Il proiettile a Zucchini, adesso basta

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Non sarà la colorita discussione avuta con Giorgio Zucchini qualche sera fa a evitare di dargli tutta la solidarietà che si può esprimere in questa sede e dopo che il vicesindaco ha ricevuto – in Comune – un proiettile all’interno di una busta. Ho provato a spiegargli che quando si scrive è sempre per il ruolo pubblico che uno riveste, mai per vicende che riguardano la persona.  A maggior ragione dopo l’ennesimo attentato è ribadita e confermata la piena e incondizionata solidarietà umana. Perché scrivere e criticare è un conto, intimidire è un altro.

Afferma Zucchini, in una nota diffusa dal Comune: “Sono profondamente avvilito per quanto sta accadendo alla mia persona e di riflesso alla mia famiglia. Confido nelle indagini delle Autorità Competenti ed auspico che, quanto prima, venga fatta luce sulla vicenda e sui gravi atti intimidatori che sto subendo durante l’espletamento del mio incarico“. E’ comprensibile.

Il problema è che  qui da un pezzo i delinquenti stanno prendendo il sopravvento. Le due auto bruciate, ora il proiettile a Zucchini, le auto bruciate al compagno della Nolfi, gli spari a casa di Alessandroni e prima ancora di Placidi. Le forze dell’ordine li chiamano episodi “spia“, sono quelli che indicano un fenomeno ormai in atto. Il tentativo di intimorire chi governa o – peggio – l’avvertimento vero e proprio per eventuali promesse non mantenute o per cercare di avere benefici. E le indagini, finora, non hanno portato a risultati purtroppo.

No, è ora di dire basta. A questo clima, alle intimidazioni, ai delinquenti, a chi vuole appropriarsi di questa città o condizionare con la forza l’amministrazione o gli uffici. Basta al clima di “guerra” che si vive in questa maggioranza, costante e quotidiano. Clima  con il quale – purtroppo – si alimentano voci infondate, sospetti dell’uno sull’altro, certezze inesistenti. Basta con le regole – anche piccole – calpestate quotidianamente e nel disinteresse di chi dovrebbe essere baluardo proprio della legalità. E’ un clima – ne discutevamo con Zucchini – mai verificato prima. “C’era la politica” – ha commentato. Vero. Il timore è che adesso alla politica si sia provato a rispondere con gli affari o, peggio, a usarla per arrivare a questi. Sarebbe inaudito.

In tutto ciò restano sullo sfondo, senza risposta, le richieste che più gruppi parlamentari hanno presentato per verificare se ricorrono i presupposti per istituire ad Anzio la commissione d’accesso.

Sono condannabili i gesti di delinquenti che provano a intimidire, non c’è dubbio, ma è inaccettabile che le Istituzioni non forniscano ancora una risposta sulla necessità o meno di uno strumento di prevenzione qual è la commissione: Prefetto, Ministro, ci siete?

 

Il Granchio e queste città, 25 anni dopo

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Era una fredda domenica di gennaio. Chi dice che quello che stiamo vivendo è l’inverno peggiore, spesso su basi non meglio specificate, ha evidentemente la memoria corta. Sì, domenica 11 gennaio 1992 faceva freddo più o meno come adesso ed era in edicola il primo numero del settimanale “Il Granchio“. Doveva uscire il giorno prima, nelle intenzioni di noi giovani e di belle speranze, ma i rigorosi tempi che avevamo provato a darci e la tecnologia dell’epoca non erano serviti a molto. La sfida iniziata qualche mese prima, con la costituzione della cooperativa editrice ancora oggi del settimanale, era appena iniziata. Ci davano per spacciati dopo le elezioni del ’92, poi dicevano che avremmo retto fino alle amministrative, via via hanno imparato che quel gruppo iniziale – e chi è arrivato dopo – è stato capace di reggere finora per 25 anni. Anzitutto auguri al Granchio, a chi c’è e a chi c’è stato, a chi ha anche solo una volta consegnato i giornali nelle edicole, a chi a vario titolo ha permesso di arrivare sin qui. Nessuno di noi, con me c’erano Giovanna Consolo, Ivo Iannozzi, Claudio Pelagallo, Elvira Proia e Nino Visalli,  immaginava che quell’idea di un giornale vero e “nostro” potesse avere una vita del genere. Invece è ancora qui e ci sarà per molto. Facevo i conti, ad Anzio sono passati sette sindaci e tre commissari, a Nettuno sei sindaci, una commissione straordinaria e due commissari, ma il Granchio è lì.

Un quarto di secolo dopo, con due generazioni e mezzo che nel frattempo sono passate, con chi è nato nel ’92 che intanto si sarà laureato o starà lavorando, la domanda è: senza il Granchio queste città sarebbero state le stesse? A parere di chi scrive assolutamente no. Il giornale ha esercitato ed esercita quel ruolo che avevamo immaginato di “cane da guardia” delle istituzioni locali. Ha portato un modo di fare giornalismo – dando spazio alla cronaca più che alla politica, allo sport più che al chiacchiericcio – ha messo la classe  dirigente di fronte a una prima pagina che mai avrebbe immaginato, ha incalzato il potere e le macchine burocratiche, ha cercato e pubblicato i documenti, ha espresso opinioni, è andato in piazza “contro ogni crimine“, si è scontrato, è rimasto sempre di chi lo mandava in edicola e non di altri, ha dato voce a chi non l’avrebbe avuta, ha avuto il riconoscimento dell’unico padrone possibile: il lettore. Indimenticabile l’aiuto di chi – in un periodo di crisi – decise di dare un sostegno economico o la frase di un’umile signora di Nettuno che in ospedale, al medico che fa il saccente verso il giornale, risponde: “Nci fosse o Granchio, tante cose nse saprebbero“.  Bellissime le parole di Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, al 18° compleanno della testata: “Siete stati la vera opposizione“.

