Zucchini lascia? “So finite le fava a Federico…”

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Chi si occupa di detti portodanzesi è pregato di correggermi qualora interpretassi male il detto “So finite le fava a Federico….” Della serie che è rimasto poco da fare, in tutti i sensi. Sono finiti i tempi d’oro, è crollata una classe dirigente, non la sanno sostituire – se non imitandola – i giovani virgulti.

Ecco, non so se davvero il vice sindaco e assessore al bilancio di Anzio, Giorgio Zucchini, lunedì lascerà l’incarico con la discussione sul preventivo aperta e l’incertezza del commissariamento dietro l’angolo perché i documenti a posto sono pochi e i revisori dei conti ancora non si esprimono. Perché anche quest’anno si arriva a discutere del bilancio con una serie di elementari norme calpestate. E perché la disputa interna prevale, ancora una volta, sulla città.

So con certezza che Zucchini  e insieme a lui Bruschini, Placidi, Borrelli, Alessandroni e quanti hanno condiviso le loro azioni, sono stati in maggioranza o hanno finto di fare l’opposizione negli ultimi 40 anni (centro-sinistra compreso), sono il passato.

Questa è la peggior amministrazione che la città ricordi, lascerà un’eredità pesantissima in termini di debiti, le casse vuote e i servizi impossibili da rendere secondo le nuove norme di bilancio. Soprattutto lascerà  istituzioni debilitate e delegittimate da spartizioni d cooperative. Sì, di gruppi di potere più che di lavoro sui quali la  magistratura ha posto l’attenzione, facendo emergere personaggi tutt’altro che raccomandabili e persino in odor di camorra. Personaggi che hanno portato voti e che chiedono….

Sia come sia, probabilmente questa delle dimissioni è l’ultima “trovata” da Prima Repubblica, un modo di salvare elegantemente la baracca o di spiegarci che questa “è la po-li-ti-ca“. C’è il terrore che venga un commissario, una persona normale alla quale basterà aprire un fascicolo per trovare qualcosa che non quadra. In questi anni ne sono successe di tutti i colori, la situazione è fuori controllo, si governa tacitando chi alza la voce a forza di contributi ad associazioni o cooperative “vicine“, di deleghe date o promesse. Siamo in piena  gestione alla anni ’80-’90, come se il mondo non fosse cambiato, non ci fossero cittadini più attenti, un’opposizione che i ricorsi li fa davvero e non li annuncia. Come se non esistesse il 3.0 che fuori dal Comune funziona benissimo e che è lo slogan che, invece, decreterà il fallimento di Bruschini. Che andrà avanti fino al 2018, sia chiaro, salvo scossoni, ma che insieme al suo metodo, alla sua maggioranza (giovani compresi) è arrivato al capolinea.

Poi saranno gli elettori a decidere e per chi scrive avranno sempre ragione.  E qui, invece, chi governa ha il terrore dei “grillini“, dell’onda che dopo Pomezia e Nettuno (dove mezza maggioranza anziate era schierata, in modo fallimentare) potrebbe arrivare anche ad Anzio.

E forse c’è un altro terrore, ben più serio, anche se questa anziate somiglia spesso a una Repubblica autonoma: la commissione d’accesso. Le indagini in corso – e per una misura come la commissione non servono condanne – dimostrano che l’amministrazione subisce dei condizionamenti. Anche pesanti. Un Prefetto attento se ne sarebbe già accorto, un’opposizione seria si sarebbe già mossa al contrario della richiesta del 2012 campata sul poco o nulla, ma non disperiamo.

Lunedì sapremo di più sulle dimissioni di Zucchini, vedremo se sono reali o come quelle “annunciate” nel corso di questi anni da Cafà, Nolfi e Alessandroni e poi rientrate dopo chiarimenti. Di sicuro Bruschini andrà avanti, troverà nel gruppo di De Angelis chi è pure pronto a sostenerlo magari dopo un azzeramento di giunta, ma l’impressione è che siano davvero finite “le fava a Federico….” o, per dirla sempre con un termine di casa nostra che forse rende meglio, che siamo “all’acqua dei merluzzi“. Più a fondo non si può.

