Sono imputati, non colpevoli. Il problema è un altro….

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L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, il consigliere comunale Valentina Salsedo, il dirigente del settore Walter Dell’Accio e gli altri cinque imputati quali rappresentanti legali o di fatto delle cooperative che avrebbero avuto favori dal Comune sono, appunto, degli imputati.

E’ lo status che si acquisisce con la richiesta di rinvio a giudizio e sapremo a gennaio se ci sarà o meno un processo. Erano, sono e restano -comunque – innocenti fino a prova del contrario.

Il problema non è il processo che potrebbe iniziare o meno, come abbiamo sostenuto anche in passato, ma il fatto che secondo la Procura ci fosse un “sistema” per eludere le gare e favorire attività ritenute “vicine” all’assessore.

Se non sarà penalmente rilevante i giudici lo decideranno. Quello che dal punto di vista politico e amministrativo non è condivisibile è il metodo adottato e che emerge dalle carte. Ci sono questioni di opportunità, di regole che devono essere uguali per tutti e non che vedono affidamenti a cooperative che poi garantiranno voti, usando i soldi della collettività. Questioni che prescindono dalla rilevanza penale.

Non interessa il processo che fra dieci anni, forse, ci dirà se sono colpevoli o meno con certezza. Interessa il sistema utilizzato, denunciato da più parti e oggi al centro di un’indagine che lo smaschera e che – al di là di come andrà a finire – conferma una gestione a vantaggio di pochi.

Il sindaco? Certamente dirà che “non sapeva“, mentre aveva il dovere almeno di capire di fronte alle segnalazioni arrivate da cittadini, stampa e opposizione. Avrebbe avuto un problema di non poco conto in maggioranza durante il suo primo mandato, forse, e magari quella manciata di voti che nel 2013 lo ha confermato al ballottaggio non ci sarebbe stata. I se e i ma non fanno la storia, è vero, ma da chi rappresenta una città ci si aspetta altro anziché i “non so“. Senza ricordare che nel famoso e tormentato passaggio da Giva – tra le società finite nell’inchiesta – e Parco di Veio rispose in Consiglio comunale: “Avete voluto le gare? Ecco il risultato….

E quello che è successo prima, secondo le carte della Procura, andava bene? Va bene?

Biogas, se a decidere fosse un referendum…

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Si poteva anche scommettere a essere facili profeti quando, giorni addietro, scrivevamo che sulle centrali avevamo scherzato. Colleghi di più testate dicono senza mezzi termini che si sta lavorando per tornare indietro sulla mozione che impegna il Comune a fare ricorso al Tar su quella autorizzata e ad esprimersi in modo contrario su quella che andrà in conferenza dei servizi il 17 marzo.

Ovviamente dagli ambienti politici ci dicono il contrario, si affrettano a incontrare comitati, fare riunioni “da cittadini” dimenticando di essere in maggioranza e con dei ruoli precisi. La confusione regna sovrana, la certezza era e resta che un impianto è autorizzato con il benestare del Comune e senza che uno – sì, anche uno solo – in Consiglio abbia chiesto lumi all’assessore Patrizio Placidi di cosa fosse andato a dire nell’esprimere il “” del Comune. Un altro lo sarà ovvero a oggi non c’è un parere del Comune perché l’assessore ha detto che si stava preparando e il dirigente ha riferito di non saperne nulla.

L’impressione è che dietro a questa vicenda degli impianti con un chiaro riferimento ad assessori – i quali però smentiscono, dobbiamo darne atto – ci siano strategie ben diverse. Che guardano, purtroppo, al voto prossimo venturo. Ecco che il ricorso al Tar è passato come una “vittoria” di Cafà e Nolfi, con la presa di posizione ancora oggi incomprensibile di Alessandroni, l’eventuale ritiro porterebbe (dicono) alle loro dimissioni, già date una volta e poi rimangiate. Ma davvero abbiamo bisogno di questo teatrino? Ma davvero si pensa che i cittadini siano così sciocchi?

