Mafia, la pagina più brutta. Ora, gentile Commissione…

Tra le prime cose che mi sono venute in mente alla notizia dello scioglimento del nostro Comune per condizionamento della criminalità, c’è il racconto di mia nonna sfollata che portava mia madre – di poco più di 6 mesi – “sottobraccio come un fagotto”. Aveva con sé la mamma anziana e gli altri figli piccoli, i quali comunque ricordavano e ricordano benissimo cosa passarono. Come lo ricordava mio padre. Come lo ricorda ancora oggi chi c’era e chi ha vivi – nelle nostre case – i racconti dello sfollamento, della distruzione, del “appena rientrati”. Provo una grandissima amarezza, perché Anzio pur andandosela a cercare come proverò ad argomentare più avanti, non meritava questa fine. Sacrifici su sacrifici per far rinascere la città, la medaglia d’oro al merito civile e una memoria calpestata dalla bramosia di potere. Siamo sui libri di storia per Nerone e lo sbarco, ora ci siamo anche perché qualcuno ha pensato di far avvicinare pericolosamente camorra e ‘ndrangheta alla cosa pubblica.

Dire che lo denunciavo da anni, come molti mi ricordano compiacendosi (li ringrazio, soprattutto gli avversari), serve a nulla. Non riesco a esserne contento, anzi. Ho detto all’ex sindaco lunedì sera, rispondendo a un suo messaggio, che abbiamo perso tutti, per primi quelli che hanno fatto del “Sistema Anzio” un pessimo modo di intendere la cosa pubblica. Poi quelli che in cambio di un favore, una prebenda, la promessa di un lavoro hanno svenduto il loro voto. Quindi tutti noi, incapaci di parlare alla città sana, stanca di beghe interne di partito o coalizioni, di proporre un’alternativa che andasse oltre la tornata elettorale. Per il mio piccolo – riferito al 2018 – me ne sono già assunto la responsabilità.

LA POLITICA

Dire che sia tutta colpa del sindaco è facile e scontato. Ha le sue responsabilità, per vincere a ogni costo quattro anni e mezzo fa e prendersi la rivincita sul 2013 ha finito nel modo peggiore la sua corsa. Sapeva con chi andava ad allearsi, conosceva Malasuerte, Evergreen e tutto il resto, sa che sono citate nelle carte di “Tritone” e che ci sono dentro non solo quelli che voleva “mandare a lavorare” ma anche i suoi. Soprattutto i “suoi”. Con comportamenti penalmente irrilevanti (almeno finora) ma politicamente disdiscevoli. Ma De Angelis non era solo, tutt’altro. Quelli che oggi “brindano” al suo mesto addio sono tra coloro che l’hanno fatto eleggere e che ne conoscevano pregi e difetti. Non credo che lasci una città sana come ha voluto fare credere nel suo ultimo comunicato, certo è che ha pagato la sua smania e arroganza. Non so a chi si riferisca l’ex comandante della Compagnia carabinieri di Anzio, ma quello che dice calza a pennello con le innumerevoli accuse lanciate da lui e dai banchi della maggioranza a chi sosteneva quanto è poi accaduto.

Sempre nel mio piccolo, l’intervento in consiglio comunale il 26 giugno del 2018 diceva tanto. Così come non ero visionario a dire che sarebbe servito un capo di gabinetto al mio fianco, in caso di vittoria, scelto tra un prefetto che era stato commissario nei Comuni sciolti per mafia.

Perché la politica ha abdicato da tempo, diventando una guerra di potere fine a se stessa, ha smesso di essere un argine verso la delinquenza. Il 2013 è stato l’apice, lo scontro nel centro-destra l’inizio della fine. Si è imbarcato di tutto, in cambio dell’ossessiva ricerca di preferenze. Certo, finita la Prima Repubblica (ne ha fatti di guai, ma quanta nostalgia…) è saltato tutto. Però in una città che ha scarsa memoria va ricordato che l’allora sindaco Castore Marigliani amava ripetere: “Ho sceso le scale del Comune con le mie gambe, quando ho capito che non avevo più il sostegno della maggioranza”. E va ricordato che una ventina d’anni dopo la Dc fece “pagare” l’onta del primo commissariamento della città, a causa della mancata approvazione del bilancio (sindaco Piero Marigliani) non ricandidando chi era stato consigliere dall’80 all’84. Altri tempi, altra politica, ma dal passato si dovrebbe apprendere e invece…

Invece, come in un romanzo pirandelliano, l’ultima cosa che ha fatto la maggioranza che da “Tritone” in poi è sembrata quasi sfidare quanto accadeva (tra annunci, premiazioni e compagnia) è stata riunirsi martedì pomeriggio per capire se i 100.000 euro di luminarie potessero essere “salvati” e decidere se fare ricorso o meno sul decreto di scioglimento. Il tutto mentre i carabinieri bussavano alle porte per notificare gli atti di decadenza dagli incarichi. Ecco, evitateci almeno il ricorso, Anzio ne esce già a pezzi e soprattutto chi era a quella riunione sa bene che poteva ancora essere maggioranza in Comune – tra surroghe e promesse – ma non lo è più nella città. E nemmeno le “vie infinite della politica” stavolta hanno avuto effetto, anche se resto convinto che nel 2018 non si dovesse votare.

