Ciao Sergio, grazie. Mantenesti la parola data

sergio

Sergio Borrelli

Aho, guarda che se prendo un impegno lo mantengo“. Poteva lasciar perdere, il giudice aveva proposto l’archiviazione della denuncia che avevo presentato nei suoi confronti per l’infelice uscita sull'”infame“, riferita al sottoscritto e pronunciata in Consiglio comunale. Invece Sergio Borrelli, presidente nell’ultimo ventennio della nostra assemblea civica, mantenne la parola data.

Voglio ricordarlo, oggi che ci ha lasciati, partendo da questo aneddoto. In politica è difficile, è noto, che qualcuno rispetti gli impegni. Invece lui – uomo della Prima Repubblica, persona per bene – andò lì e prima di iniziare fece le scuse concordate.

Ero arrivato a presentare denuncia perché in una precedente seduta si era superato il limite. Altri consiglieri avevano già provveduto, lui tentennava, mi spiegò che non ce l’aveva con me, che rispettava il mio lavoro e che  qualche “infame” voleva sfruttare politicamente quella vicenda dei morosi (mai chiarita, peraltro). Anzi, era convinto di sapere chi mi avesse dato la notizia, gli dissi che sbagliava come in effetti era. Ma l’iter era partito, concordammo le scuse e il ritiro della querela, ma con una solerzia senza eguali il magistrato propose l’archiviazione. Velletri sa sempre stupire, del resto… Sergio poteva persino contro denunciare, invece andò lì e spiegò.

Andai a stringergli la mano, subito dopo. Lo conoscevo da tempo, ero ragazzino e lui era già in Comune. Con lui se ne va un modo di interpretare la politica che – come ricordava nelle sue parole di chiarimento – non ho mai condiviso. Però ci siamo rispettati. E chiariti in quella occasione.

Borrelli in questa città è stato tutto, da assessore a presidente del consiglio comunale, da presidente dell’allora comitato di gestione della Usl Rm35 a consigliere all’acquedotto di Carano. Dai tempi della Dc in poi ha attraversato la vita politico-amministrativa sempre da protagonista.  Con risultati che fatico a vedere, per i cittadini, ma questo è un aspetto che in un momento del genere passa in secondo piano.

Non sono mai stato tenero con lui, da ultimo alla guida del Consiglio comunale (dai giornalisti identificati ai regolamenti interpretati a soggetto), non la pensavamo alla stessa maniera sullo sviluppo della città, ma gli riconosco di essere stato leale.  Non è da tutti.

Ciao Sergio, grazie. E un abbraccio ai tuoi familiari

 

 

 

Ospedale: senologia addio, i tumori si operano ai Castelli

 

senologia

Foto da Il Clandestino

L’attività chirurgica per la mammella è “ricondotta interamente ed esclusivamente al centro senologico aziendale” tradotto le donne di Anzio e Nettuno che avranno bisogno di un intervento, in presenza di un tumore, saranno operate solo a Marino o Albano.

Quello che era nell’aria, è adesso nero su bianco e urlare ora – come fa certa politica che annuncia consigli comunali congiunti – ignorando gli atti propedeutici alla decisione assunta dal direttore generale Narciso Mostarda, è praticamente una beffa. Sulla base di “volumi ed esiti” si decide che qui non sono stati fatti, evidentemente, interventi sufficienti e quindi i chirurghi andranno ai Castelli. I documenti preparatori di questo risalgono al 2010 e 2014, chi partecipa alla conferenza locale della sanità – il sindaco o suo delegato – cosa hanno fatto? E la Regione con chi si è confrontata?

Soprattutto alle donne, chi ci pensa? A chi si sente diagnosticare un tumore, sente crollare il mondo addosso, avrebbe bisogno di qualcosa di “vicino“, chi spiega che allo strazio della malattia si unisce il viaggio della speranza a Marino o Albano?

Sia chiaro, qui non si difendono posti letto tanto per…, né ospedali sotto casa,  meno ancora primariati (anzi, unità operative complesse o semplici) che portano consensi ai politici che poi decidono certe cose, attraverso i direttori generali chiamati a rispondere a chi li ha nominati. No, qui si parla di tumori e non possono esserci “numeri” a stabilire che ti opero  a Marino e non ad Anzio, ad Albano in una delle sedute previste e non a casa tua.

