“Buffoni” mancava. Coraggio Luciano, ancora 4-5 consigli

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Le urla Buffoni buffoni” in consiglio comunale, ieri, fanno il paio con le monetine lanciate contro i politici in processione ad Anzio una ventina di anni fa. Molti di quelli che siedono in Consiglio c’erano già, altri sono la discendenza naturale di una classe politica al capolinea, altri ancora si sono presto adeguati.

Chi aveva creduto al “principio di precauzione” promesso dal sindaco era, diciamolo, un povero illuso. E piacerebbe essere smentiti, ma almeno un impianto lì a Sacida ce lo troveremo, era d’accordo anche il sindaco tramite l’assessore Placidi, hai voglia a chiedere pareri e studi… Sugli altri si vedrà, ma le grane spetteranno probabilmente al successore di Bruschini.

Ieri si votava un documento proposto dal gruppo di De Angelis che era, seppur minimo, un tentativo di mettere una pezza. E’ passato con i consiglieri fidati di Placidi che non c’erano e se c’erano si sono allontanati, oltre a il voto contrario del Pd che sull’argomento in generale ha poche idee e pure confuse, ma comunque in Consiglio non aveva portato una alternativa. Se sarà utile o meno la proposta di Fontana, lo vedremo. C’era l’alternativa della retroattività, proposta da Città futura, ma sulla quale ci si è ben guardati di discutere per il “clima” che si era creato.

Intanto il sindaco Bruschini ieri si è preso insulti che in passato non avrebbe tollerato, ma d’altro canto se uno dà degli “imbecilli”  ai cittadini su un comunicato ufficiale, poi quelli minimo minimo si fanno sentire…. E se in Consiglio comunale – in passato – è stato permesso di interrompere i lavori senza adottare provvedimenti, mica te la puoi prendere con Silla o la Fabiano che urlano. Così come è “normale” – e non dovrebbe esserlo – la presenza nell’emiciclo di chi non c’entra nulla, ma siccome ha evidentemente portato voti è uso avvicinarsi ai banchi di assessori e maggioranza. Il presidente Borrelli tollera, l’opposizione tace, le forze dell’ordine speriamo annotino.  Certo lo spettacolo, in generale, non è stato dei migliori.

Intanto  Luciano si avvia verso la fine della legislatura e il passaggio del “testimone” a Candido De Angelis che metterà insieme il litigioso centro-destra anche se dice di non essere tanto convinto di questa investitura. Sostanzialmente archiviata la vicenda biogas, restano 4-5 consigli comunali da qui alle elezioni del 2018. Il bilancio preventivo (a proposito, a che punto siamo?), il consuntivo e qualche altra formalità, basterà mettere insieme questa maggioranza o prendere anche i voti dei nuovi sostenitori del gruppo De Angelis e il gioco sarà fatto.

Nessuno vuole “strappare“, per dirla con il Catalano dei tempi di “Quelli della notte” di Renzo Arbore “meglio stare in consiglio che non starci“. Tradotto: meglio guardare da vicino i propri interessi. Fossero quelli di una cooperativa portatrice di voti, di un’associazione che deve fare uno spettacolo, di un’azienda che propone impianti, di una cartella per la quale si è morosi, di quello che volete.

Bruschini se ne andrà avendo iniziato e finito una sola opera – la statua di Nerone – e lasciando un Comune dissestato finanziariamente, dal punto di vista organizzativo, senza una sola procedura chiara, né un punto del programma realizzato e meno che mai una ipotesi di sviluppo del territorio. Tramonto peggiore della sua lunga carriera politica non poteva esserci, ma coraggio: 4-5 consigli ed è fatta.

Il dirigente a fare corsi, Anzio aspetta e la trasparenza…

Partiamo dal presupposto che è tutto in regola. Perché non possiamo pensare ad altro che a una svista. Diversamente saremmo di fronte a chi pensa di continuare a prendere in giro i cittadini, un po’ come fa chi ha voluto che venisse qui.

Il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio è stato impegnato – indicato come “ragioniere capo” – in corsi dell’Acsel che si sono tenuti qualche giorno fa. Ha grande esperienza, lo faceva prima di venire qui, continua a farlo, e nessuno vuole impedirglielo. Solo che nell’elenco delle autorizzazioni che dovrebbe essere pubblicato sul portale della trasparenza del Comune non c’è traccia di incarichi conferiti e autorizzati” ai dipendenti, come previsto per legge.

Sarà sicuramente una svista, non lo mettiamo in dubbio, ma mentre il dottor Patrizio Belli è impegnato a tenere corsi, ignoriamo che fine abbia fatto la gara per il servizio di mensa scolastica della quale presiede la commissione. Il 17 marzo – indicato nell’ultima proroga – è dietro l’angolo e l’esperienza suggerisce che ne servirà un’altra per finire l’anno scolastico.