Anzio calcio, adesso diamo una risposta

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Si sapeva dalla vigilia. La promozione in serie D dell’Anzio, al culmine di una bella annata sportiva, avrebbe rappresentato un problema perché Franco Rizzaro aveva detto in tempi non sospetti che la forza per affrontare da solo il campionato non ce l’ha.

Finiti i festeggiamenti – da quello di domenica al “Bruschini”  a quello di ieri in Comune – è ora di confrontarsi con la realtà.

Per questo è nata l’iniziativa di “salvare” l’Anzio, avviata da  Marco Regolanti e postata su facebook. Entro oggi si devono trovare i soldi per l’iscrizione. Ho annunciato e dato il mio modesto contributo, sono convinto che a 50.000 euro si arriva pure, ma adesso è altra la risposta che dobbiamo dare.

C’è la possibilità di affiancare con sponsor o con chi rileva una parte della società Franco Rizzaro? E’ una cosa seria, non la classica “cordata” di dubbia provenienza? Bene. Si faccia tutto alla luce del sole e si partecipi alla serie D senza strafare. Meglio una onorevole retrocessione che spendere e spandere per creare debiti.

Conosco poco di questo campionato, ma i ragazzi che sono arrivati in serie D meritano di avere una chance. Con innesti mirati (e poco costosi) si può arrivare a una salvezza tranquilla. Ma serve di sapere ora, una volta effettuata l’iscrizione, se e come si può andare avanti.

Altrimenti diciamo con altrettanta franchezza che la nostra dimensione è altra, restiamo in Eccellenza scambiando il titolo con il Fiumicino, e amici come prima. Avremo perso un’occasione, come città, di unirci intorno a un obiettivo. Che è un campionato di calcio, vero, ma spesso questo come altri sport sono volano di conoscenza di un territorio.

Forza Anzio, allora, e forza portodanzesi – di ieri e d’adozione – diamo una risposta.

Evviva il nuovo porto, ma i nodi non si sciolgono

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Diciamo la verità, il presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, è un bravo comunicatore. Trova pochi che gli chiedano cose, preferisce lanciare i suoi messaggi prontamente recepiti, evita accuratamente chi potrebbe sollevare dubbi.

C’è stata un’inversione di rotta con la presidenza Mauro, ne va preso atto, ma va anche detto che sta facendo le stesse cose che l’assemblea aveva deliberato per Luigi D’Arpino, andato via dopo pesanti minacce a suo carico.

Apprendiamo che il bando più volte annunciato a mezzo stampa è pronto e ce ne rallegriamo, così come che verrà demolito lo Splash down. Ci permettiamo sommessamente di far notare che ci sono altri nodi da sciogliere e sui quali né il presidente, né il socio di maggioranza, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, si esprimono.

Il primo è una curiosità su lavori e bando: il piano finanziario prevede una fase “zero” per 605.000 euro destinati a “154 posti barca e centro servizi per la marina“. E’ stata avviata o passiamo direttamente alla “fase 1” che prevede, invece, investimenti per oltre 32 milioni di euro nell’arco di due anni? Si tratta di “556 posti barca, parcheggi, viabilità, servizi igienici e locali tecnici, circoli sportivi e yacht club“.

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Sempre che il piano finanziario sia rimasto quello, perché potrebbe anche essere cambiato da ciò che venne presentato per l’inversione del crono-programma, senza che nessuno abbia sentito l’esigenza di dirlo ai cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote. Insomma, di cosa stiamo parlando? E non c’era già un bando pronto, addirittura a titolo gratuito per la società? Se ne parlava poco meno di un anno fa e se ne è tornati a parlare dopo le burrascose dimissioni di D’Arpino. Quello del professor Tedeschi è nuovo, ha un costo e qual è? E’ per capire, nulla di più, sempre almeno finché saremo proprietari – come cittadini – del 61% delle quote.

