Mense, i prodotti (e il punteggio) che non tornano

davide

Speriamo che non c’entri nulla la vicenda delle chiavi scomparse, né quella dei documenti negati al consigliere Marco Maranesi che è arrivato fino a un esposto in Procura, mentre il segretario generale si rivolgeva all’Autorità nazionale anti corruzione. E speriamo che nemmeno ci sia un riferimento ai lavoratori che da un giorno all’altro non si vedono più a Villa Adele. L’assessore Laura Nolfi, riferendosi a quanto scritto qui, aveva precisato come non ci fossero interinali o addetti al “data entry”. Vero, c’erano dipendenti della Mercurio service – società che gestisce diversi aspetti informatici per conto del Comune – che ora non ci sono più. A fare cosa, sembra con tanto di accessi ai computer dell’ente, a questo punto è tutto da capire.

Quello che sappiamo, oggi, per bocca del consigliere (nella foto) Davide Gatti, è che i prodotti forniti per le mense sono diversi da quelli che hanno consentito alla cooperativa Solidarietà e lavoro di avere il massimo dei punti (70) nell’offerta tecnica, 12 dei quali per “approvvigionamento e qualità delle materie prime”. Oppure i prodotti sono gli stessi indicati lì, ma a quel punto diventano inspiegabili i punti ottenuti.

Giova ricordare – al di là di chi sistematicamente parla di “strumentalizzazioni” rispetto alle  mense o immagina chissà quali altri scenari – che l’azienda vincitrice fornisce il pasto a 3.500 bambini. I quali si lamentano, è vero, meno che in passato. Ma vengono comunque prima di qualsiasi ditta che si aggiudica l’appalto e delle sue possibili spiegazioni.

Ah, in tutto questo chi fa le eventuali contestazioni dopo la sospensione della Santaniello che era responsabile del procedimento? Ed esiste ancora, e cosa fa, l’alimentarista incaricata dal Comune?

Ripeto, speriamo le vicende non siano collegate. Anzi crediamo nell’assoluta buona fede dell’assessore. Resta il fatto che per avere documenti ormai oggetto di una determina di assegnazione il consigliere d’opposizione abbia dovuto faticare non poco e che, ancora una volta, il sindaco abbia dovuto mediare dopo un intervento del segretario generale. E dispiace che Bruschini non si renda conto di una situazione ormai fuori controllo…

Il soccorso romano per Bruschini, ma i dissidenti non mollano

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La sede di piazza Cesare Battisti

Sembra proprio che i dissidenti facciano sul serio. Al punto di far nuovamente intervenire sulle vicende di Anzio il segretario provinciale Adriano Palozzi. Che prova a dare una botta al cerchio e una alla botte.

Mi ha lasciato molto perplesso, oggi, la notizia delle dimissioni di Marco Maranesi, capogruppo consiliare di Forza Italia nel Comune di Anzio. Conosco bene il consigliere, un giovane di spessore umano e politico che per il bene del partito invito a fare un passo indietro. In questo delicato momento politico per la città anziate, infatti, Forza Italia deve dare esempio di compattezza e propensione al dialogo. Sono certo che il consigliere Maranesi saprà dimostrare ancora una volta grande senso di responsabilità, tornando sui propri passi e ricreando all’interno del partito, anche con il mio appoggio, le condizioni per superare l’empasse politica che condiziona il buon governo della città di Anzio. Da parte mia riceverà tutta la collaborazione possibile: è mia intenzione, infatti, organizzare nell’immediato un incontro con i quadri locali per individuare nuove e condivise soluzioni”.

Da personaggio politico che ha vissuto la fine della prima repubblica il buon Palozzi sa bene che qui di buon governo ce n’è poco ma anche che  a Forza Italia in provincia di Roma è rimasta praticamente solo Anzio e sa meglio che andare al voto sarebbe un massacro. Peggio se arrivasse una commissione d’accesso, a scoprire un sistema che a Nettuno prima (scioglimento) Ardea poi (nessun addebito) e Fondi dopo (grazia del ministro Maroni, pagina buia della recente storia italiana) è di fatto sempre lo stesso. Malgoverno del centrodestra, prima che infiltrazioni criminali. Peggio, condizionamento favorito dalla scelta di personaggi politici discutibili e dal voltarsi dalla parte opposta di fronte a certe vicende.

