Goditi la pensione e continua a “rompere”, caro Augusto

augusto

E’ andato in pensione il mio medico e amico Augusto Pigliacampi. Direte, mbè? E forse non avete tutti i torti. Se non fosse che Augusto oltre ad accompagnare per oltre 40 anni di professione la mia e la vita di tanti altri pazienti, è un personaggio “scomodo” in questa città. Controcorrente o, forse, semplicemente “contro” e basta.

E merita, per questo, di essere salutato pubblicamente subito, senza dover mettere da parte chissà quale “coccodrillo” da tenere nel cassetto per tempi peggiori. No, merita di essere invitato – ora che avrà più tempo – a non mollare. A godersi la pensione ma a continuare a “rompere” come ha sempre fatto. Ce l’ha nel Dna, del resto, ereditato probabilmente da mamma Jole che se doveva dirti qualcosa non brillava certo in diplomazia. Pane al pane, vino al vino.

Sul medico uno può avere tutte le impressioni e ricordare le esperienze che vuole – personalmente ho conosciuto e conosco un gran professionista anche nei momenti più bui di quello che la vita può riservare a un paziente e alla sua famiglia – ma qui mi piace parlare del cittadino appassionato come pochi del mare e della storia di Anzio. Con un archivio invidiabile e del quale va giustamente geloso e al tempo stesso fiero. Di una mente che per non essersi “piegata” a certe logiche della politica di casa nostra è stata tenuta – o forse ha preferito tenersi, non condividendo – ai margini. Anche quando insieme ad alcuni amici, molti poi “trasmigrati” nei partiti, mise in piedi una lista civica ma senza partecipare direttamente. Si accorse del resto che il principio “non passa nemmeno l’acqua….” era venuto meno prima di iniziare, o quasi.

E’ pesante….” dicono molti, magari non a torto. Ma gli piace vedere le cose in un certo modo che non è quello di chi amministra o ha amministrato la città, di qualunque colore sia. Il che, in un “paesone” quale siamo, è tutto fuorché un male. Anzi, sfugge alle logiche dei benpensanti della politica nostrana e dei loro accoliti,  già basta e avanza.

Per questo Augusto deve godersi la meritata pensione, dare un consiglio di medicina a chi andrà a chiederglielo, ma soprattutto continuare a “rompere“. E se non lo farà, tra cento anni non meriterà nemmeno il “coccodrillo“.

Grazie di tutto, caro amico e medico, mi sembrava il modo più originale di dirtelo. Interpretando – ne sono certo – i sentimenti di tanti pazienti.

Tu chiamala se vuoi, trasparenza…

inchesavarino

La segretaria Marina Inches e il suo predecessore, Pompeo Savarino

Doveva riunirsi ieri la commissione trasparenza del Comune di Anzio. Lo apprendiamo da un post su facebook di Chiara Di Fede, cittadina impegnata e per questo “invisa” a chi “fa” politica su questo territorio, dove chi pensa con la propria testa diventa subito “nemico“.

Quella commissione non c’è stata perché i capigruppo che la compongono non si sono presentati. C’è stata la convocazione via mail, ma nessuno ha sentito il dovere di andare. Si vede che il problema, ad Anzio, non esiste. Almeno per i consiglieri comunali che nel brodo di coltura di questa politica sono nati e cresciuti o che sono stati ben presto “stregati” dal modo di fare dei più vecchi. Al netto di altri impegni, certo, magari ieri mattina qualcuno aveva un appuntamento di lavoro o questioni inderogabili da sbrigare. Comprendiamo, ma allora si è scelto di farsi eleggere per cosa?

Detto ciò dei consiglieri comunali, restano le dolenti note di un sito comunale fuorilegge per quanto riguarda la trasparenza. Il passaggio dal vecchio alla nuova segretaria generale non ha portato l’attesa ventata di novità. Com’era con Savarino, così è con la Inches. E non vengano a dirci che rispettiamo i parametri perché è vero solo dal punto di vista formale. Una beffa.

E’ vero che abbiamo tre siti (forse più) in uno, ma per esempio la convocazione delle commissioni dovrebbe essere pubblica, alla sezione dedicata non c’è traccia se non nel… 2011!. Su una parte del sito, perché su un’altra alla voce commissioni corrisponde il vuoto. L’ufficio relazioni con il pubblico? Eccolo, provate a entrare e a contattarlo….

