Estate e dintorni, prima si spende e poi si delibera. Rebus criteri

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Chissà se avremo mai un quadro completo delle spese sostenute per le varie iniziative svolte durante l’estate e non solo. Oggi la giunta ha deliberato  “Di prendere atto dell’attività svolta come specificato in narrativa” riguardo alla promozione dello sport, del turismo e al programma degli spettacoli dell’estate blu. Insomma, prima si è svolto tutto e poi si corre ai ripari.

Meglio tardi che mai, mentre continuano a sfuggire i criteri attraverso i quali si scelgono alcune proposte al posto di altre. Tolte le spese di noleggio e servizi – già al centro di “determine” dirigenziali – tolte quelle di associazioni carabinieri e vigili del fuoco per i controlli, eliminati gli spettacoli per i quali ci sono stati già i provvedimenti che recitano sempre “viste le numerose proposte pervenute” e i contributi alle feste di quartiere, oggi sappiamo che: tra cachet e service l’estate blu è costata 65.788 euro, la promozione del turismo 62.906, quella dello sport 25.440. Totale  154.134 euro. Almeno altrettanti sono quelli già oggetto di provvedimenti.

Tanto, poco, nulla? Cos’altro si potrebbe fare con 300.000 euro circa? E perché non prevedere un bando al quale si partecipa, in modo trasparente, sulla base delle proposte?

Dipende dai punti di vista, non c’è dubbio. I soldi spesi sono ritenuti un investimento o un modo per accontentare tutti? Ad Anzio l’impressione è che la scelta cada su questa seconda ipotesi. Rispettando chiunque organizza, propone e realizza, sfugge il motivo per il quale un Comune debba finanziare una riunione di boxe o la finale di body building, mentre da mesi ormai si continuano a chiedere – lo ripetiamo – quali sono i criteri seguiti per tutto il resto.

Amici e amici degli amici, temiamo.

Il fallimento di Chiavetta non giustifica il clima di odio

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Non piace affatto questo clima. L’incendio alle cucine dove Domenico Della Millia organizza le sue sagre – al centro di più di qualche polemica – è l’ultimo atto di una serie che neanche a dirlo è infuocata. A Nettuno si trascina da tempo questo clima e ormai c’è una sorta di paladino della giustizia – del quale si ha memoria nelle cronache locali – che “pontifica” su facebook e viene preso come oro colato. I nemici sono tutti, con una particolare predilizione per i giornalisti che fanno una sola cosa: verificano prima di raccontare. Poi possono avere mille difetti, vederla da angolazioni diverse, e meno male. Il pensiero unico l’abbiamo sepolto da tempo. A tutti loro, attaccati prima e dopo, non può che andare la solidarietà.

Quello che succede in casa dei “cugini” – comunque – non è assolutamente bello ed è figlio, temo, di una campagna elettorale velenosa che si porta ancora dietro i suoi strascichi.

Una cosa è certa, il sindaco Alessio Chiavetta dovrebbe rendersi conto del fallimento della sua azione politica e amministrativa. Quella è sotto gli occhi di tutti, anche di chi segue meno le vicende nettunesi. E magari dovrebbe trarne le conseguenze.

Quello che non piace è la tensione che si è creata, insieme a una smania di giustizialismo incomprensibile. Un clima di odio che non trova giustificazioni.

Droga, gli arresti non bastano. Un dibattito da riprendere

Gli arresti di oggi

Gli arresti di oggi

E adesso che succede? “O raccogliamo i morti per strada o continueranno a spacciare”. La risposta dell’investigatore di polizia vecchio stampo che aveva mandato in carcere decine di persone con l’operazione “Tridente” e poi aveva visto arrestare nell’operazione “San Valentino” i i rivali dell’organizzazione sgominata precedentemente, è di un’attualità enorme. Hanno continuato a spacciare, infatti, come dimostrano le operazioni fino a questa mattina. E l’unico cadavere raccolto è stato quello di Antonino Orlando, freddato di fronte all’allora ristorante “La Piazzetta” nel ’94 perché considerato un “traditore”. Sono trascorsi più di venti anni dall’operazione “Tridente” e da quella “San Valentino”, la domanda di allora del cronista ha trovato la seconda risposta. Lo dicono le operazioni di polizia, lo dimostrano i personaggi che sistematicamente ritornano dietro a vicende di droga e alcuni “figli d’arte” tra le nuove leve. Si può dire che è sempre meglio di aver raccolto morti per strada, certo, ma dobbiamo considerare anche che per quanta droga si sequestra altrettanta – se non di più – sfugge e alimenta un mercato criminale di primissimo ordine. E investimenti, di conseguenza, fatti per ripulire quel denaro e solo apparentemente leciti.

