L’ecomostro sull’area archeologica, la risposta dei cittadini, i controlli necessari. E votiamo sul Fai

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Diciamolo chiaramente, quell’ecomostro che deturpa i resti del porto neroniano doveva essere altro. Perché si sia arrivati a tanto, come e perché ce lo spiegheranno meglio gli appartenenti al Comitato di tutela che stanno lavorando – e bene – su carte che troppo spesso sono state tenute nascoste. E’ un progetto che parte da lontano e che, l’ha ricordato lui stesso in consiglio comunale, nasce sotto la guida di Candido De Angelis. Ci aspettavamo sì la protezione dei resti, una “passeggiata” che conducesse fino al “terzo” che ormai è sparito, ma mai una colata di cemento che avrebbe – questo è emerso finora – persino il via libera della Sorprintendenza.

Era altro, quel progetto, l’ex sindaco l’ha detto, cosa sia successo poi devono spiegarlo ai cittadini la Regione Lazio, l’Ardis, la Soprintendenza e il Comune. Quest’ultimo, attraverso il sindaco dei “non so” e “non ricordo” e attraverso l’assessore per tutte le stagioni e i ruoli, Sebastiano Attoni, si era impegnato a convocare una conferenza dei servizi tra gli enti interessati. Svanita nel nulla.

Avrebbe fatto meglio, in ogni modo, a impegnarsi almeno per far sapere quali erano i progetti presentati al Comune, come sarebbe venuto il molo una volta terminato, invece ha preferito mettere la testa sotto la sabbia.

Da quando una ruspa della ditta che poi è stata allontanta per l’interdittiva antimafia è stata piazzata sui ruderi e nessuno ha detto nulla, si capisce quale fosse l’interesse a difendere una delle principali bellezze del territorio. Per fortuna c’è chi si sta battendo (http://www.inliberuscita.it/primapagina/33685/noi-votiamo-le-grotte-di-nerone-un-clic-per-il-luogo-del-cuore/) e l’auspicio è che questo complesso possa veramente entrare a far parte dei beni che il Fondo per l’ambiente italiano andrà chiedere di tutelare. Votiamo, votiamo tutti affinché questo bene possa farcela.

Così come è positiva l’iniziativa avviata da Fratelli d’Italia in Regione (http://www.studio93.it/news/grotte-di-nerone-ad-anzio-protocollata-in-regione-una-mozione-per-chiedere-listituzione-del-monumento) affinché quell’area diventi monumento naturale. E’ un’iniziativa che il consiglio regionale, nella sua totalità, può fare propria. Dando per una volta il segnale che su cose che non hanno un colore politico ci si può unire. Come ha fatto, ad Anzio, il comitato che trasversalmente ha sollevato la questione. In Comune l’hanno presa con sufficienza. Ma sì, i soliti “scocciatori”, grazie ai quali però oggi escono carte che prima non c’erano. La situazione dell’intera area, però, è magistralmente spiegata in questo pezzo (http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/roma/nerone-villa-anzio-devastato-scompare-roma/681876.shtml) ed è arrivata quindi fino alle cronache nazionali.

Con l’estate alle porte una preghiera: va bene i “fagottari” incivili, va bene chi bivacca, va bene chi è tuttologo e dallo sbarco all’archeologia è sempre in prima fila, ma si potrà fare in modo che con qualche controllo in più al primo tentativo di tendopoli in spiaggia si interviene? L’area che chiamiamo delle “grotte” non è l’unica a essere di rara bellezza e al tempo stesso meta di chi vuole campeggiare. Ogni anno a Gaeta, all’Arenauta (http://www.ilmessaggero.it/latina/gaeta_blitz_alla_spiaggia_delarenauta_sequestri_e_multe/notizie/295401.shtml) si verificano situazioni analoghe a quella di Anzio. Solo che lì, alla prima occupazione, scatta il blitz e tutti a casa. Eppure Gaeta, già dei Borbone e dello Stato Pontificio, è Italia da tempo…   

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