Ciao Angelo, sempre e per sempre dalla stessa parte…

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Angelo Cofini (foto ilgranchio.it)

Questa mattina sarà dato l’estremo saluto ad Angelo Cofini, a tutti gli effetti un punto di riferimento del quartiere di Anzio Colonia, del quale aveva fondato anche uno dei primi comitati di cittadini.

La notizia della sua scomparsa, al tempo dei social, mi ha raggiunto mentre ero lontano da Anzio e impossibilitato a scrivere qualcosa. Provo a recuperare oggi, partendo da una frase di Francesco De Gregori: “Sempre e per sempre, dalla stessa parte, mi troverai….”

Ho conosciuto Angelo lì, ad Anzio Colonia, quando ero poco più che bambino. Lui, comunista, io che frequentavo la parrocchia. Estrazioni diverse, cosa che all’epoca pesava, ma alla fine la stessa attenzione verso chi aveva bisogno. Volontario lui, altrettanto io. E se c’era da “dare una mano“, si faceva e basta senza pensare a chi si “apparteneva“.

Oggi che non c’è più, lo stanno ricordando tutti – e giustamente – per non essere mai venuto meno a quell’appartenenza di partito, di ideale comunista con il quale era nato e con il quale è morto. Lo ritrovai anni dopo – già scrivevo – nel tribolato passaggio da Pci a Pds, nella sezione dove oggi c’è un barbiere indiano a discutere dell’ingresso in Rifondazione, ma poi ogni volta che c’era un’iniziativa ad Anzio Colonia sempre lì, a “dare una mano“. Lo ha fatto fin quando ha potuto, anche come “nonno vigile“, raccontandomi che lui andava in strada da volontario, altri se non arrivava il rimborso si fermavano.

Era un’ingiustizia, piccola ma ingiustizia, e lui aveva nell’animo di combatterle. Tutte.

Anche per questo era un piacere incontrarlo,  sapere della stima che nutriva e che gli permetteva di dire senza peli sulla lingua se qualcosa che avevo scritto non gli era andata a genio.

Era una persona umile, un cittadino “normale“, impegnato dal punto di vista civico pur con un’appartenenza marcata, con   la forza di chi, per un’ideale e per scelta di vita, sapeva stare dalla parte degli ultimi. Sempre.

Abbraccio i familiari, Daniela in particolare che mostra i geni paterni nelle battaglie che sta portando avanti contro la violenza di genere. Angelo ne sarà fiero.

 

Realizziamola insieme, senza urlare. Dai che è possibile

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È andata. Abbiamo provato a condividere un punto di partenza. Grazie a chi, questa mattina, è venuto a sentire quello che avevamo da dire. Grazie soprattutto ai tanti che, fuori dall’agone politico, hanno deciso di partecipare. #unaltracittà è questo, si rivolge a chi non si ritrova necessariamente in un partito, a chi è deluso dalla politica in generale, a chi aveva creduto in qualche altro progetto ed è rimasto a sua volta deluso, a chi cerca un’alternativa credibile.

L’ho detto concludendo il mio intervento, c’è un sistema che è fallito, imploso, del quale non interessano gli aspetti penali ma il modo di concepire la cosa pubblica. Un sistema al quale occorre rispondere insieme, unendo un’area troppo spesso divisa per motivi capziosi. Un sistema che ci aveva promesso mare, cultura e natura e ci ha regalato varianti, cemento e furberie.

L’ho detto e ripeto: se servo a questo sono a disposizione, se ci sarà chi riuscirà meglio di me a unire, sono a disposizione. Ho spiegato a chi ironizza sull’auto candidatura – mia o di Valerio Pollastrini con il quale troveremo un’intesa – che personalmente se volevo essere a capo di una lista di partito mi sarei messo in certe logiche 35 anni fa. Non l’ho fatto allora, non lo faccio adesso. E comunque quelle che vengono definite auto candidature, hanno dietro certamente più gente di chi va a prendere i simboli a Roma, appena escono, e continua a parlare in questa città – senza risultati – da ormai circa 50 anni. Rispetto per tutti, sia chiaro, ma non ci interessa fare presenza: vogliamo andare al ballottaggio e vincerlo.

