Mense, si mangia. Ma ora serve una svolta

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Va dato a Cesare quel che è di Cesare. Nei giorni scorsi, provocatoriamente, chiedevamo se i nostri bambini avessero mangiato a partire dall’1 ottobre, dato il ricorso della cooperativa “Solidarietà e lavoro” alla quale era stato tolto l’affidamento perché conferito da una commissione ritenuta “illegittima” dall’Autorità nazionale anti corruzione.

Ricorso che è stato bocciato e ha consentito al Comune di proseguire con l’affidamento diretto per un anno, al prezzo più vantaggioso, in attesa di una nuova gara.

Ebbene c’è stato l’affidamento annuo, a ottobre i bambini avranno il servizio, ora ci aspettiamo altrettanta celerità nel bando e un ritorno a servizi decenti. Con menu a misura di bambino, una commissione che abbia finalmente un ruolo attivo (va riscritto ciò che deve fare e come) un Comune che stia dalla parte dei bambini prima che dell’azienda vincitrice.

Al tempo stesso aspettiamo di poter nuovamente avere un servizio di controllo da casa, di poter pagare on line, di assistere a una vera campagna di educazione. Ai politici perché non salgano sul carro dei contestatori e capiscano prima di cosa parliamo.  Educazione alimentare e civica per spiegare ai genitori e ai bambini che la mensa non fa “schifo” a prescindere, che spesso comprare due merendine costa più di quanto paghiamo per avere la mensa, che esistono criteri ministeriali per i menu.

Tutto ciò non giustifica eventuali disservizi, sia chiaro, ma è ora di cominciare a rendersene conto.

Serve una svolta, insomma, da parte della politica, della dirigenza, degli insegnanti, dei genitori.

Area Puccini, cerchiamo di capire. Con una petizione

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Le notizie relative alla prossima lottizzazione dell’area nota come “Puccini” hanno risvegliato qualche coscienza cittadina. Il piccolo contributo dato da questo spazio, prima annunciando la novità e poi ospitando le assicurazioni dell’assessore Sebastiano Attoni, così come le prese di posizione di Sel e Psdi non sono sufficienti.

In quell’ultimo lembo incontaminato di territorio ci si appresta a fare un intervento che è certamente previsto dal piano regolatore (albergo e centro congressi) ma che viene illustrato come qualcosa di diverso rispetto a quanto riportato nelle previsioni urbanistiche.

Per questo chiediamo di capire. Al sindaco Luciano Bruschini e all’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni. Lanciando una petizione on line per chiedere massima trasparenza, chiarezza assoluta su cosa è scritto nel piano e cosa, invece, si prevede di fare.

Una volta verificato questo, si potrà decidere di immaginare ulteriori iniziative o meno. Grazie a chi vorrà firmare.

L’appello, anzi no. Arriva il distributore e paghiamo pure i danni

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Chissà qual è stata la strategia seguita dal Comune di Anzio sulla richiesta di realizzare un distributore di benzina al chilometro 34,222 della via Ardeatina.

Dopo oltre dieci anni dalla prima richiesta della società proprietaria di quella particella di terreno a Cincinnato, a due passi da Tor Caldara e dal prossimo intervento sull’area Puccini, non solo potrà realizzare l’impianto ma ha diritto anche a un risarcimento del danno.

Lo stabiliscono delle sentenze, quindi non serve disquisire se sia giusto o meno. Chiedersi cosa ha fatto il Comune e come si è difeso sì, però.