Il dottor Mostarda e chi ce lo ha messo, si dirà, è lì per razionalizzare e seguire le “linee guida“, le disposizioni della “rete oncologica” e via discorrendo. Lecito, per carità, ma i ragionieri si possono fare magari sui letti di medicina, sulla riconversione dei posti di otorino in spazi per Rsa, di quelli di oculistica – andiamo per sommi capi – in spazi per post acuti. Non con i tumori.

Anche perché ad Anzio e Nettuno esiste – e a questo punto viene smantellato – uno dei primi servizi oncologici creati nel Lazio. Qui una benemerita associazione come l’Andos ha realizzato iniziative che la moderna “presa in carico” dei pazienti si sogna, in anni nei quali i predecessori di Mostarda sprecavano risorse, la politica nominava i Comitati di gestione delle Usl, e le volontarie seguivano le donne operate al seno. Qui una benemerita associazione come il Comitato contro il cancro di Anzio-Nettuno ha dedicato alla senologia risorse, tempo, impegni che la Regione e Mostarda neanche immaginano.

Ecco, se gli esami del sangue si fanno a Latina, è marginale. Se arrivo in pronto soccorso e in elicottero mi portano a Roma  perché non possiamo curare ovunque un ictus o un infarto “Stemi” (quello per il quale serve l’emodinamica, per capirci) siamo pure d’accordo. Si va ormai verso ospedali – come quello di Anzio-Nettuno – dedicati alle prime cure  e poi pronti a mandare i pazienti dove necessario per salvar loro la vita.

Altro discorso è la “presa in carico“, nella quale i tumori rientrano al di là dell’intervento chirurgico in sé. Qual è il “percorso” che si fa in questa Asl, operare a Marino e Albano le donne di Anzio e Nettuno per centrare gli obiettivi di budget? E un’idea di “Breast unit” a questa azienda è mai venuta?

Poi sarebbe interessante sapere anche cosa si vuole fare per i pazienti cronici, evitare l’affollamento del pronto soccorso, i malati che possono essere assistiti a domicilio e via discorrendo. Si sta smembrando un ospedale, in cambio di? Ribadisco, sono per tutte le razionalizzazioni possibili – e spesso necessarie, dopo decenni di sprechi – sono d’accordo persino con i reparti chiusi se a questi corrispondono servizi sul territorio, ma non quando si parla di tumori.

Nel documento che segue, comunque, trovate le decisioni della Asl deliberasenologia

Spunti per il programma, il confronto sia su questo

Ho ribadito spesso, negli ultimi giorni, che come sono candidato a guidare la città allo stesso modo sono disposto a fare un passo indietro in nome dell’unità della coalizione di liste civiche e delle forze di centro-sinistra che stanno confrontandosi sulla definizione di un quadro politico e del programma amministrativo. Come ho detto e ripetuto, importante è dimostrare ai cittadini che non solo chi ha amministrato e vuole continuare a farlo ha fallito, ma avere una proposta alternativa seria, credibile e unitaria. A prescindere da chi sarà il candidato sindaco della coalizione. Per questo – dopo confronti con amici, conoscenti, persone che vivono altrove e che abbiamo sentito grazie a Skype, gente che con la politica locale non ha mai avuto niente a che fare e ha deciso di essere nel movimento civico #unaltracittà – abbiamo ritenuto di divulgare gli spunti per un programma. Sono quelli sui quali ci sarà il confronto. Altri campi non ci appartengono.

#unaltraprospettiva

Realizzare, non costruire perché di costruito c’è fin troppo. Stop al consumo di suolo e attività mirata alla riqualificazione ambientale come punto principale del programma amministrativo.

1) Revoca della variante “Puccini”

2) Revoca del piano del centro urbano.

3) Incentivi per il ripopolamento del centro legati a sgravi (fiscalità locale) per chi sceglie di risiedere; premi (eventuale cubatura, ovviamente limitata) per chi riqualifica, realizza ascensori e posti auto; premi (fiscalità locale) per chi realizza iniziative tipo B&B e albergo “diffuso”

3) Interventi legati alla legge di rigenerazione urbana

4) Studio di eventuale moratoria dell’applicazione del piano regolatore generale, da verificare perché esistono diritti acquisiti.

#unaltraprogettualità

Il Comune non può essere inteso come ufficio di collocamento per amici degli amici o portatori di voti, bensì come “motore” di iniziative che abbiano ricadute nel breve, medio e lungo periodo.