Sulle basi elencate questa mattina: conoscenza dei dati (bello il lavoro di Roberto Fantozzi, grazie, a breve sarà condiviso), coinvolgimento dei cittadini durante e dopo la campagna elettorale (grazie Giuseppe Baratta) e certezze per chi deciderà di darci fiducia ma anche per chi non lo farà.

Come opporsi a chi ci ha governato per un ventennio? Con la qualità al posto della quantità, immaginando di dare risposte immediate che sono dovute: dalle buche ai rifiuti (per questi facendo pagare una bolletta inferiore rispetto a quella attuale) dall’urbanistica con la revoca dei “quattro cantoni” dell’area Puccini/Vignarola, alla revisione dello strumento del piano regolatore. Dicendo che sul porto la Capo d’Anzio ha fallito e che se vogliamo tenerlo in mani pubbliche abbiamo il dovere di andare alla Regione e chiedere che dell’opera si occupi l’Autorità portuale marittima che potrebbe iniziare domani mattina i lavori indispensabili per l’escavo, quindi per la sistemazione del bacino interno. E punto. Senza chiedere posti in consiglio d’amministrazione, ma solo pretendendo lavori fatti presto e bene. Ancora, la macchina amministrativa, le risposte da dare ai cittadini senza mettere il fiato sul collo a chi lavora, né pretendere che siano “allineati” come abbiamo letto in qualche carta giudiziaria o “in cassaforte”.

A proposito di vicende penali: ne risponde chi è accusato di aver commesso reati. Ci sono responsabilità politiche molto più gravi, quelle di averci portato in queste condizioni.

Ecco, non ci sarà spazio per accordi con chi ha alzato la mano a favore di questa maggioranza, con chi non si è ribellato a un leit motiv che è stato “lascia fa, chi te lo fa fa….”. Con chi è il passato e non può rappresentare il futuro.

E ci interessa che si riparta dalla legalità delle cose quotidiane: partiti che pagano le sedi, consiglieri comunali che non siano morosi, assunzioni con i titoli giusti. Sembra banale, non lo è affatto.

Poi serviranno, questo il passaggio fondamentale, le basi per dare risposte a medio e lungo termine che ci dicano dove vogliamo portare questa città, partendo dallo stop al consumo di suolo.

Quale modello di sviluppo dare, affinché si creino condizioni per favorire l’occupazione che non dovrà più essere quella della cooperativa di amici degli amici ma legata agli eventi che Anzio merita.  Sono stati illustrati i dati di Trani e Senigallia, città sul mare della stessa dimensione nostra: siamo pericolosamente verso la prima, puntiamo ad andare verso la seconda ma guardiamo anche a realtà come Ravello, il Salento, il Cilento, Forte dei Marmi, Viareggio…

Partendo dal mare, che oggi grazie all’ospitalità del Molo 5.63 abbiamo apprezzato in tutto il suo splendore. Dal mare che il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso, definiva “il nostro petrolio”. Al mare è legato Nerone, è legato lo sbarco, sono legati i prodotti di eccellenza, l’enogastronomia.

Alcune idee su come valorizzare tutto questo, investendo in eventi internazionali, ci sono. Sullo sbarco, ad esempio, un grande progetto europeo che parta dalla Sicilia, passi per Salerno, ci porti ad Anzio e quindi a Roma liberata, coinvolga i cimiteri di guerra, arrivi alla Normandia e quindi all’Europa liberata.

Siamo impegnati, civicamente, da anni. Non abbiamo mai avuto ruoli in partiti o “fatto” politica come viene intesa dalle nostre parti. Non siamo contro la politica come tale, ma per una che abbia in mente dove vuole andare, non solo il potere fine a se stesso. Ho risposto anche a  quanti si domandano cosa ho da chiedere se non sarò candidato sindaco: nulla.

Chi è in questa avventura ci mette faccia e credibilità personale. Non abbiamo urlato – questa mattina – e non urleremo: sarà il modo per spiegare che anche così è possibile realizzare #unaltracittà. Insieme.

Per chi non c’era e vuole approfondire a questo link il video dell’evento di Angelo Pugliese, a questo il servizio di Gianfranco Compagno del Giornale del Lazio.