E vorremmo capire anche, dal presidente o dal sindaco, se e quando intende approvare il bilancio in assemblea dei soci,  se sappiamo o  meno quanti sarebbero i soldi che la società dovrebbe avere dagli ormeggiatori; se sono stati chiesti e come; se  sono esigibili subito o se andranno – come sembra logico – anche tra i fondi di rischio.  Insomma: il bilancio chiude in pareggio o non? Mica per niente, il rischio che Marconi si prenda tutto perché siamo stati capaci di fare un piano di razionalizzazione nel quale nemmeno si indicava il personale assunto, è sempre più concreto. Lo prevede la legge.

In tutto questo al Comune 3.0 “de noantri” si unisce, giustamente, anche la società. In piena estate e mentre qualcuno, forse, cerca notizie sul porto il sito della Marina di Capo d’Anzio risulta a oggi in costruzione.

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E sempre a proposito di internet sul sito del Comune, lo diciamo anche alla neo segretaria e responsabile della trasparenza, a oggi la situazione è questa, aggiornata al 27 gennaio 2016.

sitocapodanziotrasparenza

Rimanda, fra l’altro, al sito capodanzio.com che non viene aggiornato da quasi quattro anni e parla, ironia della sorte, proprio della gara per il porto….

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Ecco, viva il porto e bravo il presidente. Ma è il caso di dare qualche risposta in più. Lo dice chi si è speso molto, probabilmente anche sbagliando alla fine, ma citando sempre documenti e mai annunci.

 

 

 

 

La lezione che arriva dal voto

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Sarà pure come dice Matteo Renzi, cioè che non è stato un voto di protesta, ma l’impressione è che la politica fatta di liturgie fini a se stesse, “correnti“, schieramenti, lotte per guidare un partito e per il potere fine a se stesso, per arrivare a contare se c’è da dividere qualcosa del “sottobosco“, abbia preso dei sonori schiaffoni. C’è – ed è forte – la voglia di cambiamento che ha vinto – per restare dalle nostre parti – a Nettuno come a Latina. Ma si è fatta sentire in maniera ancora più clamorosa a Roma e Torino.

Del Movimento 5 stelle e del suo “guru” Beppe Grillo, è noto, condivido poco o nulla. Certo è che molti li hanno sottovalutati e oggi ne pagano le conseguenze. Meglio, hanno sottovalutato la stanchezza di chi vota e si era – si è – francamente rotto di una “buca” al centro di Nettuno e dei numeri civici, ad esempio, così come di chi per tentare di vincere ha imbarcato politici (e metodi in alcuni casi poco ortodossi) dalla vicina Anzio. Chi vota, dopo Mafia capitale, dopo Marino e la sua figura, come poteva ancora dare retta al Pd? Giachetti era e resta una brava persona, ma sapeva che l’impresa era impossibile. Per non parlare di quel che resta del centro-destra che preso tra Bertolaso e Marchini, ha dimenticato/abbandonato la Meloni che al ballottaggio avrebbe dato alla Raggi più filo da torcere.

Ora i “grillini” sono chiamati alla prova più difficile, quella del governo. Sinceri auguri di buon lavoro all’amico Angelo Casto a Nettuno. Sa che il compito che lo aspetta è gravoso, ma già dalla nomina della giunta sembra andare nella direzione giusta. Andrà giudicato alla prova dei fatti, mentre piacciono meno le affermazioni dei supporter che danno – nella migliore delle ipotesi – per “accerchiati” i Comuni vicini. Calma, ragazzi. Parliamo di voti, di democrazia, è comprensibile lo sfogo ma non andiamo oltre. Si rischia di cadere nelle “guerre” del centro-destra che hanno caratterizzato recenti campagne sul territorio.

