Andrebbero sciolti per incapacità. Poi sì, la mafia…

 

banchivuoti

La nuova richiesta di intervento al governo per il condizionamento del Comune di Anzio da parte della criminalità, arrivata dal Movimento 5stelle, è la terza della serie dopo Sel e gruppo misto. Manca all’appello il Pd che starà “ragionando” e facendo le sue solite strategie, preoccupato – in alcune sue importanti componenti – di come perdere  anche le prossime elezioni ovvero farle vincere restando perdenti di successo.

Arriverà anche la richiesta del Pd, poi finalmente il ministro dell’interno Angelino Alfano (già contattato, sembra, da esponenti di maggioranza) e il prefetto di Roma Paola Basilone (che avrebbe incontrato il sindaco rassicurandolo), dovranno dirci di che morte dobbiamo morire rispetto a condizionamenti che sono palesi e altrove hanno portato alla nomina di commissione d’accesso e allo scioglimento dei consigli comunali. Fatta eccezione per Fondi che era, è e resta uno scandalo nazionale da addebitare al governo Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni, il leghista evidentemente forte coi deboli e debole con i forti. In quest’ultimo caso il senatore e plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Latina, Claudio Fazzone.

Ma torniamo ad Anzio, dove più di qualcuno ha avviato la litania “non ci sono stati arresti“, quando la vicenda “Mala suerte” chiama direttamente in causa esponenti di questa maggioranza, eletti con i voti di quella gente. “Non ci sono condanne“, vero, salvo una per la vicenda più banale che esista, ma procedimenti molto pesanti che per una iniziativa di prevenzione qual è la commissione d’accesso, bastano e avanzano. Vogliamo proseguire? Parlare delle intimidazioni? Meglio di no.

Perché prima dello scioglimento per i condizionamenti – non necessariamente mafiosi, si legga la norma – ci dovrebbe essere quello per manifesta incapacità di guidare la città. Non c’è una cosa del programma di Luciano Bruschini che sia stata realizzata da otto anni a questa parte, c’è una “guerra” interna alla maggioranza palese, l’assessore Placidi non avvia le isole ecologiche perché il Comune non paga la luce ma si affretta a comunicare che arriveranno altre foto trappole per chi getta i rifiuti, mentre la città è sommersa.

I rilievi della Corte dei conti e del Ministero dell’economia e finanze sono talmente pesanti che qui si fanno spallucce ma si evita di farci sapere quali risposte sono state fornite. Intanto viaggiamo su 25 milioni di residui di dubbia esigibilità, non riscuotiamo i tributi, la macchina amministrativa tra una riorganizzazione e l’altra è paralizzata, la trasparenza è ormai una presa in giro, la gara per le mense non si è fatta perché – è nero su bianco . non è stata scelta per tempo la stazione unica appaltante. Così ci teniamo, per un altro anno tra una cosa e l’altra, la ditta che nella gara fatta a suo tempo era arrivata ultima e che è stata “bocciata” dagli utenti e cacciata in altri Comuni.

Già, i tributi. Chi segue questo spazio ricorderà a novembre la scoperta fatta da chi scrive, la vicenda dei morosi. Nonostante fossero consiglieri comunali e assessori e – ancora una volta – al netto delle difficoltà che chiunque può avere, per loro è stata invocata la privacy. Nei giorni scorsi è invece emerso un nome, quello di Roberta Cafà. Poi è uscita la vicenda del “fraintendimento“, pezza a colori messa dal responsabile dei tributi sottoposto chissà a quale fuoco di fila.

Dispiace che sia uscito solo il nome dell’assessore, la quale pensa a chissà quale “complotto” e che certo insieme alla collega Nolfi con la storia delle dimissioni “irrevocabili” non ha fatto una bella figura. Dispiace e le va umana solidarietà, perché ci sono due consiglieri nella stessa condizione e il presidente del Consiglio comunale Sergio Borrelli si guarda bene dal portare la cosa in aula. All’epoca della scoperta della vicenda, l’attenzione fu puntata su un termine scritto da me, non sulla gravità della cosa. Dei “cinque sei giorni” per chiarire non si è saputo più nulla e la cosa sembra non interessare più nemmeno al Pd, dopo che Bernardone- offeso dal termine usato – aveva dato la stura a uno dei dibattiti più stucchevoli che il Consiglio comunale di Anzio abbia mai registrato. Ma sì, che vai a vedere….

La verità è che in questi mesi di certo un assessore e i due consiglieri – non sappiamo di altri – hanno continuato a esercitare il loro ruolo non potendolo fare. Come Placidi a fare l’assessore, all’epoca, da incompatibile perché condannato dalla Corte dei Conti. Il tutto nel clima “annacquato” della politica di casa nostra. Ora, in un Comune incapace di riscuotere come certifica la Corte dei Conti, se non pagano per primi eletti e nominati, perché dovrebbero farlo i cittadini?

Infine il porto. Già il fatto che una società a maggioranza pubblica ha un presidente di mera facciata perché non può firmare una carta  è singolare, ma le idee della Capo d’Anzio sono poche e pure confuse. Dal fondo maltese siamo passati agli “strumenti di finanza pubblica” (quali? indebitando chi?) contenuti all’interno di un comunicato praticamente incomprensibile. Il bando previsto per metà settembre e più volte annunciato attende perché manca la valutazione di impatto ambientale, non siamo stati capaci dal 2011 (anno della concessione) a oggi ad avere una strategia coerente, ma aspettiamo sempre la manna dal cielo accontentandoci almeno della gestione avviata del bacino attuale. La Capo d’Anzio era nata per altro….

Ecco, ci sono i condizionamenti a parere di chi scrive. Sono quelli di chi ha dato voti in cambio di lavoro ed è in rapporti stretti, strettissimi, con delinquenti poco raccomandabili. Ma Bruschini e la prima Repubblica che lo sostiene (in maggioranza e all’opposizione), insieme a giovani virgulti che si sono ben presto adattati a questo sistema, andrebbero sciolti perché non sono più in grado di guidare il Comune.

A questo, però, non c’è prefetto che possa rispondere. Devono farlo i cittadini, convinti da un’alternativa reale tutta da costruire e che non c’entri con i “giochetti” della politica o qualche candidato etero-diretto da Grillo & associati.

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