Carta vince, carta perde. Benvenuti (!?) ad Anzio

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Va ribadito: occorre costruire una città diversa, spazzare questa classe politica – vecchia e presunta nuova – che ha i piedi (e i metodi) ben saldi nella Prima Repubblica. Intorno ha cittadini che in qualche caso hanno fruito di benefici, in altri hanno portato i voti decisivi e pretendono, in altri ancora si sono assuefatti o preferiscono gridare “Al lupo al lupo” ma al momento del voto evitano di scegliere altro – forse perché ritenuto non abbastanza credibile – o di recarsi alle urne. C’è l’intero tessuto da ricostruire in questa Anzio di carta vince, carta perde. Si parte dalle vicende del Comune – inevitabilmente – e si arriva a quelle di cronaca. Il confine, del resto, ormai quasi non si distingue più.

Prendiamo un’amministrazione che si sta lacerando dopo che l’Inps – nonostante suoi decreti – ha comunicato un potenziale errore che riporterebbe Franco Pusceddu al suo posto per otto mesi. Un caso senza precedenti, ma il Comune non ha dubbi: torna. Solo che la fanno talmente difficile – nascondendo evidentemente chi la preferenza per l’ex dirigente e chi il timore che torni a rompere qualche uovo nel paniere – da cambiare di nuovo l’organizzazione. Ma voi la vedete una grande azienda di servizi che cambia “assett” in continuazione? In Comune succede, a ritmi di una pianta organica l’anno. Anche due se necessario, basta accontentare gli “appetiti” politici. Qui si dice prima  di aver rivoluzionato la macchina eliminando dirigenti previsti dalla legge e neanche un anno dopo ci si ripensa votando una delibera che ha allegati diversi tra loro. Finita? Macché… Torna il dirigente pensionato e si cambia, con il rischio che tra qualche giorno si modifichi di nuovo perché l’Inps potrebbe ripensarci. Ma via… E su questo c’è una maggioranza ancora una volta ai ferri corti e una delibera che il sindaco, lunedì, vuole approvare per forza. In mezzo un rapporto mai chiaro né chiarito – nonostante la legge – su cosa debbono fare i politici e cosa i dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune. Al punto che oggi si va d’amore e d’accordo, al primo problema la colpa – della città sporca, per esempio – è di chi lavora…

E la vedete la grande azienda che deve acquistare il miglior servizio possibile al prezzo più vantaggioso, non bandire una gara per la quale serve un partner perché cerca non il più efficiente ma spera di trovare quello più “accondiscendente“? E’ quello che è successo e sta succedendo con le mense. Gara pronta da oltre un anno, ma Bruschini e i suoi cercavano la stazione unica appaltante più “amica“.

In mezzo anche la storia di un dirigente chiamato a sostituire quello andato in pensione, ma per il quale è stato commesso un madornale errore. Lo hanno ammesso al colloquio senza tenere conto che aveva un titolo di studio diverso da quello chiesto dal bando. Una scelta fatta dalla neo segretaria del Comune, autrice della riorganizzazione di prima e di quella che dovrebbe andare in giunta, che non si è accorta insieme ai componenti della commissione dell’errore e che finora non ha agito di conseguenza.

In una città diversa da carta vince, carta perde, qualche rappresentante delle forze dell’ordine o della magistratura, una volta appresa la notizia, avrebbe quantomeno sequestrato i documenti. Siamo convinti che l’errore sia stato commesso in buona fede, chi scrive per primo riteneva la laurea in Giurisprudenza equipollente a Economia e commercio. Così non è, nulla è ancora accaduto. Si doveva controllare e non è stato fatto. Ma ve la immaginate la grande azienda di servizi che commette un errore del genere? Che fine fa il capo del personale? Qui non accadrà nulla, tranquilli. Anzi, la segretaria arrivata a miracol mostrare prenderà anche il massimo dei voti al momento della valutazione. Peggio, c’è chi tra politici vecchi e nuovi vede in tutto questo chissà quale “disegno“, alla luce del ritorno di Pusceddu.

Carta vince, carta perde. Questo è solo un madornale errore, ma è comunque difficile intervenire “di iniziativa“, indagare, verificare, per una serie di motivi. Gli organici ridotti, il controllo del territorio da garantire, le attività di indagine su vicende attinenti alla criminalità comune. Non ultimo, tra i motivi, quello che se lasci andare chi ha interrotto un Consiglio comunale, per esempio, poi è difficile andare avanti. E quando lo si fa – basterebbe vedere certi tenori di vita – i tempi sono infiniti. Se non sul territorio, in Procura.

Però diventa difficile credere che non siano stati raccolti sufficienti elementi e individuati i responsabili di chi ha sparato al cancello di Placidi, di chi ha fatto la stessa cosa ad Alessandroni, di chi in due mesi per la seconda volta ha dato fuoco all’auto del vice sindaco. A Giorgio Zucchini va umana solidarietà, è vittima, ma capisce da solo – e ormai dovrebbe rendersene conto anche il sindaco – che abbiamo superato la soglia. Sì, il sindaco che minimizza, che parla di “incontri in Prefettura” (con chi?) rassicuranti, che media con politici di vecchia e nuova formazione, promette, accontenta, rischia ormai di essere sotto ricatto di una maggioranza litigiosa. Il tutto in barba alla città

L’attentato lo ha subito Zucchini, ma sono i cittadini a non vivere più sicuri quando con una certa impunità, una volta in piena estate, un’altra alle 10 di sera quando ancora c’è gente in giro, qualcuno va e incendia l’auto.Sì, c’è preoccupazione dovrebbero saperlo il sindaco e la sua maggioranza, se come dicono ascoltano “la gente“. E non è semplicisticamente quella per i rifugiati, gli immigrati e via discorrendo. No.

Ma Zucchini ci porta anche ad altre vicende, alla citazione – per la quale ha sporto denuncia – nell’indagine Mala Suerte. Il 3 novembre inizia il processo, tra gli  imputati c’è chi ha apertamente sostenuto l’elezione di questa maggioranza. Ci porta alla recente vicenda che nella “guerra” interna alla maggioranza stessa fa uscire una carta per la quale è debitore del Comune. Mille euro, una dimenticanza forse, dice di non saperne nulla,  ma se ci fosse sarebbe grave. Perché – come per il caso dei “morosi” mai chiarito – se non eri in regola hai attestato una cosa non vera al momento della candidatura.

