Mense: l’ordinanza, le pressioni, il fallimento

mensemessaggero

Nel documentario sullo scandalo del sangue infetto al quale stiamo lavorando con alcuni colleghi, uno degli intervistati che si è visto bloccare alla frontiera il farmaco per l’epatite C acquistato in India via internet racconta che gli è stato spiegato come poteva aggirare l’ostacolo. E dice “Ma nella mia vita da imprenditore ho seguito sempre la strada della correttezza….” e così oltre a presentare ricorso (vincendolo) per il dissequestro, nel frattempo è andato in India e ha comprato il farmaco. Non si è piegato alla scorciatoia di farlo passare dall’Inghilterra.

Cosa c’entra con le mense, direte voi? Ci arriviamo. Partiamo dall’ordinanza/atto di indirizzo che il sindaco ha firmato per lasciare in servizio l’attuale azienda. Una proroga, della proroga, della proroga. Nell’indifferenza totale, perché “i bambini devono mangiare“, nelle regole interpretate a soggetto, nella certificazione del fallimento della politica e della scarsa attenzione della dirigenza se non della superficialità. Eh sì, perché tutti quelli che nell’ambiente politico si stracciavano le vesti per la commissione nominata da Angela Santaniello e per una gara – poi revocata – perché l’Anac decretò che quella commissione era stata fatta male, stavolta tacciono. L’Anac stessa, ormai paralume per annacquare tutto, non si avvede di quanto accade ad Anzio, tanto meno la polizia giudiziaria o qualche magistrato. La politica che arriva a deliberare sulla nuova gara cambia il termine indicato dagli uffici – cioè “fino ad aggiudicazione” con quello di “31 dicembre“. E qui entrano in gioco i nuovi dirigenti.

Ripercorriamo ciò che è accaduto: L’1 settembre 2015 si affida la gara “ponte” dopo la revoca della precedente. Lo si fa dando il servizio all’Ati All Food-Camst. E’ quella che nella gara “bocciata” alla Santaniello era arrivata ultima, ma fa il prezzo migliore. In un’#altracittà il 2 settembre la giunta detta le linee guida e avvia una nuova procedura, ma qui siamo ad Anzio e la po-li-ti-ca ha altro a cui pensare. Detta quelle linee solo  il 15 aprile del 2016, ma non si era perso tempo solo per quello, anche per decidere quale fosse la “stazione unica appaltante“. E’ noto che bisogna avere il modo di poter “controllare” le gare, quindi serve un Comune quantomeno “amico” e si sceglie Ardea,  ma solo il 5 agosto 2016 si firma l’accordo senza il quale la gara non poteva essere fatta. E’ responsabilità di chi?  Ci vuole il 2 settembre per approvare i nuovi atti – perché nel frattempo le norme sono cambiate – l’8 la “stazione” viene incaricata, si nomina una commissione palesemente inesperta e priva del nutrizionista, con a capo il dirigente preso con un titolo per un altro. Ci dicono che è bravo e ci crediamo, ma possibile che capisca solo il 30 dicembre che non riesce a chiudere la gara il 31? Alla ripresa della scuola la All Food – Camst lavora per qualche giorno senza una pezza d’appoggio, poi arriva la determina con la quale Franco Pusceddu scrive – su indicazione della commissione – la data del 17 marzo. Ma la gara è evidentemente complessa, l’esperienza poca e si arriva sì ad aggiudicarla entro il 17 ma non si riesce ad affidare. Non solo, ci sono già diffide (sulle competenze dei commissari) e accesso agli atti (sulle dichiarazioni di incompatibilità che non sarebbero presenti) e l’esperienza dice che passeranno mesi prima di dirimere la questione.

Ricordate il signore del farmaco? Ecco, dovendo i bambini mangiare e dovendo il Comune evitare la figuraccia di mandarli a scuola con il panino, ci teniamo l’All Food -Camst che al contrario dell’imprenditore in questione utilizza la via agevolata. Esclusa dalla prima gara, esclusa anche da questa (Alla Food, Camst si è associata a un’altra) continua a gestire il servizio. Qualità? Punti cottura? Chilometri zero? Ma che ci importa…. alla fine è meglio perdere le gare. Almeno ad Anzio.

