Porto, più che una stangata è la fine dei privilegi

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Rispetto a quello che si è pagato finora non c’è dubbio, è una stangata. Passare da poche centinaia di euro l’anno a qualche migliaia deve pesare e non poco a chi opera intorno al porto di Anzio. Ma più che di adeguamento dei canoni è forse ora di parlare di fine dei privilegi.

I concessionari non c’entrano, sia chiaro, hanno pagato (e non tutti, stando a quanto risulta alla Capo d’Anzio) quanto veniva chiesto loro. Ma la cuccagna non poteva durare in eterno. Né si poteva immaginare che la società incaricata ormai di gestire il bacino – rifarlo secondo il progetto approvato sembra ormai il sogno legato a chissà quale finanziatore – si accontentasse di pochi spiccioli.

Se c’è una cosa che l’ottenimento della concessione anche per la parte interna ha consentito è quella di farci avere finalmente un quadro chiaro della situazione. Si comprendono, alla luce di certe cifre, anche coloro che ponevano e pongono ostacoli. Per una vita di fatto è come se non avessero pagato, perché oggi dovrebbero dire sì? E’ evidente – lo comprendono da soli – che non si poteva proseguire così.

I canoni, quindi, sono stati adeguati e la Capo d’Anzio potrà iscrivere in bilancio per il 2015 189.561,62 euro. Sono 50.931, invece, gli euro in bilancio per i sei mesi del 2014 ovvero da quando la società è totalmente concessionaria. Sono i primi segnale dell’inversione di tendenza per le casse – eternamente in rosso – della società del Comune e di Marinedi.

A questi canoni andranno aggiunti, con una soluzione che è tutta ancora da trovare, gli introiti derivanti dalle imbarcazioni ormeggiate all’interno del porto. La questione con le cooperative di ormeggiatori è aperta, non è stata gestita al meglio nei mesi scorsi, ma una soluzione andrà necessariamente trovata. Altrimenti si rischia lo scontro e non serve a nessuno.

Detto ciò, fa bene il presidente della società, Luigi D’Arpino, a convocare stampa e cittadini per una conferenza sabato prossimo nella quale sono attesi i chiarimenti che aspettiamo da anni. Perché se c’è una cosa nella quale la Capo d’Anzio ha peccato è stata – da sempre – la trasparenza. D’altro canto è a maggioranza del Comune che sull’argomento non brilla…

Porto, la Capo d’Anzio si confronta. Finalmente

Luigi D'Arpino

Luigi D’Arpino

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha fatto una campagna elettorale con lo slogan 3.0 ma come sappiamo a questo livello non ci siamo mai nemmeno avvicinati. Ora lo supera, a destra come suol dirsi, il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino, nominato dallo stesso sindaco e rappresentante della società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio.

Lo supera perché annuncia, sulla pagina facebook “Anzio bandiera nera” che non è certo tenera nei confronti dell’amministrazione, che sabato mattina alle 10,30 a Villa Sarsina ha organizzato un incontro “con i cittadini, la stampa e chiunque voglia venire” per parlare proprio della situazione del porto.

Finora il presidente della Capo D’Anzio si era confrontato solo con i cittadini “5 stelle” in una diretta streaming “vietata” alla stampa. Sarà la volta buona che riusciremo ad avere risposte? Aspettiamo sabato.

Mafia capitale, il Consorzio che opera anche ad Anzio

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

La determina è criptica, come lo sono spesso gli atti di un Comune – quello di Anzio – che continua a essere poco trasparente. Il titolo, però, per chi vuole approfondire qualcosa dice: “Impegno somme a Cns convenzione Consip pulizia immobili comunali“.

Sì, Cns… Sarà il Consorzio nazionale servizi finito – sia pure indirettamente – nelle vicende di Mafia Capitale? Il Consorzio al quale, di recente, l’autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone ha commissariato due appalti a Roma?

Dalla determina non si evince, quello che apprendiamo è che “all’Ufficio Patrimonio, cui compete la gestione del Patrimonio Comunale, afferiscono le competenze relative alla pulizia degli immobili” e che “le somme a disposizione non sono sufficienti a coprire il budget, pertanto si è provveduto ad allocare la ulteriore somma di € 4.500“. Siamo al 30 dicembre, la pubblicazione è del giorno successivo, nessuno deve essersi preoccupato di capire se Cns fosse la stessa finita su tutti i mezzi di comunicazione nel mese e mezzo precedente e tanto meno del commissariamento di qualche giorno prima.

