La Ragioneria dello Stato, una città alla deriva, la responsabilità politica

sindacosfogo

Stavolta non l’ha tenuta dentro ai cassetti. Quelle otto pagine della Ragioneria dello Stato non sono state “una delle tante carte che mi capita di non leggere” – come ebbe a dire del parere sull’incompatibilità di Patrizio Placidi. No, questa volta il sindaco Luciano Bruschini si è sbrigato e ha dato immediatamente corso alla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

E’ quello che doveva fare dal punto di vista formale, ma le responsabilità politiche di questa situazione e di una macchina amministrativa allo sfascio restano tutte in capo a lui.

Si arriva a questo per l’assenza della politica – come si è umilmente avuto modo di dire in questo spazio – ovvero per la strana confusione di ruoli che si è creata ad Anzio con la dirigenza.

Chi tiene nei cassetti il parere del quale parlavamo all’inizio, del resto, ha poi mani libere su qualche altra cosa e il sindaco, che dovrebbe indirizzare e pretendere che le indicazioni programmatiche arrivassero a conclusione, non può fare nulla. Lo stesso vale se il segretario anziché essere in Comune è al quartier generale di Bruschini a festeggiare la vittoria per il secondo mandato, mentre il sistema elettorale dà ancora solo i risultati di un terzo delle sezioni. E’ uno degli esempi di come ci si sia “incartati” non rispettando quello che dice il decreto legislativo 267 del 2000. Bruschini sa, ne siamo convinti, anche per questo stavolta si è sbrigato. Cosa che non lo assolve.

Prima la relazione della Ragioneria dello Stato – di fronte alla quale al solito si è detto che erano dei folli, avevano preso una cantonata, si sono fatte spallucce – e oggi le conclusioni, accertano responsabilità amministrative che sono del segretario, dei dirigenti, dei funzionari chiamati in causa.

Ce n’è una molto più grande: è quella di Luciano Bruschini di essersi girato dall’altra parte, aver alimentato o avallato situazioni, aver “tuonato” che sarebbe andato dai Carabinieri sapendo di non poterlo fare perché se ai dirigenti hai chiesto o c’è chi lo ha fatto per te (assessori, delegati, consiglieri) e hai ottenuto,  poi sei nella condizione di non poter parlare.

Tutto nella norma, sia chiaro, magari con qualche interpretazione generosa, ma la relazione è un’altra delle “perle” che ci ha regalato questa amministrazione. Un’altra delle tante, troppe, prime volte che mai avremmo voluto vedere.

Il Bruschini degli anni ’90 avrebbe già tratto le conseguenze, quello di oggi sta impiegando fin troppo tempo. Con una città alla deriva.

Impianto di biometano, tutto ok esclusa la fretta

biogas

Realizzazione e gestione di un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi con produzione di biometano“. Vogliono realizzarlo ad Anzio, in località Padiglione, e la pratica è alla valutazione di impatto ambientale in Regione.

L’impianto in sé non rappresenta – almeno in teoria – un problema. Anzi, è l’ultima frontiera nell’utilizzo della frazione umida in quanto non brucia i rifiuti ma utilizza un processo organico. Il gas ricavato può essere immesso nella rete, ove esistente, o venduto per i distributori di metano da autotrazione.

Il progetto indica un terreno in zona industriale, pressoché “dimenticato“, e rappresenta certamente un’opportunità, però….

Quello che non si comprende è perché ci sia tanta fretta. Il progetto è stato presentato a tempo di record – il 2 settembre – da una società costituita il 31 luglio del 2015, la Green future 2015.  Era evidentemente già tutto pronto.

Il capitale di questa azienda è costituito al 100% da quello di un’altra società, costituita a sua volta il 29 aprile e composta da cinque titolari di quote. Gli indirizzi di entrambe le aziende – che risultano ufficialmente inattive – sono gli stessi.

Tutto normale, ci mancherebbe, è che quando si parla di rifiuti e si vedono società “scatola” si fa fatica a capirne il motivo. E’ così per quasi la totalità delle aziende del settore, ma ci si lasci almeno il beneficio del dubbio.