Non sappiamo, poi – ma c’è una proroga, vero –  se e quando approveremo il bilancio preventivo del Comune. Per quest’ultimo – e speriamo di sbagliare – mancano solo la febbre “tattica” di qualche funzionario o i guasti al sistema informatico del passato.

Ripetiamo, certamente è tutto in regola, ma il sindaco Luciano Bruschini, l’assessore che ha voluto il dirigente, Giorgio Zucchini, e la responsabile della trasparenza devono spiegarci il perché manca quell’atto di autorizzazione sul sito.

Chissà, forse in uno slancio di richiesta di trasparenza potrebbero attivarsi anche i consiglieri comunali, venerdì, qualora decidessero di svolgere il loro ruolo a pieno. E’ noto, per esempio, che il dirigente dell’area finanziaria è arrivato primo in un bando presentando un titolo di studio non previsto dallo stesso. Il caso è stato segnalato dagli organi di stampa, il meetup “Grilli di Anzio” si è rivolto alla Funzione pubblica, in Parlamento c’è un’interrogazione, dalle nostre parti solo Andrea Mingiacchi del Pd ha provato a chiedere la revoca della nomina in autotutela e poi deve averci ripensato.

Siamo ad Anzio, ricordiamolo, mai disturbare il manovratore. Su questo e sulle incompatibilità, ad esempio….

La politica, i dirigenti. Bentornata dottoressa

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Arrivata la sentenza d’appello, la dottoressa Angela Santaniello è stata immediatamente reintegrata nei ruoli e domani tornerà in servizio ad Anzio. Va dato atto alla segretaria generale di essere stata celere come il suo predecessore che sospese immediatamente la Santaniello dopo la sentenza di condanna.

Ma il punto non è questo, né lo sono le prese di posizioni che arrivano dalla politica locale, indaffarata a trovare un posto alla dirigente riammessa o a farle complimenti. Si comprendono quelli del sindaco che parlò in Tribunale della “migliore dirigente che ho“, meno quelli del consigliere Maranesi che denunciò la Santaniello, poi si espresse ancora sulla sua richiesta di reintegro, mentre lei a sua volta presentò una dettagliata denuncia sulle pressioni subite rispetto alla gara della mensa.

Ho scritto qualche giorno fa che non era il caso di usare ipocrisia da parte della politica – tutta – che vuole continuare a mettere bocca nelle vicende che non le competono. Così, come per la “processione” il giorno dopo la condanna,  per cortesia domani niente fiori ma qualche certezza sul ruolo che dovrà svolgere.

Era dirigente di area, ha diritto ad averne una. Sceglie il sindaco, quindi guardi bene tra le varie riorganizzazioni come si può sistemare la vicenda. La segretaria generale, ad esempio, sta svolgendo il ruolo di controllore e controllato – essendo responsabile dell’anti corruzione e gestendo l’area amministrativa – sarebbe la soluzione migliore e ripristinerebbe ciò che dovrebbe essere per legge e buon senso, senza aspettare che sia l’Anac a dircelo. Ma c’è anche Pusceddu nel doppio ruolo, Servizi alla persona e Area tecnica. Insomma, si decida e si faccia lavorare al meglio la Santaniello. Con la quale, in passato, sulla gestione quotidiana ci siamo scontrati spesso, ma che ha pagato un prezzo indegno in un Paese civile nella sua vicenda penale.

Si faccia lavorare senza le pressioni politiche che lei stessa ha denunciato sulla vicenda mense, per esempio, e che la portarono alla condanna di primo grado nella vicenda che poi l’ha vista assolta. Le pressioni politiche che hanno portato Walter Dell’Accio – ad esempio – a essere imputato perché “le proroghe favorivano i soci elettori di Placidi“.

Per questo – sembra una banalità, ma non lo è – la politica deve pensare a programmare, la dirigenza a eseguire, nel rispetto delle regole. In passato – e anche di recente – non è stato così. Perché al politico serve il favore, fosse anche per una pratica X, e il dirigente da quel momento può fare ciò che vuole o quasi.

Se vogliamo costruire una città diversa, dovremo ripartire da qui: ruoli certi e definiti, con un piccolo esempio. Se la politica decide che tutte le strade devono essere verdi, i dirigenti devono fare in modo che siano verdi, applicando le norme e garantendo criteri di imparzialità ed economicità. Senza mettersi a dire “ma guarda questi, sono meglio gialle….” e a cominciare a porre ostacoli. Se poi un consigliere comunale o un assessore o il sindaco per farsi belli vanno dal dirigente a chiedere che la strada del loro quartiere, dove li votano in tanti, deve essere blu, hanno il dovere di rispondere “non si fa“, perché altrimenti saranno venuti meno al loro ruolo ma soprattutto potranno “ricattare” domani il politico, magari facendo tendere al giallo le strade che dovevano essere verdi. L’ho fatta terra terra, ma la realtà – ad Anzio e non solo – è stata questa.

