Ebola, la Asl che “indaga”, i segreti di Pulcinella

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Non sorprende che la Asl avvii accertamenti su una presunta fuga di notizie in merito al sospetto caso di ebola avvenuto ieri all’ospedale “Riuniti” di Anzio-Nettuno. Riferisce Young tv che l’azienda sanitaria non avrebbe “gradito” la notizia e starebbe indagando. E’ sempre così, anziché preoccuparsi della veridicità di un fatto riportato, si va alla ricerca del capro espiatorio. Di chi possa aver dato la notizia. Tranquilli, quello di ebola – cari investigatori della Roma H che sarete chiamati a cercare di capire – era uno dei tanti segreti di Pulcinella di casa nostra.

Chi era in pronto soccorso ieri, infatti, ha dovuto indossare la mascherina. Ai parenti in attesa fuori è stato detto che c’era un ipotetico caso di virus e sono scattate le misure di prevenzione previste dai protocolli. E’ vero questo? Basta e avanza per scrivere. Se poi non era ebola ma un caso diverso, se ne prende atto. Ma ieri, davvero, bastava essere in pronto soccorso per capire se non altro l’agitazione che c’era.

Questa vicenda mi ricorda la convocazione in Procura, quando ad Anzio arrestarono due egiziani presunti terroristi in procinto di preparare un attentato a Roma. Una “bufala” colossale, alla fine, ma quel giorno la paranza con gli immigrati venne fatta rientrare in porto prima, c’erano carabinieri schierati, elicottero… A chi mi interrogava chiedendo chi mi avesse fornito la notizia risposi candidamente che tutto era avvenuto in “un porto di mare”. Sostenendo con questo che era di dominio pubblico. L’interrogatorio per quella “fuga di notizie” finì lì.

L’operazione di allora dei carabinieri, come l’avvio delle procedure di ieri in pronto soccorso e come tante altre notizie “sgradite” a dirigenti di aziende sanitarie, politici, imprenditori, sono note e i giornalisti sono tenuti a darle. Verificando, andando sui posti, affidandosi a fonti attendibili, chiamando gli uffici stampa che spesso come prima cosa “smorzano” o prendono tempo, ma esiste il dovere dei cronisti di informare e quello dei cittadini di sapere. Seguendo sempre il principio del: vai, vedi, racconta.

Altro che “fuga di notizie” o personale che ha fatto la “soffiata”. Alla Asl si preoccupino d’altro, non dei segreti di Pulcinella.

La scuola a Ivana Gregoretti, un bel gesto e gli errori dovuti alla fretta

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Erano diventate famose le “mamme di via Jenne”. Nella redazione del Granchio, alla fine, ci ridevamo su. Perché loro non mollavano e Ivana Gregoretti, allora assessore alla pubblica istruzione, faceva di tutto pur di risolvere la situazione. A via Jenne e negli altri plessi scolastici del territorio. Intitolare quella scuola alla compianta insegnante (prima che assessore) educatrice (prima che impegnata in politica) ma soprattutto persona per bene come se ne ricordano poche, era un atto dovuto. Un impegno che il sindaco Luciano Bruschini ha mantenuto.

La memoria corre ai diversi aneddoti che hanno riguardato chi scrive e Ivana, fino alla telefonata che mai si vorrebbe ricevere: l’incidente, forse è… la tragica conferma.

Oggi è importante ricordare quello che ha fatto Ivana, anzi come ha sottolineato l’ex sindaco Candido De Angelis se oggi si arriva a intitolare una scuola a chi ha svolto attività amministrativa sul territorio è perché esiste un altro modo di fare politica.

Sarà bene che ai bambini di via Jenne, ogni anno, all’inizio della scuola, si spieghi perché il plesso ha quel nome e chi era Ivana Gregoretti.

Quello che dispiace, ma che comunque non inficia la scelta del Comune di intitolare la scuola, è che per un giorno di commozione e festa,  i lavori di “facciata” siano stati fatti all’ultimo minuto. E solo, appunto, nella parte anteriore della scuola, mentre i genitori si lamentano di condizioni difficili comuni – a dire il vero – anche ad altri plessi. Sarà stata la fretta, la stessa che sulla pagina facebook del sindaco fa scrivere Iva anziché Ivana (poi corretto). O il modo di agire di questa amministrazione, da “ultimo minuto”. Fu così anche per Roger Waters: dipinta solo la parte visibile dell’inferriata delle scuole di via Ambrosini, un anno dopo quelle arrugginite stanno ancora lì e peggiorano giorno per giorno.