Le ordinanze del sindaco? Tu dici, vai sull’albo on line e…. No! Si deve cercare su trasparenza.comune.anzio.roma.it quindi su provvedimenti, su provvedimenti organi di indirizzo politico amministrativo e qualcosa trovi.

Vogliamo parlare di determine che mancano, sono decine se non centina? Di quelle che inspiegabilmente escono dopo mesi? E guardate chi sono, ancora, i dirigenti del Comune: Pusceddu è ormai in pensione, di Schioppa si sono perse le tracce…. Ma è sulla Capo d’Anzio che ci superiamo. D’Arpino si è dimesso a gennaio ma è ancora lì, insieme allo stesso Pusceddu che pure ha lasciato e con l’ultimo bilancio pubblicato del 2014, quando la società ha approvato quello del 2015 e chi la “controlla” ha l’obbligo di renderlo pubblico. Andiamo così, un po’ a caso… Degli organi politici, per esempio, sappiamo chi è il presidente del consiglio comunale ma non redditi e quanto altro previsto. Non in questa sezione, almeno, perché se vediamo in quella del Consiglio comunale c’è. Ma devi avere tempo e voglia, cosa che difetta a molti in questa città. Ma sì, che vai a guardare….

La questione trasparenza è stata a lungo affrontata da Andrea Mingiacchi e dal Pd, il meetup “Grilli di Anzio” (grazie a loro è stato finalmente pubblicato il patrimonio) ha espresso alla neo segretaria tutte le sue perplessità, da questo umile spazio e prima ancora dalle colonne del “Granchio” sono state fatte segnalazioni continue. Inutilmente.

Si potrebbe andare avanti, ma interviene la carità di patria. Ci avevano promesso un Comune 3.0 ed è stata una bugia. Basterebbe questo – anche in maggioranza – per dire al sindaco: scusa, ma dobbiamo intervenire…. Evidentemente va bene così, vanno bene programmi informatici che vanno e vengono, scelti non si sa come e da chi, magari delle stesse aziende per le quali si è pure consulenti. Va bene tutto purché il cittadino non capisca o si ingegni per farlo. Trasparenza e accessibilità totale sono altro, forse anche di questo dovrebbe occuparsi una commissione che nemmeno riesce a riunirsi. E forse è bene che la responsabile di trasparenza e anti corruzione metta finalmente mano a questo sistema cervellotico.

Ah, già che ci siamo e visto che la vicenda è stata affrontata in una delle rare commissioni trasparenza che si sono riunite: i consiglieri morosi sono tutti in regola? La segretaria è al corrente di questa vicenda? L’opposizione ha nulla da dire? E alle osservazioni del Mef è stato mai risposto? E come? Vorremmo leggerlo sul sito. Se fosse davvero 3.0…..

 

 

 

 

 

Acqualatina, il segnale che Bruschini non ha dato

acqualatina

Lo aveva spiegato un mese e mezzo  fa Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, che lui non poteva votare contro i vertici di Acqualatina perché aveva contribuito a sceglierli. Così come non ha potuto votare contro il bilancio, anzi ha aiutato il privato (Idrolatina, leggi Veolia water) a far sì che ci fosse la maggioranza per farlo passare e tenere al loro posto presidente e consiglio d’amministrazione. Vale a dire coloro che stanno per cedere il pacchetto privato.

E questo nonostante gli sforzi dei sindaci – tutti, meno quelli di Forza Italia allineati e coperti al senatore di Fondi  Claudio Fazzone – per prendersi il 49% e rendere totalmente pubblica la società. Il che non è necessariamente sinonimo di efficienza assoluta, così come sarebbe corretto dire che la battaglia non è per l’acqua pubblica – che tale è secondo la cosiddetta legge Galli – ma per una gestione diversa dopo quella fallimentare di oggi, benché il bilancio sia in attivo di 10 milioni.

Sono trascorsi 15 anni e nonostante gli sforzi del gestore di farci sapere cosa ha fatto e di convincerci che il mutuo Depfa non c’entra, si continuano a perdere migliaia di litri d’acqua al secondo (ogni 1000 non si sa che fine fanno 600), si ignora in molti casi dove passa  la rete, siamo stati costretti a vivere la peggiore estate da quando c’è questo gestore tra interruzioni, carenze e via discorrendo. Rimpiangiamo i vecchi Consorzi-carrozzoni? Certo che no, ma la scusa che Acqualatina ha ereditato impianti colabrodo, ha investito sui depuratori,  ha dovuto mettere sempre “pezze“, dopo 15 anni non regge più.

