Prima il palco, poi gli atti. Ci risiamo, ma tanto…

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Cambiano segretari e dirigenti ma la trasparenza al Comune di Anzio resta un optional. Mercoledì sono iniziati i lavori per montare il palco a Villa Adele, senza uno straccio di pezzo di carta che li abbia assegnati. Anzi, il giorno dopo – quando la vicenda era già diventata di dominio pubblico – è uscita la determina che bandisce la gara.

E’ datata 23 maggio, ma per la trasparenza 3.0 (e chi l’ha vista mai…) di questo Comune, la pubblicazione è iniziata a cose già avvenute. Per la fretta di una stagione estiva della quale non sappiamo ancora nulla e che ci costerà – anche quest’anno – diverse centinaia di migliaia di euro, senza conoscere i criteri di scelta. Peggio, seguendo quelli della volontà di assessori e consiglieri che suggeriscono e “sistemano” chi dicono loro. Va così da sempre, la politica sceglie e la dirigenza e l’anti corruzione – vecchie e nuove – si adeguano.

Così sappiamo che ha vinto un’azienda di Latina, la New Cover, che è specializzata in questo settore e che per aggiudicarsi il palco ha partecipato a una selezione sul Mepa, il mercato elettronico della pubblica amministrazione. Benissimo, ma di atti non v’è traccia.

Sappiamo pure che la ditta – e i suoi titolari, tutti innocenti fino a prova del contrario – è sotto indagine a Latina. Anzi, per la tribuna montata allo stadio “Francioni” con una serie di presunte irregolarità c’è stato già il rinvio a giudizio. Ha detto la sua e ciò evidentemente non impedisce la partecipazione alle gare, ripetiamo che tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, ma questa circostanza e l’attenzione che è puntata su Anzio dovrebbe quanto meno far compiere gli atti in modo corretto: pubblicazione bando, gara Mepa,  aggiudicazione, determina, avvio dei lavori.

Qui si fa al contrario, è stato così anche negli anni passati. La trasparenza? Un valore teorico, ribadito nel piano anti corruzione ma evidentemente non messo in pratica. O che ha ostacoli (informatici? di tempi? dovuti alla superficialità, a errori?) che non si riescono a superare.

Ecco, forse la responsabile dell’anti corruzione dovrebbe spiegare una volta per tutte come funziona e se è normale, opportuno, regolare, che prima comincino dei lavori e poi si pubblichino gli atti.

Ah già, siamo ad Anzio….

“L’appello” arriva primo e va a Giffoni, ora mandiamolo a Riina

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Nel giorno in cui imperversa la polemica sulla scarcerazione di Riina (alla quale sono assolutamente contrario, per il simbolo che ancora rappresenta e per il messaggio devastante che avrebbe la concessione dei domiciliari) i ragazzi della scuola “Rodari” di Anzio vincono con “L’Appello” la votazione on line e saranno al Giffoni film festival. Complimenti a tutti, di cuore.
Io, dignitosamente, farei vedere a Riina da qui al resto dei suoi giorni quel “corto” e come a lui ai giudici di Cassazione – che certamente avranno applicato un principio generale – e ai familiari del boss. Perché i carnefici restano tali e le vittime non ce le restituisce nessuno. Perché i cattivi stanno da una parte – e sono i mafiosi attraverso le loro organizzazioni e chi li fiancheggia – e i buoni dall’altra. L’anti Stato è Riina, lo Stato sono i ragazzini del III istituto comprensivo e quanti ancora credono che si debba combattere e provare a vincere contro la criminalità organizzata.
Certezza della pena, andiamo ripetendo da anni,  così come giustizia-giusta. Vero. In linea di principio una persona anziana e malata ha sì diritto a una fine dignitosa. Ma ripeto, Riina era, è ancora e probabilmente continuerà a essere un simbolo. A lui, così come ai boss ancora oggi “omaggiati” se vengono arrestati, francamente preferisco i simboli rappresentati dai bambini alzandosi in piedi nel cortometraggio, insieme ai vari Dalla Chiesa, Chinnici, Mattarella, Siani, Impastato e via discorrendo.