Ulteriori verifiche fatte da chi scrive, invece, hanno consentito di avere la certezza che Cns è proprio quello. Dell’affidamento dell’appalto per la pulizia – andando a scavare sempre sul sito – non si trova traccia. Dal titolo della determina dobbiamo dedurre che si tratti di un affidamento attraverso Consip la “centrale di committenza nazionale” che “realizza il programma di razionalizzazione degli acquisti” attraverso specifiche convenzioni. Insomma, se Cns (che nei settori dei quali si occupa è un colosso) è accreditato con la Consip ad Anzio sono andati – al momento dell’affidamento – sul velluto. A scavare ancora sul sito, per quel poco che si trova, si scopre pure che c’è il 18 aprile un “Affidamento  Cns-Atto aggiuntivo 2 convenzione Consip pulizia stazioni” e quindi si deduce che il consorzio nel quale Salvatore Buzzi – uno dei leader di Mafia Capitale – aveva mano libera, si occupa anche di quello.

Tutto assolutamente regolare, sia chiaro, e in Comune hanno seguito per affidare quei servizi le procedure previste. Il problema che si pone è un altro: qualcuno, alla luce di quanto emerge adesso, vuole chiedere “lumi” a  Cantone sul da farsi?

La Politica assente, così i dirigenti diventano protagonisti

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Chi sarà il segretario generale del Comune di Sorrento o di quello di Viareggio? Di Albenga o Porto Sant’Elpidio? Chissà se hanno la stessa notorietà di Pompeo Savarino, assurto a protagonista assoluto ad Anzio anche per il ruolo che ricopre come responsabile dell’anti corruzione. E chi saranno, invece, i dirigenti dell’area pubblica istruzione, cultura e servizi sociali o quelli della polizia locale? Anche in quei Comuni costieri si saranno resi protagonisti assoluti?

Forse. Lo ignoriamo, ma di norma un segretario comunale o un dirigente pubblico sono eccellenti burocrati che svolgono silenziosamente il loro ruolo. Ad Anzio no, perché nell’andazzo preso dall’amministrazione guidata da Luciano Bruschini e nelle scelte che il sindaco ha fatto individuando due nuovi dirigenti e facendoli transitare nei ruoli del Comune definitivamente per sua decisione e non per concorso, si è istituzionalizzato un sistema. Quello che ha visto i politici venir progressivamente meno al loro ruolo, anzi a utilizzarlo per “ingraziarsi” i dirigenti che poi – fosse per un programma informatico o un’azienda piuttosto che un’altra per svolgere dei lavori, per dare o negare documenti a consiglieri comunali – hanno avuto mani libere. Se il decreto legislativo 267 del 2000 fosse rispettato alla lettera alla politica spetterebbe la programmazione, alla dirigenza mettere in pratica gli indirizzi ricevuti. Senza essere primattori. Qui di programmazione non c’è traccia e le indicazioni – troppo spesso – hanno riguardato un contributo a un’associazione per il corso di tennis già svolto o una cooperativa da prorogare per la pulizia delle spiagge, associazioni da scegliere per trovare ispettori ambientali o uno spettacolo da pagare prima di altri. Di più, c’è chi si è affrettato a mettere mano all’organizzazione mischiando le carte e realizzando una “quarta area” più per sistemare qualche amico degli amici che per una reale necessità dell’ente.

A questo siamo ridotti e in un sistema del genere – con la Politica, sì la p è volutamente maiuscola, grande assente – i dirigenti sono diventati protagonisti. E’ così anche altrove? Probabilmente no. A questo si aggiunga la vicenda anti corruzione che ha dato – piaccia o meno – un ruolo di non poco conto al segretario. L’ho scritto in passato: se era bravo prima, quando il sindaco lo confermava, non può essere un “nemico” adesso. Si può discutere delle sue capacità organizzative, ma se scrive all’anti corruzione e si confronta con il prefetto non fa altro che il suo mestiere. E se la politica funzionasse, dando indicazioni certe, il segretario sarebbe un semplice notaio… Non è così e basta pensare – ad esempio – proprio alla riorganizzazione: delibera immediatamente esecutiva ma mai attuata.

