Casinò, il sogno perduto e quel ricorso lasciato cadere nel nulla

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Volevamo fare la “guerra” a Sanremo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent ma prima ancora al Ministero dell’Interno. Se ne era parlato addirittura a livello nazionale e gli uffici legali dei Comuni interessati si costituirono nel giudizio promosso da Anzio al Tribunale amministrativo regionale (Tar) “per l’annullamento del diniego autorizzazione apertura casa da gioco nel territorio comunale”. L’apertura del casinò rispunta di tanto in tanto con mirabolanti promesse, intanto si gioca on line ormai ovunque – con un giro d’affari infinito quanto la dipendenza che si crea in molti casi – ma la “guerra” contro gli unici Comuni nei quali le case da gioco esistono è persa. Oltre un anno fa, infatti, quel ricorso presentato ai tempi di Candido De Angelis sindaco è stato dichiarato perento e il Tar ha compensato le spese.

Motivo? Il Comune, di quella battaglia, si è letteralmente dimenticato o ha scelto di non andare avanti deliberatamente. Né De Angelis, che nel frattempo aveva presentato un disegno di legge da senatore, mai discusso, tanto meno Bruschini, hanno deciso di proseguire. Così il Tar “Considerato che il ricorso risulta depositato il giorno 17 dicembre 1999” e che “nel termine e nel modo previsti dalle Norme transitorie non è stata presentata nuova istanza di fissazione di udienza” ha chiuso i giochi.

Il casinò può attendere, anzi è ormai un sogno perduto.  

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