LA STRUTTURA

Vanno fatti sinceri auguri di buon lavoro alla commissione straordinaria che da oggi, 23 novembre, guiderà il Comune per 18 mesi. Ammesso siano sufficienti. I componenti conoscono il lavoro della commissione d’accesso e sanno dove intervenire. Qualche indicazione, però, va data. Evitiamo che ci sia ancora una segretaria controllora e controllata in diversi settori del Comune, responsabile di un’anticorruzione che spesso non ha visto. Dal caso dei consiglieri morosi a quello di chi doveva pagare una condanna della corte dei conti e l’ha fatto solo dopo l’arrivo della commissione d’accesso, fino a un assessore che era imputato con vittima il suo funzionario di riferimento o al frettoloso passaggio in “Aet”. Ma sono solo esempi. Si dovrebbe finalmente attuare una salutare rotazione degli incarichi. Trovare dirigenti anche esterni. Perché di “110” specializzati nel dire sempre sì e con un concorso già confenzionato, che prima volevano liquidare la Capo d’Anzio per il bilancio in perdita e poi mandavano una comunicazione per cambiare i conti che sono costati la richiesta di rinvio a giudizio per tre ex amministratori, non sappiamo cosa farcene. E attenzione a funzionari che dicevano “i nomi ce li hanno dati loro”, riferendosi alle assunzioni che la politica imponeva nella Camassa. Funzionari che secondo l’inchiesta “Tritone” avrebbero preso tangenti, ma non sono mai stati indagati in tal senso. Misteri delle Procure.

Ecco, gentile commissione, i politici sono decaduti, ma più di qualcuno nella struttura ha prestato il fianco alle richieste di personaggi poco raccomandabili. Per questo serve una virata su tutta la linea. A me è sempre piaciuto chiamarla legalità delle cose quotidiane, sarà già importante ripartire da quella. Non sarà facile, ma già una buona ordinaria amministrazione vorrà dire molto. E si dovrà decidere in fretta su bilancio, Capo d’Anzio, rapporti con la Aet, patrimonio e demanio.

Da ultimo un pensiero per chi – cercando, studiando, incaponendosi a volte – ha provato come me a contrastare malaffare e arroganza. Oggi direbbe di farci “anima e curaggio”, di rimboccarci le maniche e andare avanti anche con la vergogna che proviamo per quello che è successo a questa martoriata città. Vero, Luciano Dell’Aglio?

Falso in bilancio alla Capo d’Anzio, chiesti tre rinvii a giudizio. Comune parte lesa

Bastava leggere le carte per capire che qualcuno stava mentendo. O lo aveva fatto il consiglio di amministrazione della Capo d’Anzio precedente, approvando il bilancio 2018 presenti i rappresentanti del Comune con 72.000 euro e spicci di perdita, o lo aveva fatto quello indicato dal sindaco De Angelis dopo la vittoria che invece quel bilancio lo aveva fatto chiudere in attivo.

Adesso la Procura di Velletri ha chiesto il rinvio a giudizio per Ernesto Monti, il professore esperto in crack presentato come colui che avrebbe salvato la patria (e che fino all’ultimo voleva farci credere che con la fideiussione si sistemava tutto) e i consiglieri di amministrazione Francesco Novara e Raffaella Barone. Tutti innocenti fino a prova del contrario, come è sempre stato in questo blog. A chi scrive la presunzione d’innocenza non deve certo insegnarla l’ex ministro Cartabia con la sua norma che è l’ennesimo tentativo di bavaglio alla stampa.

Il 24 febbraio 2023 compariranno di fronte al giudice dell’udienza preliminare con l’accusa di concorso in falso per avere esposto “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero”. Avrebbero cioè “taroccato” – Monti e Novara – il bilancio 2018, portando un utile di poco più di 13.000 euro, omettendo di inserire un fondo “svalutazione” per il compenso del direttore del porto, con il quale il bilancio sarebbe andato in perdita. Ai primi due imputati si unisce la Barone per il bilancio 2019, perché la manovra di ingegneria finanziaria è stata la stessa. Che il direttore non avesse – pare – un incarico formale ma che fosse ad Anzio ogni giorno e firmasse carte come tale, la dice lunga su quale controllo pubblico c’è stato negli anni.