Come troppo spesso fa il sindaco, al quale non è riuscito neanche il tentativo di lusingare Millaci e l’omonimo Bruschini con qualche delega in più. No, i dissidenti vanno avanti e chiedono di “resettare”.

Se c’è o meno una strategia dietro, dove si stiano posizionando loro e cosa voglia fare Bruschini appartiene a chi analizza certi movimenti in città, “ragiona“, disegna scenari. Quello che sappiamo bene – invece – è che ai cittadini tutto ciò interessa poco date le condizioni nelle quali è ridotta Anzio. Ah, sappiamo pure che il “buon governo” del quale parla Palozzi in un anno e mezzo non ha realizzato uno – che è uno – dei punti del programma con il quale ha vinto le elezioni. E forse non basterà il “soccorso”   romano  a a risollevare la situazione

Ebbene sì, avevate ragione: sono candidato

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Lo vanno ripetendo da mesi, ne sono talmente certi che conoscono pure l’alleanza e le “strategie”. Sì, sono candidato. Ma non a sindaco di Anzio come molti sostengono e magari hanno creduto fermandosi al titolo e alle prime righe, bensì nella lista Informazione@futuro in corsa per il congresso dell’Associazione stampa romana e della Federazione nazionale della stampa. Da fuori Roma, insieme al sottoscritto, arriva la collega Marica Pucinischi che è stata componente del comitato di redazione del quotidiano La Provincia a Latina, esperienza malamente terminata per le scelte errate di uno dei tanti editori improvvisati.

Quella dei giornalisti è una professione in mutamento continuo, la maggior parte lavora ormai in modo precario fuori dalle redazioni e la parte che sta all’interno vede erodere giorno dopo giorno il proprio potere contrattuale.

In questi anni il gruppo dirigente del sindacato unitario della categoria – la Fnsi –  pur di chiudere un contratto, ha rinunciato a svolgere un ruolo innovativo. Quello di mettere al centro chi è fuori dalle redazioni, chi uno straccio di contratto non ce l’ha, quello di rapportarsi a una professione diversa da quella che eravamo abituati a conoscere fino a solo quattro-cinque anni fa. In provincia, in particolare, si è chiamati a fare dall’aggiornamento del sito internet al cartaceo, dal taglio foto al servizio multimediale. Va bene per chi ha ancora un contratto, è inaccettabile per quanti sono pagati meno di chi raccoglie i pomodori nei campi avendo – paradossalmente – meno tutele. E’ su questi – come sulle nuove figure professionali – che la Fnsi doveva impegnarsi. E’ su di loro che la nuova federazione dovrà puntare per dire che questa categoria ancora esiste, è credibile, che i giornalisti servono non per il “copia e incolla” o per inseguire i gossip sui siti ma per fare il loro lavoro che era e resta quello di andare, vedere, raccontare.

E vanno ricordati – soprattutto in provincia – gli editori meteora oppure i giornali che aprono senza uno straccio di regolamentazione e con il rischio che quando i colleghi si accorgeranno che le cose non vanno peserà tutto sui conti già disastrati dell’Inpgi.

I temi sollevati dal segretario uscente Paolo Butturini approfondiscono meglio di altre considerazioni ciò che Informazione@futuro ha in mente per il sindacato dei giornalisti.  Avere una rappresentanza del territorio della provincia – dove in questi anni abbiamo cercato di dare risposte alle varie emergenze capitate – significherà dare alle istanze pontine una voce più autorevole.

Si vota 26 e 27 novembre con sistema elettronico, 28, 29 e 30 nei seggi aperti a Roma. Tutte le informazioni sul sito di Stampa Romana.

Giustizialisti in campo, basterebbero le indagini patrimoniali

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Nei giorni in cui si discetta sull’essere o meno garantista – a scanso di equivoci, chi scrive lo è per convinzione e per innata simpatia verso le battaglie dei Radicali di un tempo – nel dibattito non si avverte alcuna riflessione sui reati contestati, sulle indagini portate avanti, sull’attività investigativa relativa al nostro territorio.