La prossima fermata, per Casto, è quella di Anzio. E’ un obiettivo legittimo e giusto da porsi, a maggior ragione dopo lo “sbarco” di anziati a Nettuno e dopo i toni tutt’altro che tranquilli usati verso di lui.  Sarà bene, però, che i Cinque Stelle ci facciano capire bene chi li rappresenta sul territorio e quale metodo useranno ad Anzio dato che un consigliere comunale ce l’hanno. Non abbiamo visto Cristoforo Tontini gioire per l’elezione di Casto (si veda nota sotto, però) ma intanto ha dichiarato che chiederà al prefetto di sciogliere il Consiglio anziate per i ritardi sul bilancio. Non avrà brillato in questi anni, ma lui è il rappresentante fino a prova contraria. E qual è il “meetup” giusto? E non sarà che questa “rete” nasconda moderne “correnti” di democristiana memoria? E’ una provocazione, sia chiaro, la lezione che arriva dal voto è chiara. Ma a Latina con due senatori e un deputato – che avevano poi lasciato il Movimento – e tre diversi “meetup” la certificazione delle liste non è arrivata.

Una cosa che ha quasi certamente favorito l’esperimento civico di Damiano Coletta, cardiologo che riesce con le sue liste dove il Pd e il centro-sinistra hanno fallito: mandare a casa dopo 23 anni un centro-destra litigioso e rancoroso, alle prese con lotte di potere che abbiamo visto anche a Nettuno (stesso protagonista, il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, Acqualatina sullo sfondo…). Un centro-destra che a Latina era “nato” come esperienza di governo con Ajmone Finestra nel ’93.

Mentre il Pd si “uccideva” sulle primarie, candidava cavalli di ritorno della Prima Repubblica, puntava a un uomo di partito che fa politica da quando era ragazzino come Enrico Forte, non si accorgeva di perdere proseliti e consensi. I cittadini gli hanno dato una lezione , Latina bene Comune e le sue liste hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro ciò che il Pd doveva essere e non è stato dalla sua fondazione a oggi. Qualcosa che andava oltre il partito inteso in senso tradizionale e guardava, davvero, alla società civile. Una sonora lezione.

Buon lavoro a Casto, Coletta, a tutti i nuovi sindaci, di ogni schieramento. Ne hanno bisogno, ora questa voglia sacrosanta di nuovo e cambiamento è chiamata alla prova dei fatti.

***

Vengo giustamente “richiamato” da Cristoforo Tontini. Non mi ero accorto, nel marasma elettorale, del suo post di complimenti a Casto. Correggo e chiedo scusa pubblicandolo. Questa era e resta una provocatoria riflessione sul voto….

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Bilancio, ora manca solo il guasto informatico

 

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

A questo punto manca solo il guasto informatico, poi la consueta pantomima sui ritardi legati al bilancio di previsione sarà completa. Ieri sera la notizia del rischio che salti tutto, nei giorni scorsi l‘uscita del vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini sul ritardo degli uffici. A quando un black out elettrico – e ieri c’è stato davvero – o un programma saltato o qualche mail che non parte com’è stato negli ultimi anni?

Perché far quadrare un bilancio non è mai semplice, mettere insieme il colabrodo che stanno servendo per l’ennesima volta ai cittadini e ai consiglieri di maggioranza che andranno ad alzare la mano, di più. Senza contare che siamo di fronte a una diffusa irregolarità nella consegna dei documenti, ma questo sembra interessare poco. Che sarà mai… I termini? Ma sì, pazienza, abbiamo sempre fatto così…. Convocazione entro la data della diffida e tempo guadagnato, stile primissima Repubblica.

Ecco perché a scioglimento e possibile commissario non c’è da credere, al neo prefetto di Roma – che speriamo diverso dai predecessori – qualcosa andranno a raccontare. E magari anche quest’anno uno dei revisori avrà la febbre e non firmerà. Il prefetto di Latina che dopo la diffida del 18 maggio (stessa data di Anzio) scioglie Ventotene perché manca il parere dei revisori? Ma sì, è un Comune piccolo, un’altra provincia….

La verità è che stanno impegnando chiunque arrivi dopo – eventuale commissario compreso – a dover fare i conti con un bilancio al dissesto o quantomeno che necessita di entrare in riequilibrio. Un Comune incapace di riscuotere – lo dice la Corte dei Conti, lo confermano i revisori – ma che continua a spendere oltre il dovuto e che quando si passerà al bilancio “per cassa” dovrà bloccare alcuni servizi.