Non ho mai creduto alle funzioni pedagogiche di un giornale, a quelle di far conoscere a un pubblico il più vasto possibile quello che succedeva sì, senza guardare in faccia nessuno. Ho, abbiamo, interrotto amicizie, minato parentele, subito minacce, ricevuto querele e richieste di risarcimento. Emblematica una sentenza che non riconosce i 300.000 euro che avrebbero fatto chiudere il Granchio: le notizie vanno date con particolari a maggior ragione in una realtà locale. E fare il giornale nel posto dove sei nato e cresciuto, era e resta infinitamente più difficile che fare l’inviato, arrivare in un posto, raccontare e andare via.

Il giornale è stato ed è anche altro: un’impresa che dà lavoro, una “palestra” per chi si avvicina a questo mestiere, una rampa di lancio per quelli che passati per la redazione ora lavorano come professionisti. C’è da esserne orgogliosi.

Ha sbagliato il Granchio in questi 25 anni? Certamente, ma mai in malafede. Non sarebbe ancora qui, oggi. E a quanti, ogni settimana, hanno perso e perdono tempo a immaginare cosa o chi possa aver portato a scrivere una vicenda, a far “salire” o “scendere” qualcuno, basterebbe semplicemente far vivere quello che accade in “chiusura” del numero, il mercoledì. C’era l’idea – rimasta tale – di farne un  copione teatrale o un “corto“. Chissà….

Ho sbagliato, io che sono tra i fondatori? Sì, perché non si è perfetti, perché quando una notizia è uscita non la blocchi, perché le fonti devi verificarle non una ma dieci volte. Il più grande errore è stato quello di credere – e provare a far credere ai lettori – che il nuovo porto di Anzio era cosa fatta. Di certo per la prima volta dalle ipotesi eravamo passati alle carte e a un percorso definito, ma non è bastato e non è il caso di ripercorrere qui i motivi.

Tre anni fa il mio rapporto si è interrotto, ma come dico sempre equivale a essersi staccati da un figlio che oggi fa il suo percorso. Non ero d’accordo sul futuro “industriale“, avrei anticipato lo sbarco massiccio sul web, immaginato il Granchio non dei 25 ma dei 50 anni,  c’era stata una dura campagna elettorale, qualche screzio, avevo altre iniziative editoriali in mente e sono usciti, infatti, un paio di libri. A quello sul sangue infetto – che era già in lavorazione – non avrei potuto dedicare il tempo necessario

Oggi che molti si prodigano nel prendersela con “il Granchio” io posso solo fare gli auguri per queste nozze d’argento, invitando a non dimenticare mai che chi amministra va pressato – sempre e comunque, a prescindere da chi sia – che su battaglie come legalità e trasparenza anche le piccole cose sono importanti, che scrivere sul web impone un’attenzione anche maggiore di quella del settimanale, sia nel dare le notizie, sia nel modo di esporle. E’ giusto arrivare prima e cercare “click“, è doveroso arrivare per bene, dopo le verifiche, scrivendo con meno errori possibili se proprio non è possibile senza. E’ necessario limitare il “copia e incolla” e approfondire, sempre.

Infine un pensiero per chi ci ha lasciato. Sergio Moscatelli fu il primo grafico, aveva un “Mac” che sembrava un’astronave, lo scanner avrebbe “letto” i pezzi mettendoli in pagina. Ma le macchine da scrivere erano “sporche” e lo scanner impazziva… Ci mise professionalità e pazienza, soprattutto dovette piegarsi ai “floppy disk” morbidi….

Guglielmo Natalini fu tra i fondatori della cooperativa, un pungolo in più occasioni, un personaggio che voleva pubblicato dove e come diceva lui i suoi lunghi interventi…. Ci scontrammo spesso, sempre con grande onestà intellettuale.

Eugenio Mingiacchi, senza il quale non saremmo qui. L’imprenditore, quando si stava per chiudere, disse che ciascuno di noi avrebbe dovuto investire su quella sgangherata impresa, che il sabato il giornale doveva essere in edicola ma il lunedì le cambiali andavano pagate, trasformò quel gruppo di illusi in un’azienda. Anomala, come noi stessi la definivamo, ma azienda. Ci ha lasciato troppo presto, abbiamo dedicato al suo nome  borse di studio che fra l’altro hanno fornito dei lavori a queste città. E’ un’iniziativa che non va dimenticata, spero che presto torni la borsa di studio “Eugenio Mingiacchi”.

Auguri al Granchio, ma anche ad Anzio e Nettuno. Questo giornale avrà pure sbagliato, ma resta una delle poche certezze in queste martoriate città.

Zucchini: “Nessun affidamento di tributi e patrimonio all’esterno”

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Mi dispiace, ma sei fuori strada, io non so chi dica cosa del genere ma non voglio esternalizzare il patrimonio né i tributi, non so nemmeno chi sia questo Romeo“. Il vice sindaco di Anzio, e assessore alle finanze, Giorgio Zucchini, smentisce quanto riportato in questo spazio. E ci tiene a precisare che: “Sulle mense non c’entro nulla, chiedete perché le carte sono arrivate in ritardo, la giunta ha deciso 31 dicembre perché ritenevamo che i tempi fossero congrui, poi ci sono stati ritardi che non possono certo essere imputati a me“.