Un ormai pensionato procuratore aggiunto era solito, parlando con i cronisti, rispondere sempre: “Sì, va bene, ma i soldi?” Erano i tempi di Tangentopoli, quando venne scoperchiato un sistema dopo il quale anziché emergere i migliori esponenti di una classe dirigente si è passati da maxi-tangenti a prebende paesane che si trasformano in consenso elettorale. Basta che si riconosce alla cooperativa o all’associazione giusta una particolare attenzione.

Il punto non è questo, però. Le forze dell’ordine nel fare il loro lavoro devono intervenire su più fronti. Sappiamo bene quanto sia importante sul nostro territorio quello del traffico di stupefacenti, per esempio, conosciamo la rilevanza della prevenzione per aumentare la cosiddetta “sicurezza percepita”. C’è da fronteggiare la criminalità comune e quella organizzata. Rispetto ai presunti reati della pubblica amministrazione non manca il lavoro, anche se spesso ci si limita all’abuso d’ufficio. Facile da commettere – e ci si incappa anche in assoluta buona fede – altrettanto da dimostrare. Numeri e statistiche delle forze di polizia crescono, la magistratura fa il suo, tutto a posto.

Già, “ma i soldi?” Da queste parti – negli ultimi tre decenni – non ne abbiamo visti. Nel senso che non c’è mai stato un processo per tangenti o presunte tali. Segno buono, si dirà. Vero.

Abbiamo notato, però, come molti cittadini, notevoli accrescimenti patrimoniali e tenori di vita ben al di sopra del normale. Saranno stati soldi fatti onestamente, anche con un piccolo stipendio da impiegato magari ben investito, oppure vincite a qualche lotteria. Oppure – e sarebbe l’aspetto peggiore – lo sfruttamento di posizioni di potere.

Finora alle cronache non ricordiamo indagini patrimoniali. Né proposte di misure di prevenzione. Se alcune di queste sono state applicate è stato sempre per indagini di “rimbalzo” e per beni provenienti dagli investimenti – anche su questo territorio – di personaggi più o meno vicini ai clan.

Ecco, mentre tutti vaneggiano di arresti imminenti, si scoprono giustizialisti o magari aspettano che siano i magistrati a mandare a casa un’amministrazione, esiste uno strumento molto efficace sul quale le forze di polizia prima e il Tribunale poi, possono fare di più. Sono le misure di prevenzione patrimoniali, i sequestri di beni a soggetti pubblici o privati e loro familiari, quando si suppone che tali averi siano di provenienza illecita o comunque tali da non essere giustificati dai redditi dichiarati al fisco. Sequestri che il Tribunale autorizza e che possono arrivare fino alla confisca dei beni. Necessitano di un lavoro lungo e difficile, hanno meno eco di un arresto eccellente, ma vanno dritti al cuore del problema. Il nuovo questore di Roma, Nicolò D’Angelo, ne ha fatto uno strumento della sua azione quando era a Latina prima e a Perugia poi.

L’impressione è che da queste parti avrebbe molto da fare a guardare tenori di vita e investimenti. “I soldi” dei quali parlava il magistrato, spesso sono lì…

Il mistero delle chiavi, i problemi dimenticati. Togliere il disturbo

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Aveva dato subito una versione diversa dei fatti, oggi l’assessore Laura Nolfi torna sulla vicenda della porta chiusa a chiave per la funzionaria appena nominata al posto della dirigente sospesa e ribadisce le sue posizioni con un comunicato ufficiale. Lo fa citando il verbale della polizia locale. Al solito le verità sono tante quanti coloro che credono di possederla, Luigi Pirandello perdonerà la citazione. Per questo è il caso che quel verbale – a questo punto – venga reso noto. Così vedremo pure se c’era o meno qualcosa da “nascondere”. Perché è facile dire che la stampa dà notizie non vere. Scontato quasi. Allora si renda noto il verbale e non se ne parli più. Su una cosa, comunque, l’assessore Nolfi ha pienamente ragione: i cittadini non meritano questo momento difficile.

