Santaniello assolta, il “sistema” e nessuno pagherà

angela

L’assoluzione di Angela Santaniello avvenuta oggi in appello è la conferma che in questo Paese si è ancora innocenti fino a prova del contrario. Sulla vicenda mi sono espresso a più riprese, anche nell’immediatezza della condanna di primo grado, e non cambio idea.

Dalle riflessioni di allora, però, ne derivano necessariamente altre. La magistratura va rispettata, ci mancherebbe altro, le sentenze ancora di più, ma in quella vicenda più di qualcosa – lo dico sommessamente – non è quadrato. Se la Cassazione – che già in sede preliminare aveva fatto notare che la corruzione non c’era per Santaniello – confermerà la sentenza odierna chi pagherà? La dirigente del Comune di Anzio ha fatto 7 mesi di ingiusta detenzione, è stata condannata e sospesa in meno di 24 ore, ha dovuto appellarsi a più tribunali per vedere riconosciute le sue ragioni e non riesce ancora a vedere un euro, il minimo che possa fare oggi il Comune è emettere un provvedimento domani mattina. La segretaria generale faccia come il suo predecessore, a tempo di record decida che la dottoressa va riammessa in servizio come lui la sospese.

Ma questo, paradossalmente, è il meno. Perché 7 mesi di vita nessuno te li restituisce, l’onta dell’arresto, di tutto quello che ne è conseguito e – peggio – l’onta di far finire negli atti di indagine ciò che non era assolutamente attinente, nessuno li pagherà. L’avvocato Michele Monaco, che ha seguito la vicenda, sicuramente chiederà il risarcimento per ingiusta detenzione, ma alla fine sarà a carico dei cittadini, non del Tribunale, della Procura e tanto meno della Guardia di Finanza che indagò con sistemi che si usano forse per il traffico internazionale di droga più che per presunta corruzione e abuso d’ufficio. Che restano reati, sia chiaro, ma in questo caso la montagna ha partorito il topolino. E se questa indagine serviva alla Procura di Velletri per dire che si è occupata di Anzio, beh non ci siamo.

Il “sistema” che emerge da quelle carte c’era e c’è, l’assessore Colarieti – pena ridotta da due a un anno e  6 mesi – abusava del suo ruolo a favore della “sua” cooperativa, affidata ad Augusto De Berardinis (assistito dall’avvocato Christian Milita, pena dimezzata, da 2 a 1 anno) che aveva necessità di lavorare e si piegava alle volontà del potente di turno. Quel “sistema” è purtroppo la norma, ad Anzio, lo dimostrano altre inchieste, non lo vedono solo i ciechi, ma nessuno è stato arrestato preventivamente scontando prima del processo la potenziale condanna. Sono tutti al loro posto, allora occorre (occorreva) essere garantisti in ogni occasione. Al limite sospendere dagli incarichi, trovare un’alternativa, ma privare della libertà per una proroga di fronte a quello che vediamo quotidianamente era ed è abnorme.

C’è l’aspetto – non penale ma forse ancora più grave – della politica che entra a gamba tesa negli appalti, fa assumere chi dice lei, si presta a mediazioni all’attenzione della magistratura. Della politica diventata altro, rispetto alla città da immaginare e governare.

Però, ripeto, nella patria di Cesare Beccaria era necessario arrestare, mettere carte che non c’entravano e che alla prima udienza è stato chiesto di “espungere” dalla difesa, andare oltre il dovuto? Serviva? E perché? Tornano in mente le battaglie sulla “giustizia giusta” di Marco Pannella e dei Radicali, avanti sull’argomento 30 e più anni fa.

No, non era necessario e dispiace sia stato fatto. Ma nessuno pagherà. Anzi sì, i cittadini.

ps, agli stessi che in Comune andarono in “processione” dalla Santaniello il giorno dopo la condanna di primo grado e poi si sono celati dietro a “vorrei ma non posso“, un consiglio: state a casa

L’Urp beffa, speriamo sia la volta buona

funzionepubblicaurp

Va dato atto ai “Grilli di Anzio” di non mollare, così ottengono risposta dalla Funzione pubblica e qualche grattacapo al Comune lo creano, com’era già stato per le “quote rosa” alla Capo d’Anzio. Lo fanno su una vicenda che il sindaco (alla faccia del 3.0) non considera, né i suoi assessori, tanto meno i consiglieri di maggioranza e – peggio – quelli di opposizione, figuriamoci chi è responsabile di trasparenza e anti-corruzione.

Sul sito del Comune di Anzio c’è un potenziale falso, segnalato in questo spazio un paio d’anni fa, che nessuno si è preso la briga di sanare. Come? Istituendo l’ufficio relazioni con il pubblico in una delle numerose revisioni della dotazione organica del Comune o, più semplicemente, togliendo almeno il link a un servizio inesistente.

Ma no, che vai a guardare… Loro sono impegnati con la po-li-ti-ca, i massimi sistemi da bar dello sport, un possibile falso? E pazienza….

Sbaglierò, ma è dalle cose piccole, quotidiane, che si vede se un’amministrazione vuole essere trasparente o non. E se un’opposizione vuole essere tale o non. E se chi deve far rispettare le regole è attento o meno. Come nel caso dell’Urp. Sarà la volta buona?

