L’hotel chiuso, il dispiacere e i percorsi tortuosi in Comune

E’ una brutta notizia quella della chiusura dell’hotel Succi (http://www.inliberuscita.it/cronoca/34473/mancano-le-condizioni-igieniche-chiuso-lhotel-succi/). Brutta perché riguarda un’attività storica del territorio, finita purtroppo nel modo peggiore. Dispiace perché – negli anni – è stato un fiore all’occhiello dell’accoglienza alberghiera e della ristorazione. Poi problemi di diversa natura hanno portato a una mesta fine.

La vicenda del passaggio di azienda che ha “trasformato” l’hotel Succi in una struttura alberghiera “anche per anziani” – come si legge sul sito di Villa Aurora – apre un capitolo diverso. Il Comune ha chiuso l’hotel Succi, il sindaco ha firmato un’ordinanza nei confronti della Fe.Fra. società proprietaria della struttura, senza fare cenno al resto.

Nessun dubbio sulla regolarità del passaggio del ramo di azienda, ci mancherebbe, né si può chiedere all’ex assessore Italo Colarieti di smettere di lavorare dopo le sue vicissitudini e dopo essere stato, alla “Francescana”, al limite della compatibilità.

Quello che colpisce è come in questo Comune tutto abbia risvolti singolari quando ci sono vicende che riguardano la politica.

L’hotel Succi – per esempio – ha rischiato di creare una crisi politica per una fattura che andava liquidata, è arrivata fino in giunta perché nessuno si sentiva di pagarla ed è stata rispedita al mittente. Motivo? Mancava un atto che autorizzasse la famiglia ospitata nell’albergo a stare lì. Ma prima ancora c’era stata una vicenda legata alla concessione della spiaggia, revocata ma rimasta aperta nelle more di un ricorso.

Il sindaco ha firmato l’ordinanza di chiusura dell’albergo il 9 giugno sulla base di una relazione arrivata il 4 dalla Asl, ma nell’ordinanza stessa si fa riferimento anche a una nota del 24 dicembre rispetto a “un sopralluogo effettuato finalizzato al reperimento della documentazione attestante le modalità di approvvigionamento idrico”. Cosa diceva e non si poteva/doveva intervenire allora?

A febbraio il passaggio dalla Fe.Fra. Alla Bra.Co. E l’avvio di un’attività alberghiera diversa e con il chiaro intento di fornire servizi agli anziani. Ora l’ordinanza di chiusura all’hotel.

Ma possibile che ogni iniziativa che riguardi personaggi della politica locale debba avere percorsi tortuosi?

Da ricordare, fra le altre, le vicende del supermercato Tuodì aperto a tempo di record e dopo aver “riscoperto” un condono edilizio. Ma anche la misteriosa scomparsa del parere del Ministero dell’Interno secondo il quale l’allora vice sindaco Placidi era incompatibile. Senza contare la vicenda della Capo d’Anzio sulla quale il sindaco, in rappresentanza del Comune che è socio di maggioranza, non informa i cittadini di numerose novità, dal bilancio in rosso ai possibili lavori. E non dimentichiamo che la delibera della sagra del peperoncino – è solo un esempio – si approva in tempo di record, mentre tante richieste regolarmente protocollate addirittura “spariscono” .

Chris Cappell college, polemica e rispetto mancato

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Se ci sono questioni amministrative, si faccia chiarezza tra Comune e Provincia. E se qualcuno ha sbagliato, paghi. Detto questo è francamente fuori luogo il coinvolgimento di Franco e Adriana Cappelluti in una polemica della quale non avvertivamo il bisogno. Sono persone che hanno perso un figlio e che in sua memoria hanno donato alla città una struttura unica nel suo genere, spendendo soldi – tanti – esclusivamente loro.

Sostenere che si riprendono la beneficenza, come ha fatto Paride Tulli nel corso di una conferenza stampa (http://www.inliberuscita.it/politica/34496/quasi-due-milioni-di-euro-alla-fondazione-cappelluti/) è a dir poco irrispettoso. Altro sono gli aspetti di una convenzione che c’è e va rispettata (http://www.inliberuscita.it/politica/34514/fondi-al-cappell-pusceddu-replica-obbligo-del-comune-anticipare/) e che riguarda una partita nella quale i signori Cappellutti, la Fondazione e il liceo non debbono entrare.