Ispettori ambientali, la segnalazione “segnalata” e quello che non torna

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Ti arriva un verbale da chi vuole capire. Da chi ha avuto il “richiamo” dagli ispettori ambientali ma scopre qualche singolarità. Certo, ha sbagliato e vorrebbe anche pagare – è un cittadino che di solito rispetta le norme – ma a leggere il foglio resta colpito.

L’italiano è quello che è: “La presente segnalazione permette all’utenza di ottemperare alle norme segnalate senza l’emissione di sanzioni amministrative e/o penali entro un termine di 5 giorni e consegna della documentazione presso l’ufficio ambiente, settore ispettori ambientali comunali siti in…

Segnalazione segnalata? Già, ma quale poi? E cosa dovrebbe consegnare il cittadino per evitare l’emissione di sanzioni? Si ignora, anzi pare una gag di Totò. Ma è solo un aspetto di questo raffazzonato servizio messo in piedi evidentemente in fretta e furia. Ricordiamolo: senza alcun bando, né criteri sulla scelta dei volontari.

L’altro aspetto è formale. Nella polizia locale – riportata nel verbale subito dopo la scritta Città di Anzio – non esiste un nucleo ispettori ambientali. Non risulta essere mai stato costituito e, se lo è stato, non fa capo alla polizia locale. Né se ne trova traccia sul sito del Comune alla voce “Amministrazione trasparente”. Di più, si parla nel verbale di un “responsabile del settore ambiente” che non risulta mai nominato e anche in questo caso non è indicato sul sito. Dove, giova ricordarlo, alla polizia locale corrispondono: comando territoriale Anzio centro, decoro urbano – controllo lotti – commercio, comando territoriale Lavinio, servizi contravvenzioni, notifiche, pronto intervento, segnaletica. All’ambiente e sanità, invece, corrispondono: gestione rsu, servizio tutela parchi e giardini, ufficio gestione sicurezza, ufficio igiene e sanità.

Chi ha preparato i fogli dei verbali? E dove sono il nucleo e il responsabile? Mistero. Segnaliamo la segnalazione – si gioca eh… – hai visto mai che qualcuno risponde?

Anzio e Nettuno, quelli che tremano per “Mafia capitale”

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La vicenda emersa con l’indagine “Mafia Capitale” sta facendo tremare il mondo politico e imprenditoriale dell’intera regione. E più di qualche “galoppino”, dalle nostre parti, si preoccupa dei risvolti che la vicenda può avere. Intanto vale per chi è stato arrestato e per chi è indagato il principio di sempre: tutti innocenti fino a prova del contrario. Certo il quadro che emerge è devastante e mette a nudo un sistema politico-mafioso trasversale tra esponenti di centro-destra e Pd,  indegno. L’indagine della Procura di Roma e del Ros dei carabinieri è stata definita “solida” anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. A confronto le vicende delle cooperative di casa nostra sono una passeggiata di salute.

Però ad Anzio e Nettuno c’è chi ha sostenuto apertamente le campagne elettorali di chi, oggi, finisce nell’indagine con accuse molto pesanti. C’è chi ha chiesto e ottenuto voti per Luca Gramazio o per Tommaso Luzzi, entrambi accusati di associazione di tipo mafioso, il primo anche per corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Non ci sono – agli atti – vicende relative al territorio, salvo un’intercettazione nella quale si fa riferimento all’esplosione ad Anzio – con una persona deceduta – della villa di uno degli arrestati che la presunta “cupola” voleva mettere alla direzione dell’Ama, la municipalizzata di Roma.

Detto questo, però, si avverte forte preoccupazione tra chi sosteneva quei candidati alle elezioni. Al solito le più temute sono le intercettazioni telefoniche. Tranquilli, fra questi atti l’unico riferimento ad Anzio è quello già citato. Di Nettuno nulla. Né compaiono i portatori di voti di Gramazio e Luzzi. Sanno loro, i “galoppini“, a questo punto, cosa hanno detto al telefono ma soprattutto cosa hanno fatto. Se hanno la coscienza pulita, di che preoccuparsi? Il problema è se non ce l’hanno pulita, se in qualche modo sono entrati in quel “mondo di mezzo” citato da uno dei principali personaggi di questa storia, Massimo Carminati. Perché le intercettazioni sull’ordinanza sono solo una minima parte di quelle realizzate e l’inchiesta è destinata ad avere ulteriori sviluppi.