Ma questo interessa poco alla maggioranza di casa nostra e a chi le si avvicina senza grossi risultati. Così come una città sommersa dai rifiuti non sembra argomento di discussione. Si pensa all’anno e mezzo che resta, evidentemente, a qualche spettacolino estivo, al lavoro da assegnare a una coop particolarmente vicina, ai “grillini” che avanzano da Nettuno, a chi verrà dopo Luciano Bruschini (a proposito, bentornato) per guidare un centro-destra che ha finito da tempo di essere esempio di governo

L’Anzio torna in D, un monumento a Rizzaro. E adesso…

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(da http://www.ilgranchio.it, foto Valerio Caprino)

Il ritorno in serie D dell’Anzio, fra l’altro con il suo storico nome, è un risultato inatteso all’inizio della stagione. La mesta fine del campionato precedente, la retrocessione, una cessione che ha rischiato di vedere la società finire in mano a una strana cordata campana, il paventato addio….

L’Anzio, invece, è ripartita dall’Eccellenza. Ha puntato su un allenatore giovane e capace come Flavio Catanzani, su un direttore sportivo che conosce a memoria queste categorie come Luigi Visalli, ha riportato a casa per la juniores un tecnico bravo e vincente come pochi che è Pino Pollastrini – creando uno stretto connubio con la prima squadra – ha puntato sui giovani. Doveva salvarsi, alla vigilia, ha conquistato via via non solo punti ma credibilità. E alla fine è arrivata la promozione. Inattesa e, per questo, ancora più bella.

Per questo va fatto un monumento a Franco Rizzaro, “il” presidente, colui che ancora una volta – da solo – si è sobbarcato l’onere del campionato. Perché avrebbe tutte le ragioni per mollare, ma se dopo più di 90 anni l’Anzio è ancora lì è grazie anzitutto a lui, alla sua famiglia, a pochissimi altri.

Il bello (o il brutto, forse) viene adesso. Perché la D è molto più impegnativa e perché non c’è da aspettarsi – spero di sbagliare – grande aiuto dalla città. Dai suoi imprenditori. Dalla politica. Sono dell’avviso che un Comune possa ben poco, anzi non debba occuparsi della gestione di una squadra. Un tempo si amava dire “porto il titolo al sindaco….” il quale potrebbe ben poco, se non coinvolgere altri nell’impresa di sobbarcarsi il campionato.

Se accadrà o meno, vedremo. Il 23 giugno ci sarà la premiazione ufficiale in Comune, nello stesso ente che dopo  vari rinvii e promesse non ha mai organizzato la festa per i 90 anni della società, per esempio.

Acqua passata, si dirà, e dopotutto è pure giusto fare il passo a seconda della gamba. Se potremo permetterci la D, bene, altrimenti retrocederemo valorizzando i ragazzi anziati com’è stato quest’anno.

Ancora grazie a Rizzaro e complimenti a tecnico, squadra, staff oltre che agli instancabili tifosi della gradinata “Fabio Pistilli“. Come dicono loro: “Oltre la categoria“, allora godiamoci questa gioia e forza Anzio!

Se la politica scende ai mezzucci. A Nettuno (e altrove) non serve

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Non nutro grande simpatia per Beppe Grillo, è noto, ma ho rispetto immenso per le scelte degli elettori. Qualunque siano. A Nettuno i cittadini hanno mandato al ballottaggio Angelo Casto, candidato del Movimento 5 stelle, stimato funzionario di polizia, a sorpresa. Dovrà vedersela con Rodolfo Turano, stimato medico, che è arrivato al primo posto ed è a capo di una coalizione di parte del centro-destra con il “soccorso” degli assessori anziati Patrizio Placidi e Roberta Cafà che dalle urne, a dire il vero, non hanno avuto gran riscontro.

Alla vigilia del primo turno è uscita su facebook una notizia infondata relativa al figlio di Casto, prontamente rimossa e al centro di una denuncia. Adesso qualche buontempone – definiamolo così – fa le “pulci” alla sua possibile casta.

