Porto: fondo maltese e altro, quello che non convince

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Stai a vedere che con questa storia del fondo maltese, scopriamo qualche altra verità sul travagliato progetto del porto di Anzio e sulla sua difficile realizzazione. Nella riunione di mercoledì – della quale ufficialmente nessuno si preoccupa ancora di farci sapere qualcosa – è emerso che la causa intentata dal Comune nei confronti di Marinedi e affidata all’avvocato Cancrini rappresenta un problema per la società di Renato Marconi.
Benché “dormiente“, quel contenzioso è un potenziale rischio e l’ingegnere vuole che sia ritirato o quantomeno “congelato“.
Ci riferiscono più fonti del sindaco disponibile a valutare e del presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro nominato dallo stesso sindaco, addirittura “sponsor” di una intesa in tal senso. 
Della serie: se dobbiamo andare avanti e questo è un ostacolo, aggiriamolo e vediamo poi…
Ebbene l’avvocato Cancrini – del quale aspettiamo la relazione in consiglio comunale da mesi – ha fatto un parere e avviato una causa sostenendo – lo diciamo a grandi linee – che per le quote andava fatta un’evidenza pubblica prima di darle a Marconi, che pure non fosse così il Comune doveva comunque esprimere il suo gradimento, che avendo Marinedi preso onori e oneri di Italia Navigando a un anno dalla concessione (settembre 2012) o metteva i soldi o il Comune si riprendeva le quote. Causa depositata e mai avviata, mentre se non avesse insistito il consigliere comunale Marco Maranesi quel parere neanche lo conosceremmo.
Bene, ma se la causa di Cancrini  dà tanto fastidio a Marconi, forse forse un fondamento ce l’ha… Forse non è come a Marina di Balestrate dove l’ingegnere ha vinto perché lì hanno contestato il “passaggio” di quote e non altro e allora perché Bruschini ha frenato l’avvocato dicendogli di aspettare? Avesse già garantito – con altri – che tutto si privatizza e arrivederci Anzio?
Emerge poi la questione del fondo maltese, anticipata qui dallo stesso Marconi a marzo. Non ci giriamo intorno, le obbligazioni emesse a Malta sono di una “scatola” finanziaria dello stesso ingegnere che risulta autorizzata dal 2012 ma non sembra – ci riserviamo di verificare meglio – operativa. “Basta con gli interessi di pochi” – diceva in quell’intervista l’ingegnere, ma nemmeno possiamo dire sì – proni – agli interessi solo suoi e magari della politica trasversale che ce l’ha portato e lo sostiene. 
Per esempio, se scegliere o meno un fondo e quindi emettere obbligazioni sul porto di Anzio, oltre a passare per il consiglio comunale finché il 61% è nostro, non deve passare per una procedura di evidenza pubblica?
Pensare che eravamo  partiti – con il compianto Gianni Billia – dalla Banca europea degli investimenti e finiamo in un fondo misterioso ma non troppo, perché è chiaramente del nostro socio di minoranza. Che dovrebbe rimborsare le obbligazioni fra x anni, ma se non potesse farlo porterebbe nel default anche la Capo d’Anzio.
Socio che se mai riusciremo a mandare via, o se saremo costretti dalla legge Madia a cedere le quote, non ci farà regali. Immagino già il conto dei piani finanziari realizzati, del sito, della contabilità, dell’avvocato che una volta definimmo “porta a porta” che fa avanti e indietro con Anzio e la Regione Lazio, la direzione lavori persino della demolizione dello Splash Down ( unica opera finora realizzata dalla “Capo d’Anzio” con procedura pressoché “segreta“) e via discorrendo. Non ha fatto così con Italia Navigando?
Altra osservazione: se il piano finanziario è credibile e davvero il bacino interno si realizza con 20-25 milioni di euro, non c’è una banca disposta a dare credito al progetto? Perché tutta questa ingegneria finanziaria, fondi, posti barca, prestiti…. Tanto indebitato per indebitato, il Comune….

L’impressione che abbiamo – sperando di sbagliare – è altra. La politica di casa nostra, questa maggioranza che si allarga a seconda delle necessità, vuole partire e basta. Sono passati 23 anni da quando il Consorzio nautico presentò l’idea del doppio porto, 19 da quando Mastracci lo fece inserire nel piano regionale dei porti, 17 dalla delibera di Consiglio che diceva di andare avanti, 11 anni dalla richiesta di concessione, 5 da quando ce l’hanno data, si fa e basta poi chi vuole Dio se lo prega. Dispiace, ma non funziona così.