E le vicende di Angela Santaniello e Bartolomeo Schioppa? Hanno dato vita a due contenziosi di non poco conto che peseranno, comunque vadano a finire, sulla futura attività del Comune. Rivendicano loro diritti, ci mancherebbe, ma forse tutto ciò si poteva evitare se la Politica avesse funzionato a dovere. Invece la Santaniello è condannata in primo grado – secondo l’accusa che ha retto in Tribunale – per aver piegato la volontà degli uffici a quella di un assessore. E Schioppa, scelto conoscendo che ove fosse stato c’era stato un problema, è in organico ma di fatto scalda una sedia perché nel frattempo per vicende di Ravenna ha una condanna definitiva per corruzione.

Magari avranno problemi anche a Sorrento o Viareggio, Albenga o Porto Sant’Elpidio, chissà. Certo la “Bassanini” prima e il decreto legislativo 267/2000 tutto dicono tranne ciò che viviamo ad Anzio. Per questo c’è da rimpiangere chi – a prescindere da chi fosse al governo della città – faceva semplicemente il suo dovere e chi, governando la città, dava un indirizzo di programmazione e sviluppo e si preoccupava di farlo rispettare.

Il Paradiso che crolla, emblema di una città Riprendiamocelo e…

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Che tristezza… C’era da aspettarselo il crollo al Paradiso sul mare ed è – probabilmente – l’emblema di come sta andando in rovina questa città. Quella struttura liberty nata per ospitare un casinò mai aperto, acquistata dal Comune con quella che oggi sarebbe individuata come un’operazione di ingegneria finanziaria (mutuo del Ministero della Pubblica istruzione, a patto che ci fosse una scuola) e lasciata per anni in una sorta di limbo e di competenze mai chiarite, ci dice che è la città che sprofonda.

E’ difficile, non c’è dubbio, mettere d’accordo Comune, Provincia – oggi area metropolitana – istituto alberghiero, ma c’è da rimpiangere il sindaco Luciano Bruschini che blocca l’allora dirigente scolastico arrivato nella sala degli specchi a interrompere il consiglio comunale. Rimpiangere perché con lo stesso piglio, oggi, il primo cittadino dovrebbe prendere in mano la situazione e ordinare lo sgombero dell’edificio. Riprendersi ciò che i cittadini di Anzio hanno pagato, scuola o meno. E ragionare su cosa fare di quel palazzo, come eventualmente coinvolgere chi ha voglia di ristrutturarlo, valorizzarlo, gestirlo sempre e comunque sotto lo stretto controllo del Comune. Perché lì Fellini ha girato Amarcord, per esempio, perché lì si potrebbe fare di tutto, dalla location per i film a quella per i matrimoni, fino agli eventi culturali di ogni genere.

Ma siccome il Paradiso sul mare che crolla è l’emblema di come siamo conciati, se domani ci fosse uno sceicco arabo pronto a investire la maggioranza che “governa” la città non avrebbe la forza di portare in discussione una cosa del genere. Fa bene Marco Maranesi a sostenere che il Comune debba riprendersi la struttura, ma il capogruppo (?) di Forza Italia sa meglio di noi che fra “dissidenti” di ieri e di oggi, problemi interni, consiglieri che si prodigano nella ricerca di atti relativi a ricorsi contro il Comune, stazione unica appaltante sulla quale si cerca di capire se e come si potrà ancora “contare” nelle scelte dei dirigenti, quell’argomento difficilmente arriverebbe in Consiglio comunale. Ci si preoccupa della minutaglia, il resto – a cominciare da un programma scritto e dimenticato – può attendere.

Come il sogno di Giuseppe Polli che per il Paradiso sul Mare – o appunto di “Polli”, come lo chiamavano i nostri nonni – ha dedicato una vita e si è rovinato. Ha lasciato un messaggio chiaro, però, e almeno finché la targa che si trova all’ingresso di Riviera Zanardelli non crolla insieme al resto possiamo almeno tenerlo a mente e provare a ragionare su una città diversa. Era il 1919: “Turismo-Casinò-Moda, trinomio per i lavoratori del braccio e della mente di tutto il mondo, dalla fusione dei tre elementi sorge la vera industria turistica che non avendo mai crisi di superproduzione aiuta concretamente tutte le altre industrie; il commercio, il lavoro, e non solo bensì eleva il tenore di vita di ogni classe sociale ed allontana le guerre, possa il Dio proteggere tutti coloro che al proprio interesse sanno accoppiare quello del collettivo del popolo italiano e della patria.”