E’ stata diffusa oggi, ad esempio, la richiesta di accesso civico alla quale chi scrive e altri hanno pensato ormai da qualche settimana per sapere che fine hanno fatto le contestazioni del Ministero dell’Economia e finanze. Sono soldi che il Comune deve incassare, decisioni che deve prendere, ma qui è tutto ovattato e sta bene alla po-li-ti-ca.

Ce ne sono tante altre – dai morosi “dimenticati” alle incompatibilità palesi ma per le quali si aspetta l’Anac (addio….), dai titoli sbagliati nelle procedure ex 110 alla gara infinita delle mense – ma Luciano Bruschini ha la grande capacità di mettere tutti a tacere. Gli va riconosciuto, come lui (e la politica di casa nostra e la vetero-burocrazia) deve riconoscere ai cittadini il ruolo che gli compete: controllare se altri non lo fanno.

***

Di seguito la nota dei “Grilli di Anzio”.

Avevamo segnalato alcuni mesi fa la mancanza dell’URP nel nostro comune, e allora la risposta del segretario generale Savarino fu:
《Per quanto concerne l’identificazione dell’URP “Ufficio Relazioni con il Pubblico” con relativa ubicazione, orari e contatti e nominativo del responsabile, si comunica che non è attualmente previsto nella struttura dell’Ente》

Abbiamo quindi interessato il Dipartimento della funzione pubblica ch eoggi ci risponde con lettera che alleghiamo. L’ente è invitato a ottemperare come prevede la legge.

Una nostra vittoria nella battaglia sullla trasparenza ma vigileremo affinchè venga effettivamente attuato

Caccia ai migranti, non a chi fa affari grazie alla politica

rete4

Stavolta non c’è comunicato, né richiesta di risarcimento del danno per la città, né riferimento a “possibili candidati” pure presenti. Quelli andati in tv ieri sera, a Rete4, sono alleati o comunque molto vicini al sindaco Luciano Bruschini, figuriamoci se fa tutto il can can montato (arrivando a dare degli “imbecilli” ai cittadini) quando da altre emittenti nazionali si faceva cronaca, si denunciava la situazione della criminalità sul territorio e si segnalava quanto emergeva da indagini della magistratura. E nessuno parla di chi si stracciò le vesti perché “i panni sporchi si lavano in casa” dopo che in tv andò lo scempio delle Grotte di Nerone.

No, stavolta Bruschini e gli gli altri tacciono, ma la figuraccia resta. Chi ha parlato da Anzio non rappresenta me, né tanti altri cittadini. L’avvocato Mario Marcellini ha lanciato su facebook – e mi sono affrettato a condividere come molti – lo slogan “l’Anzio peggiore, non in mio nome“.

Il problema? I richiedenti asilo che sono arrivati da tempo sul territorio – senza che mai si verificasse un fatto di cronaca causato da loro, nei confronti dei quali c’è chi invece è arrivato a sparare, in via dell’Armellino – i quali vivono in hotel o villette mentre gli italiani sono alla fame. Populismo da quattro soldi che farà forse prendere voti, esasperare gli animi, ma non risolve nulla. Soprattutto se la prende con chi qui è stato mandato ma non con chi fa affari sulla pelle di questa gente.

Quando il danno è ormai fatto, c’è chi prova a prendere le distanze, ma  il ragionamento deve essere allargato necessariamente. I richiedenti asilo sono un problema europeo, Anzio ha fatto la sua parte e possiamo essere d’accordo nel dire che ora basta, ma qualcosa rispetto all’individuazione delle strutture andrebbe detta. C’erano e ci sono le sufficienti garanzie igienico-sanitarie, per esempio, a via dell’Armellino? E come si è arrivati a proporre e far accettare quello spazio alla Prefettura? Chi controlla? Ma no, basta dire che non li vogliamo, ma intanto c’è chi grazie anche a coperture della politica locale affitta gli spazi e incassa. Non si spiegherebbe altrimenti, del resto, come si possa usare un hotel chiuso da ordinanza del sindaco all’epoca dell’arrivo dei migranti se non fosse stato – sia pure non dal punto di vista formale – l’albergo di un consigliere comunale. Ecco, questo a Rete4 nessuno l’ha detto, e per la verità nemmeno in consiglio comunale, dove tutti si affrettavano a “sfiorare” l’argomento ripetendo al titolare dell’hotel “nulla di personale eh….

Certo, nulla di personale, ma in un’altra città il sindaco che ha chiuso l’albergo con una ordinanza va lì indossando la fascia a dire “qua non si passa su una mia decisione, non lo fa nemmeno il Prefetto.” A maggior ragione se l’hotel è di un consigliere, chiamato a dare l’esempio come e più di altri. No, Bruschini non s’è mosso, la Cafà è arrivata alla soglia della Prefettura ed è tornata indietro, poi tutti insieme sono andati a bloccare l’arrivo in un altro albergo. Eh no, basta…. non li vogliamo più. In un’altra città – è un suggerimento al battagliero nuovo dirigente della polizia locale – gli insediamenti “storici” e fuori legge di chi sfrutta gli immigrati sarebbero stati chiusi da tempo. In Comune sanno di cosa si parla, ma se il dirigente vuole siamo a disposizione.

Ma per gli alleati o quelli “vicini” a Bruschini il problema sono quelli che stanno in albergo e nei villini.  Ma sì, colleghiamoci con la tv nazionale, anche se il sindaco ha detto ufficialmente che di migranti qui non ne verranno altri, facciamo un po’ di confusione, magari prenderemo i voti e vinceremo ancora. Ma mica per mandare via i migranti. No, no, per essere eletti e continuare con la copertura della politica a far lavorare una cooperativa “vicina“, un’associazione che puntualmente fa la fattura numero 1 al Comune di Anzio, a farsi revocare un’ordinanza in poche ore, a trovare la strada per non pagare tributi o farlo con calma  e chi più ne ha ne metta.