Gli ispettori ambientali “detective”, le ronde, la città senza regole

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Sembra un blitz vero e proprio. Parcheggiano l’auto piena di adesivi che già “certifica” il loro avere a che fare con il Comune. Scendono in divisa, tesserino e paletta (quella a dire il vero sembra giocattolo) e chiedono informazioni. Ci sono ancora – anche a estate finita – e sono più “agguerriti” che mai gli ispettori ambientali. Peccato che vadano dai cittadini a chieder loro di fare da delatori. Già, proprio così. Di chi sarà mai quel terreno incolto da anni, diventato improvvisamente un lotto sul quale i novelli investigatori stanno indagando? Chissà… Scendono dall’auto e mostrano il tesserino perché vogliono saperlo.

Poi rifletti un attimo e dici: ma come, voi siete una specie di “sceriffi” del Comune e non sapete di chi è un terreno? Volete davvero dirci che in Comune nessuno sa chi è il proprietario? No, diteci che siamo su Scherzi a parte, dai…

Purtroppo è tutto vero e i volontari a 10 euro di rimborso al giorno ovvero ispettori e/o aspiranti sceriffi, continuano la loro attività di “detective“. Con tanto di dubbio riconoscimento della qualifica di agente di polizia giudiziaria. Il tutto senza alcun bando da parte del Comune per cercarli, né conoscenza dei criteri con i quali sono stati scelti, né avere – a oggi – un consuntivo di cosa hanno prodotto e quali attività stanno ancora svolgendo. Ad esempio, la pulizia della città se ne è giovata? Sembra proprio di no. A controllarli resta sempre un dipendente del Comune che è, al tempo stesso, controllato in quanto punto di riferimento delle associazioni che hanno “fornito” ispettori. Chissà che in quella che molti identificano come una battaglia per ripristinare la legalità, il segretario generale si accorga anche di questo.

Intanto possiamo dormire tutti sonni più tranquilli. Dal 13 dicembre arrivano le “ronde” volute da Fratelli d’Italia. Speriamo bene, perché i rischi che si corrono sono diversi. Per chi sarà in strada e per i cittadini. Prendiamo l’iniziativa come una provocazione, un segnale – se ce ne fosse il bisogno – che la sicurezza è ben poca come dimostrano anche recentissimi fatti di cronaca. Ma attenzione, non aggiungiamo agli “sceriffi” dell’ambiente quelli che fanno i paladini della sicurezza. Perché rischia di finire male il primo ubriaco – peggio se immigrato – che si aggira dalle parti delle “ronde” e magari fa una battuta fuori posto.

La realtà è che in questa città senza regole chi si alza prima, come recita il vecchio adagio, si veste. La questione sicurezza dovrebbe essere oggetto di un sereno, serio e costruttivo confronto istituzionale. Di un investimento, importante, su telecamere che invece non funzionano o lo fanno a singhiozzo. Di un coinvolgimento – se non erro era nel programma di Bernardone sindaco – delle agenzie di guardie giurate. Comunque servirebbero dei criteri che, al solito, qui non ci sono. Il motivo? Semplicissimo:  con una commissione rabberciata e qualche ispettore ambientale – con tutto il rispetto per i componenti – il Comune pensa di aver risolto il problema.

Mense, quando il confronto supera tutto il resto

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Sedersi intorno a un tavolo e confrontarsi. Senza posizioni preconcette, senza pensare che chiunque parli di mense – soprattutto quando a farlo sono genitori – voglia “strumentalizzare“. E’ dal confronto, al quale bene ha fatto l’assessore Laura Nolfi a non sottrarsi, che nascono soluzioni. Così domani non ci sarà alcuna protesta, perché nelle more di una vicenda, quella dell’intero appalto, che resta da chiarire ed è all’attenzione di altri organi, intanto si cambia il menù.