Bentornata, dunque, dottoressa Santaniello. Speriamo la facciano lavorare in pace e soprattutto: occhio agli ipocriti.

Santaniello assolta, il “sistema” e nessuno pagherà

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L’assoluzione di Angela Santaniello avvenuta oggi in appello è la conferma che in questo Paese si è ancora innocenti fino a prova del contrario. Sulla vicenda mi sono espresso a più riprese, anche nell’immediatezza della condanna di primo grado, e non cambio idea.

Dalle riflessioni di allora, però, ne derivano necessariamente altre. La magistratura va rispettata, ci mancherebbe altro, le sentenze ancora di più, ma in quella vicenda più di qualcosa – lo dico sommessamente – non è quadrato. Se la Cassazione – che già in sede preliminare aveva fatto notare che la corruzione non c’era per Santaniello – confermerà la sentenza odierna chi pagherà? La dirigente del Comune di Anzio ha fatto 7 mesi di ingiusta detenzione, è stata condannata e sospesa in meno di 24 ore, ha dovuto appellarsi a più tribunali per vedere riconosciute le sue ragioni e non riesce ancora a vedere un euro, il minimo che possa fare oggi il Comune è emettere un provvedimento domani mattina. La segretaria generale faccia come il suo predecessore, a tempo di record decida che la dottoressa va riammessa in servizio come lui la sospese.

Ma questo, paradossalmente, è il meno. Perché 7 mesi di vita nessuno te li restituisce, l’onta dell’arresto, di tutto quello che ne è conseguito e – peggio – l’onta di far finire negli atti di indagine ciò che non era assolutamente attinente, nessuno li pagherà. L’avvocato Michele Monaco, che ha seguito la vicenda, sicuramente chiederà il risarcimento per ingiusta detenzione, ma alla fine sarà a carico dei cittadini, non del Tribunale, della Procura e tanto meno della Guardia di Finanza che indagò con sistemi che si usano forse per il traffico internazionale di droga più che per presunta corruzione e abuso d’ufficio. Che restano reati, sia chiaro, ma in questo caso la montagna ha partorito il topolino. E se questa indagine serviva alla Procura di Velletri per dire che si è occupata di Anzio, beh non ci siamo.

Il “sistema” che emerge da quelle carte c’era e c’è, l’assessore Colarieti – pena ridotta da due a un anno e  6 mesi – abusava del suo ruolo a favore della “sua” cooperativa, affidata ad Augusto De Berardinis (assistito dall’avvocato Christian Milita, pena dimezzata, da 2 a 1 anno) che aveva necessità di lavorare e si piegava alle volontà del potente di turno. Quel “sistema” è purtroppo la norma, ad Anzio, lo dimostrano altre inchieste, non lo vedono solo i ciechi, ma nessuno è stato arrestato preventivamente scontando prima del processo la potenziale condanna. Sono tutti al loro posto, allora occorre (occorreva) essere garantisti in ogni occasione. Al limite sospendere dagli incarichi, trovare un’alternativa, ma privare della libertà per una proroga di fronte a quello che vediamo quotidianamente era ed è abnorme.

C’è l’aspetto – non penale ma forse ancora più grave – della politica che entra a gamba tesa negli appalti, fa assumere chi dice lei, si presta a mediazioni all’attenzione della magistratura. Della politica diventata altro, rispetto alla città da immaginare e governare.

Però, ripeto, nella patria di Cesare Beccaria era necessario arrestare, mettere carte che non c’entravano e che alla prima udienza è stato chiesto di “espungere” dalla difesa, andare oltre il dovuto? Serviva? E perché? Tornano in mente le battaglie sulla “giustizia giusta” di Marco Pannella e dei Radicali, avanti sull’argomento 30 e più anni fa.

No, non era necessario e dispiace sia stato fatto. Ma nessuno pagherà. Anzi sì, i cittadini.

ps, agli stessi che in Comune andarono in “processione” dalla Santaniello il giorno dopo la condanna di primo grado e poi si sono celati dietro a “vorrei ma non posso“, un consiglio: state a casa

Porto, cooperative addio. Sindaco, vuole spiegare che succede?

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Quello che era nell’aria da tempo è accaduto. Tra Capo d’Anzio e cooperative di ormeggiatori il rapporto è concluso, addio al “service” sul quale a questo punto che si esprima o meno l’Anac è irrilevante. Sarebbe interessante conoscere la richiesta fatta, lo stesso vale per l’incompatibilità palese della segretaria generale del Comune in consiglio d’amministrazione, ma pazienza…