“L’appello”, la lezione dei ragazzi contro la mafia. Votiamolo

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Si susseguono in questi giorni gli inviti a votare per il cortometraggio “L’appello“, realizzato dagli alunni del III istituto comprensivo. Dal sindaco all’assessore alla cultura, dai genitori agli insegnanti, stiamo giustamente tempestando social, conoscenti e catene whatsapp chiedendo di sostenere il lavoro che Valerio Cicco, insieme a docenti e collaboratori, alla dirigente scolastica Teresa D’Orso, ha fatto con i bambini.  Nel mio piccolo, d’istinto, l’ho fatto anch’io. Perché il video è bellissimo, commovente a un certo punto, arriva un messaggio dritto al cuore.

Poi ho riflettuto, sono andato a vedere i concorrenti, ho lasciato da parte il “campanile” e ho voluto confrontare gli altri lavori. Belli anche loro, ma l’empatia dei bambini del III comprensivo non la dà nessun altro dei corti in gara. Alcuni ben fatti, certo, ma ne “L’Appello” mi è parso di rivedere un tratto di “Scugnizzi” di Nanni Loy. Quello della sincerità del bambino che in una città impazzita per la vittoria del Napoli di Maradona, torna a dare il resto alla guardia penitenziaria che aveva comprato un poster mentre riportava a Nisida i ragazzi del riformatorio. Quelli che si erano esibiti sulle note di “Gente magnifica gente” (quanto è attuale….) e ai quali, in teatro, la camorra aveva ucciso Salvatore, uno di loro.

Ecco, i ragazzini del III comprensivo sembra che stiano combinando chissà cosa, quando in realtà con la loro sincerità stanno sì modificando il registro di classe ma per un appello che fa salire il groppo in gola. Ci danno una lezione, contro la mafia, che vale molto più di tanti discorsi.

Allora, a maggior ragione, ripeto nel mio piccolo la necessità di votarli e dar loro la soddisfazione di primeggiare in un festival, quello di Giffoni, che non ha eguali. C’è tempo fino a domani, se non l’avete già fatto, collegatevi a questo link 

E ancora complimenti a tutte le persone coinvolte nell’iniziativa.

 

Bindi, la mafia, quello che non vediamo

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Ero, sono e resto convinto che Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, non è un mafioso e nulla ha a che fare con organizzazioni criminali. Lo stesso vale per assessori e consiglieri comunali. Partiamo da questo assunto per sgomberare il campo da una facile equazione che in maggioranza viene fatta da quando – è ormai trascorso un anno -c’è chi sollecita l’invio di una commissione d’accesso per valutare l’eventuale condizionamento della politica e della struttura comunale da parte della criminalità. Organizzata e non.

L’equazione è: non siamo indagati per vicende “mafiose“, non ci hanno arrestato, siamo vittime di intimidazioni, come fate a dire che ci condizionano e a paragonare Anzio alla mafia? Sono argomentazioni già sentite, a Nettuno (Comune poi sciolto) come a Fondi (scandalosamente salvato). Nessuno sembra inquadrare una norma, tra l’altro più volte modificata, che era e resta di prevenzione. Ho detto e ripeto che per Anzio anche la semplice nomina della commissione sarebbe un’onta, ma ci sono sviluppi recenti che vanno valutati. Il 30 maggio, in Prefettura, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi è stata chiara su Anzio e ha  ribadito che l’accesso è stato chiesto al Prefetto.

L’uso della violenza anche nella lotta politica sta portando al blocco delle elezioni”, ha detto la Bindi. “Abbiamo chiesto al prefetto di Roma Paola Basilone di valutare se ci siano gli estremi per una commissione d’accesso ad Anzio – ha aggiunto – perché i fatti che si sono verificati ci preoccupano molto. So che la prefettura sta monitorando la situazione“. Già, la violenza… Basterebbe quella verbale quotidiana nei confronti di chiunque la pensa diversamente, ma se la Bindi arriva a dire cose del genere siamo ben oltre.

Il Prefetto nicchia, diciamo che in assenza di arresti – che a Nettuno arrivarono, a Fondi furono inutili e per l’operazione Damasco, giova ricordarlo, ci sono condanne per associazione mafiosa – non se la sente di muoversi. Roma è una vetrina importante, sbagliare significa compromettere una carriera, giustamente la Basilone si muove con i piedi di piombo.

Ma attenzione, in quella commissione il procuratore di Roma Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno riferito cose che sono state secretate. Di 37 dei 40 minuti di intervento non conosciamo il contenuto, né può essere riferito nel dettaglio da chi era presente. Sappiamo solo che parlando del basso Lazio si è fatto chiaro riferimento ad Anzio, Nettuno e Ardea oltre che al litorale della provincia di Latina. No, non sono “le solite cose“, come qualcuno dalle equazioni facili starà immaginando. Non lo sono semplicemente perché non sarebbero state secretate.