E’ che la litigiosa maggioranza di Luciano Bruschini sembra dimenticare i problemi, finge di ignorare che mentre la tassa sui rifiuti porterà a un ulteriore aumento a Zodiaco si deve spargere l’immondizia per strada per avere un intervento. L’assessore Placidi – stranamente silente da un po’ di tempo a questa parte – deve aver cambiato residenza per non rendersi conto dei cumuli di immondizia a ogni angolo e delle pietose condizioni dei cassonetti rimasti nel centro cittadino

E’ chiaro che molto dipende dall’inciviltà di chi getta i rifiuti, ma la situazione è palesemente fuori controllo. Così come lo sono la vicenda porto piuttosto che i rapporti con la dirigenza, le questioni interne alla maggioranza che ha perso ormai il suo “collante” e un programma mai attuato.

E’ vero, i cittadini non meritano quanto sta accadendo. E’ il caso che anziché ritrovare lo spirito unitario che ha fatto vincere le elezioni per poi arrivare a questo punto, la maggioranza tolga il disturbo.

Porto, il sindaco si rimangia la parola sulle quote. Comune alle strette

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Peccato che lo streaming non ci fosse e che non si possa postare qui il suo intervento. Fortuna che la memoria ancora ci assiste e che ci saranno – da qualche parte – i verbali della seduta. Perché ricordiamo bene il consiglio comunale del 30 settembre e le parole del sindaco Luciano Bruschini che dava il “benservito” al socio privato della Capo d’Anzio. Di più, dava la sua “parola d’onore” che “entro ottobre” avrebbe attivato le procedure per riprendersi le quote, gestire tutto con il 100% della società e procedere a una nuova gara.

Abbiamo già sottolineato che il sindaco ormai sull’argomento naviga a vista. Ma prima d’ora se c’era una cosa alla quale teneva – e della quale ci fidavamo – era la sua parola d’onore. Peccato non mantenerla. Soprattutto peccato non informare compiutamente la città su come stanno le cose sul porto. Ancora di più: peccato non dire che mentre si va in consiglio e si parla di riprendersi le quote, un mese e mezzo dopo si firma con Marconi un’intesa che conferma quello che era stato fatto in assemblea. Vale a dire che si va avanti “a step” e nel frattempo si prepara un nuovo bando di gara.

Unica via d’uscita per non far fallire la Capo d’Anzio.

Al solito, però, il sindaco ama prendere tempo e ci sono da fare i conti con gli ormai ex concessionari che non hanno ancora firmato le “manleve” alla Capo d’Anzio. I cantieri sono in dirittura d’arrivo e il loro studio legale – sembra – sta ultimando i dettagli con la società. Un paio di circoli velici si sono messi di traverso, nemmeno il porto fosse loro. La vicenda ormeggiatori – che intanto disconoscono la Capo d’Anzio e vogliono parlare solo con il primo cittadino – non è più stata definita ed è quella più spinosa.

Ora è chiaro che la concessione ce l’ha la “Capo d’Anzio” che in qualche modo deve entrare in possesso delle aree e/o consentire a chi le sta usando di continuare la sua attività. Senza firme, il prossimo passo è chiamare i carabinieri. Ipotesi di fronte alla quale il sindaco ha chiesto ulteriore tempo. Che non c’è, a meno che si portino i libri in tribunale.

Come in consiglio d’amministrazione è stato fatto notare praticamente all’unanimità. Avere al 31 dicembre i canoni degli attuali concessionari consente se non finanziariamente almeno da un punto di vista contabile di invertire la rotta, non averli significa ricapitalizzare la società o fallire. Siccome il Comune non può mettere un euro nella ricapitalizzazione è chiaro che ormai è all’angolo. Anzi, se le cose naufragassero Marconi – ormai il padrone di fatto della situazione – sarebbe pronto a chiedere il risarcimento.