Magari, guardando al centenario di questa frase e appigliandoci all’adagio secondo il quale non è mai troppo tardi, si può immaginare che riprendersi il Paradiso sul mare equivale a ripensare a una città che non guardi solo alla minutaglia ma immagini il suo sviluppo.

Applausi e lacrime. Ancora grazie Pino

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No, non ho mai battuto le mani così forte. Io che ai funerali mal sopporto chi applaude, stavolta al Divino Amore ero con tutti quelli che ti stavano dando l’ultimo saluto e non ho resistito. Non potevo resistere. Ma le mani così forte e così a lungo no, nemmeno ai tuoi concerti caro Pino…

Ripercorrevo in questi strani giorni, con amici e in famiglia, il legame che si era creato con la tua musica. Ho scritto di getto, quando ho saputo della tua morte, mettendo insieme episodi di vita legati ai tuoi album e alle tue esibizioni, a qualche aneddoto (se quella volta ad Anzio ci fossero stati i “selfie” che immagine conserverei, invece è solo mia, come quella della conferenza a Latina…), alla passione mai sopita per la radio. Mai avrei potuto fare una diretta, oggi, per esempio.

Al Divino Amore eravamo tanti, molti di più ti hanno aspettato a Napoli, quasi hanno “costretto” i tuoi familiari a farti avere un saluto anche lì. Che forte quel padre Renzo: pane al pane e vino al vino, uno che ti conosceva e che ha fatto un appello che spero possa essere raccolto. Perché non meriti di fallire “come uomo e come padre” , così ha ricordato il sacerdote. No, non lo meriti, speriamo la tua famiglia comprenda.

E che strano trovarsi fianco a fianco con Fiorella Mannoia che abbraccia teneramente un ragazzo disabile, quasi sorreggere un Tullio De Piscopo sconvolto mentre passa la bara, vedere così da vicino James, Tony, Gigi… la tua band, quella che ci hai fatto amare con la tua, la vostra, alla fine la nostra musica.

C’erano tanti “vip” provati, qualcuno che vip non era ma si è atteggiato per entrare nell’area riservata e chiamava in continuazione chi potesse dare il “pass” e chi – invece – era in fila (Umberto Tozzi, Fabrizio Frizzi) e si è mischiato a tutti quelli che erano lì per dirti semplicemente una cosa: grazie. Gente della mia età, persone più grandi, mamme con figli e nipotini al seguito, tanti giovani. Generazioni unite dal messaggio che ci hai mandato, dall’universalità della tua musica, da quell’essere “intorno al mondo” come mi capitò di scrivere anni fa per un tuo concerto a Latina. Intorno e dentro al mondo, ai suoi cambiamenti, alle sue contraddizioni, alla musica che alla fine è una e una sola ma che hai saputo interpretare come pochi e coinvolgendo tanti colleghi. Senza guardare il genere, anzi arricchendo tu loro e viceversa. Lo dicono i profili dei social network di grandi musicisti di mezzo mondo, lo hanno detto quelli che oggi erano lì, gli altri che stasera sono stati a Napoli.

Allora batto le mani ancora più forte, come non avevo mai fatto, e piango. Perché in quel santuario che prima di oggi non conoscevo, è come se avessi partecipato a un tuo ultimo concerto. Perché eri lì mentre andavano “Napule è” o “Quando”, “Qualcosa arriverà” o “Quanno chiove”, e con te cantavamo a squarciagola, il volto rigato dalle lacrime. Un concerto vero e proprio no, ha ricordato padre Renzo che eravamo lì da cristiani e ha ragione, ma so che era importante esserci.

Perché se è vero – come gridava una signora vicino a me – che le tue canzoni “non moriranno mai”, oggi dovevamo essere lì. Da appassionati e da credenti. A battere le mani, forte e ancora di più. E a piangere.

Ancora grazie, Pino. Grazie.

Pino Daniele, quel 33 giri e un “amore”. Ciao e grazie

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Un incontro quasi casuale, un barista al campeggio che dice “senti questo…” C’erano i 33 giri, all’epoca, e io non avevo ancora 15 anni. Era il 1982, l’anno dei mondiali vinti, l’anno di “Bella ‘Mbriana”. Ho conosciuto così la musica di Pino Daniele e da allora non l’ho più lasciata. Andavo già in radio con un programma tutto mio, la musica anni ’80 – dopo una iniziale infatuazione per i Pooh, ebbene sì – non è che mi appassionasse molto. E così mandavo De Gregori, Dalla, Bennato, poi Guccini, De Andrè, anche Paolo Conte, Bertoli….

