Capo d’Anzio, stop all’istanza di fallimento sul Life

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Non ci sarà l’udienza fallimentare in programma il 25 maggio per la Capo d’Anzio. La società incaricata di realizzare e gestire il nuovo porto, concessionaria del bacino da luglio 2014, per adesso tira un sospiro di sollievo.

I tre progettisti del Life non pagati che si erano rivolti al Tribunale e quelli che non lo avevano fatto ma presumibilmente si sarebbero accodati, hanno accettato la proposta della società e percepiranno gli arretrati da giugno ad aprile del prossimo anno.

Nel frattempo verrà consegnata la relazione sui lavori svolti destinata all’Unione europea che ha chiesto alla società di restituire i fondi che sono arrivati ma sono stati utilizzati “per fare altro” – come venne affermato in Consiglio comunale.

Se e come la società restituirà i fondi all’Unione europea è ancora tutto da stabilire. Si tratta, fra l’altro, di un caso particolare perché una parte del progetto è stata svolta e quindi andrebbe restituita solo quella non utilizzata.

Per adesso evitato il fallimento, resta la figuraccia con la Ue e c’è il rischio dell’inserimento nella “black list“.

Porto, ora è ingegneria finanziaria. Un altro consulente

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L’idea è quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha detto in Consiglio comunale: portare in attivo il bilancio della Capo d’Anzio iscrivendo tra le entrate i soldi degli ormeggi da quando la società ha la concessione, luglio 2014. Tra il dire e il fare, però, c’è come al solito ( e mai come in questo caso l’esempio è calzante) di mezzo il mare. Tanto che la società ancora per il 61% pubblica ha chiesto una ulteriore consulenza, dopo che il Comune ha incaricato un professore per chiedere all’Anac se è possibile fare il “service” con le cooperative ormeggiatori, ora ci sarà un commercialista per dirci se è possibile o meno iscrivere in bilancio delle somme al momento aleatorie.

Già, perché l’unica cosa sulla quale ci si può basare sono i bilanci ufficiali delle cooperative, alle quali nessuno – finora – quei soldi li ha chiesti. Ebbene il nuovo professionista incaricato intanto dovrà dire se delle cifre  prese da bilanci di altre società possono o meno essere iscritte in quello della Capo d’Anzio, quindi valutare che cifra inserire,  e portare il bilancio in assemblea.

Il 30 aprile è dietro l’angolo, ma è ragionevole immaginare che si chiederà di avere la proroga per l’approvazione del bilancio al 30 giugno. A proposito delle cifre, il sindaco dice che sono dovute dal 2014, ma giova ricordare – e non sfuggirà al neo presidente – che quel bilancio è chiuso da tempo.

Sempre a proposito di somme da inserire, ammesso sia possibile, sarà necessario chiederle alle cooperative. Con le buone non sarà facile ottenerle, quindi andrà fatta una causa ulteriore, di conseguenza se poniamo si iscrive nel bilancio della Capo d’Anzio una cifra X, altettanto dovrà essere inserito – non c’è bisogno di essere professori – a fondo rischi.Temiamo che nessuna immaginata ingegneria finanziaria sia una soluzione a stretto giro, ma siamo pronti a essere smentiti.

Di certo finché i cittadini saranno proprietari del 61% di quote che per la legge Madia – ma per tutte le scelte fatte in precedenza, da prenderci Italia Navigando a non impugnare il passaggio di quote a Mare 2 spa, quindi Marinedi –  si prenderà a breve Renato Marconi, il sindaco ha il dovere di informarci su come intende uscire da questa situazione.

ps: sono un giornalista e lo sarò ancora, cittadino di Anzio proprietario di una piccola parte di quel 61%. Voglio – da sempre – il porto pubblico e non di pochi. Ci sono anni di archivi – prima del Granchio, ora qui –  a disposizione sia del sindaco che me lo ha detto a più riprese, sia del presidente della Capo d’Anzio che usa lamentarsi con altri, sia di chi attraverso i social network si esprime su di me. Sono accomunati – sembrerà strano – dal pensiero che la rovina del porto sia io, che non lo voglia e via discorrendo. Liberissimi, per carità, ma abbiano almeno la bontà di leggere e, se ritengono, di rispondere alle domande poste in questo umile spazio. Grazie

Ispettori ambientali, le multe annullate. Da chi?