Forse sì, d’altro canto il sindaco e i suoi amano ripetere di essere stati votati ed essere stati eletti democraticamente, segno quindi che ai cittadini va bene che si giochi sulla loro pelle. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, quando i Placidi, Nolfi, Cafà, Alessandroni, Zucchini, Attoni e compagnia ci fantasticavano di un central park o di neropolis, del porto e altre amenità, una biogas era già autorizzata con parere favorevole del Comune. All’insaputa sicuramente dei cittadini. Non di Bruschini e Placidi. I quali, poi, in Consiglio comunale non hanno avuto il coraggio di difendere la loro scelta. Di spiegarci che serve, non inquina, crea occupazione o quello che si vuole…. No: mozioni, riunioni, pianti, scuse, silenzi colpevoli almeno dell’opposizione nei confronti di Placidi, trattative, comunicati, interpretazioni autentiche, accuse, finte dimissioni.

Basta, per piacere. Di fronte al rischio che una centrale è autorizzata e ce la terremo così com’è, si decida di far scegliere i cittadini che un amministratore oculato avrebbe coinvolto prima di dare un parere. Si faccia un referendum, perché sono rimasti pochi capelli e ormai bianchi a chi scrive, ma abbastanza memoria per ricordare Luciano Bruschini sindaco che in una riunione a Colle Cocchino – anni ’90 – veniva a parlare del depuratore che sarebbe diventato “una grande villa” mentre negli anni i cattivi odori sono ormai all’ordine del giorno e l’impianto è visibile a tutti, altro che villa con alberi intorno…. E la biogas che sarà? Una specie di domus romana dei giorni nostri?

Si faccia scegliere ai cittadini, allora, vediamo cosa ne pensano. Peccato che per farlo ci si dovrebbe prendere la briga, anziché pensare a sagre, comunicati sul nulla e strategie elettorali, di fare in consiglio comunale un regolamento che da quando c’è lo Statuto non è mai stato preso in considerazione e decidere come si fa un referendum in questa città.

E’ tardi, certo, difficilmente si fermerebbero i due impianti, ma qui si affermerebbe un principio. Invece no. Far votare i cittadini su questioni che li riguardano? Ma quando mai…

Biogas beffa e i giochi di maggioranza

biogas

Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

Biogas, porto, dimissioni. Quello che vogliono farci credere

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Nell’atteso consiglio comunale di ieri sono state affrontate le vicende che hanno tenuto in apprensione, negli ultimi giorni, la maggioranza che sostiene un Luciano Bruschini sempre più stanco e sfiduciato. Ci sono state questioni discusse in aula, alla luce del sole, e altre che sono state al centro di accesi dibattiti post consiglio. In particolare sulla vicenda biogas. Proviamo ad andare con ordine, a partire proprio dagli impianti proposti sul territorio.

Ci sono due progetti, uno frutto di una procedura avviata nel 2012, alla quale il Comune ha partecipato dando parere positivo, un altro arrivato a settembre e che data l’attenzione che si è creata ci ha consentito di scoprire anche il primo. Passato sotto silenzio negli uffici, al punto che il sindaco ha giocato la sua solita carta del “non sapevo” chiedendo persino scusa.

Vogliono davvero farci credere che sia così? L’assessore Placidi è andato per conto suo a dire sì? Per favore… Alle favole abbiamo smesso di credere da tempo: l’amministrazione era favorevole, poi qualcosa si è incrinato, ma l’impressione è che – ricorso al Tar o meno, ci arriviamo – quella della Spadellata è una centrale fatta. Perché Placidi ha detto sì in conferenza a nome del Comune e perché – come per l’assegnazione dell’appalto dei rifiuti – non nasconde le sue preferenze. Poi certo, la butta “in caciara” come diciamo noi, firma una mozione per dire “vedete, tengo all’ambiente…., ascolto i cittadini” e mandare in fibrillazione la maggioranza, ma intanto rassicura chi deve realizzare l’impianto. Se ce ne sarà uno, sarà quello. Poi quelle birichine delle assessore Nolfi e Cafà – che pure avevano firmato  – se proprio devono ingoiare il rospo chiedono almeno che si faccia ricorso. Lo fanno con un comunicato ufficiale, via mail e facebook (non eravamo al 3.0?) e apriti cielo. Lo ripetono anche in Consiglio, quando – caso più unico che raro nella storia della nostra assise – si fa di tutto per evitare che il segretario generale risponda a Maranesi sulla possibilità di fare quel ricorso. Non che ci fosse bisogno di Savarino, basta leggere la determina regionale ed è una delle possibilità, ma il segretario avrebbe dato il crisma dell’ufficialità. Si è cercato di non farlo parlare, poi per evitare di dire che si è d’accordo si è votato anche il ricorso al Tar, salvo nel post consiglio “mangiarsi” le due assessore ree di aver posto il problema e di averlo comunicato.