Il 24 febbraio sono chiamate a comparire anche le parti lese, vale a dire la Capo d’Anzio (se sarà ancora in vita….), il Comune e Renato Marconi che aveva sporto denuncia sull’approvazione di quel bilancio. Nel frattempo dall’indagine è stata stralciata la posizione di Antonio Bufalari – che insieme all’altro rappresentante privato non votò il consuntivo 2018 – e Gianluca Ievolella che non c’era proprio. Il pubblico ministero si è basato sull’informativa della Guardia di Finanza di Nettuno e la relazione di un consulente tecnico. I nodi arrivano al pettine, purtroppo, e ha ragione Giorgio Buccolini quando indica il responsabile politico di questa situazione. Perché degli aspetti penali risponde ciascuno per sé e non interessano, di come la vicenda Capo d’Anzio e porto è stata gestita le responsabilità sono per intero di chi dal ’98 a oggi ha guidato e guida la città.

Il 24 febbraio le parti lese potranno costituirsi parte civile ovvero potranno farlo in udienza nel momento in cui venisse disposto il giudizio, per ottenere un eventuale risarcimento. Che farà la Capo d’Anzio e che farà il Comune? La prima è senza guida, il secondo ha la stessa per la terza volta e dovrebbe trovarsi a costituire contro chi ha nominato o gli è stato vicino in campagna elettorale. Cose che forse capitano solo ad Anzio… Di certo Marconi – ricordiamo tutti chi lo ha portato ad Anzio, vero? – si costituirà eccome.

Ah, il bilancio 2018 della Capo d’Anzio avrebbe chiuso in attivo se solo si fosse provveduto a far gestire alla società e non agli eredi di Malasuerte i parcheggi dietro al porto, come spesso abbiamo ricordato in questo umile spazio. E il dirigente “signorsì” voleva liquidarla, la società, è nella nota integrativa al bilancio del Comune. Poi, come dice il sindaco, le “vie infinite della politica…”

Signor ministro (già prefetto) è ora di sapere. Ma mettiamo che…

Il ministro Matteo Piantedosi

Le elezioni si sono svolte, il governo è in carica, sarebbe ora di conoscere la sorte del Comune di Anzio (e di quello di Nettuno) rispetto all’ipotesi di scioglimento per condizionamento della criminalità. Il neo ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, prefetto di Roma fino a qualche giorno fa, è colui che ha nominato le commissioni di accesso e ne conosce le relazioni. Sa anche di più, avendo presieduto i comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, ascoltato i vertici della Dda in passato (e forse anche di recente) su quali siano le ramificazioni di ndrangheta e camorra da queste parti. Ignoriamo se abbia già proposto – o meno – lo scioglimento di Anzio e Nettuno. Magari ha lasciato la patata bollente al suo successore. O magari ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per procedere. Per questo è ora di sapere. Da febbraio a oggi sono trascorsi ormai otto mesi, le commissioni hanno lavorato, le carte di “Tritone” – compresa l’informativa – sono note a tutti o quasi, è bene che si decida: sì o no.

Perché, signor ministro, si può anche decidere di far votare a giugno 2023, ma mettiamo che: il figlio di un boss abbia riferito al padre che il futuro sindaco aveva dato garanzie; un futuro assessore abbia chiamato un boss ai domiciliari; un altro futuro assessore abbia promesso lavori e un futuro consigliere altrettanto, anche dopo la sua elezione. Mettiamo che tra i consiglieri ci sia chi abbia trattato per debiti di droga e sia stato invitato da esponenti di ndrangheta a soprassedere sull’acquisto di una pescheria e che altri si siano prodigati per le assunzioni alla Camassa. Non solo, che due funzionari dicano ” i nomi ce li hanno dati loro”, riferendosi ai politici. Mettiamo pure che un futuro assessore sia il gestore di fatto di un impianto pubblico e che lì abbia un ruolo di responsabilità la moglie di uno degli arrestati in Tritone. Aggiungiamo le vicende di “Malasuerte” ed “Evergreen”, pure citate dalla Dda…. Tutto penalmente irrilevante, almeno finora, per i rappresentanti eletti, ma politicamente disdicevole. Che nel frattempo un ex consigliere di maggioranza, candidato a sostegno dell’attuale sindaco, sia stato condannato per bancarotta nel settore dei rifiuti e in “Tritone” sia stato vittima di minacce, è un dettaglio. Basta a sciogliere un Comune? La commissione ha scoperto diverse magagne, alcune per “leggerezze” amministrative, altre forse per favorire chi poi riferiva a ndrangheta e camorra. Un paio di cose, allora, sono certe.

La prima: la città merita una risposta, non si può andare oltre, dato che con la scusa degli “atti regolari” (insomma, per il campo di Falasche mica tanto) in Comune ad Anzio si è proseguito come se nulla fosse e ora la priorità (dimenticati tutti i punti del programma) sono le luminarie natalizie.

La seconda: se si vota è a rischio l’ordine pubblico. Proprio per essere stato prefetto di Roma, Piantedosi sa quanto la situazione sia esplosiva. A maggior ragione se si riproponesse una spaccatura come quella del 2013 – molto probabile – nella destra. Allora ci furono toni accesi e azioni poco piacevoli, stavolta se non si sta attenti ci scappa il morto.

