La nuova maggioranza alla prova Corte dei Conti

consiglioanzio

Consiglio comunale convocato d’urgenza per lunedì prossimo ad Anzio. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla Corte dei Conti dopo i pesanti rilievi mossi sulla fidejussione prestata alla banca per la concessione del porto e altre vicende di una macchina amministrativa sballata.

Il Comune, dopo che la vicenda era stata resa nota ai consiglieri, ha mandato le sue controdeduzioni ma a quanto pare ai magistrati contabili non basta. Serve un voto del Consiglio comunale e, a questo punto, sarà il primo banco di prova per l’allargata maggioranza.

Voteranno tutti uniti, dicendo che le contestazioni sono – al solito – una specie di “accanimento” nei confronti di Anzio (sono sempre incapaci gli altri, anche quelli della Ragioneria dello Stato) o De Angelis e i suoi, finora mai teneri su questo argomento, manterranno le distanze? Voteranno tutti uniti dicendo che sono “stupidaggini” e tutto si supera?

Qui si gioca sulle tasche di ciascuno, si tratta di responsabilità erariali per le quali un giorno si potrebbe essere chiamati a rispondere, va bene la maggioranza allargata ma…

Basterà aspettare lunedì per verificare se il “patto del Turcotto” poi annunciato in Consiglio, si sarà già sciolto come neve al sole o reggerà. Aspetto che piace a chi “ragiona” e passa le giornate a pensare a maggioranze, voti e intese possibili.

Qui interessa altro: cosa ha risposto il Comune a quelle contestazioni? Perché si va di corsa in Consiglio? Chi ha ragione?

Il centro-destra unito (?) la sfida per gli altri

banchivuoti

La maggioranza ormai allargata ad Anzio, sia pure con distinguo che arrivano da più parti, insieme alla  litanìa che “tanto mancano due anni“, non devono essere un alibi per chi vorrà provare a mandare a casa la maggioranza che governa la città da venti anni. Né individuare in Candido De Angelis, unico in grado di ricompattare il centro-destra a brandelli, il nemico assoluto come fu Silvio Berlusconi a livello nazionale, potrà aiutare a portare a casa il risultato.

La sfida è importante, va giocata per una volta provando a vincerla. Non è detto che si riesca per il radicamento che il centro-destra ha dimostrato di avere in questo territorio e non da oggi, ma nemmeno si può immaginare di andare avanti pensando che gli elettori sono tutti “scemi“, “venduti” alle clientele e via discorrendo. Certo, il centro-destra non ha dato grandi prove di sé dal punto di vista amministrativo, ormai sono la Corte dei conti e la Ragioneria generale dello Stato a dircelo, oltre a un bilancio pieno di residui difficilmente riscuotibili e una città invasa dai rifiuti, né prove di solidità assoluta se il sindaco è dovuto andare in Consiglio comunale a dire “basta ai ricatti“. Non è certo un bello spettacolo, poi, quello di andarsi a “contare” nella vicina Nettuno.

Ma detto questo, fatte tutte le critiche del mondo, qual è il modello alternativo che si vuole proporre? Il nome, come detto in passato, si trova pure, ma non sarà quello a dare una sintesi credibile.

Tre anni fa circa, di fronte alla cocente sconfitta del centro-sinistra anziate capace di sbagliare il rigore a porta vuota, proposi dalle colonne del Granchio la riflessione che riporto qui sotto. Chi avrà la bontà di leggerla troverà riferimento a un grafico che non c’è ma segna – in modo netto – i “numeri” citati nelle righe che seguono. Ecco, la sfida è quella di riflettere su un modello alternativo, cominciando anche a rendersi conto che quanti non fecero l’accordo su Mangili (o Conte) nel ’95 e quanti mandarono a casa Mastracci praticamente appena eletto nel ’97, sono ormai un residuato bellico nello schieramento alternativo al centro-destra. Magari proprio da qui si potrebbe ripartire….