Carta vince, carta perde: possibile che non sappiamo chi tra i pubblici amministratori ha pendenze nei confronti dell’Ente? Su, pensiamo ancora alla grande azienda che ignora il debito contratto dal proprio amministratore delegato…

Qui no, perché il 3.0 è a parole. Nella pratica non conviene, perché poi devi pagare o lasciare la giunta o il consiglio comunale, perché senza chiarezza può alimentarsi la “guerra” di maggioranza. Io non ho pagato, ma tu hai avuto quel problema, lui deve stare zitto per quel favore, l’altro per i lavori alla cooperativa, Tizio per lo spettacolo e Caio per la pratica sbloccata.

Benvenuti (!?) ad Anzio, se gradite – o se vi conviene – continuate pure con questa classe politica.

Serata con vestito, poi arriva uno con i jeans e…

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Proviamo a raccontarla in modo diverso, poi ci fermiamo. Anzi no, ci riserviamo di tornarci se e quando questa storia sarà finita. Confermato: non abbiamo nulla contro il neo dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio. Si sarà reso conto di essere rimasto vittima di un posto dove, purtroppo, non ne va bene una.

Dicevamo di un racconto diverso. Ecco, io sono alla guida di un’azienda importante, in cerca di una figura di rilievo per sostituire chi sta andando in pensione. Per farlo organizzo una serata in discoteca, voglio che la scelta cada su uno bravo e voglio vederlo all’opera. Per accedere alla serata serve indossare un vestito, c’è il cosiddetto “dress code“. Non posso mettermi io a guardare chi entra, non mi compete, così mi affido a una che di queste cose ne sa, ma ha bisogno di un paio di collaboratori. Sceglie lei, così funziona, pazienza se uno ha avuto qualche problema con la giustizia, si sa che all’ingresso dei locali è bene avere gente esperta anche in questo settore.

A un certo punto mi ritrovo in pista una persona con jeans e maglietta. Mi accorgo che è pure bravo, ma il “dress code” prevedeva l’abito. Me ne rendo conto, non posso fare figuracce con chi è venuto con il vestito, devo invitare chi è bravo ma è entrato con un abito non consono a uscire. Procedo e  poi, così funziona in un’azienda importante, vado a cercare chi doveva controllare e non l’ha fatto, quantomeno le dico che il compenso per la serata non è più quello previsto data la figuraccia e che scalerò qualcosa quando andremo a fare i conti.

Invece succede che tutto sommato, dato che è bravo, ormai con i jeans era entrato e io me lo tengo, fino a quando altri fanno notare la cosa. A quel punto devo trovare una soluzione, ma il caso vuole che chi doveva andare in pensione per uno strano scherzo del destino torna. E forse ho trovato la soluzione. Forse, se non mi piacesse avere la vita complicata. Perché decidessi solo, pure pure, ma ce ne sono tanti a voler mettere becco e mi tocca sentirli. In particolare quello che a quello bravo ha detto di presentarsi, ma si è dimenticato di indicargli l’abito necessario, anz pensava che bastassero i jeans, che fosse la stessa cosa. E così mi fa notare che in passato il vestito non era richiesto, quindi tutto sommato….

Resta il “dress code” non rispettato, allora, quei jeans, l’incarico da stracciare o quasi. Non scalerò nulla, alla fine, una soluzione l’ho trovata, sono alla guida di un’azienda importante ma tutto sommato faccio come voglio e chi contesta mi sta pure sulle scatole.

Avrò incassato una figuraccia, certo, ma te pure che vai a vedere i vestiti….

Un Comune allo sbando, viva il 3.0 de noantri

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Periodi che si “sovrappongono“, l’Inps se n’è accorta e così il dirigente dell’area finanziaria di Anzio, Franco Pusceddu, torna al lavoro. Ci sono otto mesi di differenza e una storia tutta italiana, quella di una domanda di pensione presentata ad aprile e di una risposta che arriva quando lui ha già lasciato il lavoro, costringendolo – a quanto pare – a tornare e a far incassare una pessima figura anche al Comune.

Non tornerà al suo posto, però, anzi riprenderà da dove aveva iniziato: pubblica istruzione, cultura, servizi sociali. Lo stesso incarico al quale il sindaco voleva assegnarlo e che rifiutò dopo la sospensione di Angela Santaniello, che in teoria resta titolare di quella “casella” e per la quale il 19 ottobre c’è l’appello ma che finora, in questo Comune allo sbando, è l’unica ad aver pagato.

Non tornerà al suo posto perché nel frattempo, con una procedura ex articolo 110, per sostituirlo è stato nominato un altro dirigente. Peccato che la commissione, composta dalla segretaria generale, da un membro condannato a Pomezia e da un altro esperto, non si sia accorta che il titolo di studio presentato non corrispondeva al bando. Ma quel dirigente – fortemente voluto da Giorgio Zucchini – è uno bravo e ora si cerca una via d’uscita per tenerlo. Basterebbe riconoscere l’errore e agire di conseguenza, perché tenere lì con un titolo sbagliato rispetto al bando Patrizio Belli vuol dire essere sprezzanti delle regole basilari. Vedremo. Per la prima volta un consigliere del Pd, Andrea Mingiacchi, sembra aver agito come il suo ruolo impone. Nessuno vuole mandare via Belli, né andare in Procura, ma si agisca per riparare a un errore madornale.

Ma nel frattempo c’è il rischio di danno erariale, se chiami a sostituire chi è andato in pensione e quello torna, come giustifichi quella sostituzione?

Di certo se arriviamo a questa situazione è per le idee “ballerine” dell’organizzazione del Comune da parte di Zucchini, avallate da una giunta tutta presa a poter “controllare” i funzionari ritenuti “amici“. Nessuna programmazione, una pianta organica l’anno, anzi anche due a volte, con l’ultima che differisce nei documenti allegati alla delibera, ha portato a una sostanziale paralisi. Cambia, “pesa” le posizioni, stai attento a non toccare Tizio o Caio, rimetti a posto tutta la posta interna, le firme, il protocollo….. La paralisi, appunto. Con la smania di controllare, si è finiti fuori controllo. Non scegliere, rinviare, voler “contare“,  sa tanto di antico, altro che 3.0 sbandierato in campagna elettorale. L’amore-odio con i dirigenti, spesso denunciato in questo umile spazio, ha portato a una condizione di invivibilità che alla fine pagano i cittadini. Come per il 3.0 de noantri, dove ogni ufficio prende il suo software, i programmi non dialogano tra loro, il Comune paga e a chi compra la politica non può dire nulla, perché poi ha bisogno di chiedere….