1) Porto: trattare con la Regione Lazio affinché sia parte attiva del progetto, liquidando se necessario il socio privato della Capo d’Anzio. Coinvolgere ove necessario l’Autorita di bacino che ha mezzi anche finanziari per la realizzazione dell’opera che veda come prioritaria la riqualificazione del bacino interno. Il mega progetto può attendere

2) Investire risorse sui punti di forza della città: mare, mare, mare…. da Nerone allo sbarco, dall’enogastronomia al turismo balneare, con eventi di respiro nazionale e internazionale.

Stop ai fondi a pioggia per manifestazioni di basso profilo, coinvolgimento di altre realtà – soprattutto riguardo allo sbarco – per un grande progetto europeo.

3) Immaginare l’ingresso in una Fondazione già esistente e di spessore per realizzare eventi in sinergia, verificando la possibilità di inserire il Paradiso sul Mare nel patrimonio della stessa Fondazione, in cambio della ristrutturazione dell’immobile e dell’uso garantito alla città.

#unaltramacchinamministrativa

Dove dipendenti, funzionari e dirigenti non abbiano il fiato sul collo della politica e i ruoli siano rispettati. Gli obiettivi da raggiungere ambiziosi e certi, la premialità sia legata ai risultati raggiunti.

1) Un sistema informatico unico, funzionale, che risolve i problemi dei cittadini.

2) Un ufficio relazioni con il pubblico aperto dalle 9 alle 18 come unico accesso per l’utenza, in grado di prendere in carico e risolvere le esigenze dalla carta d’identità alla pratica edilizia

3) Un ente in grado di fornire servizi senza passare per richieste di favori. Serviranno dirigenti, funzionari e dipendenti lineari, non “allineati” come pretenderebbe qualcuno

4) Un ente che prende “in carico” i cittadini bisognosi, li segue e li assiste senza distribuzione di fondi a pioggia ma con progetti di inserimento d’intesa con le realtà del terzo settore e utilizzando ogni possibile sistema di incentivo in cambio di servizi per la collettività

5) Un ente che grazie a un ufficio studi e programmazione conosce i dati, li analizza, interviene sulla base di questi, partecipa a bandi regionali, nazionali ed europei.

#unaltrapulizia

Riduzione della bolletta dei rifiuti, oggi tra le più alte in Italia, attraverso un sistema di raccolta differenziata efficiente e redditizia

1) Blocco della realizzazione di ulteriori impianti sul territorio

2) Verifica della riduzione della capacità di lavorazione dell’impianto autorizzato grazie alla volontà delle amministrazioni uscenti

3) Sgravi reali per chi differenzia, attraverso un sistema di “pesatura” del rifiuto, sistema già in atto in numerose città

4) Totale passaggio al solare e solare/termico degli edifici pubblici; sostegno del Comune – anche attraverso una centrale acquisti – ai cittadini che intendono passare all’energia solare e solare/termica

5) Adesione ai principi del manifesto “Territorio zero” e sua graduale applicazione nel tempo

#unaltratrasparenza

Perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale.

1) Censimento del patrimonio pubblico, verifica della legittimità dell’occupazione/uso, piano di rientro per i morosi, schede on line sul sito del Comune; certezza attraverso bandi nell’assegnazione e utilizzo degli spazi.

2) Censimento della situazione delle scuole, verifica delle esigenze, programma di interventi a breve, medio e lungo periodo, schede on line sul sito del Comune

3) Disponibilità di spazi pubblici per la cittadinanza, a prezzo calmierato, per lo svolgimento di riunioni e/o incontri

4) Streaming delle sedute di consiglio comunale e commissioni consiliari, di qualità e senza interruzioni pubblicitarie

5) Partecipazione dei cittadini alla vita del Comune anche attraverso opportune modifiche allo Statuto

#unaltramobilità

Immaginare per il trasporto su gomma un sistema che si leghi al “nodo” della nuova autostrada Roma-Latina e allo svincolo Cisterna-Valmontone. Incentivare il trasporto su rotaia e tutto ciò che riguarda la mobilità sostenibile

1) Intesa con Regione Lazio e Trenitalia per la verifica di passaggi “express” per alcuni dei treni da e per Roma, con eliminazione di fermate intermedie (dopo quella di Anzio, solo Lavinio o Padiglione)

2) Parcheggi di scambio ovunque è possibile e incentivo all’uso di navette

3) Estensione dei progetti pedibus in tutti gli istituti scolastici

4) Nodi di scambio treno-bici con percorsi ciclabili che dalle stazioni conducono verso il mare o i parchi.