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Dal “Granchio”, giugno 2013

Centro-sinistra. Il suicidio (assistito) degli ultimi venti anni

Centro sinistra. Forse no, centro-sinistra. No, no, meglio centrosinistra. Basterebbe questo a capire la confusione che accompagna ad Anzio come in Italia una parte politica che non sa più vincere. Il boom berlusconiano del ’94 vide la vittoria a sorpresa, anche nel nostro territorio, di un perfetto – o quasi – sconosciuto, quarta fila Dc, che battè l’ex e accreditatissimo sindaco nonché ex presidente della Regione sull’intero collegio uninominale e nella “sua” Anzo in particolare. C’era ancora il centro diviso dalla sinistra ma i due schieramenti, insieme per comodità nel grafico che riportiamo, avrebbero fatto ad Anzio il 46,7%. “Forti” di questo dato e incapaci di leggere la realtà che emergeva dal consiglio, alle comunali del ’95 si privilegiò l’alleanza dando spazio alla “società civile” e a Luciano Marigliani preferendolo a un Sergio Mangili o Francesco Conte per i quali il Pds si divise. Vinse Stefano Bertollini ma uniti, quei voti, facevano ancora il 40,8%. Si tornò alle urne per la Camera, nel ’96, c’era l’onda lunga di Prodi, ma il centro-destra qui mieteva successi nonostante il sindaco vacillasse. Vinse Enzo Savarese, An, alla Camera, contro un uomo per tutte le stagioni come Maurizio Fiasco, poi consulente di ogni Regione guidata dal centro-sinistra e scomparso dal territorio. Il ritorno alle urne per il Comune fa capire, finalmente, che occorre andare uniti e nel ’98 Renzo Mastracci al primo turno ottiene il 45,4% poi batte Stefano Bertollini al ballottaggio. L’inizio della fine: nemmeno due settimane dopo gli alleati dei Popolari – segretario Antonio Cappuccia, ancora oggi in pista per presentare la lista del Pd – posero veti sugli assessorati e gli scavarono intorno la fossa. Il sindaco cominciò a “incartarsi” al suo interno, presentò e sfasciò a tempo di record “la migliore giunta degli ultimi cinquanta anni”, per cercare di accontentare tutti non lo fece con nessuno. Un anno e mezzo dopo di nuovo alle urne, centro-sinistra diviso tra la società civile e un “ulivista” come Giovanni Garzia e Maria Vittoria Frittelloni, centro-destra unito con Candido De Angelis. Vinse quest’ultimo, fine dei giochi. Eppure, se unito, il centro- sinistra avrebbe avuto ancora il 45,1%. Invece Garzia – l’ha detto in questi giorni – dopo il voto viene “tradito” dai partiti dei quali neanche farà il portavoce. Alla faccia dell’unità. Si vota per la Regione nel 2000, a Badaloni che diventerà presidente vanno il 39,9% dei consensi. C’è uno “zoccolo duro”, evidentemente, ma si abbandona un anno dopo. Il collegio è “perso”, così contro un big del calibro di Pier Ferdinando Casini il centro-sinistra piazza l’ex sindaco An di Pomezia Angelo Capriotti. Si dà la sensazione di avere abbandonato a se stesso il territorio, nemmeno si prova a giocare la partita. Perché non un altro “big” a rischiare la faccia e a difendere quei voti? Mistero e 38,4%. Intanto l’Ulivo fa fatica a mettere insieme le componenti, ognuno si porta dietro il partito di origine. Elezioni comunali del 2003, De Angelis è all’apice, ha governato bene, il centro-sinistra gioca la sua carta migliore nel momento peggiore: Aurelio Lo Fazio per “tirare” la sua corsa in Provincia è in campo anche come candidato sindaco: cinque liste non bastano ad andare oltre il 30%. Alle regionali 2005 sembra riemergere quello “zoccolo” e i voti per Piero Marrazzo arrivano al 41,6%. Nel 2006 per la Camera entra in vigore il “Porcellum”, Prodi è il candidato premier dell’Unione che si sfascerà di lì a poco, mette insieme Ds, Margherita e qualche altro gruppo sparuto per risalire al 42,6% ad Anzio. Le facce del centro-sinistra anziate sono sempre quelle. De Angelis finisce la sua corsa, si vota nel 2008, insieme alle politiche nelle quali c’è la novità del Pd. Al Comune con le primarie viene scelto Paride Tulli ma la coalizione non va oltre il 30% ed è un miracolo con appena due liste. Alla Camera stesso risultato, leggermente aumentato se si considera l’Idv di Di Pietro si arriva fino al 33,3%. Ancora Regione, 2010, nonostante lo scandalo Marrazzo per Emma Bonino arriva il 38,9% dei consensi. Alle ultime regionali il dato è sostanzialmente confermato, mentre alla Camera l’effetto Grillo fa crollare il Pd e la coalizione Bersani al 23,3%. Ci sono già state le primarie, il candidato è Ivano Bernardone, ma nemmeno il centro-destra spaccato serve perché si va ancora divisi, il Pd con le sue “sensibilità” che non sono altro che i partiti di provenienza e il vecchio che evidentemente dimostra di essere, Pollastrini per conto suo. Garzia – che mette insieme esperienze diverse – non va considerato o forse solo a metà. Il 21,8% di Bernardone dice più di ogni altra cosa, se lo uniamo a Pollastrini fa 27,1%. Sarà solo colpa degli “elettori che non capiscono” o è questo centro-sinistra che ha trascorso vent’anni a suicidarsi che dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda? Già, ma centro sinistra con o senza trattino? Unito o non? Intanto la città la governano altri e si fa fatica a vedere un modello alternativo, una realtà con la quale prima o poi si dovranno fare i conti.