Un altro esempio  lampante? La politica che non sceglie la stazione unica appaltante, rinvia, e una gara per le mense pronta che non si riesce a fare. Perché? Volevano “controllare“, volevano che si potesse in qualche modo avere un interlocutore se ci fosse da andare a chiedere. Come se sindaco, assessori e consiglieri comunali dovessero occuparsi della gestione, cosa che invece fanno perché ciascuno – chi più chi meno – ha una cooperativa, magari quella che ha portato i voti decisivi, un’associazione, qualcuno da accontentare.  La legge è chiara: la politica decide, la macchina amministrativa funziona applicando quelle decisioni nel rispetto delle norme. E’ avvenuto questo?

Se mai costruiremo #unaltracittà sarà così e basta. Perché prima vengono i servizi ai cittadini. Sempre.

Di seguito l’intervento di Marco Maranesi, consigliere di “Liberi di cambiare“, unico a essere intervenuto finora sulla vicenda Pusceddu, annunciando persino un ricorso.

***

In merito alle notizie apparse nei social network su una possibile riassunzione dell’ex Dirigente all’Area Economica Finanziaria del Comune di Anzio ho già dato mandato ai miei avvocati di verificare se ci sono le condizioni per procedere con un ricorso al T.A.R. del Lazio con richiesta di sospensiva contro qualsiasi provvedimento che il Comune di Anzio eventualmente adotterà,  in quanto il presunto errore non è imputabile al Comune di Anzio ma all’ente I.N.P.S..

Non c’è alcun obbligo, per il Comune di Anzio, in questo momento, di procedere alla riassunzione dell’ex Dirigente collocato in pensione dal 1 settembre.

In un Comune dove c’è mancanza di liquidità per effettuare  la minima manutenzione degli edifici scolastici, dove non si riesce neanche a chiudere un piccola buca per le strade della città, dove non si riesce a riparare un lampione della pubblica illuminazione in vista della festa del patrono del quartiere e dove c’è difficoltà ad erogare anche i minimi servizi essenziali sempre per mancanza di risorse finanziarie, non possiamo spendere centinaia di migliaia di euro in stipendi Dirigenziali che al momento non sono più necessari per il buon funzionamento dell’ente e soprattutto  per errori commessi da altri enti.

Colgo inoltre l’occasione per dare tutta la mia personale solidarietà al Nuovo Dirigente dell’Area Economica Finanziaria Dott. Patrizio Belli, persona capace, competente e di una straordinaria educazione, dopo i numerosi attacchi che ha subito in questi giorni da parte di alcuni colleghi di Consiglio Comunale e di alcune lobby locali attente a salvaguardare il vecchio sistema gestionale che vigeva al Comune di Anzio, un sistema senza alcun controllo che ha devastato un ente che era un tempo il fiore all’occhiello di tutta la Provincia di Roma.

Molto probabilmente per alcuni è  più importante salvaguardare un vecchio sistema che metteva d’accordo molte personalità miste,  che un nuovo sistema attento invece, affinché la macchina amministrativa sia più efficace, funzionale e più attenta ad eventuali sprechi che in questo particolare momento storico vanno evitati.

Gli incompatibili, la laurea, le quote rosa. Tutto è legalità

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Va condiviso quanto pubblicato sul settimanale “il Granchio” di oggi rispetto alla situazione di Anzio e alle morosità di assessori e consiglieri comunali. Se siamo arrivati a questo punto è perché da circa un anno – cioè da quando su questo umile spazio venne data notizia delle lettere spedite a eletti e nominati rispetto alle pendenze nei confronti del Comune – non viene fatta chiarezza.

Chi deve farla è il sindaco, per gli assessori (sappiamo della Cafà ma era un “fraintendimento“, arrivò la lettera anche ad altri) e il presidente dell’assemblea Sergio Borrelli per i consiglieri, da ultimo Antonio Geracitano che annuncia querele e intanto non rende note le commissioni che convoca.

Ci avevano promesso una soluzione “in cinque sei giorni” ma non l’abbiamo vista. Né l’opposizione, come fa notare il Granchio, sembra molto interessata alla vicenda che vede personaggi potenzialmente incompatibili  decidere su cosa debbono pagare i cittadini. Ad esempio a cominciare dai parcheggi che sono diventati a pagamento tutto l’anno. Chiedono ai residenti i i soldi per fare cassa, ma tra loro c’è chi non paga i tributi….

Già allora, anziché discutere sul nulla per un’ora, al posto di un consigliere comunale avrei detto a Borrelli: caro presidente, qui non si va avanti finché non sappiamo chi può sedere e chi non in quest’aula. Senza troppi fronzoli, senza preoccuparsi della privacy (di personaggi pubblici, ricordiamolo) svolgendo il proprio ruolo di controllo.

Ma ad Anzio va così, che ti metti a fare…. Quello che non condivido è l’accenno alla vicenda della laurea sbagliata del nuovo dirigente dell’area finanziaria. Era chiesta quella in economia e commercio e lui ce l’ha in giurisprudenza. L’unico a farlo notare è stato Andrea Mingiacchi che ha verificato – con un accesso agli atti – la mancata rispondenza tra quanto chiesto dal bando e il titolo valutato dalla commissione. Certo, non è “il” problema di Anzio, ma in un paese normale il Comune avrebbe già provveduto e forse – essendoci potenziali profili penali per la commissione che ha valutato i titoli – qualche forza di polizia avrebbe agito in base alla “notizia criminis” riportata dalla stampa. Perché la legalità parte dalle piccole cose.