In tutto questo inutile chiedere al sindaco di spiegare ai cittadini, ancora oggi proprietari ciascuno di un pezzetto di quel 61% di quote pubbliche, cosa sta succedendo. Non l’ha mai fatto e oggi – se decidesse di farlo – sarebbe meno credibile, perché se uno non rispetta nemmeno la parola d’onore…

Il sindaco finalmente interviene. In politichese

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Diciamo la verità, non potevamo aspettarci qualcosa di diverso. Il ’92 è lontano e quel Luciano Bruschini – come quel modo di fare politica – non esiste più. Figuriamoci la dignità di quella politica. Allora, tra l’altro, se ti dimettevi era sempre il consiglio comunale a eleggere sindaco e giunta e potevi in qualche modo influire. Come fece Bruschini. Adesso no, se ti dimetti vai a casa. Così per giorni si è lavorato al testo e ieri, finalmente, il sindaco è tornato a parlare. Addirittura con due comunicati. Il primo sulla situazione politica, il secondo sulla condanna della dirigente Angela Santaniello.

Un passo alla volta. Nel primo comunicato Bruschini prova a mettere insieme quel che resta di una maggioranza litigiosa, parte della quale ha preso ormai la strada della Procura della Repubblica. Da “padre Luciano” – come da sempre lo definisce Candido De Angelis – dà fiducia ad assessori e delegati, ribadisce l’importanza del ruolo di tutti, richiama alla collaborazione, trova persino il modo di ringraziare i dirigenti dimenticando che un paio di mesi fa voleva mandare i Carabinieri a controllarli perché negli uffici nessuno lavorava. Ma sì, il mare è una tavola… E’ un documento anni ’80-’90, scritto in politichese, partorito dopo giorni di strategie tra il sindaco e Giorgio Zucchini, perché no l’eterno Borrelli.

E ci pensassero Maranesi, Millaci, Piccolo e l’altro Luciano Bruschini adesso a far vedere se la crisi è una cosa seria o meno. Perché alla loro richiesta di “resettare” la macchina il sindaco ha risposto picche. La loro presa di posizione è reale e per il bene della città alle prese con tutto ciò che sappiamo o basterà – come si vocifera, ma loro smentiscono – sistemare la pratica relativa agli spettacoli estivi organizzati dai due delegati per rimettere le cose a posto?

Si affronteranno i problemi, il rischio dietro l’angolo di una commissione d’accesso, e tutto ciò che andiamo denunciando da tempo o si andrà avanti alla “volemose bene“?. Lo vedremo.

Intanto l’opposizione ragiona – con calma -sul da farsi. Una mozione di sfiducia è rischiosa perché prima della convocazione del consiglio passano venti giorni e Bruschini ha tutte le capacità di ricucire e persuadere, ad Anzio e a Roma. Nel centro-destra  e nel Pd. Però ci sono vicende che possono andare oltre i comunicati di circostanza. Tipo portare alla luce – a titolo di esempio – l’ormai evidente incompatibilità di Umberto Succi a fare il consigliere comunale almeno finché non rispetterà l’ordinanza di chiusura del suo hotel. Formalmente non suo, anzi, ma di fatto sì. Vicenda alla quale si lega la recente visita – pare non di cortesia – dell’ex assessore Colarieti in Comune. Oppure chiedere conto delle proroghe per la gara dei rifiuti. O dire al sindaco che ormai neanche della sua parola d’onore ci si può fidare se non ha proceduto – come si è solennemente impegnato a fare – a riprendersi le quote della “Capo d’Anzio” entro ottobre. Di argomenti ce ne sono molti, se solo l’opposizione volesse tirarli fuori non con i comunicati stampa – comunque arrivati ma con estrema calma – bensì con azioni forti in consiglio comunale e nelle piazze. Perché a questi livelli – chi segue le vicende di Anzio lo sa – non siamo mai arrivati.

Una considerazione, infine, sulla umana vicinanza nei confronti della Santaniello. Giova ricordare al sindaco che per quella vicenda tutto ruota intorno a un assessore che lui e non altri ha messo in quel posto, lasciandocelo da incompatibile per la vicenda Francescana che guarda caso è centrale nel processo. Procedimento nel quale è emersa una verità giudiziaria di primo grado che ha riguardato anche un ragazzo che paga il fatto che per lavorare ha accettato le imposizioni del sistema. A Colarieti e De Berardinis, Bruschini non pensa. E dispiace. Perché noi siamo più garantisti di lui e forse l’umana vicinanza – se proprio si voleva dare – andava espressa in modo più ampio.