Esiste un’emergenza seria: la carenza idrica, le fonti che vanno prosciugandosi soprattutto nel sud pontino, ma nessuno ci dice cosa è stato fatto per affrontarla. Il problema, purtroppo, era e resta il controllo “politico“. Forza Italia nella provincia pontina (e non solo) è minimi termini, su Acqualatina ha madato a casa due sindaci (Latina e Terracina) e si ritrova con il capoluogo in mano a liste civiche e la seconda città in mano al sindaco defenestrato. Allora si mantiene il “fortino“, se serve anche con Bruschini che non si tira indietro. Lui è uno che la disciplina di partito, evidentemente, la conosce e la pratica. I guasti? “Succede“. La Depfa bank? “Nzo gnende” (in realtà e per fortuna non concesse il pegno, almeno, evitando che la banca si sostituisse al Comune in caso di “evento rilevante“) I lavoratori spostati e quindi la perdita di “know how” come direbbero i manager? “Pazienza“.

Ecco, gli altri sindaci (Pd, il civico di Latina, il 5stelle di Nettuno, quelli di Fratelli d’Italia)  hanno dato almeno un segnale, provato a scuotere questo pachiderma che avrà pure un piano di investimenti da seguire e tutto quello che ci racconta, ma offre un servizio che non è all’altezza e ne abbiamo conferma quotidianamente con i disagi. Bruschini ha preferito di no.

Attenzione, però, riprendersi le quote (e servono soldi dai disastrati bilanci dei Comuni) equivale a riprendere totalmente un servizio, accollarsi personale e tutto il resto. Ai cittadini va detto. Acqualatina ha sostanzialmente fallito, ma se qualcuno ha idea che basti dire che è tutto pubblico e che magicamente funziona da solo, ha sbagliato strada.

Se mai i Comuni potranno esercitare il diritto di prelazione sulle quote e riusciranno a trovare i soldi per evitare l’avvento di un altro privato (Acea), si studi un metodo che tenga lontani dai consigli d’amministrazione politici trombati, amici di amici, si scelgano manager competenti e si intervenga subito sulla rete. Nessuno può permettersi oltre di immettere 27 milioni di metri cubi d’acqua e fatturarne appena 5.

Però una cosa è certa: questo management ha fatto il suo tempo e dovrebbe rendersene conto da solo. Ma finché ci sono Fazzone e i “suoi” sindaci, Bruschini compreso, dorme sonni tranquilli.

 

 

 

Nettuno, i 5stelle, i giornali. Vorrei parlarne ma…

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Casto dopo la vittoria

Vorrei scrivere di Nettuno e dei 5stelle, esprimere solidarietà a chi è stato aggredito, dire che non mi piace il clima che c’è e che parlare di “minacce mafiose” è grave. Gravissimo. Perché i giornali scrivevano, scrivono e scriveranno, andare a cercare “chi c’è dietro”, “chi paga” e via discorrendo fa parte di un retaggio che doveva essere superato. A Nettuno come a Roma, dove la figuraccia (si può dire, è corretto?) è di stampo mondiale.

Vorrei argomentare sul fatto che se altri avessero nominato due avvocati che condividono lo stesso indirizzo, sia pure non più lo studio associato, sarebbe scoppiato il putiferio. È corretto formalmente, ci mancherebbe, e non si discutono gli stimati professionisti ai quali vanno auguri di buon lavoro, ma è questione di opportunità.

Assolutamente legale che il sindaco, persona stimata, preparata, a modo, continui a fare il poliziotto e anzi non ci sarà alcun problema di ineleggibilità ma pure qui era e resta – parere personale – vicenda di opportunità, non di altro. Così come non ci vuole molto a sapere se esiste o meno un verbale della polizia locale relativo al vice sindaco, senza porre tanti segreti o immaginare chissà quale mafia.

Vorrei, anzi ormai ho ceduto. Meglio fermarsi, perché i 5stelle sono ultra suscettibili e guai a parlarne, questo emerge dai social. Meno che mai se a parlarne sono i giornalisti.

