La guerra tra poveri, il voto di scambio e la bella notizia oscurata

Usati e gettati. Gli hanno chiesto il voto, li hanno costretti a stare dalla loro parte in cambio di un lavoro e quando è scaduto l’appalto arrivederci e grazie. Hanno ragione a essere esasperati i lavoratori ex Giva, sette persone lasciate in mezzo alla strada da oggi a domani. Hanno commesso l’errore di fidarsi di certi politici. Non ci sono altre spiegazioni a quanto avvenuto con questa vicenda e urlare, ormai, rischia di essere troppo tardi.

Proviamo a ricostruire: il Comune di Anzio bandisce un appalto per manutenzione e giardinaggio destinato a cooperative di tipo “B”. Una formula discutibile, quella del ricorso a questo genere di cooperative, ma comunque prevista per legge. Usata ad Anzio, spesso, per sistemare amici e amici degli amici. Come se il Comune fosse una sorta di ufficio di collocamento per disperati, cosa spesso denunciata da chi scrive. Ebbene la Gi.Va che gestiva questo appalto nemmeno si presenta, il bando – che nessuno si premura di leggere, evidentemente – non prevede il passaggio “automatico” dei dipendenti da una società a un’altra. Vince la cooperativa “Parco di Veio” e decide di tenere tre dipendenti ex Gi.Va, guarda caso vicini a un consigliere comunale che fino alle elezioni ha avuto un ruolo di primo piano nella stessa Gi.Va, al limite della compatibilità. Che problema c’è? Ad Anzio è normale essere incompatibili, figuriamoci chi è al limite…

Gli altri che arrivano a lavorare sono immigrati. Apriti cielo: lavorano loro e non “i portodanzesi”. La guerra tra poveri è servita.

Chi da oggi a domani è rimasto senza lavoro si preoccupa, aveva solo capito che non doveva firmare le dimissioni chieste in extremis dalla Gi.Va ma adesso scopre che sono mancati dei “passaggi”. E pensa di prendersela con chi ha fatto la gara secondo la legge. Si va negli uffici dove l’ingegnere Walter Dell’Accio resta praticamente “barricato” e aspetta i carabinieri per sporgere denuncia, volano parole grosse, c’è una porta sfondata, si parla di calci al mezzo della “Parco di Veio”. L’assessore per ogni delega Sebastiano Attoni dice ai lavoratori non riassunti di bloccare Villa Adele fino a quando non si convoca un tavolo, il consigliere comunale Pino Ranucci si assurge a capo popolo – non è nuovo a episodi del genere – e va oltre il seminato. Passando dalla possibile ragione al torto.

Attenzione: hanno ragione i lavoratori beffati, ma devono prendersela con le persone delle quali si sono fidate e alle quali, magari, hanno dato anche il voto. In cambio di quello straccio di posto. C’è stata una precisa denuncia in tal senso, diciamo che l’assessorato all’ambiente del Comune sembra essere stato particolarmente sensibile a chi votava Tizio piuttosto che Caio e a chi stava in lista con chi nel 2013. La Finanza ha aperto un fascicolo e l’ha mandato in Procura, si parla di voto di scambio. La magistratura accerterà, speriamo in tempi brevi. L’errore politico è un altro e se ne devono assumere la responsabilità il sindaco Luciano Bruschini e l’assessore Patrizio Placidi: è quello di aver fatto dei dipendenti di queste cooperative quelli “del” consigliere X e quelli “del” consigliere Y, di aver fatto – esasperando il sistema – di queste società quella che fa riferimento a un consigliere piuttosto che a un altro. La città? Può attendere…

Quello che è successo con Gi.Va e “Parco di Veio” appartiene, invece, all’attualità. Così le scene inaccettabili di questa mattina hanno oscurato una bella notizia (http://www.inliberuscita.it/primapagina/34066/anzio-inchiesta-rifiuti-il-comune-si-costituisce-parte-civile/) uno scatto d’orgoglio del Comune verso i “signori” dell’immondizia. Bene, ha fatto bene il sindaco e merita il sostegno di tutti. Perché chi ci ha costretto – secondo gli investigatori – a spendere più del dovuto per la discarica dovrà pagare se riconosciuto colpevole.