 

Biogas, i solenni impegni già dimenticati…

sindaco cs biometano

La conferenza dei servizi sul secondo impianto

Fanno bene quelli del comitato No biogas a ricordare che in consiglio comunale sono stati presi degli impegni, ma devono cominciare a rendersi conto che siamo ad Anzio….

Il calendario secondo il quale dovevamo già avere la commissione di esperti, la proposta di variante al piano regolatore, quella del regolamento di igiene e sanità nonché l’avvio dello studio epidemiologico, rischia di fare la fine del “crono-programma” che accompagnò gli ultimi mesi di vita dell’amministrazione guidata da Giuseppe Tarisciotti.

E’ stata l’ultima della cosiddetta “prima Repubblica“, quella che ha chiuso l’era del sindaco eletto in consiglio comunale e non dai cittadini.

Se rileggiamo quel documento e andiamo con la memoria a chi faceva parte della maggioranza scopriamo che molti di loro sono ancora protagonisti. Da Bruschini a Candido De Angelis, da Perronace ad Amabile, da Succi a Placidi, da Nolfi (padre) a Zucchini, da Lo Fazio (fratello) a Mingiacchi (padre), da Borrelli ad Alessandroni.

Di quegli impegni con tanto di data, ovviamente, nessuno venne mantenuto. A cominciare dalla “variante di salvaguardia” per il piano regolatore.

Fanno bene quelli del comitato No Biogas a ricordare, ma al posto loro non ci faremmo grandi illusioni.

Borrelli, il caso è chiuso. Il dubbio che resta

borrelli

In passato e anche di recente è apparsa la notizia su quanto dissi in Consiglio comunale in occasione del dibattito su una vicenda che era stata portata all’attenzione della città. In quella occasione si polemizzava su una parola usata da un giornalista, il dottor Del Giaccio e intervenni a chiusura. Come ho avuto modo di spiegare al dottor Del Giaccio personalmente non usai l’aggettivo che tanto è stato criticato nei suoi confronti. Voglio pubblicamente in questa assise, pur nella diversità di pensiero che esiste tra noi, attestare personalmente nei suoi confronti la stima per la serietà e l’impegno che impiega nella sua professione. Mi dispiace dell’equivoco ma in tanti anni di politica e di attività pubblica credo sia noto che non ho mai superato i limiti del dissenso civile; aggiungo che il mio discorso era proteso solo ed esclusivamente a chiudere un dibattito sulle cui modalità francamente non mi ritrovavo“.