Cosa abbia attratto nella commissione giudicatrice il menù aggiuntivo offerto dalla ditta, pieno di trote, è da capire, ma intanto si torna a quello a base di gara ed è un passo avanti. Poi sui gusti dei bambini nemmeno si dovrà discutere, ma su quantità e qualità delle derrate, sulle ricette da eseguire e tutto il resto che emerge dal rapporto della nutrizionista del Comune è indispensabile farlo. Come controllare, costantemente, senza immaginare che c’è chi lo fa perché è “strumentalizzato“.

Anzi, per sgomberare il campo dai tanti dietrologi di professione, si chiedano i verbali che la dottoressa Raimonda Dessì faceva o meno alla Serenissima. Così tutti staremo più tranquilli e sapremo che con i nostri figli l’ex società appaltatrice ha sempre rispettato le regole oppure che in alcune occasioni non l’ha fatto. Sapremo se è stata sanzionata o meno. E’ importante conoscere per capire se veramente, come dicono quelli che oggi se la prendono con la Dessì che ha fatto solo il suo lavoro, la nutrizionista in passato è stata più magnanima.

In ogni modo una giornata iniziata male, con il tentativo segnalato dai genitori di negare le chiavi del locale dove si sarebbe svolta la riunione e la situazione poi risolta, si è conclusa nel migliore dei modi.

Certo sarebbe stata una beffa tenere chiuso a semplici cittadini uno spazio pubblico concesso in fretta e furia a un partito appena nato per fare la sua campagna elettorale o a un altro che doveva svolgere le primarie. Sarebbe stato un affronto dire no a semplici cittadini dopo aver dato a chi inneggiava a moti fascisti la sala del Consiglio comunale. Indecente applicare regole (ma quali?) in un Comune dove si danno sedi a chiunque e senza criterio. Alla fine tutto si è risolto ed è meglio così.

Sindaco, assessori e dirigenti del Comune devono rendersi conto, però, che se Bruschini ci prometteva il 3.0 che non c’è, ormai i normali cittadini usano per comunicare ogni mezzo possibile e che per loro il 2.0 è più che sufficiente. Lo stop alla manifestazione di domani è arrivata con messaggi telefonici e social network, poi la notizia è rimbalzata sui siti di informazione.  La politica nostrana e gli zelanti funzionari sembrano far fatica a comprendere e ad adeguarsi…

Porto, con la Capo d’Anzio ora si gioca a carte scoperte

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Ha fatto bene il Pd a presentare una mozione per la ricapitalizzazione della “Capo d’Anzio”, società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio. Come da anni ripeteva Aurelio Lo Fazio, il nodo della questione è tutto nella società. Altri si ergevano a “sacerdoti” delle procedure (sbagliando) e cercavano pareri a soggetto, intanto la Capo d’Anzio finiva per il 39% in mano a un privato grazie a un regalo fatto qui, come altrove, da più governi. Privato – leggi Renato Marconi – che aveva “inventato” Italia Navigando, ne era stato amministratore e nel frattempo aveva creato le condizioni per prendersi, come sontuosa buonuscita, una serie di pacchetti societari.

Ecco perché è importante ricapitalizzare e il motivo per il quale la mozione del Pd – poi votata all’unanimità e inizialmente presa “male” dal sindaco – mette un punto fermo. Un Pd propositivo e capace – era ora – di mettere in difficoltà una maggioranza alle prese con le sue bazzecole. Di “inchiodare” il Consiglio alla sua responsabilità.

Se il Comune per la sua parte ricostituisce il capitale sociale, altrettanto deve fare Marconi, Se il capitale sociale c’è si evita la liquidazione coatta o, peggio, il fallimento. Restano i debiti, non c’è dubbio, ma a quelli finalmente – dopo 15 anni dalla sua costituzione –  la società può iniziare a fare fronte con gli introiti derivanti dalla concessione ottenuta.

Anche il 13 novembre – il Pd è dovuto ricorrere all’accesso agli atti, sempre per la trasparenza… – i revisori dei conti hanno detto che occorre ricostituire il capitale. Il sindaco, che com’è noto “non sa” ma poi diventa tuttologo, ha detto in consiglio comunale che “non è vangelo“. Certo, sa pure che l’alternativa è la scalata di Marconi alla Capo d’Anzio, come modestamente da questo spazio si ripete da mesi. Perché se un giorno fosse necessario cedere le quote il privato sarebbe in prima fila. Perché ha fatto  per la Capo d’Anzio – come fece per Italia navigando – una serie di servizi che andranno in qualche modo riconosciuti. Giochiamo  a carte scoperte, allora: ecco i soldi per il capitale sociale, Marconi metta i suoi.