Ah, il Comune 3.0 sa nulla di questa iniziativa? E che ne pensa?

Scattone ha pagato, francamente non capisco. E pure su Vespa….

Il liceo Einaudi (chescuola.it)

Il liceo Einaudi (chescuola.it)

Ero all’università quella mattina, ero laureato da tempo ma passavo lì per questioni legate alla malattia di mio padre. Si capì subito che era successo qualcosa di inaudito. L’uccisione di una studentessa – Marta Russo – dopo la quale vennero i concitati giorni delle indagini.

La vicenda oltre a scuotere chi scrive, tenne con il fiato in sospeso un intero Paese.

I clamorosi arresti, gli indagati eccellenti (uno dei quali violentemente apostrofato ad Anzio, mentre faceva la spesa, mesi dopo) quindi un processo che ha portato a una sentenza definitiva e a una condanna. Che è stata scontata. Una verità giudiziaria c’è stata e hanno pagato sia Salvatore Ferraro che Giovanni Scattone.

Quest’ultimo è stato assunto in una scuola romana per insegnare psicologia. E’ un uomo libero, in un Paese che è (dovrebbe essere) la culla del diritto. Si è scatenato un putiferio e lui ha deciso di rinunciare all’incarico.

Francamente non capisco. Hanno vinto i giuristi da bar, il popolo dei censori di facebook, quelli che in molti casi preferiscono che la legge si applichi agli altri e si interpreti per gli amici. No, questo non è un Paese come quello che avevano immaginato i padri costituenti.

Scattone si è sempre detto innocente, è stato condannato definitivamente e ha scontato la sua pena. Perché non basta per insegnare? Chi ha deciso una sorta di pena “accessoria”?

E già che ci siamo, siccome sia lui sia Ferraro vennero ospitati a “Porta a porta”, mi chiedo quale reato abbia commesso Bruno Vespa nell’invitare una delle parti – la figlia – nell’annosa vicenda Casamonica. Potrà sembrare fuori luogo, inopportuno, ma su funerali che le famiglie Rom da sempre fanno in quel modo, un giornalista cerca tutte le fonti possibili.

I novelli scienziati della comunicazione dimenticano che un giornalista ha il dovere di far parlare gli altri per far comprendere all’utenza. Che può indignarsi e cambiare canale, decidere di non vedere più quel programma, ma non chi va invitato e chi deve restare fuori.

Altrimenti aveva ragione Orwell: tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali di altri…

Che bello ricominciare da tre fuoricampo, invece…

20150904_214644

E’ il sogno di chiunque ama il baseball, a maggior ragione di chi ha la fortuna di poterne scrivere. Una partita negli Usa, di più allo Yankee stadium, tempio (anche dopo la nuova costruzione) di questo sport tanto fantastico quanto “negato” per l’Italia.

Chi segue i social network è a conoscenza di un viaggio di piacere in Canada e negli Usa appena concluso, chi non li segue sarà poco interessato, ma poter raccontare una partita lì è la massima aspirazione di un uomo di baseball prestato alla cronaca, come amo definirmi.

Avrei voluto ricominciare dai tre fuoricampo che hanno consentito alla squadra di Girardi di vincere una partita nella quale ha battuto meno, ma lo ha fatto al momento e soprattutto nel modo giusto ovvero con tre palline oltre la recinzione. Una partita nella quale la difesa è stata perfetta e un lanciatore “rookie” ovvero esordiente come Severino ha concesso qualcosa ma è sempre uscito al meglio dalle situazioni. Va bene, l’ho raccontata sinteticamente, le sensazioni e tutto il resto sono parte del viaggio in famiglia.

Oggi l’amaro risveglio. La risposta dell’ufficio tributi del Comune di Anzio a un quesito posto giorni fa. Nel cassetto tributario, servizio che pure qualcosa di buono ce l’ha, non risultava registrato il pagamento della Tasi. Scrivo dicendo che l’avevo effettuato e che non mi faceva allegare il file pdf con l’attestazione di pagamento, quindi cosa potevo fare. Ecco la risposta.