Ecco, si decida. Senza pensare ad appartenenze di partito o a “vie infinite” della politica. I cittadini hanno il diritto di sapere: sì o no.

Io, Danilo e quel piatto di gnocchi…

“Guarda che mica ti abbiamo candidato sindaco”. “Guarda che lo so”. Avevo capito perfettamente che non ci sarebbe stata alcuna alleanza, ma visto che eravamo a Latina – un po’ una seconda casa per me – avrei offerto lo stesso quel piatto di gnocchi a Danilo Fontana. Le amministrative di Anzio del 2018 erano ancora abbastanza lontane, lui era nell’opposizione di lotta e di governo a Luciano Bruschini, insieme a Candido De Angelis e voleva sondare il terreno. Non era venuto autonomamente, avrebbe riferito, e quando dissi che potevo pure starci benché i principi fossero quello di cinque anni prima e cioè che andavano mandati “a lavorare” quelli che avevano scambiato il Comune per l’ufficio di collocamento e che avrei portato un prefetto che era stato commissario nei comuni sciolti per mafia come capo di gabinetto, la discussione prese un’altra piega. Si poteva anche accettare il nome “spendibile” e “nuovo”, ma che qualcuno andasse a mettere le mani nel “sistema Anzio”, no. Erano buoni quegli gnocchi, non c’è dubbio, e mi piace ricordare questo aneddoto oggi che il vice sindaco di Anzio ci ha lasciato. Delle tante cose che si leggono in queste ore ne condivido solo una: il modo nel quale ha affrontato la malattia. Un coraggio e una dignità senza eguali. Poi, come ho scritto sul libro delle firme in ospedale, “avversari sempre, nemici mai”. D’altra parte era difficile essergli “nemico”, benché non condividessi il suo modo di “fare” politica. Quel sorriso sornione, quel prendere una delega oggi da Bruschini e lasciarla domani, l’aver attraversato più partiti nel centro-destra pur di arrivare a essere lì. L’aver sostituito il potere di chi doveva “andare a lavorare” nel 2013 alleandocisi prima e facendo peggio poi, in questa maggioranza.

Passava per il “dottor Sottile”, era stato consigliere anche in Provincia, sapeva di tutto e di tutti, non gli sfuggiva nulla e anzi provava pure a intercettare qualcosa che andasse oltre il suo ruolo. Come nella vicenda del conferimento alla biogas per la quale il sindaco sarebbe andato all’Onu ma poi si è fermato alla Sacida. Di certo aveva un sorriso per tutti, sempre, anche nei momenti più bui. Della malattia avevamo parlato a una manifestazione per l’ospedale, si trattava di qualcosa di subdolo, c’era la cura sperimentale in Toscana, si doveva combattere. E lo ha fatto. Restando fino all’ultimo forse ormai l’unico – anche se parlava a bassa voce – a essere ascoltato dal sindaco De Angelis. Un rapporto che andava oltre la politica, diventato una solida amicizia, e se il primo cittadino faceva come al solito un po’ il presuntuoso lui ribadiva “eh, tu hai studiato, io batto i telai in carrozzeria….”. Invece si era laureato anche lui, nonostante la malattia. Un sogno che si era avverato. L’officina era però la sua “creatura” e se ti serviva una cosa non c’era domenica o festivo che non potessi chiamarlo. Diceva sempre che aveva stima di me e ricordava un episodio delle sue prime esperienze da consigliere, quando fu costretto alle dimissioni, mostrando gratitudine per come avevamo affrontato la cosa sulle colonne del “Granchio”. Non è da tutti, chi “fa” politica ad Anzio ha nel Dna una certa arroganza, lui se pure fosse non la mostrava. Le sue convinzioni sì: “Ma quale prefetto, lascia perde, serve un bravo segretario”. O un segretario che a volte guarda altrove, com’è stato per l’ultima che abbiamo avuto in Comune. Resta quel piatto di gnocchi e – visto quanto accaduto poi – la necessità davvero di un prefetto che se ne intendeva di condizionamento dei comuni. Ah, che non sarei mai diventato sindaco era chiaro da allora, ciao Danilo.

Campo del Falasche, l’ultimo scandalo a favore degli “amici”

Si è fatto un gran parlare, negli ultimi giorni, di possibili avvisi di garanzia arrivati ad Anzio a rappresentanti di giunta, consiglio comunale e funzionari. Notizia che non trova conferma, ma come è noto qui l’aspetto penale interessa poco. Quello di una gestione a dir poco singolare, invece, sì. Torniamo a parlare, allora, del campo di Falasche, già oggetto in passato di approfondimenti su questo spazio, e lo facciamo perché – indagine o meno – emergono particolari a dir poco interessanti.