La società deve alle coop i soldi delle ultime fatture, ma nel frattempo ha avviato un contenzioso per quello che riguarda l’occupazione delle aree dal 2014 – data di consegna alla Capo d’Anzio – fino all’intesa dello scorso anno. Risultato? Non si paga, in attesa di definire tutto. Dispiace, ma non è la società per la quale ci eravamo illusi, quella di tutti, quella che avrebbe portato lavoro e benessere. Finora, per mille motivi che abbiamo analizzato nel corso di questi anni, il lavoro l’ha tolto  alle due coop con le quali qui non si è mai stati teneri, ma che  quello spazio lo gestivano da decenni. Ora – come leggerete più avanti – è pronta a restituirlo, non sta a chi scrive dare torti o ragioni, ma viene ribadito che di tutti i passaggi (dal cronoprogramma invertito alle azioni di sgombero deliberate dopo i ricorsi) era al corrente il sindaco Luciano Bruschini, il rappresentante della città e socio di maggioranza. Colui che sul porto tace, da sempre, si impegna a discutere in consiglio comunale e non mantiene. Aspettiamo ancora l’avvocato Cancrini, ad esempio….

L’avvocato Mauro e l’amministratore delegato Bufalari svolgono i compiti assegnati, come prima li svolgevano Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu, ma con tutto il rispetto è da Luciano Bruschini che la città attende risposte. Domani gli ormeggiatori smonteranno le vituperate e insicure passerelle, le stesse sulle quali la Capo d’Anzio ha svolto la sua attività l’estate scorsa.Sono trascorsi 6 anni dalla concessione, non si è stati capaci nemmeno di mettere un pontile, ma soprattutto non ci è mai stato detto qual è la reale prospettiva di questa impresa a oggi fallimentare. Il tempo dei se e dei ma, dei vorrei ma non posso, degli “stiamo vedendo“, delle colpe (e ci sono state) della Regione di centro-sinistra e del Pd locale, è finito. Temiamo insieme al porto, anche se speriamo di sbagliare.

ps: ma il contenzioso riguarda anche gli altri che avevano fatto ricorso? Circolo della vela, ad esempio. E quelli che ancora non se ne vanno?

***

La nota della Capo d’Anzio
La Capo d’Anzio S.p.A. comunica che, dopo una serie di confronti con i soci, cui ha preso parte anche il Sindaco Bruschini personalmente, ha concretamente dato avvio all’attuazione degli impegni a suo tempo assunti dal Comune di Anzio con il c.d. “Protocollo d’Intesa” del 7/6/2011, adottando le azioni utili alla tutela della forza lavoro delle unità dipendenti delle Cooperative Ormeggiatori e, dunque, alla salvaguardia del livello occupazionale, riconoscendo agli operatori la possibilità di prestare la propria collaborazione in favore della Capo d’Anzio S.p.A..
A tal fine la Capo d’Anzio, nel mese di gennaio u.s., ha formalmente offerto la propria disponibilità al personale dipendente delle Cooperative, raccogliendo due manifestazioni di interesse.
Il termine già concesso per le manifestazioni di interesse, viene ora riaperto per l’intera settimana ovvero fino al 19/2, ad ulteriore riprova della serietà e concretezza dell’intento.
La salvaguardia degli operatori e delle loro famiglie è stata fortemente voluta sia dal Consiglio di Amministrazione sia dai Soci, tra cui il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che come sopra detto ne ha valorizzato in più occasioni la competenza.
Resta inteso che lo spirare di tale nuovo termine assegnato per salvaguardare la forza lavoro di coloro che attualmente prestano il loro servizio prezzo le Coop., imporrà come per legge la definitiva liberazione dei luoghi e la riconsegna delle chiavi delle strutture facenti parte della concessione della Capo d’Anzio S.p.A. chiedendo all’uopo l’intervento dell’Autorità Pubblica ed acquisendo il consenso del Comune di Anzio a procedere esecutivamente a fronte della ulteriore resistenza opposta.
Al contempo, si comunica che si sta procedendo alla formalizzazione delle operazioni susseguenti la determina di ottemperanza alla VIA ricevuta alla fine dello scorso anno, il tutto di concerto con il Ministero dell’Ambiente, e che la Cassa Depositi e Prestiti e la SACE hanno preannunziato a breve la risposta circa le modalità di futura cooperazione cui si affiancano le ulteriori modalità previste e di cui si è già parlato circa il coinvolgimento di Istituti Creditizi operanti nel mercato del diritto interno ed Europeo.
È inoltre pronto il Piano Industriale che a breve sarà consegnato ai Soci pienamente ricognitivo di quanto deciso in sede di riunione con i Capi Gruppo.

L’Urp beffa, speriamo sia la volta buona

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Va dato atto ai “Grilli di Anzio” di non mollare, così ottengono risposta dalla Funzione pubblica e qualche grattacapo al Comune lo creano, com’era già stato per le “quote rosa” alla Capo d’Anzio. Lo fanno su una vicenda che il sindaco (alla faccia del 3.0) non considera, né i suoi assessori, tanto meno i consiglieri di maggioranza e – peggio – quelli di opposizione, figuriamoci chi è responsabile di trasparenza e anti-corruzione.