“SI INFORMANO I GENTILI UTENTI CHE IL PAGAMENTO RELATIVO ALLA IMU/TASI NON VIENE REGISTRATO SUL CASSETTO TRIBUTARIO; QUESTO UFFICIO HA INVIATO ESCLUSIVAMENTE I MODULI PRESTAMPATI, COSI’ COME PREVISTO PER LEGGE. PER LA VERIFICA DEL BUON ESITO DEL PAGAMENTO, SIETE INVITATI A CONSERVARE LE RICEVUTE DELLO STESSO”.

A parte che usare il maiuscolo, su internet, equivale a gridare e nel Comune 3.0 qualcuno dovrebbe saperlo, ma allora che senso ha quella parte del “cassetto“?

Meglio pensare ai fuoricampo, non c’è dubbio. Anche perché sui social e ripresa da controcorrente è ricomparsa la notizia della candidatura di chi scrive a sindaco, con diversi commenti. Ho già avuto modo di esprimermi, ribadisco qui: se maggioranza e opposizione di Anzio pensassero a svolgere il loro ruolo da qui ai prossimi tre anni – tanti ne mancano al voto – come si preoccupano delle candidature, sicuramente questa città starebbe meglio. E magari il sindaco non darebbe la colpa al Tar della sporcizia, come si legge dal Granchio, semplicemente prenderebbe atto che ha vinto una ditta diversa da quella che piace all’assessore Placidi e che qualcosa non quadra.

Bentrovato a chi segue questo spazio e comunque, meglio i fuoricampo. Quelli allo Yankee stadium e quello battuto, ancora una volta, dagli amici dello Stefano7baseballmeeting nel ricordo di Stefano Pineschi durante la manifestazione di ieri.

Le due facce di Bruschini, il porto che ci meritiamo. Arrivederci

Il 30 settembre sarà trascorso un anno. Allora, in Consiglio comunale, nella sede istituzionale per eccellenza, il sindaco diceva senza mezzi termini che avrebbe cacciato il socio privato Renato Marconi con le buone o non e che fino a quel momento aveva perseguito una precisa strategia per arrivare all’inversione del crono programma.

Si parlava della nuova fideiussione con la Banca Popolare del Lazio, quasi un anno dopo ignoriamo se e quante rate sono state pagate di un prestito rinnovato più volte e per il quale sarebbero stati usati i soldi degli incassi dei canoni demaniali. Il sindaco aveva svelato la sua strategia, era pronto per una nuova gara.

Fino a 13 giorni dopo, quando ha sottoscritto proprio con Renato Marconi la “road map” della società confermando tutto ciò che era stato fatto fino ad allora.

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

roadmap2roadmap3roadmap4

In un Comune nel quale pochi leggono i documenti, ma tanti sono avvezzi alla dichiarazia spesso ignorando di cosa parlano, basterebbero questi due passaggi per dire: “Caro sindaco, non si può prendere in giro una città sull’unica opera che vede tutti concordi nel dire che potrebbe essere quella del rilancio“.

Un cittadino, proprietario di quella piccola parte che ognuno di noi ha del 61% delle quote della Capo d’Anzio, cosa dovrebbe pensare? E un potenziale acquirente? A quale faccia di Bruschini credere, quella dello stratega che caccia Marconi o del socio che firma e conferma la linea seguita?

Non è tutto. Perché Bruschini al bando ha dimostrato di crederci davvero e lungi dal cacciare Marconi – la causa dopo il parere dello studio Cancrini rimasto a lungo nei cassetti e persino secretato,  poteva iniziare nel 2012 –  e dal rispettare la “parola d’onore” data in tal senso in Consiglio comunale, ha incaricato uno studio legale di redigerlo. A dicembre 2014, due mesi dopo la firma con Marconi che sanciva come “Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società”, è stato incaricato lo studio Venturella.

Bando arrivato, al quale mancherebbe il piano finanziario e che tanto ha “agitato” consiglieri comunali di maggioranza e stampa locale. Quello che non si dice? E’ disarmante: il piano c’è, è agli atti, se Bruschini vuole apre gli armadi e lo allega alla proposta dello studio Venturella.