Quello che preoccupa – o dovrebbe preoccupare, dato che l’argomento non sembra nell’agenda delle amministrazioni di Anzio e Nettuno – è anche altro: gli insospettabili coinvolti, i giovanissimi, quelli che oltre allo “sballo” cercano facili guadagni. Come nel caso dell’operazione odierna della Polizia di Stato. O come in quello dei giorni scorsi, quando alla droga si sono unite le armi.

E’ un argomento uscito ormai da anni dai dibattiti pubblici, forse è il caso di cominciare almeno a confrontarsi. Perché sé è vero che non raccogliamo cadaveri, è altrettanto vero che non possiamo e non dobbiamo restare impassibili di fronte ai tanti giovani che si stanno rovinando su questo territorio. Anzio e Nettuno restano un crocevia importante del traffico di stupefacenti e la risposta non può essere solo quella delle forze dell’ordine.

Porto, almeno Marconi ci fa sapere…

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Chi l’avrebbe mai detto. Occorre ringraziare il socio privato della Capo d’Anzio, Marinedi ovvero Renato Marconi, perché almeno qualcosa riusciamo a sapere di quello che accade con il progetto del porto.

Il sindaco dopo aver solennemente detto in Consiglio comunale che intende fare un nuovo bando di gara per la realizzazione dell’intero bacino e che vuole riprendersi le quote, vede avvicinarsi la scadenza del 31 ottobre e della sua “parola d’onore” rispetto all’avvio delle procedure per riottenere il 39% e dà l’impressione di continuare a  navigare a vista.

La Capo d’Anzio, invece (all’assemblea della quale il sindaco ha dato il via libera) procede con il progetto per fasi, continua i colloqui per i posti di lavoro, pubblica sul sito Marina di Capo d’Anzio registrato dal socio privato il progetto di fase uno e due. E’ quello che ai cittadini dovrebbe far vedere il Comune, proprietario sempre del 61%, ma che continua invece a essere nascosto.

Grazie a Marconi, allora, vediamo disegni diversi da quelli che avevamo finora. Sappiamo che nella fase uno i posti barca saranno 145 (69 da 8 metri, 10 da 10, 26 da 12, 21 da 15, 6 da 18, 4 da 21, 5 da 25, 2 da 30 e 1 ciascuno da 40 e 50) e verranno sistemati in parte nell’attuale banchina di sottoflutto del moletto Pamphili e in parte proprio di fronte a circoli e cantieri, nel cosiddetto “pontile di riva”, quindi nella “testata” del moletto della piccola pesca, nella zona sottostante ai ristoranti e fino a dove si trovano ora gli aliscafi, con lo spostamento di parte delle 72 paranze, mentre ulteriori spazi saranno recuperati verso la punta del molo. A proposito della zona sotto i ristoranti – per capirci – è quella dove secondo il progetto definitivo doveva sorgere una strada che con questa soluzione sparisce.

La fase due, invece, porterà a 558 posti per il diporto (64 da 8 metri, 183 da 10, 22 da 12, 101 da 14, 5 da 15, 107 da 16, 75 da 18, 2 da 30, 1 da 40 e 1 da 50)  e quelli in più rispetto alla soluzione precedente si ricaveranno partendo con un pontile centrale da quello “di riva” dal quale si dipaneranno altri otto pontili mobili.