E qui sorge un altro dubbio: “Non si può fare – ha detto subito il sindaco – il Comune non può“. Salvo poi rivedere la sua posizione a seconda di ciò che diranno i tecnici. Premessa: se non si può fare questo, non era possibile fare nemmeno la fideiussione per il prestito del quale, fra l’altro, scade la prima rata…

Se la fideiussione è servita per una “star up” (!?) e si è trovato il modo di prestare la garanzia perché non potevamo buttare a mare il lavoro fatto finora alla vigilia dell’avvio degli incassi, si trovi adesso il modo di finanziare questa operazione. Magari bastava qualche spesa in meno per manifestazioni estive di nessun lustro – non coperta dal bilancio e per la quale è servita una variazione – e oggi ci sarebbero anche i soldi. Che si trovano, volendo. Così come si può spiegare al commissario per la spending review che prima di chiudere la Capo d’Anzio e metterla nelle mani di un privato per i bilanci in perdita da anni, è il caso almeno di far incassare qualche euro. Di mandarla a regime, come sta cercando faticosamente di fare e come sa bene il sindaco che in assemblea dei soci ha votato il piano della società.

Bruschini ha ribadito in Consiglio che sta lavorando per rifare la gara, in bocca al lupo. Intanto però dia corso a questa mozione, non facciamo la fine della sua “parola d’onore” per riprendersi le quote entro il mese di ottobre o, peggio, dell’ordine del giorno rimasto un pezzo di carta con il quale prima che arrivasse Marconi il consiglio comunale all’unanimità aveva chiesto di procedere in tal senso.

Su una cosa siamo sempre stati d’accordo: il porto è della città. Nessun magnate russo, turco, del Kuwait o americano (queste le voci messe in giro) e nessun Marconi di casa nostra potrà mai impedirci con una sbarra o un cancello di fruire di un ipotetico “Marina“. Noi abbiamo un porto, quel porto “è” Anzio. Non dimentichiamolo.

Caso mense, ci vuole rispetto. Altro che “stro…”

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Si fa presto a liquidare con “è una stronzata” – parole testuali – le contestazioni arrivate da più parti sulle mense nel consiglio comunale di ieri. Voglio sperare che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, si riferisse – prima di ripensarci e votarla – alla mozione con la quale alla fine si dà incarico al segretario generale di valutare l’intera vicenda. Perché se la battuta era riferita al contenuto della relazione della nutrizionista sarebbe di una gravità inaudita. E sarebbe altrettanto grave se il riferimento fosse ai giornali, venuti in possesso di un atto che era in Comune. Strano che si voglia fare, adesso, una questione di lana caprina per stabilire a chi fosse indirizzato o meno. Diciamo che in un ente dove “sparisce” il parere del Ministero dell’Interno su un assessore incompatibile non si può certo dare lezione su come e a chi indirizzare un documento. Che esiste e ha dato spunto ai giornalisti – che fanno il loro lavoro – per portare alla luce una vicenda grave. Gravissima. Altro che “stro.…”

Per la prima volta in questo Comune, infatti, abbiamo nero su bianco la relazione di una nutrizionista incaricata dall’ente che dice: non mi hanno fatto svolgere il mio lavoro in avvio del servizio – notizia di reato, come segnalato da Candido De Angelis e caso già all’attenzione della Procura, come detto dal segretario generale – quando sono andata a fare gli “audit ispettivi” ho trovato una serie di violazioni. Le ha poi riferite in commissione – ma l’assessore Nolfi forse non c’era, la presidente Fontana sì – e le ha spedite in Comune. Come vuole il suo ruolo.