Di Pino conoscevo la popolare “Je so pazzo” e negli studi di Radio Omega sound avevamo quell’album dove c’è lui in copertina che si fa la barba. Invece con “Bella ‘Mbriana” – sarà perché ricorda uno spirito benefico – fu “amore” a primo ascolto. I precedenti “Terra Mia”, “Pino Daniele”, l’immenso “Nero a metà”, “Vai mò”, ascoltati a più riprese, quasi “divorati”, in quel misto di blues, jazz, musica partenopea che tra chitarra e voce inconfondibile solo lui sapeva mettere insieme. Fino all’84, al concerto di Nettuno del quale conservo gelosamente un’immagine, il biglietto e l’autografo regalatomi da Antonio – un amico che era nel backstage – un anno dopo, per il mio diciottesimo compleanno. L’84, “Musicante”, i “Lazzari felici”, una musica che andava cambiando, e “Sciò” – il doppio live che acquistai risparmiando il possibile. E quel concerto al Palasport di Roma, nell’85, per “Ferryboat”, con Steve Gadd alla batteria e lo striscione “Se ‘ncontrassimo a Gesù c’essemo a ‘mbriacà”. Mio padre, alla fine, venne a riprendermi. Dormimmo nella cabina del camion aspettando che aprissero i mercati generali, dove lui doveva come sempre andare la notte per caricare frutta e verdura…

E il concerto di Anzio, nell’87, per “Bonne soireé”, quando cominciavo – cominciavamo – a criticare certe scelte. Solo dopo avremmo capito che Pino era avanti, sperimentava, aveva collaborazioni inimmaginabili. Che emozione quella Renault Espace che arriva in via dell’Oratorio di Santa Rita, fuori al campo di baseball di Anzio, con lui passeggero che si ferma a parlare con noi in attesa. Il sound chek sulle note inconfondibili di “Toledo”, poi i cancelli che si aprono, l’avvio del concerto e lui che dice “stuta a luce” perché uno zelante commissario di polizia voleva che uno dei fari restasse acceso per ragioni di sicurezza…

Che collaborazioni in quegli anni, che ricerca, anche se “Schizzechea with love” o “Un uomo in blues” ci facevano dire che non era più lui. Che concerto al “Giulio Cesare” di Roma, solo per gli universitari di Tor Vergata (mi imbucai, ammetto, ero alla Sapienza) lui alla chitarra e Agostino Marangolo alla batteria. Mi sembrava, negli anni successivi, ci sembrava, volersi buttar via con “Che Dio ti benedica” o “Non calpestare i fuori nel deserto”. Poi “Dimmi cosa succede sulla terra” e un nuovo concerto al Palasport, quindi a Latina allo stadio “Francioni”. Ancora “Medina”, quando al teatro “D’Annunzio”, sempre a Latina, dopo circa un’ora d’attesa della conferenza stampa decidemmo che saremmo andati via. La manager milanese, sentito che avrei fatto un’Ansa con Pino che disertava l’incontro, si precipitò a risolvere la situazione. Era uscita poche settimana prima la notizia dell’abuso alla villa di Sabaudia e gli chiesi questo, lui “Che c’azzecca?” “Beh, abbiamo aspettato un’ora, una risposta è dovuta...” e la prese ridendo: “Lo fanno tutti, ja” e poi prendendo la targa del Comune “Oh, n’è che sta ‘a Finanza cca….”. Concerto intimo al teatro, bello, con le inconfondibili note di “Senza e te” o di “Sara”. Nel 2002 Avevo i biglietti per il concerto di Spello con Ron, Mannoia e De Gregori ma un paio di giorni prima mamma se ne andò. All’improvviso e troppo presto. Per anni non sono andato a concerti o spettacoli. Nel frattempo era uscito “Passi d’autore”, mi sembrava – ci sembrava – un riavvicinarsi alle origini. Poi “Iguana cafè”, ancora ricerca, ancora collaborazioni, quindi “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui”. La raccolta “Ricomincio da 30” e quei biglietti per piazza Plebiscito a Napoli – 2008 – trovati in extremis e non utilizzati per… omissis.