Ciao e grazie Vittorio, un colpo di spugna e passava tutto…

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Vittorio Mascia (foto da ilgranchio.it)

La scomparsa di Vittorio Mascia lascia un ulteriore vuoto tra i personaggi che – negli ambiti più disparati – hanno fatto la storia di questa città.

Non c’è gente che abbia frequentato il centro sportivo delle “4 Casette” che non abbia un episodio da ricordare con il custode e massaggiatore come protagonista. Vittorio Mascia è stato una vita su quei campi, per il calcio in particolare ma se c’era da dare una mano ad altre realtà non si tirava indietro.

Aveva 98 anni, ma posso dire che io lo ricordo sempre uguale, da quando appena bambino lo vedevo già in tuta, a seguire le vicende dell’Anzio calcio, ci fosse un giocatore da soccorrere o la bandierina del calcio d’angolo da risistemare in tutta fretta. Vittorio è stato genuino e generoso. Non c’erano le scuole di oggi, ma la pratica quotidiana lo aveva forgiato, insieme all’esperienza che gli faceva capire al volo se si trattava di qualcosa di serio o non era successo nulla. Così bastava un suo colpo di spugna per far passare tutto…

Altri tempi, non c’è dubbio, ma davvero un paternale sguardo, quell’acqua che arrivava – molto prima dei vari spray miracolosi e di giocatori che si straziano anche per una banale caduta – e la pacca sulla spalla di Mascia e si era di nuovo in piedi, pronti a correre.

Penso   sia giusto che al “Bruschini” – che Vittorio ha calcato sicuramente più di tanti altri –  si trovi il modo di dedicargli uno spazio, almeno una sala massaggi. Intanto mando un forte abbraccio ai familiari tutti.

Ciao Vittorio, grazie per il contributo che hai dato allo sport di questa città.

Realizziamola insieme. Vi aspetto domenica

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È in programma domenica 14 gennaio alle 10, presso il Molo 5.63 di Anzio, piazzale Marinai d’Italia (parcheggio dietro al porto) l’incontro organizzato dal movimento #unaltracittà  sul tema “Realizziamola insieme”. Sono in programma due relazioni, un dibattito tra i partecipanti, gli interventi di Valerio Pollastrini e di chi scrive.

La prima relazione sarà di Roberto Fantozzi, sul tema: “Cosa è stato fatto, cosa possiamo fare. #unaltraprospettiva” e metterà a confronto dati socio-economici. La seconda, invece, di Giuseppe Baratta sul tema: “Coinvolgere, emozionare. #unaltracomunicazione” tratterà delle segnalazioni e della partecipazione dei cittadini alle scelte del Comune.

Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora almeno perché c’è un percorso che si sta portando avanti e sul quale intendiamo confrontarci. Rispetto alla mia dichiarata disponibilità, ribadisco il concetto che sono qui per cercare di unire, diversamente ho altro da fare. Tra me e Valerio Pollastrini c’è un’intesa e troveremo la quadratura del cerchio, ne sono certo, per avere un candidato sindaco unitario e in grado di arrivare al ballottaggio. Questa unità di intenti ha spiazzato più di qualche solone della politica di casa nostra, gente che sta lì da una vita, con risultati prossimi allo zero per Anzio ma spesso un sostegno concreto a chi ha governato. Mi spiace per loro, ma si cambia registro.

Realizzare, non costruire #unaltracittà perché di costruito c’è fin troppo. Questo sarà uno dei temi che affronteremo, dicendo stop al consumo di suolo e puntando alla riqualificazione ambientale come punto principale del programma amministrativo.

Realizzare…

#unaltra progettualità per lo sviluppo di Anzio, diverso e alternativo a quello di chi ha governato negli ultimi 20 anni e ci ha portato nelle condizioni in cui siamo. Il Comune non può essere inteso come ufficio di collocamento per amici degli amici o portatori di voti, bensì come “motore” di iniziative che abbiano ricadute nel breve, medio e soprattutto lungo periodo. Chiunque sarà sindaco dovrà tappare buche e raccogliere i rifiuti (facendo spendere meno di oggi), ma anche immaginare cosa sarà da qui ai prossimi 40 anni e quali ricadute in termini economico-sociali avranno le scelte fatte. Uno sviluppo che ruoti intorno al mare e alle sue risorse, che punti sulla qualità di eventi di respiro nazionale e internazionale

#unaltraccoglienza in una città dove l’immigrazione sia vista come una risorsa e mai come un peso, sviluppando modelli di integrazione.