E arriviamo alle pressioni. Non è una novità da queste parti, ma le parole del segretario generale e responsabile dell’anticorruzione Marina Inches sono molto pesanti. Leggiamo dal Messaggero che parla di  «stato di disagio» suo e quello «del personale della struttura – spiega – che lavora per l’interesse dei cittadini. D’ora in poi, sugli sviluppi di questa vicenda, mi rapporterò con l’autorità giudiziaria». Benvenuta. Ricordavo ieri che ci sono precedenti rimasti nel dimenticatoio, speriamo che alla dottoressa Inches vada meglio. Certo lasciare il termine “fino ad aggiudicazione” quando la giunta ha proposto di  indicare il 31 dicembre spettava forse a lei. Avremmo evitato proroghe “mascherate” e un’affannosa corsa contro il tempo (inframmezzata da qualche corso del quale ancora non vediamo pubblicata l’autorizzazione sul sito del Comune) per aggiudicare questa gara. Che andava fatta prima – totale responsabilità politica – e meglio, qui c’entrano gli uffici. L’ordinanza del sindaco certifica il fallimento, ma chi ci dice che in fondo in fondo non è quello che si voleva?

ps, a proposito di pressioni: chi le ha denunciate finora – partendo da indagini e frequentazioni di strani personaggi in Comune – è stato sbeffeggiato  e addirittura si è arrivati a pensare a una richiesta di risarcimento. Ci aspettiamo che il sindaco faccia altrettanto con la segretaria.

Appalti, pressioni e denunce ma nulla si muove

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A questo punto se i bambini mangeranno panini o avranno ancora l’attuale azienda – in proroga – a fornire il servizio mensa conta poco. Una soluzione all’ultimo istante si troverà. La vicenda sull’appalto per la refezione scolastica è altra e riguarda le pressioni per le quali la segretaria generale, Marina Inches, ieri si è recata dai Carabinieri. A parlare di mense, a quanto sembra, ma anche di altre indebite prese di posizione della politica su appalti e di qualche stranezza notata in Comune. Non è mai troppo tardi.

Se vorrà spiegare meglio cosa è accaduto sa come fare, diciamo però che è solo l’ultima della serie ad andare dai Carabinieri in caso di un appalto. Le mense, poi, sono un “classico” in questa città.

Il problema è che alle denunce non è mai seguito nulla. Cominciò il sindaco, Luciano Bruschini, dopo che in una riunione di maggioranza si parlò apertamente di una tangente da 250.000 euro pagata dalla “Serenissima“. In quel caso oltre ai Carabinieri aprì un fascicolo anche la Polizia ma nulla è successo.

Di pressioni parlò anche – recandosi fino in Prefettura al punto da far temere l’arrivo di una commissione d’accesso – l’ex segretario generale Pompeo Savarino. Nulla.

La dirigente da poco reintegrata, Angela Santaniello, si rivolse sempre ai Carabinieri perché sull’appalto che lei aveva assegnato – e poi venne revocato perché la commissione sembra non fosse costituita regolarmente (a questa mancava il nutrizionista e una delle aziende ha già presentato diffida sulle capacità dei commissari, ma pazienza) – c’erano state delle pressioni. Anche lì, non risultano seguiti. Adesso è la volta della Inches e vedremo.

L’impressione è altra: o le situazioni che vengono denunciate sono stupidaggini o l’apparato info/investigativo non brilla. Vedremo come finirà in questo caso

Impianti sportivi, idea (e sfida) 3.0 Partiamo da Falasche?

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Nei giorni scorsi, dopo la finestra caduta a via Ambrosini, ci siamo permessi di dare un suggerimento all’amministrazione di Anzio: rendere nota la situazione dei plessi e far sì che con la massima trasparenza tutti possano sapere dove si è intervenuti, quando, le cose da fare e i soldi disponibili. Non sappiamo se l’idea – o la sfida, fate voi – sarà accettata. Diciamo che nella ipotetica #unaltracittà sarebbe la regola.