Dopo la prima richiesta del 2003 e le eccezioni sollevate rispetto al piano regolatore vigente, la situazione sembra morire lì. La società torna a chiedere di poter realizzare il distributore nel 2006, ma ancora silenzio. Così va al Tar e qui abbiamo la prima sorpresa. Si legge nella sentenza: “La ricorrente ha quindi chiesto l’accoglimento del ricorso chiedendo al Tribunale di voler accertare direttamente la fondatezza della domanda. Il Comune di Anzio non si è costituito in giudizio“. Perché? Mistero. Siamo nel 2008, il “silenzio rifiuto” del Comune non è giustificato e quel distributore può essere costruito

Arriviamo al 2010, il Comune presenta appello avverso la sentenza di primo grado. Nelle more del giudizio il distributore non si fa, ma il 3 aprile del 2013 arriva la rinuncia. Evidentemente l’amministrazione ci ripensa, anzi leggiamo dal nuovo ricorso della società che il Comune ha rinunciato “dichiarando di voler prestare acquiescenza alla sentenza“. Cosa che non è avvenuta, tanto che si è tornati di fronte al Tar per l’ottemperanza della sentenza precedente e perché dall’ente hanno fatto sapere a novembre che non andava realizzato l’impianto, serve una variante urbanistica. 

E perché non farla valere in primo grado, allora, quando nemmeno ci si è costituiti? Perché non andare in appello e provare a dimostrarlo anziché rinunciare? No, il Comune nella richiesta di ottemperanza fatta dalla società si limita a ribadire che esiste un vincolo sulla base di una nota della Regione del 10 giugno 2014 e nemmeno contesta la pretesa dei danni.

Ora prova a correre ai ripari con una determina (la 64 del 6 agosto) che affida a un altro legale il compito di impugnare la decisione del Tar che condanna a rilasciare il permesso e a pagare 265.000 oltre interessi e rivalutazione. 

Sono sentenze, vanno rispettate. Ma a questo punto capire qual è stata la strategia del Comune di Anzio e di chi negli anni si è occupato della vicenda per conto dell’Ente, sarebbe il minimo. Non fosse altro che quei 265.000 euro saranno altri debiti fuori bilancio… 

Carrefour, tanto rumore per nulla. Arriva la maxi sala giochi

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Mesi di discussione, consigli comunali impegnati ore, comunicati stampa a più non posso e tanti copiatori-incollatori pronti a riportare le dichiarazioni di Tizio o Caio. L’argomento era il supermercato Carrefour ad Anzio centro, pronto ad aprire in fondo a viale Paolini, per intenderci all’ex ristorante cinese.

Mancano i parcheggi, va rivisto il regolamento, si uccide il commercio del centro anzi no, ricordate? Bene: resterà alle cronache inutili di questa città. Perché quei locali, un tempo sede di un negozio di autoricambi, tra qualche settimana saranno adibiti a sala Bingo, con giochi annessi.

I lavori sono in corso, è un investimento, i commercianti non si lamentano, assessori e consiglieri (salvo Ivano Bernardone che l’ha ricordato in una conferenza stampa del Pd qualche giorno fa) non sembrano stracciarsi le vesti. Non c’è problema di parcheggi, evidentemente, né negozianti da scontentare, né ci si preoccupa di prendere delle misure nei confronti di quello che è un fenomeno a tutti gli effetti e si chiama ludopatia.

Al solito in questo Comune mancano regole, al contrario di quanto sta avvenendo in tutta Italia. Basterebbe avere voglia e copiare (è stato fatto, male, per il regolamento sanitario ad esempio)  prendere quello di Formia piuttosto che di un altro centro.

Si ricorderà tutta la polemica sulle distanze, inserite nel cosiddetto decreto Balduzzi e poi eliminate, riprese da leggi regionali e appunto regolamenti comunali. C’è chi pone a minimo 500 metri da scuole e altri luoghi di aggregazione giovanili o di culto sale del genere, il Tar Lombardia ha anche detto che è corretto, ma se esistono regole si devono rispettare, nell’anomia ad Anzio siamo bravi a far e concedere tutto e il suo contrario.