E già che ci siamo, dato che sempre un porto di mare resta, le voci che corrono sono di mancato rinnovo dei contratti di chi è stato assunto dopo un regolare concorso. Il porto che doveva dare lavoro, comincia a toglierlo. Speriamo di sbagliare, mentre aspettiamo ancora il parere Anac sul “service” alle cooperative e una soluzione per i soldi che ci hanno salvato il bilancio 2015 ma non abbiamo ancora chiesto alle stesse cooperative. Non vorremmo che il parere facesse la fine del bando per i lavori, uno degli annunci del presidente che finora non si è concretizzato.

Il “fertility day” e la testa sotto la sabbia per gli emodanneggiati

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Il 22 settembre è il contestato fertility day voluto dal ministro Beatrice Lorenzin che sta scatenando polemiche e contestazioni condivisibili. Una settimana prima, davanti alla Camera dei deputati, si riuniranno per manifestare la loro condizione di danneggiati prima e beffati poi, i malati di epatite e i sieropositivi vittime di emoderivati o trasfusioni. Tra qualche giorno riprende il processo a Napoli a Duilio Poggiolini e altri.

Uno si domanda: che c’entra? Semplice, si fanno campagne – di dubbio gusto – sulla fertilità in “scadenza“, non ne è mai stata fatta una che è una per dire: “Hai subito una trasfusione? Fai il test per l’epatite“. E’ “killer silente“, preso in tempo e con le cure di oggi si vive molto meglio di quando uno se ne accorge, cosa che spesso avviene anche 30 anni dopo…

Né ci si preoccupa, oggi, di poter curare tutti i malati con il nuovo farmaco – al quale contribuiscono case farmaceutiche o loro derivazioni che realizzarono gli emoderivati che hanno seminato morte e malattie – perché costa troppo. Così è stato deciso che possono averlo solo quelli che sono più di là che di qua, mentre altri rischiano di morire pur in presenza di un medicinale che eradica il virus. Altri fanno viaggi della speranza in India, meno in Egitto.

Di più, si evita di pagare chi è stato danneggiato: facendo i salti mortali con le sentenze, facendo “sparire” i soldi dai capitoli, offrendo la miseria di 100.000 euro per chiudere la partita, non liquidando sentenze passate in giudicato.

Su epatite e aids da trasfusioni o emoderivati, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ministro Lorenzin e i suoi accoliti continuano a mettere la testa sotto la sabbia. O a immaginare palliativi, di fronte ai miliardi di euro dovuti alle vittime e alle sentenze che settimanalmente i tribunali emettono, da nord a sud del Paese, da est a ovest.

Però il “fertility day” sì, con un intento anche teoricamente giusto, ma con una campagna che non si sopporta . Soprattutto, senza averne mai fatta una seria sulla prevenzione dell’epatite C e continuando a pensare che 100.000 euro siano un “adeguato ristoro” per risarcire chi ha avuto vite sconvolte e figli o familiari morti. Nessuna cifra restituirà mai abbastanza, meno che mai l’elemosina proposta dal Ministero che – nei Tribunali – continua a opporsi come può e inutilmente.

A proposito di “fertilty day”, infine, faccio mio questo intervento della collega Angela Iantosca: “Considerazioni a piede libero sulla fertilità…
Non c’è lavoro, siamo precari, firmi contratti sui quali a volte trovi scritto ‘se XY dovesse aspettare un bambino, a tutela della nuova vita, ci riserviamo la possibilità di sospendere il contratto…’, non riesci a programmare neanche una giornata in serenità… Non sai quando sarai pagato… Figuriamoci avendo un figlio… E tutto questo è un dato di fatto.
Ma a me, ciò che ha colpito, addolorandomi, è l’insensibilità dello Stato.
Dall’alto dei loro scranni, delle loro certezze (e non ne faccio una questione economica), non pensano minimamente quanto può far male una frase cosi, quante lacrime forse ieri sono state versate, quante donne si sentono inutili, non complete, scadute già nel segreto dei loro pensieri e ora se lo vedono sbattuto in faccia.
Quante vorrebbero ma non possono… Quante sognano ma non possono…
Quante ci provano ma non possono…
Quante avrebbero voluto e sono qui ora a leggere la lezioncina offerta gratuitamente dallo Stato (almeno è gratis e anche chi non ha lavoro può leggerla e scoprire che sta per scadere!)