Si può discutere sull’opportunità o meno di anticipare quei soldi e di continuare a farlo, sulla rendicontazione che fino al 2007 ha funzionato e dal 2008 non va più, senza che politicamente nessuno si preoccupi o si sia preoccupato di chiedere alla Provincia cosa stesse succedendo. Dov’erano sindaco e assessore all’istruzione? E quello al bilancio? Non si sono accorti di nulla? O anche in questo caso la responsabilità è esclusivamente dei dirigenti, come sempre più frequentemente i politici preferiscono dire? Soprattutto, cosa intendono fare adesso in Comune per recuperare quei soldi?

Si può anche segnalare la cosa alla Corte dei Conti – come Franco Pusceddu invita Tulli a fare – ma veramente parliamo di una delle rare cose delle quali Anzio può vantarsi. E non per le idee e le proposte di chi l’ha amministrata, ma per il cuore dei genitori di un ragazzo che amava questa città, qui è sepolto, e hanno deciso di fare un gesto di straordinaria umanità.

Potranno essere più o meno simpatici, si potrà essere più o meno d’accordo con loro, ma meritano massimo rispetto. Ora e negli anni a venire.

C’è una frase di Adriana che tutti, ad Anzio, dovrebbero tenere bene in mente. La disse il giorno dell’inaugurazione della struttura: “In ogni ragazzo rivedrò Christian”. Di fronte a un dono come quello del liceo e a parole del genere, francamente il resto è noia.  

Il sito e le attività produttive, altro “buco” al Comune di Anzio

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Dovrebbe essere tutto telematico. Uno accede al sito internet e trova lo sportello unico delle attività produttive, inoltra la pratica, poi la verifica on-line. Semplice, no? Dovrebbe, appunto, perché ad Anzio dello sportello unico delle attività produttive (Suap) non c’è traccia sul sito.

Meglio, su quello che viene indicato come il nuovo portale del Comune, dello sportello non si fa menzione. Si va per intuizione, allora, e si entra in “attività produttive” – il link più attinente – ma compare una pagina bianca.

Si torna indietro, armati di pazienza, si va all’indirizzo comune.anzio.roma.it, si scende in basso, c’è “storico siti web” e si clicca su “sito” per vedere se qualcosa cosa cambia. Lì c’è un link che porta al Suap (nella foto), si entra, ancora in fondo c’è scritto “vai al portale del Suap” ma dopo un po’ di attesa compare una pagina nella quale si informa che non è raggiungibile suap.comune.anzio.roma.it

L’errore segnalato è “8081”, un esperto di informatica saprà spiegare meglio. E a un cittadino che ha bisogno dello “sportello” cosa resta da fare? Mandare una mail, alla quale – questa la segnalazione ricevuta – difficilmente arriva risposta. E dire che secondo il Decreto del Presidente 160 del 7 settembre 2010 “Il Suap assicura al richiedente una risposta telematica unica e tempestiva in luogo degli altri uffici comunali e di tutte le amministrazioni pubbliche comunque coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità”.

Ricapitolando: il Comune ha un unico “portale”, detto nuovo che però non dialoga con i vecchi, ci sono quattro siti diversi (il nuovo, il vecchio, il cassetto tributario con certificato scaduto, visit anzio che è quello turistico) e link al Suap inaccessibile o alle mense scolastiche che non è aggiornato né utilizzabile dagli utenti perché nel frattempo è cambiato sistema. Se a questo aggiungiamo il sistema andato in tilt per la Ragioneria e i dipendenti con gli stipendi sbagliati, il sindaco 3.0 esce quantomeno malconcio.

Trasparenza? Magari… Il segretario generale, di recente nominato responsabile anche per la trasparenza – ma a nostro modesto parere sulla base del decreto 33/2013 lo era già prima – ha il suo bel da fare… 

L’ecomostro sull’area archeologica, la risposta dei cittadini, i controlli necessari. E votiamo sul Fai

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Diciamolo chiaramente, quell’ecomostro che deturpa i resti del porto neroniano doveva essere altro. Perché si sia arrivati a tanto, come e perché ce lo spiegheranno meglio gli appartenenti al Comitato di tutela che stanno lavorando – e bene – su carte che troppo spesso sono state tenute nascoste. E’ un progetto che parte da lontano e che, l’ha ricordato lui stesso in consiglio comunale, nasce sotto la guida di Candido De Angelis. Ci aspettavamo sì la protezione dei resti, una “passeggiata” che conducesse fino al “terzo” che ormai è sparito, ma mai una colata di cemento che avrebbe – questo è emerso finora – persino il via libera della Sorprintendenza.