5) Immaginare – nel lungo periodo – a Padiglione un unico nodo di scambio ferroviario Anzio-Nettuno, con parcheggio multipiano, e riutilizzo della linea ferroviaria con mezzi più “leggeri” o in alternativa la riqualificazione della stessa sul modello della High Way di New York o della pista San Candido-Lienz, con la creazione di un parco urbano ciclabile e “snodi” verso i parchi e il mare

#unaltrasanità

Fatta di servizi sul territorio, presa in carico delle persone con fragilità, meno accessi impropri in ospedale e più prevenzione. Il Comune partecipa alla conferenza dei sindaci, in quella sede dovrà chiedere e ottenere

1) Garanzia dell’assistenza di qualità in fase di emergenza/urgenza

2) Servizi di prossimità per il cittadino affetto da patologie gravi e da patologie croniche

3) Attività di screening e prevenzione che parta dalle scuole elementari per le vicende legate all’alimentazione e arrivi fino alle patologie più serie

4) Realizzazione di servizi per post acuti e lungodegenza e/o Rsa pubblici

#unaltraccoglienza

In una città dove l’immigrazione sia vista come una risorsa e mai come un peso, sviluppando modelli di integrazione.

1) Analisi dei dati e verifiche delle esigenze sul territorio, interventi mirati ove necessario

2) Modelli di integrazione sulla falsariga di ciò che avviene già nelle scuole del territorio

3) Adesione allo “Sprar” per la gestione di eventuali richiedenti asilo

Porto, bando elettorale e una proposta alternativa. Pubblica

porto_palafitte

Il bando per il nuovo porto di Anzio somiglia ormai alla vecchia gestione del trasporto pubblico di Ponza, vale a dire alla signora che con un cappellone di paglia urlava “parte, parte, parte!” e non faceva muovere il bus fino a quando non era carico. Lì, almeno, c’erano i passeggeri, qui una società che si barcamena – è proprio il caso di dirlo – come può.

Sgombero il campo, l’ho fatto pubblicamente e lo ribadisco qui, per coloro che osservano “ma tu sei sempre stato a favore”. Vero, non lo nego. Altri tempi e situazioni. Qualcuno dimentica – conviene – tirai fuori la presenza del privato nella “Capo d’Anzio” che ci era stata data per pubblica e per fare il porto di tutti. Dovevamo mandare via subito Italia Navigando, in Comune non lo fecero. E dovevamo impugnare subito l’atto di cessione a Marconi, in Comune non lo fecero. Ebbene – come, da solo, ripeteva Aurelio Lo Fazio – il problema non erano tanto le procedure (corrette) ma la Capo d’Anzio.

Che da tempo, ormai, pur con una concessione il porto non è in grado di realizzarlo. Lo vuole solo gestire, cosa che interessa il socio privato e la sua rete “Marinedi” che altrimenti – se ne avesse avuto le capacità – doveva apportare i capitali previsti dai patti parasociali e darci il nuovo porto.

Socio privato – nessuno che si è alzato in consiglio comunale a farlo notare – che il sindaco Bruschini prima ha solennemente promesso di “cacciare, parola d’onore” e con il quale ha poi firmato una inutile “road map”, qualche giorno dopo.

C’è chi lo scriveva – in un umile spazio come questo blog – e lo ha scritto. Chi trovava i documenti, i verbali, i bilanci e li rendeva noti e chi ha continuato a guardare il dito e non la luna.

Sgomberato il campo, qualche considerazione e una proposta di via d’uscita. Sulla quale confrontarsi, per chi vuole, senza pregiudizi di sorta.

  1. Perché la Capo d’Anzio per realizzare il primo passaggio dei lavori – sistemazione del bacino interno – non può andare in banca e chiedere un muto di circa 20 milioni di euro? Perché i suoi conti non tornano, nessun istituto di credito – anche per i criteri di Basilea – concede finanziamenti a chi ha bilanci come quelli della società per il 61% ancora del Comune di Anzio. Da qui il bando, con in permuta i posti barca da quello che capiamo. Bando del quale si parla, ormai, da oltre un anno e che sarà l’ennesima occasione di campagna elettorale.

  2. Mettiamoci nei panni della banca X: concedereste un mutuo a moglie e marito che dicono di voler comprare casa e intanto si stanno separando? Ecco, il Comune ha – con colpevole ritardo – iniziato la causa contro il socio privato. Nessun istituto si mette a rischio e questo è un altro ostacolo verso la gara gestita direttamente dalla società. Che punta, invece, a restare a galla – poi quando la Cassazione deciderà chi aveva ragione, vedremo – per far quadrare i bilanci con la gestione.