La fase tre non c’è, ma sarebbe – ormai solo teoricamente, stando alle carte – quella del completamento del progetto per il quale si è ottenuta la concessione. Come si procede? La Capo d’Anzio non ha strade diverse dall’iniziare da questo progetto diciamo di emergenza. Perché la società non ha soldi, deve ripianare i debiti con urgenza o porta i libri in Tribunale. Il sindaco – che continua a tacere con i cittadini, a dire in assemblea della Capo d’Anzio una cosa e in consiglio comunale un’altra – sa che allo stato la situazione è questa. Può procedere come meglio ritiene, ma si ricordi che il 61% non è suo ma della città. Che ha il diritto di essere informata.

Placidi, i messaggi, la scoperta di un imprenditore

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi ha ragione. Finora ad Anzio “si è fatta solo la differenziata“. Se ne sono accorti i cittadini, costretti a pagare un conto più che salato e con una bolletta a loro carico di circa 16 milioni di euro contro la metà che pagano a Pomezia, Velletri e Nettuno. Se ne sono accorti anche perché il centro era, è e temiamo sarà ancora invaso dai rifiuti. Basta uscire a piedi da Villa Albani – e pure è a due passi dal Comune, l’assessore ci passerà qualche volta – per imboccare via Ambrosini e avvertire un odore nauseabondo che emana dai cassonetti. Altrove, in centro, non è meglio…

Anziché spiegarci un piano finanziario che rimane incomprensibile e dove sono inseriti anche i 30 centesimi a metro quadro che un anno fa andavano allo Stato ma che il Comune ha deciso di confermare, anziché dirci dell’inchiesta che riguarda l’assessorato, invece di spiegare perché nella tariffa paghiamo per il secondo anno consecutivo il “cassetto tributario”, Placidi ricorda che “si è fatta solo la differenziata“.

Un’affermazione talmente vera che dice altro: l’amministrazione Bruschini non ha fatto nulla del suo programma da quando ha vinto a oggi. E se ha vinto è anche grazie alle promesse legate a quella differenziata partita in fretta e furia, ai lavori a tempo, ai debiti contratti perché il piano finanziario non c’era o era insufficiente al punto che oggi i cittadini pagheranno i “fuori bilancio”.

Al suo solito l’assessore attacca, nessuno dei giornalisti osa fargli domande scomode e quando è avvenuto Placidi è sempre stato abile a cambiare discorso. Così la conferenza e trasmissione tv dell’uno e trino (parla per la Lista Enea, da coordinatore di Forza Italia oltre che da assessore) si trasforma in messaggi chiari a una maggioranza litigiosa e in difficoltà: senza la lista Enea non si fa nulla,  sui tributi da recuperare niente consorzio campano ma prima lavori all’interno dell’Ente (che ne dice l’assessore Zucchini?), sui dirigenti vanno divise le competenze, sul futuro ok alle primarie. Soprattutto, per chi vuole capire, lui manda tutti a casa quando vuole…

E’ solito infervorarsi, Placidi, e quando lo fa dà anche notizie interessanti. Rivolgendosi a Romeo e Candido De Angelis e chiedendo loro, di fatto, come vivono, ci informa di avere “venti dipendenti“. Lo conoscevamo pensionato, sapevamo che inizialmente per pagare il debito della Corte dei Conti si faceva trattenere una quota sull’indennità da assessore, sapevamo anche dei suoi interessi in diversi settori – con una predilizione per i distributori di carburante, usati magari da chi ha servizi per i Comuni del circondario – ignoravamo però che fosse diventato imprenditore con venti persone alle sue dipendenze. A dire il vero nel curriculum che compare sul portale della trasparenza del Comune risulta proprietario di quote in due società, forse i suoi dipendenti lavoreranno lì…

Infine un accenno alla conferenza: tutti innocenti fino a prova del contrario, ma vedere al tavolo chi ha un’ordinanza di chiusura del Comune dove è consigliere che non esegue ancora,  chi  è indagato per l’attività del suo assessorato ed è stato condannato (anche se questo lo ritenevamo e lo riteniamo ingiusto) dalla Corte dei conti a risarcire il Comune ed ha continuato in quel periodo, da incompatibile, a fare l’assessore, venirci a fare la morale, è francamente troppo.

Trasparenza, la corsa a pubblicare dopo il richiamo del segretario

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Spuntano determine di mesi fa, atti che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti. Il sito del Comune di Anzio è stato fuori legge per un lungo periodo, continua a esserlo per alcuni aspetti – qualcuno ha notizie del Suap on line? – ma almeno qualcosa si muove.

