Revisori, il 3.0 “de noantri” colpisce ancora…

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Diventa affascinante quanto succede al Comune di Anzio con i documenti in arrivo. Non è la prima volta che ce ne occupiamo, è vero, ma leggere la ricostruzione fatta dal “Granchio” in edicola sul percorso del parere dei revisori dei conti per il riaccertamento straordinario dei residui spinge a una nuova riflessione.

C’è la necessità, urgente, di avere certezze sul giro che fanno le carte negli uffici comunali e di fare chiarezza sul perché la sagra del peperoncino in tre giorni passa dal protocollo alla delibera di giunta o la revoca parziale dell’ordinanza di Succi viene emessa addirittura il giorno stesso della nota della Asl. Non abbiamo mai capito, poi, come sia “sparito” il parere legato all’incompatibilità di Placidi o il motivo per il quale le analisi dell’Arpa, in passato, siano state protocollate dopo una settimana, quando dicevano che il mare era inquinato. Potremmo proseguire, ma qui sembra  che per i residui – vera spina nel fianco dell’amministrazione guidata da Luciano Bruschini –  si “gioca” sui tempi.

L’impressione che se ne ricava dall’esterno è che si sia voluto appunto prendere tempo, provare a rimediare in extremis com’è con tutta questa vicenda del consuntivo. Non vogliamo pensare che siccome era negativo, si è evitato di inserire il parere nella prima delibera. Né siamo nati ieri per credere, com’è scritto nella seconda, che “al momento della redazione” il parere non era arrivato.

Suvvia! Nel Comune 3.0 che sarà pure “de noantri” una mail certificata, il giorno della giunta, arriva e con un semplice ctrl C+ ctrl V (copia e incolla, per intenderci) si inserisce nell’atto predisposto. No, qui si riporta un protocollo di cinque giorni dopo, salvo scrivere in delibera (la seconda) che era arrivata la posta certificata, prendere atto di quel parere che non piace e provare a giustificarsi.

Guarda caso quel parere dice, come si denuncia da tempo, che la documentazione non c’è o è arrivata tardi. La stessa per la quale, anche quest’anno, abbiamo subito un guasto informatico.

Già, stai a guardare il capello… Invece no, perché mai come in questi casi la forma è sostanza. Non farebbe male ad accorgersene anche l’opposizione, magari chiedendo al sindaco 3.0: scusi, ci spiega una volta per tutte come funziona il nostro protocollo e perché alcune cose sono in tempo reale e altre no?

ps, a proposito: qual è il sistema secondo il quale compaiono solo oggi determine esecutive dal 16 maggio?

Estate, fosse la volta buona? Però un disegno…

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La presentazione degli eventi estivi in programma ad Anzio mette insieme assessori, delegati del sindaco e associazioni. A memoria è la prima volta che si fa un programma unitario, oltre i personalismi e la “dichiarazia” imperante di questi giorni.

Sarà la volta buona? Speriamo. Diciamo che è un significativo passo in avanti. Nella foto che celebra la fine della conferenza – sia pure a dovuta distanza – sono insieme i presidenti della Pro Loco Città di Anzio, Augusto Mammola, e il suo predecessore che poi ha dato vita a un’altra associazione, Patrizio Colantuono. Gli eventi che ciascuna delle Pro Loco organizzava, ora sono nello stesso tabellone. C’è anche, ed è la prima volta, l’attività della Pro Loco di Lavinio. Il Palio del Mare – che storicamente continua a far nutrire qualche perplessità – è alla quarta edizione ed è a pieno titolo nel programma, insieme all’anno Innocenziano.

Uno sforzo da apprezzare, quello dell’unico cartellone, che auspichiamo non sia “minato” da attività estemporanee che qualche consigliere o assessore vorrà inserire all’ultimo momento. Speriamo di no.

All’immagine di oggi – e al programma estivo – manca a questo punto solo il museo civico archeologico. Un’isola a parte? E perché?

