Porto, il sindaco si rimangia la parola sulle quote. Comune alle strette

marinedi

Peccato che lo streaming non ci fosse e che non si possa postare qui il suo intervento. Fortuna che la memoria ancora ci assiste e che ci saranno – da qualche parte – i verbali della seduta. Perché ricordiamo bene il consiglio comunale del 30 settembre e le parole del sindaco Luciano Bruschini che dava il “benservito” al socio privato della Capo d’Anzio. Di più, dava la sua “parola d’onore” che “entro ottobre” avrebbe attivato le procedure per riprendersi le quote, gestire tutto con il 100% della società e procedere a una nuova gara.

Abbiamo già sottolineato che il sindaco ormai sull’argomento naviga a vista. Ma prima d’ora se c’era una cosa alla quale teneva – e della quale ci fidavamo – era la sua parola d’onore. Peccato non mantenerla. Soprattutto peccato non informare compiutamente la città su come stanno le cose sul porto. Ancora di più: peccato non dire che mentre si va in consiglio e si parla di riprendersi le quote, un mese e mezzo dopo si firma con Marconi un’intesa che conferma quello che era stato fatto in assemblea. Vale a dire che si va avanti “a step” e nel frattempo si prepara un nuovo bando di gara.

Unica via d’uscita per non far fallire la Capo d’Anzio.

Al solito, però, il sindaco ama prendere tempo e ci sono da fare i conti con gli ormai ex concessionari che non hanno ancora firmato le “manleve” alla Capo d’Anzio. I cantieri sono in dirittura d’arrivo e il loro studio legale – sembra – sta ultimando i dettagli con la società. Un paio di circoli velici si sono messi di traverso, nemmeno il porto fosse loro. La vicenda ormeggiatori – che intanto disconoscono la Capo d’Anzio e vogliono parlare solo con il primo cittadino – non è più stata definita ed è quella più spinosa.

Ora è chiaro che la concessione ce l’ha la “Capo d’Anzio” che in qualche modo deve entrare in possesso delle aree e/o consentire a chi le sta usando di continuare la sua attività. Senza firme, il prossimo passo è chiamare i carabinieri. Ipotesi di fronte alla quale il sindaco ha chiesto ulteriore tempo. Che non c’è, a meno che si portino i libri in tribunale.

Come in consiglio d’amministrazione è stato fatto notare praticamente all’unanimità. Avere al 31 dicembre i canoni degli attuali concessionari consente se non finanziariamente almeno da un punto di vista contabile di invertire la rotta, non averli significa ricapitalizzare la società o fallire. Siccome il Comune non può mettere un euro nella ricapitalizzazione è chiaro che ormai è all’angolo. Anzi, se le cose naufragassero Marconi – ormai il padrone di fatto della situazione – sarebbe pronto a chiedere il risarcimento.

In tutto questo inutile chiedere al sindaco di spiegare ai cittadini, ancora oggi proprietari ciascuno di un pezzetto di quel 61% di quote pubbliche, cosa sta succedendo. Non l’ha mai fatto e oggi – se decidesse di farlo – sarebbe meno credibile, perché se uno non rispetta nemmeno la parola d’onore…

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