Ne prendo atto e mi scuso, purtroppo una mancata verifica può creare delle incomprensioni. L’assessore sa bene che qui non ci sono amici e nemici (basta scorrere il blog, ne ho avute per tutti….) né si fanno questioni personali bensì legate ai ruoli pubblici che lui e altri rivestono, non si hanno secondi fini, ma si critica e a volte (poche, è vero…) ci si complimenta pure per l’attività svolta. Converrà con me che mai come in questo periodo ad Anzio – nella maggioranza in particolare – il clima è tutt’altro che idilliaco.

E non dipende certo da chi scrive.

 

Mense, copia incolla, affaire tributi e silenzi

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Alla fine, com’era prevedibile, i bambini che frequentano le scuole di Anzio hanno mangiato. Il servizio è stato garantito e quindi inutile lamentarsi. Con un precedente più unico che raro, questa mattina l’azienda che ha il servizio è entrata in plessi del Comune sulla fiducia, aspettando una comunicazione formale. Il 3.0 de noantri funziona così. Del resto fu il sindaco a dire – dopo la vicenda “Parco di Veio” – ai consiglieri comunali: “Avete voluto le gare? Ecco cosa succede….” Che un’azienda lavori in proroga, su una proroga, dopo essersi vista assegnare un servizio perché la precedente gara era stata annullata e se ne doveva fare un’altra, per questi signori è “normale“.

E mentre la politica, maggioranza e opposizione, si contraddistingue per i propri silenzi, il buon Paride Tulli trova l’autore della malefatta: Franco Pusceddu. E’ lui che non ha firmato la proroga, quindi le responsabilità sono le sue. I colleghi si fermano al copia e incolla, male brutto dei giornalisti, e ovviamente la colpa è di Pusceddu, il quale notoriamente non è simpatico a Tulli. Orbene il dirigente andato in pensione e poi costretto a rientrare avrà mille responsabilità in questo Comune, avrà messo mille “pezze” salvando spesso Bruschini e la sua maggioranza che altrimenti non sarebbero ancora in piedi sui termini per i bilanci, ad esempio, ma sulle mense ha zero colpe.  Perché dopo la gara annullata per la commissione che all’Anac non è stata ritenuta idonea (questa va bene?) un appalto era stato preparato – dal 17 aprile – e oggi sarebbe assegnato se Bruschini, Zucchini e chi di dovere avesse deciso prima sulla “Stazione unica appaltante“. No, la “politica” ha tergiversato, com’è noto quando c’è una gara se si può provare a dire la propria è meglio. Così in attesa dell’accordo con Ardea l’appalto è stato rinviato. Si pensava di chiudere la gara entro dicembre, per questo – come se facessero un altro mestiere o fossero arrivati ieri in Comune – hanno evitato di deliberare che la proroga della proroga sarebbe stata fino ad assegnazione del nuovo appalto. Hanno scritto 31 dicembre e oggi per non lasciare i bambini a digiuno sono dovuti necessariamente ricorrere a uno stratagemma o giù di lì. Tanto qui è tutto “normale“, persino che si dica (voci di Comune) che la gara nel frattempo avviata sarà chiusa entro gennaio. E se a un commissario viene l’influenza? Se arriva un ricorso?  No no, qui è tutto “normale“, non ci sono consiglieri che urlano – e se lo fanno Bruschini trova il modo di farli calmare, fossero di maggioranza o di opposizione – non si riunisce come fu per la Santaniello la commissione trasparenza, non ci sono Procure, Anac, Funzione pubblica che intervengono. Qui è tutto “normale” e i giornalisti sembrano aver perso la voglia di chiedere date, carte, riscontri. Per questa come per altre storie.

Una domanda provocatoria, senza nulla contro chi ha il nuovo incarico a tributi e patrimonio (anzi, buon lavoro a Mimmo), cosa succede se domani viene fuori un contenzioso tra Comune e gestione degli impianti sportivi quindi anche della piscina? Sicuri che ci sia compatibilità? Ma chi si occupa di anti corruzione e trasparenza, dov’è?

E attenzione, perché è proprio su quel settore che il vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini ha in mente il disegno di fine legislatura. S’è letto in giro di condomini, lavori, ma è poca cosa, perché il prossimo passo è l’affidamento all’esterno dell’intero settore. Un progetto che respinse, allora, Candido De Angelis quando Nettuno, Aprilia e Pomezia facevano le varie società di servizi, ma che a Zucchini va a genio e non da oggi. Provò con un Consorzio di comuni con capofila un ente del casertano ma senza fortuna, oggi l’idea è di affidarsi al gruppo Romeo. Sia per il patrimonio, sia per i tributi. Peccato che proprio il giorno dell’Epifania è uscita la notizia che il gruppo Romeo è finito in un’indagine per presunte collusioni con la camorra.

Ma qui è tutto “normale” eh…. Silenzio….

 

 

Il limite superato, le accuse personali. Abbassiamo i toni

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La sensazione che abbiamo superato il limite la provo da tempo. La caccia alle streghe non mi è mai piaciuta, quindi chiunque vada oltre nelle sue affermazioni  – a volte solo per partito preso – mi infastidisce. Il linguaggio della politica di casa nostra – ad Anzio in particolare – è ormai tutto sul personale, perché non è il futuro della città a interessare ma il proprio. D’altro canto, come recita il vecchio adagio, a stare vicino al sole ci si scalda di più e per molti quel sole è “fare” politica ovvero occupare un posto e poter dire la propria in quel consesso,  far pesare il proprio voto, ottenere. Allora ci si divide non se vogliamo il piano del colore o il porto, bensì se spetta a una cooperativa o a un’associazione qualcosa e alla mia o a quella “vicina” a me nulla. Per questo a chiunque dissente va trovato un difetto, va attaccato personalmente.