  3. Come se ne esce? Mandando via il privato, il quale dal primo momento ha chiaro in testa di fare ciò che ha fatto con “Italia Navigando”: prendere più soldi possibili da un’operazione nella quale ha investito ben poco.

  4. E poi? La Capo d’Anzio ha una concessione (a proposito, quanto vale? La famosa stima, pure quella annunciata da più parti?) che la Regione non ha revocato per chissà quale buon ufficio o carità di patria. Decide di sistemare solo il bacino interno – unico “spendibile” e fattibile – ma deve trovare i soldi…

  5. Va coinvolta la Regione stessa, attraverso ad esempio l’Autorità portuale che non si occupa di porti turistici, ma potrebbe anche iniziare a farlo e che, comunque, su quelli commerciali ha competenza e potrebbe – ieri…. – pensare subito all’escavo del canale di accesso. Quello che invece compete, da concessione, alla Capo d’Anzio. L’idea, quindi, è quella di coinvolgere la Regione, entrare nell’autorità portuale, far confluire lì la concessione, affidare alla stessa lavori e futura gestione con una clausola di salvaguardia per i lavoratori che c’erano prima – unici a pagare, finora – e per quelli di adesso. Autorità alla quale il Comune non deve chiedere posti, consiglieri d’amministrazione, nulla se non che il porto resti pubblico.

    Quello che doveva essere all’inizio e che non si è rivelato.

Paradiso sul mare, una revoca e poi? La nostra proposta

paradiso

Il consiglio comunale di Anzio è chiamato a deliberare, venerdì prossimo, sulla revoca di due delibere di 50 anni fa:  numeri 46 e 165 del 1967. Sono quelle che riguardano – andiamo per sommi capi – il vincolo apposto al Paradiso sul Mare a fini scolastici.

La storia, sempre a grandi linee, è nota: i soldi per acquistare il palazzo in stile Liberty  mai diventato casinò non c’erano e serviva un mutuo. La politica dell’epoca si rivolse all’allora ministro dell’istruzione, Malfatti, che trovò il modo di fare avere i soldi, ma per giustificare la concessione del finanziamento pretese che lì si mettesse una scuola. Detto e fatto, si scelse di aprire lì – in una sede prestigiosissima – l’alberghiero.

Ripeto, è una ricostruzione per sommi capi.  Diciamo che se oggi abbiamo il palazzo disegnato da Cesare Bazzani – le cui architetture sono oggetto di studio ancora oggi e del quale possiamo vedere alla biblioteca nazionale di Firenze una struttura simile a quella che abbiamo ad Anzio  – è per quella politica intuizione, trovata o stratagemma. Fate voi.

Ebbene già quando venne lanciata la campagna del Fai per salvaguardare un palazzo in abbandono – iniziativa meritoria – si pose il problema dell’intera ristrutturazione. Cosa che solo in minima parte poteva riguardare i fondi del Fai. Va ricordato anche che, nel corso degli anni, i rapporti con la scuola prima e la Provincia poi – oggi Città metropolitana, che ha competenza sugli istituti superiori – non sono mai stati idilliaci. Ci fu persino l’interruzione del Consiglio comunale da parte di un dirigente scolastico.

Il punto non è questo, bensì la revoca inserita all’ordine del giorno. Togliamo i vincoli, ma poi? Cosa si vuole fare di quel palazzo che solo per il fatto che Fellini ha girato “Amarcord” dovrebbe essere luogo da valorizzare? Cosa si vuole realizzare una volta tolti i vincoli lo sanno forse il sindaco e la sua maggioranza, magari anche qualcuno di quella “allargata” a De Angelis, e siamo curiosi di sentirlo venerdì.

Da tempo, però, è stata lanciata la proposta che è quella di #unaltracittà. Il Comune non ha i soldi per ristrutturare il Paradiso sul mare e poi per garantirne funzionamento e manutenzione. Come la politica degli anni ’60 trovò una soluzione, qui ne immaginiamo un’altra che porti quella struttura ai fasti che merita, consenta alla scuola – vincoli o meno – di avere ancora un “collegamento” con una sede prestigiosa, doti la città di un ristorante stellato.