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Apprendiamo dall’organo ufficiale del presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano, che  la riunione della commissione stessa non s’è tenuta per mancanza del numero legale ma si è parlato comunque della situazione sul territorio, del contratto con la Camassa (ma la commissione che c’entra?) e del fatto che il lavoro degli ispettori ambientali sta dando i suoi effetti. Peccato che i verbali del 2014 “vennero bonariamente annullati, vanificando l’opera degli operatori addetti al controllo e conseguente spreco di danaro pubblico“.

Annullati da chi? E perché? Ma non è che tutta quella vicenda era una messinscena, come segnalato da più parti, perché quelle figure non potevano essere “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” e – di conseguenza – non potevano multare nessuno? Senza dimenticare che la polizia locale ha sempre sostenuto di essere estranea al progetto, alcune delle associazioni nemmeno erano iscritte al registro del volontariato della Regione, chi doveva controllare l’attività degli ispettori era al tempo stesso un “controllato“,  la scelta era caduta su tanti (troppi) volontari coinvolti con la Lista Enea dell’assessore Patrizio Placidi.

In tal senso ci sono state interrogazioni in consiglio comunale, rimaste lettera morta. Oggi scopriamo dallo stesso Geracitano – molto critico nell’ultima seduta sulle condizioni della raccolta dei rifiuti ad Anzio – che qualcuno ha “bonariamente” annullato sanzioni che non potevano essere fatte. E delle quali non c’è mai stata traccia nei bilanci comunali o nei piani esecutivi di gestione. Altro che annullamento, non c’è stata previsione né accertamento delle entrate.

Forse lo spreco di denaro è stato dare quei rimborsi, senza criteri ovvero senza preoccuparsi prima se le figure di incaricati di pubblico servizio erano o meno fattibili e se quelle sanzioni erano o meno possibili.

Ma di che ci preoccupiamo, siamo ad Anzio no?

 

Ciao Umberto, farai un giornale anche lassù

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Umberto Celani, foto tratta da Ciociariaoggi.it

Vallo a spiegare a chi studia Scienze della comunicazione, ai giovani che si avvicinano a questo lavoro con l’aria da “professorino“, vaglielo a dire che la candidatura di Piero Marrazzo alla Regione Lazio fu un “buco” che avevi dato a tutti. “Lascia l’apertura, la facciamo uguale su Frosinone e Latina, la notizia ce l’ho io….“. Tu, caro Umberto Celani, e nessun “solone” di quelli che interpretano, analizzano, comprendono…

Sapevo che non stavi bene, non ci sentivamo da tempo, ma oggi che te ne sei andato voglio ricordare quel “buco” e prenderlo ad esempio. Ne avrai dati chissà quanti nella tua lunga carriera, oggi i colleghi di Frosinone perdono senza dubbio un punto di riferimento e un maestro, quello che scrive Alessio Porcu riassume l’essere non solo tuo ma di questo mestiere. La notizia prima di tutto, da scrivere sempre. Il resto è noia.

Ci eravamo incontrati (e scontrati) quando tu dirigevi Ciociaria Oggi e io ero appena arrivato a Latina Oggi, ci eravamo ritrovati una sera che non funzionando il sistema venimmo a “chiudere” a Frosinone. Poi tu avevi lasciato Ciarrapico e avevi fondato un altro giornale, nel quale mi chiamasti per provare a far funzionare l’edizione di Latina. Un anno intenso, difficile, bello. A La Provincia ho avuto sempre carta bianca, perché alla faccia di chi guida le città le notizie vengono prima di ogni altra cosa.