La prendo da lontano per dire che ad Anzio, ma anche a Nettuno, il clima si fa sempre più pesante. Non la penso come Agostino Gaeta su Edoardo Levantini, per esempio, perché ritengo  che il coordinamento antimafia faccia sforzi notevoli per tenere alta la guardia sul territorio. Parla di cose concrete, di sentenze, di rapporti scientifici. Si smentiscano, ma non si dica che il problema è “Levantino” come viene definito. Altrimenti arriviamo al punto che il problema non è la camorra, ma Saviano che la racconta, facendo imbufalire il sindaco di Napoli in un “teatrino” che non fa bene all’Italia.

Ma come diceva Voltaire, e come ad Anzio ci ricordano nella sala consiliare con un cartello: “Detesto ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo“. Allora al tempo stesso è giusto dire che Agostino Gaeta – con tutti i suoi difetti – è uno che a modo suo racconta questo territorio. Raccontava, almeno, anche se non credo che smetterà di farlo dopo l’annunciata chiusura già paventata in passato e ribadita oggi. Certo non è giornalista, ha avuto pure i suoi guai, ma non facciamo come Orwell per cui “tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri“.  Allora serve rispetto, per le opinioni di tutti. Se poi ci sono profili penali, si perseguano. Di più: un giornale si può comprare o non, leggere o meno, è la più grande arma in mano a un lettore.

Dico questo conoscendo Edoardo e Agostino, ma conoscendo anche molte delle persone che si accapigliano su chi possa avere titolo a parlare e chi non. Lo dico per principio e da un osservatorio – tutto mio personale, sia ben chiaro – che è quello di chi prova, da anni, a raccontare questo martoriato territorio, denunciando il malaffare e  restando spesso inascoltato.

Lo dico a maggior ragione dopo il video del sindaco di Nettuno, Angelo Casto, che se la prende con i giornalisti. Non mi interessa perché sia uscito fuori oggi e chi l’abbia reso noto, certo è che lui adesso è sindaco e quelle sono parole pesanti, ma soprattutto cose che evidentemente pensa – insieme ai suoi accoliti – di chi fa il giornalista. Conosco Casto da quando era giovane funzionario Digos a Latina e io giovane cronista, non ho alcun dubbio sulla sua persona e sulla sua professionalità, in più sono certo che ha ereditato a Nettuno una situazione pesante. Ma in quel video – con chiunque ce l’avesse – scende al pari di chi negli anni ha definito (e definisce) “giornaletti” i media locali, al pari di chi dà dell’infame, dello pseudo giornalista, del prezzolato e via discorrendo. Diventa come gli altri politici e personaggi pubblici che sono allergici a chi racconta. Che differenza c’è tra Casto che canta e Stefano Di Magno che faceva le magliette contro il Granchio, ad esempio? Tra la nuova e la vecchia politica?

Certo, chi fa questo mestiere non è esente da responsabilità, a livello locale ha a maggior ragione il dovere di verificare le fonti, non seguire le “sirene” del politico o dell’imprenditore di turno, di pesare le parole. Chi ha la bontà di seguirmi sa che non ho mai fatto, non faccio e non farò difese corporative. Mai mi sognerei, però, di definire “cazzari della verità” i commercianti, gli artigiani, i netturbini, i commercialisti, gli avvocati e chi volete voi. Gli stessi politici che pure qualche castroneria la raccontano ai cittadini. Mi spiace che l’abbia fatto una persona che stimo.

Io preferisco continuare a cercare carte, provare a dimostrare che su un determinato argomento è stata detta una cosa e se ne fa un’altra, che ci sono documenti che mancano e via discorrendo. Voglio tenermi il mio diritto dovere di critica, senza fare questioni personali (se parlo di un politico è per il ruolo che ricopre e non per altro) provando a rispettare tutti e chiedendo scusa quando sbaglio.

E’ per questo che è meglio abbassare i toni, lasciando ai giornalisti – tutti – il diritto/dovere di verificare quello che fanno gli amministratori pubblici e di rispettare – tutti – le regole che impone questa straordinaria quanto delicata professione.

 

 

Mense, la proroga della proroga nel silenzio più totale

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Tra una settimana riaprono le scuole e ad Anzio non sappiamo ancora se i bambini potranno mangiare o meno. Si tratta dell’ennesimo episodio di superficialità/incapacità/disattenzione (fate voi) di questa amministrazione nel gestire l’ordinario. Prima, però, occorre fare un passo indietro.

Per le proroghe negli appalti c’è chi ha fatto sette mesi di arresti domiciliari. Partiamo da questo dato, da quello che hanno pagato Italo Colarieti, Augusto De Berardinis e Angela Santaniello, prima ancora di essere giudicati. Sono stati dichiarati colpevoli in primo grado, vero, aspettano l’appello, ma quei sette mesi sono stati – non lo dico da oggi – una condanna preventiva. Certo, si ipotizzava la corruzione in quel caso, l’appalto per l’assistenza sui bus prorogato a una coop che era in qualche modo “controllata” da Colarieti, ma tutto nasce dalle proroghe.