Speravo, dico la verità, che certe cose fossero finalmente superate dopo la guerreggiante campagna elettorale di tre anni fa, ad Anzio come a Nettuno. Invece ci risiamo. Qualcuno mi spiegherà che “è la politica….” Ma qui si va su vicende personali – che se uno diventa personaggio pubblico avrà anche il dovere di far conoscere, certo, eliminando eventuali incompatibilità che più della legge sono dettate dall’opportunità  – e non sui programmi.

Poi pazienza i candidati, ma cosa c’entrano quelli che non lo sono? E perché coinvolgerli? L’impressione è che quanti hanno fatto il post sul figlio di Casto e quanti  si sono impegnati nell’ultimo attacco – è stato lo stesso candidato a diffondere questo volantino e quello, improponibile, con la stella a 5 punte che ricorda le Brigate rosse – siano alla frutta.  Ed è bravo Casto  a non cadere nel facile paragone del “senti chi parla….” andando a scorrere candidati, potenziali eletti e loro associazioni, malgoverno del passato.

Il “grillino” non ha esperienza in un Comune, è vero. I suoi non ce l’hanno. Fanno proposte che potranno essere condivisibili o meno, ma se vincessero sarebbero i cittadini di Nettuno ad averlo decretato e loro stessi a dover giudicare, alle prossime elezioni.  Fa così tanta paura la scelta degli elettori? Ma dai…. Come ha detto un’arzilla ottantatreenne incontrata per Nettuno: “I so votati tutti, ecco come semo finiti, chesso (intendendo per Casto) de peggio che po’ fa?” Ecco, cosa può fare di peggio?

Un consiglio comunale sciolto in passato per condizionamento della criminalità, un giovane sindaco che al secondo mandato – dopo essersi “incartato” e aver perso pezzi per strada grazie a perdenti di successo perché “è la politica.…” – ha portato a un altro scioglimento anticipato, una situazione disastrosa alla quale il commissario ha  cercato di porre qualche rimedio. Poi i cittadini sono tornati a scegliere e domenica prossima decideranno a chi spetterà governare Nettuno.

Sul programma, sulla credibilità, sulle cose che faranno per i numeri civici, il parcheggione, le vicende urbanistico/edilizie delle quali da settimane parla Agostino Gaeta sulle sue pagine, le casse del Comune e via discorrendo.

Il resto, francamente, è fuori luogo. Lo dicesse a chiare lettere anche Turano, dissociandosi da certe iniziative.

*** Aggiornamento delle 18,54: apprendo dal Granchio che Turano ha preso le distanze. Bene.

11.395 chilometri per parlare di “Sangue sporco” e non è finita

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Al netto degli incontri ad Anzio (un paio) e Latina (tre) che frequento quotidianamente, alla pausa del singolare “tour” che sto compiendo con il libro “Sangue sporco. Trasfusioni, errori e malasanità” (Giubilei  Regnani, 202 pagine, 15 euro) ho percorso 11.395 chilometri. Da Milano a Lamezia Terme, da Ferrara a Cosenza, da Napoli a Modena, da Bologna a Salerno, da Bari a Cesena passando per Gallicano (Lucca), Ceccano (Frosinone), Rionero in Vulture (Potenza) e le più vicine Roma, Sabaudia, Formia, Gaeta, Aprilia, Terracina….

Un dato quantitativo che si aggiunge ai viaggi per preparare il libro. Un dato che dice poco, forse, ma per il quale devo ringraziare anzitutto la mia famiglia per la pazienza, i colleghi della redazione di Latina con i quali mi sono accordato con corte e recuperi, quindi chi ha organizzato gli incontri e si è prodigato affinché tutto andasse per il meglio. Ho incontrato persone straordinarie, colleghi molto preparati, fatto nuove amicizie, visitato sia pure brevemente città dove non ero mai stato. C’è qualcuno che ha storto il naso, in certo associazionismo, chi ha provato a negare gli spazi, ma pazienza…

Ci sono stati momenti molto partecipati, altri per nulla, tante copie vendute o nessuna, ma l’obiettivo era, è e resta quello di parlare di un argomento sottaciuto, di dare voce ai malati e ai loro familiari, prima ancora di vendere il libro, cosa che ovviamente non guasta. L’obiettivo è quelli di portare all’attenzione dell’opinione pubblica  uno scandalo italiano che “fa” notizia solo quando ci condanna la Corte europea dei diritti dell’uomo, non quando nei Tribunali di tutta Italia – un giorno sì e l’altro pure – viene condannato a risarcire il ministero della Salute che farà di tutto per non pagare.