Poi però in città la situazione è quella vissuta oggi. Che oltre alla pessima figura apre uno scenario inquietante. Come al solito dal Comune tacciono (http://www.inliberuscita.it/cronoca/34080/caso-ex-giva-lamministrazione-tace/) ma chi rappresenta la “Parco di Veio” parla di rescissione del contratto e usa parole giustamente pesanti. Parla di clima sociale intollerabile. Al limite dell’intimidazione, del condizionamento, aggiungiamo noi. E non per colpa dei lavoratori, vittime di questo sistema e capaci di difendersi (e difendere il loro lavoro) con le sole armi che hanno.

Chissà se stavolta se ne accorgerà anche il Prefetto che ha tenuto in piedi un’amministrazione da commissariare per la mancata approvazione del bilancio consuntivo 2011 – un anno fa – o ha tollerato che Placidi restasse al suo posto benché incompatibile – lui sì – per la vicenda della Corte dei Conti. Ma queste sono altre storie. O forse no.

 

Casinò, il sogno perduto e quel ricorso lasciato cadere nel nulla

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Volevamo fare la “guerra” a Sanremo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent ma prima ancora al Ministero dell’Interno. Se ne era parlato addirittura a livello nazionale e gli uffici legali dei Comuni interessati si costituirono nel giudizio promosso da Anzio al Tribunale amministrativo regionale (Tar) “per l’annullamento del diniego autorizzazione apertura casa da gioco nel territorio comunale”. L’apertura del casinò rispunta di tanto in tanto con mirabolanti promesse, intanto si gioca on line ormai ovunque – con un giro d’affari infinito quanto la dipendenza che si crea in molti casi – ma la “guerra” contro gli unici Comuni nei quali le case da gioco esistono è persa. Oltre un anno fa, infatti, quel ricorso presentato ai tempi di Candido De Angelis sindaco è stato dichiarato perento e il Tar ha compensato le spese.

Motivo? Il Comune, di quella battaglia, si è letteralmente dimenticato o ha scelto di non andare avanti deliberatamente. Né De Angelis, che nel frattempo aveva presentato un disegno di legge da senatore, mai discusso, tanto meno Bruschini, hanno deciso di proseguire. Così il Tar “Considerato che il ricorso risulta depositato il giorno 17 dicembre 1999” e che “nel termine e nel modo previsti dalle Norme transitorie non è stata presentata nuova istanza di fissazione di udienza” ha chiuso i giochi.

Il casinò può attendere, anzi è ormai un sogno perduto.  

Il sito e le attività produttive, altro “buco” al Comune di Anzio

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Dovrebbe essere tutto telematico. Uno accede al sito internet e trova lo sportello unico delle attività produttive, inoltra la pratica, poi la verifica on-line. Semplice, no? Dovrebbe, appunto, perché ad Anzio dello sportello unico delle attività produttive (Suap) non c’è traccia sul sito.

Meglio, su quello che viene indicato come il nuovo portale del Comune, dello sportello non si fa menzione. Si va per intuizione, allora, e si entra in “attività produttive” – il link più attinente – ma compare una pagina bianca.