Anzio, se il sindaco ritrovasse la dignità del 1992

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Rimpiangere i tempi in cui i partiti erano una cosa seria e chi faceva politica aveva una dignità. Chi l’avrebbe mai detto. In queste ore di silenzio del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, la memoria corre a quando decise di non proseguire la sua avventura nel primo mandato. Era il 1992.

Guidava una giunta Dc-Psi-Pri. Partiti che in Italia avevano messo in piedi un sistema che ha portato allo sfascio, insieme praticamente all’intero arco costituzionale, ma che avevano delle regole. Come chi li frequentava. Oggi che tutto è saltato, ora che i portaborse – o forse nemmeno quello erano – sono diventati amministratori e che i giovani si comportano come nessuno della Prima Repubblica avrebbe fatto, c’è da rimpiangere quei tempi.

E la dignità perduta. Quella di Luciano Bruschini che disse in consiglio comunale, mentre si provava a fare una maggioranza diversa da quella che lo sosteneva e l’avrebbe comunque lasciato sindaco, che lui non se la sentiva di andare avanti. Era cambiato il quadro politico e lo sottolineava con veemenza Maria Vittoria Frittelloni. Che nostalgia…

Qui, oggi, crolla il Comune e Bruschini non si sposta. Di politico – nel senso alto del termine – non è rimasto più nulla ma lui non sente nemmeno il dovere di informare la città sulla situazione.

Ha fatto il suo tempo e non se ne rende conto. Dispiace, perché umanamente ha tutta la comprensione possibile, ma sta sottoponendo con la sua litigiosa maggioranza una città all’agonia.

E’ vero, i protagonisti del 1992 ci sono praticamente ancora tutti. Giorgio Zucchini, suo assessore in quella giunta, divenne sindaco per pochi mesi, poi Dc e Psi si rimisero d’accordo e alla guida del Comune andò Peppino Tarisciotti. Ce ne fossero, oggi, di personaggi come lui…. C’è ancora Renato Amabile, come Pasquale Perronace, immancabile Placidi (assessore pure allora), mentre Alberto Alessandroni che non aveva mai messo piede in consiglio si affacciò alla vigilia del suo ingresso, primo dei non eletti del Psi…

Di Luciano Mingiacchi c’è il figlio, poca cosa rispetto al papà, di Aurelio Lo Fazio la sorella, Candido De Angelis che era giovane contestatore – insieme a Umberto Succi che è ancora lì e Marco Garzia che ha visto poi transitare il figlio per il Comune- siede in consiglio e contesta ancora oggi dopo aver guidato per un decennio la città d’amore e d’accordo con Bruschini. Vincenzo Nolfi che era recordman delle preferenze a viale Severiano ha fatto eleggere e diventare assessore la figlia. Sergio Borrelli no, lui è sempre in prima fila. Allora assessore, oggi presidente “a vita” del consiglio comunale. Mancano solo Bruno Tuscano, unico capace di allontanarsi – ufficialmente almeno – dalla partita e Piero Marigliani, ormai imprenditore. E manca – ma è sempre nell’ambiente – Paride Tulli che per non far commissariare il Comune allora entrò nella giunta Zucchini “solo tecnicamente”.

Si dimise Bruschini e non tornò indietro. Altri tempi, altra politica. Altra dignità.

Non ci piaceva quella città, quel “teatrino”, l’idea che ne avevano i protagonisti della prima Repubblica che poi ritroviamo in questa seconda o terza che dir si voglia sempre a tirare le fila. Meno ci piace il clima di oggi, i veleni, una situazione che si porta avanti per chissà quale motivo. Sono accadute cose mai viste prima, a Bruschini – che pensava di mettere d’accordo vecchi e giovani con il sistema anni ’90 – la situazione è sfuggita di mano. Con i partiti e con la struttura comunale. Ne prenda atto.

