Acqua pubblica, se bastasse una legge…

La nuova legge regionale sull’acqua va salutata con tutti i favori possibili. In primo luogo perché parte da un’iniziativa popolare, a dimostrazione del fatto che se i cittadini si mobilitano su un tema hanno ancora la capacità di poter dire la loro attraverso strumenti di partecipazione diretta. In secondo perché la Regione Lazio – praticamente la stessa maggioranza che decise gli attuali ambiti territoriali e la cosiddetta legge Meta-Besson – ha capito che la parola deve tornare ai Comuni e non si può decidere dall’alto. Soprattutto se le gestioni, in tutto il Lazio, sono state praticamente fallimentari. 

Detto questo e chiarito che l’acqua non è mai stata privata –  per definizione è un bene pubblico universale – ma la sua gestione è stata di tipo privatistico con tutto ciò che dalle nostre parti sappiamo, è bene dire che la nuova legge, da sola, non basta. Anzi. Ad Anzio e Nettuno la gestione pubblica si è chiamata Consorzio di Carano, un ente che stiamo ancora liquidando e che ha rappresentato un carrozzone da non riproporre. Carano ha significato, anche, chiudere gli occhi di fronte a chi non pagava. Acqua pubblica, certo, ma il giusto va pagato se non si vuole far saltare il sistema.

Ancora oggi Acqualatina, la società mista che in scala è stata più “carrozzone” di Carano – vanta ad Anzio e Nettuno crediti a non finire. Perché qui eravamo abituati a non pagare. A chi andranno, domani, quei crediti? Poi Acqualatina ha tutti i suoi difetti, a cominciare dalla parte pubblica affidata a una politica “trasversale” nel corso degli anni, ma prima di applicare la nuova norma regionale più di qualche “eredità” ce la lascia. La situazione degli investimenti, ad esempio, a che punto è? Quella con la Depfa bank per un mutuo che impegna alcuni Comuni addirittura con le loro quote sociali? E i debiti verso gli enti locali per i mutui delle opere consegnate – ad Anzio in fretta e furia, a Nettuno praticamente uguale – e poi gestite dalla società? E come liquideremo Veolia Water, il socio privato?

Non solo, per accontentare la politica Acqualatina ha assunto più persone di quelle delle quali aveva bisogno, c’è uno stato di crisi in atto, come si farà adesso? L’elenco potrebbe continuare, certo domande del genere – evidentemente – non se le è poste chi si limita a festeggiare questa legge come una conquista.

Meglio, lo è ma non basta. Perché il bello – speriamo sia bello – viene adesso. Mini ambiti territoriali? Acqualatina pubblica, come il presidente destituito della Provincia di Latina, Armando Cusani, si era affrettato a fare con Veolia pronta a ringraziare? Quale futuro per impianti, personale, investimenti e quant’altro?

Non dimentichiamo, alla fine, che per le tariffe la palla è ormai in mano all’autorità per l’energia e il gas e i margini di manovra sono ridotti.  Ecco, ci fosse una politica che pensa di svolgere il suo ruolo la vicenda acqua sarebbe già in agenda dopo l’approvazione della legge di ieri. Qui preferiamo il piccolo cabotaggio, con il quale non si va lontano…