Ciao Renato, sei “uscito benissimo”

Scusa Renato ma possibile che in 30 anni di consiglio comunale non hai mai aperto bocca? Mai un Intervento? “Non serve, le decisioni si prendono prima”. Leggete la frase tra virgolette con la sua inconfondibile R moscia e avrete di fronte Renato Amabile, l’ex consigliere di Anzio che ci ha lasciato oggi, 22 settembre 2026. Aveva 83 anni, 30 dei quali trascorsi appunto fra i banchi del consiglio comunale. Era entrato nel 1990, nella “quaterna” del Psi trainata da Luciano Bruschini – che di lì a poco sarebbe diventato sindaco per la prima volta e dal fratello Luigi – non è più uscito fino al 2018, passando dai socialisti al Ppi, quindi a Forza Italia. Di fatto restando sempre in maggioranza e rigorosamente a presiedere la commissione elettorale. Perché aveva ragione, le decisioni si prendono in anticipo. Lo sapeva bene, avendo attraversato prima, seconda e terza repubblica.

Con lui si era instaurato un rapporto di amicizia, ti chiamava per perorare ora la causa di un comitato e ora per il comunicato di un collega, per darti una dritta (esagerava un po’ sull’accaduto, ma non sbagliava mai sul contesto) o chiedere ad esempio “trattami bene Marcolino”, il suo giovane pupillo Maranesi. Non c’era volta – anche di recente – che non ti salutasse dicendo “stai uscendo bene”. Il che poteva significare tutto o niente, anzi le interpretazioni dell’ambiente anziate erano le più disparate su questa frase. Solo che Renato – nella sua semplicità – era comunque presente, lo è stato fino all’ultimo, sulla scena della politica locale. Non un leader, anzi, ma pronto a recepire tutto ciò che succedeva. Con un “faro” sempre ben presente, cioè Luciano, inteso come Bruschini. L’uomo che Amabile non ha mai abbandonato.

Di Renato potrei raccontare aneddoti infiniti, come quella volta che ricevetti una telefonata dal ministero dei lavori pubblici. Mi chiesero che “taglio” volessi allo Zodiaco, perché assegnavano case Inadel solo che io non avevo chiesto nulla, era stato lui a segnalare il mio nome. Rifiutai e gli feci notare che non era il caso, lui rispose serafico “Ma te la trovi, lascia fa”. Non la presi ugualmente, ma lui aveva questo modo di concepire la politica, il ruolo di consigliere, di “dare una mano” quando serviva. A chi lo chiedeva e anche a chi non, come nel mio caso. E poco importava di che partito fosse, perché “lì c’è un bel gruppo” o “quelli sono amici” o “possono servire” o ancora “sentilo, è meglio”. Smussava gli angoli, quando necessario, come quella sera che portò me e Ivo Iannozzi a cena con l’allora deputato Michele Caccavale che ci aveva denunciato, provando a mediare ma in quel caso inutilmente. O come quando sostenne – prima elezione diretta del sindaco – la candidatura di Peppino Tarisciotti che era il sindaco uscente, del Psi, e durante una cena con lui disse “a Bettino rimprovero una cosa, non aver lasciato i soldi al partito”. Bettino era Craxi, ovviamente, e Renato era orfano di quel Psi nel quale in fondo in fondo aveva creduto. E negli anni a venire, con Bruschini sindaco, quanti incontri… “vediamoci con Luciano, non è come avete scritto”.

Lui interpretava la politica così, lo faceva in modo semplice e genuino, magari cercava di far vedere che si era interessato anche se non ce ne era bisogno, da ultimo per una vicenda che si poteva risolvere (e si è risolta) con un appuntamento online. Non vi dico della sua ipocondria, chi lo conosce sa bene di che parlo, e di quanti professori avrà interpretato anche per un raffreddore. Aveva sempre qualcuno “a Roma” da consultare, magari passando per l’amico Piermartini.

Stavolta, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Ho sul telefono il messaggio che è riuscito a mandare dicendo che era in ospedale, poi più nulla. Posso dire che per come ha interpretato il suo ruolo, per la visione che aveva e che i cittadini che si rivolgevano a lui condividevano, è “uscito benissimo”. Piango un amico sincero e presente, abbraccio la moglie Sandra e il figlio Roberto, i nipoti. Conservo l’ultima bottiglia che mi ha regalato. Sa per quale occasione avrei voluto usarla e sa pure che sarà alla sua salute. Ciao Renato.