Del resto ci spiegano che “è la politica“. Forse, ma non in mio nome.

 

L’ospedale, il territorio. Un dialogo tra sordi e qualche idea

villalbani

In attesa del prossimo “tavolo” convocato dai Comuni sulle vicende dell’ospedale, è bene sottolineare ancora una volta che il problema non è e non può essere semplicemente il “Riuniti” ma quello che c’è intorno. Perché se prima non capiamo una volta per tutte che i posti letto, da soli, non sono più una risposta ai bisogni di salute, non capiremo mai che l’investimento vero va fatto sul territorio.

Ecco, convocare un “tavolo” come è stato fatto nei giorni scorsi e dimenticare i medici di base – primo filtro per una sanità che funziona a dovere – è stato un errore madornale. Nobile l’intento di salvaguardare l’ospedale, ma ripeto che da solo non è sufficiente. La prossima apertura del Policlinico dei Castelli (spero di sbagliare, ma pare avessero “dimenticato” che servono rete fognaria e fornitura idrica) e l’inserimento di Anzio-Nettuno nella rete dell’infarto (prossimamente dell’Ictus) con la Asl di Latina, impongono ripensamenti seri sul ruolo del “Riuniti” ma prima ancora dell’offerta sul territorio. Finora medici ospedalieri e di base, specialisti ambulatoriali, hanno messo in piedi un dialogo tra sordi. La responsabilità è sempre di altri, ma proviamo a vedere come si è arrivati a questo punto e quali sono le reti da costruire prima che sia troppo tardi. Qualcosa si è mosso, ma non basta ancora.

  1. Il pronto soccorso affollato: è rimasto l’unico presidio certo al quale rivolgersi, non solo ad Anzio-Nettuno, e lo dimostra la situazione in tutto il Lazio. La chiusura di sedi ospedaliere, la mancata riconversione e il mancato avvio di adeguati servizi territoriali fa sì che pazienti cronici o con patologie non tali da giustificare un accesso  vadano nei dipartimenti di emergenza. Risultato? Affollamento, personale sovraccaricato, il 70% circa  di codici bianchi o verdi – per i quali non serviva il pronto soccorso – e casi come quello del paziente oncologico morto al “San Camillo”.
  2. Ucp: le unità di cure primarie o studi  associati, quelli che la Regione ha organizzato ma che i medici di base che hanno aderito (non tutti) preferiscono non pubblicizzare. Dalle 9 alle 19 e dal lunedì al venerdì se non c’è il proprio medico si può andare da un altro, associato, senza ricorrere necessariamente al pronto soccorso. Non sono rese adeguatamente note,  quindi finora sono inutili.
  3. Ambufest: nei fine settimana e nei festivi, sempre dalle 9 alle 19, si può fare ricorso a questo servizio, certamente molto più rapido di un’attesa in pronto soccorso per dolori addominali che magari durano da tre giorni. Anche qui, scarsa pubblicizzazione.
  4. Casa della salute: questa sconosciuta o chi l’ha vista? Quella che la Asl di Latina si affrettò ad aprire a Sezze non aveva collaudo, ad esempio, ma al di là di vicende strutturali è il modello che non funziona o almeno non ancora. La “presa in carico” dei pazienti, la rete sociosanitaria, sono pie intenzioni finora non realizzate. Il modello teorico c’è: se un paziente diabetico – ad esempio – ha bisogno di x esami o visite l’anno, per quale motivo devo farlo girare a fare prescrizioni, prenotazioni e via discorrendo? So chi è, ci penso io. Un orizzonte affascinante ma non ancora concreto. E di quella prevista a Villa Albani non vediamo traccia.
  5. Assistenza domiciliare/Rsa: chiudere i posti letto va bene, è stato  necessario dopo anni di sprechi e grazie alla moderna chirurgia che non richiede più lunghi ricoveri, ma servono alternative. Potenziare l’assistenza domiciliare, autorizzare Rsa che non siano dei “soliti” furbi e paghino gli stipendi, le alternative ci sono ma  non sono mai decollate sul serio. Una casa della salute capace di “prendere in carico” servirebbe anche a questo.
  6. Prevenzione: è la vera grande sfida della sanità e non può che essere fuori dagli ospedali. Su questo i sindaci – e non solo loro – devono battersi con la Asl affinché metta al primo posto attività di screening sempre più vaste, sia per le patologie tumorali sia per i corretti stili di vita.
  7. Liste d’attesa: più servizi aprono, più c’è richiesta, più si allungano i tempi. Sono di per sé un falso problema, soprattutto perché se una prestazione serve con urgenza i medici di base hanno a disposizione un numero dedicato grazie al quale – entro 72 ore – l’esame necessario si esegue. Anche qui, qualcosa non torna. L’adeguatezza prescrittiva, riferibile anche ai farmaci, va necessariamente affrontata, mentre i cittadini educati a chiamare il Recup (o scrivere, richiamano in 24 ore) perché se la prestazione sotto casa è fra sei mesi, spesso ce n’è una a pochi chilometri fra tre giorni. Certo, si deve trovare chi ti accompagna,  ma pure qui se esiste la “presa in carico” si trova pure il modo di far funzionare servizi di trasporto protetto che ormai sono la norma nei posti civili.
  8. Ospedale:  funzionando tutto il resto, si capisce che  diventa un pezzo del sistema, non il centro dello stesso. In pronto soccorso va chi ha un’urgenza vera, viene trattato e stabilizzato, quindi trasferito se necessario. A quel punto date le chirurgie di base e per l’emergenza, lasciato il punto nascita,  si può immaginare un’attività di elezione mirata ovvero una trasformazione in attività di supporto o ambulatoriali. Il percorso che oggi fa l’ortopedia, ad esempio, è già virtuoso: frattura, pronto soccorso, poi ambulatorio per tutto il resto.
  9. Specialistica: l’ospedale generalista non esiste più, per questo a un primo trattamento nelle emergenze devono seguire  risposte adeguate non necessariamente sotto casa. Il principio, e i sindaci farebbero bene a battersi per questo, deve essere quello della cura migliore nel posto più adeguato e non della cura semplicemente in quello più vicino.
  10. Riabilitazione: insieme alla prevenzione è l’altra grande sfida, in parte già vinta proprio a Villa Albani dove arrivano persone dopo il primo trattamento post ictus – ad esempio – o si va a seguito di una operazione all’anca o al femore.

