Il silenzio imbarazzante dell’opposizione, ma almeno sui rifiuti…

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Sono questioni delicate e personali, non c’è dubbio, ma avvengono in un Comune e coinvolgono personaggi pubblici. Nessuno vuole infierire e possiamo anche essere d’accordo, ma dall’opposizione c’è chi se la sente di “battere” un colpo? C’è un silenzio imbarazzante.

Mai prima d’ora, ad Anzio, avevano prima arrestato e poi condannato un ex assessore e una dirigente. Che restano innocenti fino alla Cassazione, non c’è dubbio, ma per i quali un’opposizione attenta si preoccuperebbe almeno di chiedere al sindaco di parlarne in consiglio comunale. Di questa vicenda, delle indagini su Patrizio Placidi e il settore dei rifiuti, di quelle su dipendenti infedeli accusati di fare pratiche per immigrati, della questione sollevata più o meno giustamente da Marco Maranesi sulle mense, delle presunte pressioni al segretario comunale – comunque smentite dal vice sindaco – e del caso Schioppa o dell’hotel Succi che resta aperto nessuno sembra invece aver voglia di parlare.

Sembra di sentirli: “Sono vicende personali” o “Ci sono indagini in corso, che ci mettiamo a fare”. Anzi, forse neanche lo dicono. Il centro-destra di opposizione e in molti casi di governo nel sistema messo in piedi c’è stato fino a ieri e magari in parte c’è pure oggi. Il Movimento 5 stelle è non pervenuto e sembra aver scambiato qualche ispettore ambientale per un’opposizione light, nel Pd sono pochi, inesperti, tutt’altro che battaglieri e sempre alle prese con le “liturgie” di partito.

Risultato? Difficilmente vedremo convocazioni di consiglio,  richieste di dimissioni a un sindaco che ha evidentemente perso il controllo della macchina amministrativa e della maggioranza. Nessuno dirà a Bruschini: “Se hanno condannato la migliore dirigente che hai, così l’hai definita in Tribunale, figuriamoci gli altri”. Non vedremo un manifesto con la richiesta di dimissioni, né altre azioni per incalzare la maggioranza. Non sembra esserci troppa voglia di disturbare i manovratori. Nessuna questione personale, sia chiaro, anzi tutta la comprensione umana per chi è al centro di vicende giudiziarie ancora da definire, ma qui si tratta di una battaglia di opposizione. Su vicende del genere e su un programma mai rispettato. Su questioni simili e su una città ingessata. Su storie giudiziarie e sul porto.

Soprattutto se pensiamo, con un po’ di nostalgia, a cosa sarebbe successo se oggi avessimo Ettore De Franchi in consiglio comunale. O Francesco Conte. A cosa avrebbero detto Maria Vittoria Frittelloni o Riccardo Volpe. Da un punto di vista politico e gestionale, non altro. Il livello, purtroppo, è scaduto per tutti. Maggioranza e opposizione. E’ scaduta la città. Magari si immagina che dare o promettere lavoro è l’unico sistema per vincere le elezioni, anziché pensare a una reale e credibile alternativa. Si immagina – spero di sbagliare – che alle cooperative con consiglieri e assessori di riferimento, alle associazioni di volontariato “vicine”, agli organizzatori di spettacoli che portano un preventivo e vengono liquidate se ne debbano semplicemente sostituire altre con riferimenti politici diversi. Non è così. Non dovrebbe essere così.

E se proprio nessuno vuole parlare delle vicende giudiziarie, se nessuno vuole chiedere le dimissioni del sindaco, almeno si trovasse un consigliere che chiede spiegazioni sul perché l’appalto dei rifiuti è in proroga e la gara è stata aperta e di fatto sospesa. Milioni di euro di servizio in proroga, le buste aperte e lì rimaste. Perché? E per quale motivo un consigliere di maggioranza invita il suo capogruppo a interessarsi di questa vicenda anziché delle mense? E’ vero – come si afferma negli ambienti – che si sta aspettando la definizione di una interdittiva antimafia prima di procedere? Diteci di no…

In un Comune dove intorno a ogni gara – con una spiccata preferenza per le mense, dobbiamo dirlo – c’è un fermento inspiegabile, qui si tace.