Non andava come speravi, come aveva immaginato un editore che ti aveva dato credito ma se ne sarebbe andato – un po’ come il Ciarra del quale ricordavamo aneddoti di ogni genere – di fronte alle difficoltà. Latina chiusa, Frosinone dove eri stato in grado di ricominciare, comunque.

Perché farai un  giornale anche lassù, ne sono certo. Perché possiamo definirti burbero, scontroso, pazzamente juventino, certamente generoso, rude nei confronti dei giovani che capivi potevano fare questo lavoro, ma a “fare” il giornale non sei stato secondo a nessuno. Facile dirigere la filarmonica di Vienna  anche se di musica capisci poco, difficile far suonare la banda di Caianiello, mandare avanti la baracca e vincere… Ecco, hai formato generazioni di provetti musicisti, restiamo nella metafora, lo dicono i ricordi usciti oggi

Ai tuoi familiari, a Tiziana e a Umbertino che conobbi – piccolissimo – proprio in redazione a La Provincia, un forte abbraccio. A te, caro Umberto, semplicemente grazie.

Il problema intercettazioni, quello della “dichiarazia”

 

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La manifestazione contro la legge bavaglio a Latina nel 2010

Nel suo libro “Dichiarazia” Mario Portanova raccoglie ciò che i politici del nostro Paese hanno detto in diverse occasioni. Destra o sinistra cambia poco, c’è sempre una “giustizia a orologeria”, qualcuno “fazioso” o che “strumentalizza”, un avversario che “demonizza”. Sono dichiarazioni fatte all’Ansa, agenzia dove potrebbero copiare ciò che Tizio o Caio hanno detto anni fa e riproporlo oggi, di fronte a una vicenda spinosa come quella di Potenza, per Renzi e i suoi.

Il problema, al solito, sono le intercettazioni telefoniche. Strumento investigativo eccezionale, usato quando ce n’è bisogno, abusato quando c’è da inserire i dialoghi nelle ordinanze di custodia e negli atti di indagine che – notificati ai diretti interessati o comunque alle parti – diventano pubblici. E finiscono in mano a quei birbanti di giornalisti, i quali dovrebbero girarsi dall’altra parte di fronte alle intercettazioni….

Certo, farebbero meglio a riportare solo i dialoghi inerenti l’indagine, le regole dicono questo, ma se c’è un abuso esistono anche sanzioni che vanno comminate. In realtà di fronte a ciascuna indagine che esce e a dialoghi noti, ricordiamolo, alle parti, il problema sono sempre le intercettazioni. Com’è? “Offensiva mediatica“, in puro stile “dichiarazia”. Nessuno che si preoccupi, mai, dell’accaduto. Sempre a guardare ciò che è pubblicato. Un po’ come l’arrestato per tangenti uscito dal carcere per decorrenza dei termini che mi disse: “Devi stare attento a quello che scrivi” e al quale risposi: “Tu devi stare attento a quello che fai, se tu non fai, io non scrivo“.

La fedele ricostruzione fatta nel film 1992 dell’episodio nel quale viene trovato sangue infetto in celle frigorifere nasce dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza di Trento. Quando gli uomini delle Fiamme gialle sentono parlare di “monnezza” approfondiscono e arrivano a scoprire uno degli scandali italiani impuniti. Le intercettazioni servono, allora, vanno vagliate quelle da utilizzare, ma è ora di smetterla con i tentativi di bavaglio. Arriverà una legge entro l’estate” dopo la vicenda di Potenza ma è bene ricordare che da Clemente Mastella in poi – ma tentativi ci furono anche prima – si è finora provato invano a mettere il bavaglio.

E’ chiaro che i giornalisti erano, sono e saranno vigili. Questa l’ultima dichiarazione del presidente dell’Unione Cronisti, Alessandro Galimberti, ma ci sono anche quella della Fnsi del 2015, ancora l’Unci due anni fa , prima ancora il quaderno sul disegno di legge Alfano, la manifestazione al Pantheon,  lo sciopero del 2010 e la ricostruzione della battaglie che vanno avanti dal 1993.