#unaltramacchina amministrativa, dove dipendenti, funzionari e dirigenti non abbiano il fiato sul collo della politica e i ruoli siano rispettati. Un sistema informatico unico, funzionale, che risolve i problemi dei cittadini. Un ente nel quale deve essere bello lavorare e che sarà in grado di fornire servizi senza passare per richieste di favori. Serviranno dirigenti, funzionari e dipendenti lineari, non “allineati” come pretenderebbe qualcuno…

#unaltrasanità, fatta di servizi sul territorio, presa in carico delle persone con fragilità, meno accessi impropri in ospedale e più prevenzione

#unaltratrasparenza, perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale.

Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

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La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?

Mense, il 3.0 “tradito” dal sistema di pagamento

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Volete pagare la mensa con il sistema messo a punto ad Anzio? L’amico Luciano Dell’Aglio ha realizzato questo video che potete vedere qui e che spiega meglio di ogni altra cosa le difficoltà che ha un cittadino medio a pagare on line.

Il Comune di Anzio – fra i tre che hanno avviato il sistema di pagamento della Città metropolitana  – anziché semplificare la vita degli utenti, con questo genere di pagamento l’ha resa più difficile. Sono cinque i siti diversi tra i quali “rimbalzare” e una trentina i passaggi da effettuare in almeno 15 minuti. Di corsa, perché il “token” scade.

Il tutto a un costo, per la collettività, di circa 15.000 euro l’anno. Quando il sistema originario – quello con il quale ci si iscrive, si comunicano le assenze e si verifica la propria posizione – non prevedeva aggravi e consentiva di pagare on line in modi diversi. Bastava volerlo, era tutto pronto, ma si è scelta una strada diversa. Il 3.0 che finalmente diventava realtà – almeno per questo servizio fondamentale – è stato  “tradito” da un sistema che ci costa ed è farraginoso.

Facciamo un esempio, è come se per acquistare un prodotto su Amazon o Ebay si dovesse – dopo aver messo nel carrello ciò che ci interessa – scegliere il metodo di pagamento, aspettare una mail, uscire dal sito, andare a pagare e poi tornare indietro. Sappiamo tutti, invece, che scelto il metodo si va al massimo su un sito esterno, si paga – con carta o paypal – e si torna su quello originale.

Ovunque, non ad Anzio.

Altro che sognatori, caro sindaco bastava guardarsi intorno

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Francamente l’invio, oggi, di una commissione d’accesso al Comune di Anzio suonerebbe come una beffa. Avesse voluto, il prefetto di Roma aveva tutte le carte per decidere se inviarla a o meno un anno e mezzo fa, se non prima. In questa straordinario Paese che è l’Italia sono pochi, purtroppo, ad assumersi responsabilità importanti e così se ci sono elementi si aspettano gli arresti, se arrivano pure questi forse si decide che… intanto il tempo scorre, i rapporti tra alcuni esponenti politici di casa nostra e delinquenza comune e/o organizzata sono nero su bianco e sono andati avanti, il temporeggiare delle istituzioni (la i è volutamente minuscola, mi spiace) porterà alla naturale scadenza di questa consiliatura.

La commissione d’accesso, se nulla c’è da temere, avrebbe forse fatto chiarezza su determinati rapporti. Se è ancora una delle possibili misure di prevenzione, avrebbe forse evitato di calpestare quella che mi piace definire la legalità delle cose quotidiane. La commissione d’accesso non avrebbe magari dimostrato il condizionamento di chi amministra (o di parte di essi) o della macchina burocratica, ma fatto emergere – come è nei fatti – diciamo frequentazioni pericolose. E magari avrebbe detto: “Sono dei pasticcioni, ma non condizionati” ed eravamo tutti più sereni. Si è preferito non mandarla, mentre accadeva quello che è riassunto (e non è tutto) qui. Scelte, per carità, legittime e da rispettare.