Per questo dalle scuole proponiamo che una cosa simile sia fatta per gli impianti sportivi. Mica per niente, fra basket e pallavolo si è arrivati in Tribunale, una recente determina dà incarico legale per far difendere il Comune dall’azione dell’Asd Rugby Anzio, leggiamo che è a rischio la partita di calcio tra Anzio e Nocerina, è noto quanto accaduto per il baseball…. Ecco, qual è la situazione? Sindaco Bruschini, assessori Zucchini (patrimonio) Alessandroni (lavori pubblici) e delegato Millaci (sport) abbiamo un quadro? Ed è così difficile renderlo noto?

Sappiamo che c’è voluta la testardaggine del meetup “Grilli di Anzio” per far pubblicare sul sito qual la situazione del patrimonio dell’ente. Ci si capisce ancora poco, abbiamo un elenco ma non sappiamo di più.

Invece sarebbe il caso di capire, una volta per tutte, qual è la situazione. Partendo da un caso emblematico, quello di Falasche. Non ce ne voglia l’assessore Alessandroni che di quella società continua a essere un punto di riferimento, ma come se non bastassero i lavori chiesti dopo l’invio dei preventivi al Comune, c’è un’altra vicenda che va sollevata. Nel 2010 l’amministrazione ha di fatto finanziato il rifacimento degli impianti sintetici del complesso sportivo. Ha messo dei soldi, con l’impegno della società a restituirli.

E’ stato mai fatto? Fino a settembre del 2016 no, c’è una lettera che lo attesta. Ci auguriamo che  nel frattempo la cosa sia stata sistemata o sia in fase di sistemazione. Perché altrimenti saremmo di fronte a qualcosa di molto grave. Nessuno in Comune se ne è accorto? Pare di no… Ora una cortesia, evitate di dirci che lì ci sono dei bambini, che si fa attività sociale e tutto quello che sappiamo. E’ vero che si fa questa opera di socializzazione nel nome dello sport, ma ciò non toglie che se devi restituire soldi al Comune – che per questo motivo ti ha prorogato la convenzione di quattro anni – tu debba evitarlo perché fai sport. Troppo comodo. Senza contare che non è che tutte le attività su quelli, come su altri impianti, siano gratuite….

Ecco, partiamo dal caso emblematico e diciamo qual è la situazione di tutti gli impianti e di tutte le convenzioni. Per far capire ai cittadini, per rispettare il famoso 3.0, per smetterla con l’andazzo del “che vai a guardare…

Chi vuole #unaltracittà  parte dal rispetto delle regole. Tutte. E da quello degli impegni assunti, a cominciare da  chi ha incarichi pubblici.

 

 

 

Le scuole a pezzi. Un’idea (e una sfida) al Comune 3.0

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Il cartello che informa della chiusura di quel passaggio “sino al termine dei lavori di messa in sicurezza” è malamente appiccicato sul cancello arrugginito della scuola di via Ambrosini. Quando venne Roger Waters il Comune di Anzio fece dipingere solo il cancello principale, lasciando il resto delle ringhiere a marcire, in parte coperte da un telo ombreggiante e in parte così: arrugginite e basta. E’ un’immagine che insieme alle transenne vale più di ogni altra cosa e chi amministra questa città, passandoci ogni giorno – troppo spesso, impunito, anche con l’auto in mezzo ai bambini – dovrebbe fare ammenda.

Lo scampato pericolo di ieri, la tragedia evitata, e le polemiche che ne sono seguite soprattutto sui social, la replica dell’assessore Nolfi, sono la parte superficiale della vicenda. Le scuole del nostro territorio sono a pezzi, non da oggi, e i controlli evidentemente non sono sufficienti. Perché un terremoto è imprevedibile, di una finestra arrivata al suo “fine vita”  qualcuno dovrebbe accorgersi. All’interno dell’istituto andando a fare un giro, all’esterno nei controlli che il Comune ha il dovere di svolgere e che  certamente eseguirà. O non?