 

Porto, fondo maltese e non solo. Fateci capire

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Arrivano echi dalla riunione odierna tra sindaco, capigruppo di maggioranza e opposizione (ma con molti più partecipanti) e vertici della Marinedi, il socio privato della Capo d’Anzio che fa capo all’ingegnere Renato Marconi, presente al gran completo.

All’ordine del giorno la realizzazione della fase due del porto – così rinominata rispetto all’originario piano finanziario – ovvero la sistemazione del bacino interno. Una realizzazione che dovrebbe passare per un bando che tra quindici giorni – questo è stato annunciato mesi fa – dovremmo conoscere ma che difficilmente, dato l’esito di stasera, sapremo.

Proviamo a mettere insieme le informazioni trapelate, perché se aspettiamo che ci informi il nostro sindaco, il quale rappresenta il 61% del capitale che appartiene ai cittadini, ne sapremo ancora meno.

Il bando di 20-25 milioni di euro andrebbe “garantito” a chi decide di svolgere i lavori dalla disponibilità finanziaria a pagarli, lasciando poi la gestione alla Capo d’Anzio. Come? Una parte – circa 9 milioni – andrebbe in posti barca, altrettanta sarebbe pagata con le obbligazioni messe sul mercato da un fondo  costituito a Malta da Marinedi, nel quale però non c’è ancora un euro.  Il resto 3-4 milioni, dovrebbe essere una normale operazione bancaria con un finanziamento alla Capo d’Anzio.

Operazione più di ingegneria finanziaria che portuale, sulla quale è indispensabile proprio per questo la  comprensione assoluta finché un pezzetto di quel 61% sarà ancora di ciascun cittadino. Bene ha fatto Luciano Bruschini a coinvolgere i capigruppo e bene sarà andare in consiglio comunale, con massima trasparenza. Di perdite pubbliche e profitti privati, in Italia, ne abbiamo visti fin troppi.

Ma c’è un altro elemento che sarebbe emerso oggi. La causa che il Comune ha intentato a Marinedi – lasciandola poi dormiente – con il famoso incarico all’avvocato Cancrini del quale si è finora volutamente ignorato il parere e del quale aspettiamo ancora la relazione in consiglio comunale, crea problemi a Marconi e alla sua società. E’ un contenzioso, non piace alle banche. Allora ci sarebbe una proposta di “chiudere” o “sospendere” l’azione del Comune per far partire i lavori. Idea che – ma guarda… – troverebbe il sindaco favorevole.

Attenzione, perché incombe la cosiddetta legge Madia e il pericolo di dismissione delle quote pubbliche è dietro l’angolo. Diciamo pure che abbiamo fatto di tutto per dismetterle (tipo sbagliare il piano di razionalizzazione) ma visto che una causa è in piedi rinunciamo pure al contenzioso a una condizione chiara: facciamoci garantire – si trovasse il modo, vista la scissione di Italia Navigando tutto si può fare – che Anzio manterrà il controllo sul “suo” porto. Marconi si impegni  in tal senso, tanto le quote andrebbero a lui,  rispetti quello che dice e soprattutto dica sin da adesso che non presenterà conti salati – quando dovrà prendere quelle quote – come ha fatto per prendersi il pezzo di Italia Navigando che ce lo ha fatto ritrovare socio.

Sulla base di ciò che è emerso, questa è la situazione. Aspettiamo di avere qualche notizia in più, anche se conoscendo Bruschini difficilmente le avremo….

ps: ovviamente il fondo turco-napoletano e il bando totale erano e restano chiacchiere di questa maggioranza, mentre delle minacce sul caso parcheggi che vedrebbe coinvolti stessi soggetti di “Mala Suerte” e della trasparenza che sul sito del Comune è inesistente per ciò che riguarda la Capo d’Anzio, non s’è parlato….

