I cartelli, le multe, il decreto non opposto. Altro che politica

 

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E’ una storia che arriva dalla campagna elettorale del 2013, dalla “sanatoria” dei cartelli 6×3 che portò – guarda caso – solo esponenti del centro-destra di governo a occupare quegli spazi. Allora, da sfidante e candidato sindaco, Candido De Angelis fece fuoco e fiamme. Ad aprile 2013, con delibera 32 si è proceduto alla “Regolarizzazione impianti pubblicitari già esistenti“.

De Angelis chiese lo spazio e gli fu negato, era già occupato da Bruschini, Placidi e compagnia. Il candidato sindaco del Pd, Ivano Bernardone, presentò un esposto – forse archiviato e del quale comunque non si conosce il seguito, siamo a Velletri – e in uno dei primi consigli comunali un’interrogazione che è stata riportata qui per chi vuole approfondire.

Non sappiamo che fine abbiano fatto le sanzioni a chi ha svolto campagna elettorale in modo illegittimo, sappiamo però che la vicenda del decreto ingiuntivo accennata in quella ricostruzione ha avuto uno sviluppo.

Proviamo a raccontarlo. Quattro dei cartelli vengono usati dal Comune per pubblicizzare la conquista della “Bandiera blu“. Ci sta, anche se eravamo in piena campagna elettorale e non era opportuno né, forse, regolare. A un certo punto l’azienda presenta fattura e chiede di essere pagata, ma in Comune non si capisce chi avesse ordinato quei “6×3“. Non ci sono pezze d’appoggio, forse qualche assessore a voce ha detto di procedere, tanto “poi si sistema“, a proposito di modello di governo che il centro-destra rivendica.

Non si “sistema” e l’azienda presenta un decreto ingiuntivo, al quale l’ufficio legale del Comune di Anzio si oppone il 2 aprile, affidandosi con una determina, come previsto, a un avvocato.  Il quale non si opporrà mai, perché nelle alte sfere della politica di casa nostra, quelle dove in questi giorni si “gioca” alla crisi, qualcuno ha deciso così.

Ci sarebbe – ma volendo, qualche consigliere comunale potrebbe avere accesso senza troppi giri – una lettera del sindaco che invita a non costituirsi. Di sicuro la determina non risulta revocata, non all’albo pretorio almeno, mentre l’ufficio Ragioneria del Comune avrebbe “disimpegnato” la spesa per l’avvocato. Risultato? Non ci siamo opposti, pagheremo quei cartelli  chiesti non si sa da chi e con quale pezza d’appoggio, oltre interessi e tutto ciò che un decreto ingiuntivo comporta.  Funziona così, la chiamano politica.

Mi piacerebbe tanto essere smentito e, al tempo stesso, anche sapere che fine hanno fatto le multe a chi affiggeva irregolarmente. Hai visto mai, in un impeto di trasparenza, questa maggioranza allargata…

C’era una volta il centro-destra modello. Che brutta fine

Noi abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” Sala degli Specchi del Paradiso sul mare, parole di Sebastiano Attoni allora capogruppo di An, primo mandato di De Angelis sindaco. Avevano tutto, quelli del centro-destra, si erigevano a modello, stravincevano le elezioni – qui il collegio era blindato – e a un certo punto ebbero una invidiabile “filiera“: Comune (De Angelis), Provincia (Moffa), Regione (Storace) e Governo (Berlusconi). Risultati? Pochi o niente.

Il piano regolatore approvato in Regione a tempo di record dopo l’adozione in Consiglio e un comitato tecnico richiamato all’ordine dopo un parere ampiamente negativo, i primi atti del porto, poco altro e qualche “gioco” tra ex An sulle somme – vedi Nettunense – stanziate e non impegnate.

Quando nel ’98 De Angelis andò al ballottaggio dalle colonne del “Granchio” scrivemmo che era ora della stabilità. Ad Anzio come a Nettuno. Potete immaginare quanti “amici” ci facemmo, ma eravamo convinti dopo gli ultimi disastri che queste città avessero bisogno di certezze. Ad Anzio ce ne furono di più, Nettuno cadde nella morsa dei tributi ai privati e pagò con lo scioglimento per condizionamento della malavita probabilmente colpe non sue.

Ad Anzio c’era un’idea di città, De Angelis venne fatto lavorare, ma poi alle idee si sostituì il metodo anni ’90. “Dovete dargli un posto buono, non tanto per riempire la lista” – disse Luciano Bruschini nel Consiglio che sanciva le dimissioni del sindaco che si sarebbe candidato al Senato e avrebbe segnato la sua investitura per tornare primo cittadino.

Continuiamo insieme” fu lo slogan, ma le cose cambiarono subito. Il piano di “Mare cultura e natura” era ormai già “Varianti, cemento e furberie“. Il resto del programma trascinato, gli appetiti da accontentare, un senatore che anziché essere punto di intesa lo era di divisione, fino ad arrivare a candidarsi contro il sindaco che lui stesso aveva indicato, criticandolo aspramente e per molti versi giustamente. Il modello si era rotto, non c’era più la filiera che almeno il porto avrebbe potuto garantirlo (si racconta di Storace che disse “avete avuto il piano regolatore, sul porto aspettate“) la colpa sulle cose che non si realizzavano erano sempre di altri. Lo scontro di quattro anni e mezzo fa è stato senza esclusione di colpi, ha messo a nudo le lacerazioni e gli interessi che non sono politici, intesi come modo di intendere la città e svilupparla, far funzionare i servizi, avere i conti in ordine.

Il resto è storia abbastanza recente: cooperative, indagini, un bilancio prossimo al dissesto,  attenzione agli equilibri “politici” e non ai programmi da attuare, l’immondizia che nemmeno l’estate “sold out” ha nascosto, una relazione del Mef che farebbe tremare i polsi a chiunque, le casse vuote, furbizie (reati?) sulle assunzioni di dirigenti “vicini” a qualche assessore, morosi da difendere (primi loro, sulle sedi) tutto e il contrario di tutto sul porto per promettere un bando che difficilmente vedremo e De Angelis che spera di tornare a un modello come quello per cui “…abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” No, è finita. Dobbiamo ricordare chi c’era allora e chi adesso? Gli stessi e qualche “nuovo” che è entrato ha fatto presto ad adeguarsi.