E’ che il bando non si può fare, perché andrebbe prima fatto un progetto esecutivo, quindi andrebbe pubblicata la gara europea (per la cronaca, ci sono i soldi per pagare la Gazzetta ufficiale?), infine attese le eventuali proposte. Un anno per l’esecutivo, due mesi di pubblicazione, sei per le offerte. Senza contare che in Regione sono già stufi della “tarantella” seguita all’inversione del crono programma di fatto mai attuata per vicende diverse.

Ora speriamo che qualcuno in Consiglio comunale, documenti alla mano, chieda: a quale sindaco dobbiamo credere?

In mezzo, nel corso dell’ultimo anno, storie di investitori turco-napoletani, gruppi interessati, ricorsi, politica ancora divisa, un presidente della Capo d’Anzio poco istituzionale, annunci sul bando da parte di alcuni componenti della maggioranza. Ma fateci il piacere, avrebbe detto l’immenso Totò.

In tutto questo c’è l’ombra del piano di razionalizzazione della Capo d’Anzio per il quale dopo una proposta in consiglio presentata da Candido De Angelis è calato il silenzio ovvero è stata messa la testa sotto la sabbia. Senza, la società va sul mercato.

Tutto ciò per dire che il porto così com’è, alla fine, ce lo meritiamo. Non siamo una città che guarda oltre gli interessi di pochi –  siano del politico di turno o dell’ormeggiatore, del concessionario abusivo che non vuole andarsene o di chi preme perché resti tutto così. Lo è stato per 40 anni… Questa è la città, del resto.

Comunque arrivederci a chi ha la bontà di leggere questo blog  e grazie della pazienza.

Per alcuni giorni chi apprezza dovrà fare a meno, chi vede in questo spazio una “scocciatura” tirerà il fiato. Appuntamento a partire dal 7 settembre.

Porto, la “road map” che il sindaco finge di non conoscere

L'atto firmato dal sindaco e da Marconi

L’atto firmato dal sindaco e da Marconi

Quattro pagine firmate da Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, in rappresentanza del Comune proprietario del 61% delle quote della Capo d’Anzio e da Renato Marconi, in rappresentanza della Marinedi che detiene il 39% della società nata per costruire il nuovo porto ma costretta dagli eventi a provare a gestirlo.

Quattro pagine che per primo il sindaco, quindi coloro che si sbracciano per il bando, dovrebbero leggere. Sono la cosiddetta “road map” di quanto accaduto intorno al bacino e alla società dalla data della concessione al 13 ottobre 2014, quando l’atto viene sottoscritto.

E’ l’ennesima dimostrazione di quanto, sul porto, siamo arrivati a chi la spara più grossa. In quelle quattro pagine si ricostruisce l’accaduto e si dà atto delle scelte compiute per l’inversione del crono-programma e la gestione dell’attuale bacino, attraverso le fasi pubblicate poi sul sito della società.

Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società“. Questo c’è scritto

Poi Bruschini ha deciso di chiedere il bando, oggi si “svegliano” prima Millaci e poi l’altro Bruschini.

Ecco, sarebbe il caso di ricordare cosa si firma, prima di chiedere bandi e di leggere gli atti – li ha forniti la Capo d’Anzio nell’unica e burrascosa conferenza pubblica che ha tenuto, a gennaio scorso – prima di intervenire.

Mense, un’altra informatizzazione. Sarà la volta buona?

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Speriamo sia la volta buona e che sull’informatizzazione del sistema delle mense scolastiche si metta finalmente la parola fine. Nel Comune 3.0 promesso da Luciano Bruschini in campagna elettorale, gli ultimi bollettini sono stati consegnati ai bambini negli zaini, come si faceva dieci anni fa. Sperando che qualcuno paghi. Anzi, ci dovranno dire come immaginano di fare il “conguaglio” dell’ultima rata dello scorso anno scolastico, chi ha preso le presenze e dove sono…

Già, perché è noto che all’indomani della sospensione di Angela Santaniello e della “rivoluzione” decisa dal segretario generale Pompeo Savarino (il quale per non saper leggere né scrivere decise di smantellare l’ufficio) quello che è successo nella gestione delle mense dal punto di vista della gestione amministrativa è tutto da capire. Dati introvabili, di sicuro, ma perché il sistema non funzionava, perché c’era chi non lo sapeva far funzionare o perché c’è chi li ha fatti “sparire“? Ancora oggi lo ignoriamo.