Un saluto ad Alba, l’inutile polemica su tutto il resto

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Oggi la città di Anzio ha salutato una delle sue persone più belle e autorevoli, Alba Pazienti Tontini. Le parole di padre Francesco riportate nell’articolo della collega Elisabetta Bonanni sintetizzano bene il pensiero di chi l’ha conosciuta. Non serve aggiungere altro sulla sua figura, se non esprimere il cordoglio anche di chi scrive ai familiari.

Sul resto, a esequie avvenute, qualche parola si può spendere. Su come si è comportato il Comune rispetto al lutto cittadino – che giustamente Luciano Bruschini ha proclamato per oggi – e su spettacoli ed eventi programmati. Si poteva fare diversamente? Sì, certo.

Ma occorreva farlo subito, senza aspettare le polemiche sui social, i comunicati, le risposte. C’erano circa 300 morti, un terremoto è devastazione per un Paese intero, c’era una concittadina tra le macerie. Se pure “the show must go on” – lo spettacolo deve continuare – il sindaco, l’assessore, gli organizzatori, dovevano immediatamente dire: si fa (o non, alla fine ha “pagato” solo il Marchese del Grillo….) e spiegare il perché.

Si fa aprendo con un minuto di raccoglimento e poi devolvendo l’incasso, raccogliendo i fondi, promuovendo iniziative…  Oppure annulliamo tutto perché… Se un errore ha commesso il Comune è stato quello di non “reagire” immediatamente  dal punto di vista comunicativo e di farsi superare dagli eventi, quindi di decidere quando era tardi .

Detto questo, assolutamente fuor di polemica, ho trovato e trovo inutili molte delle cose uscite in questi giorni sui social, il “marchio” sulle raccolte, il sindaco di Amatrice diventato orgoglio di una parte (per me lo è dell’Italia, insieme ai suoi colleghi meno visibili mediaticamente) lo scontro a distanza, il dover “giustificare” iniziative dimostrando di avere spedito bonifici.

Ripeto, un terremoto è devastazione per tutti, nel 2005 la natura ha graziato Anzio e Nettuno – non ce lo dimentichiamo – e sono certo che tutto ciò che è stato fatto in questi giorni sul territorio (da chi l’ha mostrato e da chi l’ha tenuto per sé) è stato in assoluta buona fede e con grande solidarietà. Questo era ed è importante, il resto è noia.

Ciao Alba, ci manchi e mancherai a questa collettività.

Questa sera da Papaleo (forse) aspettando trasparenza…

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Dipenderà dai tempi del lavoro, al solito sai quando inizi e mai quando finisci, ma se riesco stasera sarò a Villa Adele per il concerto di Rocco Papaleo, dopo essere passato al botteghino e aver acquistato il biglietto. On line le vendite sono sospese su ciaoticket, l’evento è troppo “ravvicinato“.

Comprendo lo stupore: “A noi cosa importa?” ma voglio raccontare lo stesso il motivo per il quale – se riesco con i tempi – ci sarò. Ne avevo fatto questione di principio: finché non so quanto  è stato speso dal Comune, non vado. Ci ha pensato il consigliere Andrea Mingiacchi a sopperire alla mancata trasparenza dell’amministrazione anziate (la segretaria è nuova ma finora nulla è cambiato), facendosi fornire i dati dagli uffici, anche se non basta.

Già, perché gli atti dovrebbero essere – e da tempo – a disposizione di tutti i cittadini sull’albo pretorio. Perché nell’elenco fornito al consigliere mancano quanti non hanno partecipato all’avviso pubblico ma sono comunque in “cartellone” (con ulteriori costi per il Comune? E in base a quale criterio?) e perché fatico a capire il motivo per il quale se uno fa un bando poi non indica sul sito chi ha partecipato, chi è stato scelto e per quale motivo; perché se un teatro apre a luglio oggi non si sa ancora come si è arrivati ad affidare quel servizio; il motivo per cui la giunta non ha mai dato un “indirizzo” sulle scelte da fare e, forse, com’è stato anche in passato, lo darà a cose fatte.

Dice ma che vai cercando, goditi lo spettacolo e non rompere. Già, quasi quasi… Però continuo a chiedermi – e a chiedere – perché un Comune debba sostenere spese senza ritorno se non quello degli omaggi per assessori, consiglieri e qualche maggiorente. Le scelte- apprendiamo – sono state fatte secondo il criterio costi/benefici. I primi li sappiamo, i secondi per la città fatichiamo a vederli.