La “conta” (fallita) del Nuovo centrodestra

Quattro assessori, tre consiglieri e un ex di maggioranza, almeno un paio di consiglieri che sono all’opposizione ma provengono dalla stessa area politica di centro-destra. Totale? Meno di 1.500 voti. Se doveva essere una “conta” rispetto al resto di una maggioranza che alle Europee non ha certo brillato, ebbene è fallita.

Al Nuovo centro destra – formazione che a livello nazionale fa capo ad Angelino Alfano – non è servito nemmeno far arrivare in ospedale il ministro in campagna elettorale Beatrice Lorenzin. Poi, certo, lei ha preso 600 voti e si dice fosse “portata” da Danilo Fontana, mentre Roberta Angelilli – per la quale a Roma si muoveva Andrea Augello che ha chiesto una mano a Candido De Angelis –  – è arrivata a 633. Ncd ha accettato di buon grado anche il sostegno di Giorgio Zucchini, Alberto Alessandroni e gli altri ma l’inossidabile Alfredo Antoniozzi – sostenuto un po’ da tutti – si è fermato a 659. 

Sono elezioni europee, ci rendiamo conto, e i confronti a livello locale non sono possibili. Però da una “squadra” del genere ci si aspettava inevitabilmente qualcosa in più. “Contarsi”? Rivedere i rapporti in maggioranza, per chi ci sta? Non sembra il caso, anche se Forza Italia la resa dei conti vuole farla o meno. Una cosa è certa: il Nuovo centro destra, se guardiamo ai tanti “big” locali, ha fatto flop.

Il voto ad Anzio: dati, confronti e i cittadini ai quali guardare

Il primo dato è che l’Europa, da queste parti, ci appassiona sempre meno. Come e peggio che nel resto d’Italia. Appena il 51,7% di elettori alle urne, il 4% meno di cinque anni fa. E’ un segnale non solo verso il voto continentale, ma di disaffezione nei confronti della politica in generale.

In questo dato, con la metà dei cittadini che ha scelto di restare a casa, ci sono poi i risultati veri e propri usciti dalle urne. Il Pd ad Anzio è il primo partito con 6.888 voti e il 32,2%. Cinque anni fa prese 5.318 voti e il 25,1%. Se vogliamo fare un confronto con la Camera di un anno fa, invece, i voti allora furono 6.333 ma la percentuale del 20,8% perché l’affluenza alle urne fu del 75,5%. Secondo posto per il Movimento 5 stelle che ottiene il 24,69% grazie a 5.280 voti. Unico raffronto possibile quello con la Camera 2013, quando i “grillini” ottennero 8.638 voti e il 28,38%. Addirittura al terzo posto Forza Italia che ottiene 5.180 voti e il 24,22%, da confrontare unicamente con le politiche dello scorso anno quando i voti furono 9.140 e la percentuale del 30,03%. Se ai voti di ieri si uniscono i 1. 457del Nuovo centrodestra – sostenuto da mezza giunta comunale – si arriva a 6.637 e insieme si arriva al 31%. Subito dietro Fratelli d’Italia con 1.086 voti e il 5,07%. Se li contiamo nell’area che un tempo era il Pdl, quindi insieme a Forza Italia e Ncd, siamo a 7.723 voti e il 36,1%. Vale a dire oltre 13 punti in meno rispetto al 49, 47% del Pdl cinque anni fa.

Riportati sul Comune – ma quando si vota per le amministrative è tutta un’altra musica e quindi non è possibile un raffronto – oggi l’area di centrodestra che è al governo si ferma al 30,03%, insieme a quella che è all’opposizione arriva al 36,1. Il centrosinistra, se il Pd si accorda con la Lista Tsipras che ha ottenuto 785 voti e il 3,67%,, arriva al 35,87%.

Dati per appassionati di alleanze, i quali dovrebbero invece cominciare a guardare di più e meglio a quei 20.433 cittadini che alle urne non ci sono andati. Forse sarebbe il caso di arrivare a loro e di chiedere quale città, ma soprattutto quale classe politica vorrebbero.