Sbarco di Anzio: il bello, l’inopportuno, la proposta

manifestoangelita

Sono belle scene quelle alle quali assistiamo in questi giorni ad Anzio con le celebrazioni per ricordare lo sbarco alleato. Centinaia di bambini coinvolti, addirittura che cantano “Angelita” come si è sentito questa mattina, dopo averla studiata e imparata a scuola.

Credere o meno alla leggenda conta poco, quella canzone – e la scelta di dedicare questo appuntamento a tutte le “Angelita” moderne – è parte della storia contemporanea di questa città, ascoltarla da scolaresche e ricordare gli insegnamenti del maestro Pincini quando a scuola andava chi scrive, fa sempre un certo effetto. E sono state belle le parole del sindaco, apprezzabili per il messaggio di questo “nonno” che invita a lasciare da parte la tecnologia e pensare al confronto e al dialogo.

Sono giornate intese, piene di eventi molto seguiti dai ragazzi, con un lavoro che è stato fatto nelle scuole e che ha coinvolto il territorio. Ricordare la necessità della pace, in un mondo purtroppo ancora martoriato dalle guerre, con le scene che vediamo nel Mediterraneo, con l’Isis alle porte, è il messaggio che l’assessore Laura Nolfi ha scelto ormai da anni. E ha fatto bene. Ora si deve andare oltre, ma ne parleremo tra poco. Perché se questo è il bello, c’è pure l’inopportuno.

Non se la prenda il presidente del Centro di documentazione e ricerca sullo sbarco, Patrizio Colantuono, sulla simulazione che mostra scene di guerra sulla spiaggia di Levante non siamo d’accordo. Ne abbiamo discusso spesso, diventa una cosa quasi carnevalesca, con poco di storico e fuori il contesto del messaggio di pace che si vuole dare.

Dobbiamo andare oltre, si diceva, proporre, con lo sbarco che diventa centrale nella programmazione culturale della città. Bello portare i ragazzi al cinema a vedere “The Wall” ma con la fortuna di avere Roger Waters cittadino onorario, dovremmo farne un ambasciatore di pace della città di Anzio in Europa e nel mondo. Far sì che in questa settimana si svolgano iniziative, certo, ma che durante tutto l’anno si possa “vivere” un’atmosfera come quella degli ultimi giorni. Far sì che da Anzio parta, quotidianamente, un messaggio forte e chiaro. Non solo il 22 gennaio. E si può immaginare – allora – un grande progetto che coinvolga la Sicilia, Salerno, passi da Anzio (con un museo che merita finalmente spazi moderni e adeguati, da inserire in un progetto del genere), arrivi alla liberazione di Roma, ci conduca fino in Normandia. E’ un sogno? Un’utopia? Chissà, ma è solo così che si può immaginare di invertire la rotta rispetto a oggi, passando da belle manifestazioni e belle parole, a manifestazioni durature e capaci di attrarre anche dal punto di vista turistico-culturale.  Ci sarà un sacco di gente, domenica, alla simulazione? Sicuramente, ma sarà il successo di un giorno. Si deve cercare quello permanente.

Ricordando, con Oriana Fallaci, che “quasi niente quanto la guerra e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo” (da “Niente e così sia“)  cominciando a pensare – proprio qui, ad Anzio, città decorata con la medaglia d’oro al merito civile per quello che hanno subito i nostri nonni e padri – che una guerra non sarà mai giusta.

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