Da quando la commissione d’accesso voluta dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si è insediata in Comune a febbraio, il sindaco ha amato ripetere che “gli atti sono regolari”. Ci mancherebbe. Ora si scopre che l’assegnazione al FalascheLavinio sarà anche stata senza macchia, ma il debito della precedente società nessuno lo ha pagato. Circa 100.000 euro, per i quali il dirigente “signorsì” e il responsabile del patrimonio (e prima ancora dell’ambiente) hanno cominciato giustamente a preoccuparsi.

Un passo indietro: l’impianto viene messo a bando, il Falasche che nel frattempo era passato dall’ex assessore Alberto Alessandroni alla nuova gestione si “fonde” con il Lavinio e mantiene la categoria calcistica (Eccellenza) che sarà una delle caratteristiche per ottenere l’affidamento dell’impianto. Un bando a “misura”? Chissà, non ci stupiamo ormai più di nulla. Il debito? Affari del Comune, perché la società dice di essere “nuova” e disconosce il passato: debiti e crediti. Si aggiudica il bando, ovviamente, e gestisce l’impianto, fino a quando arriva la Commissione che nel frattempo ha lasciato Anzio e preparato una corposa relazione. Se il Comune sarà sciolto o meno lo stabiliranno le istituzioni preposte, ma la singolare gestione resta e il votificio del campo di Falasche ne è l’ennesima dimostrazione. Il vice prefetto e gli ufficiali di carabinieri e finanza si sono concentrati, a lungo, sulla gestione proprio del patrimonio. Non sono sprovveduti, sanno che lì si può favorire o meno qualche “amico” (come era stato per il Deportivo, ad esempio) e se tra questi c’è qualche coniuge di una famiglia vicina alla ‘ndrangheta che il campo lo frequenta con un ruolo ben preciso….

Il dirigente “signorsì” e il funzionario, capiscono che forse qualcosa va chiarito. Così viene chiesto un parere legale. Quando arriva in Comune, raccontano i bene informati, il sindaco va su tutte le furie. Perché a De Angelis si possono muovere molte critiche, ma non è certo uno stupido e leggendo quanto afferma l’avvocato sa bene che l’ente si è infilato in un vicolo cieco. Motivo? Il professionista stabilisce due cose: c’è continuità tra una società e l’altra, quei soldi vanno richiesti, anzi se fosse stato riconosciuto allora che esisteva un debito nemmeno potevano partecipare al bando. Chi lo avrebbe spiegato all’assessore Mazzi – che quel campo lo frequenta quasi più dell’ex Alessandroni, anche per riunioni con la protezione civile – e alla consigliera Tirocchi che è moglie del presidente del Falasche?

Ma c’è dell’altro, la società ha risposto picche alla richiesta di rientrare dal debito, sostenendo che se fosse stato così, appunto, non poteva essere affidataria e che tutto sommato delle opere le ha realizzate e quindi….

Se questa vicenda ha portato ai vociferati avvisi di garanzia o meno, lo ignoriamo, però i fatti sono questi. Poi chissà se ci scioglieranno, comunque la destra continuerà a vincere, ma certi metodi fanno francamente ribrezzo.

Furbi e onesti, per Trenitalia sono tutti uguali

Sono talmente convinto che il regolamento sia quello citatomi dallo zelante capotreno del regionale 12716 in viaggio da Frosinone a Roma il 15 settembre che ho scelto di pagare subito. Una sanzione salata, 50 euro (oltre al costo del biglietto), quanto per un viaggio da Roma a Milano con Trenitalia o un volo low cost in una capitale europea, ritorno compreso.

Il problema non è evidentemente chi si trova ad affrontare la situazione, ma chi ha deciso – in questo caso Trenitalia o chi gestisce le linee regionali tra le tante società che si occupano di trasporto per conto della holding e godono di laute concessioni regionali – che i furbi e gli onesti sono uguali. Che provare a viaggiare “a scrocco” o recarsi dal capotreno per non avere fatto il biglietto, a causa di un malfunzionamento dell’app Trenitalia, sia la stessa cosa.

Non è questione personale, ho presentato un reclamo e aspetterò volentieri i 30 giorni previsti, ma racconto questa vicenda perché è bastato un post su facebook per capire che ha riguardato molti.

Ricapitoliamo, il treno parte alle 16,22 e “devo” prenderlo per essere a Roma, il successivo è alle 17,09, troppo tardi per l’appuntamento. Ho il tempo necessario per arrivare dal centro alla stazione, Frosinone non è una metropoli, e prima di mettermi alla guida uso l’app Trenitalia come faccio sempre, con metodo di pagamento Satispay. Sono le 16,15 e l’applicazione dà “confermato”. Arrivo in stazione, parcheggio, apro il cellulare e vedo che il biglietto non c’è, qualcosa è andato storto. Sono le 16,20 e o mi fermo in biglietteria o prendo il treno, binario 3. Scelgo questa seconda opzione, il capotreno è all’inizio del convoglio, sul marciapiedi, salgo in carrozza e lo raggiungo. Sbagliato! “Se mi avesse fatto segno prima avrei capito che c’era un problema”. Ah, ecco. E poi: “Nelle stazioni dove c’è biglietteria quando siamo partiti non posso fare nulla”. Ha l’aria da brava persona, conosce bene il regolamento, sembra pure dispiaciuto ma “o devo chiederle un documento o deve pagare subito”.