Quella sala sarà a due passi dal “Colonna Gatti”, per esempio, come ce n’è una davanti al “Chris Cappell” e un’altra nei pressi di via Ambrosini dove ci sono elementari e medie, vero, ma un’iniziativa del genere è comunque un’attrazione. Senza contare le altre sale sparse in città. Che fa? Il problema era Carrefour, le ludopatie? E che sono… Si ignora, invece, che la vicenda è in discussione a livello nazionale e che nel Lazio i 5Stelle si stanno battendo, finora inutilmente, affinché si arrivi a dare un quadro di certezze. Il Lazio ha una legge sulla prevenzione e contrasto a ludopatie e gioco d’azzardo (è del 5 agosto 2013) ma ben poco è stato fatto. Anzi nulla.

Eppure il sindaco, quale responsabile della salute pubblica, qualche problema dovrebbe porselo. Ma al solito, sicuramente, lui “non sa“: della legge regionale e di questa sala, né vede le altre. Una giocata, qual è il problema….

Vero, sarà per questo che tra bancarelle di dubbio gusto, sale giochi a ogni angolo, ambulanti improvvisati, somigliamo sempre più a un paese dell’alto casertano….

Ma non è un supermercato, quindi inutile fare comunicati o dire la propria.

Il porto, la dichiarazia, l’ignoranza. Spettacolo avvilente

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E’ avvilente. Ha ragione il collega con il quale condividevamo un pensiero sul porto di Anzio, una situazione ormai paradossale nella quale spuntano – pur di dire qualcosa e apparire – alcuni che per il ruolo che ricoprono dovrebbero conoscere bene la situazione. O quantomeno informarsi. Invece c’è una sostanziale ignoranza, sia chiaro in assoluta buona fede.

Il capogruppo di Forza Italia Massimiliano Millaci chiede a gran voce il bando. Lo segue “tuonando” il consigliere delegato al turismo Luciano Bruschini, tra uno spettacolo e l’altro. La cosa singolare, in questo clima di dichiarazia, è che trova il tempo di rispondere il presidente della società, Luigi D’Arpino, il quale pur conoscendo bene la situazione si “infila” nella vicenda bando sì-bando no. Immancabile la replica di Marco Maranesi, con controreplica del presidente. Il quale, sia chiaro, ha portato avanti insieme al consiglio d’amministrazione la “mission” che gli ha dato l’assemblea dei soci.

Per cercare visibilità, aumenta la confusione intorno a un progetto che doveva rilanciare la città ed è al palo. Intanto nella stessa maggioranza, sulla vicenda ormeggiatori ancora pendente al Tar, c’è chi ha sollecitato il sindaco a soprassedere almeno “per la stagione“. Cosa che è ormai avvenuta.

Avvilente, non c’è aggettivo migliore. E il motivo è semplice: si possono fare tutti i bandi di questo mondo, ma occorre tornare in assemblea dei soci e deciderlo. La Capo d’Anzio è per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi, il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, da socio di maggioranza e in rappresentanza di tutti noi cittadini, ha votato per le fasi 1 e 2 proposte da Marinedi. Consiglieri comunali dovrebbero saperlo, altrimenti dovrebbero informarsi.

Perché le carte dicono altro e si è proceduto in tal senso, finora, con tutti i problemi che conosciamo. Il motivo è semplice: o la Capo d’Anzio faceva questo o avrebbe già chiuso, con i libri in Tribunale. Rischio che resta dietro l’angolo, dopo i mancati incassi della zona degli ormeggiatori. Non sono certo gli spicci dei parcheggi a tenere in piedi la baracca.

Il bando – oggi come sei mesi fa, quando ne riparlò il sindaco –   è uno specchio per le allodole, è l’ennesimo tentativo di Bruschini di dire ai consiglieri “ora facciamo e con 160 milioni di euro sai quanti lavorano...”  Ah, tra l’altro fra pubblicazione e proposte se ne vanno almeno otto mesi. A meno che – è un’altra delle voci, dopo improbabili gruppi russi e turchi – non si speri che vada deserto per affidare tutto a chi sarebbe pronto. Il sindaco, ovviamente, su questo tace…

Intanto nessuno si preoccupa della dismissione della società prevista dalla spending review, non si ha notizia del piano di razionalizzazione che andava presentato a marzo e del quale ignoriamo gli sviluppi. Continuiamo a pensare a male, sarà peccato ma spesso – come diceva Andreotti – ci si indovina….

Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.

Urbanistica, l’ultimo “sacco”. L’area Puccini verso l’edificabilità

L'area Puccini vista da google.maps

L’area Puccini vista da google.maps

Era stato l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano  Bruschini, a chiedere di cancellare la cosiddetta lottizzazione “Puccini” – nell’area di fronte a Tor Caldara – “salvo insediamenti turistici” ai tempi della redazione del piano regolatore. Una vicenda che si trascinava dagli anni ’60 e per la quale, nel frattempo, si è espresso anche il Consiglio di Stato in merito all’originaria ipotesi di costruzione.

La proprietà aveva provato a far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, prima con una “osservazione” respinta dal Consiglio comunale e poi con un ricorso al Tar “infondato” secondo i giudici amministrativi e mai appellato.

Oggi la proprietà ci riprova ed è pronta una delibera per far entrare – a questo punto dalla porta principale – la proposta allora bocciata. Cosa ne pensa l’oggi sindaco Luciano Bruschini?

Un passo indietro, al piano regolatore di Cervellati: inizialmente l’area, in passato edificabile, era stata inserita completamente a verde nelle previsioni di piano e in sede di osservazioni era stata modificata con la possibilità del privato di realizzare un centro congressi in cambio della cessione al Comune di 60 ettari di fronte a Tor Caldara.

Lì si sarebbe realizzato il “parco urbano” immaginato da Cervellati. Allora quando si parlava di “central park” a quello ci si riferiva, salvo ripiegare in campagna elettorale sull’ospedale militare e poi accontentarsi solo di una porzione. Il piano che doveva essere “mare, cultura e natura” ma in questi anni è diventato “varianti, cemento e furberie” prevedeva per quell’area  “una soluzione ottimale, specie quando questo parco e definito da un territorio ancora integro qual è quello di Tor Caldara. E soprattutto quando questo parco -da definirsi, lo si ripete, urbano- ha possibilità di accesso e di percorso pedonale, ciclabile e ippico, specie nella zona ad ovest”. Così leggiamo nella relazione del progettista, il quale immaginava un accesso da piazzale Roma, una “porta” del parco, collegato fino alla riserva di Tor Caldara.

Era uno dei punti qualificanti del piano che, per il resto, ha fatto costruire troppo e calato sulla realtà di Anzio ancora di più. Lo dice chi proponeva, paradossalmente, di non mettere più un mattone.

L’osservazione della proprietà, invece, proponeva di edificare con un indice più basso del precedente in cambio di 46 ettari al Comune. Venne bocciata prima in consiglio comunale nel 2002, poi dal Tar nel 2008, viene riproposta oggi e l’assessore Sebastiano Attoni è pronto a portarla in discussione.

Gli ettari, a quanto sembra, sono 45 ma del centro congressi e dell’hotel non c’è traccia. Certo, non sarebbe remunerativo, non c’è stato lo sviluppo che si immaginava, ma i villini lo saranno? Non basta il record di invenduto su un territorio che secondo Cervellati si sarebbe regolato da solo e dove, invece, c’è stata la corsa selvaggia all’edificazione, c’è chi prova a costruire ancora.

Sarebbe l’ultimo “sacco“.   

Carta vince, carta perde. Silenzi e soldi all’associazione in tempo di record

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Una domanda semplice semplice per il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino: quali atti ufficiali resteranno negli archivi del Consiglio dei giorni scorsi sul bilancio?

Domanda dalla quale ne derivano una serie. Quale piano finanziario dei rifiuti è stato votato, ad esempio, quello che aveva l’assessore all’ambiente, quello del suo collega al bilancio o quello dato ai consiglieri comunali? Ah, cosa succederà con i debiti fuori bilancio già inseriti nel piano ma non votati perché privi del parere dei revisori? E se quella cifra cambia, si rivota il piano stesso?