E’ fallito il centro-destra che poteva anche pensare a qualche cooperativa, a sistemare qualche amico, a scegliere Tizio piuttosto che Caio per questioni di convenienza – non facciamo i puritani – ma che si presentava con una idea di città. Non l’ha attuata, se non nel lato peggiore del consumo di suolo, deve andare a casa. L’ultima vicenda dell’azzeramento di giunta lo dimostra. Avessero messo un minimo di impegno nel risolvere i problemi come per le trattative di questi mesi, Anzio sarebbe un gioiello.

Poi può darsi che rivincano, che i cittadini gli diano ancora fiducia, a quel punto avranno ragione. Ma se pure tornasse, De Angelis sappia che troverà una situazione drammatica e non potrà dare la colpa a Bruschini, visto che va ad accollarsi quello per cui quattro anni e mezzo fa si è battuto. Anzi, un quadro ancora peggiore.

Ora un gesto di coraggio, fate venire il commissario

insieme

Non hanno fatto in tempo a essere tutti d’accordo – sia pure forzatamente – sulla staffetta tra Luciano Bruschini e Candido De Angelis che nel litigioso centro-destra di Anzio sono volati gli stracci. Certo, la politica è mediazione, la paura che vincano altri fa 90, ma quello che è successo quattro anni fa non si dimentica facilmente. Così l’imposizione di Bruschini del suo successore, il quale ovviamente certi assessori non li avrebbe mai confermati, ha creato a dir poco malumori. Una parte di centro-destra già con Roberto Palomba, il commercialista Nino Monghese che fa “L’altra Anzio” (è vecchia, la usò Marco Garzia 20 anni fa…) e si dice sia sponsorizzato da Patrizio Placidi, Roberta Cafà che ieri sera ha affidato a un   comunicato il suo dissenso e oggi, per tutta risposta, cinque assessori – tutti tranne Placidi e la stessa Cafà – si sono dimessi con una nota (dimissioniassessori) in politichese, tutt’altro che comprensibile. Di certo sono protocollate, lo erano anche quelle – poi ritirate l’estate 2016 – della stessa Cafà e della Nolfi. Restano fuori l’assessore che ha detto la sua e Patrizio Placidi, mentre Agostino Gaeta scrive che potrebbe dimettersi anche Luciano Bruschini. Del resto Candido De Angelis aveva chiesto l’azzeramento e lo sta ottenendo. Poi tutti ci ripenseranno per il bene della città (!?!?!) e forse già lunedì avremo la nuova giunta, praticamente con i cinque e senza Cafà e Placidi. La chiamano politica e avranno anche ragione, ma mentre queste schermaglie elettorali vanno avanti – scrivevo qui, a giugno 2016, che Bruschini sarebbe andato fino al 2018 e avrebbe avuto l’appoggio della finta opposizione di centro-destra –  ci sono problemi della città che non si risolvono con i comunicati stampa.

Il 26 è convocato un Consiglio che a questo punto è in forse o che vedrà una maggioranza diversa da quella uscita dal voto, sancendo la spaccatura che serpeggia anche in qualche messaggio di consiglieri di Forza Italia. Si deve discutere, fra l’altro, di bilancio consolidato. Una cosa rilevante, perché da anni si sostiene – lo faceva anche De Angelis in campagna elettorale, nel 2013 – che siamo sull’orlo del dissesto. Ma loro pensano alle elezioni, a restare dove sono, pazienza il bilancio, pazienza un Comune che va avanti senza i “Peg” affidati ai dirigenti (mai deliberati) che incassa la tariffa rifiuti senza aver mai approvato la delibera sul numero di utenze per il 2017 e con voci che differiscono tra il bilancio e il piano finanziario. Pazienza una macchina allo sbando, procedure diciamo singolari e all’attenzione della Corte dei Conti per il dirigente dell’area finanziaria. Nessuna pazienza, invece, per la Biogas che Bruschini e Placidi ci lasciano in eredità, opponendosi a una seconda che invece vorrebbero eccome. Nessuna pazienza per lo schifo della raccolta dei rifiuti che sa tanto di emergenza voluta, perché avete sempre dichiarato che volevate un’altra ditta. E nessuna pazienza per la contiguità tra chi ha portato i voti a questa maggioranza – oggi allargata – e Malasuerte, per le cooperative dei “soci elettori di…” , per un porto eternamente annunciato, per l’assoluta mancanza di rispetto della legalità delle cose quotidiane. Come per un decreto ingiuntivo non opposto del quale parleremo presto.

Una sfida, allora: andatevene davvero, fate venire il commissario. Proviamo a fare ordine per qualche mese e andiamo alle elezioni tutti dallo stesso punto di partenza. Se siete stati bravi, come dite, rivincete a mani basse.

Provate a farlo, però, senza il potere. Senza fare foto in ogni occasione tra sindaco e successore incaricato, senza tagliare nastri da qui al voto, senza poter promettere posti di lavoro – con i quali avete vinto le ultime elezioni, con le assunzioni per il “porta a porta” – o strade o altro. Fatelo senza il sottobosco che bivacca intorno a Villa Sarsina. Ammettete il vostro fallimento, è palese, e giochiamo la partita su quale città vogliamo.

La vostra l’abbiamo conosciuta e la viviamo, purtroppo, una diversa dipende dalla capacità che avremo di immaginarla, rendere le proposte credibili, spiegarla e di convincere chi vota.

Il Pd, Gabriele, l’indispensabile discontinuità

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La pagina del Granchio del 2007

Domenica è in programma il congresso del Pd di Anzio, partito che come tale non ha mai governato in città e che ha avuto un’esperienza – brevissima – come centro sinistra ormai oltre venti anni fa.