Il sindaco, che usa facebook e non la pagina del sito istituzionale, oggi commenta le notizie di questi giorni su quanto starebbe valutando la Prefettura, parlando di fake news, romanzieri, sognatori e via discorrendo. Stavolta non dà a nessuno dell’imbecille ed è già un passo avanti, né annuncia querele.  E se dobbiamo a lui e al resto delle istituzioni rispetto, altrettanto ne deve a chi  la pensa diversamente.

Ma Bruschini sa bene che al di là della riunione o meno in Prefettura e della decisione – che sarebbe assolutamente tardiva – o meno sull’accesso, la situazione gli è sfuggita di mano. E basta ripeterci che è specchiato: lo sappiamo. Aveva e ha una responsabilità che è quella di non essersi guardato abbastanza intorno, non aver approfondito i rapporti di chi portava voti (e non parliamo solo di Placidi, sia chiaro) con ambienti diciamo “border line” se non peggio.

Sostenevo in passato e torno a farlo oggi che c’è la responsabilità di aver fatto mettere il vestito bello a qualche malavitoso locale e di averlo fatto “entrare” nel Palazzo. Bastava guardarsi intorno o – volendo – leggersi qualche carta dell’inchiesta Malasuerte (dove il pubblico ministero fa riferimento alla camorra), a cominciare dalla deposizione del vice sindaco. O dalla sentenza di primo grado: quel pizzo era pagato per la “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“.

Basterebbe leggere le carte di Evergreen – in Comune circolano, ma potrei sbagliare – e  non i capi d’imputazione ma i rapporti con i “calabresi“. A proposito, chi stava per prendere lavori dal Comune (e chissà se ne ha presi altri, una commissione avrebbe potuto accertarlo) è riassunto in questo articolo di Andrea Palladino per il “Fatto Quotidiano”.

Altro che sogni, è la triste e preoccupante realtà. Bastava guardarsi intorno, caro sindaco.

ps: ma si ritira in famiglia come afferma su facebook o fa il capolista per Candido De Angelis sindaco come aveva annunciato in Consiglio comunale?

Auguri a tutti, a cominciare dal sindaco Bruschini

 

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Auguri di cuore a quanti seguono questo spazio, per primo a chi non condivide i racconti che faccio e che – voglio sottolinearlo – si basano sempre su documenti ufficiali in casi di cronaca o su idee approfondite quando si propongono alternative a chi guida la città.

Per questo comincio dal sindaco, il rappresentante di tutti noi, al quale mi lega una vecchia conoscenza e un rispetto per la persona mai venuto meno. Non condivido ciò che ha fatto e sta facendo, da ultimo auguri più “accorati” che  “sentiti” .

Mi spiace, ma non abbiamo visto nulla in questi anni e non ne vedremo in futuro, è la mia convinzione. Però è Natale e visto che piaccia o meno Bruschini rappresenta tutti noi cittadini – primi quelli che non l’hanno votato, a mio modestissimo parere – gli auguri partono da lui. Buon Natale, Luciano!

Poi si estendono a chi mi legge, a chi lo fa ma dice che non è vero, a chi sostiene le mie battaglie – che sono di una vita, il blog è un modo 3.0 di condurle – e a chi se la prende per quanto scrivo, a chi non condivide, a chi ogni tanto viene a curiosare, a chi ne ha solo sentito parlare.

Auguri  a chi vorrà essermi a fianco se avremo l’onore e l’onere di realizzare #unaltracittà. Sono certo che una “quadra” la troveremo, senza rincorrere vecchie liturgie di partito, e ci presenteremo uniti alla sfida per il Comune, indipendentemente da chi sarà il candidato sindaco. Io sono a disposizione, è noto, per esserlo o per fare un passo indietro. E lo resto per raccontare, cosa che faccio da una vita. Ah, se toccasse a me  questa impresa, userei lo stesso metodo: conoscere, capire, spiegare e farsi capire. Andare, vedere e raccontare: con passione e rigore.