Ora apprendiamo che la “solita” Maggioli, che come leggiamo dall’ultima determina agisce in esclusiva, si vede riconosciuti oltre 28.000 euro per “la fornitura del servizio di assistenza, manutenzione e aggiornamento del software di gestione in dotazione agli uffici di refezione e di trasporto scolastico per l’anno scolastico“.

Bene, capiremo finalmente qualcosa? Controlleremo on-line come facevamo, senza poi vedere misteriosamente sparire questo servizio? Pagheremo dal sito, una volta per tutte? Lo ignoriamo.

Quello che sappiamo, invece, è che fra il 2010 e il 2013 tra Tecnorg (ci collegavamo, funzionava….), Maggioli, Mercurio service e “data entry” vari abbiamo già speso 83.000 euro circa, ai quali aggiungere i 2900 di aggiornamento del 2014 e i 28.00 di adesso.

Fa 113.900 euro in meno di cinque anni, solo per questo settore. Sostanzialmente per saperne ben poco, viste le recenti vicende.

Chissà come avranno fatto a Caivano, oppure a Diano Marina, e quanto avranno speso, di certo con una cifra del genere dovevamo conoscere i dati e avere la possibilità di accedervi. Speriamo che questa sia la volta buona, davvero.

Di sicuro il 3.0 “de noantri” ha dimostrato ancora la sua totale inadeguatezza

Il bando del porto e l’ospedale, se tutto diventa “vero”

marinamateriale

E’ singolare, non usiamo altri termini, quanto sta accadendo rispetto al porto e all’ospedale di Anzio. Sembrano argomenti distanti tra loro, privi di legami, invece uno ce l’hanno. E’ l’eco mediatica che stanno avendo vicende irreali.

Come altri affermavano “ripeti una bugia cento, mille, un milione di volte e diventa una verità“. Era vero allora, lo è ancora di più oggi nell’epoca dei “personal media“, quando tanti colleghi smaniosi del copia e incolla riportano troppo spesso sui siti ciò che accade sui social network. Peggio, quando alla notizia che pure c’è non segue l’approfondimento.

Prendiamo il porto. E’ una notizia che il sindaco abbia chiesto di fare un bando, affidandosi a uno studio di fiducia, fa notizia che sia nei cassetti da mesi, ma detto questo e al netto delle esternazioni del presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino, vogliamo dire quello che è successo?

Il consiglio d’amministrazione del 19 dicembre 2013 ha approvato il nuovo piano finanziario della Capo d’Anzio, quello che prevede l’inversione del crono programma e l’avvio delle fasi 1 e 2 così come riportato sul sito della società. Il sindaco, che rappresenta il 61% della Capo d’Anzio ovvero i cittadini, sa da allora che per uscire dall’angolo ed evitare il fallimento della società era necessario procedere in questo modo. Il consiglio d’amministrazione ha approvato, le assemblee – lui presente – hanno ratificato. Le prime due fasi sono relative alla gestione, la terza alla possibile realizzazione del raddoppio. Nelle 27 pagine del piano c’è tutto, ma il  sindaco ha deciso che si doveva rifare la gara.

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare… Il bando è annunciato a più riprese, poi si scopre che è arrivato ma qualcosa non “quadra” tra società che ha un input diverso e Comune che evidentemente vorrebbe fare altro. Arrivano le roboanti dichiarazioni di chi dopo anni di silenzi “scopre” il porto, ma nessuno dice che il bando oggi come oggi non è fattibile. Solo tra pubblicazione e gara passa un altro anno, qualcuno vuole spiegarlo? Nel frattempo la società è fallita o è stata ceduta.