Era altro, quel progetto, l’ex sindaco l’ha detto, cosa sia successo poi devono spiegarlo ai cittadini la Regione Lazio, l’Ardis, la Soprintendenza e il Comune. Quest’ultimo, attraverso il sindaco dei “non so” e “non ricordo” e attraverso l’assessore per tutte le stagioni e i ruoli, Sebastiano Attoni, si era impegnato a convocare una conferenza dei servizi tra gli enti interessati. Svanita nel nulla.

Avrebbe fatto meglio, in ogni modo, a impegnarsi almeno per far sapere quali erano i progetti presentati al Comune, come sarebbe venuto il molo una volta terminato, invece ha preferito mettere la testa sotto la sabbia.

Da quando una ruspa della ditta che poi è stata allontanta per l’interdittiva antimafia è stata piazzata sui ruderi e nessuno ha detto nulla, si capisce quale fosse l’interesse a difendere una delle principali bellezze del territorio. Per fortuna c’è chi si sta battendo (http://www.inliberuscita.it/primapagina/33685/noi-votiamo-le-grotte-di-nerone-un-clic-per-il-luogo-del-cuore/) e l’auspicio è che questo complesso possa veramente entrare a far parte dei beni che il Fondo per l’ambiente italiano andrà chiedere di tutelare. Votiamo, votiamo tutti affinché questo bene possa farcela.

Così come è positiva l’iniziativa avviata da Fratelli d’Italia in Regione (http://www.studio93.it/news/grotte-di-nerone-ad-anzio-protocollata-in-regione-una-mozione-per-chiedere-listituzione-del-monumento) affinché quell’area diventi monumento naturale. E’ un’iniziativa che il consiglio regionale, nella sua totalità, può fare propria. Dando per una volta il segnale che su cose che non hanno un colore politico ci si può unire. Come ha fatto, ad Anzio, il comitato che trasversalmente ha sollevato la questione. In Comune l’hanno presa con sufficienza. Ma sì, i soliti “scocciatori”, grazie ai quali però oggi escono carte che prima non c’erano. La situazione dell’intera area, però, è magistralmente spiegata in questo pezzo (http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/roma/nerone-villa-anzio-devastato-scompare-roma/681876.shtml) ed è arrivata quindi fino alle cronache nazionali.

Con l’estate alle porte una preghiera: va bene i “fagottari” incivili, va bene chi bivacca, va bene chi è tuttologo e dallo sbarco all’archeologia è sempre in prima fila, ma si potrà fare in modo che con qualche controllo in più al primo tentativo di tendopoli in spiaggia si interviene? L’area che chiamiamo delle “grotte” non è l’unica a essere di rara bellezza e al tempo stesso meta di chi vuole campeggiare. Ogni anno a Gaeta, all’Arenauta (http://www.ilmessaggero.it/latina/gaeta_blitz_alla_spiaggia_delarenauta_sequestri_e_multe/notizie/295401.shtml) si verificano situazioni analoghe a quella di Anzio. Solo che lì, alla prima occupazione, scatta il blitz e tutti a casa. Eppure Gaeta, già dei Borbone e dello Stato Pontificio, è Italia da tempo…   

Comune, sistemi in tilt e il 3.0 rimasto in campagna elettorale

Non vogliamo nemmeno immaginare che un fatto del genere (http://www.inliberuscita.it/politica/33595/anzio-comune-senza-pace-errori-in-busta-paga-e-informatica-in-tilt/) sia da mettere in relazione alla mancata approvazione della delibera ormai nota come salva-Pusceddu. Siamo certi, invece, che tra i due fatti non vi sia correlazione e che la coincidenza sia semplicemente la conferma che del 3.0 promesso dal sindaco in campagna elettorale non c’è traccia. 