Facciamo gli ingenui, allora, perché tanto fastidio per un ricorso? Se è tutto a posto, non ci saranno problemi nel realizzare l’impianto. Se, invece, si pensa che si hanno possibilità di vincerlo allora ancora meglio. O si vuole giocare a “traversone“? Il sindaco non sa, i cittadini sì, che un impianto è investimento, quindi  posti di lavoro. Il sindaco finge di non sapere, i cittadini sanno benissimo – e c’è la Procura che ha chiuso indagini per voto di scambio – che Placidi promette posti di lavoro. Fa l’assessore all’ambiente (male, basta guardarsi intorno o confrontare ciò che paghiamo rispetto ad altre città) e anche una sorta di ufficio di collocamento? Lo disse dopo essere stato vittima di una intimidazione: “Tutti mi chiedono lavoro, di ogni estrazione“.

Per questo bisognava dire ai cittadini “Visto, tutti contro, all’unanimità….” Salvare la faccia e andare avanti, invece c’è il ricorso al Tar e – strano ma vero – rappresenta un ostacolo. Scusate, ma allora che lo avete votato a fare voi rappresentanti di maggioranza? Già, una mozione non ha mai fermato niente, un ricorso se non altro rallenta. E comunque resta la pessima figura di un sindaco e un assessore che erano d’accordo, ci hanno ripensato (o fingono di averlo fatto) e restano al loro posto. Troppo comodo, come fanno notare i Grilli di Anzio.

Le dimissioni, allora, quelle dell’assessore Alessandroni, legate proprio a questa vicenda. Anziché occuparsi dei lavori pubblici (male, le auto dei concittadini ne sanno qualcosa a forza di buche) è passato all’ambiente? E perché avrebbe tanto interesse? Saperlo… Da questa mattina non risponde a nessuno al telefono. Dimissioni finte, consegnate al sindaco, mentre i suoi consiglieri di riferimento (Velia Fontana e Gatti) non si sono visti ieri in aula, ma oggi erano in commissione mense. Dimissioni non protocollate, hai visto mai che sono accettate e devi tornare a lavorare dopo una quindicina d’anni nelle giunte di centro-destra…. Alessandroni, azzardiamo ma non troppo, resterà al suo posto.  Le annunciate dimissioni sono l’ennesima “mina” per Bruschini che – basta vedere lo streaming –  ormai riesce a malapena a puntellare i malumori.

Al punto che per evitare di discutere del porto prende e dice sì, prima che finisca di leggerla, alla mozione di Candido De Angelis con il quale se non il feeling politico-elettorale ha ritrovato ormai da tempo rapporti sereni, al punto che gli passerebbe volentieri il testimone. Quella mozione dice che se il porto non si fa c’è un solo responsabile: il sindaco Luciano Bruschini.

Perché la Capo d’Anzio si è comportata secondo le delibere dell’assemblea alle quali era presente, perché si era deciso un percorso oggi fattibile e perché annunciare un bando (nuova data, per i creduloni di maggioranza che hanno scoperto il problema porto da qualche mese, 4 marzo) significa paralizzare tutto. Quella mozione dice che il sindaco deve andare, subito, a prendersi le aree  e avviare la fase “0” prevista dal crono-programma invertito. Anzi,  ogni giorno che passa aumenta il danno erariale. Ma anche qui il sindaco ha le mani legate, c’è chi in maggioranza vuole tenere lì gli ormeggiatori e chi spera in un bando che avrebbe altro respiro – in termini di favori, lavoro da promettere – rispetto a un’opera che può iniziare in economia. Ecco, anche qui vogliono farci credere che tengono al porto pubblico – con la Capo d’Anzio da libri in tribunale – ma si sono ben guardati dal cacciare Marconi il quale, se pure resta, sempre il 39% ha. Il rischio è che è stato fatto di tutto per creare le condizioni affinché arrivasse al 100%, forse è questo il dato reale. O forse si spera sempre che arrivi il famoso “gruppo” con i 300 milioni in Turchia… Per iniziare i lavori ne servono meno di 2, se vogliono anticipare qualche euo….

Aspettando la sentenza, pulite questa città!

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Dalla mattina del 28 gennaio, data dell’udienza sull’annosa questione dell’appalto dei rifiuti, c’è un gran fermento negli ambienti del Comune di Anzio, dei lavoratori del settore, della politica di casa nostra.