Non è lui, il problema, ma chi mette sullo stesso piano persone che ci “provano” e se il controllore non passa hanno viaggiato gratis o si fanno fare multe che chissà se e quando pagheranno, e persone che vanno a esporre un problema reale e quel biglietto volevano farlo… Magari maggiorato, per carità, ma non con una sanzione uguale a quella dei “furbi”. Questa è una piccola ingiustizia, degna dei burocrati che scrivono i regolamenti e magari un treno nemmeno l’hanno mai preso. Questo è un pessimo insegnamento a chi dice che l’onestà è un modello di vita, va perseguita sempre, perché alla fine premia. Sì, certo, ma intanto ti fa pagare una sanzione come quella di un disonesto.

Ignoro chi abbia scritto quel regolamento, forse un giorno lo scoprirò anche, così come mi pento di avere immaginato tanti anni fa che possa esistere creatività in una burocrazia, al punto di farne una tesi di laurea. Se pure avesse voluto, il buon capotreno, “il tablet non mi fa emettere biglietti”. Biglietti con multe annesse sì, però.

Non è una ragione di Stato, sia chiaro, ma è un sistema che non funziona come dovrebbe e che dà un pessimo esempio a chi per spiegare cosa era accaduto, ha pagato biglietto e sanzione. La beffa? Pochi minuti dopo, l’applicazione di pagamento mi fa sapere che Trenitalia mi ha restituito i 5,10 euro del biglietto che avevo fatto alle 16,15 ma che non è mai stato emesso. Vedremo il reclamo che fine farà. Intanto, per la cronaca, nel viaggio di ritorno partito alle 20,42 del controllore neanche l’ombra. Che avessi il biglietto, ovviamente, è fuori discussione.

Rifiuti: come previsto, arriva l’aumento. E la città è sporca

L’immagine che pubblica il Granchio è emblematica. Siamo in piazza, certo saranno stati degli incivili, ma quella foto è la dimostrazione che il servizio di raccolta rifiuti non funziona. In centro, come in periferia. Lo scorso anno, in consiglio comunale, con la città sommersa dai rifiuti (e gli encomi all’ex assessore e al funzionario) il sindaco disse che se fosse accaduto ancora si sarebbe dimesso. Non lo ha fatto e non lo farà, ci salviamo dall’emergenza solo perché Rida Ambiente di Aprilia (dove andammo in fretta e furia) non ha ancora chiuso come fa di solito. Del servizio che svolge Aet da mesi, però, il miglioramento lo vedono solo il primo cittadino e i suoi accoliti.

Quello delle politiche ambientali è uno dei fallimenti di chi guida Anzio dal ’98 a oggi. Siamo passati per appalti, società pubbliche fallimentari (leggi Volsca, scelta all’epoca sempre da De Angelis), ancora gare infinite perché “doveva” vincere chi poi non s’è visto assegnare il servizio, Camassa usata come serbatoio elettorale (e per sistemare qualcuno vicino alla ‘ndrangheta) e adesso la Aet che i conti così a posto non ce l’ha. In tutto questo si è guardato a chi si aggiudicasse il servizio, negli atti di “Tritone” si parla di tangenti per due funzionari ancora al loro posto, squadre “volanti”, ma a migliorarlo mai. Se davvero fossero stati così bravi come dicono, oggi avremmo la raccolta differenziata di Fondi – dove pure il centro-destra governa da 25 anni – e un costo pro capite inferiore. Invece no, eccolo il fallimento.

Basta collegarsi alla banca dati di Ispra Ambiente per rendersi conto da soli. Ad Anzio il dato 2020 parla di raccolta differenziata al 48,6%, a Fondi di 84,07%. Il costo pro capite ad Anzio è di 256,12 euro, a Fondi 207,4. E’ evidente che se i nostri amministratori fossero stati il “modello” del quale si vantano, oggi la situazione sarebbe quella di Fondi e noi pagheremmo meno. Invece, con l’arrivo della Tari 2022 c’è stata anche l’attesa stangata. Sì, perché passando con Aet – che ha sostanzialmente copiato e incollato, aggiungendo ben poco, il capitolato che avevano predisposto gli uffici ma a un certo punto non è più andato bene – c’è stato un aumento di circa 2 milioni di euro che finora non ha corrisposto a un miglioramento del servizio. Si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo, assumendone le conseguenze.

Invece con la Tari 2022 arriva il conguaglio 2021 e in più l’aumento. Prendiamo un esempio concreto e diretto, quello di chi scrive: bolletta 2021 pari a 278 euro, conguaglio 26 euro, totale 304 euro in linea con gli anni precedenti. Bolletta 2022: 382 euro cioè 78 euro in più pari al 25% di aumento. E’ più o meno così per tutti i cittadini.