Ancora: il piano triennale delle opere pubbliche, qual è? E quale versione della relazione di bilancio è agli atti della seduta: quella della giunta o quella dei consiglieri? Speriamo che voglia illuminare noi, ma prima ancora il Prefetto, su quanto non si era mai visto nell’assise civica di Anzio. Perché il segretario è notaio della seduta, è come se andiamo a comprarci casa e le particelle che abbiamo noi sono diverse da quelle del venditore e differiscono entrambe da quelle di chi redige l’atto. Per piacere! Carta vince-carta perde all’ennesima potenza .

Il Pd aveva presentato una diffida che è stata ignorata e prepara una battaglia legale com’è stato annunciato ieri in conferenza stampa. A muovere critiche al bilancio è stato anche Danilo Fontana,  nel corso dell’incontro con i giornalisti Maria Teresa Lo Fazio ha sottolineato come l’emendamento vero al bilancio sarebbe quello di “rifarlo completamente“. E non ha torto, se immaginiamo che abbiamo scoperto dal dirigente dell’area finanziaria che i conti sui residui passivi riaccertati non “tornavano” tra i documenti del Comune e quelli consegnati ai revisori per 18 milioni di euro. Se scopriamo che all’inizio della loro relazione gli stessi revisori affermano che il Comune dovrà rifare tutto…. Dopo aver messo nero su bianco che di fatto i revisori non sanno leggere (si veda delibera 64 del 16 luglio) nel corso del Consiglio il dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu ha provato a dire che hanno sbagliato il verbo, salvo ammettere poi che residui, avanzo e via discorrendo vanno rifatti…

In tutto questo se è normale che l’opposizione faccia il suo mestiere (almeno una parte dell’opposizione, l’altra è apparsa di lotta e di governo) stupisce che i nuovi consiglieri di maggioranza non siano assaliti dai dubbi. Uno capisce Renato Amabile o Gianfranco Tontini – stanno lì da una vita, hanno rapporti ferrei e di amicizia con il sindaco – è comprensibile il silenzio di chi non ha mai spiccato per loquacità, da Perronace a Succi, ma nemmeno di fronte a documenti in contrasto fra loro una Piccolo, una Fontana, un Millaci, un Campa, sentono il dovere di dire: “Ok, c’è un errore, mettiamo a posto le carte e rivediamoci tra una settimana?” Cosa temono, di andare a casa? Non vivono di politica, quale sarebbe il problema? No, silenzi…

Ma deve essere l’aria del Comune, diciamolo, perché negli ultimi 25 anni c’è stato un solo neo eletto a creare problemi alla sua stessa maggioranza: Candido De Angelis, nel ’90, spina nel fianco dell’allora Dc. Nemmeno allora – lo può testimoniare Bruschini che era sindaco – le carte erano così sballate su un bilancio. E non c’era il 3.0….

O forse c’è un Comune che resta nella confusione perché poi il sottobosco funziona a meraviglia. Pazienza relazioni e conti sballati, che importa dei revisori… Basta andare avanti, avere la sagra, la coop che lavora, il service agli amici e via discorrendo. Perché parallelamente c’è un ente efficientissimo.

La festa a Lavinio? Va benissimo, ci mancherebbe. Mentre Andrea Mingiacchi si spertica a cercare di fare un discorso generale sul turismo, sui soldi a pioggia che potrebbero essere convogliati in iniziative di qualità e di respiro nazionale, ecco spendere 5.490 euro. E che saranno mai…

L’efficienza, allora: la richiesta arriva in Comune il 23 luglio, la determina che impegna la somma è del 25. Rapidità unica, mentre i pareri dei revisori arrivano ma si protocollano cinque giorni dopo, le note della Asl sugli alberghi spariscono, come i pareri sulle incompatibilità degli assessori.

Ci saranno tempi simili per ogni associazione che chiede? Chissà. Qui una di quelle che ha organizzato la festa è l’Eco delle periferie che com’è noto è molto vicina al consigliere Antonio Geracitano, il quale compare in bella mostra sulla pagina facebook della stessa, non vogliamo credere che tanta rapidità sia dovuta a questo.

