Anzio e Nettuno, quelli che tremano per “Mafia capitale”

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La vicenda emersa con l’indagine “Mafia Capitale” sta facendo tremare il mondo politico e imprenditoriale dell’intera regione. E più di qualche “galoppino”, dalle nostre parti, si preoccupa dei risvolti che la vicenda può avere. Intanto vale per chi è stato arrestato e per chi è indagato il principio di sempre: tutti innocenti fino a prova del contrario. Certo il quadro che emerge è devastante e mette a nudo un sistema politico-mafioso trasversale tra esponenti di centro-destra e Pd,  indegno. L’indagine della Procura di Roma e del Ros dei carabinieri è stata definita “solida” anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. A confronto le vicende delle cooperative di casa nostra sono una passeggiata di salute.

Però ad Anzio e Nettuno c’è chi ha sostenuto apertamente le campagne elettorali di chi, oggi, finisce nell’indagine con accuse molto pesanti. C’è chi ha chiesto e ottenuto voti per Luca Gramazio o per Tommaso Luzzi, entrambi accusati di associazione di tipo mafioso, il primo anche per corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Non ci sono – agli atti – vicende relative al territorio, salvo un’intercettazione nella quale si fa riferimento all’esplosione ad Anzio – con una persona deceduta – della villa di uno degli arrestati che la presunta “cupola” voleva mettere alla direzione dell’Ama, la municipalizzata di Roma.

Detto questo, però, si avverte forte preoccupazione tra chi sosteneva quei candidati alle elezioni. Al solito le più temute sono le intercettazioni telefoniche. Tranquilli, fra questi atti l’unico riferimento ad Anzio è quello già citato. Di Nettuno nulla. Né compaiono i portatori di voti di Gramazio e Luzzi. Sanno loro, i “galoppini“, a questo punto, cosa hanno detto al telefono ma soprattutto cosa hanno fatto. Se hanno la coscienza pulita, di che preoccuparsi? Il problema è se non ce l’hanno pulita, se in qualche modo sono entrati in quel “mondo di mezzo” citato da uno dei principali personaggi di questa storia, Massimo Carminati. Perché le intercettazioni sull’ordinanza sono solo una minima parte di quelle realizzate e l’inchiesta è destinata ad avere ulteriori sviluppi.

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