Una sola domanda: fino a quando durerà la litania che gli altri facevano peggio, quindi il manovratore oggi non va disturbato? Diamoci, dateci, un tempo…

Ah, così per cronaca, quando gli altri facevano scelte singolari – a livello locale – si è sempre scritto. Senza guardare in faccia nessuno. Qualcuno ultimamente, anche tra i colleghi, l’ha dimenticato. Ma sarà solo per il periodo di “tolleranza” normalmente concesso a chiunque arriva a guidare una città, ne sono certo.

Stefano7, l’obiettivo centrato e il nostro Paradiso…

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Foto Alessandro Guerra

Lo sa che stiamo insieme per lui, queste “capocce” così diverse altrimenti non lo farebbero. Ma gli piace così ed è riuscito nell’impresa di farci andare avanti… Che anni, che mesi, che ultimi giorni…

Pazienza l’alzataccia dopo che fino a poche ore prima sei stato al campo a sistemare, pazienza se hai rubato tempo alla famiglia e hai usato qualche mezzo del lavoro per aiutare la causa, al diavolo il caldo di questa giornata che ti fa girare la testa in un viavai tra stand, squadre che devono mangiare cibo che non arriva ancora e ti fa prendere il magone, abbracci con chi non vedevi da una vita, emozioni per i figli che scendono in campo.

Che brutto girarsi intorno e dire “oh, mi sembra che c’è meno gente” e che spettacolo straordinario vedere, poche ore dopo, le tribune piene. I bus per disabili che entrano in campo, il quinto dono dello Stefano7 che non sarebbe mai arrivato senza il provvidenziale intervento per l’acquisto e per il contributo dato da Elvio Stefanelli e dalla sua Gioia bus. E senza gli sponsor e i cittadini comuni che continuano ad aiutare. Come poco prima hanno fatto mogli e compagne di vita, sotto la guida del mitico Orlando e della sua immancabile bistecchiera, sfamando centinaia di persone. In tutto questo Fabio “schiumava” alla regia insieme al suo collega, mentre magicamente le tessere di questo mosaico si mettevano insieme senza che riuscissi ad accorgertene…. O forse sì, solo che temevi che qualcosa non andasse

Ci sono state le partite, lo sport genuino dei ragazzini, ma l’apprensione sale finché non arrivano i bus. E le persone da premiare? Questo c’è, questo no… le ore che sembravano interminabili volano come nulla fosse, anzi quasi “cacci” dal campo chi sta terminando l’ultima gara. Sono venuti anche da Teramo e da Roma per la riuscita di questo evento, così come ogni anno non fa mancare il suo apporto la vicina Nettuno. C’era il sostegno Fibs, come sempre, e quello dei Comuni. Perché ormai dici Stefano7 e non devi aggiungere altro. Anzi sì.

Questo è il Paradiso?

No, è l’Iowa…

L’Iowa? Però sembra il Paradiso

C’è il Paradiso?

Oh certo, è il luogo dove si avverano i sogni

Abusiamo delle parole e delle immagini del film L’uomo dei sogni” perché lo stadio “Reatini” ma più in generale Anzio e Nettuno sono state – ieri – il Paradiso. Il luogo dove un altro sogno si è avverato. I bus, certo, la riuscita, vero, ma come in quel film il figlio incontra il padre, nel nostro abbiamo a fianco Stefano. Sempre. E lo vediamo lì, tra seconda e interbase, nella “sua” zona di diamante, tra quei mezzi, a ridere di noi.

Già, perché alla fine, tra diversità, alti e bassi, qualche incomprensione, la discussione inevitabile dei giorni e delle ore precedenti, si va avanti. Perché il Paradiso un po’ te lo devi guadagnare e senza tutto questo non ci arrivi… Allora ti tremano le gambe, trattieni le lacrime a fatica, sei felice, tanto, e non potrebbe essere altrimenti.

Vero Ste?