Qualcosa di più importante, però, manca. E’ un “disegno” turistico-culturale della città che vada oltre gli spettacoli e dica cos’è (o voglia essere) Anzio. Non per l’estate, ma per il breve, medio e lungo periodo. Mancano i criteri in una città che continua a non sfruttare le sue grandi potenzialità – da Nerone allo Sbarco, da Innocenzo XII a Sant’Antonio, dall’enogastronomia (bene sagre e padelloni, ma è altro…) agli spazi verdi –  e deve “accontentarsi” di spettacoli più o meno di qualità.

Ah, manca anche il costo del “cartellone“. Notevolmente ridotto, da quanto apprendiamo, rispetto all’anno precedente e a quelli degli sfarzi (nei quali c’erano però anche grossi nomi) ma purtroppo nessuno l’ha chiesto in conferenza stampa e – forse presi dalla cordialità del momento e dal fatto che fossero tutti insieme come mai prima – nessuno ha sentito il dovere di dirlo.

In termini di programmazione si sono perse le tracce, inoltre, prima della “Costa dei miti” e poi del Consorzio con Ardea che aspirava a fondi europei “lanciato” dall’assessore Patrizio Placidi

Infine, è cambiato il nome degli appuntamenti estivi, ma c’è ancora un sito che pubblicizza l’estate blu. Un po’ di attenzione, su…

Addio a Bolero, il poeta che non le mandava a dire…

La scomparsa di Valerio Tulli, in arte Bolero, colpisce perché se ne va davvero un pezzo di città. Più che come “tassinaro” lo conoscevamo tutti come poeta dialettale e i ragazzi di oggi continueranno a conoscerlo perché lascia un segno indelebile ad Anzio.

Quando i social network sui quali è stato giustamente giubilato e i giornali on line non c’erano, quando per le poesie trovare spazio sui media tradizionali era praticamente impossibile, lui aveva il suo modo di comunicare: la bacheca in piazza. Con i suoi versi non le mandava a dire a nessuno: era diretto, schietto, sincero, senza peli sulla lingua.

Come quella dedicata al Granchio, “reo” di aver scritto del centro anziani assegnato “provvisoriamente”…

Non c’era evento che non commentasse, non si tirava mai indietro quando gli si chiedevano dei versi. Conservo nella bacheca dietro la mia scrivania quella dedicata all’amico Stefano Pineschi: “… l’amichi ricordannolo da vivo, quanno giocava a baseball drentro er campo, era un ragazzo bravo e comprensivo….” , sulla maglia di “Sei de Portodanzio se...” ci sono i suoi versi per l’evento legato ai soprannomi, in queste ore stanno circolando su facebook – una bahceca mondiale, altro che quella di piazza Pia che non c’è più – una serie di poesie.

Mi piace ricordarlo con i versi che aveva scritto per la sua dipartita che confermano che tipo di personaggio fosse. E  ringrazio Dio di averlo conosciuto. Ciao Bolero!

Er giorno che rimano a denti stretti
e vie’ la morte pe’ portamme via,
nun ve mettete a di’ l’ Avemmaria
e nun bagnate troppi fazzoletti.

Dite sortanto quarche povesia,
una peròmo, in uno o più dialetti,
all’ urtimo pe’ chiude, du’ sonetti
eppoi brindate all’ animaccia mia.

Però in campana…si m’ accompagnate,
quanno venite appresso ar funerale
li fiori addietro nun ve li portate.

Sippoi v’ arisentite un po’ per bene,
li sòrdi che volevio spenne male,
spenneteli pe’ l’ opere de bene.

La dichiarazia e i messaggi trasversali, se pensassero ad amministrare…

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C’è un interessante libro del giornalista Mario Portanova, si chiama Dichiarazia (Bur, Milano, 2009) ed è di assoluta attualità per quello che stiamo vivendo ad Anzio in questi giorni. Nella quarta di copertina c’è una frase di Giorgio Bocca: “Ognuno dica la sua, che sommata alle altre finisce nel pentolone del niente“.