E’ vero, la politica si è imbarbarita, il consiglio comunale è scaduto ed è espressione di una città in declino, le riunioni anziché nelle sedi di partito si fanno nei bar e c’è una specie di guerra tra bande senza eguali.

Una riflessione: siamo ancora convinti che i cittadini siano interessati a manovre, strategie, chiacchiericcio, veleni e quant’altro? A Bruschini, De Angelis, Zucchini, Fontana o Mingiacchi?

O non sono ormai esasperati per ciò che vedono intorno in fatto di servizi scadenti, tasse aumentate, buche, rifiuti, un Comune umiliato da condanne, inchieste e storie inverosimili? La politica, quella di un tempo, si sarebbe preoccupata dell’astensionismo record. Quella di oggi se ne frega e pensa prima alla “guerra” delle preferenze poi a quella delle cooperative o delle associazioni da finanziarie. Bruschini è quella che tutti diremmo una brava persona. Sa di cosa parliamo. Torni alla dignità di quel consiglio comunale in cui disse che le condizioni per restare sindaco non c’erano. Sa bene che oggi è peggio di 22 anni fa. Molto peggio.

Una città umiliata da veleni e bagattelle di partito. Basta

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Immaginiamo uno statunitense che digita “Anzio” su un motore di ricerca e vuole avere notizie su quello che sta accadendo in città. Proviamo, anche solo per un attimo, a comprendere lo stupore di un potenziale studioso dello sbarco alleato, o del parente di qualche reduce, di uno interessato alle vicende di Nerone o più semplicemente a un posto vicino Roma da usare come turista. Immaginiamo cosa scopre in questi giorni e tiriamo le conclusioni. Drammatiche.

Il sindaco 3.0 in campagna elettorale ma anni ’90 o “Prima Repubblica” dopo, tace. Non sente il dovere di dire una parola, mentre dai siti internet e dai social network apprendiamo in continuazione delle “guerre” intestine al Comune, di un assessore che non dà le chiavi del suo ufficio a una funzionaria nominata dal segretario dopo la sospensione di una dirigente condannata in primo grado. Di “veleni” in tutti i sensi, persino di un dibattito che si è aperto sulle pesanti accuse che un anonimo (ma molto ben informato) fa su facebook al capo della segreteria dello stesso sindaco e al segretario Pompeo Savarino. Vicenda destinata a nuove denunce, mentre si attende che sempre Savarino vada dal Prefetto e si teme l’insediamento di una commissione d’accesso.

Se poi quello statunitense – o cinese, o di ovunque vogliate – volesse approfondire scoprirebbe che abbiamo rischiato davvero una “Anzio servizi” con un consorzio napoletano, scampato in extremis per vicende giudiziarie. Scoprirebbe che sui residui, nel frattempo, abbiamo fatto poco o nulla, tanto pagano i cittadini onesti. Saprebbe che le spese per le manifestazioni estive – rigidamente “divise” tra proposte dell’assessore e dei delegati – per oltre la metà non avevano copertura finanziaria. E con una street view recente vedrebbe i cumuli di rifiuti in centro, le discariche a cielo aperto ovunque. Sempre su internet apprenderebbe di un settore – quello dei rifiuti – sotto inchiesta. E di un’indagine sul “Caro estinto” che tutti si affrettavano a smentire ma che ha fatto registrare nuovi sviluppi, con un’azienda molto attiva su Anzio coinvolta in pieno.

Ah, se fosse interessato al porto, saprebbe che il sindaco in assemblea dei soci della Capo d’Anzio (del Comune al 61%) dice una cosa, in consiglio comunale un’altra, poi non si sa quale porta avanti.

Ecco, quella che ci stanno consegnando in questi giorni Bruschini e la sua maggioranza è una città umiliata da bagattelle di partito, improbabili strategie per un futuro sindaco, e priva di qualsiasi progettualità. E credibilità.