Se la città è a questo livello il problema, l’ho già detto, non è causato certo dall’opposizione ma da chi sta governando. Restare in silenzio, però, fa essere parte del problema stesso e non la possibile soluzione.

La solidarietà, il processo, i messaggi in maggioranza

Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)

Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)

Gli attestati di solidarietà e la processione di venerdì scorso a Villa Adele per esprimere vicinanza ad Angela Santaniello ricordano le lettere che arrivavano al settimanale “il Granchio” quando, a Nettuno, l’amministrazione decise di cambiare posto alla dirigente. E’ umanamente tutto comprensibile e ho scritto che nessuno come me può capire lo stato d’animo di chi è condannato ritenendo di esserlo stato ingiustamente.

Le dichiarazioni e il viavai a Villa Adele – compreso quello di chi, fino a qualche ora prima, l’avrebbe volentieri cacciata dal Comune – non tengono conto di un verità tanto scomoda quanto reale: quella processuale. Sia l’assessore Laura Nolfi, sia l’ex assessore Marco Del Villano, sottolineano la correttezza e rettitudine della dirigente, ma a questo punto è bene esprimere solidarietà anche a Italo Colarieti – assessore insieme a Del Villano in quella giunta e nell’amministrazione sostenuta politicamente da Vincenzo Nolfi, papà di Laura – e al povero Augusto De Berardinis. Perché la verità processuale – inaccettabile quanto si vuole – dice che c’è stato concorso tra assessore, dirigente e un ragazzo che paga solo la necessità che aveva di lavorare. Insomma, solidarietà a tutti o a nessuno. Fermo restando che esponenti pubblici, con tutto il diritto di commentare le sentenze, hanno il dovere come e più di tutti di rispettarle.

Detto questo va fatta una riflessione su quello che accade in maggioranza. Il giovane Marco Maranesi tira dritto sulle mense, denuncia per omissione d’atti d’ufficio la dirigente e alla sua conferenza stampa anziché solo i giornalisti ci sono due consiglieri di opposizione – sì, no, forse….- nonché l’assessore onnipresente Sebastiano Attoni. A fare cosa? Che messaggio, oltre quello di volere delle carte, sta mandando Maranesi?

E cosa vuole dire Del Villano, quando lo invita ad avere lo stesso zelo per la gara per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti”? Già, è ferma da mesi dopo l’apertura delle buste e nessuno ci dice il motivo. Lì siamo in presenza altro che della proroga alla Raimbow…

Comunque è come se ci sono settori dei quali uno può occuparsi e altri no, dove uno può pestare i piedi e altri no. C’è una verità sacrosanta che dice l’ex assessore, riferendosi sempre al giovane capogruppo forzista: “Per ora, pur essendo presidente della commissione ambiente, non si accorge del disastro in cui versa la raccolta dei rifiuti”.

Era ora che lo dicesse qualcuno anche dalla maggioranza, perché dopo la conferenza dell’assessore Patrizio Placidi che vuole farci credere che dipende tutto da Romeo De Angelis francamente ritenevamo che in maggioranza tutti pendessero dalle labbra del delegato all’ambiente, senza accorgersi della situazione. Anche in quella conferenza Placidi – uno e trino, ha parlato per la Lista Enea, per Forza Italia e come assessore – ha mandato messaggi chiari alla coalizione.

Tutti contro tutti, il resto può attendere. Meno la solidarietà.

Burocratica trasparenza, così si scopre che il Comune vuole i danni da Schioppa

Foto anzionettuno.info

Schioppa con il sindaco (Foto anzionettuno.info)

Quando l’albo pretorio era in ampie vetrine all’esterno degli enti, dove spesso le delibere da provare a “nascondere” erano in fondo, dovevi chiedere ai messi di aprire le vetrine stesse e metterti a cercare. I maestri di questo lavoro avvertivano: attento agli oggetti strani, alle revoche, alle integrazioni, alle rettifiche. Non sbagliavano.

