a maggioranza pubblica ha un presidente di mera facciata perché non può firmare una carta  è singolare, ma le idee della Capo d’Anzio sono poche e pure confuse. Dal fondo maltese siamo passati agli “strumenti di finanza pubblica” (quali? indebitando chi?) contenuti all’interno di un comunicato praticamente incomprensibile. Il bando previsto per metà settembre e più volte annunciato attende perché manca la valutazione di impatto ambientale, non siamo stati capaci dal 2011 (anno della concessione) a oggi ad avere una strategia coerente, ma aspettiamo sempre la manna dal cielo accontentandoci almeno della gestione avviata del bacino attuale. La Capo d’Anzio era nata per altro….

Ecco, ci sono i condizionamenti a parere di chi scrive. Sono quelli di chi ha dato voti in cambio di lavoro ed è in rapporti stretti, strettissimi, con delinquenti poco raccomandabili. Ma Bruschini e la prima Repubblica che lo sostiene (in maggioranza e all’opposizione), insieme a giovani virgulti che si sono ben presto adattati a questo sistema, andrebbero sciolti perché non sono più in grado di guidare il Comune.

A questo, però, non c’è prefetto che possa rispondere. Devono farlo i cittadini, convinti da un’alternativa reale tutta da costruire e che non c’entri con i “giochetti” della politica o qualche candidato etero-diretto da Grillo & associati.

C’è altro prima del sindaco, ecco perché #unaltracittà

altra

Fare il sindaco della propria città. A chi non piacerebbe, anche solo per qualche giorno… Bello, affascinante, difficile. La tentazione è forte e le strade per arrivarci sono diverse prima delle elezioni, quindi dei cittadini che ritengono – da padroni assoluti – chi debba essere il loro rappresentante.

Ebbene con #unaltracittà abbiamo inteso fare altro. Chi scrive, che sul territorio è impegnato da anni in diverse forme (associative, giornalismo, volontariato) poteva tranquillamente rispondere alle certezze di tanti e dire: sì, voglio candidarmi. Anzi, sono il candidato.

Si poteva andare da un partito, fare un’alleanza con chi rappresenta la politica anziate e ci ha portato nella condizione in cui siamo. Si poteva cedere alle lusinghe di chi dice “io ho 1000 voti” e di chi promette di portare con sé “cinque-sei consiglieri“. Ma sì, ti metti a tavolino, fai i conti, speri che vada bene (a loro è andata benissimo, finora) prometti qualcosa che non manterrai, ma saresti solo il nome nuovo e spendibile per una vecchia classe politica e dirigente. Se poi il tuo nome servisse, come “bandiera” nel Pd, per passare dal 20% di Bernardone alle ultime amministrative al 22% perché sei un po’ più conosciuto cosa avresti fatto? Nulla. E se pure il Pd fosse parte di questo discorso – alla pari con altri – sai che dovresti temere i “dinosauri” che nel ’95 non confluirono su Mangili e nel ’98 mandarono a casa Mastracci consegnando definitivamente la città al centro-destra.

Ecco, è sbagliato partire dal sindaco, occorre prima vedere cosa vuoi fare, come e con chi. Nella presentazione di ieri di #unaltracittà (grazie ancora a tutti) qualche “paletto” è stato posto. Siamo un gruppetto di amici, niente di più, disposti ad allargare l’orizzonte e a confrontarci con chi vorrà portare le proprie idee.

Ci mettiamo la faccia, quella di persone che vivono del proprio e hanno deciso di impegnarsi. Sarebbe facile schierarsi dalla parte dell’anti-politica, molto più complesso parlare di buona politica e provare a immaginare  una città moderna, aperta, solidale, proiettata in Europa e nel mondo, dove lo sviluppo guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ad accontentare gli amici degli amici, ai servizi basati sulle esigenze dei cittadini – tutti – e non di pochi. Eccoli alcuni “paletti“, insieme alla legalità assoluta. Alla trasparenza, al rispetto di chi ha un’idea diversa, al confronto sulle cose da fare e non sulle persone da attaccare, alla verità da dire ai cittadini. A un Comune che non è – non può e non deve essere – collocamento per disperati “assunti” in cooperative che poi portano voti, ma creare le condizioni per uno sviluppo che porti lavoro a tutti. E i voti a chi, democraticamente, i cittadini sceglieranno.