Sono le parole lette ieri dal presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, e con le quali la vicenda dello “sgarrupato” – termine usato da chi scrive – e dell'”infame” detto da lui, si chiude ufficialmente. Se c’è una cosa alla quale tengo particolarmente è la professionalità, l’onestà, il rigore e la passione che metto nel lavoro che faccio.  Senza dimenticare il rispetto per i giornalisti nel loro insieme, oggetto ora di minacce, ora di improperi, ora di maxi richieste di risarcimento del danno.

Do atto che Borrelli, pur in presenza di una richiesta di archiviazione a tempo di record da parte della Procura di Velletri, ha mantenuto la parola così come concordato nello studio del suo legale quando il procedimento era appena agli inizi. La storia era finita lì, con una stretta di mano che si è ripetuta ieri sera, ma la decisione della Procura aveva imposto una accelerazione e c’erano dei tempi da rispettare.

A questo punto non opporrò la richiesta di archiviazione e la storia- che era di mero principio – termina qui.

Resta il dubbio, che ieri ha sollevato di nuovo Ivano Bernardone, su chi è ancora moroso e chi non , ma temo che andranno ad aggiungersi ai tanti singolari misteri di questa città.

Porto, era ora. Ma qualcosa non torna…

vela

Il sindaco di Anzio ha finalmente firmato le ordinanze con le quali chiede alle cooperative ormeggiatori e a un’altra attività di restituire le aree. C’è stato un ricorso respinto, chi gestiva gli spazi ha perso, non si è arrivati a un accordo ed è giusto che la Capo d’Anzio venga messa in grado di operare.

Se lo avesse fatto prima non sarebbe nelle condizioni attuali, avrebbe pagato Life, prestito con la banca e via discorrendo, ma doveva anche prima evitare il contenzioso andando a spiegare agli ormeggiatori cosa significava l’inversione del crono programma.

Risultato? Capo d’Anzio può operare, presto diventerà del socio privato Renato Marconi, gli ormeggiatori dei ricorsi e delle minacce vanno a casa. L’auspicio, a dire il vero, è che una soluzione si trovi. Come affermato in passato se l’ultima proposta di accordo per il “service” era 100, ora deve essere minimo 99 dato il tempo passato e i costi sostenuti dalla società, ma non possiamo certo iniziare il porto chiamato a rilanciare l’economia della città… facendo perdere posti di lavoro.

A maggior ragione non possiamo farlo se chi, alla stessa stregua, ha fatto un ricorso dopo l’altro e oggi non è raggiunto da provvedimenti: il Circolo della vela di Roma. Il sindaco dovrebbe spiegare ai cittadini ancora proprietari del 61%  perché non c’è ordinanza, se è stato trovato un accordo e su quali basi. Perché non possiamo mandare via gente di Anzio che avrà mille torti ma lì lavorava e tenerci sia pure importanti “signori” di Roma che hanno speso più di avvocati che di canone da versare annualmente (4500 euro), per ottenere ciò che avrebbero avuto firmando la “manleva” proposta mesi fa dalla società.

Ecco perché dobbiamo sapere se c’è un accordo e cosa prevede, perché sotto al circolo ci sono dei posti barca che erano destinati – da quel poco che sappiamo – ai soci dell’esclusivo club e invece sono della Capo d’Anzio. Ecco perché qualcosa non torna.

Biogas, bene sindaco. Ma non è finita…

sindaco cs biometano

Stavolta ha mantenuto la parola data, è andato in Regione e ha detto no all’impianto di biometano proposto in via delle Cinque Miglia. Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha fatto bene. Sia ad andare – come si era impegnato a fare in Consiglio comunale – sia a divulgare ufficialmente la nota (PARERE_CONTRARIO_ALLA_REALIZZAZIONE_IMPIANTO_RIFIUTI.stamped )depositata alla Regione Lazio.

