11.395 chilometri per parlare di “Sangue sporco” e non è finita

copertinasangue

Al netto degli incontri ad Anzio (un paio) e Latina (tre) che frequento quotidianamente, alla pausa del singolare “tour” che sto compiendo con il libro “Sangue sporco. Trasfusioni, errori e malasanità” (Giubilei  Regnani, 202 pagine, 15 euro) ho percorso 11.395 chilometri. Da Milano a Lamezia Terme, da Ferrara a Cosenza, da Napoli a Modena, da Bologna a Salerno, da Bari a Cesena passando per Gallicano (Lucca), Ceccano (Frosinone), Rionero in Vulture (Potenza) e le più vicine Roma, Sabaudia, Formia, Gaeta, Aprilia, Terracina….

Un dato quantitativo che si aggiunge ai viaggi per preparare il libro. Un dato che dice poco, forse, ma per il quale devo ringraziare anzitutto la mia famiglia per la pazienza, i colleghi della redazione di Latina con i quali mi sono accordato con corte e recuperi, quindi chi ha organizzato gli incontri e si è prodigato affinché tutto andasse per il meglio. Ho incontrato persone straordinarie, colleghi molto preparati, fatto nuove amicizie, visitato sia pure brevemente città dove non ero mai stato. C’è qualcuno che ha storto il naso, in certo associazionismo, chi ha provato a negare gli spazi, ma pazienza…

Ci sono stati momenti molto partecipati, altri per nulla, tante copie vendute o nessuna, ma l’obiettivo era, è e resta quello di parlare di un argomento sottaciuto, di dare voce ai malati e ai loro familiari, prima ancora di vendere il libro, cosa che ovviamente non guasta. L’obiettivo è quelli di portare all’attenzione dell’opinione pubblica  uno scandalo italiano che “fa” notizia solo quando ci condanna la Corte europea dei diritti dell’uomo, non quando nei Tribunali di tutta Italia – un giorno sì e l’altro pure – viene condannato a risarcire il ministero della Salute che farà di tutto per non pagare.

Mi ha spinto a occuparmi di questo argomento, come ho detto in ogni incontro, la curiosità del cronista. Erano troppe le sentenze, assurde le storie ad esse legate, e poco lo spazio sui media. Normale, non “fa” notizia, e nel mondo della moderna comunicazione – dove conta più un tweet che un approfondimento – scrivere un libro era l’unica possibilità per parlare di questo argomento. L’avevo proposto a editori “impegnati“, a una certa “intellighenzia” della nostra editoria, ma senza Francesco Giubilei e la sua casa editrice non sarebbe mai uscito. E’ un argomento che scotta, dà fastidio, coinvolge le case farmaceutiche e personaggi ancora in vista…

Così come sarebbe stato difficile senza la pazienza e la disponibilità dell’avvocato Renato Mattarelli, di quanti hanno dato un aiuto e degli intervistati che hanno deciso di mettersi a nudo.

Ora che dopo un anno in giro per il Paese c’è una piccola pausa (ma altri incontri sono in programma per l’estate e chi vuole organizzarne ha sempre la mia disponibilità), sappiate che riguarda solo i chilometri percorsi. Perché ci sono due progetti in piedi. Una seconda edizione del libro, aggiornato alla sentenza Cedu e con un capitolo dedicato ai farmaci che qui costano un occhio della testa e non sono per tutti, mentre in India poche centinaia di euro, al punto che si sta organizzando una sorta di “turismo farmaceutico“.

Altra iniziativa in cantiere è la realizzazione di un docu-film sull’argomento, insieme a colleghi che di un lavoro del genere ne sanno di gran lunga più di me: Steno Giulianelli, Sara Lucaroni e Laura Pesino. Una produzione autonoma, perché anche qui se “non ci sono agenzie” o “ma sicuro che interessa?” difficile trovare chi decida di investire per raccontare ciò che in realtà riguarda decine di migliaia di persone.  Cominceremo dal processo a Duilio Poggiolini, destinato a una mesta conclusione. Per ora non diciamo di più. Ma ne macineremo altri, di chilometri, potete starne certi.

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Un pensiero su “11.395 chilometri per parlare di “Sangue sporco” e non è finita

  1. Continua non ti fermare cosi dai voce a chi vive nel silenzio e viene schiacciato dalla burocrazia ed e impotente difronte alle ingiustizie io sono vittima di Poggiolini e di quel sistema sono stato infettato da cento grammi di sangue nel 1971 epatite c non posso ancora avere la nuova cura perche secondo loro non sono ancora così grave (devo evidentemente prima morire) e mi hanno dato solo 7 punti pari a circa 20000 € vale cosi poco una vita rovinata dalla sanita questo perche altrimenti loro come fanno a campare poveretti con quello che guadagnano e rubano. Tra virgolette chissa quando mi daranno questi spiccioli non ho fatto ricorso perche non avevo il denaro per farlo dopo il danno la beffa

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