Ieri ci è andata bene, a tutti: a chi ha i figli in quell’istituto – come chi scrive – alla scuola, all’ente che è proprietario dell’edificio. Preso atto di ciò, guardiamo oltre. Ha ragione l’assessore Nolfi, i soldi saranno certamente pochi, ma allora lanciamo un’idea.

Rendere pubblica, sul sito del Comune, la situazione di ciascun plesso. Una sorta di “scheda” – ci sarà sicuramente – con anno di costruzione, stato di manutenzione, interventi necessari per fare in modo che sia a norma e via discorrendo. Al tempo stesso rendere pubblici i finanziamenti che ci sono e quelli che sarebbero necessari. Basta con le delibere “spot” o le determine che escono mesi dopo (alla faccia della trasparenza) e dalle quali si capisce poco o – peggio – gli interventi solo a seguito di qualche problema. Ieri è successo a via Ambrosini, ma ad Anzio Colonia (plesso Falcone) sono anni che i genitori chiedono e segnalano, senza avere certezze. Fu necessario – andiamo a memoria – un accesso agli atti per capire che lavori erano stati svolti e da chi. Più recente la vicenda di Sacida, con l’impianto dei termosifoni in tilt

Ecco, sindaco Bruschini, assessore Nolfi, assessore Alessandroni: un quadro certo della situazione in modo che si sappia. Quanto è stato speso, per cosa,  e la programmazione che è stata fatta in questo delicatissimo settore. Quanto servirebbe ancora. Una bella sfida 3.0

Se poi facessimo qualche spettacolino in meno e dedicassimo qualche euro in più alle scuole non sarebbe male, ma è altro discorso. A tale proposito l’atto con il quale di fatto si “sana” la stagione estiva 2016  ciò che evidentemente non era stato previsto prima nonostante un bando, è un altro emblema del modo di agire di questa amministrazione e fa il paio – a pensarci bene – proprio con la finestra caduta e quel cancello arrugginito…

Quante cose più utili si potevano fare con questi ulteriori  39.186 euro….

 

 

 

Il porto che muore, nell’indifferenza

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Per le premesse che accompagnavano il faraonico progetto di porto – malamente naufragato – mi è sempre piaciuto pensare all’impresa avviata dalla Capo d’Anzio paragonandola alla Fiat. L’azienda più importante della città, come quella più importante d’Italia. Questo doveva diventare – nelle intenzioni – quella costituita per realizzare e gestire il porto.

Aurelio Lo Fazio (inascoltato dai “sacerdoti” del centro-sinista che si battevano sulle procedure) fu facile profeta: era ed è in quella impresa, che quando è arrivata Italia Navigando pubblica non è più stata, il nodo della vicenda porto. Perché chi ti dà un parere a “soggetto” lo trovi pure, ma se le procedure sono fatte bene il progetto va avanti, ma prima o poi i nodi della società vengono al pettine. E sono arrivati, ormai da tempo, nell’indifferenza della nostra classe politica, in particolare di quella che è al governo della città da un ventennio.

Il sempre imminente avvio dell’opera, sistematicamente rinviato, ha portato a una situazione paradossale. Risultato? Si doveva creare lavoro, per adesso l’ha perso chi ce l’aveva. Le cooperative di ormeggiatori hanno i loro torti, non c’è dubbio, ma il socio di maggioranza (il Comune, quindi il sindaco) ha invertito il crono-programma senza dirglielo e senza avvertire l’esigenza di trovare una nuova intesa. Risultato? Contenzioso, lungaggini, soldi al vento, un service che forse era finito prima ancora di cominciare.

Il resto? Basta affacciarsi al porto, o se il sindaco 3.0 vuole fare un giro sui social network. Sappiamo che la società sta lavorando, cercando di mettere “pezze“, ma ci sono questioni impellenti che vanno ben oltre le pie intenzioni di arrivare al bando del quale si sono perse le tracce, ora perché mancava la valutazione di impatto ambientale e ora perché il ricorso alla “finanza pubblica” finora non ha dato frutti.