Allora consentite di prenderla da lontano, perché la “cattiva” Santaniello – rimessa in quel settore dal sindaco quando opportunità voleva altro – rientrata in Comune prima di una sospensione che non sembra aver fine (nonostante la condanna in primo grado l’abbia scontata) una gara per le mense l’aveva fatta. Si era rivolta agli Ordini professionali e alle università chiedendo esperti che poi, però, l’Anac ha bocciato. Risultato? Chi aveva vinto è stato mandato a casa, l’affidamento revocato, e l’appalto dato a chi in quella procedura era arrivato ultimo. Il criterio? Il prezzo più basso. Un affidamento “ponte” in attesa di una nuova gara, fatto alla vigilia dell’anno scolastico 2015-2016 e andato avanti – senza brillare, anzi…. – affinché si svolgessero le procedure previste per un affidamento vero e proprio. Ma in Italia, è noto, il provvisorio è definitivo…

Comunque il 17 aprile del 2016 un bando viene pubblicato, ma non è ancora operativa l’unione di Comuni per la stazione unica appaltante. La “politica” non si mette d’accordo, sicuramente sceglie di non andare con Nettuno né confluire nell’area metropolitana, com’è noto se sulle gare si può in qualche modo dire la propria è meglio. A un certo punto il vice sindaco Zucchini arriva addirittura a ipotizzare un accordo con Santa Marinella, alla fine si sceglie Ardea che pure politicamente è “vicina”. Troppo tardi, però, perché dal 19 aprile senza la “stazione” non è più possibile fare gare e va modificato il capitolato a causa del nuovo codice dei contratti.

Che si fa? Si aspetta…. Arriviamo a settembre, su questo umile spazio si chiede se i bambini mangeranno, una delibera autorizza ad andare avanti chi gestiva il servizio “ponte” in attesa di una nuova gara. Ricordiamo sempre che alla precedente era arrivato ultimo… Ebbene la “politica” colpisce ancora, forse certa dell’efficienza mostrata dalla neo segretaria e dall’avvio della stazione unica appaltante con Ardea. Motivo? Anziché scegliere il criterio indicato dagli uffici ovvero che l’azienda avrebbe lavorato fino “ad affidamento” della nuova gara, ha scelto il 31 dicembre.

E adesso? Si cerca una via d’uscita nel silenzio più totale. Nessuno va all’Anac, nessuno indaga, nessuno chiede lumi nemmeno in consiglio comunale. Nel frattempo la nuova gara è paralizzata, perché la sbandierata efficienza sembra essersi arenata, c’è una commissione che fa fatica a riunirsi e quando lo fa sembra pure cadere in qualche “ingenuità” sulla riservatezza delle sedute. Il punto non è questo, né compete a chi scrive, ci pensasse chi deve occuparsi di anti corruzione e rispetto delle procedure.

Lunedì i bambini mangeranno, certo, con una proroga della proroga su un servizio “ponte”. Magari ci diranno che nel frattempo è stato pure chiesto un parere all’Anac, la foglia di fico ormai per fare di tutto in questo Comune.

C’è chi è finito agli arresti per le proroghe, ma evidentemente la giustizia ha fasi alterne.

Porto, la notizia (a metà) di Natale. I nodi che restano

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Il 2017 sarà, forse, veramente l’anno dell’avvio dei lavori del porto. Il beneficio del dubbio va concesso dopo un ventennio di attese vane. La notizia che arriva alla vigilia di Natale è positiva, si tratta di un passo avanti – l’ennesimo – verso l’agognata prima pietra. Ma è una notizia a metà, perché mentre la Capo d’Anzio guarda giustamente avanti, torna alla sua “mission” iniziale che era quella di farlo, il porto, prima di gestirlo, dimentica gli impegni di adesso.

Lavoratori e cooperative che svolgono un service per la società hanno trascorso feste amare. Stando a quanto leggiamo sui social i pagamenti annunciati una quindicina di giorni fa dai vertici della Capo d’Anzio non sono avvenuti. Difficoltà finanziarie possono averle tutti, in questo periodo, ci mancherebbe, ma la buona notizia di Natale stride con questa situazione e non è l’unico nodo che resta da sciogliere. L’abnegazione del presidente Alessio Mauro e dell’amministratore delegato Antonio Bufalari non si discute, ma ancora una volta il grande assente è il socio di maggioranza, vale a dire il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Assente per i lavoratori assunti dalla Capo d’Anzio – ai quali non è stata erogata la tredicesima – e per quelli in “service” (voluto dalla politica di casa nostra) delle cooperative che sono indietro nella liquidazione delle fatture. Intanto, per il “service” stesso aspettiamo ancora che si esprima l’Anac. Si poteva fare o non? Chissà, ma intanto paghiamo almeno chi lavora.

Assente per i cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote, che hanno il diritto di sapere. Leggiamo – e condividiamo – che si ricorrerà alla finanza pubblica ovvero alla Cassa depositi e prestiti con un piano finanziario  che speriamo venga illustrato a breve, altrimenti si farà una gara tra banche. Sindaco, l’ultima uscita “pubblica” – con i capigruppo consiliari – era stata fatta per un fondo maltese che portava con sé mille dubbi, è stato archiviato?

Non è il solo nodo che resta da sciogliere, inoltre, perché il bando che rischia di diventare una telenovela non lo conosciamo ancora, perché la Cassa depositi e prestiti non risponderà in due giorni (e speriamo di sbagliare) perché non sappiamo ancora cosa dice la perizia sul valore della società, quella sui conti da regolare con le cooperative dal giorno della concessione all’intesa, con soldi messi in bilancio che rischiamo di erodere perché nel frattempo usiamo di quelle coop le attrezzature. Vicende che un socio di maggioranza deve tenere sotto controllo, altrimenti addio, e che se la maggioranza è pubblica deve rendere conto ai cittadini.