Tanti dei politici – di ogni schieramento – che hanno provato a imporre limitazioni oltre quelle esistenti (e da rispettare, è bene ribadirlo) sono ancora in piena attività. Altri si sono puntualmente lanciati nella “dichiarazia” sull’argomento: ah, se avessero votato la nostra legge….

I problemi sono altri, ma è meglio non occuparsene. E se come recitava un vecchio spot, una telefonata allunga la vita, nell’ultimo caso noto alle cronache con una telefonata si cerca di fare pressioni. Per questo le intercettazioni danno fastidio.

Il recupero delle morosità, l’impegno che vorremmo

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Vittorio Foa perdonerà, almeno spero. Alle mie spalle, in redazione, c’è la pagina di Repubblica del 2008 con una sua intervista. A fianco, però, c’è il pezzo di carta vetrata regalatami dai colleghi di Latina Oggi per indicare la ruvidezza che mi porto dietro. Ebbene di fronte alla notizia che il Comune di Anzio finalmente avvierà le pratiche per recuperare le somme di chi non paga i canoni dei locali pubblici e le mense scolastiche, mi vengono in mente proprio le parole di Foa.

«Una caratteristica dell’ irrilevanza dei discorsi d’ oggi è che l’ interlocutore non ha più importanza. La parola è un impegno verso qualcuno, verso qualcosa. Quando l’interlocutore non è considerato o non c’ è, la parola è nel vento. Accade tanto a destra quanto a sinistra: la concretezza dei soggetti viene meno, non si sa più chi si assume gli impegni. E non si riconoscono più le esigenze reali».

Ecco, diciamo che pur di apparire – sperando in un “copia e incolla” sempre più in voga – si mandano comunicati di fronte ai quali si immagina di avere interlocutori che tanto si  bevono tutto.

Giusto recuperare le morosità, sacrosanto pagare canoni spesso irrisori, ma guarda caso – e sarà un caso, non v’è dubbio – si parte con questa iniziativa dopo che il movimento I Grilli di Anzio ha chiesto e ottenuto di avere finalmente pubblicato sul sito istituzionale l’elenco dei beni e gli incassi (presunti) del Comune. La domanda, avrebbe detto il buon Antonio Lubrano (altra tv…) sorge spontanea: finora cosa è stato fatto?

Supponiamo nulla. D’altro canto la Corte dei Conti scrive ormai da tempo che in questo Comune non si sa riscuotere, ma guarda caso chi è deputato a farlo è sempre promosso a pieni voti. Ma davvero si pensa che gli interlocutori, i cittadini, quelli che invece pagano il dovuto per senso civico, abbiano il cosiddetto anello al naso?

E ci spiega qualcuno il motivo per il quale si arriva ad accumulare 800.000 euro di soldi delle mense, quando vigeva la regola – (superata? cancellata? dimenticata?) – che non era possibile iscriversi all’anno successivo se prima non si fosse pagato il pregresso?

Ecco, cominciamo a spiegare – questo l’impegno che vorremmo – cosa è stato fatto, se nel Comune 3.0 (!?) sappiamo chi occupa e a quale titolo i locali del Comune (sempre la Corte dei conti ci ricorda che l’inventario è un rebus), se intendiamo aumentare o meno canoni che sono una presa in giro per chi paga quelli normali, se dopo quattro diverse informatizzazioni (strapagate, funzionava Tecnorg con Del Villano, ma poi si è buttato inspiegabilmente tutto) sappiamo realmente qual è la situazione degli utenti delle mense. Il “diavolo” Santaniello non c’è più, ma i problemi ora nessuno li fa notare. Non come allora, almeno.

Poi sì, avviamo il recupero delle morosità e facciamo pure presto, ma è ora di tornare ad assumere e rispettare impegni. Dalle nostre parti ne vediamo sempre meno.

Torna la raccolta della plastica, allora si può…

Riceviamo e pubblichiamo, dato che dell’argomento ci eravamo occupati proprio questa mattina. Segno che, allora, si può fare due volte a settimana, a prescindere dal contratto. Altra domanda: come saranno contabilizzati i servizi dei mesi nei quali la plastica non è stata raccolta?