Per fare questo serve una Asl che risponda a principi di corretta gestione prima che politici (negli anni sono state costruite a destra e sinisrta carriere che avrebbero portato voti a forza di “Uos” spesso inutili) servono medici umili, di ogni categoria, e cittadini disposti a capire che se chiude un reparto non crolla il mondo, basta che c’è un servizio alternativo che funziona. Serve una rivoluzione culturale, dunque, che potrebbe cominciare già al prossimo “tavolo“, quando sarà bene affrontare il tema salute,  perché solo ospedale è riduttivo.

L’impegno per l’ospedale, le cose da sapere e quelle da fare…

ospedale

L’impegno del sindaco di Anzio e di quello di Nettuno per l’ospedale è lodevole. L’idea di un tavolo tecnico come quello che si è svolto oggi, pure, ma occorre gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi dopo l’incontro odierno e chiarire alcune cose che ai più evidentemente sfuggono.

E’ certamente importante che i medici  – ma c’è chi ignorava ci fosse un incontro, pazienza – indichino le criticità che ci sono in ospedale. Sicuramente i problemi del “Riuniti” – pronto soccorso in testa – vanno affrontati. Ma quella di oggi è una sede di confronto/proposta, perché le decisioni si prendono altrove e i sindaci hanno il dovere non solo di saperlo, ma di informare correttamente i cittadini in tal senso. Bruschini e Casto siedono, di diritto, nella conferenza locale sulla sanità ed è lì che vanno portate le proposte. Il tutto nell’ambito di quello che è il vigente atto aziendale – quello che definisce il “disegno” dei servizi della Asl –  approvato  proprio da quella conferenza. Casto non c’era ancora, Bruschini cosa disse?

E all’annunciato incontro con Mostarda i sindaci, insieme a Cafà e Turano – quest’ultimo nel duplice ruolo di molti colleghi in mezza Italia di medico e consigliere comunale – diranno quali modifiche apportare a quell’atto? (attoaziendaleromah2015bur)  Perché  altrimenti parliamo di aria fritta. Come quando si ricorda la riforma Polverini, quella che per cercare di limitare la voragine dei conti sanitari – che ha radici antichissime, sia chiaro – aveva disegnato improbabili macro aree per cui un’azienda virtuosa – come ad esempio quella di Latina – doveva accollarsi i debiti anche del San Camillo e subiva tagli “orizzontali“. Ma il punto non è questo, bensì quale offerta sanitaria “in base alle reali esigenze dei cittadini di Anzio e Nettuno” hanno in mente i partecipanti al tavolo e i sindaci.

Perché ci sentiamo di dire che va bene salvaguardare l’ospedale, ma non è, non può e non deve essere l’unica risposta ai bisogni di salute della popolazione. A proposito, qualcuno li conosce? Chi scrive poco, i partecipanti al tavolo?

Se non partiamo da quelli – e per grandi linee possiamo immaginare una popolazione che invecchia, l’aumento delle malattie croniche e di quelle dismetaboliche, delle patologie tumorali e dell’apparato cardiocircolatorio – non andiamo da nessuna parte. E’ ormai noto, soprattutto ai medici – sia quelli che erano al tavolo sia gli altri – che l’ospedale serve solo per le emergenze e l’attività di elezione. Il resto si fa, si deve (dovrebbe….)  fare, sul territorio, aggiungendo all’assistenza la cosiddetta medicina di “iniziativa“. Aumentare i posti letto non serve, diverso è mandare più personale nella prima linea del pronto soccorso nei momenti di picco. Che se il territorio funziona a dovere, lo diventano solo quando la popolazione aumenta, in estate. Altrimenti è un cane che si morde la coda.

Se è questo il modello che  il tavolo si prefigge è quello di rispondere ai bisogni dove si trovano, non in ospedale e basta, allora siamo d’accordo. Presa in carico dei pazienti cronici e prevenzione, uniti alle dotazioni che necessariamente l’ospedale deve avere, sono una proposta seria e credibile della quale i sindaci devono farsi carico. E se poi a loro e a chi ha immaginato quel tavolo venisse in mente di confrontarsi anche con i cittadini, sarebbe ancora meglio.