Il libro è, anche, una sferzata alla nostra categoria fatta sempre più di copiatori e incollatori anziché di cercatori di notizie, di riempitori di spazi più che di attenti osservatori della realtà. Ma è solo un aspetto del problema. Ormai da giorni, nella nostra città, c’è la corsa al comunicato – con ampio uso/abuso del sito istituzionale dell’Ente – per dire a suocera affinché nuora intenda. Ha avuto spazio Piccolo? Ecco Zucchini. Parla Cafà? Replica Placidi. Maranesi chiede le dimissioni dell’assessore all’ambiente? Lui, sempre sul sito istituzionale, lo bacchetta. E’ un mandarsi messaggi e parlarsi addosso che capiscono in pochi.

Se poi quello che sprezzatamente, insieme ad altri, viene ritenuto un “giornaletto” scrive del terremoto e di presunte dimissioni di due assessori, allora interviene pure il sindaco. Oh, la Cafà e la Nolfi si erano dimesse davvero, così il primo cittadino fa sapere che lui ha respinto le dimissioni, conferma la fiducia e via discorrendo.

C’è chi copia e incolla: chi-che cosa, dove, come, quando e perché sono evidentemente rimosse. Già, perché si sono dimesse? Nessuno lo dice. Loro pure comunicano, ma evitano l’argomento e ringraziano il sindaco. Citano una sua lettera, confermano vicinanza, ma perché si sono dimesse? Mistero. Non siamo al condominio, ma ad amministrare una città, un po’ di trasparenza non guasterebbe.

Invece no, “messaggi“. Le dimissioni, a quanto sembra, lo erano per Placidi. Ci sono di mezzo la visita dell’antimafia in Comune e la storia degli ispettori ambientali. Pare che su questi ultimi, in giunta, fosse stato detto che erano altra cosa e non la ripetizione di quanto fatto un anno fa e sotto inchiesta in Procura. Tutto chiarito? Chissà. Nessuno lo dice, nessuno lo chiede.

In serata l’assessore Placidi usa la sua pagina facebook per dire che la revoca dell’interdittiva alla Ecocar “giova al paese“. Che lui facesse il “tifo” per questa azienda – e non si capisce ancora il perché un assessore debba preferire una ditta appaltatrice anziché un’altra- era noto. Sull’interdittiva una cosa è certa e l’ha scritta Agostino Gaeta: non può passare un anno per sapere che fine fa un’azienda, con quello che ne consegue nei Comuni. Detto ciò andrà capito il motivo per il quale – anche lì usando il sito istituzionale – ci si affretta a intervenire sulla vicenda della Dda in Comune proprio per la Ecocar.

Tra un messaggio e l’altro, dimissioni date e ritirate (un tempo si davano e basta, il mondo cambia però…) c’è una considerazione: se al Comune dedicassero ad amministrare 1/4 del tempo che usano per comunicati, strategie, capire chi dà le informazioni ai giornali e perché, trovare lo spettacolo per un’associazione amica, vedere chi sarà il prossimo sindaco e via discorrendo, questa città starebbe meglio.

Ah, a proposito di giornali. Normalmente hanno delle fonti: dirette, ufficiali e ufficiose. Queste ultime sono fondamentali. Se ne facciano una ragione i profeti della dichiarazia e i cacciatori di streghe.

Consuntivo, residui carta vince-carta perde. E il parere?

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Nello stesso giorno in cui, in extremis e secondo il Pd e buona parte della minoranza che non ha partecipato al voto senza aver rispettato dei passaggi, il consiglio comunale approvava il consuntivo 2014, la giunta procedeva al “riaggiornamento straordinario dei residui attivi e passivi“.

Vale a dire il problema dei problemi del bilancio del Comune di Anzio. Lo hanno sottolineato Corte dei Conti e revisori, ma l’amministrazione ha proceduto ugualmente.