Porto, la nota dei “Grilli di Anzio”

Sul porto sono sempre stati molto attivi, gli va riconosciuto. Di seguito la nota inviata dal meetup “Grilli di Anzio” sull’incontro dei giorni scorsi a Latina. Una sola precisazione: chi scrive trova singolare che a concessione data ci sia ancora chi provi a mettere ostacoli, non avendo partecipato a iniziative pubbliche né ai processi decisionali – osservazioni per le conferenze dei servizi, per esempio – forse perché non interessati o semplicemente perché Grillo, allora, faceva il comico…

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Detto ciò, la nota centra il problema che oggi non è il progetto, ma una società a maggioranza pubblica intorno alla quale troppe cose non sono trasparenti. Eccola:

Il Meetup Grilli di Anzio e’ venuto a conoscenza solo il 25 agosto dell’intenzione, da parte di uno dei Meetup tina, di creare un coordinamento che ha come unico scopo quello di bloccare i lavori di ampliamento del porto di Anzio. Il nostro Mu ha partecipato solo per due ragioni: la prima, capire con documenti alla mano se è imputabile al porto di Anzio un aggravamento dell’erosione costiera che colpisce Latina, Sabaudia e Terracina; la seconda, sapere come mai non è stato coinvolto il nostro gruppo fin dal primo momento, visto che noi siamo gli unici sul territorio ad aver affrontato la questione “Capo d’Anzio” con documenti ufficiali e interrogazioni in regione. Nel corso della riunione non è stato fornito alcun documento scientifico o simulatore di correnti marine anzi, si è parlato di una serie di concause come l’abusivismo edilizio sulle dune mobili della costa, ma anche della presenza dei fiumi e della punta di torre Astura. Nel nostro intervento abbiamo potato una serie di informazioni concrete sullo stato dei lavori e dell’iter burocratico e finanziario della Capo d’Anzio,condivisi con la consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella. I Grilli di Anzio vedono la questione in altri termini, ossia controllo delle fasi, gestione pubblica intoccabile e trasparenza. Vogliamo uno sviluppo portuale sostenibile e pubblico. La riunione si è conclusa con la promessa di un nuovo incontro l’8 settembre quando porteremo a conoscenza dell’Assemblea la nostra decisione di non partecipare a raccolte firme ,petizioni o interrogazioni aventi come oggetto l’erosione

Porto: fondo maltese e altro, quello che non convince

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Stai a vedere che con questa storia del fondo maltese, scopriamo qualche altra verità sul travagliato progetto del porto di Anzio e sulla sua difficile realizzazione. Nella riunione di mercoledì – della quale ufficialmente nessuno si preoccupa ancora di farci sapere qualcosa – è emerso che la causa intentata dal Comune nei confronti di Marinedi e affidata all’avvocato Cancrini rappresenta un problema per la società di Renato Marconi.
Benché “dormiente“, quel contenzioso è un potenziale rischio e l’ingegnere vuole che sia ritirato o quantomeno “congelato“.
Ci riferiscono più fonti del sindaco disponibile a valutare e del presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro nominato dallo stesso sindaco, addirittura “sponsor” di una intesa in tal senso. 
Della serie: se dobbiamo andare avanti e questo è un ostacolo, aggiriamolo e vediamo poi…
Ebbene l’avvocato Cancrini – del quale aspettiamo la relazione in consiglio comunale da mesi – ha fatto un parere e avviato una causa sostenendo – lo diciamo a grandi linee – che per le quote andava fatta un’evidenza pubblica prima di darle a Marconi, che pure non fosse così il Comune doveva comunque esprimere il suo gradimento, che avendo Marinedi preso onori e oneri di Italia Navigando a un anno dalla concessione (settembre 2012) o metteva i soldi o il Comune si riprendeva le quote. Causa depositata e mai avviata, mentre se non avesse insistito il consigliere comunale Marco Maranesi quel parere neanche lo conosceremmo.
Bene, ma se la causa di Cancrini  dà tanto fastidio a Marconi, forse forse un fondamento ce l’ha… Forse non è come a Marina di Balestrate dove l’ingegnere ha vinto perché lì hanno contestato il “passaggio” di quote e non altro e allora perché Bruschini ha frenato l’avvocato dicendogli di aspettare? Avesse già garantito – con altri – che tutto si privatizza e arrivederci Anzio?
Emerge poi la questione del fondo maltese, anticipata qui dallo stesso Marconi a marzo. Non ci giriamo intorno, le obbligazioni emesse a Malta sono di una “scatola” finanziaria dello stesso ingegnere che risulta autorizzata dal 2012 ma non sembra – ci riserviamo di verificare meglio – operativa. “Basta con gli interessi di pochi” – diceva in quell’intervista l’ingegnere, ma nemmeno possiamo dire sì – proni – agli interessi solo suoi e magari della politica trasversale che ce l’ha portato e lo sostiene. 
Per esempio, se scegliere o meno un fondo e quindi emettere obbligazioni sul porto di Anzio, oltre a passare per il consiglio comunale finché il 61% è nostro, non deve passare per una procedura di evidenza pubblica?
Pensare che eravamo  partiti – con il compianto Gianni Billia – dalla Banca europea degli investimenti e finiamo in un fondo misterioso ma non troppo, perché è chiaramente del nostro socio di minoranza. Che dovrebbe rimborsare le obbligazioni fra x anni, ma se non potesse farlo porterebbe nel default anche la Capo d’Anzio.
Socio che se mai riusciremo a mandare via, o se saremo costretti dalla legge Madia a cedere le quote, non ci farà regali. Immagino già il conto dei piani finanziari realizzati, del sito, della contabilità, dell’avvocato che una volta definimmo “porta a porta” che fa avanti e indietro con Anzio e la Regione Lazio, la direzione lavori persino della demolizione dello Splash Down ( unica opera finora realizzata dalla “Capo d’Anzio” con procedura pressoché “segreta“) e via discorrendo. Non ha fatto così con Italia Navigando?
Altra osservazione: se il piano finanziario è credibile e davvero il bacino interno si realizza con 20-25 milioni di euro, non c’è una banca disposta a dare credito al progetto? Perché tutta questa ingegneria finanziaria, fondi, posti barca, prestiti…. Tanto indebitato per indebitato, il Comune….