Oggi che l’albo pretorio è on line le cose non cambiano, perché purtroppo spesso ci sono cose non pubblicate anziché messe in fondo a una serie di fogli. Comunque stavolta la curiosità del cronista si ferma di fronte a una “Integrazione determinazione 210” e fa scoprire che nel marasma in cui vive il Comune di Anzio nei rapporti tra politica e dirigenza, tra i dirigenti stessi e tra questi e il segretario c’è un altro capitolo relativo a Bartolomeo Schioppa.

L’ex dirigente della polizia locale, condannato in via definitiva a Ravenna per corruzione, sottoposto a provvedimento disciplinare dal Comune che sapeva – al momento della chiamata – della sua condanna in primo grado ma ha fatto finta di nulla, ha chiesto “il pagamento delle differenze stipendiali tra le retribuzioni in godimento al momento della sospensione e quelle effettivamente erogate”. Per la cronaca quel procedimento disciplinare è stato archiviato. Era noto che ovunque fosse andato, Schioppa aveva avuto dissidi con le amministrazioni. Ma per chissà quale indicazione politica Luciano Bruschini è andato avanti e ha assunto in via definitiva Schioppa, lasciando al Comune una eredità pesante comunque vada a finire.

Già, perché a integrazione della determina con la quale il segretario generale incarica un avvocato di difendere il Comune di Anzio viene conferito allo stesso legale il mandato di “proporre domanda riconvenzionale per la condanna a tutti i danni di immagine subiti dall’ente”.

Tradotto, il Comune chiederà i danni allo stesso Schioppa. Si parla addirittura di 300.000 euro.

Le contese all’interno dell’ente sono tutt’altro che finite.

Zucchini: “Nessuna pressione sul segretario”

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

La sospensione della dirigente Angela Santaniello era già stata adottata, non ho fatto alcuna pressione nei confronti del segretario comunale“. E’ quanto precisa il vice sindaco di Anzio, Giorgio Zucchini, in merito alla visita odierna a Pompeo Savarino 

Sono stato nel suo ufficio per vedere se c’era qualcosa di ufficiale, in qualità di sindaco facente funzione per l’assenza di Bruschini, mi ha riferito che era arrivata la comunicazione del Tribunale e aveva adottato il provvedimento. Ne ho preso atto, anche se forse era il caso di informarmi – aggiunge Zucchini – e ho solo chiesto se fosse corretto in presenza di una pena sospesa e se fosse sicuro di aver fatto bene. Il segretario mi ha riferito di aver sentito anche un legale prima di decidere“.

Rispetto alla presenza dell’ex consigliere  Vincenzo Nolfi: “Era assolutamente casuale, stava con me perché doveva riaccompagnarmi a casa e non ha detto una parola

Pressioni al segretario, diteci che non è vero….

ccorrente

Dalla pagina facebook di controcorrente apprendiamo della pressione che il vice sindaco, Giorgio Zucchini, e l’ex consigliere comunale e oggi privato cittadino Vincenzo Nolfi, avrebbero fatto al segretario generale Pompeo Savarino per indurlo a non sospendere la dirigente Angela Santaniello. Vogliamo sperare che Agostino Gaeta abbia commesso un errore. Perché è comprensibile tutta la solidarietà umana nei confronti della dirigente, ma lì occorre fermarsi.

Perché ci sono delle regole e chi amministra la cosa pubblica ha il dovere di conoscerle e applicarle. Possono non piacere, ma ci sono. Si può discettare su una giustizia con tempi da record e in grado di notificare nemmeno 24 ore dopo la sentenza il provvedimento al Comune, ma questa è l’Italia. Si può dire che mentre la Santaniello paga, Colarieti continua a esercitare la sua attività imprenditoriale e questo – da profani – è profondamente ingiusto per chi viene sospeso. Ma di fronte alla sentenza, Savarino non aveva alternative. E se ha subito pressioni, adesso, si regoli di conseguenza.