In realtà annunciare il bando serve al sindaco, ancora una volta, a tenere rabberciata una maggioranza specializzata ormai in bancarelle e distribuzione di biglietti agli spettacoli estivi. Della serie “Ora facciamo il bando, vedrete, 130 milioni di euro….”  E nessuno dei consiglieri sente di chiedere: “Scusate, ma il piano di razionalizzazione perché non lo abbiamo più fatto?” Era un obbligo, ma che importa… C’è l’associazione di qualche amico da accontentare, il resto può attendere. E il bando diventa uno specchietto per le allodole.

Lo stesso vale per l’ospedale. Il merito al presidio per aver alzato la guardia va riconosciuto, ma nessuno spiega ancora che il “Riuniti” non chiude. Anzi, si continuano a mandare messaggi tra i politici che sono al presidio – e sembrano gli unici duri e puri – e quelli che osano parlare di ospedale.

Ma scusate, l’atto aziendale della Asl qualcuno lo ha letto? E basta un accorpamento di reparti a far chiudere un ospedale? O l’allarme dato da chissà chi? La Asl farebbe bene a tenere una conferenza e a spiegare che si può discutere sui reparti di degenza intesi come “fortino” di qualche primario, ma l’emergenza, il punto nascita con pediatria e l’ oncologia non si toccano. Perché non ha senso e non è scritto da nessuna parte.

Solo che c’è il bando del porto, poi c’è presidio, l’hanno scritto su facebook, l’ha ripreso il sito… E tutto diventa “vero”. Dispiace, ma non è comunicazione.

Porto, non sono i giornalisti a fare confusione

capodanziouffici

Una pagina del settimanale “il Granchio” dedicata al bando per il nuovo porto consegnato al Comune e lì rimasto ha scatenato la reazione del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, che sui social network – dei quali fa un  uso abbondante e poco istituzionale – ha espresso il proprio dissenso su quanto pubblicato.

E’ un passaggio che serve come punto di partenza per dire chiaramente che sul porto non sono i giornalisti a fare confusione. Dovevamo avere il doppio porto, le crociere e tutto il resto, ci ritroviamo a gestire una bagnarola poco sicura e con il canale d’accesso insabbiato alla prossima mareggiata. Già questo basta e avanza, ma uno capisce che i tempi sono cambiati…

E scopre l’ondivaga posizione di chi rappresenta il 61% pubblico della “Capo d’Anzio” ovvero il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Nell’articolo del settimanale si afferma che il sospetto è che si voglia andare avanti con la sola gestione. Non è un sospetto, ma una certezza. E’ quello che ha stabilito l’assemblea dei soci della “Capo d’Anzio” – sindaco presente – per uscire dall’angolo di un mega porto irrealizzabile e cercare di non portare i libri in Tribunale.

Il piano finanziario è di dicembre 2013, poi è arrivata la richiesta (accolta) di inversione del crono-programma e di avvio della gestione per salvare la società. Mentre tutto questo avveniva, il sindaco andava in Consiglio comunale a dire che avrebbe fatto il bando e incaricava uno studio di scriverlo.

E’ cosciente, anche se dice sempre che lui “non sa“, che il bando oggi è un’avventura. Già solo pubblicarlo e aspettare eventuali offerte fa passare quasi un anno, poi? La Capo d’Anzio nel frattempo è andata fallita o ha ceduto la concessione al miglior offerente o per la spending review è finita al socio di minoranza Marinedi, Renato Marconi.

Ecco, la confusione non la fanno i giornalisti ma chi sul porto ci ha detto tutto e il suo contrario. Siccome i cittadini di Anzio hanno il 61% delle quote, il sindaco aveva (e ha) il dovere di avvisarli e di seguire una linea logica.

Invece dal singolare avvento di Renato Marconi in poi (vicenda che in altre sedi andrebbe indagata, ma ha avuto il placet nazionale di governi diversi e trasversali…) Bruschini ha dato una botta al cerchio e una alla botte.

Si poteva impugnare il passaggio di quote, per esempio, c’era un ordine del giorno del Consiglio comunale e un parere legale profumatamente pagato. Ma Bruschini prima ha detto che Marconi serviva “perché il Comune non poteva fare certe cose“, poi si è solennemente impegnato a mandarlo via, quindi ci ha messo un altro anno a scrivere una lettera per chiedere quote che andavano restituite “al valore nominale” secondo i patti parasociali che Marconi stesso aveva firmato quando presiedeva Italia Navigando. Si è atteso, dato carta bianca – dal nome al logo, al nuovo sito – a Marconi e ai suoi uffici, ora mandarlo via costerebbe un occhio della testa oltre a essere difficilmente proponibile.