La novità sono i dati della differenziata inseriti in bolletta, allineati a quelli Ispra fino al 2020 e pari al 50,08% secondo il Comune nel 2021. Vedremo quando usciranno i dati dell’istituto per l’ambiente se questa percentuale corrisponde al vero. In passato c’erano delle difformità. Finito, poi, il cassetto tributario tanto caro al dirigente “signorsì” (che funzionava, va riconosciuto) siamo passati ai servizi tributari on line https://anzio.comune-online.it/ Peccato che entrando con Spid – a oggi – ci sia solo l’accesso all’anagrafe e non anche ai tributi. Se vogliamo un altro fallimento, anche quello sull’informatica andrebbe approfondito. L’attuale dirigente “signorsì”, ai tempi del secondo mandato De Angelis e con Placidi assessore alle Finanze, mentre arrivavano lettere dai toni estorsivi addirittura a chi era passato a miglior vita da anni, oltre a chi aveva pagato, rispose no alla domanda “se uno muore stanotte, domani i tributi lo sanno?”

Poco è cambiato, anzi nulla. Però dicono di essere bravi…

Comuni da sciogliere o non? Servitori dello Stato cercansi

La Prefettura di Roma

Nei prossimi giorni terminerà il mandato delle commissioni d’accesso nominate dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e al lavoro ormai dai sei mesi nei Comuni di Anzio e Nettuno. Non conosciamo cosa proporranno al rappresentante del governo nel nostro territorio, ma per il profondo rispetto che abbiamo delle Istituzioni sentiamo di chiedere di non tenere appese queste città.

Motivo? La scadenza del lavoro delle commissioni coincide – in pratica – con la presentazione delle liste per le elezioni di Camera e Senato e l’avvio ufficiale della campagna elettorale. Il prefetto ha 45 giorni di tempo per decidere se proporre o meno lo scioglimento qualora ne ricorrano i presupposti. Vuol dire che – se li prendesse tutti – saremmo andati già oltre le elezioni del 25 settembre. Il governo Draghi è – e sarebbe ancora, a quella data – operativo per gli “affari correnti” che comprendono anche l’eventuale scioglimento dei Comuni per il condizionamento della criminalità organizzata. Ma siamo in Italia, si sa, e spesso alle esigenze della politica si sono piegate quelle dell’ordinaria amministrazione. Lo scenario potrebbe essere, allora, che le commissioni hanno verificato il condizionamento, il prefetto chiede lo scioglimento, ma il ministro rimanda al governo “politico” una decisione che, invece, non deve essere tale. Ma può darsi anche che le commissioni abbiano verificato il mancato condizionamento e si decida comunque di aspettare l’esito del voto.

Ecco, evitateci questa attesa. Siate, tutti, servitori dello Stato che non antepongono altro al ruolo che svolgono. Niente calcoli, strategie, rinvii, soprattutto niente vie infinite che ad Anzio già nel 2018 evitarono di fare luce. I Comuni sono da sciogliere o non? Ditecelo subito, pazienza se qualcuno farà campagna elettorale su questo. Lo sono? Si provveda, al di là delle elezioni, perché non possiamo trascinare oltre questa onta alla quale chi guida le città o le guidava (come a Nettuno) ci ha sottoposto. Sono stati loro, e non altri, ad avere certi contatti per vincere e a trovare sponde in funzionari poi “premiati”.

Si faccia presto, dunque, in un caso o nell’altro. Se poi, come si vocifera, in caso di vittoria del centro-destra alle politiche il prefetto Piantedosi sarebbe in pole per essere ministro dell’Interno, siamo certi che Giorgia Meloni e i suoi alleati apprezzerebbero molto un servitore dello Stato che ha fatto il suo dovere fino in fondo, senza tenere “appese” due città.

A maggior ragione a 30 anni dalle celebrate (spesso a parole e basta) stragi di Capaci e Via d’Amelio e a 40 dal barbaro assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo, mandato a combattere la mafia con armi spuntate, che non a caso diceva: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non riusciremo mai a vincere”.

Il Nautico a rischio, l’inutile “rimpallo”. Si facciano i lavori

La chiusura per problemi di sicurezza della succursale di Anzio dell’istituto nautico è una sconfitta. Nell’italico rimpallo di responsabilità, le scuole superiori sono di competenza della Provincia (oggi Città metropolitana di Roma) ma quella struttura che fino a qualche anno fa ospitava il tribunale è di proprietà del Comune.

Che la mise a disposizione senza cedere l’immobile, così volle il sindaco Luciano Bruschini. Sostenendo che è sempre un patrimonio ed è bene tenerselo. Si poteva fare? Evidentemente sì, ma quella scelta – come molte altre – non è mai piaciuta al sindaco di oggi, Candido De Angelis, il quale prima del consiglio comunale che discuterà anche del nautico incontrerà i dirigenti scolastici e i rappresentanti della Città metropolitana per trovare una soluzione. E’ noto che di Bruschini, del resto, gli sono sempre e solo serviti i voti, in nome di un’unità vincente alle urne ma di fatto mai esistita se non faticosamente nell’amministrare la città. Che non a caso è allo sbando.