L’istituto nautico, ogni tanto una buona notizia

laura nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Andiamo a memoria, rischiando di sbagliare, ma l’ultima scuola istituita ad Anzio è stata – ormai  30 anni fa – il liceo classico. Una scelta, lungimirante, fatta dalla giunta guidata da Giulio D’Amico con assessore alla pubblica istruzione e cultura Maria Vittoria Frittelloni. Un’era politica fa, anche se Luciano Bruschini già c’era – assessore ai lavori pubblici – e c’è ancora oggi, sindaco.

Va salutata assolutamente con favore, allora, la notizia dell’arrivo ad Anzio dell’istituto  nautico che sarà presentato domani. Quando si tratta di una cosa buona, va riconosciuto. Soprattutto quando la politica svolge il suo ruolo, ascoltando le istanze che arrivano dal territorio. A chi amministra si chiede di dare risposte sì alle esigenze quotidiane, ma anche di lasciare qualcosa di duraturo. Una scuola lo è, pertanto vanno fatti i complimenti a tutti coloro che hanno portato avanti questa iniziativa.

Non se la prendano a male gli altri ma va una particolare menzione all’assessore Laura Nolfi e a un’insegnante che per la crescita della scuola sul territorio è in prima linea da una vita, come Anna Maria Palagiano.

Detto questo, va sottolineato che la scelta del Nautico – dopo che per anni ragazzi di Anzio sono andati a Roma se non a Gaeta – dovendo aprire un istituto era la più logica da fare. Legata al mare, come la città. Ci si pensava da tempo, ma evidentemente adesso c’è stata la possibilità ed è stata sfruttata. Bene.

Solo su una cosa non ci troviamo d’accordo, non è una novità ma riguarda il sindaco. Faccia una cortesia, dire che tutto ciò avviene “insieme all’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo Porto” è continuare ad alimentare un’illusione. Di quell’inizio lavori sentiamo parlare dalla seconda campagna elettorale di De Angelis, per favore basta. Ce ne riparli quando finalmente inizieranno, perché ignoriamo che fine abbiano fatto bando, finanziamento e via discorrendo.

Domani è un giorno importante e spiace non esserci per lavoro. Un giorno di festa, quasi: non lo roviniamo con certe promesse.

 

La politica, i compromessi, De Angelis che torna

Bruschini-DeAngelis

A questo punto manca solo Berlusconi. Hai visto mai che possa fare un comunicato sul prossimo sindaco di Anzio anche lui? E’ noto che io  di politica “non capisco un c…“, come ricordava la mia vecchia amica  comunista, però qualche riflessione posso sempre farla. Ebbene negli ultimi giorni c’è stato un fermento da piena campagna elettorale, con la manifestata esigenza di riunire il centro-destra per arginare l’avanzata “grillina“. Fine comprensibile, al quale si potrebbe arrivare – così emerge – solo indicando il nome di Candido De Angelis.

Lo ha dichiarato Luciano Bruschini al Granchio, uscito sabato scorso, da lì si è scatenato il putiferio. Sono intervenuti tutti e di più a livello provinciale e regionale. Manca solo Berlusconi, appunto, ma il discorso è altro. La politica, spiega sempre chi se ne intende, è compromesso e quindi possiamo capire che  dal secondo mandato di De Angelis al “continuiamo insieme” con il passaggio di testimone a Bruschini, fino a oggi, se ne cerchi uno. Dimenticando quello che è successo nel 2013, quando De Angelis sfidò Bruschini e assistemmo alla peggiore campagna elettorale di sempre. I due, senza che i rispettivi schieramenti si risparmiassero colpi di ogni genere, arrivarono al ballottaggio e vinse il sindaco uscente. Poi fuoco e fiamme, per poco, quindi il silenzio.

Ora si dimentica tutto, i grillini sono percepiti come il nemico pubblico numero uno (ma non è che all’opposizione abbiano brillato eh….) e Placidi candidato (e “sopportato” dai più) viene considerato perdente, quindi si va insieme. Si cerca l’ennesimo compromesso. Per vincere e fare cosa? No, perché fra i tanti intervenuti in questi giorni – da ultimi esponenti di Forza Italia (due sono  eletti con la lista Enea, ma pazienza) tra i quali c’è chi non ha mai aperto bocca – nessuno ha mai provato a cercare un compromesso che so per una strada, il porto, una manifestazione pubblica, un progetto da portare a termine, una visione condivisa della città. E se qualcuno anziché alle strategie, alle repliche, a cercare chi a Roma possa dichiarare qualcosa si fosse impegnato la metà del tempo per Anzio, oggi staremmo meglio. Ma no, loro preferiscono pensare al futuro sindaco,   tanto poi ci sono i compromessi.

Su una cooperativa piuttosto che un’altra, un dirigente con un titolo sbagliato sul quale tacere, i rilievi del Mef dimenticati, una mano alzata in cambio di una promessa, i bilanci che fanno acqua, la trasparenza che non c’è a cominciare dal presidente praticamente scomparso… E’ la politica, e ripeto non ne capisco, ma De Angelis che fa conferenze stampa con a fianco chi lo avversava in campagna elettorale ed è imputato al pari di Placidi, nello stesso procedimento? Le differenze dove sono?