Ecco, comunque,  il comunicato del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini

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“Da sabato 16 aprile, nell’ambito del progetto della raccolta differenziata porta a porta, tornerà in vigore il ritiro della plastica. Abbiamo constatato le difficoltà di molti cittadini e pertanto si tornerà a ritirare la plastica, due volte alla settimana, nei giorni di martedì e sabato”.

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alle “criticità” del servizio di raccolta differenziata sull’intero territorio comunale.

“Nei prossimi giorni sarà firmato il contratto con la ditta – prosegue il sindaco Bruschini  –  che ha l’obbligo di effettuare un servizio ottimale cosa che fino ad oggi, per tutta una serie di ragioni, non si è verificata. Stiamo attivando controlli serrati sul servizio svolto e sul comportamento dei cittadini incivili che, purtroppo, hanno scambiato il territorio comunale per una discarica”.

Nell’ultima settimana il Comando della Polizia Locale ha sanzionato, con ventotto verbali, lo smaltimento illecito dei rifiuti sul territorio.

 

Manca un allegato, se non è dimenticanza è un falso

Aggiornamento delle 18,32. L’allegato che mancava ora c’è, mentre quello di prima è persino raddoppiato…. Le segnalazioni, evidentemente, a qualcosa servono. Era una dimenticanza, non avevamo dubbi.

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L’amministrazione comunale di Anzio ha nuovamente rideterminato l’organico, ormai si viaggia al ritmo di un paio di riorganizzazioni l’anno, e nella delibera di giunta si legge testualmente: “Rideterminare, per le motivazioni di cui in premessa che si intendono integralmente riportate, la dotazione organica, così come meglio indicati nei prospetti A e B, che allegati alla presente ne formano parte integrante e sostanziale, dal quale si evincono i profili professionali, le categorie ed il numero dei posti (…)“.

A quest’ora – le 15,23 del 5 aprile 2016 – sul sito si trova la delibera, il parere tecnico e un solo allegato. Ignoriamo se il prospetto A o B, si tratta comunque del nuovo organigramma, quindi per deduzione mancano profili, categorie e numero dei posti.

Orbene, sulla delibera è scritto che sono allegati, anzi ne formano parte integrante. Dovrà esserne sfuggito uno, altrimenti – ma lo diciamo da profani – siamo in presenza di un falso o qualcosa di simile. Non c’è da stupirsi eh… Siamo in regola con la “bussola” della pubblica amministrazione perché sul sito è indicato un “link” all’Ufficio relazioni con il pubblico che nella realtà non esiste, né sembra esserci in questa ulteriore riorganizzazione, ci preoccupiamo di un allegato?

Sarà solo una dimenticanza 3.0, ne siamo certi, e speriamo di vedere presto i documenti per intero. Questione di trasparenza, sulla quale l’amministrazione Bruschini e la sua maggioranza vecchia e nuova, non sono particolarmente brillanti.

 

Rifiuti caos e altre storie da capire. Ma va tutto bene…

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Nel consiglio comunale di ieri è emerso quello che i cittadini vedono tutti i giorni e cioè che la città è invasa dai rifiuti. Ci sono stati momenti di tensione, ma alla fine nulla cambia.  La storia che ci stanno raccontando somiglia molto a quella barzelletta dove, nell’inferno napoletano, un giorno manca una cosa e un giorno un’altra.

Peccato  – restiamo nella barzelletta – che non possiamo stare a sentire il cerbero Placidi che ci dice che un giorno aspetta la sentenza e l’altro il contratto. Pare che anche il sindaco, finalmente, si sia risentito, dicendo in Consiglio che la città viene prima delle aziende che lavorano per l’ente. Agire di conseguenza no?