Come? Mettendo il Paradiso sul Mare a patrimonio di una Fondazione già esistente e che si occupa di promozione culturale, chiedendo di avere  in cambio la ristrutturazione  dell’immobile, la creazione di un ristorante stellato nel quale far lavorare i ragazzi dell’alberghiero,  quindi affidando la gestione per  la realizzazione in quella sede di parte del programma svolto dalla Fondazione o la creazione di nuove iniziative e garantendo lo spazio per eventuali attività organizzate dal Comune e  la partecipazione alla ripartizione degli utili.

C’è, ad esempio, Musica per Roma della quale qui si può scaricare la storia. Ha i bilanci in attivo da tempo, è la più vicina ad Anzio, ha al suo interno dall’Accademia di Santa Cecilia a  Cinema per Roma.

Oppure c’è Ravello, che organizza un concerto all’alba atteso in tutto il mondo e qui potrebbe realizzarlo al tramonto, alla Villa Imperiale. Anche questa fondazione ha bilanci in attivo.

Oppure c’è chi troveremo disposto a farlo, partendo dalla qualità dell’offerta e dalla solidità dei bilanci, senza chiedere posti in consiglio d’amministrazione magari per qualche “trombato” della politica di casa nostra ma sapendo che una cosa che funziona ha ricadute anche occupazionali sulla città.

Ecco, mettere “a reddito” il Paradiso sul Mare e  farne il volano del rilancio culturale di Anzio, questa è la proposta di #unaltracittà.

Luciano Bruschini, il suo alleato di ritorno Candido De Angelis, il centrodestra  che da venti anni ha  il mandato di governare Anzio, tolti i vincoli di 50 anni fa al Paradiso sul Mare cosa vogliono farne?

Tributi, riscossione esterna come previsto. Ora verità sui conti

Ho commesso un errore, quindi è giusto rettificare rispetto a quello che leggerete dopo. La riscossione non sarà affidata a un soggetto privato esterno, ma alla Agenzia delle entrate. Ringrazio chi me lo ha fatto notare e ha spiegato.

Resta valido il resto, cioè la richiesta di verità sui conti.

ccanzio

All’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Anzio c’è come quarto punto: “Affidamento alla riscossione coattiva delle entrate comunali, tributarie e patrimoniali all’Ente“. Quando scrissi che si sarebbe arrivati a tanto – con una montagna di residui fatti da chi ci governa da anni, molti ormai non esigibili – e che l’affidamento andava verso un privato, venni apostrofato con veemenza, anzi minacciato è il termine corretto. L’assessore Zucchini replicò e qui trovate le sue affermazioni. E’ passato poco più di un anno, il nodo arriva al pettine. Quale maggioranza – se allargata o meno al gruppo di De Angelis  – lo approverà, si saprà venerdì. Ma occorre sbrigarsi, la Corte dei Conti altrimenti potrebbe chiedere “lumi“.

Il discorso è un altro: rischiamo il dissesto per una gestione “disinvolta” in questo settore, nella quale sono finiti tra i morosi anche consiglieri comunali e assessori, vicenda che occupò l’assise civica su quanto scritto da me e non su chi dovesse pagare. Il metodo del “poi vediamo” ci ha portato a residui attivi per decine di milioni di euro e non si venga a dire che hanno fatto tutto gli uffici, l’indicazione politica è stata chiara in questi anni. E  -sbaglierò – ha riguardato più i “furbi” che quanti, invece, hanno reali difficoltà.

Ebbene, finalmente, si decide di andare a riscuotere affidandoci, appunto, all’esterno. Il consiglio comunale darà un atto di indirizzo, gli uffici faranno il resto. Speriamo di sapere a quanto ammonta il carico di mancati pagamenti ed elusione, ma anche cosa è stato fatto per cercare di recuperarla finora. Il timore è che sia poco, molto poco.

Una cosa è certa, se davvero realizzeremo #unaltracittà la prima cosa sarà quella di dire ai cittadini qual è la verità sui conti. Chi ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, del resto, lo sappiamo già.

Altro arresto per ‘ndrangheta, Prefetto e Ministro ci siete?

 

E’ di poco fa la notizia dell’arresto per ‘ndrangheta e di perquisizioni anche ad Anzio nell’ambito di un’operazione della Guardia di Finanza di Bologna. Estorsioni aggravate con metodo mafioso.