Per questo speriamo che Zucchini e Nolfi padre (ma a che titolo sarebbe andato?) ci dicano che non è vero…

L’assessore Laura Nolfi, invece, si è pubblicamente espressa con una nota. Anche qui, la solidarietà è un conto, le considerazioni dopo una condanna – fatte da un amministratore pubblico – sembrano poco opportune.

Ex assessore e dirigente condannati, tre aspetti per una riflessione

tribunalevelletri

La condanna dell’ex assessore Italo Colarieti, della dirigente Angela Santaniello e del presidente della cooperativa Raimbow Augusto De Berardinis è un altro evento mai accaduto prima in questa città. Non è una sentenza definitiva, ma dobbiamo prenderne atto. Per fare un ragionamento che ha tre aspetti da valutare: quello umano, quello giudiziario e quello politico.

Dal punto di vista umano nessuno può comprendere quanto chi scrive cosa si provi per una condanna. Soprattutto quando la si ritiene ingiusta, come immagino la avvertano le persone destinatarie della sentenza di ieri.

L’aspetto giudiziario. Le prove, è noto, si formano nel processo. Ritenevo dalle ordinanze di custodia e dal dibattimento – e confermo adesso – che ce ne fossero poche, ma il Tribunale l’ha pensata diversamente. Del resto io faccio un altro lavoro. Le sentenze si rispettano, ci mancherebbe altro, e qui va detto che l’impianto accusatorio del pubblico ministero Giuseppe Travaglini ha retto. Ne dobbiamo dedurre che realmente gli uffici “piegavano” la loro attività alle volontà dell’assessore, il quale – di fatto – attraverso le proroghe si garantiva non solo un ritorno nell’uso dell’auto della Raimbow, ma anche un supporto dai soci della stessa Raimbow alla Francescana dov’era – sia pure formalmente compatibile – controllore e controllato. Si deve aggiungere, inoltre, che parliamo di un piccolo appalto e di ben poca utilità per l’assessore, mentre sfuggiva e sfugge l’utilità avuta dalla dirigente. Al punto che la Cassazione, annullando l’ordinanza di custodia, aveva escluso proprio la corruzione. Ma tant’è.

Quello che resta incomprensibile, a fronte della condanna, sono i 7 mesi di arresti domiciliari. Di fatto una pena comminata ieri e sospesa, ma scontata preventivamente. Comprensibile ogni esigenza cautelare, ma come allora si ripete: era necessario? Non c’erano provvedimenti alternativi per evitare il pericolo di reiterazione del reato?

Altra cosa che va sottolineata, diretta ai tanti giuristi da bar, è che non si può dire che andassero “salvati” dal Tribunale – che è terzo, ne resto convinto – il pubblico ministero e il giudice delle indagini preliminari che avevano adottato i precedenti provvedimenti. L’assoluzione non sarebbe stata la prima né l’ultima nei confronti di chi era stato arrestato e sottoposto a misure cautelari. Oggi saremmo qui a gridare di malagiustizia e a chiedere conto al pubblico ministero. Non credo, quindi, ad alcun “salvataggio” e a maggior ragione è necessario attendere le motivazioni della sentenza.

L’aspetto politico, allora, la responsabilità del sindaco di aver chiuso gli occhi di fronte all’attività “parallela” che Italo Colarieti svolgeva da assessore ai servizi sociali. Al solito Bruschini “non sa”, ma era evidente che intorno alla Francescana – non a caso oggi ancora agli onori della cronaca – ruotasse altro. E’ anche nelle carte del processo concluso ieri e, temo, quella è solo la punta dell’iceberg. Poteva dare a Colarieti un’altra delega, invece ha avallato – girandosi dall’altra parte – tutto ciò che accadeva.