Diciamo pure che come ormai ampiamente noto tra politica e dirigenza c’è – nella migliore delle ipotesi – diversità di vedute. Ma pure che tra segretario e dirigenza i rapporti sono tutt’altro che sereni. Finché questo non influisce sui servizi ai cittadini, affari loro. Ma quando cominciano a esserci conseguenze allora è il caso di preoccuparsi. Perché non poter pagare i mandati in quanto il sistema è fuori uso è pesante. E non è il solo “Serpico” a non funzionare. Il sito internet – anzi i tre siti malamente rabberciati insieme – sono tutto fuorché 3.0. Basta chiedere agli uffici, poi, se funziona regolarmente la posta elettronica. Né si ha traccia della fibra ottica che risolverebbe almeno i problemi di comunicazione on-line e consentirebbe a chi lavora di farlo più velocemente.

Siamo nel 2014 ma la macchina sembra un po’ risentire del sindaco anni ’90 che si è fidato di chi gli ha fatto la campagna elettorale e sul 3.0 l’ha sparata grossa. Pensando forse che i cittadini non l’avrebbero ricordato. Ecco, adesso spieghi a chi deve avere i soldi dal Comune che non c’è un sistema in grado di funzionare, che ciò che si potrebbe fare on line (e sarà oggetto di approfondimento) non è possibile, che se spedisci una lettera al protocollo con posta certificata non sai che fine fa, che alcune proposte arrivano e sono approvate e di altre si perde traccia, che ancora tutti gli atti che dovrebbero essere pubblici non lo sono. “Serpico” fuori uso? E’ il minimo che potesse accadere.

Progetto Life, i soldi arrivati e spesi per altro. L’ultima beffa del porto, sito compreso

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Dovevamo essere un modello, abbiamo fatto una figuraccia continentale. Non saremo i primi né gli ultimi, si intende, ma se c’è una cartina al tornasole del fallimento del nuovo porto è questa: il progetto di “sostenibilità” co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Life.

Cartina al tornasole perché non solo il progetto si è fermato insieme alla gara deserta – ed era uno dei rischi – ma perché il Comune quei soldi li ha spesi per fare altro. Lo ha ammesso nell’ultimo consiglio comunale il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, mentre il sindaco rispondeva con i soliti “non so” al suo predecessore Candido De Angelis, in una specie di teatrino che francamente comincia a stancare. Il dirigente è stato chiaro: i soldi sono arrivati, li abbiamo usati per altro, li restituiremo. Parliamo di circa 500.000 euro. Ecco, nel naufragio finanziario della Capo d’Anzio questo del Life è un esempio emblematico.

Ora c’è da chiedersi con quale faccia l’assessore Patrizio Placidi – che ha avuto anche questa delega – si recherà a chiedere finanziamenti all’Unione europea. Lì non si scherza, non c’è come in Regione un politico che “convince” il dirigente a chiudere un occhio. Anzi, faccia una cosa Placidi, chieda al commissario ricandidato Antonio Tajani se ha potuto fare qualcosa per l’Italia ed evitare la procedura d’infrazione per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione… E Anzio, dopo questa figuraccia, è nella “black list” per quanto attiene ai finanziamenti

Ma torniamo al Life, la procedura era partita, c’era stato anche il confronto pubblico, il materiale messo a disposizione per le osservazioni, ma pur essendo arrivati i soldi nessuno ha più pagato nemmeno il dominio e oggi collegandosi a http://www.lca4ports.eu/ c’è la pubblicità della contraccezione d’emergenza. Per non parlare dei professionisti che hanno lavorato, i quali attendono ancora di essere pagati.

Tra di loro, altro esempio di come funzioni questa città, c’è un giovane che ha provato a essere profeta in patria: Giacomo Cozzolino, laureato in scienze ambientali, pianificatore territoriale. Si era illuso, anche lui come chi scrive, che ad Anzio si potesse realizzare qualcosa di unico. La verità è che in mano a questa classe politico-burocratica non si va da nessuna parte. La verità è che l’unico riscontro che conosce chi governa è quello del voto. Hanno vinto, è la democrazia, sai cosa importa del Life o della trasparenza, dei conti in disordine, delle buone pratiche…