Sul sito del Comune di Anzio c’è un potenziale falso, segnalato in questo spazio un paio d’anni fa, che nessuno si è preso la briga di sanare. Come? Istituendo l’ufficio relazioni con il pubblico in una delle numerose revisioni della dotazione organica del Comune o, più semplicemente, togliendo almeno il link a un servizio inesistente.

Ma no, che vai a guardare… Loro sono impegnati con la po-li-ti-ca, i massimi sistemi da bar dello sport, un possibile falso? E pazienza….

Sbaglierò, ma è dalle cose piccole, quotidiane, che si vede se un’amministrazione vuole essere trasparente o non. E se un’opposizione vuole essere tale o non. E se chi deve far rispettare le regole è attento o meno. Come nel caso dell’Urp. Sarà la volta buona?

E’ stata diffusa oggi, ad esempio, la richiesta di accesso civico alla quale chi scrive e altri hanno pensato ormai da qualche settimana per sapere che fine hanno fatto le contestazioni del Ministero dell’Economia e finanze. Sono soldi che il Comune deve incassare, decisioni che deve prendere, ma qui è tutto ovattato e sta bene alla po-li-ti-ca.

Ce ne sono tante altre – dai morosi “dimenticati” alle incompatibilità palesi ma per le quali si aspetta l’Anac (addio….), dai titoli sbagliati nelle procedure ex 110 alla gara infinita delle mense – ma Luciano Bruschini ha la grande capacità di mettere tutti a tacere. Gli va riconosciuto, come lui (e la politica di casa nostra e la vetero-burocrazia) deve riconoscere ai cittadini il ruolo che gli compete: controllare se altri non lo fanno.

***

Di seguito la nota dei “Grilli di Anzio”.

Avevamo segnalato alcuni mesi fa la mancanza dell’URP nel nostro comune, e allora la risposta del segretario generale Savarino fu:
《Per quanto concerne l’identificazione dell’URP “Ufficio Relazioni con il Pubblico” con relativa ubicazione, orari e contatti e nominativo del responsabile, si comunica che non è attualmente previsto nella struttura dell’Ente》

Abbiamo quindi interessato il Dipartimento della funzione pubblica ch eoggi ci risponde con lettera che alleghiamo. L’ente è invitato a ottemperare come prevede la legge.

Una nostra vittoria nella battaglia sullla trasparenza ma vigileremo affinchè venga effettivamente attuato

Caccia ai migranti, non a chi fa affari grazie alla politica

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Stavolta non c’è comunicato, né richiesta di risarcimento del danno per la città, né riferimento a “possibili candidati” pure presenti. Quelli andati in tv ieri sera, a Rete4, sono alleati o comunque molto vicini al sindaco Luciano Bruschini, figuriamoci se fa tutto il can can montato (arrivando a dare degli “imbecilli” ai cittadini) quando da altre emittenti nazionali si faceva cronaca, si denunciava la situazione della criminalità sul territorio e si segnalava quanto emergeva da indagini della magistratura. E nessuno parla di chi si stracciò le vesti perché “i panni sporchi si lavano in casa” dopo che in tv andò lo scempio delle Grotte di Nerone.

No, stavolta Bruschini e gli gli altri tacciono, ma la figuraccia resta. Chi ha parlato da Anzio non rappresenta me, né tanti altri cittadini. L’avvocato Mario Marcellini ha lanciato su facebook – e mi sono affrettato a condividere come molti – lo slogan “l’Anzio peggiore, non in mio nome“.

Il problema? I richiedenti asilo che sono arrivati da tempo sul territorio – senza che mai si verificasse un fatto di cronaca causato da loro, nei confronti dei quali c’è chi invece è arrivato a sparare, in via dell’Armellino – i quali vivono in hotel o villette mentre gli italiani sono alla fame. Populismo da quattro soldi che farà forse prendere voti, esasperare gli animi, ma non risolve nulla. Soprattutto se la prende con chi qui è stato mandato ma non con chi fa affari sulla pelle di questa gente.

Quando il danno è ormai fatto, c’è chi prova a prendere le distanze, ma  il ragionamento deve essere allargato necessariamente. I richiedenti asilo sono un problema europeo, Anzio ha fatto la sua parte e possiamo essere d’accordo nel dire che ora basta, ma qualcosa rispetto all’individuazione delle strutture andrebbe detta. C’erano e ci sono le sufficienti garanzie igienico-sanitarie, per esempio, a via dell’Armellino? E come si è arrivati a proporre e far accettare quello spazio alla Prefettura? Chi controlla? Ma no, basta dire che non li vogliamo, ma intanto c’è chi grazie anche a coperture della politica locale affitta gli spazi e incassa. Non si spiegherebbe altrimenti, del resto, come si possa usare un hotel chiuso da ordinanza del sindaco all’epoca dell’arrivo dei migranti se non fosse stato – sia pure non dal punto di vista formale – l’albergo di un consigliere comunale. Ecco, questo a Rete4 nessuno l’ha detto, e per la verità nemmeno in consiglio comunale, dove tutti si affrettavano a “sfiorare” l’argomento ripetendo al titolare dell’hotel “nulla di personale eh….