Quando Renzo Mastracci venne malamente mandato a casa Gabriele Federici, uno dei candidati alla segreteria del Pd, aveva appena 12 anni. Dieci in più quando si votava al “Fiamma” per far nascere il nuovo partito e le facce, purtroppo, erano sempre le stesse. Votai, c’ero, e lo scrissi sul Granchio. Inimicandomi, allora come oggi, più di qualcuno.  C’era anche Gabriele. All’ultimo congresso mi mandarono una  sua relazione e risposi “scommetto che non è stato eletto“. Avevo ragione.

Spero lo sia adesso, a patto che garantisca una indispensabile discontinuità. Nulla contro l’altra candidata Maria Cupelli, figuriamoci, chi la sostiene o chi – comunque – con il suo bagaglio personale, culturale e politico ha tenuto “botta” in questi anni.  Ma i personaggi che mandarono a casa Mastracci – segnando l’inizio del declino del centro-sinistra ad Anzio – c’erano e ci sono. Così come quelli che non scelsero Mangili, due anni prima. Così come gira ancora Veltroni che doveva essere in Africa.

C’erano e ci sono quelli che sul piano regolatore sono stati di lotta e di governo, arrivando persino a sbagliare tribunale nel quale presentare ricorso, salvo uscire dall’aula consiliare quando c’erano da votare le osservazioni. C’erano e ci sono i sacerdoti delle procedure sulla vicenda porto, quelli che hanno impedito di realizzarlo allora passando per il partito del “no“.

Attenzione Gabriele: non basta essere giovani, acculturati, parlare inglese fluentemente, aver scelto di tornare ad Anzio per vivere e lavorare. Nell’esperienza almeno di quello che un tempo era il Pds c’è stato un giovane di belle speranze, durato ben poco: Massimiliano Pucci, ora avvocato di fama nazionale e specializzato nel settore del gioco.

Se posso permettermi, sommessamente, da ultimo arrivato,  forse in questi 10 anni ci sono stati tanti “ex” (della Dc e del Pci, dei Popolari e dei Ds) ma poco Pd. Tante divisioni -in questi anni quella tra segreteria e gruppo consiliare, basta vedere come si comunicava – poca attenzione al lavoro di squadra. Che pure c’è stato, dalle iniziative sui rifiuti (paghiamo il doppio di Senigallia) a quelle sulla legalità, dalle battaglie sul bilancio (dai tempi di approvazione al rischio dissesto) alle mancate certezze sul porto. Forse è mancata incisività,  si è scelto il fioretto e non la spada, ma adesso si deve guardare al futuro.

Per questo serve assoluta discontinuità,   legarsi a “liturgie” che sanno di vecchia politica è inutile. Una squadra rinnovata e giovane, correnti di nostalgici addio per quanto possibile, vicinanza reale al territorio anche dando ascolto a esperienze civiche che esprimono malessere nei confronti della politica che non si sporca le mani con le vicende quotidiane. Soprattutto un’idea di città da anteporre a quella della destra e da affermare con credibilità.

Gabriele – a modesto parere di chi scrive – è la persona giusta. Anzi, forse l’ultima carta da giocare

Il porto degli annunci e quello che il sindaco nasconde

polverini

Ammetto: sono stato tra i primi a fare “annunci” sul porto, allora forse c’era un barlume di realizzazione e si vedevano per la prima volta le carte. Ci ho creduto – e fondamentalmente ci credo ancora – ma francamente sono stanco degli annunci del nostro primo cittadino, Luciano Bruschini, sulla imminente realizzazione. L’ultimo oggi “stiamo stringendo i tempi per il bando di gara“.  E’ l’ennesimo, se avete la bontà guardate più sotto. Basta, davvero, perché prima del bando – come vedremo tra breve ampiamente atteso da anni, come i lavori – ci sono altre cose che il sindaco nasconde, evita di dirci. Quando si insediò alla presidenza l’architetto Francesco Capolei posi delle domande,  lo stesso ho fatto quando l’incarico è stato affidato al generale Ugo Marchetti, chi vuole può approfondire qui.

Ecco, dal socio di maggioranza e finché il 61% sarà ancora pubblico, oltre agli annunci ci aspettiamo altro. Perché non siamo stati noi, ma lui a dire che avrebbe cacciato Marconi salvo poi firmare la “road map” con l’ingegnere. Quella che  il socio privato, certamente, farà valere nella causa intentata dal Comune per le quote (con ritardo) e per la quale è prossima un’udienza, dopo che il parere dell’avvocato Cancrini è stato tenuto nei cassetti. Non siamo stati noi a votare ordini del giorno in consiglio comunale per poi dimenticarci di attuarli, né a dire una cosa in assemblea dei soci e poi farne un’altra a Villa Sarsina. Serve chiarezza, quella che non c’è mai stata e che sta accompagnando la Capo d’Anzio verso il rischio di liquidazione, evitata finora grazie a una Regione che chiude gli occhi sul mancato pagamento dei canoni di concessione, sul mancato rispetto della stessa rilasciata nel 2011, ma ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dragare il canale d’accesso, cosa sulla quale la “Capo d’Anzio” non può fare finta di nulla.

Però con la “dichiarazia” in Comune vanno forte, ecco una breve cronistoria.