L’impressione che abbiamo – sperando di sbagliare – è altra. La politica di casa nostra, questa maggioranza che si allarga a seconda delle necessità, vuole partire e basta. Sono passati 23 anni da quando il Consorzio nautico presentò l’idea del doppio porto, 19 da quando Mastracci lo fece inserire nel piano regionale dei porti, 17 dalla delibera di Consiglio che diceva di andare avanti, 11 anni dalla richiesta di concessione, 5 da quando ce l’hanno data, si fa e basta poi chi vuole Dio se lo prega. Dispiace, ma non funziona così.

E già che ci siamo, dato che sempre un porto di mare resta, le voci che corrono sono di mancato rinnovo dei contratti di chi è stato assunto dopo un regolare concorso. Il porto che doveva dare lavoro, comincia a toglierlo. Speriamo di sbagliare, mentre aspettiamo ancora il parere Anac sul “service” alle cooperative e una soluzione per i soldi che ci hanno salvato il bilancio 2015 ma non abbiamo ancora chiesto alle stesse cooperative. Non vorremmo che il parere facesse la fine del bando per i lavori, uno degli annunci del presidente che finora non si è concretizzato.

Il “fertility day” e la testa sotto la sabbia per gli emodanneggiati

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Il 22 settembre è il contestato fertility day voluto dal ministro Beatrice Lorenzin che sta scatenando polemiche e contestazioni condivisibili. Una settimana prima, davanti alla Camera dei deputati, si riuniranno per manifestare la loro condizione di danneggiati prima e beffati poi, i malati di epatite e i sieropositivi vittime di emoderivati o trasfusioni. Tra qualche giorno riprende il processo a Napoli a Duilio Poggiolini e altri.

Uno si domanda: che c’entra? Semplice, si fanno campagne – di dubbio gusto – sulla fertilità in “scadenza“, non ne è mai stata fatta una che è una per dire: “Hai subito una trasfusione? Fai il test per l’epatite“. E’ “killer silente“, preso in tempo e con le cure di oggi si vive molto meglio di quando uno se ne accorge, cosa che spesso avviene anche 30 anni dopo…

Né ci si preoccupa, oggi, di poter curare tutti i malati con il nuovo farmaco – al quale contribuiscono case farmaceutiche o loro derivazioni che realizzarono gli emoderivati che hanno seminato morte e malattie – perché costa troppo. Così è stato deciso che possono averlo solo quelli che sono più di là che di qua, mentre altri rischiano di morire pur in presenza di un medicinale che eradica il virus. Altri fanno viaggi della speranza in India, meno in Egitto.