Si torna indietro, armati di pazienza, si va all’indirizzo comune.anzio.roma.it, si scende in basso, c’è “storico siti web” e si clicca su “sito” per vedere se qualcosa cosa cambia. Lì c’è un link che porta al Suap (nella foto), si entra, ancora in fondo c’è scritto “vai al portale del Suap” ma dopo un po’ di attesa compare una pagina nella quale si informa che non è raggiungibile suap.comune.anzio.roma.it

L’errore segnalato è “8081”, un esperto di informatica saprà spiegare meglio. E a un cittadino che ha bisogno dello “sportello” cosa resta da fare? Mandare una mail, alla quale – questa la segnalazione ricevuta – difficilmente arriva risposta. E dire che secondo il Decreto del Presidente 160 del 7 settembre 2010 “Il Suap assicura al richiedente una risposta telematica unica e tempestiva in luogo degli altri uffici comunali e di tutte le amministrazioni pubbliche comunque coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità”.

Ricapitolando: il Comune ha un unico “portale”, detto nuovo che però non dialoga con i vecchi, ci sono quattro siti diversi (il nuovo, il vecchio, il cassetto tributario con certificato scaduto, visit anzio che è quello turistico) e link al Suap inaccessibile o alle mense scolastiche che non è aggiornato né utilizzabile dagli utenti perché nel frattempo è cambiato sistema. Se a questo aggiungiamo il sistema andato in tilt per la Ragioneria e i dipendenti con gli stipendi sbagliati, il sindaco 3.0 esce quantomeno malconcio.

Trasparenza? Magari… Il segretario generale, di recente nominato responsabile anche per la trasparenza – ma a nostro modesto parere sulla base del decreto 33/2013 lo era già prima – ha il suo bel da fare… 

L’ecomostro sull’area archeologica, la risposta dei cittadini, i controlli necessari. E votiamo sul Fai

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Diciamolo chiaramente, quell’ecomostro che deturpa i resti del porto neroniano doveva essere altro. Perché si sia arrivati a tanto, come e perché ce lo spiegheranno meglio gli appartenenti al Comitato di tutela che stanno lavorando – e bene – su carte che troppo spesso sono state tenute nascoste. E’ un progetto che parte da lontano e che, l’ha ricordato lui stesso in consiglio comunale, nasce sotto la guida di Candido De Angelis. Ci aspettavamo sì la protezione dei resti, una “passeggiata” che conducesse fino al “terzo” che ormai è sparito, ma mai una colata di cemento che avrebbe – questo è emerso finora – persino il via libera della Sorprintendenza.

Era altro, quel progetto, l’ex sindaco l’ha detto, cosa sia successo poi devono spiegarlo ai cittadini la Regione Lazio, l’Ardis, la Soprintendenza e il Comune. Quest’ultimo, attraverso il sindaco dei “non so” e “non ricordo” e attraverso l’assessore per tutte le stagioni e i ruoli, Sebastiano Attoni, si era impegnato a convocare una conferenza dei servizi tra gli enti interessati. Svanita nel nulla.

Avrebbe fatto meglio, in ogni modo, a impegnarsi almeno per far sapere quali erano i progetti presentati al Comune, come sarebbe venuto il molo una volta terminato, invece ha preferito mettere la testa sotto la sabbia.

Da quando una ruspa della ditta che poi è stata allontanta per l’interdittiva antimafia è stata piazzata sui ruderi e nessuno ha detto nulla, si capisce quale fosse l’interesse a difendere una delle principali bellezze del territorio. Per fortuna c’è chi si sta battendo (http://www.inliberuscita.it/primapagina/33685/noi-votiamo-le-grotte-di-nerone-un-clic-per-il-luogo-del-cuore/) e l’auspicio è che questo complesso possa veramente entrare a far parte dei beni che il Fondo per l’ambiente italiano andrà chiedere di tutelare. Votiamo, votiamo tutti affinché questo bene possa farcela.

