Acqualatina, il segnale che Bruschini non ha dato

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Lo aveva spiegato un mese e mezzo  fa Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, che lui non poteva votare contro i vertici di Acqualatina perché aveva contribuito a sceglierli. Così come non ha potuto votare contro il bilancio, anzi ha aiutato il privato (Idrolatina, leggi Veolia water) a far sì che ci fosse la maggioranza per farlo passare e tenere al loro posto presidente e consiglio d’amministrazione. Vale a dire coloro che stanno per cedere il pacchetto privato.

E questo nonostante gli sforzi dei sindaci – tutti, meno quelli di Forza Italia allineati e coperti al senatore di Fondi  Claudio Fazzone – per prendersi il 49% e rendere totalmente pubblica la società. Il che non è necessariamente sinonimo di efficienza assoluta, così come sarebbe corretto dire che la battaglia non è per l’acqua pubblica – che tale è secondo la cosiddetta legge Galli – ma per una gestione diversa dopo quella fallimentare di oggi, benché il bilancio sia in attivo di 10 milioni.

Sono trascorsi 15 anni e nonostante gli sforzi del gestore di farci sapere cosa ha fatto e di convincerci che il mutuo Depfa non c’entra, si continuano a perdere migliaia di litri d’acqua al secondo (ogni 1000 non si sa che fine fanno 600), si ignora in molti casi dove passa  la rete, siamo stati costretti a vivere la peggiore estate da quando c’è questo gestore tra interruzioni, carenze e via discorrendo. Rimpiangiamo i vecchi Consorzi-carrozzoni? Certo che no, ma la scusa che Acqualatina ha ereditato impianti colabrodo, ha investito sui depuratori,  ha dovuto mettere sempre “pezze“, dopo 15 anni non regge più.

Esiste un’emergenza seria: la carenza idrica, le fonti che vanno prosciugandosi soprattutto nel sud pontino, ma nessuno ci dice cosa è stato fatto per affrontarla. Il problema, purtroppo, era e resta il controllo “politico“. Forza Italia nella provincia pontina (e non solo) è minimi termini, su Acqualatina ha madato a casa due sindaci (Latina e Terracina) e si ritrova con il capoluogo in mano a liste civiche e la seconda città in mano al sindaco defenestrato. Allora si mantiene il “fortino“, se serve anche con Bruschini che non si tira indietro. Lui è uno che la disciplina di partito, evidentemente, la conosce e la pratica. I guasti? “Succede“. La Depfa bank? “Nzo gnende” (in realtà e per fortuna non concesse il pegno, almeno, evitando che la banca si sostituisse al Comune in caso di “evento rilevante“) I lavoratori spostati e quindi la perdita di “know how” come direbbero i manager? “Pazienza“.

Ecco, gli altri sindaci (Pd, il civico di Latina, il 5stelle di Nettuno, quelli di Fratelli d’Italia)  hanno dato almeno un segnale, provato a scuotere questo pachiderma che avrà pure un piano di investimenti da seguire e tutto quello che ci racconta, ma offre un servizio che non è all’altezza e ne abbiamo conferma quotidianamente con i disagi. Bruschini ha preferito di no.

Attenzione, però, riprendersi le quote (e servono soldi dai disastrati bilanci dei Comuni) equivale a riprendere totalmente un servizio, accollarsi personale e tutto il resto. Ai cittadini va detto. Acqualatina ha sostanzialmente fallito, ma se qualcuno ha idea che basti dire che è tutto pubblico e che magicamente funziona da solo, ha sbagliato strada.

Se mai i Comuni potranno esercitare il diritto di prelazione sulle quote e riusciranno a trovare i soldi per evitare l’avvento di un altro privato (Acea), si studi un metodo che tenga lontani dai consigli d’amministrazione politici trombati, amici di amici, si scelgano manager competenti e si intervenga subito sulla rete. Nessuno può permettersi oltre di immettere 27 milioni di metri cubi d’acqua e fatturarne appena 5.

Però una cosa è certa: questo management ha fatto il suo tempo e dovrebbe rendersene conto da solo. Ma finché ci sono Fazzone e i “suoi” sindaci, Bruschini compreso, dorme sonni tranquilli.

 

 

 

Acqua pubblica, se bastasse una legge…

La nuova legge regionale sull’acqua va salutata con tutti i favori possibili. In primo luogo perché parte da un’iniziativa popolare, a dimostrazione del fatto che se i cittadini si mobilitano su un tema hanno ancora la capacità di poter dire la loro attraverso strumenti di partecipazione diretta. In secondo perché la Regione Lazio – praticamente la stessa maggioranza che decise gli attuali ambiti territoriali e la cosiddetta legge Meta-Besson – ha capito che la parola deve tornare ai Comuni e non si può decidere dall’alto. Soprattutto se le gestioni, in tutto il Lazio, sono state praticamente fallimentari. 

Detto questo e chiarito che l’acqua non è mai stata privata –  per definizione è un bene pubblico universale – ma la sua gestione è stata di tipo privatistico con tutto ciò che dalle nostre parti sappiamo, è bene dire che la nuova legge, da sola, non basta. Anzi. Ad Anzio e Nettuno la gestione pubblica si è chiamata Consorzio di Carano, un ente che stiamo ancora liquidando e che ha rappresentato un carrozzone da non riproporre. Carano ha significato, anche, chiudere gli occhi di fronte a chi non pagava. Acqua pubblica, certo, ma il giusto va pagato se non si vuole far saltare il sistema.

Ancora oggi Acqualatina, la società mista che in scala è stata più “carrozzone” di Carano – vanta ad Anzio e Nettuno crediti a non finire. Perché qui eravamo abituati a non pagare. A chi andranno, domani, quei crediti? Poi Acqualatina ha tutti i suoi difetti, a cominciare dalla parte pubblica affidata a una politica “trasversale” nel corso degli anni, ma prima di applicare la nuova norma regionale più di qualche “eredità” ce la lascia. La situazione degli investimenti, ad esempio, a che punto è? Quella con la Depfa bank per un mutuo che impegna alcuni Comuni addirittura con le loro quote sociali? E i debiti verso gli enti locali per i mutui delle opere consegnate – ad Anzio in fretta e furia, a Nettuno praticamente uguale – e poi gestite dalla società? E come liquideremo Veolia Water, il socio privato?

Non solo, per accontentare la politica Acqualatina ha assunto più persone di quelle delle quali aveva bisogno, c’è uno stato di crisi in atto, come si farà adesso? L’elenco potrebbe continuare, certo domande del genere – evidentemente – non se le è poste chi si limita a festeggiare questa legge come una conquista.

Meglio, lo è ma non basta. Perché il bello – speriamo sia bello – viene adesso. Mini ambiti territoriali? Acqualatina pubblica, come il presidente destituito della Provincia di Latina, Armando Cusani, si era affrettato a fare con Veolia pronta a ringraziare? Quale futuro per impianti, personale, investimenti e quant’altro?

Non dimentichiamo, alla fine, che per le tariffe la palla è ormai in mano all’autorità per l’energia e il gas e i margini di manovra sono ridotti.  Ecco, ci fosse una politica che pensa di svolgere il suo ruolo la vicenda acqua sarebbe già in agenda dopo l’approvazione della legge di ieri. Qui preferiamo il piccolo cabotaggio, con il quale non si va lontano…