Di più, si evita di pagare chi è stato danneggiato: facendo i salti mortali con le sentenze, facendo “sparire” i soldi dai capitoli, offrendo la miseria di 100.000 euro per chiudere la partita, non liquidando sentenze passate in giudicato.

Su epatite e aids da trasfusioni o emoderivati, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ministro Lorenzin e i suoi accoliti continuano a mettere la testa sotto la sabbia. O a immaginare palliativi, di fronte ai miliardi di euro dovuti alle vittime e alle sentenze che settimanalmente i tribunali emettono, da nord a sud del Paese, da est a ovest.

Però il “fertility day” sì, con un intento anche teoricamente giusto, ma con una campagna che non si sopporta . Soprattutto, senza averne mai fatta una seria sulla prevenzione dell’epatite C e continuando a pensare che 100.000 euro siano un “adeguato ristoro” per risarcire chi ha avuto vite sconvolte e figli o familiari morti. Nessuna cifra restituirà mai abbastanza, meno che mai l’elemosina proposta dal Ministero che – nei Tribunali – continua a opporsi come può e inutilmente.

A proposito di “fertilty day”, infine, faccio mio questo intervento della collega Angela Iantosca: “Considerazioni a piede libero sulla fertilità…
Non c’è lavoro, siamo precari, firmi contratti sui quali a volte trovi scritto ‘se XY dovesse aspettare un bambino, a tutela della nuova vita, ci riserviamo la possibilità di sospendere il contratto…’, non riesci a programmare neanche una giornata in serenità… Non sai quando sarai pagato… Figuriamoci avendo un figlio… E tutto questo è un dato di fatto.
Ma a me, ciò che ha colpito, addolorandomi, è l’insensibilità dello Stato.
Dall’alto dei loro scranni, delle loro certezze (e non ne faccio una questione economica), non pensano minimamente quanto può far male una frase cosi, quante lacrime forse ieri sono state versate, quante donne si sentono inutili, non complete, scadute già nel segreto dei loro pensieri e ora se lo vedono sbattuto in faccia.
Quante vorrebbero ma non possono… Quante sognano ma non possono…
Quante ci provano ma non possono…
Quante avrebbero voluto e sono qui ora a leggere la lezioncina offerta gratuitamente dallo Stato (almeno è gratis e anche chi non ha lavoro può leggerla e scoprire che sta per scadere!)

 

Porto, fondo maltese e non solo. Fateci capire

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Arrivano echi dalla riunione odierna tra sindaco, capigruppo di maggioranza e opposizione (ma con molti più partecipanti) e vertici della Marinedi, il socio privato della Capo d’Anzio che fa capo all’ingegnere Renato Marconi, presente al gran completo.

All’ordine del giorno la realizzazione della fase due del porto – così rinominata rispetto all’originario piano finanziario – ovvero la sistemazione del bacino interno. Una realizzazione che dovrebbe passare per un bando che tra quindici giorni – questo è stato annunciato mesi fa – dovremmo conoscere ma che difficilmente, dato l’esito di stasera, sapremo.

Proviamo a mettere insieme le informazioni trapelate, perché se aspettiamo che ci informi il nostro sindaco, il quale rappresenta il 61% del capitale che appartiene ai cittadini, ne sapremo ancora meno.

Il bando di 20-25 milioni di euro andrebbe “garantito” a chi decide di svolgere i lavori dalla disponibilità finanziaria a pagarli, lasciando poi la gestione alla Capo d’Anzio. Come? Una parte – circa 9 milioni – andrebbe in posti barca, altrettanta sarebbe pagata con le obbligazioni messe sul mercato da un fondo  costituito a Malta da Marinedi, nel quale però non c’è ancora un euro.  Il resto 3-4 milioni, dovrebbe essere una normale operazione bancaria con un finanziamento alla Capo d’Anzio.

Operazione più di ingegneria finanziaria che portuale, sulla quale è indispensabile proprio per questo la  comprensione assoluta finché un pezzetto di quel 61% sarà ancora di ciascun cittadino. Bene ha fatto Luciano Bruschini a coinvolgere i capigruppo e bene sarà andare in consiglio comunale, con massima trasparenza. Di perdite pubbliche e profitti privati, in Italia, ne abbiamo visti fin troppi.