Mi ha spinto a occuparmi di questo argomento, come ho detto in ogni incontro, la curiosità del cronista. Erano troppe le sentenze, assurde le storie ad esse legate, e poco lo spazio sui media. Normale, non “fa” notizia, e nel mondo della moderna comunicazione – dove conta più un tweet che un approfondimento – scrivere un libro era l’unica possibilità per parlare di questo argomento. L’avevo proposto a editori “impegnati“, a una certa “intellighenzia” della nostra editoria, ma senza Francesco Giubilei e la sua casa editrice non sarebbe mai uscito. E’ un argomento che scotta, dà fastidio, coinvolge le case farmaceutiche e personaggi ancora in vista…

Così come sarebbe stato difficile senza la pazienza e la disponibilità dell’avvocato Renato Mattarelli, di quanti hanno dato un aiuto e degli intervistati che hanno deciso di mettersi a nudo.

Ora che dopo un anno in giro per il Paese c’è una piccola pausa (ma altri incontri sono in programma per l’estate e chi vuole organizzarne ha sempre la mia disponibilità), sappiate che riguarda solo i chilometri percorsi. Perché ci sono due progetti in piedi. Una seconda edizione del libro, aggiornato alla sentenza Cedu e con un capitolo dedicato ai farmaci che qui costano un occhio della testa e non sono per tutti, mentre in India poche centinaia di euro, al punto che si sta organizzando una sorta di “turismo farmaceutico“.

Altra iniziativa in cantiere è la realizzazione di un docu-film sull’argomento, insieme a colleghi che di un lavoro del genere ne sanno di gran lunga più di me: Steno Giulianelli, Sara Lucaroni e Laura Pesino. Una produzione autonoma, perché anche qui se “non ci sono agenzie” o “ma sicuro che interessa?” difficile trovare chi decida di investire per raccontare ciò che in realtà riguarda decine di migliaia di persone.  Cominceremo dal processo a Duilio Poggiolini, destinato a una mesta conclusione. Per ora non diciamo di più. Ma ne macineremo altri, di chilometri, potete starne certi.

Meno male che gli elettori esistono e tolgono certezze

elezioni

Che dici?” o “Che sensazione hai?” Lo hanno ripetuto in tanti – a me e ai colleghi – fino a ieri sera prima che iniziasse lo spoglio. Inutile dire che nessuno di noi ci ha preso o quasi. Perché le certezze, i “sentito dire“, le sensazioni, quando sono gli elettori a decidere vengono meno.

E sconfessano sondaggi, exit poll, timori di vario genere. Abbiamo trascorso la serata, per esempio, a preoccuparci se nei Borghi “tenesse” o meno Coletta o se “sfondasse” com’era previsto Calandrini – a Latina – o quale fosse la sorte di Angelo Casto e dei 5 Stelle a Nettuno che per un lungo periodo sono stati davanti a tutti. Per tutto il pomeriggio, noi e tanti analisti o presunti tali, fantasticavamo di affluenza e di chi sarebbe stato favorito o meno. Senza contare che fino all’ultimo c’è chi – dai social – raccomandava in caso di voto con la parità di genere di “mettere le preferenze sotto la stessa lista“.

Prima c’erano stati quelli delle “liturgie” di partito, delle “correnti“, delle ripicche, i perdenti di successo, quelli che “la politica….”

Diciamo, generalizzando, che pensiamo un po’  tutti di avere davanti elettori incapaci di intendere e volere e partiamo da certezze che loro – chi vota – ha superato da tempo.

E ora vediamo chi si sbrigherà a dire “gli elettori non hanno capito“, senza preoccuparsi se sono stati capaci o meno di farsi capire e di spiegarsi per bene.