Leggiamo che apre ai giovani, vuole un rinnovamento, riuscire dove è stato sconfitto nel 2013 con un progetto alternativo che nemmeno il Pd – in sede di ballottaggio – ha colto. Ma è acqua passata, l’ex sindaco e senatore ha ancora un appeal non indifferente, ma quale sarà il compromesso stavolta? Portare Placidi e Alessandroni alle nozze d’argento con il ruolo di assessore? Perché no, Sergio Borrelli con quelle da presidente del consiglio comunale? Ma soprattutto: quale idea di sviluppo della città – dopo averla martoriata e portata ai minimi termini soprattutto negli ultimi otto anni – ha il centro-destra di Anzio? No, ha i voti ovvero pensa di averli. Forse con le varie clientele di questi anni manterrà molto. Il resto pazienza. C’è una cosa iniziata e finita da Bruschini? Sì, la statua di Nerone. Punto.

Allora, compromesso per compromesso, forse è il caso che chi vuole un’alternativa decida di evitare di farsi del male da solo e cominci a presentarne una in grado di unire, non di dividere. E’ una riflessione, sia chiaro, io sono fuori dai giochi: l’ho detto e lo ripeto. Ma per immaginare davvero un’idea di città diversa, “altra” rispetto a chi l’ha governata finora, sarà bene uscire dalle liturgie di partito tanto care al Pd, fare tutti un bagno di umiltà, non uno ma dieci passi indietro, dialogare con chi è stufo di De Angelis-Bruschini-De Angelis ma non è attratto da Grillo, immaginare lo sviluppo di questa città e presentarsi sulla base di quello. Per qualcosa di bello, possibile, funzionale, duraturo e non contro qualcuno.

Decideranno gli elettori, il popolo è sovrano, ma dell’ennesimo compromesso del centro-destra questa città – a mio parere – non sa che farsene.

Anzio, i titoli e l’anarchia: vietato vietare

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Su qualche muro ingiallito dal tempo deve esserci ancora la A cerchiata con la scritta “vietato vietare“. Il simbolo e lo slogan dell’anarchia. Ebbene se c’è qualche nostalgico del movimento si affacci al Comune di Anzio, qui troverà una situazione idilliaca per il suo modo di essere. Manca solo un cerchio intorno alla prima lettera del nome della città, però che vai a guardare…. Anarchia intesa come assenza di ordine e di governo, attenzione, non come dottrina politica intesa a rovesciare l’autorità costituita. No no, ai cittadini di Anzio va bene che funzioni così.

La prendiamo da lontano, ironizzando sia chiaro, ma guardiamo al ritorno di Franco Pusceddu. Si sono sbagliati a mandarlo in pensione, hanno fatto pure una mezza crisi politica per non farlo tornare, alla fine lo hanno reinserito (ma sarà un caso, solo dopo che la commissione della gara mense era formata) e visto che in Comune aveva fatto tutto ora lo nominano anche dirigente dell’area tecnica. Siamo forse l’unico ente – o uno dei pochi – con un laureato in materie umanistiche che dovrà firmare vicende relative a lavori pubblici o urbanistica senza saperne assolutamente nulla. Sì sì, sicuramente si poteva fare, dovrà seguire solo i procedimenti amministrativi per carità, ma intanto… Ah, tra quelli ce n’è uno che vede un contenzioso su un palazzo a due passi da Villa Sarsina, forse questa nomina non è così compatibile ma che fa? Ad Anzio è vietato vietare. E poi nessuno lo voleva, Pusceddu, ma ha risolto una grana di niente consentendo ai bambini di continuare a usufruire della mensa. Perché, piaccia o meno, è stato l’unico faro in tutti questi anni in un mare sempre tempestoso.

Mense allora, leggiamo quell’atto e rendiamoci conto, tutti insieme, dell’incapacità di chi amministra questo Comune. L’1 settembre 2015 si affida la gara “ponte” e solo il 15 aprile del 2016, sapendo da molto prima che una gara vera e propria andava fatta, si deliberano le linee di indirizzo per la nuova. Si delibera di fare la stazione appaltante con Ardea il 5 novembre 2015 ma solo il 5 agosto 2016 si firma l’accordo senza il quale la gara non poteva essere fatta, quattro mesi dopo la delibera sulle linee guida, quasi un anno dopo l’assegnazione “ponte“. Ci vuole il 2 settembre per approvare i nuovi atti – perché nel frattempo le norme sono cambiate – l’8 la “stazione” viene incaricata, il resto è storia di questi giorni. Straordinariamente beffardo che il 30 dicembre chi presiede quella commissione scriva che non ce la farà a chiudere le procedure entro il 31, come previsto da una delibera di giunta. Così Pusceddu ha messo la “pezza“. Coprendo errori e ritardi della politica, alla quale in casi del genere piace – ovviamente – prendersela con gli uffici. Che avranno mille difetti, a cominciare per le mense da un “data entry” infinito e super costoso, ma che qui gli atti li avevano preparati per tempo. Il problema, però, non è chi ha causato tutto questo ma chi si stupisce, come chi scrive e pochi altri cittadini.

A dire oggi per domani che non ce l’avrebbe fatta a chiudere la gara è il dirigente dell’area finanziaria, chiamato a sostituire Pusceddu quando questi era andato in pensione e rimasto lì nonostante una procedura viziata. Gli dobbiamo delle scuse, perché se è possibile dirigere l’area tecnica con una laurea in Scienze Politiche, la sua in Giurisprudenza in luogo di quella richiesta dal bando in Economia è cosa veniale. E pazienza se in commissione a verificare i titoli stessi, al contrario di quello che dice il piano anti corruzione del Comune di Anzio, ci fosse chi ha patteggiato una pena per reati contro la pubblica amministrazione. Ricordate la A cerchiata? Vietato vietare, suvvia….