Il Consiglio di Stato è chiamato a decidere, una volta per tutte, sul ricorso della Camassa ambiente che ha appellato la sentenza del Tar rispetto alla “Revoca aggiudicazione appalto servizio igiene urbana – Interdittiva antimafia”.

Com’è noto Ecocar-Gesam ha vinto l’appalto, non è stato assegnato per l’interdittiva affidandolo di conseguenza alla Camassa, il Tar ha dato ragione all’Ecocar perché l’interdittiva (partita dalla Campania e poi “decaduta“) non poteva essere considerata, la Camassa si è appellata, il provvedimento del Tar è stato sospeso,  e intanto è rimasta a gestire il servizio.

Che è sotto gli occhi di tutti. Perché chi vincerà interessa forse all’assessore Patrizio Placidi che non ha mai fatto mistero di “preferire” la prima, può risultare più o meno simpatica ai dipendenti, ma la prima cosa che vogliono i cittadini è che Anzio sia pulita.

Le scuse sono finite, Camassa – stando a quanto affermano i lavoratori  – non ha ancora fornito i mezzi adeguati e le falle nel servizio deriverebbero da questo. Non abbiamo il parere dell’azienda, però è evidente che i servizi stentano.

Non abbiamo più traccia, per esempio, del “famoso” porta a porta che era stato annunciato anche in centro e invece non c’è. Anzi, è stato ridotto nel resto della città – per la plastica – al punto che il consigliere Marco Maranesi ha parlato di interruzione di pubblico servizio.

Motivo? Sembra che si aspetti la sentenza, per la quale potrebbero anche passare settimane se non mesi. Intanto?  Delle discussioni da bar, di interpretazioni autentiche e personaggi che “scoprono” interesse per la giustizia amministrativa e pretendono quasi di saperne più degli avvocati se non dei giudici, non sappiamo che farcene.

La città va pulita, a prescindere. Placidi è lì perché si faccia, con la ditta che c’è in questo momento e pretendendo che tutto funzioni. Il resto è inutile.

 

Gara rifiuti, pronta la delibera per far vincere chi dicono loro

Il presidente dimissionario della Fifa, Blatter

Il presidente dimissionario della Fifa, Blatter

Buttiamola sul calcio. Il Brasile vince i mondiali battendo la Grecia, sorpresa del torneo, festeggiamenti e tutto il resto, complimenti alla squadra sconfitta per la bella prestazione e tutti a casa.

Alt, l’arbitro si accorge che nella lista c’erano degli squalificati e il Brasile ha fatto carte false per mandarli in campo. Che si fa? Uno dice, c’era Blatter alla Fifa, quello era un imbroglione costretto alle dimissioni, ha vinto il Brasile e santi benedetti. No, c’è qualcuno che si oppone, solo che il Brasile è una potenza del calcio mondiale e non solo. Poi dà certamente più prestigio della Grecia agli organizzatori.

Si festeggia, ma si decide di aspettare ad assegnare il titolo. Poi l’arbitro si scoccia e dice no: quel risultato è falsato, il titolo è della Grecia. Apriti cielo, Blatter va su tutte le furie, minaccia l’arbitro di squalifica a vita e il Brasile ricorre a un giudice e inizialmente ottiene la sospensione dell’assegnazione alla Grecia. Il tempo passa e l’arbitro non può più aspettare, c’è il mondo in attesa: la Grecia è campione! Finita? Neanche per idea. La vita dell’arbitro diventa un inferno, Blatter e i suoi sono infuriati, c’è ancora un giudice da sentire e poi la Grecia, su: un popolo di falliti, non sanno giocare al calcio, hanno avuto solo fortuna….

Veniamo a noi: la Ecocar-Gesam vince l’appalto dei rifiuti ad Anzio, però ha una interdittiva antimafia. Giusta o sbagliata non lo sappiamo, certo è che la gara non può esserle assegnata. Ha giocato con degli “squalificati” in campo, per dirla con l’esempio di prima. Il dirigente del Comune fa il suo, l’assessore Placidi non ci sta, persino il sindaco Bruschini   arriva a dirgli di stare tranquillo ma nulla.

Personaggi vicini a Placidi chiamano ogni giorno per avere novità sul ricorso che Ecocar-Gesam ha fatto sull’assegnazione alla Camassa, intanto è palese che c’è qualcuno – tra chi lavora nel settore – che fa di tutto per evitare che le cose funzionino e far sì che la città sia sporca. Colpa di Camassa, visto? Gli hanno assegnato la gara, ecco i risultati…. Eh, che bello il calcio del Brasile…. invece la Grecia ha vinto e vuole pure la Coppa? Su, aspetti… Come Camassa deve aspettare il contratto.