Aggiungiamo che il sindaco, Luciano Bruschini, questa volta nel replicare ha scelto toni istituzionali e corretti. Nessuna richiesta di risarcimento, né epiteti di “disturbati mentali” o peggio, riservate a chi si era espresso finora . Il primo cittadino ci ricorda che un paio di mesi fa il Ministero ha riferito che non serve una commissione d’accesso. Vero, ma nella risposta di sei pagine che il sottosegretario Giampiero Bocci invia al senatore Massimo Cervellini si legge, tra l’altro, che  in un “contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali” vanno inseriti “atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale“. Gli spari a Placidi e Alessandroni non erano “bravate“. E probabilmente non lo sono nemmeno le vicende successive. Le indagini dei Carabinieri, però, finora non hanno sortito effetti. Comunque “pur riconoscendo la gravità di alcuni fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale“.

Rispetto a quella nota è cambiato qualcosa? Forse sì. C’è stata l’affermazione, per esempio, del pubblico ministero del processoMala suerte” sulla presenza di camorra in questa città.  Operazione citata anche nella risposta a Cervellini, anche se secondo il Ministero “l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali“.

Non sono indagati, vero, ma alcuni sono coinvolti eccome, altri hanno avuto sostegno elettorale da chi è finito in quell’inchiesta. Che è la punta di un iceberg se Pignatone e Prestipino fanno secretare gli atti.

Vado ripetendo da tempo che se un errore ha commesso chi ci sta amministrando è quello di aver dato a qualche  delinquente locale o a figure  “border line” la possibilità di indossare il vestito bello, di  avvicinarsi alla politica, ignorando che – nel frattempo – questi personaggi erano stati avvicinati dalla camorra.

E questo è quello che vediamo, magari girandoci dall’altra parte. Questo non servirà a sciogliere il consiglio comunale, anche se è bene ricordare perché fu sciolta Nettuno.

Però, come ricordava un ufficiale dei Carabinieri in ogni occasione, è bene sempre preoccuparsi di quello che non è tangibile.  Per questo il timore, di fronte alla situazione evidente nella nostra città, è proprio per quello che non vediamo.

Mense, il “repulisti” e i conti che non tornano

 

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Per una volta consentite di dire che, in fondo in fondo, così visionario chi scrive non è. Rompiscatole, vero, puntiglioso, scontroso e chi più ne ha ne metta, però sulla vicenda mense siamo arrivati alla resa dei conti.

La dirigente Angela Santaniello ha revocato l’incarico al direttore esecutivo del contratto e si prepara per la “decadenza” delle due ditte che in associazione temporanea stanno gestendo il servizio. Lo fa perché da quando è rientrata ha fatto le “pulci” a un servizio che è andato avanti senza certezze per il Comune.   All’interno del quale – come accade per i rifiuti, ad esempio – nessuno sembra preoccuparsi di quali siano realmente le cifre, cosa si incassi e cosa non, cosa funzioni o meno.

Si procede per inerzia, poi se i contratti non vengono rispettati pazienza. Se il “data entry” (ricordate?) è un modo per sistemare qualche amico degli amici, ma non rende un centesimo al Comune, pazienza. Sono anni che si denunciano certe cose, i costi spropositati, quello che non va nelle mense e oggi i dati – a quanto sembra – sono sballati.  Di recente ci si è accorti che l’azienda – in proroga della proroga, con una procedura che in altre occasioni avrebbe fatto intervenire il mondo intero della filiera dei controlli (dalla Procura all’Anac) – ha fatturato oltre il dovuto.  Una svista, a quanto sembra, i soldi certamente verranno restituiti, ma quello che emerge è paradossale.

I dati sulle presenze? Mai rilevati o quasi, alla faccia del capitolato, del 3.0 e di tutto quello che si vuole. Le fatture alle famiglie – perennemente in ritardo, fra l’altro – sono state inviate con chissà quali dati visto che ci sarebbero discrepanze tra quanto presentato dalle ditte e quanto rilevato in Comune.  E come un altro rompiscatole, quale l’amico Luciano Dell’Aglio, ha fatto rilevare spendendo cifre a questo punto ingiustificate.