2017

13 ottobre
Stiamo stringendo i tempi per la pubblicazione del bando di gara, finalizzato alla realizzazione del nuovo porto turistico di Anzio“, comunicato del sindaco Luciano Bruschini.
4 settembre
Ho già avuto modo di confrontarmi, sulla situazione generale della società e rispetto ai prossimi passaggi da intraprendere per dare inizio ai lavori“, il sindaco Luciano Bruschini parlando della nomina del generale Marchetti.
1 settembre
I prossimi mesi saranno importantissimi per la Città di Anzio e per la società, quanto mai vicina all’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo porto”  il sindaco Luciano Bruschini, commentando le dimissioni dell’architetto Capolei
8 agosto
Dietro l’angolo, ad un passo, ci sono importanti opere pubbliche da realizzare come il nuovo Porto”  comunicato del sindaco Luciano Bruschini, in occasione dell’apertura del “Punto blu”
28 giugno
E’ una nomina di alto profilo tecnico che porterà, all’interno della Capo d’Anzio, le competenze necessarie per raggiungere l’obiettivo dell’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo porto rispetto al quale, nel recente bando, diverse aziende hanno manifestato interesse“. Il sindaco, Luciano Bruschini, commentando la nomina a presidente dell’architetto Capolei
27 aprile
E’ stato un incontro positivo   nel corso del quale è stata definita la tempistica ed il percorso per arrivare, nel più breve tempo possibile, ad avviare i lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio“. Il sindaco dopo la riunione all’Anac
19 aprile
Verificheremo con l’Anac la procedura e tutti i passaggi per arrivare a bandire la gara, entro l’estate, con l’obiettivo di affidare i lavori tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018″. Il sindaco annunciando un vertice con l’autorità anti corruzione
6 aprile
Nonostante le difficoltà normative, tecniche, legali che si sono susseguite   stiamo lavorando con l’obiettivo di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo porto entro la fine dell’anno“.

2016

23 dicembre : (…)Il 2017 sembra quindi l’anno buono per l’avvio di un’opera che la città attende vent’anni. L’unica indicazione arrivata dal ministero rispetto alla procedura di VIA riguarda l’adeguamento del progetto ( si tratta di un puro atto formale) a due nuove normative del 2016. “Un successo – ha detto l’avvocato Bufalari – e un risultato a cui hanno partecipato in tanti nel corso degli anni. La documentazione è pronta e davvero nulla più sembra d’ostacolo alla realizzazione di questo progetto”.  Da “il Caffè”

22 giugno
La demolizione dell’edificio è anche il simbolo dell’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio, tornato ad essere appetibile nell’ambito della nautica nazionale. A breve   saremo pronti per bandire i lavori al Porto e per procedere con la prima fase dell’intervento per i raddoppio dei posti barca nel bacino interno“. Il sindaco dopo l’ordinanza di demolizione dell’ex Splash down

21 giugno
Abbiamo rispettato la scadenza di metà giugno e nella giornata di ieri l’Amministratore delegato della Capo d’Anzio Spa ha conferito mandato al professor Federico Tedeschi per il perfezionamento di una bozza di bando che è stata già predisposta“.  L’ex presidente, avvocato Alessio Mauro

21 aprile
Da oggi si apre una fase nuova che ci consentirà di rendere subito operativa la società Capo d’Anzio e di onorare tutti gli impegni assunti. Allo stesso tempo, ci tengo a rimarcarlo, stiamo lavorando con il massimo impegno al bando di gara europeo per la realizzazione del nuovo porto di Anzio“. Il sindaco dopo l’intesa con gli ormeggiatori sul “service“. Nel frattempo saltata, con le cooperative in attesa della liquidazione delle ultime fatture.

2014

5 agosto
Quanto prima daremo il via alla realizzazione del nuovo Porto di Anzio e quindi della più importante opera pubblica mai realizzata in oltre 2.500 anni di storia cittadina. Abbiamo definito tutte le procedure e siamo pronti ad avviare un periodo di crescita economica ed occupazionale, per il nostro territorio, che vedrà protagonista il Comune di Anzio proprietario del 61% delle azioni della società Capo d’Anzio“. Bruschini dopo l’approvazione del bilancio di previsione.

2013

21 gennaio
A breve saranno aggiudicati i lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio che, tra indotto diretto ed indiretto, potrebbe offrire circa 1500 nuovi posti di lavoro sul nostro territorio”. Luciano Bruschini prima della gara, poi andata deserta

2012

27 gennaio
Il finanziamento della Comunità Europea al Comune di Anzio ed alla Capo d’Anzio, attraverso il progetto Life, è l”ulteriore conferma della validità delle scelte ecosostenibili in relazione al progetto per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio”.  Il sindaco sull’approvazione del “Life”. Progetto naufragato, soldi da restituire alla Ue, progettisti che sono stati pagati solo dopo una istanza di fallimento

2011

3 marzo
Il parere positivo della Corte dei Conti, la firma e la pubblicazione del decreto regionale  rappresenta un altro passo avanti, importante, verso la conclusione dell’iter che ci porterà all’avvio dei lavori per il nuovo Porto di Anzio ”. Bruschini dopo il via libera della Corte dei conti all’intesa con la Regione.

2010

16 novembre
Il nuovo Porto di Anzio è una speranza per i giovani del nostro territorio e ci consentirà di mettere in moto tutta una serie di opere pubbliche fondamentali per il rilancio di Anzio”. Intervento del sindaco a “Rosa tv”

11 novembre

Non ci sono problemi di natura economica per la realizzazione del nuovo Porto   in quanto con la vendita di 800 posti barca (rispetto ai 1240 disponibili), ai prezzi di mercato dei porti limitrofi, avremmo un utile pari a circa 60 milioni di euro che sarà investito sul territorio comunale per realizzare opere infrastrutturali come la viabilità d’accesso al porto, le nuove riviere di levante e ponente, le dighe, un eventuale centro convegni, opere per la tutela dell’antico porto neroniano, ecc. Sono stato io il primo a voler inserire nell’accordo di programma tutta una serie di obiettivi strategici, che non ci intimoriscono ma ci aiutano, tesi a far investire l’utile della Capo d’Anzio sul nostro territorio in modo da connotare, meglio, l’iniziativa pubblica della Capo d’Anzio che porterà benefici all’intera cittadinanza”. Il sindaco rispondendo a questioni sollevate dal Pd

9 ottobre
Insieme al nuovo Porto che consentirà alla nostra Città di rilanciarsi nel panorama turistico italiano ed internazionale, velocizzeremo l’apertura della Casa da Gioco della Città di Anzio”. Luciano Bruschini nel ringraziamento alla presidente della Regione, Renata Polverini, dopo la firma dell’accordo di programma

2008

30 gennaio
L’obiettivo fondamentale è quello di realizzare il nuovo Porto di Anzio. I lavori dovrebbero iniziare nel 2009 e si concluderanno in circa tre anni”. L’ex sindaco, Candido De Angelis, intervistato dal “Sole 24 ore”

ps, astenersi dal ricordare l’ostruzionismo fatto in Regione dal centro-sinistra ai tempi di Marrazzo/Montino. E’ noto come la pensavo e la penso, ricordo però che la concessione è di sei anni fa e che la Regione da allora – anche con la guida di Zingaretti – ha sempre e solo collaborato.