E le urgenze si chiamano far fronte ai canoni di concessione, per i quali si “tratta” sul periodo di mancato possesso ma che la Regione Lazio pretende, giustamente, e anche con una certa urgenza. Si chiamano dragaggio, non ci si venga a dire che è previsto solo dall’inizio del cantiere, perché se il crono programma è invertito, lo è per tutto e perché il porto deve essere agibile. Si chiamano rispetto dell’accordo di programma con la Regione Lazio, ma anche chiarezza sui bilanci, sul contenzioso con Renato Marconi – il socio che ci siamo ritrovati, volevamo cacciare anzi no – e su quello con le cooperative. Si chiamano opere minime per gli attracchi nella stagione alle porte, quando le stesse coop avranno smontato i pontili.

Non è tutto, perché avere il sito del Comune che non rispetta le regole sulla trasparenza della società partecipata (stasera abbiamo ancora D’Arpino presidente…..) e quello Marina di Capo d’Anzio” in eterna costruzione, è prendersi gioco dei cittadini. I quali, il sindaco dovrebbe saperlo bene, sono ancora proprietari del 61% delle quote.

E’ a loro che vanno date risposte. Doveva essere la Fiat – e Marchionne ci tiene eccome a far sapere quello che fa, da ultimo che porta via la Panda da Pomigliano D’Arco – è rimasta l’officina de noantri. Come il 3.0

Quel che è peggio, nell’indifferenza generale.

 

Avvocato fiduciario da Aprilia ad Anzio, a nostra insaputa?

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Fiduciario e consulente del comune di Aprilia ed Anzio“. Lo scrive sul proprio profilo Linkedin – caro Luciano Bruschini, è il 3.0…. – l’avvocato Antonio Martini, professionista di Roma finito nell’indagine sui presunti rimborsi “gonfiati”  insieme al sindaco di Aprilia, Antonio Terra, e a due ex assessori.

Vicenda che è agli inizi ed è tutta da verificare, sia chiaro, ma che sta creando più di qualche tensione nella città vicina.

Quello che colpisce è quanto scrive l’avvocato sul proprio profilo. Perché di incarichi o consulenze – a memoria – non ne ricordiamo nel nostro Comune. Sull’albo pretorio del Comune non c’è traccia di parcelle liquidate, ma va ricordato che è a dir poco lacunoso, né di incarichi.

L’avvocato in questione si è occupato di pratiche per il Comune di Anzio? Quali? Oppure è  fiduciario e consulente a nostra insaputa? Sarebbe bene chiarire.

Bruschini, magari i ripensamenti. Fallimento totale

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Magari fossero solo i ripensamenti dei quali scrive inliberauscita. Può accadere, non dovrebbe farlo con tanta costanza un sindaco ma fu lui stesso – tornando a candidarsi dopo avervi rinunciato – a dichiarare a chi scrive che “solo gli sciocchi non cambiano mai idea“. Deve averne fatto un “must“, ma non è questo il punto.

Il fallimento di ormai quasi nove anni della gestione di Luciano Bruschini è totale e sotto gli occhi di tutti, tranne i suoi “fedelissimi” o quelli che sul carro debbono starci – o provano a riavvicinarsi – perché altrimenti non avrebbero più la posizione privilegiata di uno status politico dal quale poter vedere più da vicino, in Comune, vicende personali o di amici degli amici.

Un sindaco può stare simpatico o meno – e Luciano a me lo è, non lo frequento da tempo ma ho sempre avuto dialoghi franchi e piacevoli con lui – ma poi insieme alla sua coalizione va giudicato su quello che ha fatto. Ebbene, ripeto, magari fossero solo i ripensamenti…. Perché se leggiamo i suoi programmi dal 2008 a oggi non troviamo una, dicasi una, cosa iniziata e finita. Sì sì, i problemi finanziari, le nuove leggi, tutto quello che vi pare, ma l’unica opera per la quale Bruschini può dire di avere centrato l’obiettivo è la statua di Nerone. Meglio di niente, dirà qualcuno, ma nulla per la città e il suo sviluppo. Vogliamo leggere un pezzo dell’ultimo programma? Quello, fra l’altro, avversato da chi oggi corre ad allearsi?

