Ciao Rossano e grazie di tutto

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A Penza, penza piano…” Acquacetosa di Roma, esame per tecnici di secondo livello. Eri nel baseball da una vita e – ironia della sorte – io che come tanti altri ragazzini ti avevo avuto allenatore, ero commissario in quella prova. Oggi mi diresti “E ma te avevi studiato…

Tu, con la tua voce inconfondibile, commentavi le domande, scambiavi battute con il vicino, e così il presidente ti aveva richiamato all’ordine. “Aho, mica sto a dà suggerimenti, qua sapemo tutto...” avevi risposto.  E tutti a ridere, perché caro Rossano, grande Kette, tu eri così. Spontaneo, vero, senza peli sulla lingua ma pure capace di non fare mai una polemica.

Quando ti arrivano notizie come quella di ieri, ci sono momenti della vita che ti scorrono davanti a una velocità impressionante. Rivedi chi ti ha allenato, ti è stato vicino quando muovevi i primi passi da allenatore, chi è stato un amico della tua famiglia, ti ha risolto un problema al Comune, ha smussato gli angoli in campo quando c’era qualche tensione con i più grandi, è stato anche avversario, ha vinto con te un campionato, ha fatto – da ultimo – qualche lancio con tua figlia perché iniziati i Dolphins ha voluto esserci. Rivedi tutto questo e pensi che lui, il Kette (si dice che data la sua movenza lo chiamassero gatto, Cat nel mondo anglofono del baseball, ovviamente Kette ad Anzio), non è mai stato sotto la luce dei riflettori. Mai in prima fila – aveva quella del Comune, dove ha lavorato da ultimo all’anagrafe, svolgendo nel passato anche altri ruoli – eppure a questo sport ha dato tanto. Ma non solo, perché magari lo ignorano in tanti, Rossano conosceva come pochi il mondo della cooperazione, vera, non  quella di oggi fatta di tanti, troppi sotterfugi.

Allora mi piace dire che il Kette ha in giro per Anzio tanti scudetti vinti, tanti campioni. Sono tutti quelli che avrebbero preso una strada diversa nella vita e che lui ha tenuto insieme su un campo, insegnando valori prima del baseball. Sono quelli che lo stanno piangendo e che lo accompagneranno domani nell’ultimo saluto (alle 15 al Sacro Cuore), quelli che chiedono cosa sia successo e che lo stanno ricordando sui social.

E chi dice che non fosse una cima nel batti e corri, non deve dimenticare che è molto, molto, molto più difficile tenere insieme dei ragazzini, evitare di fargli far male, insegnare i primi rudimenti che avere a che fare con chi è già formato. Aveva tanta pazienza e buona volontà, nessuna presunzione, e per chi conosce il gioco – per esempio – comprese subito che con la regola dei 4 punti nei “Ragazzi” non potevi più fare l’ordine di battuta mettendo ottavo il più scarso. No, quello doveva essere un altro quarto, perché se caricavi le basi portava a casa tutti….

Non ho mantenuto una promessa, Kette, hai ragione. L’immagine che mi avevi dato del Marconi per ricordare – giustamente – che se oggi ancora esiste l’Anzio è perché dopo la scellerata fusione con la Roma, quella società e quella formazione consentirono di mantenere il nome della squadra della città. Ne scriverò più avanti, scusa se non ce l’ho fatta.

Ma quell’immagine, quelle che mi scorrono ancora davanti, le tue ultime battute di spirito (inevitabilmente sul campo di baseball) la malattia che avevi brillantemente superato (“ammazza a Latina che reparto, bravi”) prima che un subdolo infarto ti fermasse, sono parte di me.

Ciao Rossano, grande Kette e indimenticabile amico. Grazie di tutto quello che mi hai dato. Se davvero c’è un campo di baseball dove tutti ci ritroveremo, è bello pensarti con James, con Stefano, con quanti sono passati dalle Quattro Casette, poi dallo stadio per il quale tanto abbiamo sofferto e ci hanno lasciato, magari siete arrivati lì con il camion di mio padre, Zi’ Carlo. Chissà…

E mi raccomando: “Penza piano...”

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3 pensieri su “Ciao Rossano e grazie di tutto

  1. Salve Sig. Del Giaccio le mie cugine, Marianna e Loredana, hanno lasciato l’onere e l’onore a me di leggere il suo pensiero su mio zio e volevo ringraziare anche Lei per l’onore che mi ha concesso nel farlo, infine volevo aggiungere, solamente, che Lei ha saputo carpire la vera essenza della personalità di mio zio come pochi sarebbero riusciti a farlo. grazie di nuovo.

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    • Mi spiace non esserci stato, motivi di lavoro. Comunque va bene Gianni, quale signor Del Giaccio…. Sì, Marianna mi aveva detto che avresti letto e io ho espresso di Rossano quello che conoscevo da quando ero bambino. Un abbraccio forte

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