Il primo cittadino, però, sa anche che non è finita. Sia per questa proposta, sia per l’impianto del quale “non sapeva” (ma pochi ci credono e i fatti lo smentiscono) autorizzato anche grazie al parere favorevole del Comune già nel 2012. Impianto contro il quale è stato proposto ricorso al Tar perché modificato rispetto a quella autorizzazione. Anche qui il Comune era stato informato, non ha detto nulla, oggi ricorre con un rischio: sospesa la modifica, si torna alla biogas originaria.

Ecco perché la partita non è chiusa. La politica di casa nostra si è apertamente schierata: chi dalla parte del primo impianto, chi da quella del secondo. Chi per amicizia di lunga data, chi per questioni (o terreni) di famiglia.

Per questo dire no rischia di essere insufficiente in questo caso, mentre il ricorso al Tar è tardivo per l’altro. Che fa la maggioranza di casa nostra? Prende tempo e lavora a scenari alternativi….

Per l’impianto oggetto dell’odierna conferenza dei servizi si è pronunciato il Consiglio comunale? Va detto no, ovvio. Intanto si fa notare (anche nella lettera che il sindaco ha depositato) che un’altra centrale per l’organico è già autorizzata…. Tradotto: togli quella linea, sul resto vediamo.

Il ricorso al Tar? Lo hanno chiesto a gran voce maggioranza e opposizione, c’è una mozione unanime. Va fatto. Se vince il Comune, però. resta in piedi l’altra autorizzazione. Ed ecco che la via d’uscita “politica” è quella di dire: va bene, se proprio devi farlo, riduci i volumi perché non vogliamo essere pattumiera di Roma.

Luciano Bruschini oggi ha fatto bene, va ribadito, ma lo scenario che si prospetta, purtroppo, è altro.  Speriamo di sbagliare, ma la strada sembra tracciata.

Morosi, niente nomi. Ma che fine hanno fatto?

savarinoborrelli

Il segretario comunale (a sinistra) e il presidente del consiglio comunale

Era questione di qualche giorno, sono passati ormai quattro mesi e non sappiamo ancora – né sembra interessare ai consiglieri comunali che pure si stracciarono le vesti per l’uscita della notizia – chi sono gli eletti o gli assessori “morosi” nei confronti del Comune di Anzio.

La vicenda, sollevata dall’ufficio politiche delle entrate per circa 400.000 euro, riguardava sedici tra consiglieri e assessori, direttamente o per società legate a familiari o per le quali si possedevano delle quote. Abbiamo provato a chiedere i nomi, ma ci sono stati negati per la privacy, cosa confermata anche dal difensore civico dell’Area metropolitana. Non potremo sapere chi sono i rappresentanti eletti o che svolgono un ruolo pubblico in giunta, morosi nei confronti dell’ente nel quale prendono decisioni o svolgono un ruolo amministrativo.

Se esistono e che cosa è successo, però, sarebbe ora di renderlo noto. Finora l’unica cosa che sappiamo è che ci sono state le lettere dell’ufficio, quindi si è cercato di ridimensionare la vicenda a “solo” 30-40.000 euro, ma ignoriamo se l’ufficio inviando quelle lettere avesse ragione o meno. E se la situazione è stata sanata oppure no ovvero se, da allora, c’è chi è rimasto in consiglio o in giunta come incompatibile.

Passato il Santo, come diciamo da queste parti, finita la festa. Archiviato lo stucchevole Consiglio dedicato al termine “sgarrupato” usato in questo spazio, ci si è dimenticati della vicenda. Lo hanno fatto per primi coloro che  pure avevano avviato il dibattito. Il presidente dell’assemblea, Sergio Borrelli, ha detto che gli uffici stavano lavorando. Che fine abbiano fatto i dati, però, non lo sappiamo.