Per non parlare di pasti forniti allo stesso bambino, che nel frattempo aveva cambiato  scuola, in contemporanea e in più casi. Un danno all’ente  e uno alle famiglie.

Errori, certo, superficialità nelle verifiche, ma questo la dice lunga su come vadano le cose in questo Comune.  Strano che nessuno zelante consigliere, né l’anti corruzione, che nel caso Santaniello portarono alla revoca dell’aggiudicazione dell’appalto, abbiano nulla da dire.  E in attesa che il Tar decida sulla nuova gara, che pure ha mostrato evidenti lacune e sulla quale sono state denunciate pressioni dalla segretaria generale, torna la domanda di qualche tempo fa: a settembre che succede?

Porto: mini attivo, più debiti, rate con tutti e “copia-incolla”

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Il bilancio della Capo d’Anzio – società nata per realizzare e gestire il porto – chiude il 2016 con un utile di 5.765 euro, in crescita rispetto ai 1.006 dell’anno precedente, vede aumentare il “valore della produzione” che arriva a 689.167 euro contro i 517.991 dell’anno prima, ma anche crescere la massa di debiti che è di 2 milioni 494.938 euro contro i 2 milioni 246.274 del 2015. Sono i grandi numeri della società che per il 61% è del Comune ma sulla quale, purtroppo, i cittadini/soci continuano a non essere informati adeguatamente dal proprietario .

Com’è noto dal 2016 la Capo d’Anzio è nella piena gestione del porto, sembrava risolta la vicenda ormeggiatori ma in realtà il contenzioso è ancora in piedi e le due cooperative hanno chiesto la disdetta della concessione.  Nell’attivo, fra l’altro, ci sono anche i soldi per l’occupazione delle aree dal 2 luglio 2014 che le stesse coop contestano ma per le quali, a onor del vero, la Capo d’Anzio ha chiesto e ottenuto il sequestro delle attrezzature.

Tra i motivi della richiesta di disdetta, confermati dal bilancio, c’è il mancato pagamento degli oneri alla Regione Lazio pari a 438.307 euro. Ma non è il solo debito sul quale soffermarsi, anzi. Mentre il Comune tutto sommato può “aspettare” quanto anticipato (oltre 517.000 euro) per la fideiussione e Marinedi (21.000 euro e spicci) , resta in piedi il debito con l’Unione Europea per il progetto Life, i 194.120 euro arrivati e “spesi per altro” benché riferito al porto, come venne candidamente ammesso in Consiglio comunale. Non solo, come fanno gli imprenditori in difficoltà – solo che qui a fare impresa c’è anche un ente pubblico che dovrebbe dare il buon esempio – con l’Iva si rateizza. Per quella 2014 sono arrivate “comunicazioni bonarie” dall’Agenzia delle entrate e si pagherà con calma, per il 2015 si procederà con “ravvedimento operoso” e per il 2016 (108.278 euro) “si è scelto di ricevere comunicazione bonaria“. Situazioni singolari, difficoltà, quello che si vuole ma ciò che colpisce e che il socio di maggioranza – il sindaco che rappresenta la città – continua a non dire è la preoccupazione sullo squilibrio dei conti.

L’ha  avanzata anche il collegio dei sindaci che sottolinea come “emerge uno squilibrio tra attività e passività a breve di circa 1 milione 100.000 euro, lo stesso squilibrio alla fine dell’esercizio precedente era di 800.000 euro“. Quindi è aumentato, al punto che i sindaci auspicano “un apporto di risorse finanziarie proprie tramite versamento dei soci, o conversione dei rispettivi crediti“.  Servono soldi cash e né il Comune né Marconi li hanno o possono/vogliono metterne.

Altre curiosità? Prima qualche dato, poi la ciliegina finale. Ebbene il consiglio d’amministrazione ha nuovamente rinunciato ai suoi emolumenti, i contratti d’ormeggio e transito sono stati 600, l’azienda ha cinque dipendenti, sono state “poste in essere con parti correlate operazioni per quanto attiene alla progettazione esecutiva“.