E si arriva all’ipotesi di soluzione politico-burocratica. Non si può andare avanti così, né aspettare ancora il Tar, deve esserci un Blatter anche da queste parti e allora dal cilindro esce la soluzione: una delibera di indirizzo affinché si riveda quello che è successo e si faccia in modo, di fatto, di assegnare alla Ecocar – che nel frattempo non ha più l’interdittiva, confermata però dal Consiglio di Stato per analoghe sentenze in Campania – perché i mondiali li ha vinti il Brasile e non si possono assegnare alla Grecia. Anche se nel frattempo sulla Ecocar si sono messi di mezzo quegli impiccioni della Direzione distrettuale antimafia, per un’indagine che riguarda tutta Italia.

Non interessa. Perché Ecocar garantisce più posti di lavoro – magari quelli promessi per essere votato da chi faceva campagna elettorale  – e sarebbe meglio averla come compagna di viaggio che come avversaria. Lo stesso Placidi l’ha detto in Consiglio comunale.

Non c’è da ridere, perché dal segretario generale al sindaco, da Placidi agli altri assessori, si sta lavorando in tal senso. Se e come sia possibile lo vedremo. Sarebbe di una gravità inaudita, ma come ha dimostrato lo scandalo Fifa a Blatter mica è mai importato nulla…

Ecocar: bene sindaco, adesso agire di conseguenza

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Se persino il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, arriva a dire basta è segno che la misura è colma.

Con l’appalto dei rifiuti si sta giocando sulla pelle di un dirigente che è lì per fare il suo lavoro e, peggio, su quella della città. Non siamo nati ieri per capire che i problemi che sta registrando il servizio vanno oltre le incertezze nel passaggio dall’attuale gestione a Camassa, azienda che fra l’altro già conosce bene il territorio perché fino a qualche giorno fa in associazione d’impresa per il precedente appalto.

E’ noto che tra i dipendenti dell’azienda ci sono dei “placidiani“, chiamiamoli così, i quali insieme all’assessore all’ambiente sono convinti che con Ecocar sia possibile fare meglio, diversamente, avere più persone a lavorare e…

E’ vero, è assolutamente scandaloso che trascorra un anno dall’interdittiva a una decisione del Tar, così come è urgente che la Prefettura si pronunci, ma non più di un paio di mesi fa proprio l’assessore Patrizio Placidi, insieme al dirigente dell’area Walter Dell’Accio e a quello delle gare, Aurelio Droghini, ribadiva la correttezza delle procedure di gara.

Ebbene secondo quelle procedure e le norme che ancora regolano gli appalti in questo Paese, al momento Ecocar non può prendere in mano il servizio. Fra l’altro, nel frattempo, si è “infilata” un’indagine della Direzione distrettuale antimafia che riguarda gli appalti nei diversi Comuni (nel Lazio oltre Anzio anche Gaeta e Minturno) e i rapporti a livello locale dei vertici di Ecocar. Dagli atti acquisiti, dichiarazioni roboanti comprese, all’assessorato all’ambiente dovrebbero sapere di cosa parliamo.

Se ne faccia una ragione Placidi, lo seguano assessori e consiglieri comunali che sembrano particolarmente interessati alla materia, i dipendenti ai quali piacerebbe una soluzione alternativa e i suoi comunicatori di fiducia.

Se e quando dalla Prefettura arriveranno indicazioni diverse,  quando il Tar deciderà sulla possibilità o meno che Ecocar partecipasse alla gara in quanto sottoposta a interdittiva, si procederà secondo le norme.

Da mesi, invece, è evidente un diretto interesse di Placidi a che sia Ecocar a gestire l’appalto. Da settimane si susseguono scambi tutt’altro che amichevoli con il dirigente, sottoposto a pressioni delle quali finalmente anche il sindaco si è reso conto. Lui che di solito “non sa” ha deciso di intervenire.

Ora dovrebbe agire di conseguenza e togliere la delega a Placidi. Non lo farà, perché rischia altrimenti di andare a casa, ma questa presa di posizione rientra nello scontro – tutt’altro che sopito – che aveva portato alle dimissioni della Nolfi e della Cafà. Allora, caro sindaco, bene intervenire ma – in coscienza – proprio sicuro che si possa andare avanti così?