#unaltracittà sarà più pulita, accogliente, solidale, trasparente, europea. Si spenderà meno per il servizio rifiuti e ci sarà maggiore attenzione verso eventi culturali di respiro internazionale. Non faremo promesse irrealizzabili o come cantava Guccini “cose vecchie con il vestito nuovo” (che poi così nuovo non è, anzi) ma diremo ai cittadini la verità. Con un modello che possa portare sviluppo per tutti e non “lavoretti” per pochi. Perché il Comune non è un ufficio di collocamento, ma può diventare un volano per garantire benessere se le cose funzionano.  Perché in Comune non servono dirigenti, funzionari o dipendenti che siano “allineati” ma lineari e che possano lavorare senza pressioni, per il bene di tutti. Perché dobbiamo immaginare Anzio nel 2058, mentre metteremo mano a un’ordinaria amministrazione che deve necessariamente cambiare passo, ai servizi quotidiani più efficienti ed efficaci.

Per chi è interessato, un primo appuntamento sarà il 14 gennaio, alle 10 del mattino, al Molo 5.63 di piazzale Marinai d’Italia.  Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora.

Ma torniamo agli auguri: i primi a chi, come me, immagina di scendere in campo per provare a cambiare le cose in questa città, da Valerio a Roberto, da Roberta a Natalino, da Candido a Manuela e a chi sarà l’esponente dei 5stelle, a quelli che verranno. Auguri a chi non riuscirò a vedere o sentire, ai tanti amici danneggiati da trasfusioni o emoderivati che lottano per avere giustizia e che mi hanno raccontato le loro storie, facendomi riscoprire il gusto di questo mestiere e trovare una dignità impareggiabile. A tutti coloro che grazie al libro e al documentario ho avuto modo di conoscere e apprezzare, instaurando un rapporto inimmaginabile. Alle mie fonti, ufficiali e soprattutto ufficiose. Agli amici del baseball, a quelli di una vita (Elvira per prima, si può dire senza che vi offendete?),  ai tanti con i quali sono passato dal virtuale al reale, a chi si è allontanato e forse così amico non era, a chi purtroppo non c’è più. Ai colleghi di questa straordinaria esperienza che è il Messaggero, a quelli che incontro ogni giorno e a quelli che so esserci sempre. A quelli del corso di Comunicazione scientifica e biomedica, una delle mie ultime sfide. Alla mia Lazio e a tutti i suoi tifosi, ne abbiamo sempre bisogno. Auguri a chi sta soffrendo, per mille motivi. A chi in questi giorni ci garantisce sicurezza e servizi sanitari.

Auguri ai familiari – anche se molti li vedo di persona eh… – e parenti vicini e lontani. A Sara che è in Spagna e ai Vlietstra’s in Canada. Ma soprattutto a Sabrina, Arianna e Gaia: la mia famiglia, l’impresa più  entusiasmante, bella e difficile che si possa affrontare. Buon Natale!

 

Placidi non è la “peste”, ingrato chi lo scarica

Diciamo la verità, la magistratura – così la pensano in maggioranza – gli ha tolto un bel peso. Con Patrizio Placidi agli arresti – cosa che personalmente non augurerei al peggior nemico – anche l’ultima consigliere comunale, appena entrata, ha tenuto a precisare che lei con la Lista Enea è sì stata eletta ma – sostenendo il sindaco – ne prende le distanze.

Come hanno fatto tutti – chi prima e chi dopo – ai quali erano ben noti i modi sopra le righe di Patrizio, ma che quando c’era da vincere le elezioni o da sistemare qualche pratica scomoda – vedi biogas o differenziata fatta partire in campagna elettorale senza copertura finanziaria – andavano benissimo.

Ora sembra quasi che Placidi abbia la “peste” e francamente mi sembra eccessivo. Le immagini di questo umile spazio di segnalazione, denuncia e proposta dicono ben altro. La pagina facebook non è aggiornata ma ben racconta.

Oggi altri hanno risolto un problema che dal punto di vista politico, quello sì, era noto e rappresentava un macigno. Fingere quasi di non conoscere Placidi è troppo. E’ da ingrati scaricarlo.

L’ho combattuto una vita, perciò lo dico senza se e senza ma. Ribadendo un principio che vale per tutti: presunzione di innocenza e “giustizia giusta“, come predicava invano Marco Pannella. E’ il sistema che è stato bene a tutti nella maggioranza politica anziate che non va, altro che vittima… Il brodo di coltura era e resta quello. Poi se Placidi ha sbagliato pagherà il conto alla giustizia.