Da chi paga i tributi, da chi valuta i titoli per quelli che ha chiesto,  da chi rispetta la legge sulle quote rosa. Quando Roberta Cafà e Laura Nolfi diedero le dimissioni “irrevocabili” lanciai una petizione, scrivendo alla consigliera regionale alle pari opportunità e al Prefetto. Presero in carico la vicenda, poi le dimissioni sono rientrate e la giunta è tornata a rispettare la legge.

Devo dare atto, adesso, al meetup  Grilli di Anzio e in particolare a Rita Pollastrini e Tiziana Mancino, di aver sollevato il caso per la società partecipata “Capo d’Anzio“. Il dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio ha diffidato la società a ristabilire la parità di genere nel consiglio d’amministrazione e nel collegio sindacale. Ho scritto sui social – e confermo – che la Capo d’Anzio ha ben altri problemi da affrontare ma  porre una questione del genere è corretto e ora speriamo che la legge venga rispettata anche qui.

Perché tutto è legalità, a prescindere da chi pone le questioni, dalla tessera che ha in tasca, da come la pensa o è schierato. E solo ripartendo da quella si può immaginare un percorso diverso per Anzio.

Un percorso necessariamente lontano anni luce da ciò che leggiamo nelle carte delle indagini in corso e nelle interrogazioni parlamentari che chiedono al Prefetto di Roma di utilizzare uno strumento di prevenzione qual  è la commissione d’accesso. Siamo arrivati a certe gravissime situazioni perché troppe volte si è detto “va be’, ma che fa….” quando, invece, non c’è una violazione più o meno grave a seconda di chi la denuncia.

Tutto è legalità: incompatibili, lauree sbagliate, quote rosa, cooperative con presunti esponenti della camorra, mancato recupero dei soldi chiesti dal Mef, gli atti da pubblicare (tutti)  e via discorrendo.

 

Da Leicester a Paternò, una riflessione necessaria

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La festa di Paternò (Foto Fibs – Lauro Bassani)

Due imprese sportive, due mondi neanche lontanamente paragonabili e una riflessione necessaria per chi fa il lavoro di giornalista. A maggior ragione mentre si discute un contratto che dovrà necessariamente rivedere le arcaiche figure costruite su organizzazioni redazionali superate dalla storia grazie alle moderne tecnologie, ma anche riconoscere le nuove professionalità.

Da Leicester, lo scudetto inatteso della Premier League inglese e di un mondo milionario, a Paternò, lo scudetto del piccolo mondo del baseball di casa nostra, fra l’altro nella “A” federale, nemmeno nel massimo campionato, dove non gira un euro. Impresa la prima, mai vinto un titolo, con un allenatore che mai aveva centrato un risultato simile, per giunta in una città che a cospetto dei milioni e del blasone di Manchester, Chelsea Liverpool e compagnia ha realizzato un sogno. Impresa la seconda, perché vincere in Sicilia non è mai facile, perché il baseball italiano è quello che è, perché si partiva da 2-0 nella “serie” a favore bel Bollate e perché per arrivare fino in fondo è stata necessaria addirittura una sorta di colletta come racconta Il Fatto Quotidiano“.

In mezzo il giornalismo che cambia ma che – a parere di chi scrive – continua a servire. Immaginiamo solo qualche anno fa cosa avrebbero fatto le tv di mezzo mondo per entrare e avere l’esclusiva della possibile festa dei giocatori del Leicester. Invece hanno atteso, tutti, che Vardy postasse sul suo profilo twitter le immagini e le hanno rilanciate. Ecco, vedi, i giornalisti non servono più… basta uno bravo tecnologicamente e via. Alt, fermiamoci. Era una festa, ma ammettiamo che i giocatori decidessero di denudarsi, di fare qualche rito strano o quello che si vuole. Chi sarebbe chiamato a “mediare” tra quelle immagini e il pubblico? Certo, uno va da solo sul profilo del giocatore e vede ciò che vuole, ma la necessità – in questo come in altri molteplici casi – di un giornalista che valuti è indispensabile. Certo, oggi è molto più semplice avere foto, video, messaggi e quant’altro senza spostare troupe, scomodare corrispondenti (i servizi per Repubblica da Leicester li ha fatti il bravo Alessandro Allocca, collega nato e cresciuto alla “scuola” di provincia, collaboratore della testata con poche tutele)  ma spesso avere tutto e subito non è sinonimo di qualità, verifica delle fonti, autorevolezza. Del racconto, delle immagini, dei pezzi che qualcuno vorrebbe finissero su un giornale o in un sito grazie a un programma che “pulisce” agenzie che spesso sono già dei semplici copia e incolla.

Dall’Inghilterra all’Italia, dalle Midlands alla Sicilia. Domenica il tour de force della finale scudetto è stato raccontato in diretta grazie alla buona volontà di un grande appassionato – giocatore e poi tecnico, da anni trasferitosi da quelle parti – come Arcangelo Cibati, in diretta con gli amici del “Bar del baseball” di Nettuno. Un tablet o smartphone, una linea internet e il gioco è fatto.  Perché dovrebbe andarci un giornalista? E’ tutto a disposizione…. Va tutto bene, ma se c’è una rissa, ci scappa una bestemmia o succede qualcosa che non è il caso di pubblicare. Ah no,  è noto: i cronisti sono degli impiccioni, montano casi, cercano notizie, a volte sono “scomodi” per i loro stessi editori….

Non sono tipo da difese d’ufficio della categoria, ma dalle due imprese così distanti tra loro sportivamente, economicamente, come impatto sociale, c’è da riflettere per chi questo mestiere vuole ancora farlo. Vuole andare, vedere, verificare, incrociare le fonti, raccontare, dare un servizio.

E’ chiaro che un editore punterà sempre a “tagliare“, cercherà nella tecnologia i costi più bassi, ed è a questo che le organizzazioni di categoria – dal sindacato che sta lavorando sul contratto a un Ordine che così com’è è superato dalla storia, fino a un istituto di previdenza dove si prova a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati – deve saper rispondere. Senza fossilizzarsi sulle figure dell’attuale contratto, ma provando a dare risposte. Ai tanti Alessandro Allocca sparsi per il mondo e, di più, ai tanti che con le unghie e i denti a volte per  5 euro lordi, vanno ancora a cercare notizie. La tecnologia, i “personal media“, i profili facebook e le dirette possono darti delle informazioni – è pacifico – ma trovare le notizie era e resta altra cosa.