Dice, oh… ma negli anni è sempre stato così, per Bob Dylan e Paolo Conte sono partiti centinaia di milioni delle vecchie lire, e tu vai a guardare gli spiccioli? Vero, erano altri tempi, non c’erano le ristrettezze di oggi e parliamo di miti della musica internazionale, con ritorno d’immagine (e anche di biglietti omaggio, non c’è dubbio) per la città finita sui media nazionali. Era un investimento, poi finito per mille motivi, qui si raschia il barile per spendere qualcosa e accontentare l’associazione, il consigliere, l’amico dell’amico di turno. E con scarsa trasparenza, finora, rispetto a criteri e atti pubblicati. E non ci venissero a fare il “balletto” che dipende solo dagli uffici, per favore….

 

 

Porto, il fondo maltese e le minacce sui parcheggi

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Mercoledì il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, incontrerà i capigruppo insieme all’ingegnere Renato Marconi, rappresentante di Marinedi titolare del 39% delle azioni della “Capo d’Anzio“, per spiegare l’operazione che porterà al nuovo bando per la realizzazione del porto.

Aveva accennato qualcosa in consiglio comunale – dove la vicenda tornerà proprio per questa operazione – ora spiega insieme a Marconi l’idea del fondo maltese che dovrà mettere parte dei soldi come garanzia, perché altrimenti con i tempi che corrono nessuna impresa si imbarca in lavori per 20 milioni di euro e oltre. L’ingegnere lo aveva annunciato nell’intervista concessa a marzo a chi scrive, ora si entra finalmente nel vivo.

Potremo forse capire se agli annunci – ridotti nel periodo estivo – del presidente senza poteri (perché altrimenti incompatibile con la sua professione di avvocato come lo stesso sindaco ha spiegato rispondendo a un’interrogazione di Andrea Mingiacchi) seguiranno finalmente i fatti. E se il famigerato mezzo bando – riguardando solo il bacino interno – per il quale siamo arrivati all’ennesima scadenza indicata da Ciro Alessio Mauro, sarà pronto o meno.

Magari sindaco e rappresentante di quel 39% oltre a spiegare l’operazione finanziaria – che sembra sicuramente più solida di quella che un non meglio identificato gruppo “turco napoletano” era pronto a mettere in campo con 300 milioni di euro – parleranno anche delle sorti della “Capo d’Anzio” sulla base delle disposizioni del cosiddetto decreto Madia.

La partecipazione pubblica è in bilico, dal Comune non sembrano preoccuparsi più di tanto perché Bruschini vuole lasciare il suo incarico avendo almeno dato avvio al porto per il quale ricorda sempre di essersi battuto. Sembra avere dalla sua anche Candido De Angelis, “padre” di questa iniziativa, e sembra anteporre tutto ciò rispetto al mantenimento del controllo pubblico non del porto in sé ma di un pezzo di città.  Mentre Sel e altre forze di sinistra, insieme al Movimento 5 stelle, chiedono alla Regione di riprendersi la concessione, nessuno immagina una possibile via d’uscita con l’Autorità portuale che avrebbe anche i soldi per realizzare l’opera. Idea che forse andava seguita prima, quando c’erano le condizioni, quando Italia Navigando andava cacciata senza aspettare la scissione societaria e le quote andate a Marconi, quando qualcuno dagli uffici lo suggeriva inascoltato.

Mentre aspettiamo il vertice e la partecipazione al Consiglio annunciata dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere di amministrazione e braccio destro di Marconi, in una intervista al Granchio, apprendiamo di minacce delle quali la società sarebbe stata oggetto secondo quanto riportato nell’edizione cartacea di Controcorrente. Al centro della vicenda la gestione dei parcheggi, già all’attenzione della Procura per la questione “Malasuerte”. Sarà bene chiarire, anche perché i personaggi che compaiono in quell’inchiesta continuano a essere abituali frequentatori del Palazzo o contigui a esponenti della nostra classe politica e dirigente.

Infine ricordiamo che il sito Marinadicapodanzio.com  resta in costruzione, mentre su quello del Comune continuano a esserci informazioni datate e non in linea con la legge sulla trasparenza. Già che si trovano, i capigruppo, possono chiedere al sindaco e a Marconi “lumi” anche su questo?