Proviamo ad analizzare. L’appalto per i rifiuti è nato male e rischia di finire peggio. Con la storia Ecocar sì Ecocar no, Camassa dentro-Camassa fuori siamo andati avanti oltre un anno è mezzo. Era ed è palese che l’assessore “tifasse” per la prima. Cita i numeri, dice che avrebbe lavorato più gente e che ci sarebbero stati più servizi. Peccato che non avesse alcuni dei requisiti per partecipare, secondo il Consiglio di Stato, ma che sia stata ugualmente ammessa.  Da una commissione che, diversamente da quella per le mense, nessuno ha contestato pur con la presenza di un ingegnere della Provincia “scelto” direttamente e che sembra non potesse starci. Diciamo che è acqua passata, ormai c’è Camassa, ma qui sorgono dubbi che nessuno sembra interessato a sollevare. Il primo: quanto ci vuole a fare un contratto nel Comune 3.0 dove ciascun settore fa i suoi nonostante ci sia un servizio che dovrebbe farli per tutti e – emerse nel processo ad Angela Santaniello – i servizi partono sistematicamente senza? Non era e non è possibile immaginare che dopo un anno e mezzo di tira e molla si poteva predisporre uno schema di contratto per Ecocar e l’altro per Camassa, in modo che oggi lo avremmo già? Va bene che non esiste contratto – come prima si aspettava la sentenza – ma un capitolato è vigente, perché non fare contestazioni sulla base di quello? Com’è stato possibile senza contratto – siamo certi che il consigliere  Maranesi  oggi più vicino di prima alla maggioranza lo ricordi – togliere la raccolta plastica il sabato, pure prevista dal capitolato, e oggi si “tollera” la situazione attuale? L’immagine è eloquente, poi ci sono cittadini che lasciano la plastica nelle buste e quelli che la gettano dove capita, però alla ditta non possiamo contestare nulla perché manca il contratto…. Eh no, troppo comodo. E siamo proprio certi che le responsabilità siano tutte dell’azienda? Ma non è che qualche emergenza, magari per squadre “volanti” da reclutare in qualche bar dove si è soliti ritrovarci, serva ad accontentare chi è rimasto fuori dopo promesse di posti di lavoro? Questioni che, supponiamo, resteranno tali. Come – sempre per i rifiuti – quelle poste da un comune cittadino qual è l’amico Luciano Dell’Aglio che sulla vicenda Rida ha chiesto invano risposte. Le stesse mai arrivate, per esempio, al comitato Tares Equa perché nel Comune 3.0 non si sa chi doveva dar loro le fatture….

I rifiuti si vedono a occhio nudo, altre vicende sembrano interessare meno ovvero l’attenzione  non è più quella del passato anche da parte di zelanti consiglieri comunali. Parliamo di mense. Sono cambiate le tariffe senza delibera, i conti non tornano – e ancora il buon Luciano ci viene in soccorso – i genitori dopo diversi sistemi informatici cambiati (e ben pagati…) non accedono alla loro posizione, dobbiamo pagare qualche danno alla ditta esclusa, il servizio non soddisfa, viene più che raddoppiato il compenso alla dietista che segue il Comune, si incarica un esterno come direttore esecutivo del contratto, ma tutto tace.

Così come nessuno chiede perché pagheremo una dirigente che secondo il tribunale non andava sospesa, anzi ci appelliamo “con parere favorevole” del sindaco, mentre in giunta si ridisegna per l’ennesima volta l’organizzazione dando per scontato che non ci saranno più dirigenti e creando nuovi profili necessari nel caos che si è creato. Nessuno del resto, nel Comune 3.0, ha pensato di programmare cosa andava fatto quando sarebbero andati via i dirigenti. Né immagina mobilità dalla Provincia, perché “non si sa chi verrebbe” ovvero sarebbero difficili da “controllare” .

E la vicenda della Corte dei conti votata ieri in Consiglio comunale sulla fidejussione? La magistratura contabile chiedeva “interventi correttivi“, nessuno li ha visti, ma va bene così, salvo per chi ha votato contro ribadendo quello che aveva già detto in passato.