Non ne va bene una: fermatevi, per carità

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Perché dici che serve #unaltracittà? Semplice, perché qui ad Anzio non ne va bene una. Perché questa classe politica e dirigente ha fatto il suo tempo e deve assolutamente fermarsi. Deve farlo per lasciare spazio – se i cittadini vorranno, ovvio – a chi non ha legami con questo sistema e al tempo stesso non sente l’esigenza che qualcuno lo “diriga” da Genova e da una Srl o da qualche corrente di partito a Roma.

L’ultima notizia riguarda il consigliere comunale e presidente della commissione ambiente Antonio Geracitano, forse la goccia che fa traboccare il vaso di una maggioranza che difende se stessa e i suoi componenti, complice un’opposizione che certi argomenti preferisce non affrontarli se non marginalmente.

La società del consigliere – che non la amministra ma ne è di fatto il capo assoluto – deve al Comune oltre 30.000 euro. Ha fatto un piano di rientro e non l’ha rispettato. Al netto delle difficoltà che ciascuno di noi può avere – e che sono comprensibilissime – è evidente che Geracitano non può restare al suo posto. E non ci si venga a dire che non è l’amministratore, si strumentalizza e bla, bla bla….

Perché davvero se le metti in fila, quelle dell’amministrazione Bruschini, forse ti rendi conto che essere assessore o consigliere comunale rappresenta per chi sta in maggioranza una specie di “lasciapassare“. Tutto ti è consentito e l’opposizione tace perché la “po-li-ti-ca” impone questo. Chiamiamolo bon ton istituzionale, deferenza, “nulla di personale” o quello che volete, ma davvero a rileggere quello che è successo viene da dire: basta, per carità.

Primo mandato Bruschini, l’assessore Placidi viene condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune. Provvedimento che ancora oggi non mi trova d’accordo, ma che esiste e va rispettato. Per restare al suo posto e non incappare nell’incompatibilità deve pagare tutto e subito o può rateizzare? Si chiede un parere al Ministero dell’Interno, quello arriva ma sparisce nei meandri del Comune finché chi scrive – e il settimanale Il Granchio – non lo scova. Placidi è rimasto da incompatibile, perché poi ha pagato, per oltre un anno nel suo ruolo. Risposta di Bruschini: “Sarà uno dei tanti documenti che mi capita di non leggere….“. A più riprese l’ex segretario Savarino e l’ex direttore generale Pusceddu hanno detto di non sapere nulla di quel parere e di non averlo visto.

Primo mandato Bruschini, l’assessore ai servizi sociali Colarieti è direttore della casa di riposo “La Francescana”. Formalmente compatibile – anzi al limite della compatibilità – ma quando arrivano i vigili urbani è lui a fermare il verbale. Si scoprirà durante il processo successivo all’arresto di Colarieti che la cooperativa che aveva ottenuto la proroga ritenuta un “favore” dal Tribunale, lavorava anche presso la casa di riposo. Gratis o quasi. Per quella vicenda viene condannata in primo grado anche la dirigente Angela Santaniello (che nel frattempo ha scontato tutto) immediatamente sospesa e non ancora reintegrata fra ricorsi e controricorsi. Il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa resta al suo posto con condanna definitiva per corruzione, il secondo dei successori va in pensione silenziosamente dopo la pronuncia di primo grado.

Intanto la Ragioneria dello Stato contesta decine di punti al Comune, le controdeduzioni sono rispedite al mittente, tra le contestazioni mosse all’ente i soldi percepiti in più dal segretario Savarino, alcuni dai dirigenti, stabilizzazioni ritenute “illegittime” e via discorrendo. Che fine ha fatto, come ha provveduto il Comune? Lo ignoriamo. Quello che sappiamo è che la Corte dei Conti contesta, da anni, irregolarità nei bilanci e l’incapacità di riscuotere.

E i consiglieri? E gli assessori? A novembre sempre chi scrive scopre che ci sono una quindicina di lettere a eletti e nominati di “incompatibilità” perché morosi nei confronti del Comune. In uno dei dibattiti peggiori che il Consiglio comunale ricordi il problema era, nell’ordine: chi ha dato la notizia, Del Giaccio è il candidato del Pd, gli uffici hanno sbagliato, quei tributi sono prescritti,  e via discorrendo. Il presidente del consiglio comunale, Sergio Borrelli, si impegna a dare una soluzione “entro cinque sei giorni”. Tra un mese sarà trascorso un anno e non sappiamo ancora chi ha pagato e chi non, ma intanto viene resa nota la morosità dell’assessore Cafà che va su tutte le furie. Di certo all’attenzione del presidente ci sono altri due casi che lui non porta in Consiglio comunale e che l’opposizione non chiede di discutere. Ah, se i tributi per qualcuno fossero stati davvero prescritti, significa aver dichiarato il falso al momento della sottoscrizione degli atti nei quali si afferma – assumendo l’incarico di consigliere – che non ci sono cause di incompatibilità. Va be’, tanto pure ci fossero chi dice niente? Intanto si è deciso, nell’assise pubblica, quanto dovessero pagare i cittadini senza essere in regola. E ci si stracciano le vesti perché va recuperata l’evasione. Degli altri.

Perché come si dice dalle nostre parti “che te metti a fa?” Così un albergo chiuso con ordinanza del sindaco diventa centro di accoglienza per immigrati, ma senza un consigliere comunale interessato non sarebbe mai accaduto. Anzi, quando un altro hotel chiede di ospitarli ed è regolarmente aperto il sindaco va lì e fa le barricate. E per eliminare la concorrenza di una cooperativa di parcheggiatori al porto c’è da pagare un “pizzo“, viene citato (e ha sporto denuncia a riguardo) il vice sindaco, ma è tutto a posto. Come il fatto che in un’indagine per la quale a novembre inizia il processo finisce a giudizio immediato chi ha apertamente sostenuto – a suon di voti – gli eletti di questa maggioranza. Che tace, fa quadrato, difende i suoi fortini, prova a “collocarsi“. Come Luciano Bruschini – il consigliere comunale delegato al turismo – che dopo un’estate da dimenticare è passato armi e bagagli a “Noi con il cuore” tenendo ovviamente la delega che in altri tempi sarebbe stata tolta o si sarebbe avuto la dignità di restituire. Ma a questo castello di carte, se ne togli una crolla tutto. Così una cooperativa a me e una a te, un’associazione mia e l’altra tua. Il porto? Fai minacciare il presidente nominato che va a fare ciò che l’assemblea gli ha detto di fare, si dimette, ne nomini uno che però nemmeno può firmare un assegno della Capo d’Anzio.