Sentiamo dire – e magari qualche consigliere di quelli che tanto si animarono, a cominciare da Ivano Bernardone,  dovrebbe chiedere conferma – che pochi hanno pagato o si sono messi a rate. Non solo, c’è chi avrebbe “rimosso” la potenziale incompatibilità lasciando quote societarie.

Fossero anche 10 euro che un consigliere o un assessore deve al Comune – al netto di dimenticanze e difficoltà del momento – possibile che nell’era del 3.0 non si debba sapere una cosa del genere? Comprendiamo che la politica tenda a rinviare, auto assolversi, comprendere e via discorrendo, ma i tecnici? Il segretario generale, nonché responsabile dell’anti corruzione, ha nulla da dire in materia? Non a chi scrive, certo, ma al Consiglio comunale ovvero alla città.

La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

confeservizibiogas

Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.

Non serve un candidato, ma un’idea di città

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Volge mestamente al termine l’esperienza di Luciano Bruschini. Comunque andrà a finire l’infuocato consiglio comunale che si annuncia domani, è evidente che questa maggioranza è implosa e che il sindaco potrà riuscire a tenerla compatta per un voto, magari anche da qui al 2018, ma con una situazione ormai fuori controllo.

Con la maggioranza a pezzi si sfalda il sistema di potere messo in piedi, fatto di interessi – per carità, legittimi – veti incrociati, voglia di apparire e dire l’ultima parola, immaginare chissà quali strategie. Su questa vicenda delle centrali biogas stiamo assistendo veramente a tutto e di più. Ora sembra che l’uscita delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà, al termine dell’ennesima giornata convulsa, abbia nuovamente gettato nel panico i “placidiani” ritrovati. Ignoriamo ancora la mozione faticosamente messa in piedi dalla maggioranza e già, di fatto, “strappata” dalle due che  propongono un ricorso al Tar – previsto dalla stessa determina regionale – però in consiglio non hanno diritto di voto. Basta questo “cinema” al quale stiamo assistendo da giorni per dire a che punto siamo arrivati, senza che la città ne tragga alcun beneficio. Anzi….

In questo quadro si fa sempre più affannosa la ricerca di un candidato sindaco. Non serve, se prima non si immagina un’idea di città. Diversa da quella proposta finora, che punti a rovesciare un modello fallito. Era pure apprezzabile “Mare, cultura e natura” che il progettista del piano regolatore Pierluigi Cervellati indicava nella sua relazione, ma si poteva e doveva immaginare che con questa classe politica sarebbe diventato “Varianti, cemento e furbizie“. Ora si aggiungono anche rifiuti da mezza provincia di Roma, se mai dovessero partire entrambi gli impianti.

Modello al quale Candido De Angelis si oppone da qualche anno, pur continuando a essere – soprattutto dopo la sua intervista al Granchio – corteggiatissimo da chi tre anni fa lo avrebbe volentieri ucciso. Politicamente, si intende. Se i compagni di viaggio, alleati di un tempo, fossero davvero quelli, sa lui stesso che sarebbe una minestra riscaldata.

Certo, un’alleanza elettorale e un candidato sindaco si trovano, magari si vince pure, ma per fare cosa? Quale città si ha in mente? Da qui dovremmo partire. Ce l’avessero Bruschini e i suoi alleati, per esempio, oggi non saremmo qui a discutere di biogas, mozioni, attacchi isterici, firme, crisi, dimissioni. Soprattutto dopo che l’assessore Placidi è  andato in conferenza dei servizi a dare il via libera alla prima centrale. Era lì a titolo personale? Crediamo proprio di no.

Allora occorre immaginare una città anzitutto delle regole, certe e per tutti. Inderogabili. Una città che studia la possibilità di fare una moratoria del piano regolatore – che nei fatti ha già stabilito il mercato – e dove ci sono delle previsioni non accetta varianti. Non puoi fare l’albergo? Pazienza, lo farai più in là… Una città da riqualificare nelle costruzioni vecchie e, presto, anche nuove, magari studiando appositi incentivi per chi risparmia energia e anzi ne produce di pulita.