Ispettori ambientali, dopo il bluff si riparte. E i 100.000 euro?

ispettori

Sembra che abbia fatto la voce grossa pur di vedere approvata la delibera sugli ispettori ambientali. L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi tira dritto, ripropone una figura che sarà pure necessaria ma lo scorso anno ha tutt’altro che brillato per l’attività sul territorio. Anzi è stata sostanzialmente un bluff.

Alcune delle associazioni scelte non risultavano iscritte al registro regionale, per esempio, ci furono dubbi sulle sanzioni elevate, sulla liceità dei decreti di “incaricati di pubblico servizio“, su un vigile controllore e controllato, sulla creazione di una inesistente “polizia ambientale“, sulla durata degli incarichi e ci fu persino un’aggressione, ma soprattutto tanti proclami e nessuna risposta ai dubbi. C’è un’indagine della Procura, anche, ma nessuno ha avuto da chiedere spiegazioni, evidentemente, tra Luciano Bruschini, Giorgio Zucchini, Laura Nolfi, Roberta Cafà e Giorgio Bianchi che insieme a Placidi hanno votato in giunta i 20.000 euro necessari ai rimborsi spese per i volontari. Nessun dubbio sul fatto che dopo averli spesi e aver proceduto alle determine di impegno a tempo di record (non sappiamo se sono stati liquidati) nelle casse del Comune non è entrato un euro.  Nessuna richiesta sull’utilità reale di queste figure nel mantenimento della città pulita. Nessuna curiosità sul fatto che alcuni ispettori hanno contribuito alle sorti della lista Enea.

Nessuna richiesta – e sono amministratori, conoscono o dovrebbero conoscere il bilancio – sul mancato introito di 100.000 euro del quale ha parlato Placidi in conferenza stampa e il neo presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano, in consiglio comunale. Né sono curiosi, evidentemente, i consiglieri di maggioranza. Magari, chissà, andranno a segnalare a Placidi qualche nominativo da inserire nei volontari da rimborsare…

Senza pensare che il 20 febbraio scorso il capogruppo Pd Andrea Mingiacchi aveva chiesto, senza mai ottenere risposte: “Quante sono le sanzioni elevate dagli ispettori ambientali; se corrisponde al vero la cifra di 100.000 euro, resa nota dall’assessore a mezzo stampa, o a quanto ammontano in realtà le sanzioni stesse; in quale capitolo d’entrata del piano esecutivo di gestione trova riscontro l’importo delle multe degli ispettori ambientali; se le eventuali cifre relative alle sanzioni sono certe ed esigibili per l’amministrazione; qual è stato il ruolo, a riguardo, della Polizia locale“.

Nulla, si va avanti e basta. Un anno fa circa Patrizio Placidi parlava di “tolleranza zero” e aveva pienamente ragione. Ma se trovo degli zozzoni incivili, li segnalo, ma quelli non hanno conseguenze, cosa li ho trovati a fare?

Questo nessuno l’ha chiesto in giunta. Spenderemo altri 20.000 euro, speriamo non ancora a vuoto.

Il ruolo di un assessore, la gara sui rifiuti. Perché tanta attenzione?

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Non c’è da scandalizzarsi se la maggioranza che guida la città di Anzio si ritrova in pizzeria e fa il punto della situazione. C’è da preoccuparsi se veramente gli argomenti hanno riguardato tutto fuorché le emergenze da affrontare.  A meno che non si voglia davvero immaginare che l’attività che sta svolgendo l’ex consigliere di Forza Italia Marco Maranesi, insieme a un veterano della politica locale come Paride Tulli – aperto sostenitore di Luciano Bruschini al ballottaggio di due anni fa – non venga considerata un’emergenza.

Sarebbe grave, perché prima di preoccuparsi di loro, delle elezioni, di spostare il tiro su ciò che sarà solo nel 2018 – salvo altri scossoni – forse in maggioranza qualche domanda dovrebbero porsela. Anzitutto rileggendo l’articolo 48 del decreto legislativo sugli enti locali, quello che riguarda il ruolo della giunta.

Pazienza Maranesi e Tulli, con Del Villano che ormai si assenta da tempo si vedrà, ma a nessuno viene in mente di chiedere a Patrizio Placidi il motivo per il quale ha tanta attenzione sulla mancata assegnazione della gara all’Ecocar-Gesam?