Così come è positiva l’iniziativa avviata da Fratelli d’Italia in Regione (http://www.studio93.it/news/grotte-di-nerone-ad-anzio-protocollata-in-regione-una-mozione-per-chiedere-listituzione-del-monumento) affinché quell’area diventi monumento naturale. E’ un’iniziativa che il consiglio regionale, nella sua totalità, può fare propria. Dando per una volta il segnale che su cose che non hanno un colore politico ci si può unire. Come ha fatto, ad Anzio, il comitato che trasversalmente ha sollevato la questione. In Comune l’hanno presa con sufficienza. Ma sì, i soliti “scocciatori”, grazie ai quali però oggi escono carte che prima non c’erano. La situazione dell’intera area, però, è magistralmente spiegata in questo pezzo (http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/roma/nerone-villa-anzio-devastato-scompare-roma/681876.shtml) ed è arrivata quindi fino alle cronache nazionali.

Con l’estate alle porte una preghiera: va bene i “fagottari” incivili, va bene chi bivacca, va bene chi è tuttologo e dallo sbarco all’archeologia è sempre in prima fila, ma si potrà fare in modo che con qualche controllo in più al primo tentativo di tendopoli in spiaggia si interviene? L’area che chiamiamo delle “grotte” non è l’unica a essere di rara bellezza e al tempo stesso meta di chi vuole campeggiare. Ogni anno a Gaeta, all’Arenauta (http://www.ilmessaggero.it/latina/gaeta_blitz_alla_spiaggia_delarenauta_sequestri_e_multe/notizie/295401.shtml) si verificano situazioni analoghe a quella di Anzio. Solo che lì, alla prima occupazione, scatta il blitz e tutti a casa. Eppure Gaeta, già dei Borbone e dello Stato Pontificio, è Italia da tempo…   

Comune, sistemi in tilt e il 3.0 rimasto in campagna elettorale

Non vogliamo nemmeno immaginare che un fatto del genere (http://www.inliberuscita.it/politica/33595/anzio-comune-senza-pace-errori-in-busta-paga-e-informatica-in-tilt/) sia da mettere in relazione alla mancata approvazione della delibera ormai nota come salva-Pusceddu. Siamo certi, invece, che tra i due fatti non vi sia correlazione e che la coincidenza sia semplicemente la conferma che del 3.0 promesso dal sindaco in campagna elettorale non c’è traccia. 

Diciamo pure che come ormai ampiamente noto tra politica e dirigenza c’è – nella migliore delle ipotesi – diversità di vedute. Ma pure che tra segretario e dirigenza i rapporti sono tutt’altro che sereni. Finché questo non influisce sui servizi ai cittadini, affari loro. Ma quando cominciano a esserci conseguenze allora è il caso di preoccuparsi. Perché non poter pagare i mandati in quanto il sistema è fuori uso è pesante. E non è il solo “Serpico” a non funzionare. Il sito internet – anzi i tre siti malamente rabberciati insieme – sono tutto fuorché 3.0. Basta chiedere agli uffici, poi, se funziona regolarmente la posta elettronica. Né si ha traccia della fibra ottica che risolverebbe almeno i problemi di comunicazione on-line e consentirebbe a chi lavora di farlo più velocemente.

Siamo nel 2014 ma la macchina sembra un po’ risentire del sindaco anni ’90 che si è fidato di chi gli ha fatto la campagna elettorale e sul 3.0 l’ha sparata grossa. Pensando forse che i cittadini non l’avrebbero ricordato. Ecco, adesso spieghi a chi deve avere i soldi dal Comune che non c’è un sistema in grado di funzionare, che ciò che si potrebbe fare on line (e sarà oggetto di approfondimento) non è possibile, che se spedisci una lettera al protocollo con posta certificata non sai che fine fa, che alcune proposte arrivano e sono approvate e di altre si perde traccia, che ancora tutti gli atti che dovrebbero essere pubblici non lo sono. “Serpico” fuori uso? E’ il minimo che potesse accadere.

La “conta” (fallita) del Nuovo centrodestra

Quattro assessori, tre consiglieri e un ex di maggioranza, almeno un paio di consiglieri che sono all’opposizione ma provengono dalla stessa area politica di centro-destra. Totale? Meno di 1.500 voti. Se doveva essere una “conta” rispetto al resto di una maggioranza che alle Europee non ha certo brillato, ebbene è fallita.