Siamo con chi vuole costruire questo, un movimento di opinione   fuori dagli schemi della politica in senso tradizionale ovvero delle “liturgie” dei partiti come li abbiamo conosciuti in Italia e qua, ma anche lontano dal populismo del guru.

Da qui parte un percorso, se riusciremo a mettere insieme chi vuole realmente cambiare le cose in questa città parleremo anche del candidato sindaco. Ma per farlo dobbiamo essere credibili e questo dipenderà  esclusivamente da noi, di certo partiamo avvantaggiati perché  lo siamo più di chi ha governato finora.

Ah, per chi segue questo spazio: pur non essendo candidato ma come direbbe qualcuno essendo “sceso in campo“, da oggi  scompare nel blog la parola “giornalista“. Chiaro che lo resto, è il mio lavoro che si svolge com’è noto al Messaggero e continuando l’attività con il libro “Sangue sporco” e il documentario che stiamo realizzando.

Attraverso il blog continuerò comunque a esprimere opinioni, suggerimenti, denunce come in passato, oltre che a confrontarmi con quanti vorranno.

Goditi la pensione e continua a “rompere”, caro Augusto

augusto

E’ andato in pensione il mio medico e amico Augusto Pigliacampi. Direte, mbè? E forse non avete tutti i torti. Se non fosse che Augusto oltre ad accompagnare per oltre 40 anni di professione la mia e la vita di tanti altri pazienti, è un personaggio “scomodo” in questa città. Controcorrente o, forse, semplicemente “contro” e basta.

E merita, per questo, di essere salutato pubblicamente subito, senza dover mettere da parte chissà quale “coccodrillo” da tenere nel cassetto per tempi peggiori. No, merita di essere invitato – ora che avrà più tempo – a non mollare. A godersi la pensione ma a continuare a “rompere” come ha sempre fatto. Ce l’ha nel Dna, del resto, ereditato probabilmente da mamma Jole che se doveva dirti qualcosa non brillava certo in diplomazia. Pane al pane, vino al vino.

Sul medico uno può avere tutte le impressioni e ricordare le esperienze che vuole – personalmente ho conosciuto e conosco un gran professionista anche nei momenti più bui di quello che la vita può riservare a un paziente e alla sua famiglia – ma qui mi piace parlare del cittadino appassionato come pochi del mare e della storia di Anzio. Con un archivio invidiabile e del quale va giustamente geloso e al tempo stesso fiero. Di una mente che per non essersi “piegata” a certe logiche della politica di casa nostra è stata tenuta – o forse ha preferito tenersi, non condividendo – ai margini. Anche quando insieme ad alcuni amici, molti poi “trasmigrati” nei partiti, mise in piedi una lista civica ma senza partecipare direttamente. Si accorse del resto che il principio “non passa nemmeno l’acqua….” era venuto meno prima di iniziare, o quasi.

E’ pesante….” dicono molti, magari non a torto. Ma gli piace vedere le cose in un certo modo che non è quello di chi amministra o ha amministrato la città, di qualunque colore sia. Il che, in un “paesone” quale siamo, è tutto fuorché un male. Anzi, sfugge alle logiche dei benpensanti della politica nostrana e dei loro accoliti,  già basta e avanza.

Per questo Augusto deve godersi la meritata pensione, dare un consiglio di medicina a chi andrà a chiederglielo, ma soprattutto continuare a “rompere“. E se non lo farà, tra cento anni non meriterà nemmeno il “coccodrillo“.

Grazie di tutto, caro amico e medico, mi sembrava il modo più originale di dirtelo. Interpretando – ne sono certo – i sentimenti di tanti pazienti.

Tu chiamala se vuoi, trasparenza…

inchesavarino

La segretaria Marina Inches e il suo predecessore, Pompeo Savarino

Doveva riunirsi ieri la commissione trasparenza del Comune di Anzio. Lo apprendiamo da un post su facebook di Chiara Di Fede, cittadina impegnata e per questo “invisa” a chi “fa” politica su questo territorio, dove chi pensa con la propria testa diventa subito “nemico“.