Dove le superfici a uso pubblico frutto del piano andrebbero almeno armonizzate, sarebbe già un passo avanti rispetto a strade dove c’è un pezzo di marciapiede, poi uno slargo, quindi due piante secche.

Dove l’unico progetto di sviluppo messo in campo grazie all’intuizione di Renzo Mastracci che lo fece inserire nel piano regionale e a quella di De Angelis che lo sostenne – quello del porto – diventa operativo come previsto, perché altrimenti muore se aspettiamo che la politica, questa classe politica, decida il presidente o cosa fare della Capo d’Anzio.

Una città che pensa ai prossimi 50-100 anni, non al mese prossimo, immagina che quel “mare, cultura e natura” siano davvero un’occasione di sviluppo. Come?

Pensando in grande, puntando sulle risorse che tutti decantiamo ma sulle quali ci perdiamo, preoccupandoci “della politica”, di “che fa Candido” o “che fa Luciano” di “quelli del Pd però…” .

Pensando a un progetto turistico culturale vero, di respiro internazionale, quindi non fatto di sagre e sagrette, mercatini o soldi a pioggia, magari all’associazione “di” questo o quell’assessore o consigliere. A un Comune che non dà lavoro con l’appalto dei rifiuti o le cooperative ma crea le condizioni perché riparta l’economia. Questo è il modello alternativo. Che dovrà essere capace di dire no quando è necessario, anche se qualche amico resterà deluso. Che dovrà fornire a chi vive ad Anzio, e sono sempre di più, intanto servizi anche solo 1.0 ma certi, dignitosi, uguali per tutti, comprensibili. E dove i cittadini – sono tanti, troppi – abituati a non pagare, anche grazie alla complicità di chi non va a riscuotere (lo dice la Corte dei Conti)  dovranno cominciare a farlo.

Sfogliavo qualche giorno fa una guida turistico stradale del 1967, redatta con la collaborazione del compianto commendatore Egidio Garzia. Sono passati 50 anni ma è di un’attualità assoluta, pur in un’epoca indiscutibilmente diversa. Non si torna indietro su Anzio 2, Caracol, Zodiaco e Villettopoli che allora non c’erano, ovvio, ma abbiamo il dovere di ripartire da ciò che di buono c’è stato e c’è in questa città.

Non è questione di candidato e basta, un ragionamento del genere  appartiene alla politica che domani scriverà – speriamo – una delle sue ultime pagine.

 

Estate 2016, finalmente c’è un bando

bandoestate2016

All’albo pretorio del Comune di Anzio è pubblicato l’avviso pubblico per chi vuole presentare iniziative da organizzare per la prossima estate. Finalmente ci sarà almeno un metodo da seguire per segnalare le iniziative che si intende realizzare.

Se continueremo a spendere soldi a pioggia o meno, invece, è tutto da capire perché a una lettura superficiale tutti possono proporre e sui criteri di scelta non ci sono indicazioni. Ma è un passo avanti, va dato atto all’assessore Laura Nolfi e al responsabile del settore, Aurelio Droghini.

Restano da comprendere i criteri, chi e sulla base di quali competenze deciderà “insindacabilmente” dando una valutazione “di ordine artistico, economico, tecnico“. In passato indagini del genere venivano fatte praticamente a voce, o grazie a questo o quel politico che sponsorizzava questa o quell’associazione o qualche impresario.

Il bando è per l’estate, diventa un’occasione e una sfida anche per l’opposizione. Di recente il Pd – dopo aver parlato nei mesi scorsi di “sperpero” dei soldi – ha presentato un programma alternativo. Cosa si poteva fare, per un anno, con la cifra spesa dal Comune per eventi in molti casi singolari. Ebbene si trovi qualche organizzatore, associazione o singolo che proponga – sulla base dell’avviso pubblicato – una delle iniziative avanzate dal Pd. Sarebbe un altro passo avanti.

Hai visto mai che per una volta, uscendo dal politichese, possa nascere qualcosa di positivo per la città?