Quando Placidi andava bene… A casa, per favore

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Qualcuno oggi starà brindando più di una settimana fa. Nella stessa maggioranza che – fino appunto a lunedì scorso –   annoverava Patrizio Placidi tra i principali protagonisti. Magari anche fra chi prendeva “ordini” sulle cose da fare dall’assessore.

Io, come allora, non gioisco e se l’ex assessore e il dirigente all’ambiente hanno commesso reati anche a Cisterna se la vedranno con la giustizia.

Il discorso, da quando c’è stata l’operazione Evergreen, è altro. Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che conosco come persona perbene e con alto senso delle istituzioni, ha provato a “scaricare“. A usare la sua tecnica del “non so” . Persino a farci vedere, sull’ambiente, che alla società sono state fatte contestazioni perché il servizio non andava. Ignorando (o forse no) che l’emergenza era sì voluta, perché si intendeva far venire un’altra ditta. E non era certo Camassa a deciderlo, anzi…

In ogni modo dalle carte di Evergreen, per quanto si sa, il dirigente Dell’Accio lo informava di cose che non andavano. Di certo il dirigente scrive su un paio di determine che era “costretto” per volere di Placidi ad adottare quegli atti. Il sindaco non ha letto, evidentemente, né gli si può chiedere di leggere tutte le determine, e forse nemmeno ha letto i giornali o sentito quello che nella stessa maggioranza dicevano persino negli amati bar. E la responsabile dell’anti corruzione? Quella vecchia volpe politica di Paride Tulli lo ha messo nero su bianco, forse Marina Inches qualche responsabilità ce l’ha. E prima di lei l’ex segretario, Pompeo Savarino, che chiedeva all’Anac  per le gare con un commercialista che non aveva l’anzianità prescritta, ma si girava altrove sul parere arrivato dal Ministero dell’Interno sulla incompatibilità di…. ? Indovinate, Patrizio Placidi. Eh già, caro sindaco, allora l’assessore andava bene. Quel parere, sulla vicenda della Corte dei Conti – tirato fuori dal Granchio un anno dopo –  Bruschini lo liquidò come “una delle tante carte che mi capita di non leggere“. Sarà stato come dice lui, ma è altrettanto vero che Placidi non si poteva né doveva toccare, altrimenti saltava la maggioranza. Ieri come oggi. E Placidi andava bene, insieme a  Dell’Accio, quando doveva andare in Regione a dire sì alla prima biogas, poi il sindaco si sarebbe difeso dicendo che non sapeva. Ma scherziamo? Arriva un impianto del genere e non sa?

Dalle carte di Evergreen emerge che la politica sapeva eccome. Della prima e soprattutto della seconda, in particolare dei terreni sulla quale doveva sorgere. Se il sindaco ha fatto “spallucce” su ciò che non questo potenziale candidato – che almeno ha sempre raccontato e continuerà a farlo, state tranquilli –  ma altri e da più parti hanno sollevato, ha commesso un errore. Ha gravemente sottovalutato. Perché poi Evergreen prende una deriva pessima e come Malasuerte sfiora l’amministrazione e al tempo stesso la camorra, questa vicenda si avvicina alla ‘Ndrangheta. E attenzione, per condizionare un Comune basta e avanza.

Sono cose messe nero su bianco, come lo sono le proroghe alle cooperative nelle quali – gira gira – compaiono sempre gli stessi nomi.  Peccato che il Prefetto temporeggi e che il Ministro lo segua. Come ho detto in passato, Ostia è già qui.

Per questo – da uomo delle istituzioni – Bruschini dovrebbe prendere atto almeno di aver sottovalutato, di essersi tenuto Placidi (e non solo) per tenere a galla la maggioranza e andare a casa. Ripeto, non è questione penale ma di responsabilità di avere assistito alla crescita di questo “sistema” senza intervenire. Nemmeno i consiglieri comunali, quelli di maggioranza, soprattutto i nuovi, ai quali torno a chiedere: quanto paghiamo di rifiuti? 5 milioni in più del previsto in Comuni come Anzio. Non solo, con somme diverse tra bilancio e piano finanziario, senza una delibera sulle utenze nel 2017. Ma sì, poi si aggiusta, vero? La realtà è che quello che faceva Placidi non si discuteva e basta.

Aggiungo che votare tra qualche mese è rischioso, perché saltato il “tappo” si va verso un “tutti contro tutti” all’interno dei pezzi di centro-destra peggiore di quello del 2013.

Infine è il caso che le forze che non condividono questo sistema, scendano in piazza per la legalità. In Comune hanno ignorato persino quella delle cose quotidiane, in troppe occasioni, e oggi dire –  per il resto – che è tutta colpa di Placidi è troppo facile.