Mi mancava di vederlo solo lì, intanto “Electric jam”, poi “La grande madre”. Non perdevo un’uscita in tv, ho cercato e conservo l’introvabile intervista a Gianni Minà dopo il concerto di piazza Plebiscito dell’81 con duecentomila persone e lui: “Agg’ avuto paura”, ma anche “Qualcosa arriverà” che chiude il film “Le vie del Signore sono finite” con il grande Massimo Troisi. Non ne faceva mai cenno, diceva quando gli chiedevano che fingesse di essersi “appiccicato” con lui. Già, “o ssaie comme fa o core”. Intanto il mio tentativo, vano, di farlo conoscere e apprezzare alle mie figlie che questa mattina, comunque, si sono dette “dispiaciute” della notizia.

E Napoli, finalmente, il concerto al Palapartenone “Tutta ‘nata storia”, 28 dicembre 2012. Io e Sabrina, unici non napoletani in pratica, una serata memorabile condita dalle mie lacrime, una situazione indescrivibile. Decisi lì che non sarei più andato a un concerto di Pino, quello era stato il massimo.

E quello – insieme a ciò che ho ricordato in queste righe scritte con una grande Appocundria (malinconia…) tutti gli altri momenti legati alla sua musica – porterò sempre nel cuore. Grazie Pino. Grazie.

Anno Innocenziano, forse qualcosa si muove

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Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa che non sono stato mai tenero con il Palio del Mare e altre manifestazioni estemporanee e poco legate alle tradizioni della città. Prendo atto con piacere che oggi quella manifestazione inizia un percorso inserito nell’anno dedicato a Papa Innocenzo XII, il cardinale Antonio Pignatelli al quale dobbiamo la rinascita di Anzio.

Resto perplesso su contrade inesistenti all’epoca della ricostruzione storica che si fa con il Palio, ma occorre dire che se inserito in un percorso più ampio forse trova anche ragione di essere. Un Palio come tale appartiene a realtà dove borghi e contrade hanno storia e tradizioni consolidate, ma comunque essere alla terza edizione e inserirlo nell’anno Innocenziano è segno che qualcosa si muove.

Così come assegnare al parroco della chiesa dei Santi Pio e Antonio la presidenza del Palio ristabilisce – sia pure da una diversa angolazione – il legame che la stessa chiesa ha sempre avuto con il porto del quale il parroco era, appunto, “presidente”. Nei racconti di chi ha vissuto quell’epoca erano nitidi, per esempio, i ricordi di padre Leone Turco, detto appunto “padre presidente”.

L’unico auspicio per il palio è che i rapporti con la famiglia Innocenziana non si perdano com’è stato in passato, quando per festeggiare un’altra ricorrenza ospitammo ad Anzio persino eredi della famiglia Pignatelli  e si propose un gemellaggio con Spinazzola, città natale del futuro Papa.

Rifiuti, gli strani conti di Placidi. Comunque auguri a tutti

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La ricostruzione che l’assessore Patrizio Placidi fa su quanto paghiamo i rifiuti ricorda quella di un calzolaio che ripeteva “cugino mio, fai la sola e fai era tacco, te conviene fatte e scarpe nove…”

Allora: è acclarato che paghiamo di più e ben oltre la media nazionale, però se non avessimo allargato la differenziata senza avere i soldi oggi pagheremmo meno, se poi non avessimo altri servizi pagheremmo meno. Togli questo e togli altro, scendiamo oltre la media. Ma paghiamo di più o no? Ecco, questa è la realtà e i conti quelli sono.

Tralasciamo le responsabilità che l’assessore dà a prescindere agli extracomunitari, a meno che non dobbiamo immaginare che nei dintorni del centro vivano ormai solo immigrati, ma davvero Placidi pensa che Anzio sia meno sporca di Nettuno, dove il costo totale di raccolta e smaltimento dei rifiuti è praticamente la metà? Ma gira la città?

Diciamo pure che siano responsabilità esclusive di zozzoni incivili, ha ragione l’assessore, ma dopo un piano finanziario cambiato tre volte e con formule che ancora oggi si faticano a capire, Placidi si supera con la differenziata al 79% circa. Ragazzi, viviamo in una realtà avanzata e non ce ne accorgiamo, siamo i soliti fomentatori, incontentabili, strumentalizzati. Peccato che non ci dica come si arrivi a quel 79%, che una percentuale del genere non compaia in nessuna delle classifiche dei Comuni “ricicloni“, peccato soprattutto che anziché diminuire la nostra bolletta dei rifiuti aumenta.