Ma cos’era questo progetto, perché era importante? Riguardava la “sostenibilità” del progetto del nuovo porto di Anzio. “La Capo d’Anzio Spa e il Comune di Anzio hanno presentato all’Unione europea la richiesta di sostegno finanziario per realizzare il progetto che riguarda lo sviluppo di un modello di Life Cycle Assessment per la gestione ambientale dei porti europei, conformemente alla legislazione europea per l’ambiente in materia di sviluppo portuale”. Anzio come “modello”, quindi, anche per altri porti. Nell’ambito di Lca4ports “una fase fondamentale è la stesura delle linee guida per la sostenibilità”. Vale a dire “tutte le fasi della vita di un porto dal punto di vista ambientale, in particolare con riferimento all’edilizia, alla gestione ed alla chiusura di questo con un approccio strategico, che dovrebbe essere incentrato sull’integrazione di diversi temi, con riferimento allo spazio ed al tempo”. Inoltre si doveva “promuovere l’attuazione effettiva e il rispetto della legislazione comunitaria a livello regionale e migliorare la base di conoscenze per la politica ambientale su porto e sul contesto costiero, identificare tutte le migliori pratiche ambientali per ciascuna delle fasi di vita di un porto”. In particolare, poi, si dovevano avere “indirizzi per la progettazione di sistemi di gestione integrata per i seguenti temi: acqua, energia, rifiuti, cantieri, e la sperimentazione in un contesto specifico, definire le strategie e gli strumenti di comunicazione in grado di divulgare tutti i risultati del progetto, sull’ambito locale e nel contesto europeo, raggiungendo una grande quantità di parti interessate”. Tra i risultati che Lca4ports doveva raggiungere, infine: “Autosufficienza energetica degli edifici portuali, efficienza energetica di tutti gli impianti di illuminazione esterna, riduzione del consumo di acqua potabile per gli edifici del porto, utilizzo di acqua non potabile per l’irrigazione delle aree verdi, ottimizzazione del sistema di collettamento e trattamento delle acque reflue, sistema di recupero delle acque piovane per gli edifici portuali”. 

Comune, quando spariscono mail e protocolli “sgraditi”

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Gli esperti di informatica sapranno essere di conforto, ancora di più quelli di ufficio protocollo negli enti pubblici. Perché, veramente, qualcosa non quadra con gli indirizzi mail al Comune di Anzio e meno che mai con le carte spedite a Villa Sarsina e che, misteriosamente, non si trovano. Altre, invece, hanno dei percorsi virtuosi.

Partiamo dalla vicenda dei chiarimenti richiesti il 21 marzo dalla Corte dei conti. Sembra – così viene riferito in Comune – che sia arrivato solo il sollecito una decina di giorni fa. Della precedente richiesta… nulla. E’ vero, questi della Corte dei conti un po’ singolari lo sono: hanno usato una mail normale e non certificata, chiesto a ufficio.ragioneria@comune.anzio.roma.it di inoltrare al sindaco la pesante richiesta. Della mail, però, non c’è traccia! Ecco la necessità degli esperti di informatica: ci sarà, ad Anzio, un “filtro” che si accorge della posta elettronica sgradita? Dobbiamo pensarle tutte.

A dire il vero, e non si dovrebbe ma qui occorre citare un caso personale, anche usare la posta certificata non garantisce – nonostante l’avvenuta consegna – che i documenti arrivino a destinazione. E’ questione di qualche giorno fa, per un accesso agli atti chiesto da marzo e misteriosamente finito non si da dove. Forse vittima di qualche “filtro”.

Oppure del mal funzionamento – ma solo in determinati casi, come vedremo – dell’ufficio protocollo. Serve ricapitolare i casi più eclatanti? Ma sì, proviamoci.

Il parere del Ministero dell’interno sull’incompatibilità di Placidi: il 17 maggio 2011 viene spedito dal Viminale, lo aveva chiesto il Comune l’11 aprile. Dice che l’assessore è incompatibile se non paga per la condanna della Corte dei conti, ma sparisce. Viene portato alla luce, un anno dopo, da chi scrive, grazie a una nota della Prefettura che fa riferimento proprio a quel parere. Disarmanti le risposte: il direttore generale dell’epoca, Franco Pusceddu, dichiara di non averlo visto, lo stesso dicasi per il segretario Pompeo Savarino, il sindaco ammette candidamente in consiglio comunale “sarà una delle tante carte che mi capita di non leggere”.

E vogliamo parlare del mare inquinato? E’ il 20 luglio 2012, l’Arpa rileva coliformi fecali oltre la norma. Se la prende con calma, spedisce via fax (eh già, vogliamo prendercela solo con chi gestisce Anzio?) al Comune il 24 quando gli uffici, però, sono già chiusi. La lettera viene vista il 25 ma protocollata solo il 30. Per i cittadini che hanno segnalato l’inquinamento l’assessore Patrizio Placidi ha presentato denuncia.