Certo, nulla di personale, ma in un’altra città il sindaco che ha chiuso l’albergo con una ordinanza va lì indossando la fascia a dire “qua non si passa su una mia decisione, non lo fa nemmeno il Prefetto.” A maggior ragione se l’hotel è di un consigliere, chiamato a dare l’esempio come e più di altri. No, Bruschini non s’è mosso, la Cafà è arrivata alla soglia della Prefettura ed è tornata indietro, poi tutti insieme sono andati a bloccare l’arrivo in un altro albergo. Eh no, basta…. non li vogliamo più. In un’altra città – è un suggerimento al battagliero nuovo dirigente della polizia locale – gli insediamenti “storici” e fuori legge di chi sfrutta gli immigrati sarebbero stati chiusi da tempo. In Comune sanno di cosa si parla, ma se il dirigente vuole siamo a disposizione.

Ma per gli alleati o quelli “vicini” a Bruschini il problema sono quelli che stanno in albergo e nei villini.  Ma sì, colleghiamoci con la tv nazionale, anche se il sindaco ha detto ufficialmente che di migranti qui non ne verranno altri, facciamo un po’ di confusione, magari prenderemo i voti e vinceremo ancora. Ma mica per mandare via i migranti. No, no, per essere eletti e continuare con la copertura della politica a far lavorare una cooperativa “vicina“, un’associazione che puntualmente fa la fattura numero 1 al Comune di Anzio, a farsi revocare un’ordinanza in poche ore, a trovare la strada per non pagare tributi o farlo con calma  e chi più ne ha ne metta.

Del resto ci spiegano che “è la politica“. Forse, ma non in mio nome.

 

L’ospedale, il territorio. Un dialogo tra sordi e qualche idea

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In attesa del prossimo “tavolo” convocato dai Comuni sulle vicende dell’ospedale, è bene sottolineare ancora una volta che il problema non è e non può essere semplicemente il “Riuniti” ma quello che c’è intorno. Perché se prima non capiamo una volta per tutte che i posti letto, da soli, non sono più una risposta ai bisogni di salute, non capiremo mai che l’investimento vero va fatto sul territorio.

Ecco, convocare un “tavolo” come è stato fatto nei giorni scorsi e dimenticare i medici di base – primo filtro per una sanità che funziona a dovere – è stato un errore madornale. Nobile l’intento di salvaguardare l’ospedale, ma ripeto che da solo non è sufficiente. La prossima apertura del Policlinico dei Castelli (spero di sbagliare, ma pare avessero “dimenticato” che servono rete fognaria e fornitura idrica) e l’inserimento di Anzio-Nettuno nella rete dell’infarto (prossimamente dell’Ictus) con la Asl di Latina, impongono ripensamenti seri sul ruolo del “Riuniti” ma prima ancora dell’offerta sul territorio. Finora medici ospedalieri e di base, specialisti ambulatoriali, hanno messo in piedi un dialogo tra sordi. La responsabilità è sempre di altri, ma proviamo a vedere come si è arrivati a questo punto e quali sono le reti da costruire prima che sia troppo tardi. Qualcosa si è mosso, ma non basta ancora.