Percentuali simili – verificate e certificate – si trovano certamente al nord Italia, ad esempio nel consorzio Priula. Dove non ricavano appena 400.000 euro dai rifiuti riciclati, altrimenti non lo farebbero.

Ora va bene che è un periodo festivo, va bene che siamo tutti più buoni e anche più creduloni, ma davvero vogliamo credere che la nostra differenziata è a livelli simili?

Comunque tanti auguri a tutti. Ne abbiamo bisogno.

L’assessore Placidi e il costo dei rifiuti. Ricevo e pubblico

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Ricevo e pubblico, dall’assessore Patrizio Placidi. C’è qualche riferimento temporale non corretto perché la nota è evidentemente di qualche giorno fa. Ciascuno potrà farsi un’idea.

***

Relativamente a quanto affermato dall’ex senatore De Angelis in merito al costo pro capite del ciclo dei rifiuti della nostra citta’, apparte l’esigua differenza di cifre che risultano dai dati a me forniti dal mio assessorato, ovvero 278,20 € pro capite anziche’ 286,00, mi sembra opportuno sottolineare che tale parametro, riferito all’importo del piano finaziario 2014, comprende anche delle spese che necessariamente sono state affrontate nel corso dell’anno 2013 per l’ampliamento sul 95% del territorio del servizio di raccolta porta a porta (circa 700.000,00 €), e contabilizzate in questo esercizio finanziario perche’ non prevedibili ne preventivabili con quello del 2013.

Gia’ con questi importi il parametro pro capite scende a 265,00 €

occorre poi ricordare che a causa del vecchio capitolato d’appalto (redatto nella legislatura precedente all’insediamento dell’attuale sindaco avvenuto nel 2008), alcuni quartieri di anzio tipo villa claudia, lido dei pini e lido delle sirene ed alcune attivita’ fondamentali quali la pulizia degli svincoli stradali e delle principali arterie di accesso alla citta’ non erano stati previsti.

Ragion per cui sono stati dovuti prevedere dei servizi aggiuntivi da affidare alla ati attualmente in carica per rendere quei servizi ai cittadini che purtroppo nonostante pagassero le tasse erano stati in qualche modo “dimenticati”.

Calcolando una spesa di circa 650.000 euro per l’anno 2013 ed altri 500.000 per l’anno in corso arriviamo ad un parametro pro capite pari 243,00 euro (al di sotto della media regionale pari a 247,00 euro)

L’analisi dei costi fatte dal consigliere De Angelis avrebbero dovuto tener conto di tutto quanto e’ parte del piano finanziario e non solo del totale diviso il numero degli abitanti

E’ opportuno inoltre sottolineare che quest’anno siamo in fase di aggiudicazione definitiva di gara e con i costi previsti nel nuovo capitolato d’appalto dovremmo avere per l’anno 2015 una spesa procapite relativa la ciclo dei rifiuti pari a circa 230,00 euro.

Fermo restando quanto speso dalla vicina Nettuno secondo quanto riferito dal consigliere De Angelis, credo che personalmente a livello di qualità dei servizi offerti alla nostra cittadinanza ed alle condizioni cui versano molte strade di Nettuno stracolme di rifiuti, noi non possiamo lamentare nulla tranne per quei siti divenuti ormai abituali per coloro che non intendono fare la raccolta differenziata, e mi riferisco in particolare a via della Lottizzazione (nei pressi del famoso stabile occupato da extracomunitari), in via della Spadellata, in via dell’Acquario (in particolare in quelle palazzine occupate abusivamente anche da extracomunitari), in via dei Faggi di fronte all’ex acqualand.

Proprio per questo motivo lunedì, al fine di fronteggiare tale problematica ho avuto un incontro in cui sono state invitate tutte le forze dell’ordine……………………

Mi preme aggiornarvi sulla percentuale ottenuta al 31/10 della raccolta differenziata sul nostro territorio pari al 79,58%, dato ampiamente confortante sul lavoro svolto da questa amministrazione, lavoro che ci permette di avere con le fatturazioni presentate alle società cui vendiamo i nostri materiali, il rispetto di quanto previsto dal piano finanziario in merito agli introiti derivanti dalla raccolta differenziata (400.000,00 €).

Senza contare che previsionalmente dovremmo avere un risparmio su quanto conferito alla rida ed agli altri impianti circa 150.000,00 euro di risparmi.