Dicevamo degli esempi virtuosi, però, per capire se sono eccezioni o se, veramente, il Comune potrebbe funzionare sempre così e non fingere di ignorare le carte più scottanti. Sagra del peperoncino, circa 12.000 euro pubblici: proposta protocollata l’1 ottobre 2012 e approvata tre giorni dopo in giunta.

E la proposta di “comando” dalla Provincia al Comune arrivata il 21 marzo 2013 e deliberata il 25?

Ma c’è stato anche di meglio, le approvazioni… a posteriori. Ricordate il caso del corso di tennis gratis (15.000 euro a carico del Comune) per i ragazzi dei circoli di Anzio? E’ il 29 luglio 2011 quando l’associazione “La Lupa” presenta la proposta. Il Comune la trova “di notevole interesse” e paga. Si era già svolta, a Monte Livata, dal 18 al 23 luglio. Il sindaco dirà “Me lo ha chiesto Adriano…” Leggi Panatta, il quale deve aver trovato da queste parti – finché è stato possibile – la gallina dalle uova d’oro, dati anche i precedenti e i costi dell’Off shore.

Morale? I “filtri” ci sono, eccome. Non sono informatici – a meno che gli esperti ci dicano altro – ma semplicemente dipendono da cosa c’è scritto nelle missive inviate all’Ente e da chi sono recapitate. Se danno fastidio, spariscono o aspettano. Se arrivano dagli amici degli amici, si trova una corsia preferenziale. 

Bilancio, la nuova relazione dei revisori: carta vince, carta perde…

La relazione dei revisori dei conti al bilancio consuntivo del Comune di Anzio sembra finalmente arrivata. Attenzione, una c’era già e il parere di chi è chiamato a verificare che tutto sia in regola era negativo. Con sette contestazioni i componenti del collegio avevano rimarcato perplessità che, da più parti, vengono sollevate.

Da mesi il Pd ribadisce che sui residui la situazione è tanto incomprensibile quanto drammatica. Nell’ultima campagna elettorale Candido De Angelis ha puntato forte sulle incongruenze nei conti. Arrivato un collegio di revisori totalmente esterno ha chiesto approndimenti, guarda caso, proprio sui residui. Gli uffici in questi giorni hanno lavorato a riaccertare il tutto e speriamo che il quadro sia chiaro una volta per tutte. Per questo come per le altre contestazioni.

Si saprà domani in consiglio comunale, quello che è singolare è altro. Vale a dire una specie di “carta vince carta perde” con la relazione.

Proviamo a ricostruire: arriva il parere e salta il consiglio comunale convocato per il 29 aprile. A darne notizia è l’assessore alle finanze, Giorgio Zucchini, il quale sottolinea come “è del tutto evidente che, nonostante i Dirigenti mi avessero certificato la completezza della documentazione riferita al Rendiconto 2013, la macchina amministrativa del Comune mostra segni di inefficienza”. Inizia il rebus della relazione. Alcuni colleghi la chiedono (http://www.inliberuscita.it/politica/31396/revisori-la-relazione-misteriosa/): l’ufficio comunicazione non ce l’ha né può fornirla, l’assessore dice di chiederla al dirigente della ragioneria, il quale però è irraggiungibile.

Sorpresa: la relazione, con parere negativo, compare nella cartella dei documenti a disposizione dei consiglieri comunali. Con quella, però, non si va lontano. Chi voterebbe un bilancio con il veto dei revisori? Altra sorpresa, questa mattina – con più di qualche consigliere a chiedere lumi negli uffici – la relazione è arrivata e dà parere favorevole.

Solo che il Consiglio è domani e l’atto dovrebbe essere a disposizione cinque giorni prima. Come si risolve se qualcuno, com’è giusto, solleva il caso? Carta vince, carta perde: in cartella c’era – nei cinque giorni precedenti, come previsto – il parere negativo, è arrivato quello positivo ed è stato sostituito. Perché guardare il capello, insomma…  

Turismo, finalmente un sito. Ma quel bando era “sconosciuto”

Finalmente un portale turistico anche per la città di Anzio (http://www.inliberuscita.it/primapagina/32352/visit-anzio-la-nuova-vetrina-turistica-del-comune/) realizzato grazie a un contributo di 10.000 euro del Consiglio regionale del Lazio al quale il Comune ha aggiunto altri 2.000 euro.