Per questo principio, inutile chiedere conto dei titoli di chi è stato chiamato a dirigere la polizia locale e forse ne aveva meno di chi è arrivato secondo. Inutile ricordare alla politica che si poteva e doveva programmare, date le uscite certe, e che c’è sempre una dirigente ancora inspiegabilmente sospesa nonostante abbia scontato la sua pena.

Ah, già che ci siamo, a dirigere la stazione unica appaltante che è anche del nostro Comune, c’è un dirigente di Ardea che secondo una sentenza del Consiglio di Stato ha copiato il compito con il quale ha vinto il concorso. E’ solo un caso, ma segretaria in quel Comune era la stessa che abbiamo oggi ad Anzio, certamente incompatibile alla società partecipata per il porto – ad esempio – ma che siede in quel consiglio d’amministrazione per garantire le quote rosa. Il Comune ha chiesto all’Anac, foglia di fico per ogni procedura ormai, e aspettiamo… Le norme dicono palesemente che non potrebbe starci, ma qui è vietato vietare e poi l’Anac potrebbe sempre sorprenderci con effetti speciali. A proposito di porto: soldi agli ormeggiatori? Bando? Finanziamento?

Vogliamo parlare della incompatibilità al patrimonio? No, per carità di patria. Tutti sanno, ma è vietato vietare. E  l’assessore Placidi che all’indomani dell’udienza rinviata spiega che la Procura ha preso una cantonata, sostanzialmente, che lui si candiderà e che “investirà” sull’editoria come un Berlusconi de noantri?  Prego, si metta in fila chi vuole un posto…..

In questa situazione è normale, giusto, scegliete voi l’aggettivo, che il sindaco Luciano Bruschini pontifichi dalle pagine dell’ultimo numero del Granchio per dirci che è tutto a posto o quasi.  E che indichi in Candido De Angelis il suo successore in una pantomima che forse è finalmente finita. Una cosa vogliamo chiederla, al signor sindaco, se mai decidesse di spiegare  per intero le situazioni. Riferendosi alla difficile situazione degli attentati ai danni di amministratori – da ultimo il proiettile recapitato a Zucchini – dice che ha scritto formalmente al Prefetto per chiedere un intervento. Sbagliamo o lo stesso Prefetto aveva detto che era tutto a posto non più di sei mesi fa? Con chi ebbe quel “colloquio”, signor sindaco?

Lo chiediamo da questo umile spazio – senza altre pretese, meno che mai elettorali come spesso sentiamo – perché notiamo che i consiglieri comunali sono poco reattivi su questa come su altre vicende. Dalla relazione del Ministero dell’economia e finanze rimasta nel dimenticatoio ai morosi, dai termini sul bilancio che cambiato il dirigente sono rimasti quelli di prima (cioè diluiti) a una commissione trasparenza della quale si sono perse le tracce . Del resto ci sono consiglieri che si occupano degli spettacoli,  delle sagre, delle cooperative e persino della “storia delle persone“, ma poco della città….

E’ vero, avete ragione. Alla portodanzese, ma qui è vietato vietare.

 

Sbarco di Anzio: il bello, l’inopportuno, la proposta

manifestoangelita

Sono belle scene quelle alle quali assistiamo in questi giorni ad Anzio con le celebrazioni per ricordare lo sbarco alleato. Centinaia di bambini coinvolti, addirittura che cantano “Angelita” come si è sentito questa mattina, dopo averla studiata e imparata a scuola.

Credere o meno alla leggenda conta poco, quella canzone – e la scelta di dedicare questo appuntamento a tutte le “Angelita” moderne – è parte della storia contemporanea di questa città, ascoltarla da scolaresche e ricordare gli insegnamenti del maestro Pincini quando a scuola andava chi scrive, fa sempre un certo effetto. E sono state belle le parole del sindaco, apprezzabili per il messaggio di questo “nonno” che invita a lasciare da parte la tecnologia e pensare al confronto e al dialogo.

Sono giornate intese, piene di eventi molto seguiti dai ragazzi, con un lavoro che è stato fatto nelle scuole e che ha coinvolto il territorio. Ricordare la necessità della pace, in un mondo purtroppo ancora martoriato dalle guerre, con le scene che vediamo nel Mediterraneo, con l’Isis alle porte, è il messaggio che l’assessore Laura Nolfi ha scelto ormai da anni. E ha fatto bene. Ora si deve andare oltre, ma ne parleremo tra poco. Perché se questo è il bello, c’è pure l’inopportuno.

Non se la prenda il presidente del Centro di documentazione e ricerca sullo sbarco, Patrizio Colantuono, sulla simulazione che mostra scene di guerra sulla spiaggia di Levante non siamo d’accordo. Ne abbiamo discusso spesso, diventa una cosa quasi carnevalesca, con poco di storico e fuori il contesto del messaggio di pace che si vuole dare.