Ora un gesto di coraggio, fate venire il commissario

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Non hanno fatto in tempo a essere tutti d’accordo – sia pure forzatamente – sulla staffetta tra Luciano Bruschini e Candido De Angelis che nel litigioso centro-destra di Anzio sono volati gli stracci. Certo, la politica è mediazione, la paura che vincano altri fa 90, ma quello che è successo quattro anni fa non si dimentica facilmente. Così l’imposizione di Bruschini del suo successore, il quale ovviamente certi assessori non li avrebbe mai confermati, ha creato a dir poco malumori. Una parte di centro-destra già con Roberto Palomba, il commercialista Nino Monghese che fa “L’altra Anzio” (è vecchia, la usò Marco Garzia 20 anni fa…) e si dice sia sponsorizzato da Patrizio Placidi, Roberta Cafà che ieri sera ha affidato a un   comunicato il suo dissenso e oggi, per tutta risposta, cinque assessori – tutti tranne Placidi e la stessa Cafà – si sono dimessi con una nota (dimissioniassessori) in politichese, tutt’altro che comprensibile. Di certo sono protocollate, lo erano anche quelle – poi ritirate l’estate 2016 – della stessa Cafà e della Nolfi. Restano fuori l’assessore che ha detto la sua e Patrizio Placidi, mentre Agostino Gaeta scrive che potrebbe dimettersi anche Luciano Bruschini. Del resto Candido De Angelis aveva chiesto l’azzeramento e lo sta ottenendo. Poi tutti ci ripenseranno per il bene della città (!?!?!) e forse già lunedì avremo la nuova giunta, praticamente con i cinque e senza Cafà e Placidi. La chiamano politica e avranno anche ragione, ma mentre queste schermaglie elettorali vanno avanti – scrivevo qui, a giugno 2016, che Bruschini sarebbe andato fino al 2018 e avrebbe avuto l’appoggio della finta opposizione di centro-destra –  ci sono problemi della città che non si risolvono con i comunicati stampa.

Il 26 è convocato un Consiglio che a questo punto è in forse o che vedrà una maggioranza diversa da quella uscita dal voto, sancendo la spaccatura che serpeggia anche in qualche messaggio di consiglieri di Forza Italia. Si deve discutere, fra l’altro, di bilancio consolidato. Una cosa rilevante, perché da anni si sostiene – lo faceva anche De Angelis in campagna elettorale, nel 2013 – che siamo sull’orlo del dissesto. Ma loro pensano alle elezioni, a restare dove sono, pazienza il bilancio, pazienza un Comune che va avanti senza i “Peg” affidati ai dirigenti (mai deliberati) che incassa la tariffa rifiuti senza aver mai approvato la delibera sul numero di utenze per il 2017 e con voci che differiscono tra il bilancio e il piano finanziario. Pazienza una macchina allo sbando, procedure diciamo singolari e all’attenzione della Corte dei Conti per il dirigente dell’area finanziaria. Nessuna pazienza, invece, per la Biogas che Bruschini e Placidi ci lasciano in eredità, opponendosi a una seconda che invece vorrebbero eccome. Nessuna pazienza per lo schifo della raccolta dei rifiuti che sa tanto di emergenza voluta, perché avete sempre dichiarato che volevate un’altra ditta. E nessuna pazienza per la contiguità tra chi ha portato i voti a questa maggioranza – oggi allargata – e Malasuerte, per le cooperative dei “soci elettori di…” , per un porto eternamente annunciato, per l’assoluta mancanza di rispetto della legalità delle cose quotidiane. Come per un decreto ingiuntivo non opposto del quale parleremo presto.

Una sfida, allora: andatevene davvero, fate venire il commissario. Proviamo a fare ordine per qualche mese e andiamo alle elezioni tutti dallo stesso punto di partenza. Se siete stati bravi, come dite, rivincete a mani basse.

Provate a farlo, però, senza il potere. Senza fare foto in ogni occasione tra sindaco e successore incaricato, senza tagliare nastri da qui al voto, senza poter promettere posti di lavoro – con i quali avete vinto le ultime elezioni, con le assunzioni per il “porta a porta” – o strade o altro. Fatelo senza il sottobosco che bivacca intorno a Villa Sarsina. Ammettete il vostro fallimento, è palese, e giochiamo la partita su quale città vogliamo.

La vostra l’abbiamo conosciuta e la viviamo, purtroppo, una diversa dipende dalla capacità che avremo di immaginarla, rendere le proposte credibili, spiegarla e di convincere chi vota.

Il mancato confronto in Consiglio, nemmeno il peggior Simeoni…

L'occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

L’occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

Era pieno di gente. Si doveva essere lì perché chiudeva un’era, perché il sindaco Antonio Simeoni si dimetteva. Era candidato o era stato eletto in Provincia, il particolare conta poco e la memoria del cronista – anche perché parliamo di Nettuno – comincia a difettare. Ma delle dimissioni del sindaco si parlava in Consiglio comunale e l’aula era stracolma. Le incompatibilità, poi, erano una cosa seria. Altri tempi, altra politica, ma nemmeno il peggior Simeoni avrebbe disertato un’assemblea civica su un argomento del genere.

Alessio Chiavetta e la sua maggioranza l’hanno fatto. Dimostrando anzitutto di non avere rispetto istituzionale e poi per i cittadini. Il sindaco si è dimesso, deve far sapere perché e se esce o meno dalla crisi, se ha o meno una maggioranza, se Nettuno torna o non alle urne. Ha il dovere di dirlo al Consiglio comunale e quindi ai cittadini.

Invece Chiavetta – e prima di lui, qualche settimana fa ad Anzio, Luciano Bruschini, che pure già faceva politica ed era sindaco nello stesso periodo di Simeoni – ritiene evidentemente inutile il confronto nella sede democratica per eccellenza. A Nettuno si parlava delle sue dimissioni, non può e non deve bastare una “presa d’atto”. Ad Anzio del porto, finito poi a tarallucci e vino.

I sindaci e le maggioranze che li sostengono hanno il dovere di confrontarsi, sempre e comunque. Il resto è “politichetta”, vecchie logiche che a Bruschini al limite si possono concedere, a un nuovo virgulto della politica come Chiavetta no. Fa bene l’opposizione a non mollare, perché si può amministrare più o meno bene, si possono avere tutti i problemi del mondo con dirigenti, partiti e quello che si vuole, ma al confronto con l’istituzione e la città non ci si sottrae. Mai.