Era ora che ci fosse un servizio del genere, data l’inguardabile situazione della sezione turismo nel vecchio sito comunale (cancellata e sostituita dalla possibilità di registrarsi e collegarsi a www.visitanzio.it) o, peggio, di www.anzioinpiazza.it che merita un approfondimento diverso al quale rimandiamo.

Torniamo a questa iniziativa e a come nasce per mettere insieme qualche pezzo di carta. Il 7 novembre del 2013 sul bollettino ufficiale della Regione Lazio viene pubblicata la determinazione del segretario generale del consiglio per la presentazione di progetti nell’ambito delle disposizioni per la concessione di contributi. Possono accedervi “i Comuni della Regione Lazio, in forma singola, ad esclusione del Comune di Roma”. L’intervento deve riguardare, fra l’altro, la promozione “a fini culturali, turistici, produttivi, di solidarietà sociale”. I tempi sono strettissimi: 20 giorni dalla pubblicazione sul Burl.

Anzio, evidentemente, decide di partecipare e sceglie l’associazione Nettunia in sordina, perché la richiesta di presentare progetti per questo bando non è mai stata pubblicizzata dall’amministrazione. Viceversa, è l’associazione Nettunia che sa del bando e si propone al Comune che fa sua la proposta, la fa firmare dal sindaco e spedisce tutto. Forse è andata proprio così, perché si legge nella determina che impegna i fondi che “l’associazione ha partecipato all’avviso pubblico”. Nel quale, invece, è specifico il riferimento alla partecipazione dei Comuni. In realtà l’associazione ha presentato il conto, 12.000 euro divisi tra realizzazione del portale, pubblicità – compresa quella su facebook – e risorse umane per il censimento delle strutture.

Sia chiaro, il portale turistico era una necessità e riteniamo quei soldi spesi correttamente. Forse far sapere dalla segreteria del sindaco e dall’assessorato alla cultura che pure in tempi strettissimi c’era l’idea di partecipare a un avviso pubblico come Comune e chi voleva poteva portare delle proposte, non sarebbe stato un errore.   

Trasporto scolastico, l’azienda che lavora e il mistero del contratto non firmato

C’è una cosa che ormai sembra acclarata al Comune di Anzio. Si assegnano le gare, poi non si firmano i contratti. E’ emerso anche durante il processo per il caso Raimbow-Colarieti-Santaniello, è confermato in questi giorni con una vicenda che ha del paradossale.

E’ quella relativa al “trasporto scolastico e di assistenza con accompagnatore anni scolastici 2013-2016”. Una storia che rischia di diventare infinita e una sola certezza: l’azienda che ha vinto l’appalto ha svolto il servizio per tutto l’anno scolastico ma non è stata ancora pagata. Manca il contratto. La dirigente Angela Santaniello non lo firma, né altri in Comune lo fanno. Errori? La “disputa” tra dirigenti e amministrazione? Quella – neanche tanto velata – tra dirigenti e segretario? Cos’altro? Difficile saperlo

Un passo indietro: viene bandita la gara, la determina viene revocata perché c’è un errore nel conteggio dei chilometri e a quel prezzo sarebbe stato improponibile partecipare, viene fatto un ulteriore bando – stavolta con i chilometri giusti – si svolge di nuovo la gara e la vince la Sac mobilità. Tutto a posto? Nemmeno per idea, perché l’azienda che è arrivata seconda – Turismo Fratarcangeli – presenta ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio. Può succedere. Nelle more della decisione dei giudici amministrativi, però, il contratto non si firma.

Poi il Tar decide, siamo già al 15 aprile, “respinge il ricorso principale” e dà ragione al Comune. Sull’indizione della gara e sulla determina di assegnazione del servizio. Non solo, condanna anche il ricorrente a pagare le spese di giudizio al Comune stesso e alla Sac Mobilità. E’ finita? Macché…

Non basta una riunione allargata, né la soluzione che viene indicata in quella sede, la firma sul contratto non arriva. Intanto i bus – ogni giorno – continuano a trasportare bambini e il personale ad assisterli, l’azienda paga i dipendenti, il carburante, la manutenzione dei mezzi.

E un altro dei paradossi del Comune di Anzio è servito…