Il “copia e incolla” che trovate nel titolo, per concludere: sarà normale e per realizzare la sua “relazione finale” il revisore legale dovrà necessariamente basarsi sui materiali forniti, ma ci sono parti che sono interamente copiate dalla “nota integrativa abbreviata” dell’amministratore delegato Antonio Bufalari. In fondo alla prima pagina scritta dal revisore troviamo quanto scritto a pagina 16 del bilancio depositato; all’inizio della seconda, invece, quanto riportato nelle pagine 16 e 17, quindi un capoverso della 31, presa pari pari dalla “relazione sulla gestione“.

Funzionerà così, ma come si dice dalle nostre parti l’anello al naso ancora non l’abbiamo… Sindaco, nulla da dire?

Porto, Mauro si dimette. Capo d’Anzio senza presidente

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Era nell’aria da qualche tempo, adesso è ufficiale: Alessio Mauro si è dimesso da presidente della Capo d’Anzio, società nata per realizzare e gestire il porto della città. L’avvocato che ha “traghettato” fin qui un’azienda alle prese con molteplici problemi, consentendo di fatto di non portare i libri in tribunale, ha ritenuto concluso il suo mandato.

Quello di fare in modo che l’operazione andasse avanti sistemando le carte e le tensioni con gli ormeggiatori (poi riemerse, anzi al centro di una ennesima e dettagliata diffida) chiedendo al socio privato Marconi di fare ciò per cui si era impegnato, vedi la progettazione esecutiva, e arrivando alla definizione di un nuovo bando. Di fronte alla manifestazione d’interesse di una decina di aziende – il che non vuol dire che poi partecipino a un bando che ancora non conosciamo nei dettagli – Mauro ha detto “grazie e arrivederci“. Nel senso che ora spetta a un professionista diverso gestire la fase che dovrebbe essere dei lavori.

Tutto qui? Forse, perché i conti della Capo d’Anzio sono ancora lungi dall’essere sanati e le vicende indicate nella diffida delle cooperative – spedita al mondo intero, dalla Regione alla Corte dei Conti, dalla Procura all’Anti corruzione – sono pesanti. Da ultimo si ribadisce la richiesta di “decadenza della concessione rilasciata alla Capo d’Anzio“. Che non avrebbe rispettato, a detta del legale delle società, una serie di prescrizioni. Compreso il mancato pagamento degli oneri.

Mauro queste vicende le ha affrontate, ha messo “pezze“, ha sopperito a carenze che il socio pubblico di maggioranza, il Comune, ha da una vita sulle vicende della Capo d’Anzio. Ha provato a invertire la rotta, in parte c’è anche riuscito e questo va riconosciuto, ma consenta di dire – come fu per Luigi D’Arpino – che non basta attuare le indicazioni del socio se questi dice una cosa in assemblea e ne fa un’altra in Comune.

Adesso? O il sindaco prova a farlo tornare sui propri passi – ma non è un politico e non sembra tipo da dare dimissioni “irrevocabili” per partecipare a un teatrino come quello delle due assessore l’estate scorsa – o trova un altro presidente confrontandosi stavolta con una maggioranza “allargata” come quella che si è creata con il supporto dell’ex avversario De Angelis. A questo si aggiunga che l’Anac ha aperto un fascicolo sulla presenza in qualità di controllore e controllato del segretario generale, Marina Inches, in seno al consiglio d’amministrazione. Garantisce le quote rosa dopo che il meetup “Grilli di Anzio” ha sollevato il caso, vero, ma esiste una evidente incompatibilità… Segnalata in questo spazio e dallo stesso meetup all’Anac.

In tutto questo, a stagione avviata: dove saranno ormeggiate le barche che si affideranno alla Capo d’Anzio? Useranno ancora i pontili – sottoposti a sequestro preventivo – delle cooperative? Quando sapremo le aziende che hanno manifestato il loro interesse e quando sarà reso noto il bando? Che fine abbiamo fatto nei rapporti con il socio Marinedi ovvero Marconi? Quando ascolteremo in Consiglio comunale la relazione dell’avvocato Cancrini?

Ad Alessio Mauro, spesso criticato in questo spazio, va comunque un ringraziamento sincero. Aspettiamo il successore e ricordiamo che sul porto tutto volevamo, meno lo stallo al quale ci hanno portato Bruschini e i suoi alleati, vecchi e nuovi.