C’erano prima relazioni del genere? E cosa ne è scaturito? Sarebbe interessante saperlo. La dottoressa Raimonda Dessì, infatti, è stata incaricata dal Comune, come ieri ha ricordato Marco Del Villano, su sollecitazione che arrivava dalla commissione mense e in particolare da Paride Tulli che ne era componente. Commissione che usciva, controllava, quando diceva che andava bene era brava, quando segnalava anomalie era “strumentalizzata”, ma soprattutto che non poteva fare contestazioni. Del Villano, dando dimostrazione di conoscenza della materia ed ergendosi un po’ a professore, ieri ha spiegato bene come funziona. Vero, non è il Consiglio comunale a poter revocare un contratto – che peraltro ancora non c’è, ad Anzio funziona così… – ed esistono figure come il Responsabile unico del procedimento e il direttore esecutivo del contratto ai quali competono le contestazioni. Sulla base delle segnalazioni della commissione mense e, soprattutto, della Dessì. Poi si avviano le controdeduzioni e tutto quello che vogliamo. Bene, la procedura è questa e ringraziamo Del Villano di averla ricordata. Così come non possiamo basarci sul gusto dei bambini ma sul rispetto del capitolato. E questo ha fatto la Dessì: il suo lavoro. Per questo non merita di essere liquidata – nemmeno con il pensiero – con l’aver detto “stro…”. Tanto meno, come si sente negli ambienti, facendo dietrologia sul fatto che solo ora ha iniziato a contestare. Diciamo che prima il suo rapporto era diretto con la dirigente oggi sospesa. Allora, per sgomberare il campo: c’erano relazioni simili? E cosa dicevano? Si tirino fuori e vediamo se la “Serenissima” meritava, alla fine, le poche centinaia di euro di sanzione avuti nel suo periodo di gestione ad Anzio.

Poi il caso vuole che non ci sia più il precedente responsabile unico del procedimento perché sospesa dopo la condanna in primo grado e che il segretario abbia voluto sostituire il direttore dell’esecuzione del contratto dopo il tentativo di non fornire gli atti a un consigliere comunale sostenendo che ci fosse un “segreto” da rispettare. Vicende che accalorano tanto la politica, al punto che sulla vicenda c’è chi ha preferito uscire dall’aula al momento del voto, per niente i genitori che mandano i figli a scuola. I quali si preoccupano che dal punto di vista di quantità, qualità e valore nutrizionale sia fornito il dovuto.

Qui non interessa chi, materialmente, è chiamato a verificare e sanzionare bensì che la ditta rispetti quanto ha detto nell’offerta e il capitolato. Se lo fa, ben venga. Se non lo fa, si accomodi. Tutto qui.

L’estate blu, quante fatture numero uno…

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Il consigliere comunale Andrea Mingiacchi ha annunciato via facebook che domani nel corso dell’assise civica proporrà un regolamento dei rapporti tra Comune, associazioni e comitati di quartiere. Si farà – speriamo – finalmente chiarezza. Abbiamo espresso lì l’idea di evitare il sostegno ad associazioni o comitati nella compagine dei quali ci fossero consiglieri comunali e/o amministratori, candidati alle elezioni. Altri hanno affermato che ciò che associazioni e comitati fanno va debitamente rendicontato. E’ un primo passo. Certo non è “il” problema più urgente di Anzio ma è uno dei più seri.

Semplicemente perché attraverso associazioni  si è gestita – ad esempio – la programmazione estiva. A scorrere le determine dirigenziali con le quali vengono liquidate le prestazioni si scopre che in molti casi la fattura presentata al Comune di Anzio è la prima che emettono. Strano ma vero. Eppure nella programmazione, leggiamo sempre dagli atti, si è “reso indispensabile l’utilizzo di operatori economici, con esperienza qualificata nel settore, per la gestione degli aspetti di carattere organizzativo e di rapporti con gli artisti“.

Sono così esperte nella loro materia che non fanno spettacoli, né organizzano manifestazioni o simili, se non ad Anzio.

Normale? Può darsi, ma ci piace segnalare questa singolarità. L’ultima fattura numero 1 della serie è quella presentata dall’associazione Culturale Sophy Arte Musica, per organizzazione e gestione opera lirica “La Boheme” andata in scena l’8 agosto. Costo per la collettività: 10.000 euro. Criteri della scelta? Come per altre manifestazioni l'”espresso parere autorizzatorio del sindaco“. In iniziative estive analoghe l’autorizzazione, invece, è dell’assessore Laura Nolfi.

E questa fattura numero 1 è solo l’ultima della serie nell’ambito dell’Estate blu. La trasparenza, quando c’è, fa scoprire tante cose. Per questo si preferisce non attuarla completamente.