Torniamo all’inizio: segretario, è tutto regolare?

E’ tutto sballato, ma Bruschini si salva. Tanto di cappello

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Fa bene il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, a sottolineare che il bilancio è stato approvato e che ha superato un altro importante scoglio. Come si è arrivati alla redazione del documento, cosa c’è scritto, quali procedure sono state seguite saranno oggetto – con tutta probabilità – di una battaglia che si giocherà nei tribunali secondo quanto affermato questa mattina dal Pd.

Il primo cittadino, però, in Consiglio comunale si è salvato e va avanti, nonostante criticità evidenti. Sono i revisori dei conti, a pagina 4 della loro relazione, a certificare che l’ente “ha avviato la ricognizione dei residui  sulla base dei quali determinerà il fondo pluriennale vincolato e il risultato di amministrazione”. E quello che è stato votato? Sono numeri a vanvera? Evidentemente sì. Carta vince, carta perde…

Mentre si discuteva il piano finanziario dei rifiuti – che secondo quanto affermato dal dirigente del settore tributi e ripreso dal sindaco e dal suo vice, vedranno un meno 20% in bolletta – è emerso che l’assessore Placidi aveva un conto e i consiglieri un altro. Pazienza, si dirà, ma è il dirigente del settore ambiente Walter Dell’Accio a scrivere che secondo lui l’adeguamento Istat sui contratti è “dovuto“. Nel piano non c’è ma  se la cosa troverà conferma, buona parte della presunta diminuzione del 20% sarà “rosicchiata” dal milione e 300.000 euro che dovremo pagare. Senza contare che il piano stesso ha ben altre lacune che prima o poi qualcuno farà valutare alla commissione tributaria.

Non solo, quel piano contiene già i debiti fuori bilancio che dovevano essere approvati oggi ma sono stati ritirati. Erano sbagliati pure quelli, ma intanto sono in un atto votato… Siamo su “Scherzi a parte”? No, purtroppo, siamo ad Anzio… E sui rifiuti, ad esempio, si sta creando ad arte un’emergenza. Condita questa mattina dalla sparizione dei cassonetti sulla riviera di Ponente. Chi l’ha deciso? Perché?

Intanto  quando ci si accorge che il piano triennale delle opere pubbliche consegnato ai consiglieri comunali è diverso da quello che ha l’amministrazione si potrebbe arrivare al “rompete le righe” e mandare a casa sindaco e compagnia.

Ma Luciano Bruschini ha una capacità unica e quasi invidiabile, è il migliore in questo, così “convince” il suo ex alleato, poi avversario in campagna elettorale, critico sull’impianto del bilancio ormai sballato, a dire che tutto sommato va bene così.

Quando il sindaco non trova sponde, pure cercate, tra gli amici di vecchia data che vanta nel Pd, ecco rispuntare i rapporti con De Angelis che stavolta sente “padre Luciano” e porta con sé anche Eugenio Ruggiero ma non Danilo Fontana. Unico rimasto nel Consiglio di oggi – in quella schiera – a dimostrare che l’opposizione fa l’opposizione, non la stampella.

Invece questa città di stampelle continua a vivere, di rapporti che Bruschini sa mantenere al meglio. Sembra quasi di vederlo chiamare il Luciano area Pd (Mingiacchi) che poi si rapporta con i suoi più stretti alleati nel partito, quindi fare una telefonata alla sinistra che fa capo a Enzo Toselli, prendere il caffè con Paride Tulli, calmare Sergio Borrelli, stemperare Vincenzo Nolfi che tiene alle sorti della figlia, dare bastone e carota a Patrizio Placidi (al quale oggi hanno arrestato quello che ha definito in passato un suo grande amico) o Roberta Cafà, mantenere i rapporti ferrei con Giorgio Zucchini e il fido Sebastiano Attoni.