Ma sì…. Dimissioni? Una burla, tranne quelle di Luigi D’Arpino, perché per la seconda volta due assessore (Cafà e Nolfi) le hanno date e ci hanno ripensato. Alessandroni, invece, e Zucchini, le avevano solo “minacciate“.

Fermatevi, davvero, perché si cambiano organizzazioni dell’ente – per non farle funzionare – senza un disegno chiaro ovvero per sistemare chi fa più “comodo” alla politica. Perché abbiamo rischiato per la “smania” politica di controllare gli appalti (al punto di rinviare fino all’ultimo la stazione appaltante) di non far mangiare i bambini a scuola, perché la città sommersa dai rifiuti “è colpa dei dirigenti” secondo l’assessore Placidi che nel settore (e non solo) ha fatto bello e cattivo tempo, dicendo chiaramente che preferiva una ditta piuttosto che un’altra. Perché il sindaco, in consiglio comunale, rispetto a un appalto disse “avete voluto fare le gare, ecco il risultato“.

Perché pure per prendere un dirigente rischiamo di aver sbagliato. Serviva una laurea e lui ne ha un’altra, come dire giocando a briscola che serve l’asso per prendere il tre, ma siccome il giocatore è bravo gli concediamo di prendere con il tre e pazienza se l’altro ha un asso.

Ecco, fermatevi. Per carità.

 

Una laurea per l’altra, sarà tutto a posto ma fateci capire

Non ho il piacere di conoscere Patrizio Belli, neo dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio. Sento da più parti che è persona preparata e il suo curriculum, del resto, parla da solo. Nulla di personale, insomma, anzi se mette a posto le cose nella disastrata Ragioneria del Comune c’è solo da essere contenti.

Si è scoperto, però, che la laurea richiesta per partecipare al bando di mobilità che lo ha portato ad Anzio (Economia e commercio) e quella che possiede lui (Giurisprudenza) non corrispondono. Ho già scritto che spero vivamente sia tutto a posto, intanto questa mattina il consigliere comunale Andrea Mingiacchi ha provato invano a vedere i documenti. La segretaria – che presiedeva anche la commissione di valutazione – era impegnata, domani non ci sarà, mercoledì forse sapremo. Intanto il capogruppo Pd ha chiesto copia degli atti.

Che saranno in regola – resto assolutamente fiducioso – e a maggior ragione vanno resi noti. Perché uno a leggere e rileggere decreti e tabelle quella equipollenza non la trova.

Il decreto di ottobre 2009 recita: “Equiparazioni tra diplomi di lauree di vecchio ordinamento, lauree specialistiche (LS) ex decreto n. 509/1999 e lauree magistrali (LM) ex decreto n. 270/2004, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi” e afferma all’articolo 3: “Il presente decreto sostituisce il decreto interministeriale 5 maggio 2004 e successive modificazioni ed integrazioni“.

Ripeto, l’equipollenza non la vedo ma una pezza d’appoggio in Comune l’avranno. Altrimenti dovranno assumersi la responsabilità di aver commesso un errore e agire di conseguenza. Chi lavora sbaglia e ammetterlo fa onore a chi è bravo

Guai, come sentiamo negli ambienti, a dire “va be’, ma che vai a guardare, quello sta lavorando….” Non sarebbe il primo caso, fa notare più di qualcuno, e forse la dottoressa Inches non sa che nelle varie riorganizzazioni di questo Comune (tra l’altro nella delibera dell’ultima ci sono ancora allegati atti in contrasto fra loro) c’è stato anche un dirigente – senza laurea magistrale e nominato dal sindaco per un settore specifico – messo per un mese e mezzo a dirigere un’area amministrativa rimasta paralizzata. Insomma, come ebbi modo di dire allora, un infermiere a capo di un reparto di Medicina. Abbiamo visto anche questo.

Ma dire “va be’” e fare spallucce o celarsi semplicemente dietro al fatto che “ci ha pensato la segretaria” o, peggio, dire che “se nessuno fa ricorso….” è l’ultima cosa da fare. Per la struttura, in primo luogo. Per il sindaco che ha firmato il decreto di nomina di Belli, per l’assessore Zucchini che l’avrebbe fortemente voluto ad Anzio, per le assessore che dimettendosi “irrevocabilmente” parlavano di trasparenza, per i loro colleghi di giunta e per i consiglieri comunali tutti, di maggioranza prima che di opposizione. Perché  se scrivi una regola devi rispettarla.Se decidi che giochiamo un torneo con tre partite di calcio da 45′, non puoi andare via dopo due perché stai vincendo. E poi perché c’è il precedente della gara per le mense, dove per l’errata composizione della commissione – secondo l’Anac – fu revocato tutto. Che facciamo? Santaniello sì e Belli no? I buoni e i cattivi?

Ribadisco: nulla di personale e resto certo che sia tutto a posto, ma a questo punto – da umile cittadino – vorrei sapere ufficialmente che è così.

Una laurea per l’altra? Speriamo di no…

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Possibile? Spero sinceramente di no. Il settimanale Controcorrente ha dato notizia della laurea non rispondente al bando di “mobilità” del neo dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio.

E’ laureato in Giurisprudenza, serviva quella in Economia e commercio o equipollente ai sensi del decreto ministeriale 9 luglio 2009. E sembra che quella equipollenza non ci sia. Dico le verità, per me era automatico: Giurisprudenza ed Economia si equivalgono se devi partecipare a un concorso, un tempo (ho finito l’università da tanto….) era così, invece sembra proprio di no.  Allora dici, ma possibile che l’hanno fatta così grossa? Ecco, francamente la speranza è che se la laurea non equivale a quella in Economia, almeno in Comune abbiano una pezza d’appoggio che giustifichi l’ammissione al concorso di Patrizio Belli, quindi la sua vittoria.