  1. Il pronto soccorso affollato: è rimasto l’unico presidio certo al quale rivolgersi, non solo ad Anzio-Nettuno, e lo dimostra la situazione in tutto il Lazio. La chiusura di sedi ospedaliere, la mancata riconversione e il mancato avvio di adeguati servizi territoriali fa sì che pazienti cronici o con patologie non tali da giustificare un accesso  vadano nei dipartimenti di emergenza. Risultato? Affollamento, personale sovraccaricato, il 70% circa  di codici bianchi o verdi – per i quali non serviva il pronto soccorso – e casi come quello del paziente oncologico morto al “San Camillo”.
  2. Ucp: le unità di cure primarie o studi  associati, quelli che la Regione ha organizzato ma che i medici di base che hanno aderito (non tutti) preferiscono non pubblicizzare. Dalle 9 alle 19 e dal lunedì al venerdì se non c’è il proprio medico si può andare da un altro, associato, senza ricorrere necessariamente al pronto soccorso. Non sono rese adeguatamente note,  quindi finora sono inutili.
  3. Ambufest: nei fine settimana e nei festivi, sempre dalle 9 alle 19, si può fare ricorso a questo servizio, certamente molto più rapido di un’attesa in pronto soccorso per dolori addominali che magari durano da tre giorni. Anche qui, scarsa pubblicizzazione.
  4. Casa della salute: questa sconosciuta o chi l’ha vista? Quella che la Asl di Latina si affrettò ad aprire a Sezze non aveva collaudo, ad esempio, ma al di là di vicende strutturali è il modello che non funziona o almeno non ancora. La “presa in carico” dei pazienti, la rete sociosanitaria, sono pie intenzioni finora non realizzate. Il modello teorico c’è: se un paziente diabetico – ad esempio – ha bisogno di x esami o visite l’anno, per quale motivo devo farlo girare a fare prescrizioni, prenotazioni e via discorrendo? So chi è, ci penso io. Un orizzonte affascinante ma non ancora concreto. E di quella prevista a Villa Albani non vediamo traccia.
  5. Assistenza domiciliare/Rsa: chiudere i posti letto va bene, è stato  necessario dopo anni di sprechi e grazie alla moderna chirurgia che non richiede più lunghi ricoveri, ma servono alternative. Potenziare l’assistenza domiciliare, autorizzare Rsa che non siano dei “soliti” furbi e paghino gli stipendi, le alternative ci sono ma  non sono mai decollate sul serio. Una casa della salute capace di “prendere in carico” servirebbe anche a questo.
  6. Prevenzione: è la vera grande sfida della sanità e non può che essere fuori dagli ospedali. Su questo i sindaci – e non solo loro – devono battersi con la Asl affinché metta al primo posto attività di screening sempre più vaste, sia per le patologie tumorali sia per i corretti stili di vita.
  7. Liste d’attesa: più servizi aprono, più c’è richiesta, più si allungano i tempi. Sono di per sé un falso problema, soprattutto perché se una prestazione serve con urgenza i medici di base hanno a disposizione un numero dedicato grazie al quale – entro 72 ore – l’esame necessario si esegue. Anche qui, qualcosa non torna. L’adeguatezza prescrittiva, riferibile anche ai farmaci, va necessariamente affrontata, mentre i cittadini educati a chiamare il Recup (o scrivere, richiamano in 24 ore) perché se la prestazione sotto casa è fra sei mesi, spesso ce n’è una a pochi chilometri fra tre giorni. Certo, si deve trovare chi ti accompagna,  ma pure qui se esiste la “presa in carico” si trova pure il modo di far funzionare servizi di trasporto protetto che ormai sono la norma nei posti civili.
  8. Ospedale:  funzionando tutto il resto, si capisce che  diventa un pezzo del sistema, non il centro dello stesso. In pronto soccorso va chi ha un’urgenza vera, viene trattato e stabilizzato, quindi trasferito se necessario. A quel punto date le chirurgie di base e per l’emergenza, lasciato il punto nascita,  si può immaginare un’attività di elezione mirata ovvero una trasformazione in attività di supporto o ambulatoriali. Il percorso che oggi fa l’ortopedia, ad esempio, è già virtuoso: frattura, pronto soccorso, poi ambulatorio per tutto il resto.
  9. Specialistica: l’ospedale generalista non esiste più, per questo a un primo trattamento nelle emergenze devono seguire  risposte adeguate non necessariamente sotto casa. Il principio, e i sindaci farebbero bene a battersi per questo, deve essere quello della cura migliore nel posto più adeguato e non della cura semplicemente in quello più vicino.
  10. Riabilitazione: insieme alla prevenzione è l’altra grande sfida, in parte già vinta proprio a Villa Albani dove arrivano persone dopo il primo trattamento post ictus – ad esempio – o si va a seguito di una operazione all’anca o al femore.

Per fare questo serve una Asl che risponda a principi di corretta gestione prima che politici (negli anni sono state costruite a destra e sinisrta carriere che avrebbero portato voti a forza di “Uos” spesso inutili) servono medici umili, di ogni categoria, e cittadini disposti a capire che se chiude un reparto non crolla il mondo, basta che c’è un servizio alternativo che funziona. Serve una rivoluzione culturale, dunque, che potrebbe cominciare già al prossimo “tavolo“, quando sarà bene affrontare il tema salute,  perché solo ospedale è riduttivo.

L’impegno per l’ospedale, le cose da sapere e quelle da fare…

ospedale

L’impegno del sindaco di Anzio e di quello di Nettuno per l’ospedale è lodevole. L’idea di un tavolo tecnico come quello che si è svolto oggi, pure, ma occorre gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi dopo l’incontro odierno e chiarire alcune cose che ai più evidentemente sfuggono.

E’ certamente importante che i medici  – ma c’è chi ignorava ci fosse un incontro, pazienza – indichino le criticità che ci sono in ospedale. Sicuramente i problemi del “Riuniti” – pronto soccorso in testa – vanno affrontati. Ma quella di oggi è una sede di confronto/proposta, perché le decisioni si prendono altrove e i sindaci hanno il dovere non solo di saperlo, ma di informare correttamente i cittadini in tal senso. Bruschini e Casto siedono, di diritto, nella conferenza locale sulla sanità ed è lì che vanno portate le proposte. Il tutto nell’ambito di quello che è il vigente atto aziendale – quello che definisce il “disegno” dei servizi della Asl –  approvato  proprio da quella conferenza. Casto non c’era ancora, Bruschini cosa disse?