E la relazione alla Corte dei Conti per dire che la società deve rimanere pubblica in quanto il porto è strategico? Il termine di marzo 2015 è passato da un pezzo, nulla è stato fatto, il Comune sarà costretto a cedere le quote e se arrivasse un nababbo a offrire 10 milioni di euro, Marconi avrebbe diritto a tenere tutto per sé alla stessa cifra.

E gli acquirenti, ora turchi ora russi, ora americani, dei quali si parla da mesi? Mistero. La vicenda della sede in piazza, poi, ha del surreale…. Assegnata, mai usata, affidata non si sa ancora a chi ma per la quale nel frattempo il Comune chiede i canoni arretrati.

Per non parlare della situazione creatasi con gli ormeggiatori: la società fa ricorso sulla sospensiva ottenuta dalle cooperative, vince al Consiglio di Stato, il sindaco – spinto da consiglieri comunali di maggioranza – li rassicura che qualunque sia l’attesa pronuncia del Tar  fanno “la stagione, poi si vede“.  L’hanno fatta, si attende la sentenza, ma la confusione resta tanta. Se dovessero perdere, cosa succede? Qual è l’offerta di assunzione fatta e mai resa nota ufficialmente? Cosa impedisce di farlo, quando è noto dai bilanci il costo che le cooperative hanno per il personale? E’ stato proposto meno di quello?

Senza contare quello che ha fatto la società, prima la vendita dei “Dolt” e poi la restituzione dei soldi, le dimissioni date dal presidente (e comunicate ai giornali) anzi no. Un parcheggio sul quale sono servite due delibere e non c’è ancora chiarezza. Sono i giornalisti a fare confusione?

Ma immaginiamo per un attimo l’assemblea Fca che decide di seguire un percorso, lo annuncia ufficialmente, mentre Marchionne alla prima occasione dice l’esatto contrario e dà mandato agli uffici di fare altro? Ecco,   il porto ad Anzio doveva rappresentare – per chi come scrive ci ha creduto e l’ha sostenuto – un maxi investimento della Fiat/Fca. E’ diventato altro grazie alla politichetta di paese e a qualche guru romano, ma  ripetere la storia è ormai inutile.

Una cosa è certa: al posto di D’Arpino, anziché scagliarsi su chiunque scrive, ce ne saremmo andati da tempo. Perché l’assemblea ha detto una cosa che lui, insieme al resto del consiglio d’amministrazione, ha portato avanti. Nel frattempo il socio di maggioranza ha scelto di fare altro. Alimentando la confusione

Sono i fatti, scriverlo è il nostro mestiere.

L’estate ha mille colori, anzi no. Quanto è difficile comunicare

summertime

Tutti intorno allo stesso tavolo, un programma che si sforzava di essere unitario, nuovi il nome e il logo. Uno sforzo condivisibile, Anzio summer time “l’estate ha mille colori”. O forse no, perché a seconda di chi organizza la musica cambia.

Nel pubblicizzare gli spettacoli di Maurizio Battista (tutto pieno, anche troppo…) e quelli a seguire, infatti, rispunta Anzio estate blu.

estateblu151

Per altri spettacoli, più semplicemente, è comparso Anzio estate 2015.

E’ chiaro che tutto questo disorienta, non è credibile, vanifica gli sforzi fatti per dimostrare che c’è un cartellone unitario – discutibile quanto si vuole e con criteri ancora una volta tutti da capire – e che “comunica” allo stesso modo.

Non c’è bisogno di guru della pubblicità per spiegare che il “brand” Anzio associato all’estate deve avere sempre lo stesso segno di riconoscimento. Speravamo dopo quella conferenza stampa che fosse stato capito. Evidentemente non è così.

L’estate ha mille colori, anzi no… Buon Ferragosto!