Sappiamo solo da un paio di giorni, chissà stavolta quale guaio informatico ci sarà stato o se qualcuno avrà preso la febbre data la ritardata pubblicazione sull’albo pretorio, che la giunta il 4 giugno ha deliberato sullo stesso argomento smentendo quanto si discuteva in Consiglio comunale poco prima.

Attenzione, è una disposizione di legge. Il Consiglio accertava con il consuntivo gli “ordinari“, la giunta pensava al riaccertamento “straordinario“. Tutto normale, si dirà, ma intanto i conti non sono gli stessi  e ad esempio ne deriva che l’avanzo di amministrazione aumenta di circa un milione di euro.

E diciamo che va bene, ma finora la delibera è rimasta “nascosta“, allora uno si chiede il perché… Vuoi vedere che questo mistero è legato al parere dei revisori dei conti? Sì sì, quello avuto sul filo di lana (e anche quest’anno firmato da soli due dei tre componenti del collegio, una era febbricitante come la volta precedente) per il Consiglio comunale, nella delibera di giunta non c’è.

Eppure deve essere dato per legge. Quindi o non è stato dato – e l’atto mostra qualche lacuna, lo diciamo da profani – o c’è e dice cose scomode, quindi non viene citato. In entrambi i casi è grave e non parliamo di un cavillo qualsiasi. Forse prima di preoccuparsi di voto, alleanze, visibilità e via discorrendo, in maggioranza dovrebbero chiedere lumi. E dall’opposizione farsi sentire.

C’è o no quel parere?

Ah, sia chiaro: a guasti informatici, malesseri, posta certificata che non parte, protocolli che nessuno vede (mica è una sagra del peperoncino da autorizzare o un’ordinanza da revocare) e firme digitali che non funzionano, ormai facciamo fatica a credere…

La Dda in Comune, un’altra pessima “prima volta”

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La direzione distrettuale antimafia che arriva in Comune per prendere atti sulla gara dei rifiuti è un’altra pessima “prima volta” per la città. Ah, in questi mesi ce ne sono state altre…

Si parla di accertamenti, sia chiaro, ma da mesi intorno a questo appalto corrono le voci più disparate ed è evidente, lo afferma lui stesso, che l’assessore Patrizio Placidi – svolgendo il suo ruolo, dice – propenda per la Ecocar Gesam che ha offerto di assumere più lavoratori.

Oggi l’assessore, rispondendo a quel “Pierino” di Marco Maranesi, ci spiega che la Dda è arrivata per “indagini che partono da lontano, estranee ad attività amministrative“. Siamo contenti.

Dell’interdittiva antimafia della Ecocar si sapeva da un anno, a gara in fase di avvio, la corda si è tirata finché si è potuto ma a un certo punto l’appalto è dovuto passare alla seconda ditta classificata. Che non procede finché non ha il contratto, sembra “ostacolato” da Placidi stesso.

Forse anziché inseguire dichiarazioni, “disegni”, comunicati e chi più ne ha ne metta, sarebbe il caso di amministrare. E forse ci saremmo risparmiati qualche “prima volta”.

Ispettori ambientali, dopo il bluff si riparte. E i 100.000 euro?

ispettori

Sembra che abbia fatto la voce grossa pur di vedere approvata la delibera sugli ispettori ambientali. L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi tira dritto, ripropone una figura che sarà pure necessaria ma lo scorso anno ha tutt’altro che brillato per l’attività sul territorio. Anzi è stata sostanzialmente un bluff.

Alcune delle associazioni scelte non risultavano iscritte al registro regionale, per esempio, ci furono dubbi sulle sanzioni elevate, sulla liceità dei decreti di “incaricati di pubblico servizio“, su un vigile controllore e controllato, sulla creazione di una inesistente “polizia ambientale“, sulla durata degli incarichi e ci fu persino un’aggressione, ma soprattutto tanti proclami e nessuna risposta ai dubbi. C’è un’indagine della Procura, anche, ma nessuno ha avuto da chiedere spiegazioni, evidentemente, tra Luciano Bruschini, Giorgio Zucchini, Laura Nolfi, Roberta Cafà e Giorgio Bianchi che insieme a Placidi hanno votato in giunta i 20.000 euro necessari ai rimborsi spese per i volontari. Nessun dubbio sul fatto che dopo averli spesi e aver proceduto alle determine di impegno a tempo di record (non sappiamo se sono stati liquidati) nelle casse del Comune non è entrato un euro.  Nessuna richiesta sull’utilità reale di queste figure nel mantenimento della città pulita. Nessuna curiosità sul fatto che alcuni ispettori hanno contribuito alle sorti della lista Enea.