Poi c’è la responsabilità di aver nuovamente dato alla Santaniello, al rientro dai domiciliari, il ruolo che aveva. Chi scrive è garantista assoluto, ma ragioni di opportunità avrebbero suggerito di dar corso a un’alternanza. A tutela della dirigente, non a caso di nuovo nel fuoco di fila delle polemiche e per la Francescana e per le mense e per la vicenda dell’hotel Succi dove, neanche a dirlo, ritroviamo Colarieti. Non era il caso, ma il sindaco ha scelto di andare avanti in quel senso.

Responsabilità che parte da prima: portando ad Anzio senza concorso la Santaniello e il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa, li ha fatti “transitare” nei ruoli. Sono dipendenti del Comune per sempre, salvo trovino altro impiego. Logica avrebbe voluto che fossero legati al suo mandato. Perché trattandosi di scelte imposte dalla politica, è più corretto che ci si assuma la responsabilità solo per il periodo della propria gestione. Invece chiunque arriverà dopo Bruschini, si troverà due casi probabilmente ancora aperti. La Santaniello per questa vicenda, Schioppa che è dirigente ma non lo fa per la condanna a Ravenna e nel frattempo si è rivolto al giudice del lavoro.

Ultima considerazione: per la prima volta ad Anzio vengono condannati un ex amministratore e “la migliore dirigente che ho” – parole del sindaco nell’aula del Tribunale di Velletri. Ripeto: la condanna è di primo grado, la sentenza non è definitiva, ma il sindaco, la maggioranza, la classe politica che ha portato a questo (nel sostanziale silenzio dell’opposizione) una riflessione vuole farla o no?

L’ordinanza che non c’è, quelle da eseguire

ordinanzabianca Aggiornamento del 31 ottobre: quello che leggete sotto era vero fino a ieri, l’ordinanza 91 è stata pubblicata e riguarda la raccolta e smaltimento dei rifiuti.

***

La trasparenza, è noto, al Comune di Anzio è un optional. Come il rispetto delle ordinanze. Quella dell’hotel Succi, per esempio, è rimasta lettera morta e del resto non aveva nemmeno termini perentori. Della serie che era necessario provvedere e che se questo non fosse avvenuto il Comune avrebbe provveduto “in danno”. Figuriamoci… Il Comune che interviene in una struttura che di fatto è di un suo consigliere di maggioranza. Fra l’altro di una lista, l’Enea di Patrizio Placidi, particolarmente “battagliera” e destinata a mantenere gli equilibri della maggioranza stessa.

Diverso il discorso per la Francescana (che si chiude oggi, ma dal 2012 era in queste condizioni con la dirigente che non interveniva e anzi diceva che “nulla osta”) dove il mese di tempo si appresta a scadere. Allora c’era l’assessore ai servizi sociali Italo Colarieti a dirigere la struttura, figuriamoci se si poteva chiudere. Adesso vedremo. Così come verificheremo se l’opposizione si pone almeno un problema di coscienza e prova a farsi spiegare cosa è successo, in entrambi i casi. A porre la questione al Pd affinché il direttivo prenda una posizione è il gruppo Adesso per Anzio. Meglio tardi che mai

Intanto, a proposito di trasparenza, non sappiamo qual è il contenuto dell’ordinanza 91. Sull’albo pretorio on line è comparsa oggi, ma dell’allegato non c’è traccia. Non ne conosciamo, quindi, il contenuto. Alla faccia dell’accessibilità totale…