E all’annunciato incontro con Mostarda i sindaci, insieme a Cafà e Turano – quest’ultimo nel duplice ruolo di molti colleghi in mezza Italia di medico e consigliere comunale – diranno quali modifiche apportare a quell’atto? (attoaziendaleromah2015bur)  Perché  altrimenti parliamo di aria fritta. Come quando si ricorda la riforma Polverini, quella che per cercare di limitare la voragine dei conti sanitari – che ha radici antichissime, sia chiaro – aveva disegnato improbabili macro aree per cui un’azienda virtuosa – come ad esempio quella di Latina – doveva accollarsi i debiti anche del San Camillo e subiva tagli “orizzontali“. Ma il punto non è questo, bensì quale offerta sanitaria “in base alle reali esigenze dei cittadini di Anzio e Nettuno” hanno in mente i partecipanti al tavolo e i sindaci.

Perché ci sentiamo di dire che va bene salvaguardare l’ospedale, ma non è, non può e non deve essere l’unica risposta ai bisogni di salute della popolazione. A proposito, qualcuno li conosce? Chi scrive poco, i partecipanti al tavolo?

Se non partiamo da quelli – e per grandi linee possiamo immaginare una popolazione che invecchia, l’aumento delle malattie croniche e di quelle dismetaboliche, delle patologie tumorali e dell’apparato cardiocircolatorio – non andiamo da nessuna parte. E’ ormai noto, soprattutto ai medici – sia quelli che erano al tavolo sia gli altri – che l’ospedale serve solo per le emergenze e l’attività di elezione. Il resto si fa, si deve (dovrebbe….)  fare, sul territorio, aggiungendo all’assistenza la cosiddetta medicina di “iniziativa“. Aumentare i posti letto non serve, diverso è mandare più personale nella prima linea del pronto soccorso nei momenti di picco. Che se il territorio funziona a dovere, lo diventano solo quando la popolazione aumenta, in estate. Altrimenti è un cane che si morde la coda.

Se è questo il modello che  il tavolo si prefigge è quello di rispondere ai bisogni dove si trovano, non in ospedale e basta, allora siamo d’accordo. Presa in carico dei pazienti cronici e prevenzione, uniti alle dotazioni che necessariamente l’ospedale deve avere, sono una proposta seria e credibile della quale i sindaci devono farsi carico. E se poi a loro e a chi ha immaginato quel tavolo venisse in mente di confrontarsi anche con i cittadini, sarebbe ancora meglio.

L’istituto nautico, ogni tanto una buona notizia

laura nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Andiamo a memoria, rischiando di sbagliare, ma l’ultima scuola istituita ad Anzio è stata – ormai  30 anni fa – il liceo classico. Una scelta, lungimirante, fatta dalla giunta guidata da Giulio D’Amico con assessore alla pubblica istruzione e cultura Maria Vittoria Frittelloni. Un’era politica fa, anche se Luciano Bruschini già c’era – assessore ai lavori pubblici – e c’è ancora oggi, sindaco.

Va salutata assolutamente con favore, allora, la notizia dell’arrivo ad Anzio dell’istituto  nautico che sarà presentato domani. Quando si tratta di una cosa buona, va riconosciuto. Soprattutto quando la politica svolge il suo ruolo, ascoltando le istanze che arrivano dal territorio. A chi amministra si chiede di dare risposte sì alle esigenze quotidiane, ma anche di lasciare qualcosa di duraturo. Una scuola lo è, pertanto vanno fatti i complimenti a tutti coloro che hanno portato avanti questa iniziativa.

Non se la prendano a male gli altri ma va una particolare menzione all’assessore Laura Nolfi e a un’insegnante che per la crescita della scuola sul territorio è in prima linea da una vita, come Anna Maria Palagiano.

Detto questo, va sottolineato che la scelta del Nautico – dopo che per anni ragazzi di Anzio sono andati a Roma se non a Gaeta – dovendo aprire un istituto era la più logica da fare. Legata al mare, come la città. Ci si pensava da tempo, ma evidentemente adesso c’è stata la possibilità ed è stata sfruttata. Bene.

Solo su una cosa non ci troviamo d’accordo, non è una novità ma riguarda il sindaco. Faccia una cortesia, dire che tutto ciò avviene “insieme all’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo Porto” è continuare ad alimentare un’illusione. Di quell’inizio lavori sentiamo parlare dalla seconda campagna elettorale di De Angelis, per favore basta. Ce ne riparli quando finalmente inizieranno, perché ignoriamo che fine abbiano fatto bando, finanziamento e via discorrendo.

Domani è un giorno importante e spiace non esserci per lavoro. Un giorno di festa, quasi: non lo roviniamo con certe promesse.