Ma nessuno legge, sente quello che si dice apertamente e in ogni angolo, avverte le tensioni palpabili?

Eppure l’argomento è serio. Serissimo. Parliamo di un’azienda che – a oggi – è gravata da interdittiva antimafia. Perché tanta attenzione? E’ comprensibile che Placidi si preoccupi dei lavoratori che sono stati esclusi dalla seconda arrivata, ma il ruolo dell’assessore non è quello di informare i giornali che la decisione sull’interdittiva è in arrivo (e comunque la Prefettura rivaluterebbe alla luce attuale l’emissione o meno del certificato) o di preoccuparsi dei pezzi di carta di una gara, persino “diffidare” a firmare il contratto con la Camassa ambiente. Ma scherziamo?

Un assessore all’ambiente deve (dovrebbe) preoccuparsi della pulizia o non della città. Deve (dovrebbe) dare corso al programma con il quale la sua maggioranza ha vinto le elezioni. E i consiglieri dovrebbero essere lì a chiedere spiegazioni. Ad esempio se “La cura dell’ambiente e in genere quella del mare che ha dato luogo a Bandiera blu” è ancora o meno “attività fondamentale dell’amministrazione“.

Questo era scritto nel programma, insieme a tante altre cose, di ciò e non delle gare (e del personale da assumere) dovrebbe occuparsi un assessore. Di questo dovrebbero parlare – ma ignoriamo se lo hanno fatto o meno – i consiglieri di maggioranza riuniti in pizzeria, a cominciare dai più giovani e finora deludenti per come si sono “allineati“.

Della mancata firma del contratto, delle pressioni che sono evidenti, di un programma inattuato, deve (dovrebbe) chiedere conto l’opposizione.

Bandiera blu: dubbi, pro e contro. Ma è meglio ottenerla

bandiera blu placidi sindaco vicesindaco (1)

Nell’indimenticabile trasmissione tv “Quelli della notte” il buon Catalano avrebbe detto “Meglio avere la bandiera blu che non averla“. La pensavo e la penso così, ricordando che ogni volta che si ottiene si apre una polemica senza fine e si perde la possibilità  di costruire – intorno alla bandiera blu – un’occasione promozionale.

Fatta questa premessa, va intanto riconosciuto all’assessore Patrizio Placidi di aver centrato il risultato. Lo dico senza ironia, perché al contrario di quello che pensano in tanti non basta “pagare” per avere il vessillo – lo farebbe chiunque – e i criteri ci sono. Possiamo ragionare su come vengono verificati, ma esistono. Tanto che quest’anno la bandiera arriva per solo una parte di litorale – ma questo non vuol dire che altrove non si può fare il bagno – ovvero le riviere di Levante e Ponente, e Tor Caldara.

Come aveva fatto due anni fa, adesso Placidi dovrebbe avere il coraggio di rendere pubblico il questionario e farci capire cosa ha risposto il Comune e ciò che è stato verificato dalla Fee.

Perché i dubbi, inutile dirlo, ce li abbiamo tutti. Assessore compreso, c’è da immaginare. Basta aggirarsi per via Ambrosini di buon mattino per sentire un odore nauseabondo arrivare dai cassonetti che nessuno lava da chissà quando, per esempio, girare per la città piena di discariche abusive (che certo non dipendono da Placidi, ma per il quale dopo l’invenzione sotto inchiesta degli “ispettori” poco o niente è stato fatto) passare per Ponente e vedere ancora i cassonetti stracolmi, non avere dati certi sulla differenziata, non sapere quali iniziative di educazione vengono svolte e via discorrendo fa sorgere i dubbi.

Ci sono i pro, però, essere nel novero delle bandiere blu, essere l’unica città in provincia di Roma, avere una eco mediatica che altri non hanno. E i contro: rischiare canoni demaniali più alti anziché essere “premiati” dalla Regione Lazio, non fare della bandiera blu un’occasione di reale sviluppo, mettersi nella condizione quando ci sono situazioni come quelle citate di farsi dire “Ah, questa sarebbe la bandiera blu…”

In ogni modo, facendo per una volta “sistema“, avendo una visione che va oltre le associazioni specializzate in mercatini d’ogni genere o singolari iniziative, il vessillo potrebbe rappresentare qualcosa di importante. Per questo è sempre meglio averlo. Ma adesso, assessore, si rendano noti i dati. Grazie!