E vogliamo ancora chiederci perché da oltre trenta anni, direttamente o attraverso familiari, in consiglio comunale siedono sempre gli stessi? E’ tutto sballato, dai conti al piano finanziario dei rifiuti, ma Bruschini è un abilissimo tessitore di rapporti. Tanto di cappello.

Rifiuti, il “traversone” e quei debiti fuori bilancio

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Restiamo al paragone calcistico per un po’. Viene bene quando si parla della vicenda rifiuti. Abbiamo un esempio in casa, l’Anziolavinio, nato allora dalla fusione di due realtà. Prendiamolo come spunto, diciamo che anziché fondersi le due società si siano messe d’accordo, un’associazione di scopo. Finché stanno insieme, i giocatori ovviamente vanno in campo per vincere. Le due società marciano parallelamente, ma non si pestano i piedi e anzi collaborano.

Poi c’è la possibilità di partecipare a un campionato più prestigioso, le strade si dividono. Una società va da sola, l’altra si allea a un gruppo diverso. Tutto legittimo e consentito. Secondo le norme, però, chi partecipa al campionato dovrà portare con sé anche i giocatori dell’altra società che facevano parte della squadra secondo il precedente accordo. Ricordate? Andavano in campo tutti per vincere, si collaborava, ma ora le cose non sono più così. Presidente e allenatore della società costretta a cedere i giocatori dicono loro di tirarsi indietro, la collaborazione è finita e dei risultati interessa poco. Affari di chi è stato scelto per il campionato maggiore.

Torniamo ai rifiuti. Gesam e Camassa fino a qualche mese fa hanno gestito insieme il servizio ad Anzio. Per il nuovo appalto, nel 2014, hanno scelto strade diverse. Gesam si è accordata con Ecocar, Camassa è andata per conto suo. Senza tornare sulla vicenda interdittiva Ecocar, non ancora risolta e al centro di un contenzioso che pare senza fine, Camassa si è vista aggiudicare la gara. Non ha il contratto, perché si attende appunto la soluzioen del contenzioso. Ma nel frattempo ha preso con sé anche i dipendenti Gesam, come previsto. Gli stessi che facevano i servizi anche prima, ma che adesso sembrano aver “dimenticato” o preferiscono giocare – come si dice ad Anzio – a “traversone”. A perdere.

Certo, Camassa non sembra avere i mezzi adeguati (così ci riferiscono), chiede troppi straordinari, ma la città in queste condizioni non c’è mai stata. Nemmeno nei tempi peggiori. Camassa ha le sue responsabilità, ma nessuno ci toglie dalla testa – e vorremmo tanto sbagliare – che sia stato detto ai lavoratori “assorbiti” che fino a quando non si risolve la vicenda Ecocar è meglio tirare i remi in barca. Speriamo di sbagliare, davvero, auspichiamo che le voci siano infondate, altrimenti saremmo in presenza di un danno deliberatamente fatto al Comune e ai cittadini. E sarebbe gravissimo che anche solo a immaginarlo fosse qualcuno che ha delle responsabilità da amministratore.

Intanto domani in consiglio comunale, con il bilancio, arriva il piano finanziario dei rifiuti che vede una diminuzione sensibile di indifferenziato portato in discarica, ma costi in linea con quelli dell’anno precedente. Qualcosa non torna.

Certo, la spesa diminuisce soprattutto se al 2014 andiamo ad aggiungere oltre un milione e mezzo di debiti fuori bilancio che domani il consiglio comunale andrà ad approvare. Di fatto il “porta a porta” è partito  senza copertura finanziaria, con i soldi della Provincia già ampiamente spesi, utilizzando personale scelto non sappiamo come.  Tanto pagano i cittadini. Quei pochi che lo fanno, perché altri – anche di spicco – possono dormire sonni tranquilli….

Su questo, domani, andrà chiesto conto all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e al sindaco Luciano Bruschini. Il primo troppo preso sulle vicende della Ecocar, il secondo spettatore inerme – esclusa una lettera di richiamo allo stesso Placidi – di una situazione indegna sul territorio.