Caso Falasche, l’accesso e le domande senza risposta

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Il sindaco è stato chiaro, ieri, nel corso della presentazione del libro “Utopia di un Comune (e come realizzarla)” a Villa Sarsina. “Sulla trasparenza siamo tutti d’accordo, io pubblicherei pure le lettere che scrivo, è giusto, ma poi mica compete a me, sono gli uffici a dover pubblicare e vi assicuro che non è cattiva volontà, spesso ci sono delle difficoltà“. E sono tante, a vedere il sito del Comune di Anzio, queste difficoltà. Alcune comprensibili, come ho avuto modo di dire sempre nel dibattito di ieri.

Difficoltà alle quali si aggiunge quella di rispondere a richieste di accesso agli atti come disciplinate dalla legge. Una l’ha presentata chi scrive e riguarda il caso, segnalato qui e poi ripreso dal settimanale Il Granchio“, del Falasche calcio. Va ribadito un concetto: nessuno ce l’ha con la società, l’attività che svolge, i ragazzi che giocano. Nessuno. Si fa notare, però, che il Comune di Anzio ha dato un finanziamento alla società e non è stato restituito. Caso vuole che di quella società sia stato presidente e sia ancora “dominus” l’assessore ai lavori pubblici, Alberto Alessandroni.

Ripetiamo, se prendiamo un mutuo e non restituiamo un centesimo per sette anni, una banca per quanto “comprensiva” e per quanta amicizia si può avere, il conto lo presenta e manda la casa all’asta. Ecco, a proposito di trasparenza su questa vicenda – che è emblematica di un sistema dove il politico cerca di avere un vantaggio e la macchina amministrativa controlla poco e male – è stata presentata da chi scrive una formale richiesta di accesso agli atti. Era il 10 aprile, si chiedeva copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori; l’ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune; le iniziative adottate dal Comune di Anzio per il recupero delle somme dovute e per l’eventuale decadenza della concessione in essere; il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria; ogni altra iniziativa adottata a tutela dell’ente, delle sue entrate e del bene pubblico dato in concessione.

Nessuna risposta nei 30 giorni previsti, un po’ di tolleranza, ma ora basta. Al punto che oggi è partita una nota per l’Organismo indipendente di valutazione, spedita per conoscenza all’Anac, al Dipartimento per la Funzione pubblica e alla Procura di Velletri. Servirà a sapere se e cosa è stato fatto nel caso Falasche? Forse.

Certo è che un’amministrazione 3.0, che pure ha difficoltà a rispettare i canoni della trasparenza, a rispondere a un “accesso“, almeno dice: “Ricevuto, abbia pazienza...” Niente. Vedremo se questa ulteriore iniziativa porterà a conoscere qualche cosa in più. E ad avere, un giorno, pubblicate sul sito del Comune le schede di ciascun impianto con gestore, canone (a proposito, vengono riscossi?) data della concessione, scadenza, interventi effettuati dai gestori e lavori eseguiti dall’ente.

Quando si dice l’utopia….

Ieri Billia, Noli e Cervellati, oggi Malasuerte: quale visione?

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Pierluigi Cervellati

Terrazza del Municipio, inizio anni 2000: dialogo tra Gianni Billia – allora presidente della Capo d’Anzio – Alberto Noli, progettista del porto, e Pierluigi Cervellati, incaricato di redigere il piano regolatore. Il futuro, lo sviluppo, la città di “mare, cultura e natura“. Ricordo che Billia diceva, ad esempio: “Tu fallo il porto, vedi come le Ferrovie vengono a cercarti e portano la gente qui in 20 minuti” . Si fantasticava di crociere, rotte per la Sardegna, di scendere dal treno – come ripeteva l’urbanista – e “attraversare Villa Albani, l’ospedale militare, arrivare all’area archeologica“. Purtroppo sappiamo com’è andata, con il passaggio dalla teoria alla pratica che è stato disastroso.

Il porto non c’è, “mare, cultura e natura” scritte nel piano sono diventate “varianti, cemento e furberie“,  la “villettopoli“che l’urbanista aberrava è realtà. L’ho presa da lontano, è vero, ma provate a seguire il ragionamento.

In quel piano regolatore tra le cose positive c’era proprio il “Parco delle ville“. Ecco, la notizia dell’acquisizione dell’area dell’ospedale militare – votata all’unanimità dal Consiglio comunale – è assolutamente positiva e a Luciano Bruschini va dato atto di essere riuscito in un’impresa. Da sindaco, negli anni ’90, voleva demolire il muro del “Sanatorio” e ottenne pure un sì, salvo che qualche settimana dopo i militari decisero di rimetterlo a nuovo. Avere l’intera area – per il Central park che era e resta una bugia elettorale – era praticamente impossibile, ma meglio avere quel pezzo che non.