De Angelis sindaco lo ha avuto assessore alle finanze e gli ha impedito –  va riconosciuto – la potenziale “Anzio servizi“, il “Bingo” al Paradiso sul mare, la riscossione coatta affidata in fretta e furia dei tributi.  Da assessore all’ambiente, poi, Patrizio ha avuto carta bianca da Bruschini e dal resto della maggioranza. Ora che questa si allarga, non si potrà dire che finito Placidi è tutto a posto. Troppo comodo, chi si prende Bruschini porta con sé l’intero “pacchetto” di responsabilità. Che con il penale non c’entra, anzi a volte lo sfiora – sia chiaro – ma vista la situazione è ancora più grave.

Biogas, c’era una soluzione. Ecco le intercettazioni beffa

 

Vi ricordate l’epiteto di “ominicchi e viperette“? E l’invito a tenere conto dell’etica? Ecco, Chiara Di Fede – attiva sul territorio con l’associazione Città Futura – può tranquillamente rispedirli al mittente. A proposito di andare a testa alta, anche lei finisce nelle intercettazioni telefoniche e ambientali dell’operazione “Evergreen” ma perché viene citata da Patrizio Placidi e Massimo Millaci (non indagato, ricordiamolo, ma capogruppo di un partito di maggioranza) come colei che stava per far “saltare” la prima biogas.

Non se la prenderà, quindi, se vengono riportati i passaggi che la riguardano. Di più, deve andarne fiera perché aiuta a svelare un altro pezzo del sistema-Anzio. Mentre oggi – grazie ad atti che sono pubblici – abbiamo un ulteriore particolare sulla vicenda sulla quale – a detta di Placidi – prima “erano tutti d’accordo” e poi lui ha dovuto “incollare il vuzzo“. E che particolare.

E’ il 25 febbraio di quest’anno, c’è un incontro fra Placidi, Campa e Millaci. Si parla della “gara ponte” per i rifiuti, della necessità di fare una lettera con urgenza, di convincere altri consiglieri e si arriva a criticare l’atteggiamento di Gianfranco Tontini – altro capogruppo di maggioranza – dicendo “dopo quello che ha fatto ieri“.  Il giorno prima c’era stato il consiglio comunale con il dibattito sulla Biogas. Placidi: “Io non so che ca… ha fatto ieri“. Campa chiarisce: “Ha esagerato” e Placidi: “Io so solo… hai fatto bene a non far mettere la retroattività“, interviene Millaci: “E’ andato a dire a Chiara Di Fede, quello che ha detto di te c’ha ragione…” e Placidi sbotta: “Come Chiara Di Fede c’ha ragione?” Ancora il capogruppo di Forza Italia: “Ha creato un problema enorme“.

Cosa aveva fatto? Chiesto che le modifiche al regolamento fossero retroattive “per quei procedimenti che l’amministrazione comunale riterrà opportuno sottoporre a revisione“. Il testo completo, comunque, lo trovate nell’immagine seguente letteracittàfutura

E cosa ha fatto Gianfranco Tontini? “Ha detto io sono anche d’accordo sul punto, mi dispiace che non è stato messo il punto di Chiara Di Fede perché è un punto intelligente“.  Apriti cielo, gli investigatori dicono che Placidi è abbastanza adirato “ma come avevamo detto di no, dall’inizio ha detto di no, Lombetto ha detto noi non siamo per la retroattività aoh!” Quel punto avrebbe creato un problema, è evidente. Forse avrebbe bloccato la biogas, avrebbe fatto riaprire la procedura, portato a un contenzioso, allungato i tempi. Invece no.

La proposta di modifica del regolamento era stata illustrata al sindaco dalla rappresentante di Città Futura, ma Luciano Bruschini motivò il rigetto spiegando che non c’era la serenità politica per votarlo. Ora sappiamo anche il perché.

Anche a questo servono le intercettazioni telefoniche, anche per questo – non ad Anzio, ma in Parlamento – si continua a provare a imbavagliare chi le rende note. Soprattutto per questo – al di là di una candidatura ancora potenziale – continuerò a battermi perché si sia “liberi di informare, liberi di sapere“, vecchio slogan dell’Unione nazionale cronisti.

E complimenti a Chiara, ora chi ha usato epiteti contro di lei (e purtroppo nei confronti di molti altri) chieda scusa.