Il Comune contro Repubblica, guai a raccontare…

angeli

A La7 l’aveva solo annunciata in pompa magna e l’esperienza mi insegna che quando si rivelano, poi le querele o richieste di risarcimento non si fanno. Stavolta, invece, il mandato di procedere contro il quotidiano La Repubblica e la giornalista Federica Angeli è nero su bianco. La collega che vive sotto scorta perché minacciata dalla criminalità organizzata ha raccontato – piaccia o meno – quello che è successo intorno alla politica di questa città. Ha raccolto testimonianze e citato atti giudiziari. Lesa maestà, evidentemente. Potrà aver commesso degli errori, vero, ma non tali da inficiare il racconto.

Perché quello che dice la Angeli, quello che risulta agli atti parlamentari, la contiguità fra ambienti della politica e la vicenda Mala suerte, quello che lo stesso Prefetto ammette non ritenendo comunque di intervenire, sono fatti concreti.

E l’onta per la città non è data da chi racconta ma da chi finge di non vedere. Da chi a partire da quella che definisco da mesi come la legalità delle cose quotidiane calpesta le regole. Fosse il titolo per un concorso o la quota rosa da rispettare, i termini per un bilancio o i pagamenti dovuti al Comune dalla società di un assessore o quel che resta dei partiti. In questo brodo di coltura si denuncia Repubblica ma si tace su Mala suerte. Lì nemmeno abbiamo provato a chiedere se era il caso di costituirsi parte civile, meglio evitare dati i nomi emersi in dibattimento, vero? E lì si è parlato di camorra, mica di noccioline.  Certo,  il Comune non ha incaricato legali e impegnato soldi pubblici contro il clan Schiavone Noviello o al processo Appia Mythos.

Ha provato a farlo, ad onor del vero, nella vicenda rifiuti  (sbagliando processo) e  ora per un furto di carte d’identità. La criminalità? Negare e andare avanti. Ah, per la cronaca, Repubblica ha anche scritto della condanna dell’ex segretario da parte della Corte dei conti. Nulla da dire?
Maggioranza vecchia e nuova fanno spallucce, ricordano che non ci sono stati arresti tra di loro  (ma molto vicino sì) perde le giornate a domandarsi chi passi le informazioni ai giornali, ma atti concreti su quello che è accaduto no.  Certo, il Comune ha diritto di difendersi se si ritiene leso e sarà un bel processo, Federica Angeli ne affronta a decine, anzi  magari apprenderemo proprio in quella sede tante cose che si finge di non vedere.

ps: all’incontro “Giovani senza mafia”, organizzato dall’associazione 00042 al Chris Cappell college, se la memoria non mi inganna dell’amministrazione comunale non c’era nessuno. La Angeli e la sua scorta, sì.

A proposito di candidato sindaco. E scusate il ritardo

altra

Siamo ormai in una fase nella quale, come per il termine “presidente“, se andiamo in piazza e diciamo “sindaco” più di qualcuno si gira, sentendosi ormai investito come tale o almeno come candidato. Scusate il ritardo, aggiorno solo oggi questo spazio perché impegni di lavoro e studio, oltre che personali, mi hanno tenuto lontano. Lo faccio con una riflessione su quello che dovremmo provare a condividere prima di individuare il “sindaco“. E’ noto ai più che il mio nome circola, ripeto da tempo che sarei lusingato ma anche che non è questo il punto. Perché, prima, ce ne sono diversi.

Cosa vorremmo fare: dare un’amministrazione diversa a questa città, mettere in campo una proposta alternativa al modello di varianti, cemento e furberie che il centro-destra fintamente diviso (lo dimostrano gli ultimi accordi, De Angelis quattro anni fa aveva illuso molti…) ha messo in campo nel ventennio che parte dalla fine del 1998. Immaginare un modello di gestione alternativo a quello degli “amici degli amici“, che parta dalla legalità delle cose quotidiane. Mettere in campo un’idea di sviluppo che guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ai soldi a pioggia, al rilancio del nome della città, ai servizi moderni per i residenti e non, al coinvolgimento – serio – degli operatori, non solo locali, in un progetto che abbia la visione di Anzio del 2038 e del 2058 e non sia semplicemente quello di vincere le elezioni. Serve un programma, condiviso, su quanto si vuole realizzare a breve, medio e lungo termine e su quale visione della Anzio da qui a 40 anni abbiamo.