Esperto è esperto, preparato e capace pure da quanto dice “radio Comune“, ma se per una commissione di gara sulle mense si è arrivati a chiedere all’Anac e a far revocare la gara perché non andava costituita in quel modo, qui se la laurea è una per l’altra che succede? Fra l’altro se si vanno a rileggere i verbali della commissione il punto della laurea è stato decisivo per la nomina.

Speriamo davvero che in questo disastrato Comune non sia stato compiuto un atto scorretto. Speriamo che la neo segretaria Marina Inches, venuta a miracol mostrare,  spieghi che esiste equipollenza, che Belli dal 2014 a oggi – è l’ultimo curriculum noto e non lo troviamo ancora sul sito del Comune di Anzio, dove la trasparenza purtroppo resta una chimera – ha preso un’altra laurea o che esista una certificazione universitaria che in base agli esami sostenuti a Giurisprudenza dichiari quella laurea equivalente a quella di Economia. Su, non si può credere che abbiano fatto un inguacchio del genere. Mica per niente, anche il Consiglio di Stato ha ribadito tre anni fa che il bando costituisce “lex specialis” e quindi….

Se invece il dirigente fortemente voluto da Giorgio Zucchini e nominato con decreto del sindaco Luciano Bruschini non aveva i titoli per partecipare al concorso non c’è semplicemente una clamorosa figuraccia per il Comune, ma una violazione di legge e qualcuno che deve assumersene la responsabilità.

E vediamo se tra 24 consiglieri comunali lunedì mattina qualcuno andrà a chiedere gli atti, per dire ai cittadini che i documenti sono in regola. Se è così, e ne siamo certi, perché non possono averla fatta così grossa, tante scuse e buon lavoro al dirigente. Diversamente chi l’ha valutato e chi l’ha nominato non solo devono delle scuse alla città, ma dovrebbero revocare l’atto e andarsene di conseguenza.

La mensa parte, i dubbi restano

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L’assessore Laura Nolfi

Apprendiamo dai siti dei giornali locali che la vicenda mensa si è risolta e che lunedì 3 ottobre i bambini mangeranno regolarmente. Non avevano inventato ieri, i colleghi, non possono averlo fatto oggi. Laura Nolfi dopo una telefonata di ieri a chi scrive ha garantito che sarebbe partito e debbo dargliene atto. Brava. Evidentemente, quando vogliono, spinti anche dai “social” , dagli articoli, dalle proteste programmate, se occorre gli uffici funzionano a meraviglia.

Eppure la scuola inizia ogni anno, di solito a metà settembre, e la mensa va garantita normalmente dall’inizio di ottobre. Nei Comuni più avanzati si fanno mangiare i bambini addirittura dal primo giorno, a questo dovrebbe puntare un’amministrazione che si rispetti invece di inseguire chi dà le notizie alla stampa.

Il problema per l’inizio il 3 ottobre c’era, non era semplicemente quello di un codice di gara mancante o quelli, inventati, di iscrizioni che non risultano o pagamenti ritardati. Era e resta la disorganizzazione di questo Comune, con le mense che ne sono la cartina al tornasole.

Dispiace per l’assessore Laura Nolfi, se n’era andata (per la seconda volta) e avrebbe fatto meglio a rendere davvero “irrevocabili” quelle dimissioni.

Perché ci sono stati due anni o quasi per fare una gara, non dipenderà direttamente da lei, ma questa maggioranza ha discusso o meno sulla stazione unica appaltante? Sì. E’ vero o non che con la smania di poter “controllare” è stata scartata l’area metropolitana, poi Nettuno, si è arrivati alle soglie del Consiglio comunale con l’idea di Santa Marinella (!?!?) e solo con l’avvento della segretaria da Ardea è stato finalmente scelto quel Comune, fra l’altro politicamente “vicino“?

Risultato? Un’azienda che è arrivata ultima nel precedente e contestato appalto ha svolto il servizio per un anno nelle more della nuova gara che non si è fatta, quindi ha ottenuto una nuova assegnazione per due mesi in attesa di un ulteriore appalto che stavolta farà Ardea ma che non ha tempi brevi. E ci accorgiamo di tutto questo solo quando in una riunione esce fuori il rischio che il 3 ottobre non si sarebbe mangiato? E quando quei brutti e cattivi giornalisti scrivono o, peggio, le mamme lo scrivono su facebook? Per piacere….

Per non parlare della qualità dell’offerta. E’ vero che se pure venisse uno degli chef stellati qualcuno che reclama lo troveremmo sempre, ma questa associazione d’imprese lo scorso anno è stata più volte contestata e in alcuni Comuni vicini persino mandata a casa.

Ah, già che ci siamo, qual è il programma dell’amministrazione se qualcuno decidesse di far valere la recente sentenza del Piemonte e portarsi da casa il panino? Scelta che, personalmente, non condivido. La mensa è (dovrebbe essere) educazione alimentare, cibi che variano, giuste proporzioni. Il panino non risolve, anzi a volte il contributo che le famiglie danno per la mensa è inferiore al costo di pane, companatico e bevanda se portati da casa. Ma un’amministrazione deve porsi il problema, o no?

Ad esempio, in questa corsa contro il tempo, tra domani e lunedì andranno fatte determine di affidamento e impegno, quindi – stabilito che è tutto a posto – si dovrà firmare il contratto…. Così, giusto per ricordarlo. Mentre la ditta in fretta e furia dovrà organizzare un menù improvvisato, ripulire i centri cottura (uno è ko) e via discorrendo.

Sì, la Nolfi ha mantenuto il punto e lunedì si mangia. Si rende conto da sola che non è così che funziona.  La mensa parte, è vero, ma i dubbi restano.

Mense, rifiuti e non solo. La favola delle colpe altrui

consiglioanzio

C’erano una volta le responsabilità politiche. Quelle di chi è chiamato ad amministrare o a svolgere il ruolo di consigliere comunale e lo fa senza pensare a future alleanze, giochetti di potere, dimissioni “irrevocabili” che non lo sono più dopo qualche settimana di estenuanti trattative e pesanti accuse. No, non ci sono più, perché se le cose non vanno dipende sempre dagli altri.

