Il mancato confronto in Consiglio, nemmeno il peggior Simeoni…

L'occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

L’occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

Era pieno di gente. Si doveva essere lì perché chiudeva un’era, perché il sindaco Antonio Simeoni si dimetteva. Era candidato o era stato eletto in Provincia, il particolare conta poco e la memoria del cronista – anche perché parliamo di Nettuno – comincia a difettare. Ma delle dimissioni del sindaco si parlava in Consiglio comunale e l’aula era stracolma. Le incompatibilità, poi, erano una cosa seria. Altri tempi, altra politica, ma nemmeno il peggior Simeoni avrebbe disertato un’assemblea civica su un argomento del genere.

Alessio Chiavetta e la sua maggioranza l’hanno fatto. Dimostrando anzitutto di non avere rispetto istituzionale e poi per i cittadini. Il sindaco si è dimesso, deve far sapere perché e se esce o meno dalla crisi, se ha o meno una maggioranza, se Nettuno torna o non alle urne. Ha il dovere di dirlo al Consiglio comunale e quindi ai cittadini.

Invece Chiavetta – e prima di lui, qualche settimana fa ad Anzio, Luciano Bruschini, che pure già faceva politica ed era sindaco nello stesso periodo di Simeoni – ritiene evidentemente inutile il confronto nella sede democratica per eccellenza. A Nettuno si parlava delle sue dimissioni, non può e non deve bastare una “presa d’atto”. Ad Anzio del porto, finito poi a tarallucci e vino.

I sindaci e le maggioranze che li sostengono hanno il dovere di confrontarsi, sempre e comunque. Il resto è “politichetta”, vecchie logiche che a Bruschini al limite si possono concedere, a un nuovo virgulto della politica come Chiavetta no. Fa bene l’opposizione a non mollare, perché si può amministrare più o meno bene, si possono avere tutti i problemi del mondo con dirigenti, partiti e quello che si vuole, ma al confronto con l’istituzione e la città non ci si sottrae. Mai.

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Il fallimento di Chiavetta non giustifica il clima di odio

mancini

Non piace affatto questo clima. L’incendio alle cucine dove Domenico Della Millia organizza le sue sagre – al centro di più di qualche polemica – è l’ultimo atto di una serie che neanche a dirlo è infuocata. A Nettuno si trascina da tempo questo clima e ormai c’è una sorta di paladino della giustizia – del quale si ha memoria nelle cronache locali – che “pontifica” su facebook e viene preso come oro colato. I nemici sono tutti, con una particolare predilizione per i giornalisti che fanno una sola cosa: verificano prima di raccontare. Poi possono avere mille difetti, vederla da angolazioni diverse, e meno male. Il pensiero unico l’abbiamo sepolto da tempo. A tutti loro, attaccati prima e dopo, non può che andare la solidarietà.

Quello che succede in casa dei “cugini” – comunque – non è assolutamente bello ed è figlio, temo, di una campagna elettorale velenosa che si porta ancora dietro i suoi strascichi.

Una cosa è certa, il sindaco Alessio Chiavetta dovrebbe rendersi conto del fallimento della sua azione politica e amministrativa. Quella è sotto gli occhi di tutti, anche di chi segue meno le vicende nettunesi. E magari dovrebbe trarne le conseguenze.

Quello che non piace è la tensione che si è creata, insieme a una smania di giustizialismo incomprensibile. Un clima di odio che non trova giustificazioni.