La riorganizzazione del Comune, la “guerra” di potere. Altro che burocrazia zero

consiglioanzio

E’ noto che a pensar male si fa peccato, anche se spesso ci si indovina. E se avesse ragione Paride Tulli? Il segretario del Psdi parla di una spartizione politica, l’ennesima “mediazione” in una maggioranza a dir poco litigiosa e nella quale tutti pretendono. Parliamo della riorganizzazione del Comune di Anzio, forse l’unico dei punti del programma di Bruschini realizzato. Era scritto che avremmo avuto “burocrazia zero (…) anche attraverso una concreta riorganizzazione degli uffici e servizi del Comune. Eccola. Da consigliere comunale di maggioranza l’attuale vice sindaco Giorgio Zucchini predicava la riduzione dei dirigenti ma ne restano previsti nove in una dotazione organica che è ufficialmente scoperta per 132 posti. Si continuano a inserire sapendo che non si potranno mai assumere, ma tant’è. In realtà la partita che si è giocata è altra e riguarda l’ormai nota “guerra” più o meno dichiarata tra politica e dirigenza, all’interno della dirigenza stessa, quella con il segretario al quale da oggi saranno tolte la gran parte delle deleghe – a dire il vero era per certi versi controllore e controllato, caso non unico in Italia – e quella nella maggioranza. E’ noto che molti consiglieri comunali, per esempio, sono soliti lamentarsi perché il dirigente X o Y non li fa “lavorare”. Tradotto non acconsente a ciò che vogliono che spesso è al di fuori anche della indicazione politica alla quale chi lavora in Comune dovrebbe stare.

Quello che emerge è ancora altro. Se si prevede una nuova “area” serve anche un dirigente e con la delibera immediatamente esecutiva non c’è. Nell’atto è scritto che va prevista l’assunzione ma sembra che l’amministrazione se ne guardi bene. In ogni modo, assunzione o meno, nel frattempo ciò che è previsto nell’area amministrativa sarà “diviso” tra gli attuali dirigenti. Franco Pusceddu a interim dovrebbe occuparsi di affari generali, contenzioso, risorse umane, al segretario generale resterebbe la segreteria tecnica del sindaco – dove spunta addirittura un servizio Anzio Film (!?), mentre per la prima volta nella storia della città turismo, spettacolo e sport – quella che un tempo era la quarta ripartizione – con l’aggiunta dell’ufficio Europa, passa alle dipendenze dell’ambiente ovvero di Walter Dell’Accio che a quanto sembra sovrintenderà anche i servizi demografici. Saremo stati facili profeti? Era il 24 aprile, magari si può rileggere quello che si sapeva già allora….

Senza contare che finora l’intera macchina amministrativa non ha brillato o, almeno, è stata pesantemente messa sotto accusa dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato, dalla Corte dei Conti e per altri aspetti – relativi all’ambiente – è sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica. Ovviamente tutti innocenti fino a prova del contrario, diciamo che queste vicende dovrebbero almeno sollevare qualche dubbio.

Altra cosa che emerge dalla delibera è che il segretario generale – che secondo il regolamento di uffici e servizi pure qualcosa conta nell’organizzazione…. – non è stato messo al corrente del nuovo disegno se non “brevi manu” dal sindaco. E non solo Savarino ignorava, anche il resto della dirigenza stando a quello che si apprende in Comune.

Cosa sia successo oggi, quando la delibera immediatamente esecutiva è entrata in vigore, lo ignoriamo. Il sindaco, Placidi e Zucchini che sarebbero gli ispiratori della nuova organizzazione avranno deciso a tavolino il da farsi. Chissà se i decreti con l’assegnazione delle deleghe saranno resi noti sul sito del Comune che notoriamente non rispetta le norme sulla trasparenza.

A proposito di sito: è indicato in home page l’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) obbligatorio per legge. Non c’è nulla oltre quella indicazione, né un telefono e tanto meno una mail. Forse anche per questo sulla dotazione organica non c’è traccia di quell’ufficio. Troviamo, invece, il Suap – lo sportello unico delle attività produttive – che doveva essere on line da tempo ma resta ancora una “casella” sul disegno organizzativo. Una domanda finale: quanto la riorganizzazione aiuterà i cittadini in direzione della “burocrazia zero” e quanto, invece, è servita semplicemente per gli ennesimi giochi di potere? 

ps Il sindaco ha dato seguito all’accusa contro i dirigenti e all’annuncio che avrebbe chiamato i Carabinieri dati ritardi e inefficienze? Se sì che risultati ha prodotto? Se no, perché? Visto che dall’opposizione nessuno ha sentito il dovere di chiederlo, lo facciamo da qui…

Estate e dintorni, prima si spende e poi si delibera. Rebus criteri

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Chissà se avremo mai un quadro completo delle spese sostenute per le varie iniziative svolte durante l’estate e non solo. Oggi la giunta ha deliberato  “Di prendere atto dell’attività svolta come specificato in narrativa” riguardo alla promozione dello sport, del turismo e al programma degli spettacoli dell’estate blu. Insomma, prima si è svolto tutto e poi si corre ai ripari.