E va bene pure che sul porto  si dia incarico – allo stesso professore che ha fatto la relazione per la Corte dei conti – di chiedere all’Anac quello che in passato hanno chiesto gli uffici. “Sono cose delicate” – ha detto il sindaco. Ma di solito si paga per avere un parere, non per chiederlo, ma anche questo va bene evidentemente a vecchia e nuova maggioranza.

Ah, no, in questo caso – lo ha detto Danilo Fontana ieri in consiglio comunale – è al solito la stampa ad aver capito male. Non c’è una nuova maggioranza, avrebbe dovuto spiegarlo meglio al suo arrivo in aula Candido De Angelis ma poi è passato di mente a tutti. Anzi vecchio e attuale sindaco alla fine si sono di nuovo chiusi in una stanza, magari a capire se e come formalizzare (assessori? deleghe?) un passaggio di fatto già avvenuto. Perché va tutto bene, no?

 

Porto, un professore per il “caso” ormeggiatori

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Incarico a un professore per capire se c’è o meno la possibilità di salvare il loro lavoro. La trasparenza a qualcosa serve, quindi sappiamo da una determina che il Comune di Anzio ha dato mandato al professor Mario Carta di rivolgersi all’Anac – l’autorità anti corruzione “in merito alla possibilità di addivenire ad una soluzione bonaria della vicenda che ha visto contrapposti il Comune di Anzio con le cooperative di ormeggiatori e, nel particolare alla percorribilità circa la stipula di un contratto di servizio con le attuali cooperative di lavoratori e ormeggiatori anche al fine della salvaguardia delle posizioni di lavoro esistenti, secondo quanto specificato nell’accordo transattivo del 07/11/2011, il tutto affinché il Comune di Anzio, quale socio di maggioranza della società Capo D’Anzio per azioni, possa adottare un atto di indirizzo secondo le prescrizioni che l’autorità indicherà al riguardo”.

Il Comune sborserà altri 4800 euro e presto – speriamo – avremo un parere. E’ l’ultima tappa di un percorso che poteva e doveva andare diversamente. In primo luogo con il sindaco – non altri – che a crono programma invertito aveva il dovere di chiamare i responsabili delle cooperative e dire loro che le cose erano cambiate.

Andare a invitarli, come poi ha fatto l’ex presidente Luigi D’Arpino, a partecipare al bando a cose fatte, è stato un boomerang.Ci sono stati i ricorsi che sappiamo e la Capo d’Anzio non è diventata operativa, quindi non ha pagato il prestito con la banca per il quale oggi si va in Consiglio comunale a rispondere alla Corte dei conti, in quanto il Comune ha versato la sua parte. La Capo d’Anzio non ha incassato, quindi ha chiuso l’ennesimo bilancio in negativo, salvo che non si riesca a dimostrare che è possibile inserire tra le entrate quelle che gli stessi ormeggiatori – per i quali oggi si chiede un parere – hanno incassato restando a gestire le aree da luglio 2014 a oggi.

Percorso non facile, nonostante il neo presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari mostrino sulle pagine del Granchio un certo ottimismo.

Una cosa deve essere chiara se il parere dell’Anac dicesse che il service si può fare: una proposta  c’era, il sindaco la conosce per essere stato presente alle riunioni nelle quali se ne è parlato come risulta dai verbali. Se quella proposta era 100, ora avrà da essere almeno 99 perché il tempo perso e le spese per i ricorsi nessuno li restituisce. A meno che gli ormeggiatori decidano, spontaneamente e non dopo una causa, di dare alla Capo d’Anzio le entrate delle ultime due stagioni e consentire alla società di salvare il bilancio.   A quanto ammontino tali entrate, a oggi, nessuno sa dirlo. Né sono state mai censite le barche che erano ormeggiate, quali cifre si iscriveranno – questa pare l’intenzione – nei libri contabili della società mista?

E’ l’ennesima domanda che rischia di restare senza risposta, intanto per gli ormeggiatori una l’abbiamo avuta. La richiesta di un parere, appresa dall’albo pretorio del Comune. Ogni tanto un po’ di trasparenza….