Al Nuovo centro destra – formazione che a livello nazionale fa capo ad Angelino Alfano – non è servito nemmeno far arrivare in ospedale il ministro in campagna elettorale Beatrice Lorenzin. Poi, certo, lei ha preso 600 voti e si dice fosse “portata” da Danilo Fontana, mentre Roberta Angelilli – per la quale a Roma si muoveva Andrea Augello che ha chiesto una mano a Candido De Angelis –  – è arrivata a 633. Ncd ha accettato di buon grado anche il sostegno di Giorgio Zucchini, Alberto Alessandroni e gli altri ma l’inossidabile Alfredo Antoniozzi – sostenuto un po’ da tutti – si è fermato a 659. 

Sono elezioni europee, ci rendiamo conto, e i confronti a livello locale non sono possibili. Però da una “squadra” del genere ci si aspettava inevitabilmente qualcosa in più. “Contarsi”? Rivedere i rapporti in maggioranza, per chi ci sta? Non sembra il caso, anche se Forza Italia la resa dei conti vuole farla o meno. Una cosa è certa: il Nuovo centro destra, se guardiamo ai tanti “big” locali, ha fatto flop.

Turismo, addio Costa dei miti. Spunta un nuovo progetto (E il Life?)

Immagine Visto il precedente c’è poco da stare allegri. La giunta municipale di Anzio ha deliberato la sottoscrizione di un protocollo d’intesa “per lo sviluppo socio-economico dell’area vasta di Anzio, ed Ardea” denominato “patto per lo sviluppo ambientale per un turismo sostenibile”. Il precedente è quello, naufragato, della Costa dei Miti. Lì Anzio era capofila (c’erano anche Ardea, Nettuno e Pomezia) ma la delibera non arrivò mai in consiglio comunale, anzi quella di giunta – approvata il giorno prima della scadenza – venne revocata. C’era un progetto, dietro, sembrava apprezzabile e serio, poi tutto è svanito. La politica saprà spiegare che di qualcuno sarà colpa, a scaricare le responsabilità sindaci e assessori sono sempre bravi.

Paradossale che con quel “marchio” nascente si partecipò addirittura alla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum. Comunicati, impegni solenni, richiami a fare le cose insieme e poi… nulla!

Intanto qualcuno dovrebbe spiegare che fine hanno fatto i fondi (52.800 euro ad Anzio e 55.000 ad Ardea) concessi il 29 gennaio 2013 in base alla legge regionale 1 del 2001 da Sviluppo Lazio nell’ambito dell’attività di promozione turistica e proprio come “Costa dei miti. Un progetto di destination marketing”.

Adesso che sono passati più di tre anni dal progetto e dalla fiera a Paestum ci si riprova, stavolta senza Nettuno (l’assessore Verdolino lì sembra muoversi per conto proprio) e Pomezia (lì ci sono i “grillini”…) con l’obiettivo di ottenere fondi europei. Magari prima andranno restituiti quelli del progetto Life ottenuti per la sostenibilità ambientale del progetto del porto e spesi per altro, altrimenti l’Europa non ci darà molto retta.

Comunque la giunta ha scoperto che “le politiche di crescita necessitano della sinergia strategica e della condivisione di idea sviluppo tra comuni limitrofi quali Anzio ed Ardea” – ma la stessa cosa veniva sostanzialmente sostenuta per la Costa dei Miti – e adesso si ritiene “necessario ed urgente che il territorio si organizzi al fine di contribuire attraverso un’azione unitaria e coesa”. Viene da chiedersi cosa sia stato fatto in questi anni, ma è puro esercizio retorico. Comunque in bocca al lupo.

