Caccia ai migranti, non a chi fa affari grazie alla politica

rete4

Stavolta non c’è comunicato, né richiesta di risarcimento del danno per la città, né riferimento a “possibili candidati” pure presenti. Quelli andati in tv ieri sera, a Rete4, sono alleati o comunque molto vicini al sindaco Luciano Bruschini, figuriamoci se fa tutto il can can montato (arrivando a dare degli “imbecilli” ai cittadini) quando da altre emittenti nazionali si faceva cronaca, si denunciava la situazione della criminalità sul territorio e si segnalava quanto emergeva da indagini della magistratura. E nessuno parla di chi si stracciò le vesti perché “i panni sporchi si lavano in casa” dopo che in tv andò lo scempio delle Grotte di Nerone.

No, stavolta Bruschini e gli gli altri tacciono, ma la figuraccia resta. Chi ha parlato da Anzio non rappresenta me, né tanti altri cittadini. L’avvocato Mario Marcellini ha lanciato su facebook – e mi sono affrettato a condividere come molti – lo slogan “l’Anzio peggiore, non in mio nome“.

Il problema? I richiedenti asilo che sono arrivati da tempo sul territorio – senza che mai si verificasse un fatto di cronaca causato da loro, nei confronti dei quali c’è chi invece è arrivato a sparare, in via dell’Armellino – i quali vivono in hotel o villette mentre gli italiani sono alla fame. Populismo da quattro soldi che farà forse prendere voti, esasperare gli animi, ma non risolve nulla. Soprattutto se la prende con chi qui è stato mandato ma non con chi fa affari sulla pelle di questa gente.

Quando il danno è ormai fatto, c’è chi prova a prendere le distanze, ma  il ragionamento deve essere allargato necessariamente. I richiedenti asilo sono un problema europeo, Anzio ha fatto la sua parte e possiamo essere d’accordo nel dire che ora basta, ma qualcosa rispetto all’individuazione delle strutture andrebbe detta. C’erano e ci sono le sufficienti garanzie igienico-sanitarie, per esempio, a via dell’Armellino? E come si è arrivati a proporre e far accettare quello spazio alla Prefettura? Chi controlla? Ma no, basta dire che non li vogliamo, ma intanto c’è chi grazie anche a coperture della politica locale affitta gli spazi e incassa. Non si spiegherebbe altrimenti, del resto, come si possa usare un hotel chiuso da ordinanza del sindaco all’epoca dell’arrivo dei migranti se non fosse stato – sia pure non dal punto di vista formale – l’albergo di un consigliere comunale. Ecco, questo a Rete4 nessuno l’ha detto, e per la verità nemmeno in consiglio comunale, dove tutti si affrettavano a “sfiorare” l’argomento ripetendo al titolare dell’hotel “nulla di personale eh….

Certo, nulla di personale, ma in un’altra città il sindaco che ha chiuso l’albergo con una ordinanza va lì indossando la fascia a dire “qua non si passa su una mia decisione, non lo fa nemmeno il Prefetto.” A maggior ragione se l’hotel è di un consigliere, chiamato a dare l’esempio come e più di altri. No, Bruschini non s’è mosso, la Cafà è arrivata alla soglia della Prefettura ed è tornata indietro, poi tutti insieme sono andati a bloccare l’arrivo in un altro albergo. Eh no, basta…. non li vogliamo più. In un’altra città – è un suggerimento al battagliero nuovo dirigente della polizia locale – gli insediamenti “storici” e fuori legge di chi sfrutta gli immigrati sarebbero stati chiusi da tempo. In Comune sanno di cosa si parla, ma se il dirigente vuole siamo a disposizione.

Ma per gli alleati o quelli “vicini” a Bruschini il problema sono quelli che stanno in albergo e nei villini.  Ma sì, colleghiamoci con la tv nazionale, anche se il sindaco ha detto ufficialmente che di migranti qui non ne verranno altri, facciamo un po’ di confusione, magari prenderemo i voti e vinceremo ancora. Ma mica per mandare via i migranti. No, no, per essere eletti e continuare con la copertura della politica a far lavorare una cooperativa “vicina“, un’associazione che puntualmente fa la fattura numero 1 al Comune di Anzio, a farsi revocare un’ordinanza in poche ore, a trovare la strada per non pagare tributi o farlo con calma  e chi più ne ha ne metta.

Del resto ci spiegano che “è la politica“. Forse, ma non in mio nome.

 

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