A mio modestissimo parere chi vota, alla fine, ha sempre ragione. E anche questa tornata amministrativa l’ha dimostrato. Così come le sensazioni di chi scrive e di tanti altri colleghi, alla fine restano buone per ingannare il tempo verso la lunga notte dei risultati – indegnamente in ritardo – e niente più.

 

Segretaria che viene, segretario che va: i nodi irrisolti

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Marina Inches e Pompeo Savarino

Segretaria che viene, segretario che va. Pompeo Savarino lascia Anzio, saluta, invita a “dire sì” ai cittadini – che purtroppo hanno ricevuto e ricevono troppi no, anche in caso di formale accesso agli atti – e lascia una situazione nella quale alcune cose vanno puntualizzate. Affinché la sostituta, Marina Inches (benvenuta e buon lavoro) sappia. Il diverso ruolo assunto da alcuni segretari comunali – da “grigi” e pressoché “invisibili” burocrati a protagonisti – all’indomani delle responsabilità sulla trasparenza e l’anti corruzione.

Savarino è stato protagonista anche di una chiara “spaccatura” – soprattutto nella fase finale del suo mandato – con la dirigenza. Dire che i rapporti con i vertici delle aree sono stati tesi è poco. Ma ormai è acqua passata, quello che conta è l’eredità che la Inches dovrà affrontare. Proviamo a riassumerla. Non è tanto acqua passata la sospensione – per la quale il Tribunale ha dato torto al Comune – della dirigente Angela Santaniello dopo la condanna in primo grado. Sempre rispetto alla dirigente sospesa è pressoché “sparita” dalla dotazione organica approvata in giunta e comunque è ritenuta assente per l’intero 2016. Dotazione dalla quale i dirigenti sono di fatto scomparsi, la macchina può funzionare ugualmente?

C’è una relazione del Ministero dell’economia e finanze, Ragioneria generale dello Stato, che ha contestato 27 punti alla gestione amministrativa del Comune. Tra questi anche soldi che il segretario avrebbe incassato in più e che era chiamato a restituire. Se l’ha fatto o meno lo ignoriamo, così come non abbiamo mai saputo se e quali “provvedimenti conseguenti” alle contestazioni sono stati adottati dagli uffici.

Altra vicenda in ballo è quella delle incompatibilità. Siamo partiti dalla posizione di 16 tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” da parte dell’ufficio politiche delle entrate (a ottobre) siamo arrivati a oggi con la richiesta di inserire all’ordine del giorno del consiglio comunale la decadenza di 2 che non hanno sistemato la loro posizione. Savarino ha scritto al presidente Borrelli che ha rimandato la palla al segretario. Si può sapere se nel frattempo hanno pagato o se e quando la vicenda andrà in Consiglio?

Da non dimenticare che dopo aver chiesto – sulla condanna della Corte dei conti – un parere al Ministero dell’Interno sulla posizione dell’assessore Patrizio Placidi, la nota arrivata dal Viminale restò misteriosamente in qualche cassetto per oltre un anno. E sempre a proposito di incompatibili, se è vero che alcuni consiglieri hanno dichiarato “prescritti” i tributi dovuti all’ente, non hanno dichiarato il falso al momento dell’insediamento?

La questione trasparenza. Cara neo segretaria, per favore: è possibile che esista un link all’ufficio relazioni con il pubblico senza che a ciò corrisponda un ufficio vero e proprio? E’ solo un esempio, perché si continuano a pubblicare delibere senza allegati, non tutte le sezioni sono aggiornate, si fatica a trovare la documentazione tipo le ordinanze del sindaco che sull’albo on line non compaiono ma vanno cercate in “atti amministrativi”.

Aggiungiamo la società partecipata Capo d’Anzio, gli atti della quale sono un miraggio pur essendo il 61% pubblico.

Ah, già che si trova e a proposito di anti corruzione, sarà bene procedere con il principio della rotazione tra responsabili degli uffici e fare in modo che i contratti per gli appalti si firmino in tempi ragionevoli.

Appalti, è vero: la “stazione unica” non è stata ancora fatta, quindi gare bloccate. Spieghi lei che è un obbligo di legge.

Ancora buon lavoro.