Eccolo:

“Il rilancio economico del territorio e di conseguenza l’occupazione può passare solo attraverso tre grandi direttrici e cioè:

  1. Realizzazione del nuovo Porto attivando un programma di stralci funzionali e rivisitando gli oneri e le obbligazioni a carico delle imprese;
  2. Realizzazione della città Artigiana ma anche la possibilità che nella stessa area vi si possa insediare un polo nazionale di ricerca.

  3. Verifica del contenzioso tra Comune e Stato per l’apertura del casinò o casa da gioco al fine di avere chiarezza sui successivi procedimenti legali anche in sede europea”.

Qualcuno li ha visti? Il porto è morto e sepolto e la storia che la colpa è del centro-sinistra (che ne ha, eccome, per non aver dato il via libera nel 2006) non regge più se in sei anni di concessione non è stato messo un mattone e si è solo creato il contenzioso con le cooperative. La città artigiana? Non pervenuta. Il casinò? Ma quando mai…. Ecco, questo è solo una parte del programma, poi ci sono le varie promesse – da Neropoli al Central Park – e una città allo sbando.

Il regalo di fine mandato? Le due centrali e il centro di stoccaggio a Sacida. Ha ragione Candido De Angelis – che però con chi ha voluto quella situazione va ad allearsi – gli imprenditori se non sono stati chiamati, probabilmente vengono sapendo di trovare qui terreno fertile.

E non è un ripensamento, ma una pantomima quella del sindaco che annuncia il principio di precauzione, ci ripensa, lo nega, poi parla di un’ordinanza che fatica a vedere la luce. Avrebbe fatto più bella figura a dire: sono progetti compatibili, non inquinano, portano sviluppo e lavoro e io li voglio insieme alla mia amministrazione. Invece si arrampica sugli specchi, lasciando a chi verrà dopo di lui un fardello enorme e alla città un’area che può ospitare i rifiuti pari a quelli prodotti in provincia  di Viterbo  Così come sono un pannicello caldo le varie proposte che si leggono. Perché il primo impianto – con parere favorevole del Comune di Anzio e il sindaco sta bene a dire che non sapeva – si farà. Speriamo si possa intervenire sugli altri.

Poi Bruschini ha avuto i voti e ha governato, con le alleanze che si prospettano forse il centro-destra lo farà ancora, i cittadini sono sovrani ma lasciate almeno la libertà di dire che a programmi e promesse è corrisposto il nulla.

In #unaltracittà, quello che si dice va realizzato. Altrimenti se ne prende atto e si passa la mano.

ps, ai benpensanti o a quanti sono in malafede, a chi fa politica nei bar o perde le ore in “ragionamenti” che portano da nessuna parte dico di stare tranquilli. Ripeto che lavoro per il Messaggero (e lo sanno, sono andati a rompere le scatole…) e mi diletto con questo blog. Se voglio dire qualcosa, lo faccio qui. Non ho bisogno del Granchio – del quale resto un orgoglioso fondatore – o di Inliberauscita o Controcorrente per esprimermi. Tanto meno li “controllo“. Finora non mi avete appioppato il Clandestino, ma se volete fate pure. Ah sì, avete ragione, parlo con tutti, ho ottimi rapporti, nessun preconcetto e penso di saper valutare.  Fatemi citare Pierangelo Bertoli: “le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi è maturo al punto giusto” ma anche Ligabue e la sua fortunatissima: “Non mi rompete i co….” 

 

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

L’intervento di Marco Cesarini sulla vicenda degli insulti

La precisazione di Marco Cesarini, rispetto a quanto pubblicato ieri sera.