Le mense e la crisi rientrata, un po’ di coscienza vorrebbe che…

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Marco Maranesi

Chissà se i consiglieri comunali, venerdì, troveranno il modo di affrontare anche la vicenda mense. Non è una questione di gusti, di bambini ai quali piacciono o meno le pietanze. No, è una questione di certezza di ciò che viene fornito loro.

Nelle scuole del territorio ci sono figli e nipoti di consiglieri comunali, c’è chi vive nella scuola praticamente da sempre come la presidente della commissione pubblica istruzione Velia Fontana, non si può far finta di nulla di fronte alla relazione della nutrizionista del Comune. E’ su quella e su come il sindaco ha liquidato la questione – dicendo sostanzialmente alla ditta di adeguarsi e arrivederci – che consiglieri comunali coscienziosi potrebbero aprire una crisi. Gli altri, come immaginavamo, hanno scherzato. Nessun “reset”, volevano essere ascoltati e lo sono stati. Saranno accelerate, c’è da immaginare, le liquidazioni di qualche associazione che ha svolto spettacoli e manifestazioni estive ed era rimasta indietro, ci sarà qualche altro “contentino” del sindaco stile anni ’90 e tutto a posto.

Possiamo annoverare Maranesi, Millaci, Bruschini e Piccolo nel lungo elenco di “dissidenti” che negli anni recenti ha visto i vari Succi, Pennata, Fontana e via discorrendo, di recente Perronace e Salsedo oltre allo stesso Succi. La città? Può attendere…

Quello che non possiamo accettare è che alla nutrizionista non è stato consentito di svolgere i controlli a ottobre, ma soprattutto che quando li ha fatti non ha potuto verificare “la corretta formulazione del pasto, sia in termini di quantità che di qualità delle materie prime impiegate”. E non possiamo pensare che quasi due mesi dopo l’avvio del servizio non si possa, ancora “esprimere un giudizio (…) sulla correttezza in termini nutrizionali del pasto prodotto”. Fermiamoci solo a questi aspetti della relazione della nutrizionista che – da quanto si apprende negli ambienti – sembra sia rimasta più che indigesta al sindaco. Ce ne sono tanti e altri, speriamo, dovranno valutarne il contenuto.

Consiglieri coscienziosi, a questo punto, coloro che hanno figli e nipoti che mangiano e hanno mangiato nelle mense, farebbero un’altra cosa oltre a chiedere conto delle inadempienze attuali. Senza preoccuparsi del gusto – che era, è e resta soggettivo – andrebbero a chiedere le relazioni della nutrizionista relative alla Serenissima. Chi scrive non la rimpiange affatto, però suonano strane le sanzioni irrisorie comminate negli anni, dopo che la commissione mense sollevava una serie di problemi. Cosa diceva, allora, la nutrizionista?

Consiglieri coscienziosi prima delle associazioni di riferimento, del consenso elettorale, del proprio piccolo feudo, di qualche cooperativa “vicina” dovrebbero tenere alla città e si preoccuperebbero di chiedere al sindaco, al segretario, ai dirigenti, perché in questo Comune non si firmano i contratti se non con molta calma. Come in questo caso e come in passato. No, qui ci si preoccupa di una dirigente sospesa o di una dipendente spostata, non se dopo questi provvedimenti la macchina funzionerà o meno e come. Poi, forse, magari ci si preoccuperà anche della formulazione del pasto e della quantità e qualità di quello che mangiano i bambini, ma con calma. Vedremo se la richiesta di Maranesi troverà soddisfazione, ma non hanno fretta dopo aver nuovamente “chiuso” il quadro politico.

Questi che dovevano essere consiglieri 3.0 ignorano che sui social network si sta organizzando una manifestazione di genitori sulle mense. Loro restano nel “fortino” di Villa Sarsina, negli uffici di Villa Adele, o si vedono in qualche bar per trattare sulla crisi, passano da un partito all’altro e pensano tutti al dopo Bruschini. Il resto? Pazienza.

Viene in mente una battuta del senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, plenipotenziario del partito in provincia di Latina, segretario regionale, vicino ad alcuni consiglieri anziati. Chiamato da alcuni colleghi dopo il voto in bilico del 2006, quando ancora non si capiva se avesse vinto Prodi o Berlusconi, rispose in dialetto: “I stong’ dentro”. Tradotto: io sono stato eletto. Poi succeda quel che succeda. Lo stesso avviene qui. I bambini possono attendere, la città di più.