Partiamo dal caso mense, l’ultimo della serie. Il servizio slitta al 5 o 10 ottobre se tutto va bene, con ciò che comporta per i genitori. Un ritardo del genere nemmeno nella Prima Repubblica, e il sindaco Bruschini può confermarlo, però mica dipende da noi e su…. L’assessore Laura Nolfi, incalzata dalle notizie che circolavano sui social e da quelle riportate dai siti, si affretta a dire che dipende dal Comune di Ardea…. Ma mannaggia, davvero? Quei birichini non rispondono ancora…. Per piacere, la responsabilità è chiara ed è altra: per mesi la maggioranza di Anzio ha litigato sulla stazione unica appaltante, quindi la gara che andava fatta non è stata espletata, si è scelta una procedura “tampone” tutta da verificare e si è detto solo qualche giorno fa alla ditta di andare a pulire i centri cottura. Risultato? Il servizio slitta, alla faccia dei bambini. Si fece un clamore assurdo per la precedente gara, si andò all’Anac, si accusò apertamente la dirigente (poi sospesa per altri motivi) Angela Santaniello, e adesso? Silenzio. Nessuno chiede lumi, d’altra parte è colpa di Ardea…. Ma davvero immaginate che veniamo dalla montagna del sapone? In un posto normale l’assessore dovrebbe dire: scusate, vado a casa…. E stavolta davvero.

Ieri in consiglio comunale, a conferma delle beghe di questa maggioranza inadeguata a guidare la città, la dura presa di posizione sull’argomento di Velia Fontana e altri . Meglio tardi che mai, anche se sembra di essere su “Scherzi a parte“…. A proposito, quando capiremo tra un “data entry” e un’informatizzazione ai soliti noti quanti mangiano, quali sono le presenze, come funziona la bollettazione e via discorrendo ne saremo grati. Ora sembra che le scuole devono trasmettere gli elenchi, invece di andare avanti torniamo indietro….. Per la cronaca, siamo misteriosamente passati da circa 3.700 a 2.700 utenti. Una singolare “moria” di studenti….

Solo mense? Ma quando mai…. L’assessore Patrizio Placidi – altro che per le condizioni nelle quali si trova la città dovrebbe essere andato a casa da un pezzo – è sbottato in Consiglio dicendo di essersi “rotto il c….“. Lui, poverino, non c’entra. Dipende dai dirigenti, dai funzionari, dai cittadini incivili, forse dalla peste bubbonica o da jeeg robot, ma non da lui che di professione è assessore da ormai venti anni e dove ha toccato ha fatto confusione. Le isole ecologiche che non partono, per esempio, somigliano alle “card del cittadino” di tanni anni fa rimaste una pia intenzione. Come molte altre cose, ma le scuse sono finite. E il dirigente è lo stesso che firmava proroghe – si vede che allora andava bene – alle cooperative che per la Procura sono “vicine” allo stesso Placidi e alla sua lista Enea. E  tra i dipendenti di quell’assessorato c’è chi era in predicato di fare l’assessore a Nettuno. Cos’è, non vanno più bene adesso? E chiedere scusa ai cittadini, ammettere di aver fallito, è troppo? Già che ci siamo, ma la Bandiera blu non era gratis? Ieri Cristoforo Tontini – forse anche per questioni tutte legate al variegato mondo a 5stelle di casa nostra – ha tirato fuori determine precise mai comparse sul sito (ah, la trasparenza….). Sulle quali servirebbero spiegazioni, senza nulla togliere a chi fa il suo lavoro  ma – contemporaneamente – cura anche le campagne elettorali di Placidi.

Questa tarantella dei dirigenti, ma anche dell’informatica quando si parla di ritardi nel bilancio, è vecchia. La tirano fuori ora Zucchini e ora il sindaco – il vero responsabile di questa disastrosa situazione della città – quando sono all’angolo. Scuse puerili, lo sanno bene loro che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica e dovrebbero ricordarsi la dignità che c’era allora dal punto di vista politico. A proposito, alla prossima (e annunciata come imminente) riorganizzazione della struttura del Comune si va al Guinnes dei primati. Avanti, facciamo un’altra po’ di “ammuina“, accontentiamo qualche dipendente vicino o qualche assessore o delegato che chiede di “controllare” gli uffici, ma sì…..

Se ne sono accorti, forse per sviare il discorso da ciò che riguarda loro, il delegato al turismo da poco passato a “Noi con il cuore” Luciano Bruschini e la ex delegata all’archeologia Valentina Salsedo. Un attacco senza precedenti alla struttura – sulla dotazione organica in sé i dubbi sono molteplici e non di oggi, ma loro hanno sempre taciuto – e ai dipendenti in sé, in particolare al capo della segreteria del sindaco. Bruschini (il primo cittadino) ha taciuto. Dal suo delegato, però,  neanche una spiegazione sulle spese dell’estate, per esempio, tirate fuori a fatica da Andrea Mingiacchi che ieri ha chiesto inutilmente ulteriori chiarimenti. Né su vicende giudiziarie per le quali, al posto di chi si accusa, saremmo molto preoccupati.

E gli incompatibili? I consiglieri che si inalberano e magari sono ancora debitori con il Comune? Silenzio, colpa degli uffici. Nessuno che abbia chiesto della Cafà – altra ex dimissionaria “irrevocabile” – finita nel tritacarne perché aveva quel debito ma unica alla fine della quale si è fatto il nome. E’ colpa degli uffici se Borrelli ancora non porta in Consiglio l’argomento? Se ancora non sappiamo chi è in regola e chi non? Il sindaco ovviamente “nzagnende“.

Mica ha risposto al comitato Zodiaco-Saturno, per esempio, sulla presenza o meno del piano di emergenza comunale. Questa mattina Chiara Di Fede – a nome del Comitato – ha scritto alla segretaria del Comune  sperando di avere chiarimenti. Ma scherzhiamo? Il Comitato? Quella, la Di Fede, strumentalizza ed è stata candidata, ma che cerca…. Ecco, è colpa dei cittadini se chiedono informazioni e svolgono il loro ruolo.

Fermiamoci, per carità di patria, perché l’elenco potrebbe continuare. Siamo di fronte a una città che non viene amministrata, alla guerra tra bande in maggioranza e ora vogliono raccontarci la favola delle colpe altrui. E’ troppo.