Dott. Del Giaccio, dovrei ringraziarla ma ammetto che mi è ancora difficile accettare il comportamento dell’ennesimo leone da tastiera, che probabilmente col suo vero profilo leggerà anche questo. La prego solo di prendere nota di due circostanze: la prima è quella che io sono un semplice attivista del meetup i grilli di Anzio, e non un membro del Movimento 5 stelle; l’altra è che anche nei “coccodrilli” sarebbe bene evitare riferimenti diretti a minori o comunque a tutti coloro che non hanno strumenti e possibilità di difendersi. Una diversa condizione umana non ne determina una peculiarità per ottenere rispetto, questo è dovuto a prescindere. Il rispetto a volte passa per il silenzio, che avrei gradito. Un silenzio diverso da quella omertà che forte di 130 amici protegge l’identità di chi ha compiuto un gesto senza possibilità di perdono“.

Insulti, brutte parole e pessime azioni. Una deriva pericolosa

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La deriva è palese e temo andrà sempre peggio con l’avvicinarsi della campagna elettorale. Deriva in consiglio comunale, deriva nella città e sui social network divenuti “sfogatoio” per molti – e dietro una tastiera – più che pubblica piazza di confronto.

Nel giorno del “buffoni” urlato in consiglio comunale il presidente di quell’assemblea si è lasciato sfuggire la parola handicappato riferendosi alla pratica di un cittadino. Voleva forse far capire il concetto ma non è il caso … Ora non vi affrettate dire che ha una certa età, lo sappiamo, e che voleva intendere altro,  lo immaginiamo. Diciamo che non è nuovo a uscite inopportune e aggiunge questa alle tante altre.
D’altronde se in quella sede si è permesso di interrompere i lavori con veemenza e senza conseguenza alcuna, se si può accedere in emiciclo senza rispettare regole, cosa possiamo aspettarci? Semplice, il “vaffa” che Gianfranco Tontini riserva a un suo alleato in quella stessa seduta. Non è forse la città dove il sindaco dà degli “imbecilli locali” a chi osa sollevare dei problemi?

Ricordo la sorta di “processo” al quale fui sottoposto per la definizione di “sgarrupato” del Consiglio comunale di Anzio. Feci pubblica ammenda (mentre aspetto ancora di sapere chi sono i morosi e chi non) per aver utilizzato forse un termine troppo colorito nei confronti di un’Istituzione. Con le parole ci lavoro, ogni giorno, e so cosa vuol dire. Faccio attenzione, provo a spiegare e mai a offendere.

Per questo è  brutta la deriva, bruttissima, perché il confronto civile e il rispetto sono venuti meno e l’aggressione è quotidiana a chiunque non la pensi alla stessa maniera. E’ noto che non mi sono simpatici Beppe Grillo e molti dei suoi adepti, ma come ho fatto pubblicamente ieri ribadisco qui la totale solidarietà a Marco Cesarini del Movimento 5stelle di Anzio. Su facebook si discute, si prova il confronto, ma arrivare a mettere in mezzo credendo di fare chissà quale “scoop” l’auto parcheggiata sul posto per disabili…. Marco ha diritto a quel posto e chi ha messo quella foto è quantomeno un incivile. Vigliacco, per giunta, perché il post è di un profilo che palesemente sembra inventato.  No, non ci siamo, non si può continuare in questa maniera. Chi fa ciò è indifendibile e lo sarà chiunque metterà in campo argomenti personali e familiari, evidentemente non avendone altri.

Poi i 5stelle usano spesso affermazioni a dir poco colorite, in particolare nei confronti dei giornalisti, ma nulla giustifica il clima che si respira in questo territorio e tanto meno il fatto di mettere in mezzo vicende legate alla sfera familiare. Solo perché i grillini potrebbero vincere le elezioni? Eh no….

Sarebbe altra cosa, invece, parlare di sviluppo della città, di programmi, di progetti, scontrarsi civilmente tra posizioni diverse, essere per qualcosa e non necessariamente contro qualcuno. Rispondere agli argomenti posti, anziché ribattere semplicemente “perché voi….” o “quella volta che…“. Non succede e, temo, non succederà se il clima resterà questo e se a partire dal Consiglio comunale si offrono certi spettacoli.

Ma abbiamo il dovere di provare a fare qualcosa di diverso, perché questa deriva oltre a non piacere rischia di diventare pericolosa.