Nessuna richiesta – e sono amministratori, conoscono o dovrebbero conoscere il bilancio – sul mancato introito di 100.000 euro del quale ha parlato Placidi in conferenza stampa e il neo presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano, in consiglio comunale. Né sono curiosi, evidentemente, i consiglieri di maggioranza. Magari, chissà, andranno a segnalare a Placidi qualche nominativo da inserire nei volontari da rimborsare…

Senza pensare che il 20 febbraio scorso il capogruppo Pd Andrea Mingiacchi aveva chiesto, senza mai ottenere risposte: “Quante sono le sanzioni elevate dagli ispettori ambientali; se corrisponde al vero la cifra di 100.000 euro, resa nota dall’assessore a mezzo stampa, o a quanto ammontano in realtà le sanzioni stesse; in quale capitolo d’entrata del piano esecutivo di gestione trova riscontro l’importo delle multe degli ispettori ambientali; se le eventuali cifre relative alle sanzioni sono certe ed esigibili per l’amministrazione; qual è stato il ruolo, a riguardo, della Polizia locale“.

Nulla, si va avanti e basta. Un anno fa circa Patrizio Placidi parlava di “tolleranza zero” e aveva pienamente ragione. Ma se trovo degli zozzoni incivili, li segnalo, ma quelli non hanno conseguenze, cosa li ho trovati a fare?

Questo nessuno l’ha chiesto in giunta. Spenderemo altri 20.000 euro, speriamo non ancora a vuoto.

Mense e rifiuti: gara che vai, usanza che trovi…

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L’annullamento in autotutela della gara per la refezione scolastica arriva ad anno concluso, senza una nuova gara possibile da qui a settembre – sarebbe un record, hai visto mai? – e viene adottato sulla base dell’ormai famigerato parere dell’Anac.

Viene da dire gara che fai, usanza che trovi. Già, perché ammettiamo che andasse realmente annullato l’appalto sulle mense, che quella partita si sia giocata con arbitri che non potevano essere ufficiali di gara per mille motivi (ma è singolare dire che non si è cercato all’interno, via, le professionalità dovrebbero essere note a chi bandisce una gara….), devono passare tutti questi mesi per decidere? In autotutela – ma di queste vicende, ammetto, capisco poco – significa che ti accorgi di un errore e intervieni subito. Qui si “maschera” una revoca del servizio forse nell’unico modo possibile. Di certo dopo il parere Anac e dopo le dichiarazioni pubbliche sulla “revoca” si arriva a una cosa diversa.

Soprattutto non si dice cosa accadrà l’1 ottobre. Non doveva essere scritto nella determina, ovvio, ma chi fornirà i pasti? Come si pensa di procedere?

Gara che vai, usanza che trovi, dicevo. Ebbene qui la composizione della commissione, come afferma l’Anac, era illegittima. E si è proceduto, con calma, di conseguenza.

E la composizione della commissione per l’appalto sui rifiuti? Lì l’arbitro è stato “scelto” direttamente e dopo le sollevazioni via comunicato prima del giovane Marco (Maranesi) e poi del capogruppo Pd Mingiacchi, sembra tutto messo a tacere. Quando il consigliere di maggioranza Del Villano aveva chiesto lumi sulla regolarità delle nomine in quella commissione il segretario aveva riferito che era tutto a posto ovvero che gli era stato riferito che era tutto in regola.