 

Mense, pretese e nuova corsa contro il tempo ad Anzio

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Mangiano? Mangiano, mangiano….” Ce lo ripetiamo, scherzando, al bar dove di solito andiamo a pranzo, quando arrivano persone che non conosciamo. Ad Anzio, invece, è cosa più seria. Perché a meno di un mese dall’inizio dell’anno scolastico e a poco più di uno dall’avvio del servizio mensa –  non sappiamo come il Comune uscirà dall’angolo.

I bambini mangeranno, alla fine, dal 3 ottobre, ma serve una corsa contro il tempo non indifferente che certifica il fallimento di questa amministrazione. Motivo? Lo scorso anno, revocata la gara precedente dopo il parere dell’Anac, venne fatta una assegnazione “ponte” al massimo ribasso, con un servizio rivelatosi scadente vinto non a caso – forse – da chi era arrivato ultimo nella precedente gara. Il tutto nelle more di un nuovo appalto, mai fatto perché la maggioranza non s’è mai messa d’accordo – fino a qualche giorno fa – nel fare la “stazione unica appaltante” che andava fatta per legge. Il motivo? Si voleva in qualche modo avere il “controllo” su gare e garette, non meglio specificate “garanzie“.  Così con una macchina amministrativa allo sbando e la scelta di non decidere per tempo – come sempre – abbiamo assistito al balletto: l’area metropolitana no, Ardea prima no e ora sì, persino l’ipotesi Santa Marinella e dintorni, alla fine in extremis si è trovata la soluzione. Per più consigli comunali Teresa Lo Fazio ha chiesto invano “lumi“. Inascoltata.

Così fare un vero appalto per le mense oggi è impossibile, si dovrà trovare una soluzione alternativa, con meno garanzie sulla qualità rispetto a una gara vera e propria. Per le mense, ma anche per altro.

A proposito di bambini ai quali andrà garantito un servizio essenziale, le famiglie stanno ricevendo solleciti – due lettere uguali in cinque giorni, com’è noto tra Maggioli e affini e poste private non ci facciamo mancare nulla – poiché “risultano a vostro carico pagamenti insoluti“. Se non si regolarizza la posizione, niente iscrizione al nuovo anno.

Il Comune pretende, è giusto, pagare è un dovere,  ma dopo informatizzazioni in serie, “data entry” pure costosi e 3.0 rimasto nelle belle intenzioni, si ha la situazione di ciascun alunno? E perché arrivano i solleciti prima ancora del “conguaglio” che l’ufficio avrebbe dovuto trasmettere da tempo?

Ci sono conteggi? Pare di sì, ma numero di rientri e presenze non quadrerebbero. Sono mai stati rilevati ovvero “caricati” i dati per ciascun alunno? Mistero…

Mangeranno, tranquilli, mangeranno i nostri bambini. All’ultimo minuto, con chi offrirà costi più bassi, senza attenzione a migliorare i punti cottura o puntare sulla qualità. La corsa contro il tempo è partita.

Terremoto, facciamo azioni concrete

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Di seguito il comunicato dei Comuni di Anzio e Nettuno

EMERGENZA TERREMOTO:INDICAZIONI PER OTTIMIZZARE IL SERVIZIO DI RACCOLTA DEL SANGUE.

Le Città di Anzio e Nettuno, in collaborazione con il Centro di Raccolta Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno, con l’AVIS e la Croce Rossa, al fine di ottimizzare la raccolta del sangue,comunicano quanto segue:

i volontari potranno donare dal lunedì al sabato, dalle ore 8.00 alle ore 10.00, presentandosi, presso il Padiglione Faina Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno, in buone condizioni di salute,avendo assunto tè/caffè zuccherato,un succo di frutta o un frutto ed esibendo un documento di identità valido e la tessera sanitaria.

In virtù dei tempi di conservazione del sangue, è vivamente consigliato di scaglionare l’afflusso, cercando, per quanto sia possibile, di coordinarsi con il Centro di Raccolta stesso e con le Associazioni attive sul territorio.

Le festa in piazza per il calcio, senza istituzioni. Anzi no….