Con chi: sappiamo che non abbiamo alcuna intenzione di stare con quanti hanno condiviso il governo cittadino. Ma anche con chi – benché senza rilievi penali o con profili ancora da definire – è finito in situazioni che sono politicamente inaccettabili, al di là di quello che avviene nelle Procure e nei Tribunali. Nulla di personale – questo è chiaro –  ma la situazione nella quale ci hanno portato non è condivisibile. Da soli, però, non si va da nessuna parte. Se ne sono accorti anche esponenti del Pd che quattro anni fa – con ruoli diversi – forse non fecero gli sforzi necessari a chiudere un quadro che avrebbe scritto una storia diversa. Passato a parte, è evidente che si debba cercare di mettere insieme chi quattro anni fa era dalla parte di Ivano Bernardone, chi da quella di Valerio Pollastrini e chi da quella di Giovanni Garzia. Sapendo che non basta, per questo occorre guardare a realtà civiche e a chi – pur provenendo dal centro-destra e senza aver governato – si è rotto le scatole della staffetta Bruschini-De Angelis, Bruschini-De Angelis, ma soprattutto non ne condivide più i metodi. E non pensa affatto, come chi scrive e tanti altri, che la panacea possa essere quella di un movimento come il 5stelle che si affida ai “guru” e quando ha un eletto – com’è stato ad Anzio – non fa nemmeno opposizione

Perché: un’alleanza vasta, aperta a realtà civiche, basata sulle cose sulle quali la vediamo alla stessa maniera (e sono molte di più di quanto si possa immaginare) a prescindere dalla storia e dalla cultura personale, dall’appartenenza politica che pure molti hanno, di militanza in alcuni casi. C’è una città da provare a salvare, un centro-destra compatto che proverà a vincere al primo turno promettendo ancora la luna, si può provare a contrastarlo solo unendosi. Ripeto quello che ho detto in diversi incontri: dobbiamo tenere la città pulita, riparare le buche, tenere aperte le scuole in sicurezza, immaginare un modello di sviluppo alternativo. Ius soli, fine vita e altre questioni che potrebbero dividerci attengono a vicende nazionali, lasciamole ad altri.

Quando: Su cosa siamo d’accordo? Cominciamo da lì. Alle elezioni mancano 8-9 mesi, ci saranno prima politiche e regionali, ma i tempi per metterci intorno a un tavolo e vedere cosa ci unisce, quale modello di futuro condividiamo, sono maturi. Un tavolo programmatico, scevro da personalismi e da pregiudizi. Sappiamo chi non vogliamo, è evidente, dobbiamo fare in modo che intorno ci siano gli altri. Se e come andrà a finire, dipende da noi.

Come: ai cittadini andrà detta la verità, si dovrà spiegare che la situazione dell’ente è molto difficile (era De Angelis che quattro anni fa parlava di dissesto finanziario, la situazione non è che sia migliorata) e che un’alleanza e un sindaco non hanno la bacchetta magica ma possono proporre un modello diverso. Come si diceva nel breve, medio e lungo periodo. Servirà rovesciare il paradigma del “volemose bene” che ha fatto la fortuna – politica, si intende – di chi ci amministra. Si potrà fare solo rinunciando agli interessi particolari in favore di quelli generali. E’ una rivoluzione culturale che riguarda i cittadini, quelli che spesso preferiscono il favore al diritto. Nella certezza delle regole, per tutti, e nel loro rispetto, c’è la base per #unaltracittà

Chi scrive: ho detto e ripeto, fare il sindaco piacerebbe a tutti, ma candidarsi tanto per dire “io ci ho provato” o “io c’ero” ha poco senso. Farlo per una “testimonianza“, pure. Diverso è il discorso di costruire, prima, un programma e un’alleanza per come ho provato a delinearle sopra. La mia disponibilità è nota, soprattutto a fare non uno ma dieci passi indietro qualora si trovi una figura che mette d’accordo tutti e unisce una coalizione che deve puntare al ballottaggio per poi vincerlo. Tutto mi interessa, oggi, fuorché una poltrona. #iosonopronto e se servo a unire, bene, se non spetterà ad altri. Le cose da fare, per fortuna, non mi mancano.

Però non mi arrendo all’idea che si debba vedere questa città continuare nella sua agonia e che a darci le ricette per il futuro siano quelli che ci hanno ridotto nelle condizioni in cui siamo.

Ciao Mimmo, maestro di baseball e di vita

mimmo

Non ci sono riuscito o più semplicemente ho sempre rinviato. Ma sì, domani, un altro giorno, tanto sta lì… Quel domani non arriverà più, caro Mimmo, non potrò più venire a trovarti nella struttura di Pontinia dove eri ricoverato da qualche tempo. Non potrò più fare qualche battuta mentre te, con la malattia che avanzava, mi avresti guardato fisso e a malapena avresti risposto. La giornata di oggi è cominciata nel modo peggiore, quando ho visto il numero di Franca – che abbraccio forte, insieme a Daniele e Manuela – mi è salito il cuore in gola. Era presto, ho capito subito.

Con Mimmo Di Liborio se ne va un pezzo di vita. Un pezzo di storia del baseball – tra Latina, Anzio- nel mondo giovanile. Ci siamo conosciuti che io, pessimo giocatore, avevo poco più di 15 anni. Venivo a scuola a Latina, ricordo di un viaggio sul   motorino che usavi per il lavoro di postino fino a casa tua per poter andare a giocare una partita. Poi feci i corsi, cominciai ad allenare, ma senza i tuoi consigli – quelli che dispensavi ai ragazzini come ai grandi – non sarei andato avanti.

Dicevano che vincevi poco, ma oggi centinaia di ragazzini di un tempo – diventati nel frattempo adulti – ti piangono per quello che sapevi trasmettere. Sono le vittorie più belle, sono scudetti che non puoi appuntare sul petto (favoloso quello dei Ragazzi di Anzio del ’96, sai che lo sentivo anche un po’ mio) ma che valgono molto di più. Se Babe Ruth diceva che “non c’è niente di più bello, nobile e leale” del baseball, tu questi principi semplicemente li trasmettevi. Era una capacità innata. Come quella di inventare sempre un modo nuovo per insegnare la battuta o la presa. Si può allenare un interno – ad esempio – anche  con una tavola di compensato, ricordi vero? E quanto entusiasmo, quanta pazienza, quanta voglia di insegnare. Se c’era un’azione durante una partita di allenamento che andava male, fermavi il gioco e ripetevamo. Perché i ragazzi vogliono esempi, non grida. Quando ho iniziato ad allenarli urlavo troppo e mi riprendevi sempre, a ragione. Gli ultimi   che hai formato, tornato a Latina, oggi sono in Nazionale: Mattia Reginato e Alex Sambucci. Prima di loro ci sono generazioni che ti ricordano senza essere arrivate a traguardi di rilievo in questo sport, ma apprezzando i tuoi insegnamenti e ci sono generazioni di avversari che ti rispettano. Oggi è stato naturale, immagino, al trofeo “Kinder Coni” iniziare le partite con un minuto di raccoglimento. Il minimo.