Meglio tardi che mai, mentre continuano a sfuggire i criteri attraverso i quali si scelgono alcune proposte al posto di altre. Tolte le spese di noleggio e servizi – già al centro di “determine” dirigenziali – tolte quelle di associazioni carabinieri e vigili del fuoco per i controlli, eliminati gli spettacoli per i quali ci sono stati già i provvedimenti che recitano sempre “viste le numerose proposte pervenute” e i contributi alle feste di quartiere, oggi sappiamo che: tra cachet e service l’estate blu è costata 65.788 euro, la promozione del turismo 62.906, quella dello sport 25.440. Totale  154.134 euro. Almeno altrettanti sono quelli già oggetto di provvedimenti.

Tanto, poco, nulla? Cos’altro si potrebbe fare con 300.000 euro circa? E perché non prevedere un bando al quale si partecipa, in modo trasparente, sulla base delle proposte?

Dipende dai punti di vista, non c’è dubbio. I soldi spesi sono ritenuti un investimento o un modo per accontentare tutti? Ad Anzio l’impressione è che la scelta cada su questa seconda ipotesi. Rispettando chiunque organizza, propone e realizza, sfugge il motivo per il quale un Comune debba finanziare una riunione di boxe o la finale di body building, mentre da mesi ormai si continuano a chiedere – lo ripetiamo – quali sono i criteri seguiti per tutto il resto.

Amici e amici degli amici, temiamo.

Droga, gli arresti non bastano. Un dibattito da riprendere

Gli arresti di oggi

Gli arresti di oggi

E adesso che succede? “O raccogliamo i morti per strada o continueranno a spacciare”. La risposta dell’investigatore di polizia vecchio stampo che aveva mandato in carcere decine di persone con l’operazione “Tridente” e poi aveva visto arrestare nell’operazione “San Valentino” i i rivali dell’organizzazione sgominata precedentemente, è di un’attualità enorme. Hanno continuato a spacciare, infatti, come dimostrano le operazioni fino a questa mattina. E l’unico cadavere raccolto è stato quello di Antonino Orlando, freddato di fronte all’allora ristorante “La Piazzetta” nel ’94 perché considerato un “traditore”. Sono trascorsi più di venti anni dall’operazione “Tridente” e da quella “San Valentino”, la domanda di allora del cronista ha trovato la seconda risposta. Lo dicono le operazioni di polizia, lo dimostrano i personaggi che sistematicamente ritornano dietro a vicende di droga e alcuni “figli d’arte” tra le nuove leve. Si può dire che è sempre meglio di aver raccolto morti per strada, certo, ma dobbiamo considerare anche che per quanta droga si sequestra altrettanta – se non di più – sfugge e alimenta un mercato criminale di primissimo ordine. E investimenti, di conseguenza, fatti per ripulire quel denaro e solo apparentemente leciti.

Quello che preoccupa – o dovrebbe preoccupare, dato che l’argomento non sembra nell’agenda delle amministrazioni di Anzio e Nettuno – è anche altro: gli insospettabili coinvolti, i giovanissimi, quelli che oltre allo “sballo” cercano facili guadagni. Come nel caso dell’operazione odierna della Polizia di Stato. O come in quello dei giorni scorsi, quando alla droga si sono unite le armi.

E’ un argomento uscito ormai da anni dai dibattiti pubblici, forse è il caso di cominciare almeno a confrontarsi. Perché sé è vero che non raccogliamo cadaveri, è altrettanto vero che non possiamo e non dobbiamo restare impassibili di fronte ai tanti giovani che si stanno rovinando su questo territorio. Anzio e Nettuno restano un crocevia importante del traffico di stupefacenti e la risposta non può essere solo quella delle forze dell’ordine.