Il punto non è questo, però. Avere una scuola vuol dire rispondere a una visione, dire che in questa città serve il Nautico, formare giovani per una delle vocazioni di Anzio. Il successo avuto lo dimostra, non è semplicemente la scuola “sotto casa” ma risponde a determinate esigenze. E’ noto come tra me e Laura Nolfi le posizioni siano distanti, ma quando venne annunciata quella scuola le feci i complimenti. Che ripeto oggi.

Per avere il Liceo classico che oggi è un gioiello l’allora amministrazione guidata da Giulio D’Amico, assessore Maria Vittoria Frittelloni, mise a disposizione un seminterrato a Lavinio per iniziare. Poi si acquistò l’ex Asilo Savoia. Non è che si brillasse per sicurezza e rispetto delle norme, anzi. Erano sicuramente altri tempi, ma oggi fare quei lavori al Nautico è un dovere. Non dimentichi, il sindaco, che ospita la polizia locale in uno stabile ristrutturato a forza di lavori sotto soglia, se è stato fatto quello (e lui si tenne il dirigente) non saranno i lavori per tenere aperta una scuola, in uno stabile del Comune, a mandarlo in rovina. Si facciano le procedure d’urgenza, quello che è consentito dalla legge, si valuti dopo tutti questi passaggi se cedere lo stabile alla Città metropolitana, ma non si perda quella scuola.

Avremmo perso tutti.

Sorpresa, apre il palazzetto dello sport. Ma è agibile?

Da non credere. Con un’amministrazione comunale latitante, sotto la lente d’ingrandimento della commissione d’accesso, incapace di dire una parola sul giovane morto ammazzato e la città fuori controllo, domani – martedì 26 luglio – apre il palazzetto dello sport. Niente taglio del nastro, né roboanti comunicati, tanto meno inviti in massa alle autorità e ai cittadini. E neppure una partita di basket, pallavolo, calcetto (che già lo avrebbe usato) o esibizioni di pattinaggio (idem). Non ci saranno atleti, perché lo si apre per espletare le prove del concorso per l’assunzione di cinque vigili urbani. I partecipanti hanno ricevuto la convocazione per andare lì.

Peccato che dopo aver speso molto di più di quanto fosse preventivato – circa 400.000 euro dal 2019 oggi tra ripristini, pulizie straordinarie e chi più ne ha ne metta – dopo averlo trasformato in deposito per le compostiere mai usate, aver chiesto pareri con colpevole ritardo, quel posto non abbia ancora le carte in regola. Sì, avete capito bene. Si continua a calpestare la legalità delle cose quotidiane, incuranti del rispetto di basilari norme.

Pensate si legge in una delle tante determine che: “in fase di sopralluogo congiunto con la Commissione Spettacolo, è emersa l’assenza di parere da parte del Coni sul progetto iniziale”. Quello di oltre dieci anni fa. Chiedersi chi fosse sindaco e chi fossero gli zelanti dirigenti “signorsì” è retorico, sono sempre loro. Ebbene quel parere non c’è ancora, non è bastato fare domanda e versare il dovuto. Per chi vuole approfondire le norme del Coni sono queste ma si sa che ad Anzio spesso ci sono interpretazioni a soggetto. Persino il responsabile del servizio patrimonio, rivolgendosi al Coni, ha scritto nella determina che: “la validazione di progetti per impianti sportivi privi del parere costituisce una violazione dei compiti del responsabile del procedimento e può portare alla nullità degli atti con tutte le possibili relative conseguenze amministrative”. Una semplice domanda, allora: come si fa a usare la struttura? Sono a posto tutte le carte?

L’inaugurazione è stata annunciata e rinviata più volte perché ci si accorgeva di una serie di mancanze e a mettere la parola fine era stata la richiesta del consigliere Giorgio Buccolini sull’agibilità dell’impianto. Panico, ci si è accorti che non c’era.

E non è che nel frattempo sia arrivata, anzi pare che l’ultima commissione pubblico spettacolo – aspettando il parere del Coni che andava richiesto all’epoca – abbia sollevato dei dubbi. Dalle tribune alle porte anti panico, fino ai servizi igienici.

Però, domani, ci entreranno gli aspiranti agenti di polizia locale, quelli che un giorno dovrebbero controllare l’applicazione delle norme. Diteci che è uno scherzo, su…. E speriamo, per chi si assume la responsabilità di usare quella struttura, che nessuno abbia problemi. Altrimenti quel palazzetto che domani sarà usato per una finalità diversa da quella prevista, non aprirà più. Forse prima di citare in ogni dove Giulio Rinaldi, al quale sarà intitolata la struttura, era il caso di preoccuparsi per tempo.