Abbiamo diviso tutto nelle giovanili dell’Anzio, fino a quando ho iniziato a lavorare al giornale: memorabili l’organizzazione della trasferta negli Usa – che purtroppo mi vide restare a casa, proprio per lavoro – e i successivi giochi dell’amicizia disputati tra Anzio e Latina, l’anno dopo. Battemmo gli americani, con un superbo Roberto Rossi – poco più che bambino – sul monte. Siamo stati avversari in serie C, io allenatore del Marconi e tu di un Ceccano che aveva lanciatore Ettore Morellini, mica l’ultimo arrivato…

E come dimenticare la prenotazione, per una Coach convention, all’hotel Excelsior di Livorno che tutto era fuorché eccezionale? Ma anche la necessità della regola dei “4 punti”, le tue esperienze con l’Italia Ragazzi, i titoli europei vinti insieme a un altro allenatore di grande spessore quale Primo Allegri, i pezzi allora su Latina Oggi.

La mente è confusa, Mimmo, ti ricordo con pochi altri del baseball al mio matrimonio, ricordo le telefonate a Natale, i consigli che davi al di fuori dello sport, poi la tua vicenda ospedaliera (a proposito di malasanità…) e il decorso della malattia. In campo ti ci avevamo riportato, allo Stefano7, scegliendo di farti donare una targa dai “tuoi” ragazzi, quelli che vinsero quel campionato nel ’96. E’ un’immagine che gira sui social, sui siti, che sta qui e che dice quanto ti abbiamo voluto bene e quanto bene hai fatto.

Dovevo venire e ho rinviato, sono stato uno scemo Mimmo. Ho scritto oggi per il Messaggero.it l’ultima cosa che avrei voluto. Posso solo dirti grazie, maestro di baseball e di vita. E con me lo dicono tanti altri.

Il cielo del baseball ha una stella in più: fatti due risate con James e con il Kette, ricorda a Stefano che se non carichi la palla in difesa quella ti frega e l’uomo arriva salvo, chiedi a mio padre, Zi’ Carlo, se hai bisogno di portare qualcosa al campo con il furgone, a Cipriano se serve qualche documento. So che ci ritroveremo, un giorno, e avrò ancora tanto da imparare. Tantissimo, amico mio.

I titoli, il copia-incolla, le promozioni, il Mef. Va tutto bene

wecom

Il corso tenuto per la We Com (foto dal profilo facebook)

Dicono negli ambienti che “se fai politica” non dovresti più esprimerti. Sarà un “leit motiv” in caso di campagna elettorale, ma dico subito che finché vige l’articolo 21 della Costituzione scrivo eccome. Lo faccio da una vita, non mi fermo adesso. Soprattutto non mi piego alla logica “lascia fa...” o quella di tacere perché il sistema è uso non pestarsi i piedi. Pure fossi candidato – a oggi non lo sono – si sappia sin d’ora che sarei fuori da certi schemi. Poi la politica è mediazione, certamente, ma la vogliamo raccontare una vicenda che riguarda il nostro Comune?

L’hanno scoperta i giornali, ne ho parlato qui, l’aveva segnalata persino il capogruppo Pd prima di darsi alla ritirata. E’ una vicenda emblematica di come vadano le cose in questo Comune, nel silenzio della “po-li-ti-ca“, ma benché sia passato un anno torna di stringente attualità. Un paio di settimane fa il dirigente dell’area finanziaria che è al Comune grazie a un titolo per un altro rispetto all’avviso al quale ha risposto, dichiarando di avere una laurea equipollente che tale non è, è incappato nel “copia e incolla“. Comprensibile, i primi a usufruirne siamo noi giornalisti molto spesso. Peccato che la delibera con la quale si aderiva al “nodo dei pagamenti” della pubblica amministrazione riportasse quale responsabile Riccardo Rapalli che è dirigente, vero, ma a Civitavecchia. Negli uffici nessuno se n’è accorto, in giunta né la segretaria né il sindaco, né gli assessori se ne sono accorti, forse non hanno letto. Poi la cosa è emersa, un post di chi scrive su facebook, qualche verifica ed ecco che la delibera 70 del 6 settembre è stata rettificata  l’11 e la giunta la modifica “nella parte in cui per errore materiale viene nominato il dott. Riccardo Rapalli quale referente…“. Si copia, lo suggeriva Umberto Eco in “Come si fa una tesi di laurea“,  e non c’è da scandalizzarsi ma qui si è persino incapaci di copiare… O si è distratti, diciamo così. La rettifica sarebbe stata più corretta dicendo “per un errore di copiatura….” Perché a leggere l’atto che viene adottato è spiegato che è lo stesso di Civitavecchia dal quale è preso pari pari. Persino il passaggio che si tratta di una decisione urgente da prendere. Solo che a Civitavecchia era urgente ad aprile, ad Anzio a settembre! La politica direbbe “ma lascia fa...” senza preoccuparsi di un fatto. Torniamo a un anno fa, al titolo valutato erroneamente e nel silenzio pressoché generale. Sapete chi era in commissione insieme alla segretaria generale, a un componente che ha patteggiato la pena per reati contro la pubblica amministrazione e non poteva essere lì secondo le regole che il nostro Comune si è dato? Su, è facile: Riccardo Rapalli. Lo stesso che insieme al nostro dirigente, qualche giorno dopo quella selezione, è andato a tenere un corso.  Non è vietato, ci  mancherebbe. Coincidenze. Che dice la politica? “Ma sì, che vai a guardà...”