E’ servita una lettera del segretario generale Pompeo Savarino, nominato mesi fa responsabile della trasparenza – anche se per logica lo era già  – che ha richiamato gli uffici a pubblicare tutto. Pena l’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste. Fino a 3.000 euro. E’ un passo avanti, ma al tempo stesso la conferma che sul sito – per mesi – non è stato pubblicato il dovuto. Sembra, ma va verificato, che mancassero delle password o che nessuno sia mai andato a prendersele. In Comune, è noto, esistono tante verità quanti sono gli interpreti delle vicende.

Quando si diceva che non era in regola, non rispettava le norme, quando invano si facevano commissioni – a una il segretario nemmeno si presentò, ma il presidente della commissione trasparenza si guardò bene dal “richiamarlo” e anzi fece un’interrogazione “comprendendo” le difficoltà degli uffici – il sito era una presa in giro. Oggi lo è meno, però abbiamo almeno un numero di pubblicazioni maggiori. Poi alcune cose restano incomprensibili con passaggi a vuoto che non portano a nulla, mancano ancora – troppo spesso – gli allegati delle delibere e determine quando nell’atto sono indicati come “parte integrante”, ci sono sezioni presenti ma che non corrispondono a uffici. E’ clamoroso l’esempio dell’Urp che esiste solo sul sito per rispettare uno dei parametri previsti ma non ha riscontro in Comune.

Ci si adegua, comunque. Da qui a essere 3.0 ce ne corre, ma almeno qualcosa si muove.

Placidi all’attacco, dei De Angelis e della maggioranza

Un fermo immagine della conferenza

Un fermo immagine della conferenza

La differenziata fa acqua da tutte le parti? Lui non c’entra nulla. Chiedete a Romeo De Angelis. L’assessore e coordinatore di Forza Italia Patrizio Placidi non usa mezzi termini nell’ambito della conferenza della lista Enea e poi negli studi di Young tv. Parla di “ricatto” addirittura rispetto al porta a porta. Dimentica – e nessuno glielo chiede – che il servizio è partito privo di copertura finanziaria e che nemmeno un mese fa sono stati votati i debiti fuori bilancio.

Placidi davanti alle telecamere si esalta. Attacca, come suo solito, parte in quarta anche nei confronti dell’ex sindaco Candido De Angelis, e se c’è la questione rifiuti non manca di intervenire su una serie di argomenti. Dal porto all’organizzazione della macchina amministrativa, dal caso mense alla riscossione coatta dei residui per la vicenda rifiuti. Emerge chiaramente, insomma, la divergenza tra l’assessore, il sindaco e il resto della maggioranza. Vale la pena di guardare il video e farsi un’idea.

Qui viene solo una riflessione: da quale pulpito…

Trasparenza ritardata e preventivi in anticipo. Lo strano caso del Falasche

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Il singolare concetto di trasparenza del Comune di Anzio porta a pubblicare, oggi, una determinazione del 25 febbraio scorso. E a far scoprire un caso ancora più singolare… Nell’atto del responsabile dell’ufficio patrimonio, infatti, si legge che a seguito di “segnalazione da parte di G.S.D Falasche, acquisita al protocollo generale 8328 del 21/02/2014, (comprensiva di foto), in cui si sollecita un intervento di ristrutturazione, evidenziando la stato precario igienico-sanitario degli spogliatoi del “Centro sportivo comunale Villa Claudia”, pericolosi per gli atleti e bambini che frequentano il centro”. Centro da anni in gestione alla stessa società sportiva della quale, da sempre, è punto di riferimento nonché ex presidente l’assessore ai lavori pubblici Alberto Alessandroni. Gestione che prevede a carico delle società la manutenzione ordinaria, mentre il Comune interviene in occasioni straordinarie. E’ così per tutti gli impianti. Ebbene il responsabile – quattro giorni dopo la richiesta – afferma che c’è “la necessità, di procedere alla ristrutturazione dei suddetti spogliatoi, poiché attualmente hanno indotto la società sportiva a sospendere tutte le attività ludiche-sportive

Qualcuno ricorda che ci sia stata una sospensione? A memoria no, né la cosa è stata riportata dalle cronache locali… Se il Falasche e il Comune ci dimostrano il contrario siamo pronti a prenderne atto. Diversamente è una bugia, necessaria forse a far accelerare il procedimento.