E vogliamo parlare di trasparenza? A oggi sul sito del Comune al link “nuovo porto” esce il vecchio sito  della Capo d’Anzio che andrebbe cancellato per carità di patria. Nella sezione “amministrazione trasparente“, al link “società partecipaterisulta ancora Luigi D’Arpino presidente, Franco Pusceddu consigliere (ha fatto in tempo ad andare in pensione e tornare….) Enrico Aliotti amministratore delegato e l’ultimo bilancio pubblicato è del 2014. Tutto questo nonostante la responsabile della trasparenza e anti corruzione del Comune socio di maggioranza al 61%, la segretaria generale Marina Inches, sia – bontà sua – anche componente del consiglio d’amministrazione della società. Risolta la vicenda “quote rosa“, è in palese contrasto con quanto previsto dall’Anac, ma anche qui è stato chiesto un parere e aspettiamo. Eppure l’Anac è stata chiarissima già nel 2014….

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Ecco, forse nel 2017 arriveremo davvero alla fatidica prima pietra, ma intanto la Capo d’Anzio un impegno deve prenderlo: dragare il canale di accesso. Nessuna “furbizia“, per favore, è vero che l’obbligo scatta dall’apertura del cantiere, ma è altrettanto vero che non si può – come soleva dire il mio ex editore Peppino Ciarrapico – “andare insieme a zappare la vigna e poi l’uva la raccogli da solo“. Tradotto: non possiamo immaginare che il pubblico paga e la Capo d’Anzio prende solo gli onori della gestione.

Infine una constatazione temporale. Se davvero nel 2017 saranno avviati i lavori, saranno trascorsi 24 anni dall’idea del “raddoppio” proposta dal Consorzio nautico, 20 da quando il sindaco Renzo Mastracci fece inserire il progetto – questo progetto – nel piano regionale di coordinamento dei porti, 18 dalla votazione in consiglio comunale di costituzione della Capo d’Anzio, 17 dalla formalizzazione dal notaio, 12 dalla richiesta di concessione, 7 dalla firma dell’accordo di programma, 6 da quella della firma della concessione stessa, 3 da quando sono state consegnate le aree. Nessuna impresa al mondo può permettersi tempi del genere.

Ebbene se partiranno, quelli previsti nel 2017 sono pressapoco gli stessi lavori nel bacino interno sui quali la politica si divise nel 1990, quando Piero Marigliani “impose” che a fare il porto fosse Marine investimenti, al posto di Condotte d’acqua.

Arrivò tangentopoli, finì un’era e quel plastico – presentato in una cena per le elezioni regionali – è finito chissà dove. Abbiamo impiegato 27 anni per tornare al punto di partenza e i protagonisti della politica di casa nostra sono – ma no? – in larghissima parte gli stessi di allora. Con i loro “riti“, i loro “ragionamenti“, i contatti “romani” e via discorrendo. Non serve aggiungere altro.

 

Metodo diverso e nessun voto, fatevene una ragione. Auguri!

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È vero, a Natale siamo soliti aspettarci dei regali. Una città diversa da quella che viviamo, però, nessuno ce la donerà. Non chi la sta governando con i metodi, ben presto appresi anche dagli ultimi arrivati, da Prima Repubblica. Non chi fa opposizione di lotta e di governo o chi prova a farla ma si ferma sempre sul più bello.

C’è una intera classe politica che ha fatto il suo tempo, è evidente, ma che è legittimamente al suo posto. È stata votata democraticamente dai cittadini di Anzio, tra i principali specialisti in lamentele che puntualmente si “dimenticano” nelle urne.

Costruire quella che insieme a qualche amico abbiamo immaginato come #unaltracittà non è e non può essere un regalo di Natale. Non piove dal cielo il cambiamento se non proviamo a realizzarlo da cittadini. Certo, è più facile seguire il politico di turno, provare a “infilarsi” in una situazione di potere, parlare con qualcuno che conta “a Roma”, essere in un partito e battersi con le liturgie – tipo quelle del Pd – per farsi garantire la candidatura. Ma cosa avremmo fatto di diverso? Nulla.

Il discorso, come ho avuto modo di dire, va rovesciato. Partiamo dalle cose che vorremmo fare e con chi, poi pensiamo al resto. Partiamo dalle idee, poi cerchiamo l’eventuale consenso. C’è chi fa i conti, nei bar della politica locale, con i “pacchetti” di voti, senza accorgersi che il mondo è cambiato. Già, la “po-li-ti-ca” quella di casa nostra che guarda al particolare, alla posizione di potere, non al futuro della città, annunciato a più riprese e rimasto sempre una chimera. Forse ha ragione, serviranno ancora quei 1000-2000 consensi dei quali si è sicuri per “accreditarsi” in qualche coalizione. E forse vinceranno ancora.

Ma quale sviluppo vogliamo dare ad Anzio? Basato su quale scelta – questa sì – politica? Come immaginiamo di ricostruire un’economia massacrata in ogni settore? Poniamoci queste domande, proviamo a costruire intorno una proposta, vediamo chi ci sta o meno. Solo dopo – al contrario di quello che ha sempre fatto la politica di casa nostra – si può immaginare di presentarsi al giudizio dei cittadini.

Qui, lo ribadisco, non c’è un voto, solo la voglia di cambiamento che passa attraverso concetti semplici: nessuna intesa possibile con chi ha portato la città a queste condizioni; un progetto fatto da cittadini, per i cittadini, senza aspettare le indicazioni di qualche “guru” da Genova o da una srl che fa firmare contratti per candidarsi; legalità assoluta, a partire dalle piccole cose per le quali il Comune deve dare l’esempio; un’idea di sviluppo senza mattone e sostenibile. Il rispetto per chi la pensa diversamente, non il facile dileggio.

Un percorso condiviso da chi vuole davvero – non per infingimento o peggio convenienza “po-li-ti-ca” – che questa classe dirigente vada a casa. Se riesce, bene, altrimenti  pazienza. È per l’ennesima volta nero su bianco, si parla di metodo e scelte diverse, non di candidati che a oggi sono inesistenti.Speriamo che quanti perdono il loro tempo intorno a questi ultimi se ne facciano una ragione.