Dopo lo scambio di battute e successivi comunicati a seguito del convegno organizzato da Sinistra italiana  il 13 gennaio, con l’annuncio di Federica Angeli dell’arrivo di una commissione d’accesso e le rassicurazioni del sindaco, tutto tace dalla Prefettura di Roma e – di conseguenza – dal Ministero dell’Interno. I cittadini – a oggi – non hanno il diritto di sapere se ha “fantasticato” la giornalista di Repubblica (conoscendola, non mi sembra il caso) e quindi possono stare tranquilli  o se le Istituzioni hanno deciso di tenerci appesi ancora per quanto tempo e perché. Condizionato o meno il Comune – e le contiguità tra certi personaggi e pezzi dell’amministrazione sono agli atti, su quello le Istituzioni dovrebbero dirci cosa ne pensano – oggi c’è un altro arresto per ‘ndrangheta.

Operazione che – è evidente – è tutta nell’ambito della criminalità organizzata. Continuare a negare che qui esista e sia radicata – come affermano sentenze, non chi scrive né qualche giornalista “sgradito” – è girarsi dall’altra parte. Sapere se ha fatto affari o avuto favori nel nostro Comune, è un diritto dei cittadini.

gdfsalaoperativa

Pubblico il comunicato della Finanza. Non fa i nomi degli arrestati, quindi elimino anche quelli dei magistrati indicati. Privacy per tutti….

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con i colleghi dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), e l’ausilio dei Comandi Provinciali di Ravenna, Reggio Calabria e di Roma, hanno tratto in arresto, tra l’Emilia-Romagna, il Lazio e la Calabria, tre pregiudicati ritenuti affiliati alla ‘Ndrangheta e responsabili di un episodio di estorsione maturato e consumato in un contesto di malavita organizzata sul territorio emiliano-romagnolo.
In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di
Bologna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa
dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna,   su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia,  nei confronti di F.B., classe 1983 residente a Siderno (RC), C.F.,
residente a Siderno ma domiciliato in Anzio (RM) e L.C., classe 1967 residente in Massa
Lombarda (RA) .
L’odierna operazione, denominata “Scramble”, trae origine dalle dichiarazioni rese dal
collaboratore di giustizia Nicola Femia (condannato per associazione mafiosa a seguito
della storica sentenza emessa dal Tribunale di Bologna il 22 febbraio 2017 che lo ha
ritenuto capo e promotore di un’associazione di stampo mafioso operante nel settore del
gioco illegale) il quale aveva riferito di comportamenti delittuosi, in particolare di natura
estorsiva, posti in essere da alcuni soggetti di origine calabrese attivi sul territorio emilianoromagnolo e riconducibili alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno (RC) una delle consorterie criminali più antiche, pericolose e potenti della ‘Ndrangheta reggina, con importanti ramificazioni in Emilia-Romagna e nel nord Italia, attiva in diversi settori illeciti, primi fra tutti quelli del narcotraffico, delle estorsioni e del controllo delle attività commerciali e imprenditoriali.
La vicenda originaria risale al gennaio 2011, allorquando l’attuale collaboratore di giustizia riceveva le prime richieste estorsive collegate alla gestione di una sala scommesse da costui diretta a Roma. Le successive vicende giudiziarie, che avevano coinvolto in tempi diversi ed a vario titolo sia gli estorsori che l’estorto, avevano fatto registrare delle battute di arresto nelle indebite pretese di denaro.
Successivamente, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, nonostante il Femia fosse ristretto in regime carcerario, anche a seguito del suo arresto intervenuto con l’operazione “Black Monkey” del G.I.C.O. di Bologna, le richieste illecite, per un ammontare di 250mila euro, sono riprese nei confronti dei suoi figli, residenti in provincia di Ravenna, fino ad arrivare al 05 novembre del 2016 quando le minacce rivolte nei confronti di costoro, direttamente presso le loro abitazioni in Conselice (RA), non li convinsero a pagare in tre soluzioni 50mila euro.
L’attività investigativa, anche di natura tecnica, svolta anche avvalendosi dei filmati delle
telecamere di sorveglianza installate presso il municipio del comune ravvenate, come scrive il GIP nell’ordinanza, “ha permesso di riscostruire e riscontrare analiticamente la vicenda estorsiva che ha visto coinvolti a Conselice (RA), da un lato, come parti offese, i figli del noto boss Nicola Femia e dall’altro, nella veste di autori del delitto estorsivo, gli odierni indagati, inseriti o gravitanti nell’orbita della ‘ndrina “Bellocco”, comunque avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal gruppo criminale di stampo ‘ndranghetista.”
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento cautelare sono state eseguite
perquisizioni a Conselice e Massa Lombarda in Provincia di Ravenna, Siderno, Rosarno e
Palmi in Provincia di Reggio Calabria e ad Anzio in Provincia di Roma“.