Quello che balza agli occhi, però, è ancora altro. La richiesta della società risulta presentata il 21 febbraio 2014 e si cita tanto di protocollo, ma nella determina si legge che “per l’esecuzione dei suindicati lavori, è stato richiesto apposito preventivo”. Giusto. Ebbene i preventivi di tre ditte risultano protocollati in rigoroso ordine (57021, 22 e 23) tutti il 23 dicembre del 2013.

Sarà un errore? Chissà. Perché diversamente è a dir poco bizzarro che il Comune chieda preventivi prima ancora che la società faccia domanda. A meno che in Comune – dimostrando un’efficienza che non si riscontra in altri casi – si siano mossi prima ancora che la società presentasse domanda. Allora perché citare quella richiesta?

Pensiamo di conoscere la risposta, purtroppo: poche decine di migliaia di euro (29.111), un lavoro per il calcio, i bambini, il “sociale” che fa sempre effetto, che vai a cercare? E poi l’assessore non è più presidente, anche se a maggio 2014 compare sulla pagina facebook del Falasche una pubblicità elettorale per le europee con il suo volto.

Allora soffermiamoci anche su altro: questa trasparenza a scoppio ritardato, con la pubblicazione di documenti che avviene addirittura otto mesi dopo, conferma quale sia il concetto di “accessibilità totale” che hanno all’interno dell’Ente e che di 3.0 non c’è nemmeno l’ombra. L’auspicio è che segretario generale e presidente della commissione trasparenza, nell’esercizio del loro ruolo, trovino il modo di capire cosa è successo realmente. Con l’atto dove le date non combaciano e la pubblicazione post datata.

Rifiuti, bene Bruschini. Abbiamo già dato…

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Stavolta il sindaco sa. Meglio tardi che mai, comunque è condivisibile la presa di posizione di Luciano Bruschini in merito all’impianto che si vuole realizzare a due passi dalle sorgenti di Carano, in località Lazzaria a Velletri.

Abbiamo già dato in questo territorio. Ad Anzio si ricorderà il caso Recordati con un risarcimento che non sanerà mai l’area della vecchia discarica, a Sacida. A Nettuno – che confina con la discarica di Borgo Montello – la “Valle d’oro” fa i conti con falde inquinate come certifica l’Arpa Lazio e il fiume Astura è quello che è. Le proprietà delle due discariche – una delle quali partecipata dal Comune di Latina – si rimpallano le responsabilità dell’inquinamento ma intanto la loro attività sulle opere di bonifica è al centro delle indagini della magistratura pontina.

Mettere un impianto a due passi da Carano – dove ci sono le falde che servono l’acquedotto di casa nostra – è semplicemente assurdo.

Al tempo stesso sui rifiuti va fatta una riflessione una volta per tutte: differenziamo, riduciamo (poco), ma continuiamo a dipendere dalle discariche e dai “signori” che le gestiscono. Differenziamo, riduciamo (poco) e non riusciamo a centrare uno che è uno degli obiettivi che farebbero superare gli impianti dove si getta il “tal quale”, procedendo di emergenza in emergenza, proroghe su proroghe, soluzioni provvisorie che diventano definitive. Anzi, consentiamo a chi non ha brillato nelle gestioni delle discariche di andare avanti vita natural durante. In tutto questo spicca il ruolo della Regione. Cambiano le gestioni, la musica resta quella. Dai recenti atti relativi alla Indeco di Borgo Montello, per esempio, emerge che gli uffici affermavano che le garanzie per la bonifica erano a posto, mentre gli indagati telefonandosi tra loro si preoccupavano di non essere in regola con le fidiussioni previste. Ecco, fa bene Bruschini e con lui i sindaci che si sono mossi prima, a cominciare da Antonio Terra ad Aprilia, ma i “signori” dei rifiuti godono ancora di agganci difficili da scardinare, creati spesso da rapporti politici. E’ una constatazione amara, ma purtroppo reale.