Dobbiamo andare oltre, si diceva, proporre, con lo sbarco che diventa centrale nella programmazione culturale della città. Bello portare i ragazzi al cinema a vedere “The Wall” ma con la fortuna di avere Roger Waters cittadino onorario, dovremmo farne un ambasciatore di pace della città di Anzio in Europa e nel mondo. Far sì che in questa settimana si svolgano iniziative, certo, ma che durante tutto l’anno si possa “vivere” un’atmosfera come quella degli ultimi giorni. Far sì che da Anzio parta, quotidianamente, un messaggio forte e chiaro. Non solo il 22 gennaio. E si può immaginare – allora – un grande progetto che coinvolga la Sicilia, Salerno, passi da Anzio (con un museo che merita finalmente spazi moderni e adeguati, da inserire in un progetto del genere), arrivi alla liberazione di Roma, ci conduca fino in Normandia. E’ un sogno? Un’utopia? Chissà, ma è solo così che si può immaginare di invertire la rotta rispetto a oggi, passando da belle manifestazioni e belle parole, a manifestazioni durature e capaci di attrarre anche dal punto di vista turistico-culturale.  Ci sarà un sacco di gente, domenica, alla simulazione? Sicuramente, ma sarà il successo di un giorno. Si deve cercare quello permanente.

Ricordando, con Oriana Fallaci, che “quasi niente quanto la guerra e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo” (da “Niente e così sia“)  cominciando a pensare – proprio qui, ad Anzio, città decorata con la medaglia d’oro al merito civile per quello che hanno subito i nostri nonni e padri – che una guerra non sarà mai giusta.

Ciao Rossano e grazie di tutto

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A Penza, penza piano…” Acquacetosa di Roma, esame per tecnici di secondo livello. Eri nel baseball da una vita e – ironia della sorte – io che come tanti altri ragazzini ti avevo avuto allenatore, ero commissario in quella prova. Oggi mi diresti “E ma te avevi studiato…

Tu, con la tua voce inconfondibile, commentavi le domande, scambiavi battute con il vicino, e così il presidente ti aveva richiamato all’ordine. “Aho, mica sto a dà suggerimenti, qua sapemo tutto...” avevi risposto.  E tutti a ridere, perché caro Rossano, grande Kette, tu eri così. Spontaneo, vero, senza peli sulla lingua ma pure capace di non fare mai una polemica.

Quando ti arrivano notizie come quella di ieri, ci sono momenti della vita che ti scorrono davanti a una velocità impressionante. Rivedi chi ti ha allenato, ti è stato vicino quando muovevi i primi passi da allenatore, chi è stato un amico della tua famiglia, ti ha risolto un problema al Comune, ha smussato gli angoli in campo quando c’era qualche tensione con i più grandi, è stato anche avversario, ha vinto con te un campionato, ha fatto – da ultimo – qualche lancio con tua figlia perché iniziati i Dolphins ha voluto esserci. Rivedi tutto questo e pensi che lui, il Kette (si dice che data la sua movenza lo chiamassero gatto, Cat nel mondo anglofono del baseball, ovviamente Kette ad Anzio), non è mai stato sotto la luce dei riflettori. Mai in prima fila – aveva quella del Comune, dove ha lavorato da ultimo all’anagrafe, svolgendo nel passato anche altri ruoli – eppure a questo sport ha dato tanto. Ma non solo, perché magari lo ignorano in tanti, Rossano conosceva come pochi il mondo della cooperazione, vera, non  quella di oggi fatta di tanti, troppi sotterfugi.

Allora mi piace dire che il Kette ha in giro per Anzio tanti scudetti vinti, tanti campioni. Sono tutti quelli che avrebbero preso una strada diversa nella vita e che lui ha tenuto insieme su un campo, insegnando valori prima del baseball. Sono quelli che lo stanno piangendo e che lo accompagneranno domani nell’ultimo saluto (alle 15 al Sacro Cuore), quelli che chiedono cosa sia successo e che lo stanno ricordando sui social.

E chi dice che non fosse una cima nel batti e corri, non deve dimenticare che è molto, molto, molto più difficile tenere insieme dei ragazzini, evitare di fargli far male, insegnare i primi rudimenti che avere a che fare con chi è già formato. Aveva tanta pazienza e buona volontà, nessuna presunzione, e per chi conosce il gioco – per esempio – comprese subito che con la regola dei 4 punti nei “Ragazzi” non potevi più fare l’ordine di battuta mettendo ottavo il più scarso. No, quello doveva essere un altro quarto, perché se caricavi le basi portava a casa tutti….

Non ho mantenuto una promessa, Kette, hai ragione. L’immagine che mi avevi dato del Marconi per ricordare – giustamente – che se oggi ancora esiste l’Anzio è perché dopo la scellerata fusione con la Roma, quella società e quella formazione consentirono di mantenere il nome della squadra della città. Ne scriverò più avanti, scusa se non ce l’ho fatta.

Ma quell’immagine, quelle che mi scorrono ancora davanti, le tue ultime battute di spirito (inevitabilmente sul campo di baseball) la malattia che avevi brillantemente superato (“ammazza a Latina che reparto, bravi”) prima che un subdolo infarto ti fermasse, sono parte di me.

Ciao Rossano, grande Kette e indimenticabile amico. Grazie di tutto quello che mi hai dato. Se davvero c’è un campo di baseball dove tutti ci ritroveremo, è bello pensarti con James, con Stefano, con quanti sono passati dalle Quattro Casette, poi dallo stadio per il quale tanto abbiamo sofferto e ci hanno lasciato, magari siete arrivati lì con il camion di mio padre, Zi’ Carlo. Chissà…

E mi raccomando: “Penza piano...”