Ma c’è un altro elemento che sarebbe emerso oggi. La causa che il Comune ha intentato a Marinedi – lasciandola poi dormiente – con il famoso incarico all’avvocato Cancrini del quale si è finora volutamente ignorato il parere e del quale aspettiamo ancora la relazione in consiglio comunale, crea problemi a Marconi e alla sua società. E’ un contenzioso, non piace alle banche. Allora ci sarebbe una proposta di “chiudere” o “sospendere” l’azione del Comune per far partire i lavori. Idea che – ma guarda… – troverebbe il sindaco favorevole.

Attenzione, perché incombe la cosiddetta legge Madia e il pericolo di dismissione delle quote pubbliche è dietro l’angolo. Diciamo pure che abbiamo fatto di tutto per dismetterle (tipo sbagliare il piano di razionalizzazione) ma visto che una causa è in piedi rinunciamo pure al contenzioso a una condizione chiara: facciamoci garantire – si trovasse il modo, vista la scissione di Italia Navigando tutto si può fare – che Anzio manterrà il controllo sul “suo” porto. Marconi si impegni  in tal senso, tanto le quote andrebbero a lui,  rispetti quello che dice e soprattutto dica sin da adesso che non presenterà conti salati – quando dovrà prendere quelle quote – come ha fatto per prendersi il pezzo di Italia Navigando che ce lo ha fatto ritrovare socio.

Sulla base di ciò che è emerso, questa è la situazione. Aspettiamo di avere qualche notizia in più, anche se conoscendo Bruschini difficilmente le avremo….

ps: ovviamente il fondo turco-napoletano e il bando totale erano e restano chiacchiere di questa maggioranza, mentre delle minacce sul caso parcheggi che vedrebbe coinvolti stessi soggetti di “Mala Suerte” e della trasparenza che sul sito del Comune è inesistente per ciò che riguarda la Capo d’Anzio, non s’è parlato….

Un saluto ad Alba, l’inutile polemica su tutto il resto

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Oggi la città di Anzio ha salutato una delle sue persone più belle e autorevoli, Alba Pazienti Tontini. Le parole di padre Francesco riportate nell’articolo della collega Elisabetta Bonanni sintetizzano bene il pensiero di chi l’ha conosciuta. Non serve aggiungere altro sulla sua figura, se non esprimere il cordoglio anche di chi scrive ai familiari.

Sul resto, a esequie avvenute, qualche parola si può spendere. Su come si è comportato il Comune rispetto al lutto cittadino – che giustamente Luciano Bruschini ha proclamato per oggi – e su spettacoli ed eventi programmati. Si poteva fare diversamente? Sì, certo.

Ma occorreva farlo subito, senza aspettare le polemiche sui social, i comunicati, le risposte. C’erano circa 300 morti, un terremoto è devastazione per un Paese intero, c’era una concittadina tra le macerie. Se pure “the show must go on” – lo spettacolo deve continuare – il sindaco, l’assessore, gli organizzatori, dovevano immediatamente dire: si fa (o non, alla fine ha “pagato” solo il Marchese del Grillo….) e spiegare il perché.

Si fa aprendo con un minuto di raccoglimento e poi devolvendo l’incasso, raccogliendo i fondi, promuovendo iniziative…  Oppure annulliamo tutto perché… Se un errore ha commesso il Comune è stato quello di non “reagire” immediatamente  dal punto di vista comunicativo e di farsi superare dagli eventi, quindi di decidere quando era tardi .

Detto questo, assolutamente fuor di polemica, ho trovato e trovo inutili molte delle cose uscite in questi giorni sui social, il “marchio” sulle raccolte, il sindaco di Amatrice diventato orgoglio di una parte (per me lo è dell’Italia, insieme ai suoi colleghi meno visibili mediaticamente) lo scontro a distanza, il dover “giustificare” iniziative dimostrando di avere spedito bonifici.

Ripeto, un terremoto è devastazione per tutti, nel 2005 la natura ha graziato Anzio e Nettuno – non ce lo dimentichiamo – e sono certo che tutto ciò che è stato fatto in questi giorni sul territorio (da chi l’ha mostrato e da chi l’ha tenuto per sé) è stato in assoluta buona fede e con grande solidarietà. Questo era ed è importante, il resto è noia.

Ciao Alba, ci manchi e mancherai a questa collettività.