Si è scoperto dopo, invece, che il dirigente oggi chiede la nomina di un ingegnere e un quarto d’ora dopo si vede rispedire dalla Provincia un fax con scritto “nulla osta”, quindi lo nomina. E pensare che neanche è dipendente della Provincia ma di una società partecipata.

Certo, è un esperto e partecipa a diverse commissioni, ma non possiamo fare davvero che a seconda della gara cambiano i criteri. E che a seconda della gara da una parte si annulla, dall’altra si fanno le conferenze stampa per dire che è tutto a posto.

Un’ultima nota. Se la Camassa (aggiudicataria pur essendo arrivata seconda nell’appalto rifiuti perché la prima ha ancora un’interdittiva antimafia) non rispetta quanto ha scritto nel capitolato è giusto sanzionarla. Sarebbe interessante conoscere quante sanzioni ha avuto fino a oggi, dato che parte del servizio lo svolgeva già, e se ci sono state perché l’assessore Placidi – particolarmente attento a questa gara – non ha sentito il bisogno di comunicarle con la medesima urgenza.

Il ruolo di un assessore, la gara sui rifiuti. Perché tanta attenzione?

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Non c’è da scandalizzarsi se la maggioranza che guida la città di Anzio si ritrova in pizzeria e fa il punto della situazione. C’è da preoccuparsi se veramente gli argomenti hanno riguardato tutto fuorché le emergenze da affrontare.  A meno che non si voglia davvero immaginare che l’attività che sta svolgendo l’ex consigliere di Forza Italia Marco Maranesi, insieme a un veterano della politica locale come Paride Tulli – aperto sostenitore di Luciano Bruschini al ballottaggio di due anni fa – non venga considerata un’emergenza.

Sarebbe grave, perché prima di preoccuparsi di loro, delle elezioni, di spostare il tiro su ciò che sarà solo nel 2018 – salvo altri scossoni – forse in maggioranza qualche domanda dovrebbero porsela. Anzitutto rileggendo l’articolo 48 del decreto legislativo sugli enti locali, quello che riguarda il ruolo della giunta.

Pazienza Maranesi e Tulli, con Del Villano che ormai si assenta da tempo si vedrà, ma a nessuno viene in mente di chiedere a Patrizio Placidi il motivo per il quale ha tanta attenzione sulla mancata assegnazione della gara all’Ecocar-Gesam?

Ma nessuno legge, sente quello che si dice apertamente e in ogni angolo, avverte le tensioni palpabili?

Eppure l’argomento è serio. Serissimo. Parliamo di un’azienda che – a oggi – è gravata da interdittiva antimafia. Perché tanta attenzione? E’ comprensibile che Placidi si preoccupi dei lavoratori che sono stati esclusi dalla seconda arrivata, ma il ruolo dell’assessore non è quello di informare i giornali che la decisione sull’interdittiva è in arrivo (e comunque la Prefettura rivaluterebbe alla luce attuale l’emissione o meno del certificato) o di preoccuparsi dei pezzi di carta di una gara, persino “diffidare” a firmare il contratto con la Camassa ambiente. Ma scherziamo?

Un assessore all’ambiente deve (dovrebbe) preoccuparsi della pulizia o non della città. Deve (dovrebbe) dare corso al programma con il quale la sua maggioranza ha vinto le elezioni. E i consiglieri dovrebbero essere lì a chiedere spiegazioni. Ad esempio se “La cura dell’ambiente e in genere quella del mare che ha dato luogo a Bandiera blu” è ancora o meno “attività fondamentale dell’amministrazione“.

Questo era scritto nel programma, insieme a tante altre cose, di ciò e non delle gare (e del personale da assumere) dovrebbe occuparsi un assessore. Di questo dovrebbero parlare – ma ignoriamo se lo hanno fatto o meno – i consiglieri di maggioranza riuniti in pizzeria, a cominciare dai più giovani e finora deludenti per come si sono “allineati“.

Della mancata firma del contratto, delle pressioni che sono evidenti, di un programma inattuato, deve (dovrebbe) chiedere conto l’opposizione.

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.