Una città che ha problemi di ordinaria gestione gravi, gravissimi, mentre chi la amministra continua a “giocare” sulla pelle di 55.000 cittadini. E chi dovrebbe controllare – dall’opposizione – fa sì e no sentire la sua voce anziché andare a Villa Sarsina e convocare un consiglio comunale permanente. O si aspetta che lo facciano i cittadini esasperati?

Occupiamo simbolicamente quell’aula, allora, almeno fino a quando il sindaco non troverà il tempo e il modo di dire: scusate, stiamo facendo un macello, ecco il nostro programma e da qui ripartiamo, i veleni sono superati. Oppure di dire: scusate, abbiamo fatto un macello, me ne vado.

Restare in silenzio, trattare nei bar, provare a convincere questo o quell’altro, assistere inerme a quanto accade, fare “spallucce” com’è abituato, prendere tempo, non serve più a nulla. La situazione è fuori controllo e Luciano Bruschini (che come scrive Agostino Gaeta rifarebbe volentieri una giunta vecchia maniera con Mingiacchi padre, Tuscano, Borrelli, Tulli, Tarisciotti, Zucchini dell’epoca, mantenendo i buoni rapporti con Toselli) – deve prenderne atto.

Anzio, la sua storia, il ruolo che questa città ha avuto e può ancora avere, non meritano ulteriori umiliazioni. Basta.

Anzio, sarà vera crisi? Dipende dai quattro “forzisti”

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No, il mare non è una tavola. Almeno a parole c’è chi si è mosso e chiesto al sindaco di “resettare” la sua azione amministrativa. I quattro consiglieri “forzisti” di maggioranza Marco Maranesi – che è pure capogruppo – Giusy Piccolo, Massimiliano Millaci e Luciano Bruschini hanno fatto uno strappo di non poco conto. Devono dimostrare, adesso, che è realmente nell’interesse della città. Perché di documenti e dissidenti sono piene le cronache politiche degli ultimi venti anni, senza che ci siano state conseguenze.

Se lo strappo è perché ci si è resi realmente conto dello sbando nel quale siamo arrivati – dimenticando le esigenze dei cittadini – allora occorre essere conseguenziali, anche se il sindaco dovesse ascoltarli. Se invece è per altro, a cominciare dagli spettacoli estivi pagati solo per gli eventi voluti dall’assessore Nolfi – ma dicono di no – allora la loro presa di posizione finirà tra le tante alle quali abbiamo assistito in questi anni.

Un primo risultato, comunque, lo hanno ottenuto. Il sindaco, questa mattina, è stato a trovare Millaci nel suo negozio e a provare una mediazione. Ricorda la visita di un pomeriggio intero che fece nella carrozzeria di Danilo Fontana, qualche anno fa. Inutile dire che rimpiangiamo gli incontri nelle sedi di partito e vogliamo credere li rimpianga anche Bruschini. Perché magari si provava a parlare anche del futuro della città, non solo di questioni serie ma comunque gestionali.

Un errore i quattro “dissidenti” lo hanno commesso. Forse era il caso di dire: questo è il posto di capogruppo e queste sono le deleghe, riconsegnamo tutto. Far resettare solo gli altri sarebbe riduttivo. Il messaggio, comunque, è passato e se pure Bruschini da quanto leggiamo sarebbe pronto a fare un passo indietro – confermando le scelte del segretario, come non ebbe nulla da dire su quelle di Pusceddu dopo l’arresto della Santaniello – Marco Maranesi ha fatto sapere che domani non andrà ad alcun vertice con Patrizio Placidi, annunciato via facebook dall’assessore all’ambiente che rappresenta pure Forza Italia e Lista Enea. Insomma, i quattro provano a tenere il punto, vedremo se lo faranno fino in fondo o meno.

Intanto Candido De Angelis, smentendo le presunte trattative per rimettere insieme il centro-destra, si sveglia e con il suo gruppo trova il modo di fare un comunicato e chiedere le dimissioni del sindaco. Tacciono il Pd e il grillino.

Sullo sfondo resta l’appuntamento che il segretario generale del Comune ha chiesto al Prefetto e il terrore – in maggioranza – che questo porti alla nomina di una commissione d’accesso. Forse è per questo che il sindaco e Placidi cercano di far calmare le acque.