Quella commissione non c’è stata perché i capigruppo che la compongono non si sono presentati. C’è stata la convocazione via mail, ma nessuno ha sentito il dovere di andare. Si vede che il problema, ad Anzio, non esiste. Almeno per i consiglieri comunali che nel brodo di coltura di questa politica sono nati e cresciuti o che sono stati ben presto “stregati” dal modo di fare dei più vecchi. Al netto di altri impegni, certo, magari ieri mattina qualcuno aveva un appuntamento di lavoro o questioni inderogabili da sbrigare. Comprendiamo, ma allora si è scelto di farsi eleggere per cosa?

Detto ciò dei consiglieri comunali, restano le dolenti note di un sito comunale fuorilegge per quanto riguarda la trasparenza. Il passaggio dal vecchio alla nuova segretaria generale non ha portato l’attesa ventata di novità. Com’era con Savarino, così è con la Inches. E non vengano a dirci che rispettiamo i parametri perché è vero solo dal punto di vista formale. Una beffa.

E’ vero che abbiamo tre siti (forse più) in uno, ma per esempio la convocazione delle commissioni dovrebbe essere pubblica, alla sezione dedicata non c’è traccia se non nel… 2011!. Su una parte del sito, perché su un’altra alla voce commissioni corrisponde il vuoto. L’ufficio relazioni con il pubblico? Eccolo, provate a entrare e a contattarlo….

Le ordinanze del sindaco? Tu dici, vai sull’albo on line e…. No! Si deve cercare su trasparenza.comune.anzio.roma.it quindi su provvedimenti, su provvedimenti organi di indirizzo politico amministrativo e qualcosa trovi.

Vogliamo parlare di determine che mancano, sono decine se non centina? Di quelle che inspiegabilmente escono dopo mesi? E guardate chi sono, ancora, i dirigenti del Comune: Pusceddu è ormai in pensione, di Schioppa si sono perse le tracce…. Ma è sulla Capo d’Anzio che ci superiamo. D’Arpino si è dimesso a gennaio ma è ancora lì, insieme allo stesso Pusceddu che pure ha lasciato e con l’ultimo bilancio pubblicato del 2014, quando la società ha approvato quello del 2015 e chi la “controlla” ha l’obbligo di renderlo pubblico. Andiamo così, un po’ a caso… Degli organi politici, per esempio, sappiamo chi è il presidente del consiglio comunale ma non redditi e quanto altro previsto. Non in questa sezione, almeno, perché se vediamo in quella del Consiglio comunale c’è. Ma devi avere tempo e voglia, cosa che difetta a molti in questa città. Ma sì, che vai a guardare….

La questione trasparenza è stata a lungo affrontata da Andrea Mingiacchi e dal Pd, il meetup “Grilli di Anzio” (grazie a loro è stato finalmente pubblicato il patrimonio) ha espresso alla neo segretaria tutte le sue perplessità, da questo umile spazio e prima ancora dalle colonne del “Granchio” sono state fatte segnalazioni continue. Inutilmente.

Si potrebbe andare avanti, ma interviene la carità di patria. Ci avevano promesso un Comune 3.0 ed è stata una bugia. Basterebbe questo – anche in maggioranza – per dire al sindaco: scusa, ma dobbiamo intervenire…. Evidentemente va bene così, vanno bene programmi informatici che vanno e vengono, scelti non si sa come e da chi, magari delle stesse aziende per le quali si è pure consulenti. Va bene tutto purché il cittadino non capisca o si ingegni per farlo. Trasparenza e accessibilità totale sono altro, forse anche di questo dovrebbe occuparsi una commissione che nemmeno riesce a riunirsi. E forse è bene che la responsabile di trasparenza e anti corruzione metta finalmente mano a questo sistema cervellotico.

Ah, già che ci siamo e visto che la vicenda è stata affrontata in una delle rare commissioni trasparenza che si sono riunite: i consiglieri morosi sono tutti in regola? La segretaria è al corrente di questa vicenda? L’opposizione ha nulla da dire? E alle osservazioni del Mef è stato mai risposto? E come? Vorremmo leggerlo sul sito. Se fosse davvero 3.0…..