Auguri, buon Natale!

Il sistema che si riproduce, i silenzi, ciò che non sapremo

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Le nonne hanno sempre ragione, la mia poi… Amava dire, in dialetto, che “i cojonati so de Dio”. Ad Anzio – e più in generale in Italia – dobbiamo essere tutti nelle grazie del Signore. Sia consentita questa divagazione per affrontare vicende che sono molto più serie ma alla politica di casa nostra, a quel sistema che grazie ai cittadini riproduce se stesso praticamente dal dopo-guerra a oggi, non sembrano una priorità. O che, quando diventano qualcosa di serio, si affrontano secondo l’antico (e vincente, finora) metodo della “po-li-ti-ca”. Chi abbiamo al Ministero dell’Interno? Tranquilli, “arriviamo” ad Alfano….

E ci saranno arrivati, dopo la raffica di richieste di commissione d’accesso partite alla volta dell’ex ministro Angelino, nel frattempo promosso agli esteri. Sapremo mai se c’è il condizionamento della malavita, più o meno organizzata, sull’attività del Comune di Anzio? Probabilmente no. Hanno fatto interrogazioni in tal senso Sel, Gruppo misto, Movimento 5Stelle e Pd. Ma tutto tace. Chi le ha presentate sembra averle dimenticate, chi deve rispondere se ne sta buono buono. E’ la politica, di che vogliamo stupirci? Saranno arrivati ad Alfano, questi avrà chiesto al Prefetto di prendere tempo, verificare, a sua volta la rappresentante del governo in provincia avrà chiesto relazioni su situazioni che dovrebbero essere già di sua conoscenza, magari qualcuno avrà risposto – da oste locale – che il vino è buono. Così sono passati mesi, è arrivato il referendum, la crisi di governo, ora è Natale, Alfano il suo l’ha fatto, ora se la vedesse Minniti.

Ecco, come ho detto in altre occasioni la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei. So che ci sono inchieste e le ho raccontate, che bruciano auto a esponenti politici o loro compagni, che in Comune il clima è pesantissimo. Per questo mi piacerebbe sapere da chi è chiamato a decidere se c’è o meno la necessità di insediarla. A chi altri interessa?

I consiglieri comunali d’opposizione tacciono. I parlamentari che hanno presentato le interrogazioni, pure. Il Pd addirittura due, al Senato e alla Camera, ma ora ha da fare con il possibile congresso, il dopo Renzi le liturgie di partito…. La commissione antimafia, poi, avrà giustamente altro a cui pensare, i cittadini non sapranno mai se quelle richieste erano campate in aria o meno. E poi tu vuoi mandare una commissione d’accesso nella città dove va in vacanza il presidente del consiglio Gentiloni? Non scherziamo, su…

Ricordiamo però che quel democristiano con senso delle istituzioni che risponde al nome di Giuseppe Pisanu, da ministro dell’interno di Forza Italia, non guardò in faccia Gianfranco Fini, leader di An e di casa – allora – da queste parti. Né Pierferdinando Casini, eletto in questo collegio: sciolse il Comune di Nettuno, primo nel Lazio. Il suo successore in quel dicastero, Roberto Maroni che insieme a Salvini viene a parlarci di rispetto delle regole, si macchiò del mancato scioglimento di Fondi, dove rispetto a Nettuno c’erano cento volte più motivi. Senso delle istituzioni, appunto…. Ma è l’Italia, ragazzi, così ad Anzio non sapremo più nulla e come diciamo “l’omo campa, male ma campa”.

Restano le domande: serve o non la commissione? Ci sono, com’è dimostrato, interessi di ‘ndrangheta e camorra sul territorio e hanno o meno rapporti in Comune? La criminalità locale ha in qualche modo condizionato delle decisioni?

Ecco, di fronte alle mancate risposte viene quasi da sorridere su come il sistema che ad Anzio ha rigenerato se stesso è capace di insabbiare, rinviare, aspettare, dire “ma che ti metti a fare….” , dileggiare chi prova a esprimersi fuori dal coro. Perché non concepiscono che si possa essere diversi rispetto a ciò che è stato finora, il loro brodo di coltura è questo.

Un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? Un potenziale concorso in falso e abuso d’ufficio? Ma che vuoi…. quello è bravo, nessuno ha pensato di aprire un’indagine, nessuno ha fatto ricorso, chi è arrivato secondo è andato a Nettuno – non credo per un accordo politico come si vocifera, ma a pensar male come diceva Andreotti…. – e “l’omo campa”. Poi in un Paese dove uno diventa ministro, all’istruzione, e scrive su un curriculum una cosa per un’altra che vai a guardare? Il titolo diverso di chi ha vinto un avviso pubblico? Pazienza… Il messaggio che mandi? “Facciamo come ci pare”. Complimenti. E vuoi andare a guardare i titoli dell’altro, il comandante dei vigili che praticamente non ha mai diretto niente? O la segretaria generale che in barba alle indicazioni dell’Anac svolge il ruolo di controllore e controllato? No no, ti spiegano che la politica…. E poi per la Capo d’Anzio un parere è stato chiesto, nell’attesa….

I consiglieri comunali? Tacciono, mica si rispettano le regole qua. Perché nell’anarchia stanno bene tutti, che ti metti a fare? Domani potrebbe servirti che di fronte a una tua mancanza qualcuno debba girarsi dall’altra parte, meglio non sollevare polveroni. E quanti si sono girati, negli anni…. Demolizioni non avvenute, ad esempio, o chi è ancora moroso e siede in consiglio comunale o in giunta. Anzi no, potrebbe aver regolarizzato la posizione ma ai cittadini non è mai stato detto e pure il povero Ivano Bernardone s’è stancato di chiederlo al presidente a vita del Consiglio comunale, Sergio Borrelli.