Intanto dalla delibera si apprende, come anticipato in questo spazio, che delle vicende turistiche al Comune non si occupa più – non più esclusivamente – la dirigente Angela Santaniello ma Aurelio Droghini, incaricato per l’occasione di seguire tutti gli atti relativi al protocollo d’intesa.  

 

Il voto ad Anzio: dati, confronti e i cittadini ai quali guardare

Il primo dato è che l’Europa, da queste parti, ci appassiona sempre meno. Come e peggio che nel resto d’Italia. Appena il 51,7% di elettori alle urne, il 4% meno di cinque anni fa. E’ un segnale non solo verso il voto continentale, ma di disaffezione nei confronti della politica in generale.

In questo dato, con la metà dei cittadini che ha scelto di restare a casa, ci sono poi i risultati veri e propri usciti dalle urne. Il Pd ad Anzio è il primo partito con 6.888 voti e il 32,2%. Cinque anni fa prese 5.318 voti e il 25,1%. Se vogliamo fare un confronto con la Camera di un anno fa, invece, i voti allora furono 6.333 ma la percentuale del 20,8% perché l’affluenza alle urne fu del 75,5%. Secondo posto per il Movimento 5 stelle che ottiene il 24,69% grazie a 5.280 voti. Unico raffronto possibile quello con la Camera 2013, quando i “grillini” ottennero 8.638 voti e il 28,38%. Addirittura al terzo posto Forza Italia che ottiene 5.180 voti e il 24,22%, da confrontare unicamente con le politiche dello scorso anno quando i voti furono 9.140 e la percentuale del 30,03%. Se ai voti di ieri si uniscono i 1. 457del Nuovo centrodestra – sostenuto da mezza giunta comunale – si arriva a 6.637 e insieme si arriva al 31%. Subito dietro Fratelli d’Italia con 1.086 voti e il 5,07%. Se li contiamo nell’area che un tempo era il Pdl, quindi insieme a Forza Italia e Ncd, siamo a 7.723 voti e il 36,1%. Vale a dire oltre 13 punti in meno rispetto al 49, 47% del Pdl cinque anni fa.

Riportati sul Comune – ma quando si vota per le amministrative è tutta un’altra musica e quindi non è possibile un raffronto – oggi l’area di centrodestra che è al governo si ferma al 30,03%, insieme a quella che è all’opposizione arriva al 36,1. Il centrosinistra, se il Pd si accorda con la Lista Tsipras che ha ottenuto 785 voti e il 3,67%,, arriva al 35,87%.

Dati per appassionati di alleanze, i quali dovrebbero invece cominciare a guardare di più e meglio a quei 20.433 cittadini che alle urne non ci sono andati. Forse sarebbe il caso di arrivare a loro e di chiedere quale città, ma soprattutto quale classe politica vorrebbero.

 

Sito, il cassetto tributario e quel certificato scaduto

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Mettiamola così, un utente medio che ha poca dimestichezza con l’uso del computer e ancora meno con i pagamenti on line, vede la scritta “il certificato di sicurezza è scaduto o non ancora valido” e ci pensa due volte (se non di più) ad andare avanti. Anzi, probabilmente lascia proprio stare… 

La conferma di come siano gestiti i siti al Comune di Anzio arriva da questa pagina che compare, appunto, sul cassetto tributario. Un servizio senza dubbio utile, anche se ancora con qualche errore per chi si è iscritto, ha pagato regolarmente ma vede bollette ancora da saldare. Così come veniamo informati che la scadenza dell’Imu per la seconda casa è il 15 giugno, tassativa. Peccato sia domenica e ovunque si paga anche il 16, fra l’altro come previsto per legge quando le scadenze cadono in un giorno festivo.

Detto questo, resta il problema di sistemi che non “dialogano” tra loro, di un sito che dovrebbe “raccogliere” tutto ma non lo fa, di atti non ancora pubblicati integralmente come vogliono le norme sulla trasparenza e per i quali è ora che sia rispettata la legge.