Bene, nel dare il merito al suo alleato ex avversario, il sindaco “incaricato” Candido De Angelis ha parlato di “visione di città“. Non c’è dubbio, l’incontro tra quei tre professionisti ne è la dimostrazione. Si parlava del futuro, di quale modello realizzare,  ma la visione di allora si è inesorabilmente arenata.

Sull’ospedale militare e il “Parco delle Ville“, per esempio, scrive Cervellati: “L’ipotesi progettuale riguarda la trasformazione di una parte di questo parco (di pertinenza dell’area militare) in parco pubblico. Si realizzerebbe così un percorso pedonale, presente ancora nel catasto del ’30. Un percorso che è diventato appunto via Flavia, da viale Severiano a largo Somalia, e che inquadra la villa dal barocco portale rudere ancora esistente. Un percorso pedonale (da viale Severiano a villa Sarsina) parallelo a quello che da viale Mencacci raggiunge villa Albani e a quello che introduceva a villa Adele e che oggi è diventata via degli Elci. La posizione orografica delle tre ville storiche, i loro parchi sontuosi in parte già di proprietà comunale, tutti di proprietà pubblica -statale o regionale- determinano una zona di verde di ettari. Una zona verde centrale particolarmente suggestiva (…)

Oggi nel documento unico di programmazione, come fa notare il Meetup “Grilli di Anzio” nell’area dell’ospedale militare si vorrebbe fare un parcheggio, ma quella indicata nel documento di programmazione non fa parte di quella oggetto della convenzione siglata. E allora?

Ecco, anziché rimestare nel passato, senza una “mea culpa” per quanto abbiamo sotto gli occhi, dovrebbero dirci lui e il centro-desta qual è la visione di oggi.

Vincere le elezioni, certo, poi? Perché prima c’erano Billia, Noli e Cervellati a parlare di futuro – e la città con questo centro-destra il treno l’ha perso – oggi invece c’è da confrontarsi con i personaggi di Malasuerte.  Non è proprio la stessa cosa.

Malasuerte, la camorra e le conferme in aula

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Parole pesanti sono echeggiate durante l’ultima udienza del processo “Malasuerte“, in corso a Velletri. Le ha pronunciate il pubblico ministero, Travaglini, e confermano ciò che andiamo dicendo da tempo e che tanto infastidisce la maggioranza (vecchia e nuova) di casa nostra.

Nel corso dell’udienza di qualche giorno fa  è stata chiesta l’acquisizione di materiale dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Riguarda Raffaele Letizia, non indagato in questo procedimento ma ampiamente citato nell’inchiesta. Sembra – questa l’ipotesi dell’accusa – che i soldi dell’estorsione ai danni di chi gestiva i parcheggi per Ponza finissero al sostentamento della famiglia di Letizia, in passato in soggiorno obbligato ad Anzio.

Letizia è di Casal di Principe, è un personaggio di rilievo tra i “Casalesi“, e  le difese degli imputati – facendo il loro mestiere – si sono opposte all’acquisizione. Ma perché? Il pubblico ministero è stato chiaro: i soggetti coinvolti in Malasuerte avevano “frequentazioni”  e tra queste c’era Letizia, soggetto per il quale chi faceva le estorsioni si prodigava in quanto detenuto durante quell’indagine.

Il magistrato ha pochi dubbi, sostenendo sostanzialmente che esisteva la consapevolezza di chi fosse e del suo “spessore“. C’è di più, perché rivolgendosi al Tribunale il pubblico ministero che se parliamo di camorra ad Anzio “questa è la dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi“.

Lo sapevamo, l’abbiamo scritto , detto pubblicamente che alla piccola criminalità locale è stato fatto mettere il vestito bello. Ecco, quello che il magistrato non sa o non vuole o non può dire perché non attinente al procedimento in corso, è che alcune delle persone vicine a Letizia al tempo stesso hanno avuto un ruolo di sostegno elettorale, organizzativo, di “vicinanza“, di supporto, chiamatelo come volete per la  maggioranza che ci governa. Questo non ha né avrà rilevanza penale, questo non condiziona né condizionerà la quotidiana gestione del Comune come ci dice anche il Ministero dell’Interno, però se permettete preoccupa. E tanto.