Conoscere i dati per rispondere alle esigenze. Si parte da qui

Conoscere i dati, analizzarli, condividerli, fare politiche mirate sulla base di esigenze reali e non elettorali di qualche assessore o consigliere. Questa è #unaltracittà 

Se avremo l’onere di amministrare Anzio, partiremo dai dati per poter dare risposte certe. Da quelli statistici nazionali, ma soprattutto realizzando un ufficio studi e programmazione interno che valuti – quotidianamente – quello che accade sul territorio e quali esigenze emergono.
Un ufficio che, al tempo stesso, si occupi di ogni bando al quale può partecipare il Comune e sia dedicato esclusivamente a questo, in modo di recepire le risorse attraverso iniziative di finanza diverse da quelle utilizzate normalmente.
Di seguito i dati illustrati il 14 gennaio da Roberto Fantozzi che vi prego di citare se ritenete di usarli. Li trovate cliccando sul link seguente:   Anzio_Fantozzi_14_gennaio_2018
Da questa base si parte, con l’obiettivo di arrivare ai due spazi lasciati vuoti nell’ultima slide. Vorrà dire che avremo iniziato a realizzare #unaltracittà

ps: il confronto con Senigallia e Trani è voluto, riguarda città sul  mare che hanno dimensioni simili a quelle di Anzio.

Prefetto e Ministro, servono certezze: dobbiamo sapere

DallaChiesa

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto da wikipedia.it)

Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla compagna, lo diceva senza mezzi termini.  Cosa c’entra con Anzio? Provo a sintetizzarlo.

Si susseguono voci disparate sull’arrivo o meno di una commissione d’accesso al Comune, annunciato sabato in un convegno (dopo un articolo di qualche giorno prima) da Federica Angeli. Strumento di prevenzione che – qualora fosse inviato – arriverebbe fuori tempo massimo, anche se il punto non è questo ma come ci si sta facendo gioco di una città intera.

Dopo le prime richieste – ministro all’epoca Alfano, area vicina a esponenti di maggioranza di Anzio – la politica si è mossa per “frenare“. Funziona così, lo scandalo del mancato scioglimento del Comune di Fondi è ancora lì a dimostrarlo. Oggi la politica – il ministro è Minniti, del Pd – dalla parte della maggioranza di Bruschini cerca “sponde“, da quella del Pd “studia” il da farsi, da quella che compone Leu e dai 5Stelle sembra cavalcare l’onda.

Tutti sanno, tutti hanno certezze, tutti si “muovono” ma ai cittadini nessuno dà le risposte dovute. Chiariamo: qui ci sono sentenze a dimostrare la presenza di una ‘ndrina locale. Ci sono beni sequestrati dai Carabinieri qualche giorno fa, nell’ambito di una indagine di Milano denominata “Area 51” «che aveva consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato ad Arluno (Milano) e collegato alla cosca “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (Catanzaro) con ramificazioni sia in Lombardia che nei comuni di  Anzio e Nettuno (Roma)» come recita un comunicato dell’Arma.

Poi ci sono beni sequestrati appartenuti alla camorra, alla banda della Magliana e a un clan di mafia. Negare quelle che non sono infiltrazioni, ma presenza, è da sciocchi. Altro è capire se queste presenze hanno – o meno – inquinato il Comune. Bruschini dice di no, altri la pensano diversamente, così abbiamo due versioni.

Quella del sindaco e del suo entourage  secondo la quale è tutta una bufala, la Angeli ha citato un atto della Bindi, secondo “indiscrezioni” il Prefetto è infuriata e farà un comunicato congiunto con il Comune del quale – però – ancora non vi è traccia. L’altra è quella dei “bene informati“, secondo i quali la commissione è pronta, mancano un paio di nomi e arriva. Ma siamo su Scherzi a parte? Non possiamo stare in balìa delle voci, dei “si dice” o di non meglio specificate fonti.

Caro Prefetto (e caro Ministro, se il Prefetto continua a tacere), abbiamo il diritto di avere certezze e avete il dovere di darcele. Senza pensare a opportunità politiche o meno, ma solo rispondendo se esistono o non i presupposti per l’invio di una commissione d’accesso. Dobbiamo sapere, subito. Ne va della credibilità delle Istituzioni, non certo delle tessere di questo o quel partito.

 

 

 

Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

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Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…