Attenzione: non si discutono le capacità professionali e chi lavora, ma i metodi. Questo deve essere chiaro, per tutti.

Come per la storia dell’alta professionalità per la quale la Corte dei Conti ha condannato l’ex segretario generale Pompeo Savarino. La sentenza si può scaricare qui.  Quel riconoscimento è risultato probabilmente determinante nell’assegnazione di un ulteriore incarico profumatamente pagato quale dirigente Capo di gabinetto (con l’esclusione dalla selezione non di chi scrive, pazienza era un gioco, ma almeno di chi titoli da poter valutare li aveva eccome…) come si evince dalla determina

Il problema principale non è questo, quanto ciò che si legge nella sentenza e cioè che l’amministrazione ha provato a mettere una “pezza” solo mesi dopo e solo a seguito di una ispezione del Mef, in particolare della Ragioneria dello Stato.  Va tutto bene…

Una netta linea di confine tra chi gestisce l’amministrazione oggi e l’ipotetica #unaltracittà è che certi metodi cambierebbero.

ps, già in passato per la vicenda “copia e incolla” ho ricordato come con “il Granchio” scoprimmo una delibera per rifare le strisce a piazza Garibaldi, alla stessa cooperativa. Se la presero, manco a dirlo, con “gli uffici” e sistemarono. Il sindaco era Luciano Bruschini, il suo successore Candido De Angelis oggi nuovamente in lizza per il centro-destra unito, era un battagliero consigliere comunale.

Il candidato, #unaltracittà: facciamo a capirci

altracitta

Aveva ragione la mia amica Giovanna, lo ripeto sempre: “Leggi e scrivi ma di politica non capisci un c....” Aveva ragione perché si fa presto a scatenare la tempesta nel bicchiere. Basta confermare un impegno, basta fare una dichiarazione ed ecco: non solo sei candidato sindaco (di chi?) ma la parola “alternativo” pronunciata alla collega Elisabetta Bonanni che ha ripreso un mio post su facebook crea delle difficoltà.

Ebbene già un anno fa, presentando l’idea di #unaltracittà avevo chiaro a chi fossi alternativo: a chi ha governato fino a oggi e chi lo ha sostenuto apertamente e non. Nella presentazione c’era un “muro” da abbattere, più chiaro di così….

Nelle dichiarazioni parlo di alternativo al Pd e mi viene giustamente fatto notare che è come se non li volessi. Niente di più sbagliato: ho ricordato, sempre un anno fa, che sono tra i fondatori, ho votato sempre alle primarie, immaginavo – come tanti – qualcosa di assolutamente diverso dalla guerra fra correnti. Ecco, a questa sono sicuramente alternativo. Avessi voluto, 35 anni fa davo retta a mio padre, andavo con gli allora “basisti” e forse avrei fatto “politica” magari con una poltroncina in Rai o qualche incarico. Non l’ho fatto allora, figuriamoci oggi.

E   sono in disaccordo – diciamo così – con  chi non è stato al governo (non ci sta da 20 anni, ricordiamolo) ma soprattutto nell’ultimo periodo sembra “annacquato” sulla gestione di Luciano Bruschini che pure aveva provato a incalzare sul bilancio, sulla legalità (allargando il fronte alle associazioni) sul patrimonio. Allora facciamo a capirci, non giochiamo al politichese, se mai ci sarà una candidatura la mia area di riferimento era e resta quella, ma non sono un potenziale candidato di “bandiera“. Se servo ad allargare l’orizzonte, bene, altrimenti avanti altri. Non si va in Paradiso per dispetto dei santi.

Scrivevo un anno fa: “Si poteva andare da un partito, fare un’alleanza con chi rappresenta la politica anziate e ci ha portato nella condizione in cui siamo. Si poteva cedere alle lusinghe di chi dice “io ho 1000 voti” e di chi promette di portare con sé “cinque-sei consiglieri“. Ma sì, ti metti a tavolino, fai i conti, speri che vada bene (a loro è andata benissimo, finora) prometti qualcosa che non manterrai, ma saresti solo il nome nuovo e spendibile per una vecchia classe politica e dirigente. Se poi il tuo nome servisse, come “bandiera” nel Pd, per passare dal 20% di Bernardone alle ultime amministrative al 22% perché sei un po’ più conosciuto cosa avresti fatto? Nulla. E se pure il Pd fosse parte di questo discorso – alla pari con altri – sai che dovresti temere i “dinosauri” che nel ’95 non confluirono su Mangili e nel ’98 mandarono a casa Mastracci consegnando definitivamente la città al centro-destra“. Ecco, alternativo a tutto questo. Ora è chiaro?

Poi sarà quello che verrà, certo che con un centro-destra unito le speranze sono poche, allora hai il dovere di allargare a chi non si piega alla staffetta De Angelis-Bruschini-De Angelis dopo la “guerra” di quattro anni fa. Di allargare a chi non vota, a chi non piace il “guru” che dirige i Grillini tra Genova e una Srl (e deciderà anche il candidato ad Anzio, non capisco di politica ma quando hai Ardea, Nettuno e Pomezia   devi provare il poker). Di allargare alle esperienze civiche di diversa estrazione. Perché in una città si deve pensare all’ordinario (buche, immondizia, servizi) in antitesi a quanto visto finora e a un modello di sviluppo diverso da quello che ci ha portato dove siamo (sostenibile, di qualità, immaginato per il breve, medio e lungo periodo). Si deve fare questo, non pensare  allo ius soli, al fine vita o cose del genere. Per quelle c’è il Parlamento.

Ecco, facciamo a capirci: il mio impegno in questo senso – da cittadino – c’era e c’è. Scrivevo sempre un anno fa: “(…)se riusciremo a mettere insieme chi vuole realmente cambiare le cose in questa città parleremo anche del candidato sindaco. Ma per farlo dobbiamo essere credibili e questo dipenderà  esclusivamente da noi (…)

#iosonopronto