Devo delle scuse all’assessore Laura Nolfi, rappresentante su delega del sindaco alla festa dell’altra sera in piazza Garibaldi. Nel testo che segue si riferisce di assenze istituzionali. Mi sono fidato, sbagliando, dei social network. La serata era istituzionale, pertanto vengono meno anche altri dubbi che trovate di seguito. Mi scuso anche con gli altri, tenendomi i dubbi sui criteri. Grazie della comprensione

 

anziocalcio

La campagna, senza esito, per raccogliere fondi

Una festa ufficiale in Comune per la promozione in serie D e una in piazza Garibaldi, con l’unica presenza istituzionale della ex delegata all’archeologia Valentina Salsedo in veste di presentatrice. Sul palco anche altri esponenti del centro-destra un tempo avversari della consigliera comunale e oggi alleati.

Giusto festeggiare, sacrosanto presentare una squadra che ha rischiato di sparire, ma quell’evento – sbaglieremo – ha un sapore diverso. Liberissimi, sia chiaro, ma….

C’è chi si è impegnato a sostenere economicamente la società e questo è importante, in un territorio incapace di dare anche i 100 euro ciascuno che propose qualche mese fa Marco Regolanti. Iniziativa alla quale aderimmo in pochi, pochissimi. Ora chi ha dato sostegno al presidente Rizzaro ci tiene a mostrarsi in piazza, sul palco pagato dal Comune, con il service che immaginiamo è dello stesso Comune, ma senza sindaco, né delegato allo sport.

Presentazione “privata” in luogo pubblico? In questa città tutto può essere. Del resto a pochi mesi di distanza premiamo in Comune, festeggiamo in piazza, ma nessuno ha mai fatto l’evento – pure promesso – per i 90 anni della società più antica di Anzio. Era il 2014, qui si dimentica in fretta,

Comunque ci prenotiamo per fare la presentazione del neonato golf – si fa per dire – o dell’associazione vattelapesca, alle stesse condizioni.

Grazie a chi consentirà all’Anzio di fare un campionato tranquillo, sinceramente, e speriamo che la squadra della città abbia il seguito che merita. Per il resto, ci piacerebbe conoscere i criteri con i quali si concedono spazi e sostegni. Ma è una battaglia persa da tempo.

Vignarola-Puccini, un’alternativa da valutare

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L’area Puccini vista da google.maps

A proposito della difesa della Vignarola o area Puccini, arriva la proposta via facebook di un cittadino – Claudio Tondi – che è il caso di approfondire, verificando se esiste una possibilità del genere e qual è la strada procedurale da intraprendere per evitare che si realizzi la variante adottata dal Comune. La riporto anche di seguito:

Riguardo al destino della Vignarola mi chiedo se non sia opportuno mettere a frutto l’attuale impasse prodotta dal ricorso al TAR che consente di prender tempo prima che il cemento inizi a colare. Ebbene, rinunciando alla cessione dell’area alla città si disinnescherebbe la contropartita dell’edificazione. Che la tenuta resti privata ma suggerire,anzi proporre alla proprietà agevolazioni fiscali se nel 70% della superficie ci impianta attività agricole-didattiche-naturalistiche da visitare a pagamento, se allestisce e gestisce nel casale un “Museo di Tor Caldara/Vignarola” e sistema a parco, privato ma aperto gratuitamente al pubblico, il restante 30%. Senza stradoni,senza agglomerati edificati“.

Renzo Mastracci, che l’altra sera ha tenuto un intervento, ha le conoscenze tecnico-giuridiche per dire da subito se questa strada è percorribile, ad esempio. E se e come può diventare una proposta operativa sia per il privato, sia per il Comune a fronte di un piano regolatore vigente che prevede – comunque – la realizzazione di un albergo con centro congressi in quell’area.

Ignoriamo, invece, qual è il peso fiscale a carico della società attualmente e se un’agevolazione come quella ipotizzata può essere o meno appetibile o comunque a cosa va incontro il Comune – come potenziale danno – riducendo le imposte in quell’area. L’impressione è che il privato punti più a una decina di milioni di euro “cash” – tanto sembra otterrebbe dalla cessione su carta della variante – più che a gestire l’area, ma mai dire mai.

E’ comunque un’idea  e come tale merita di essere presa in considerazione, al Comitato non mancano mezzi e strumenti per farlo. Chissà che un’alternativa ai “quattro cantoni” possa esserci.