Così come è andato via un segretario generale che doveva al Comune, secondo la relazione del Ministero dell’economia e finanze, qualche decina di migliaia di euro ma non sappiamo se ha mai pagato. Di certo gli abbiamo liquidato il dovuto, mentre ignoriamo – dopo due anni – quali provvedimenti abbiano adottato il sindaco e gli uffici rispetto a quelle prescrizioni.

Funziona così e il sistema non si pesta i piedi – a volte finge di farlo – non chiede, non crea caos, perché domani si potrebbe essere alleati e non si sa mai, perché c’è lo spettro dei grillini, perché in maggioranza si urla e si ottengono deleghe ma nessuno può andarsene. Altrimenti crollerebbe il castello messo in piedi, a suon di incarichi, cooperative, lavoro al quale si dovrebbe tornare dopo una vita, entrate da assessore che altrimenti non ci sarebbero, posizioni di potere e via discorrendo.

La Politica – sì, P maiuscola – quella intesa come città da immaginare, sviluppo da condividere, visione, impegno per il prossimo, coerenza tra ciò che si promette e quello che si realizza? Ma quando mai…

Anzio? Aspetta, ha votato e scelto, decide da una vita che va così, urla ma poi va a cercare il lavoretto, l’incarico e tutto ciò che sappiamo. Ripeteva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”. Parafrasando potremmo dire che finché saranno gli interessi particolari ad avere la meglio, non ne usciremo. Possiamo provarci, ma ci ritroveremo in pochi, temo.

Chi non sta a questo andazzo? Può sempre consolarsi con la frase di nonna e pensare di essere nelle grazie di Dio, mentre il sistema continua imperterrito, impunito e purtroppo vincente. Fate pure, auguri!

I 50 anni di sacerdozio di Padre Francesco, tanti auguri e….

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Ci sono momenti nella vita di una comunità cittadina che debbono giustamente essere sottolineati. I 50 anni di sacerdozio di padre Francesco Trani sono fra questi. Domani il parroco della chiesa intorno alla quale Anzio è rinata, arriverà a questo prestigioso traguardo.

Si racconta che quando divenne parroco, l’1 settembre del 1979, al posto del “venerato” padre Vincenzo Vendetti che nel dopoguerra aveva contribuito alla ricostruzione del paese, mise subito le cose in chiaro: “Sono qui a formare cristiani, non democristiani“. Era ad Anzio da 5 anni e aveva compreso bene cosa ruotasse intorno alla parrocchia dove si era formata un’intera classe politica e dove la presidenza dell’Azione cattolica era una sorta di garanzia per diventare sindaco. Dirompente per l’epoca – eravamo nel pieno degli anni di piombo – forse anche per quello si avviò una petizione – vado a memoria, ero poco più che bambino – affinché padre Vincenzo restasse. Aneddoti, poco più. Padre Francesco rimase fino al ’91, poi per il voto di obbedienza che è tra quelli dei sacerdoti girò per le diverse parrocchie affidate ai francescani, quindi nel 2009 il ritorno a Santi Pio e Antonio. Dove tra oggi e domani sarà giustamente festeggiato.

Grande cultore di arte e musica, in passato insegnante al Liceo classico – il San Francesco di Nettuno – non è uno che le manda a dire. Dal pulpito ma anche nella vita di tutti i giorni. Senza mai dimenticare “fede, umiltà e umanità” – come ha ricordato sui social network Alfredo Pincini.

Ricordare questi 50 anni è anche momento di riflessione sul ruolo che la Chiesa ha in  città (intorno alla parrocchia, anche se a volte poco visibili, ci sono realtà come Caritas, Centro aiuto alla vita e altri che sono di grande supporto a chi ha bisogno) e su quello della parrocchia centrale.

Padre Francesco è contemporaneo, ad altri spetterà dire se potrà essere paragonato a quello che i nostri nonni ritenevano “un santo“, come padre Leone Turco che visse le ferite della guerra, aiutò centinaia di anziati, andò a trovarli nei luoghi di sfollamento, li avviò alla ricostruzione. Oppure a padre Vincenzo, il sacerdote che intuì la città che cambiava, fece politica come pochi, immaginò le nuove parrocchie da insediare dove nascevano i quartieri e la “Francescana” – antesignana casa di riposo – dove andò a morire perché la “sua” Anzio non l’aveva mai dimenticata, né i concittadini avevano e hanno dimenticato lui. Altre situazioni, certo, altra società, la Chiesa che era ancora l’unico punto di riferimento, o quasi, insieme ai grandi partiti organizzati.

Ecco, pensando al “San Francesco” e alla “Francescana” sulle operazioni della Provincia dei frati minori conventuali qualche domanda si pone, ma non è questa la sede né è materia del parroco di Anzio.

Bene, saranno altri a dire chi è stato padre Francesco, qui – senza nulla togliere ai parroci che si sono alternati in questi anni – posso solo dire che ritengo  entrerà nel novero di chi ad Anzio non sarà dimenticato. Potrà piacere o meno, nei suoi modi a volte spicci, ma è in prima linea e non arretra, in quel presidio di certezze che era, è e certamente resterà la Chiesa di piazza Pia, quella che noi amabilmente continuiamo a chiamare di “Sant’Antonio“, san Pio avrà compreso ormai….

Dio ce lo preservi a lungo, auguri Padre Francesco!